In Libertarismo, Saggi

HAYEKEYNESDI GARY NORTH

“Non vi è dubbio che la diffusione dell’assicurazione sanitaria sia uno sviluppo auspicabile. E forse sarebbe possibile renderla obbligatoria dal momento che anche quelli che potrebbero provvedere a se stessi rappresenterebbero altrimenti un costo pubblico. Ma ci sono forti tesi contro uno schema singolo di assicurazione statale; sembra esistere una tesi schiacciante contro un servizio sanitario gratuito per tutti.” — F. A. Hayek

Hayek lo scrisse a pagina 298 del suo capolavoro, The Constitution of Liberty (1960). Potremmo esprimere il suo pensiero in un altro modo.

Non si tratta di mettere il governo a capo della vostra assicurazione sanitaria; si tratta di mettere voi a capo della vostra assicurazione sanitaria. Secondo le riforme che cerchiamo, se vi piace il vostro medico potete mantenerlo. Se vi piace il vostro piano di assistenza sanitaria, potete mantenerlo.

Queste parole possono sembrare familiari. Sono tratte dal discorso del 2009 del Presidente Obama che invitava il Congresso ad approvare l’ObamaCare.

Ma se Hayek era disposto a cedere sotto i colpi di una tesi morale contro l’ObamaCare, che dire del welfare state in generale? Hayek spalleggiava anche questa resa.

Nel mondo Occidentale è stata a lungo accettata, come un dovere della comunità, qualche disposizione per quelli a rischio di indigenza o di fame a causa di circostanze al di fuori del loro controllo. . . . La necessità di tali disposizioni in una società industriale è fuori discussione — anche se solo nell’interesse di coloro che richiedono protezione contro gli atti di disperazione da parte dei bisognosi.

Queste sono le parole d’apertura del capitolo 19, “Previdenza Sociale.” Preciso’ le implicazioni di questa posizione nella pagina successiva.

Una volta che provvedere alla vecchiaia, alla disoccupazione, alla malattia, ecc. diventa un dovere riconosciuto della popolazione, indipendentemente dal fatto che gli individui potevano/dovevano provvedere a se stessi e in particolare una volta che l’aiuto viene assicurato in una tal misura che si tende a ridurre gli sforzi dei singoli, sembra un ovvio corollario costringerli ad assicurarsi (o altrimenti fornire) contro questi pericoli comuni della vita. . . .

Infine, una volta che lo stato richiede a tutti di prendere disposizioni simili a quelle che solo alcuni avevano preso prima, sembra abbastanza ragionevole che lo Stato stesso debba anche contribuire allo sviluppo di istituzioni appropriate. Poiché è l’azione dello stato che rende necessaria l’accelerazione degli sviluppi che altrimenti sarebbero proceduti più lentamente; il costo della sperimentazione e dello sviluppo di nuovi tipi di istituzioni può essere considerato una responsabilità della popolazione allo stesso modo come puo’ esserlo considerato il costo della ricerca per diffondere conoscenze in altri campi che riguardano l’interesse pubblico. . . .

Fino a questo punto probabilmente i difensori più coerenti della libertà possono accettare la giustificazione dell’esistenza di una “previdenza sociale.” Anche se molti possono pensare che sia sconsigliabile spingersi così lontano, non si può dire che questo sarebbe in contrasto con i principi che abbiamo enunciato. Tale programma, come è stato descritto, comporterebbe la coercizione dello stato ma solo per prevenire una maggiore costrizione dell’individuo nell’interesse degli altri; e tale tesi poggia sul desiderio degli individui di proteggersi contro le conseguenze della miseria dei loro compagni, così come su qualsiasi desiderio di costringere le persone a provvedere in modo più efficace alle proprie esigenze.

Quindi scrisse: “La necessità di tali disposizioni in una società industriale è fuori discussione — anche se solo nell’interesse di coloro che richiedono protezione contro gli atti di disperazione da parte dei bisognosi.” Permettetemi di riassumere la sua posizione: “Gli elettori dovrebbero arrendersi a dei ricattatori violenti. Questa resa è sia morale che istituzionale. Questa politica di resa è coerente con la libertà.” Permettetemi di chiarirvi dove è diretta questa strada: a qualcosa di peggio della servitù.

Sedici anni dopo la pubblicazione di The Road to Serfdom, Hayek tiro’ via il tappeto morale da sotto il movimento libertario che il suo precedente libro aveva contribuito a stendere. The Road to Serfdom divenne un best-seller per la University of Chicago Press. Venne sintetizzato nel Reader’s Digest del 1945. Questo libro, insieme a Economics in One Lesson di Hazlitt (1946), probabilmente contribuì alla migliore comprensione dei pericoli della pianificazione centrale rispetto a qualsiasi altro libro che è stato letto fin dalla metà degli anni ’40.

Tuttavia, il lavoro di Hayek ha sempre avuto lacune in materia di moralità ed epistemologia. Non fu mai dedito alla causa del libero mercato come lo fu il suo mentore: Ludwig von Mises. Mises era ferreo nella sua difesa dei principi del libero mercato. Hayek non lo è mai stato.

IL RIPARATORE

C’è un’altra cosa che la maggior parte della gente non capisce. Ci sono due approcci di base agli argomenti accademici, e Hayek lo capì chiaramente. Disse che alcune persone sono costruttori, altre sono riparatori. Si è sempre definito un riparatore.

Ludwig von Mises era un costruttore. Murray Rothbard era qualcosa di più di un costruttore. Ma Hayek non ne ha mai avuto la capacità o la voglia. Avrebbe preso un piccolo argomento e lo avrebbe scandagliato. Avrebbe generalmente tenuto a mente questo principio: le decisioni volontarie presenti nel mercato sono più efficienti delle decisioni di commissioni pianificatrici. Comprendeva a sufficienza Mises da essere contrario alla pianificazione centrale. Ma non è mai stato fedele, nel modo in cui lo era Mises, al principio fondamentale secondo cui lo stato deve starsene lontano da quegli affari che sono governati dalla concorrenza dei prezzi, dall’ingresso aperto e dai contratti volontari. In questo senso, Hayek è sempre stato soft-core.

Scrisse alcuni articoli molto importanti. Il suo articolo su “L’Uso della Conoscenza nella Società,” pubblicato nel 1945, rimane un classico. Ogni studente che sceglie un corso superiore in economia dovrebbe leggere questo articolo. Naturalmente i professori dovrebbero leggerlo anche più di loro. Compare come il Capitolo 4 nella sua raccolta di saggi, lndividualism and Economic Order (1948). Questo libro è disponibile online qui.

Dal 1944 fino al 1960, lavoro’ a lungo e duramente sul suo libro, The Constitution of Liberty. Lo comprai nel 1960. Non avevo letto The Road to Serfdom. Fui messo KO dal Capitolo 19: una difesa del welfare state come aspetto di una società libera. Hayek credeva nel diritto dello stato di prendere i soldi dalla gente al fine di creare reti di sicurezza per la popolazione in generale. In altre parole, Hayek non era un libertario. Era generalmente contrario alle interferenze nel mercato, ma sulla questione fondamentale del welfare state si trovava in un’altra fazione. Era schizofrenico da questo punto di vista. Era un riparatore. Queste contraddizioni non lo preoccupavano.

Comprai la mia copia di The Constitution of Liberty pochi mesi dopo la sua pubblicazione. Avevo 18 anni. Riconobbi immediatamente la portata della sua schizofrenia intellettuale. La lettura del Capitolo 19 mi pose contro Hayek all’inizio della mia carriera.

Il primo libertario a pubblicare una critica su questo libro fu un dottorando di Hayek: Ronald Hamowy. Nel primo numero del New Individualist Review, pubblicato nell’Aprile 1961, Hamowy scrisse una critica del libro dal punto di vista libertario. Hayek era uno dei redattori della rivista e rispose alla sua critica nel secondo numero tre mesi dopo. Potete leggerli online: Hamowy, Hayek. (E’ intrigante notare che Hamowy venne scelto per essere l’editore dell’edizione postuma e corretta di The Constitution of Liberty nella raccolta di opere di HayekHayek era un evoluzionista convinto, quindi non credeva in un nessun diritto eterno (compreso il diritto sociale). In quattro decenni, ripetè più e più volte la sua posizione: credeva che tutte le istituzioni sociali si evolvessero e che le nuove condizioni creassero nuove risposte. Negava categoricamente che vi fosse un principio fisso che regolasse questo processo evolutivo. Quindi non aveva una risposta filosofica o morale a questa critica: è come minimo possibile che nuove condizioni economiche e sociali potrebbero creare una situazione in cui la risposta del libero mercato sarebbe una forma di suicidio. La risposta del libero mercato potrebbe coinvolgere lo sviluppo di istituzioni statali che andrebbero a soverchiare molti aspetti del libero mercato stesso. Infatti, Hayek disse proprio questo riguardo lo sviluppo del welfare state.

Quindi, Hayek è sempre stato un difensore inaffidabile del libero mercato. Da un punto di vista filosofico offrì un solo tipo di difesa: l’incapacità degli uomini di elaborare principi permanenti. Offrì difese pragmatiche, tutte basate sull’evoluzione sociale. Non accetto’ mai il principio del ragionamento deduttivo di Mises riguardo la teoria economica.

HAYEK ERA UN CONSERVATORE, NON UN LIBERTARIO

Hayek era molto più vicino ai conservatori che ai libertari. E’ stato molto più vicino a Russell Kirk che a Murray Rothbard. Né Kirk né Hayek credevano nel diritto economico. Entrambi respingevano l’idea sulla stessa base: il loro impegno per una qualche forma di evoluzione sociale. Ognuno di loro sarebbe stato dalla parte del libero mercato, perché non si fidavano delle burocrazie statali, ma sempre sulla base di un ragionamento pragmatico secondo cui la società aveva scelto il libero mercato volontariamente. Allora sorge la domanda: “Come possiamo impedire allo stato di invadere e catturare le istituzioni della società?” Oppure questa: “Come possiamo impedire allo stato di politicizzare le istituzioni sociali?” Hayek non aveva una risposta filosofica, e nemmeno Kirk. Hayek scrisse questo nel 1949 in “Gli Intellettuali ed il Socialismo.”

L’ortodossia di qualsiasi genere, qualunque pretesa che un sistema di idee sia definitivo e che debba essere accolto senza indugi, è quel punto di vista che aizza gli uni contro gli altri tutti gli intellettuali, qualunque sia il loro parere sulle questioni in particolare.

Qualsiasi sistema che giudica gli uomini per la loro conformità ad un insieme fisso di pareri, siano essi “buoni” o siano essi utilizzati per far convergere diverse opinioni su determinati punti, si depriva di un sostegno senza il quale nessun insieme di idee è in grado di mantenere la sua influenza nella società moderna.

Questa dismissione di sistemi di pensiero permanenti e completi comprendeva anche la teoria di Mises di un ragionamento a priori come corretto fondamento epistemologico della teoria economica. Questo è il motivo per cui i libertari del campo di Mises non sono mai stati a loro agio con Hayek.

Quando si parla di dibattito tra Keynes e Hayek, in realtà non c’è stato nessun dibattito. E’ un mito. I video musicali su Hayek contro Keynes sono molto intelligenti, ma sono fuorvianti. I commenti negativi e sporadici di Hayek su Keynes arrivarono decenni dopo che Keynes ed i suoi discepoli avevano completamente conquistato il mondo accademico e quello statale. Ci fu Hazlitt contro Keynes, ma solo nel 1959 — troppo tardi per avere un effetto: il libro di Hazlitt, The Failure of the “New Economics”. Hayek e Mises non risposero a Keynes in modo esauriente. Questo fu un errore strategico. Col passare del tempo Hazlitt scrisse il suo libro, erano passati 23 anni e le università erano state completamente colonizzate dai Keynesiani. Hazlitt non era mai andato al college. Il mondo accademico scelse di ignorare il suo libro, nonostante fosse determinante.

L’errore strategico di Hayek nel 1936 persiste ancora. Nessun economista della Scuola Austriaca ha risposto a Keynes in modo completo: libri, articoli e video. Ecco perché ho proposto il progetto Keynes nel 2009. Nessuno ha accettato.

Così, senza difensori accademici della Scuola Austriaca che sfidarono Keynes nel 1960, gli studenti di economia si rifugiarono da Friedman e nella scuola di Chicago. Ma questi economisti erano statalisti fino al midollo per quanto riguardava la teoria monetaria e la politica monetaria. Respingevano fermamente l’idea che il libero mercato, il che significa il free banking (ovvero, un settore bancario senza protezione degli stati), dovesse governare la politica monetaria. Avevano i loro piani per la banca centrale, ma nessuno con una certa influenza nella politica o nel governo li ha mai presi in considerazione per più di cinque secondi. Fu sufficiente che la scuola di Chicago battezzasse la banca centrale. “Grazie ragazzi: ora siete pregati di andare via. Non chiamateci. Vi chiameremo noi”.

Questo è il motivo per cui LewRockwell.com ed il Mises Institute hanno cambiato radicalmente gli allineamenti: statalismo contro libero mercato. Il World Wide Web ha portato i lettori su Lew Rockwell.com e sul Mises.org. A causa delle restrizioni dei copyright, i lettori non leggono molto di quello che è stato scritto da Hayek. 

Il Mises.org promuove economisti che credono nei sistemi. Mises era uno di questi, e così anche Rothbard. Nessuno di loro era un riparatore. Pertanto, per uno studente è molto più facile imparare l’economia di base da Mises o Rothbard che da Hayek. Non scrisse mai un trattato a difesa della teoria economica o dell’ordine sociale del libero mercato. Del resto, neppure Friedman. (L’unico libro di testo sistemico della scuola di Chicago fu scritto da Allen e Alchian della UCLA: University Economics. L’ultima edizione è del 1972.)

CONCLUSIONE

Non si vince una guerra facendo riparazioni.

C’è una storiella che viene raccontata sin dalla Guerra Fredda su un giovane diplomatico russo che ha l’occasione di lasciare l’URSS: un incarico a Parigi. Il suo equivalente è un giovane diplomatico francese che viene assegnato a Mosca. I treni di entrambi si fermano a Varsavia. Il russo pensa: “Questa deve essere Parigi.” Il francese pensa: “Questa deve essere Mosca”.

Sulla strada tra Keynes e Rothbard, Hayek era Varsavia.

[*] traduzione di Francesco Simoncelli

Post suggeriti
Mostrati 52 commenti
  • LucaF.
    Rispondi

    Non concordo con North in quanto pone la critica ad Hayek su premesse fallaci:
    1) Hayek non si è mai definito un conservatore, ma semmai un liberale classico (con tendenze liberaldemocratiche), come ha scritto in un suo noto brano proprio in ‘The Constitution of Liberty’. http://www.lewrockwell.com/…/why-i-am-not-a-conservative/
    Ergo è sbagliato asserire che Hayek fosse un libertario dato che egli non si è mai presentato come tale, semmai come un economista di libero mercato.
    Dubito che Hayek nel 1960 si potesse definire libertario sia per una questione di tempi di creazione del contemporaneo movimento libertario americano che per la stessa ragione per cui Mises si è sempre definito liberale e non un anarchico.
    2) E’ vero che rispetto a ‘The Road to Serfdom’ in ‘The Constitution of Liberty’, Hayek era divenuto molto più social-liberale ma allo stesso modo pure Luigi Einaudi in ‘Lezioni di politica sociale’ ha scritto in favore del welfare State sanitario e dell’istruzione pubblica (ma pure Thomas Jefferson su quest’ultima era favorevole).
    Era un riflesso del liberalismo europeo assai meno coerente di quello classico e libertarian americano.
    3) Hayek era un riformatore, questo implica un gradualismo e un miniarchismo di fondo nella sua visione di società costituzional-lockeiana.
    4) Hayek non è un giusnaturalista nè tantomeno un tomista, il suo approccio è anti-costruttivista, evoluzionista e socratico, ergo ha volutamente lasciato meno certezze e sistematicità di Rothbard o di Mises.
    5) Mises pur essendo aprioristico prasseologicamente era anche lui come Hayek un liberale (e pure utilitarista, secondo Rothbard).
    Mises era contro l’interferenza dello Stato in economia, non contro l’esistenza dello Stato in chiave liberale classica, il che è una differenza non indifferente.
    6) North accusa Hayek di essere un monetarista e non un austriaco, una reductio miltonfriedmaniana falsa dato che Hayek era in favore del free banking e della denazionalizzazione della moneta.
    7) Mi pare che gli austriaci non hanno problemi a reperire testi di Hayek sul sito del LVMI, dato che Hayek è un economista austriaco.
    8 ) Sospetto che l’astio di North su Hayek derivi dall’approccio evoluzionistico del secondo, a fronte delle convinzioni religiose del primo.
    9) Il dibattito tra Keynes e Hayek manca negli anni ’30, ’40, ’50 e solo negli ’80 il secondo rilascia critiche esplicite al primo, dunque?. Hayek complice dei keynesiani? o.O
    Lo stesso North ricorda che anche Mises (il quale era già un noto economista quando uscì ‘La teoria Generale’) non propose una sua controreplica a Keynes.
    A quei tempi non vi era la società d’oggi della comunicazione dibattuta e della polemica semplice, ognuno pensava al proprio ambito e vi era fair-play tra visioni opposte, anche perchè erano temi che interessavano poca gente.
    The Road to Serfdom è comunque una critica al keynesismo.
    10) le frasi sull’assicurazione sanitaria scritte da Hayek sono più una constatazione descrittiva che un’adesione convinta alla sua adozione, che poi l’assistenza sanitaria pubblica si sia afffermata ciò non è imputabile ad Hayek direttamente ed indirettamente (dato che vi erano autori ben più socialisti e statalisti che l’hanno promossa).

    In conclusione, Hayek al pari di tutti gli individui era un essere umano dotato di proprie idee e principi i quali potevano anche divergere da quelli di altri austriaci e in taluni aspetti essere soft o incoerenti in termini liberali (al netto del liberalismo del periodo).
    Non era nè un clone di Mises nè un allievo di Rothbard, chiaramente il contributo di Hayek alla causa della libertà non si discute per l’assicurazione sanitaria così come da lui scritta o interpretata da North.
    Hayek non è Milton Friedman (il quale ha ben più criticità, puntualmente sollevate da Rothbard), non è neppure un liberal/libbberale da scaricare, ergo al netto dell’esercizio di scrittura di North eviterei faide e patentini interni anche tra autori austro-libertari defunti e di spiccata rilevanza per il loro contributo offerto.

    • LucaF.
      Rispondi
    • Marco Tizzi
      Rispondi

      Quindi stai semplicemente dando ragione a North: Hayek non è mai stato un libertario.
      Punto.
      Questo non significa che Hayek sia un cretino o che non serva a nulla ciò che ha scritto, significa semplicemente che non è mai stato un libertario.

      • LucaF.
        Rispondi

        @Marco Tizzi
        Niente affatto, North non si limita ad asserire che Hayek non si è mai dichiarato un libertario, egli afferma invece che “sedici anni dopo la pubblicazione di The Road to Serfdom, Hayek tiro’ via il tappeto morale da sotto il movimento libertario che il suo precedente libro aveva contribuito a stendere”, il che equivale ad asserire che in vita Hayek abbia inizialmente millantato un suo essere libertario quando poi cambiò giudizio sullo Stato.
        Questo è ridicolo in quanto North basa la sua analisi a posteriori, interpretando in modo completamente distorto dati e fatti.
        Hayek scrisse The Road to Serfdom quale critica di libero mercato al keynesismo, non l’aveva postulato quale manifesto del libertarismo.
        Hayek non è Rothbard, e non ha dunque contribuito consapevolmente e direttamente ad alcun movimento libertario.
        Le opere di Hayek non sono finalizzate a dar identità politica al libertarismo, quanto semmai ad argomentare una critica economica alla pianificazione centrale dal punto di vista liberale classico.
        Hayek è assunto al pantheon dei libertari a posteriori, grazie al suo essere un economista austriaco, e in questo un merito spetta proprio al Mises Institute.

    • Marco Tizzi
      Rispondi

      P.S.
      Dov’è che North accusa Hayek di essere un monetarista?
      Ho riletto l’articolo, ma non ho proprio trovato il passaggio.

      • LucaF.
        Rispondi

        “L’errore strategico di Hayek nel 1936 persiste ancora. Nessun economista della Scuola Austriaca ha risposto a Keynes in modo completo: libri, articoli e video. Ecco perché ho proposto il progetto Keynes nel 2009. Nessuno ha accettato.
        Così, senza difensori accademici della Scuola Austriaca che sfidarono Keynes nel 1960, gli studenti di economia si rifugiarono da Friedman e nella scuola di Chicago. Ma questi economisti erano statalisti fino al midollo per quanto riguardava la teoria monetaria e la politica monetaria. ”

        North collega capziosamente il mancato attacco a Keynes nel 1936, all’ascesa dei monetaristi quali economisti anti-keynesiani.
        Peccato che lo stesso North ricorda che anche Mises (il quale era già un noto economista quando uscì ‘La teoria Generale’) non propose una sua controreplica a Keynes.
        L’ascesa accademica dei monetaristi non c’entra nulla con quanto Hayek ha scritto o non scritto.
        North è comunque polemico anche con gli economisti austriaci che insegnano e fanno carriere universitarie.
        Dunque o reputa che occupare una cattedra serva ai fini della battaglia culturale anti-keynesiana o altrimenti perchè lamentarsene?

        • Marco Tizzi
          Rispondi

          Definire North “polemico” nei confronti degli accademici sedicenti “austriaci” mi sembra limitativo: li attacca frontalmente da sempre.
          Ma qui sostiene che GLI STUDENTI si siano rifugiati nel monetarismo della scuola di Chicago, non Hayek. Non ha mai dato ad Hayek del monetarista.

          Tornando a bomba: si confonde la scuola austriaca col libertarismo e all’interno della “scuola austriaca” si considerano personaggi completamente diversi, un tempo Hayek e Rothbard, oggi De Soto e North.

          Qui sta la questione tutta: Hayek prima e De Soto oggi NON SONO libertari e mai lo saranno. Volontariamente o meno, non so.

          • LucaF.

            @Marco
            North è a titolo personale polemico con tutto ciò che lui ritiene per sè non essenziale o fuori portata, che questa suo polemismo serva a qualcosa oltre a porre escatologici steccati di ciò che è bene fare e non fare per promuovere la scuola economica austriaca, questo è tutto da valutare.
            E’ forse colpa di Hayek se nelle accademie esistevano oltre ai keynesiani anche i monetaristi, e se questi ultimi insegnavano agli alunni idee errate?
            Che doveva fare?
            Appunto North nell’articolo confonde volutamente l’austrismo col libertarismo, come se i due distinti concetti filosofici economici e politici siano la stessa cosa, ma questo storicamente è errato.
            Menger, Mises ed Hayek o De Soto sono austriaci ma non sono libertari, quanto semmai liberali classici.
            Rothbard era un austro-libertario.
            North non riesce a concepire che un liberale classico possa essere un austriaco senza essere un libertario.

      • LucaF.
        Rispondi

        “Questo è il motivo per cui LewRockwell.com ed il Mises Institute hanno cambiato radicalmente gli allineamenti: statalismo contro libero mercato. Il World Wide Web ha portato i lettori su Lew Rockwell.com e sul Mises.org. A causa delle restrizioni dei copyright, i lettori non leggono molto di quello che è stato scritto da Hayek. Vige la concorrenza di prezzo (scaricare gratuitamente). Regano le cifre (ora online). Il Mises.org promuove economisti che credono nei sistemi. Mises era uno di questi, e così anche Rothbard. Nessuno di loro era un riparatore. Pertanto, per uno studente è molto più facile imparare l’economia di base da Mises o Rothbard che da Hayek.”

        North arriva ad una tale deformazione della realtà che presenta Hayek come un alieno, un’entità esterna alla scuola economica austriaca.
        Peccato che sul sito di Lew Rockwell (come già citato in precedenza) e sul LVMI vi sia parecchio materiale su tale premio Nobel austriaco (libri, ebook, articoli, merchandising col suo volto…).
        Qualcuno avverta North che Hayek non è (ancora) stato messo all’Indice dei libri poibiti. :-D

        • LucaF.
          Rispondi

          errata corrige: Qualcuno avverta North che Hayek non è (ancora) stato messo all’Indice dei libri proibiti. :-D

        • Marco Tizzi
          Rispondi

          Il premio Nobel per l’economia mai è esistito e mai esisterà. Almeno risparmia ad Hayek di ricordare l’onta di aver accettato quella che a tutti gli effetti è una truffa.

          Riguardo al rapporto con l’accademia, North si è espresso chiaramente qui

          https://www.movimentolibertario.com/2013/03/rothbard-economia-austriaca-lachman/

          un pezzo che sottoscrivo parola per parola

          • LucaF.

            @Marco Tizzi
            Il premio Nobel all’economia esiste ed è stato assegnato ad Hayek nel 1974.
            Il fatto che esso sia caduto nel discredito con l’assegnazione recente a Krugman o ad altri keynesiani non rende il premio e la sua assegnazione ad Hayek meno valida e meritata.
            Evitiamo stolti e demagogici negazionismi…
            Gary North a differenza di Mises, Hayek, Rothbard (e quest’ultimo insegnò all’università al pari di altri importanti economisti austriaci contemporanei come Woods e Murphy) non è un economista di formazione nè si è mai laureato in tale materia, ergo è evidente come il suo astio anti-accademico sia dovuto alla sua non possibilità a priori di insegnare agli studenti universitari l’economia (ai tempi del Deuteronomio).

  • Lorenzo
    Rispondi

    Concordo con LucaF

  • Pedante
    Rispondi

    “Hayek era un evoluzionista convinto, quindi non credeva in un nessun diritto eterno”

    Non sequitur.

    Da leggere in questo contesto è il saggio di Salerno, Mises e Hayek, deomogeneizzati. http://mises.org/journals/rae/pdf/rae6_2_5.pdf

  • Pedante
    Rispondi

    Sempre riguardo alla differenza tra Mises e Hayek sui processi di mercato e il calcolo economico (proprietà/conoscenza):
    http://mises.org/journals/rae/pdf/rae6_2_5.pdf

  • Marco Tizzi
    Rispondi

    Grandissimo North!
    In realtà già lo stesso Rothbard ne “l’etica della libertà” dedica più pagine per smascherare Hayek che per attaccare i socialisti: Hayek ha avuto paura di trarre le conseguenze delle sue premesse, si è spaventato di fronte alla banale conclusione che non può esistere uno Stato “minimo”, non può esistere uno Stato “buono”, ma lo Stato tende sempre al totalitarismo.
    In parole semplici, Hayek ha avuto paura dell’anarchia.
    E per questo non può essere un libertario, posto che abbia mai voluto esserlo.

    • firmato winston diaz
      Rispondi

      “si è spaventato di fronte alla banale conclusione che non può esistere uno Stato “minimo”, non può esistere uno Stato “buono”, ma lo Stato tende sempre al totalitarismo”

      Forse semplicemente vedendo che la conclusione portava ad un’assurdo empirico nel mondo industrial-tecnologico con qualche miliardo di abitanti (ma vale altrettanto per quello agricolo, o per qualsiasi civilta’ organizzata), cioe’ portava al “non stato”, ha modestamente rivisto, nell’ampiezza escatologica, le sue teorie.
      Ma e’ tempo perso, alla maggior parte degli uomini, studiosi e no, specialmente in questi tempi postmoderni, dell’evidenza empirica non importa nulla.
      Meglio vivere allo stadio mitologico-metafisico, in cui insufflare il proprio io (fino all’esplosione).

      • Marco Tizzi
        Rispondi

        @ winston

        Cosa sarebbe successo se Copernico e Galileo si fossero fermati di fronte ad un assurdo empirico nel suo mondo?

        • firmato winston diaz
          Rispondi

          A parte che Copernico si e’ fermato eccome (non aveva il carattere superbo, presuntuoso e rompicoglioni di Galileo, che non si piegava neanche di fronte ai papi, per la cui dottrina come e’ noto la superbia e’ uno dei peggiori peccati), entrambi erano convinti del contrario, cioe’ che l’assurdo empirico si rivelasse nella teoria tolemaica, non nella loro nuova interpretazione.

          Cio’ che intendevo dire prima e’ che l’anarchia e’ forse possibile solo dove gli uomini non dipendono l’uno dall’altro, dove sono, o possono tecnicamente essere se lo vogliono, autosufficienti. In tal caso rescindere da un contratto sociale e’ possibile senza essere costretti a firmarne uno nuovo, frutto di nuovi compromessi e cogenti rapporti di forza. Si va via in un’altro terreno ospitale dove non c’e’ nessuno e ci si arrangia da soli, ricominciando daccapo.
          Nelle nostre societa’ industriali cio’ non e’ possibile, e credo non occorra spiegare perche’: non si puo’ avere una societa’ in cui la sopravvivenza dell’individuo sia totalmente alla merce’ dell’organizzazione sociale e della relativa tecnica da essa sviluppata e posseduta, non ci siano piu’ spazi vergini da colonizzare, e contemporaneamente pretendere che lo stesso individuo possa essere arbitro di se stesso. Hayek non era tanto fondamentalista nelle sue elucubrazioni da non rendersene conto, anche perche’ a differenza di noi, era cresciuto in un mondo, con strascichi di ottocento, in cui era ancora percepibile la differenza fra i due tipi di societa’, pre e post tecnologica (e aveva vissuto la prima guerra, sapeva cos’era la forza). Noi che siamo nati e vissuti immersi in un mondo pacifico, quasi castrato, in cui non a caso la seconda, la societa’ post tecnologica, ha completamente schiacciato la prima, abbiamo bisogno di uno sforzo di immaginazione assai maggiore per arrivare a capirlo, uno sforzo che peraltro sottende proprio la presunta capacita’ libertaria di capire un mondo diverso da quello che occupa tutta la nostra esperienza e immaginazione. (e qui ricadiamo nella contraddizione haykiana e rothbardiana)

          Ricordatevene, anche quando date dei nazicomunisti ai contestatori di Vivaro, i quali anche se in modo degno di loro cio’ che manifestano e’ la stessa resistenza anarcoide alla macchina social-burocratico-tecnologica che pervade il nostro mondo. Burocrazia e tecnologia sono strettamente connesse, la burocrazia e’ la tecnologizzazione dell’organizzazione della societa’. Quando lo spirito di un’uomo ragiona in termini tecnologici (e qualsiasi spirito d’uomo lo fa in una misura o nell’altra), quando esso si applica alla politica e all’organizzazione sociale, cio’ che ne risulta e’ una macchina sociale organizzata da leggi deterministiche che si pretendono assolute. (non occorre inventare nulla di nuovo, basta osservare la parabola di Comte).

          Forse per questo tutti quelli che promettono paradisi di liberta’, quando vanno al potere, quando la macchina del potere concreta si trovano a dirigerla, si rivelano essere i peggiori dittatori. Un po’ di questo spirito (dormiente) aleggia anche qua dentro.

    • LucaF.
      Rispondi

      @Marco Tizzi
      Hayek da liberale classico e da miniarchico non ha mai nascosto l’idea di una sua preferenza per un’approccio realistico graduale da Stato minimo.
      D’altronde pure Ron Paul (che si dichiara lettore di Hayek e Mises https://www.youtube.com/watch?v=Qosr3zRhfgc ) non propone hic et nunc l’abolizione dell’Unione americana e dei 50 Stati, dunque è pure lui un socialista fifone?
      Rothbard ha sempre puntato a porsi quale unico fautore del vero libero mercato e del libertarismo da lui fondato.
      Nell’ultima fase paleolib anni ’90 arrivò a scomunicare miniarchici, agoristi, ancap utilitaristi, e left libertarian solo per legittimare le sue idee recenti.
      Fondando il libertarismo quale filosofia politica, Rothbard ha posto delle basi teoretiche radicalmente antistataliste, ma sul piano politico ha concretamente anche lui agito da miniarchico (sia con il LP che dopo la sua uscita).
      Rothbard endorsò Bush sr nel 1992 dopo il suo endorsement a Pat Buchanan durante le primarie!.
      http://articles.latimes.com/print/1992-07-30/local/me-4460_1_george-bush
      Dunque pure Mr. Libertarian non era libertario?. Suvvia!!!…..
      Hayek non ha fondato un movimento politico, egli ha solo espresso sue idee personali liberali non certo al fine di essere misurate sul verbo di Rothbard o delle finalità ancap!.
      Perchè North se la prende solo con il liberale Hayek con tendenze utilitariste e non anche con Mises?,.
      Rothbard disse che Mises era un utilitarista!
      http://www.scribd.com/doc/36576267/Mises-as-Utilitarian
      Mises era contro l’interferenza dello Stato in economia, non contro l’esistenza dello Stato.
      Egli era un liberale classica, e non a caso ha scritto Liberalism.
      http://mises.org/liberal.asp
      Anche Hayek scrisse la voce ‘liberalismo’ nel 1973 per l’Enciclopedia del Novecento.
      http://www.ideazione.com/libri/lettere_scarlatte/hayek.htm
      Mises non era neppure lui un libertario nè un anarchico!. Dunque è socialista pure lui? Suvvia!!!…
      North se la prende con Hayek e non con Mises perchè attaccare Mises lo porterebbe fuori dal LVMI, inoltre questo minerebbe anche il giudizio su Rothbard, il che non è suo scopo.
      North attacca Hayek perchè era un evoluzionista economico, il che implica un ordine spontaneo mutevole anzichè prefissato in eterno sulle tavole.
      La questione economica, morale è per North un’istanza teologicamente sacra ai fini del cristianesimo ricostruzionista.
      North traspone tomisticamente, in termini deterministici, normativi e teleologici anche in economia ciò che per lui è una convinzione assoluta sul piano della sua fede religiosa.
      Benchè North dica cose il più delle volte condivisibili, pure lui ogni tanto esagera e sbarella, e questo articolo ne è il caso.

      • Marco Tizzi
        Rispondi

        @Luca

        Hayek è semplicemente un economista, Rothbard è un filosofo. Qui sta la questione. Qui sta la differenza che North mette in rilievo sia nella conclusione, sia quando dice che Rothbard era qualcosa di più di un costruttore.

        Rothbard capisce che senza un apparato etico su cui poggiarsi la teoria austriaca non va da nessuna parte, perché non riesce mai a spiegare perché lo Stato dovrebbe ridurre il suo raggio d’azione. Questa è la questione cruciale che non fa reggere il miniarchismo: non è una questione di mezzo, come lo è sia per Ron Paul che per Rothbard, è una questione di fine. Per Hayek il miniarchismo non è un mezzo per raggiungere l’anarchia, come invece lo è per Rothbard e Paul, è un fine.

        Qualcuno disse che le uniche teorie politiche coerenti sono il totalitarismo e l’anarchia: questo, alla fine, sostiene Rothbard nell’ultima parte de l’etica della libertà, che chi non rinnega lo Stato come concetto è, da un punto di vista logico, un totalitarista. Perché non esiste, logicamente, un motivo per cui uno Stato debba rimanere minimo e non mettere le sue sporche mani in tutti gli aspetti della vita umana. In fondo a cosa serve un parlamento altrimenti?
        Ma questi sono gli aspetti che Hayek, da economista, rifugge.
        Perché serve un filosofo per provare a dare queste risposte, non un inutile (imho) economista.

        • LucaF.
          Rispondi

          @Marco
          Pur essendo entrambi due autori divulgatori del libero mercato e della libertà individuale, Hayek era un filosofo economico e politico differente da Rothbard per metodologia e formazione.
          Porre, come fa North, una critica denigratoria ad Hayek solo perchè non ragionava come Rothbard è dunque un’assurdità.
          Neppure Mises ragionava come Rothbard, benchè il secondo abbia rielaborato gran parte delle nozioni economiche del primo.
          Hayek politicamente si mantiene nel filone liberale classico riproponendolo nei suoi scritti, Rothbard accentua politicamente il liberalismo radicalizzandolo in chiave anarchica.
          Rothbard crea una nuova concezione politica del pensiero liberale antistatalista, assente sia in Mises che in Hayek i quali non per questo erano privi di una loro logica ed etica (sebbene differente da quella di un North o di un Rothbard).
          Dunque?. Dove sta scritto che un autore debba costruire necessariamente un suo movimento politico dettandone le regole?.
          Hayek era un anti-costruttivista e paradossalmente non riteneva che politicamente si potesse definire una società libera futura, nè che fosse necessario operare radicali mutamenti dalla prassi costituzional-lockeiana.
          Rothbard in quanto fondatore di una nuova teoria politca-sociale era invece un costruttivista seppur in chiave antistatalista.
          Rothbard sulla scia dell’Ayn Rand tomisticamente ha fondato un suo movimento e ne ha definito delle basi etico-morali sulla base della tradizione americana.
          Hayek essendo di formazione europea, diffidava di un normativismo comportamentale dell’essere liberi in quanto individui, ritenendo che la storia e le società non possano essere cristallizzate o predeterminate in divenire quale suo esito.
          Hayek ha quindi cercato di porre un limite all’estensione dello Stato, questo ne fa un riformatore e non un riformista.
          Hayek nella sua critica alla pianificazione centrale e alla presunzione della conoscenza, spiega senza porre motivazioni etiche perchè lo Stato dovrebbe ridurre il suo raggio d’azione.
          Il miniarchismo è un concetto interpretato in termini differenti da vari autori, Rothbard stesso attacca il miniarchismo (in ragione delle polemiche sul primato del suo movimento, e all’interno di esso tra le fazioni) su basi teoretiche tese a ridurlo in mezzo per poterlo smontare alla luce del fine anarchico.
          Bisogna dunque distinguere il Rothbard ideologo dal Rothbard politico, cosa che lui non faceva su altri autori.
          Basti pensare a David Friedman, accusato da Rothbard di non essere un ancap e di essere come il padre Milton (il che è un’accusa strumentale poco veritiera) in ragione del suo approccio ancap utilitarista anzichè normativo giusnaturale tomistico.
          Ma concretamente tutti i libertari agiscono da miniarchici (anche Ron Paul e lo stesso Rothbard) dato che hic et nunc l’anarchia ancap non è possibile da realizzare, essa resta una mera teodicea, un obbiettivo di lunghissimo periodo.
          Dunque in cosa differisce Hayek da un Rothbard? Hayek nei suoi libri non avrebbe descritto un possibile futuro della libertà a differenza di Rothbard.
          Hayek avrebbe cercato di porre limiti teorici allo Stato mentre Rothbard politicamente ha cercato di ignorare lo Stato.
          Entrambi hanno però agito da miniarchici, e paradossalmente Hayek era più anti-partitico di Rothbard
          North esaspera la battaglia culturale rothbardiana come fosse l’armageddon biblica hic et nunc, e questo lo porta a porre giudizi storici a posteriori o predeterministici che non vi sono.
          Hayek in vita non è mai stato un libertario perché Hayek non si è mai così dichiarato, non certo grazie all’analisi rivelatrice di North.
          Ciò nonostante, oggi, grazie anche al LVMI, Hayek in quanto economista austriaco viene recepito come autore libertario da molti libertari (e questo senza dover escludere Rothbard & allievi).
          Paradossalmente l’Hayek libertario è una ricezione che si basa sull’assioma identitario austro-libertario postulato da Rothbard e promosso dal LVMI.

  • Pedante
    Rispondi

    @Fusari:
    Rothbard appoggiò Buchanan per la sua posizione verso l’immigrazione, abbandonandolo poi per la sua inclinazione al protezionismo economico.

    • LucaF.
      Rispondi

      @Pedante
      Concordo con la tua puntualizzazione.
      Peraltro i precedenti sostegni dati a Buchanan durante la sua candidatura nel 1992 vennero tolti nelle primarie presidenziali del 1996 dai collaboratori di Rothbard più stretti come Lew Rockwell e Hans Hermann Hoppe ritenendo Buchanan e il suo paleoconservatorismo come un populismo protezionista riproducente anche tendenze sindacaliste e corporativiste tipiche dei Democrats.
      http://www.gongoro.blogspot.com/2008/10/de-generazione.html

  • Pedante
    Rispondi

    Hoppe (14:00 in poi) indica il ragionamento in base all’appoggio di Rothbard a Buchanan.

  • Marco Tizzi
    Rispondi

    @ Luca

    “North non riesce a concepire che un liberale classico possa essere un austriaco senza essere un libertario.”

    O forse semplicemente sta capendo che l’economia non è né una scienza, né una branchia della filosofia morale, ma una pura lotta tra accademici fine a se stessa.
    E che la scuola austriaca, alla fine, non ha una linea unica e non riesce ad uscire dal giochino della pura lotta accademica.

    “Il premio Nobel all’economia esiste ed è stato assegnato ad Hayek nel 1974.”

    Falso, falsissimo, truffaldino.
    Nobel nel suo testamento istituì 5 premi: pace, letteratura, fisica, chimica, medicina. Copia del suo testamento è nella sua splendida villa di Sanremo, se non ci credi vai pure a vedere.
    Il cosiddetto “premio Nobel per l’economia” è una truffa organizzata dalla banca di Svezia più di 70 anni dopo la sua morte e non ha nulla a che vedere con Nobel o con la sua fondazione.
    Dubito che Nobel avesse un qualche tipo di stima per gli economisti.

    “Neppure Mises ragionava come Rothbard”
    Infatti Rothbard lo critica quanto critica Hayek. Leggere i testi a volte aiuta.

    “Hayek politicamente si mantiene nel filone liberale classico ”
    Ho molti dubbi che appoggiare il regime di Pinochet faccia parte del “filone liberale classico”

    “Dunque in cosa differisce Hayek da un Rothbard?”
    Una cosa semplicissima: il primo è un economista, il secondo un filosofo.
    Alla domanda: “che mondo vorresti?”

    Hayek risponde: “un mondo con meno Stato”. Ma non spiega mai esattamente quali dovrebbero essere i limiti precisi dello Stato e, soprattutto, come e perché lo Stato dovrebbe mantenersi entro questi limiti. Da quindi una risposta imprecisa, che alla fine non ha alcun valore filosofico.

    Rothbard risponde “un mondo senza Stato”. Che quelli come te ritengono “una mera teodicea” e quelli come me invece ritengono l’unica risposta sensata alla domanda di cui sopra.
    Ma per entrambi è una risposta certa, ben definita e indiscutibilmente filosofica.

    • LucaF.
      Rispondi

      @Marco
      Guarda che il fatto che l’economia così come concepita dagli austriaci non sia una scienza matematica non significa che non sia una scienza sociale, nè che essa non possa essere insegnata all’università come fece Rothbard, e come fanno oggi in aula Block, Murphy, Woods o De Soto.
      E’ North che non può insegnare in quanto non ha i titoli per farlo.
      La scuola austriaca, non ha una linea unica, ma North non lo capisce, sennò non avrebbe scritto tale articolo contro Hayek solo perchè non la pensava come Rothbard in politica.
      Il premio Nobel all’economia esiste ed è stato assegnato ad Hayek nel 1974, che tale premio non fosse tra quelli originari decisi da Nobel c’entra qua poco come motivazione per definirlo falso, negando la realtà dei fatti.
      Ha preso il premio, da chi sia stato finanziato poco importa dato che questo non inficia la tesi di Hayek per cui è stato premiato.
      Guarda che io leggo, a differenza di North che cita ‘The Constitution of Liberty salvo poi definire erroneamente Hayek un conservatore.
      Pinochet? Che obiezione sinistrata e fallace!
      Guarda che quello che vi lavorò fu Milton Friedman! Come ho già scritto Hayek non era un monetarista!.
      Comunque Milton si occupò di riforme economiche non di questioni politiche sotto regime di Pinochet.
      La riforma delle pensioni di Pinera è tutt’oggi adottata nel democratico Cile.
      Hayek e Rothbard sono entrambi filosofi in quanto economisti e promotori di due concezioni politiche differenti ma complementari della libertà, l’una nei confronti dell’espansione e l’altra nei confronti della presenza dello Stato..
      Hayek non lo spiega perché non essendo un costruttivista non è normativo, nè si arroga la sfera di cristallo per dire come dovrà essere un futuro mondo libero.
      La sua risposta è volutamente imprecisa, ed è quello il suo valore filosofico aggiunto.
      Rothbard risponde “un mondo senza Stato” e lo descrive compiutamente per filo e per segno nei dettagli quasi come se fosse visitabile o la Gerusalemme celeste in terra.
      Ma chi ci assicura che l’umanità lo adotterà? E soprattutto cosa lo induce a pensare che ciò che descrive dovrà essere proprio e solo così? Non è possibile che l’ancap possa configurarsi in termini e misure differenti?. Non è possibile che la libertà possa produrre altri modelli non ancora immaginati/realizzati?.
      Da libertario ancap so distinguere il pensiero e le aspirazioni di un pensatore alla luce del dato reale.
      Ad oggi è una mera teodicea per gran parte del mondo e in quanto non esiste ad oggi una zona senza coercizione.
      Laddove vi sono privatopie (Sandy Springs ad esempio) vi è comunque una presenza di istituzioni pubbliche e non sono totalmente private come immagina Rothbard, nè funzionano senza democrazia interna come postula Hoppe.
      Anche Rothbard era umano e il suo pensiero e riflessioni nei libri va giudicato ed apprezzato sul piano intellettuale filosofico, sul dato reale pure lui era un miniarchico e alquanto realista dato che agiva in un contesto con regole non da lui decise o apprezzate.

      • Marco Tizzi
        Rispondi

        Il concetto di “scienza sociale” è per quanto mi riguarda assurdo e ridicolo. A questa stregua anche l’astrologia può essere considerata una scienza sociale, molto più praticata e conosciuta delle idee di uno qualsiasi della scuola austriaca di economia.
        L’economia ha senso se e solo se fa parte della filosofia morale. E la filosofia morale ha bisogno di risposte certe. Hayek resta fumoso semplicemente perché di risposte certe non ne ha, dato che il miniarchismo non è sostenibile in alcuna discussione logica.
        Quindi non è un filosofo.
        E se un pensatore non sa dare risposte certe a cosa serve? Te lo dico io: a farsi le pippe in accademia.
        Le risposte vanno date ai signor Nessuno come me, non ai colleghi durante le convention.

        Per quanto riguarda il Nobel non stiamo affatto parlando di dettagli: l’economia aveva bisogno di acquistare valore tra le “scienze”, così che questi “nuovi dei” potessero guidare il mondo col ruolo di “intellettuali”, solitamente profumatamente pagati, guarda caso, dallo Stato o da uno degli oligopoli che esso crea. E così è stato inventato un premio “dedicato a Nobel”, da parte della banca di Svezia. Una truffa.
        E voi, sottolineo VOI, lo chiamate “premio Nobel”, perpetrando questa truffa. Quel povero cristo si starà rivoltando nella tomba.
        Se domani mattina creo il “premio del porno dedicato a Nobel” non ho creato il “Nobel del porno”. Un minimo di serietà.

        Per quanto riguarda Rothbard e Mises: “l’etica della libertà”, parte 4, capitolo 26, paragrafo C. E’ tutto molto chiaro.

        Per quanto riguarda Hayek e Pinochet, c’era molto materiale su Mises.org a questo indirizzo:
        http://mises.org/Community/forums/t/3413.aspx
        che adesso è giù, ma tornerà spero. Cmq in rete si trova tutto il materiale che vuoi. Del resto lui non lo ha mai negato e le sue visite in Cile non erano certo per turismo.
        Il fatto che si occupasse di economia è completamente irrilevante: i “consulenti economici” di Hitler e Stalin non erano forse loro complici solo perché si occupavano “solo di economia”? Come del tutto irrilevante è la (supposta) bontà della riforma pensionistica di Pinochet, altrimenti torniamo a Predappio a dire che quando c’era Lui i treni arrivavano in orario.

        “Rothbard risponde “un mondo senza Stato” e lo descrive compiutamente per filo e per segno nei dettagli quasi come se fosse visitabile o la Gerusalemme celeste in terra.”

        Balle.
        Rothbard da una risposta precisa alla domanda “quale mondo vorresti?” rispondendo “un mondo senza Stato”, ma ripete lungo tutto il “manifesto libertario” che lui non sa, non può sapere nei dettagli come sarà quel mondo perché dipenderà dalle singole scelte dei singoli individui. Penso sia la frase più ripetuta nei suoi scritti.
        Addirittura vuole che il suo sistema sia in concorrenza con gli altri, anche socialisti – perché tutti hanno diritto di vivere in uno Stato socialista se lo scelgono liberamente e dice “male che vada ci saremo fatti una vacanza nella libertà”
        La precisione filosofica in Rothbard sta nella negazione del concetto di Stato, non nella presunzione di costruire un mondo immaginario. Quella semmai è Ayn Rand, che non a caso è una scrittrice di romanzi, per quanto Rothbard le abbia rubato molto senza chiedere grazie.

        Concludendo: North è un po’ picchiatello. Non ho dubbi in merito, del resto pensava che il mondo sarebbe finito per il millenium bug ed è anche un fanatico religioso.
        Ma forse proprio perché è un po’ picchiatello è capace come pochi al mondo di smascerare tutti. Anche i suoi “presunti compagni”.
        Il botta e risposta con De Soto sull’Euro resta memorabile.
        Però su una cosa hai ragione: la scuola austriaca non ha una linea unica. Forse nessuna scuola di economia ce l’ha.
        Ma allora, ti domando, che senso ha parlare ancora di questi gruppi di dei-in-terra che bene o male (la seconda di solito) comandano il mondo e che alla fine nemmeno riescono a mettersi d’accordo all’interno dello stesso gruppo?

        • LucaF.
          Rispondi

          @Marco
          L’economia per gli austriaci è la scienza dell’azione umana, l’uomo è un essere sociale che scambia liberamente prodotti o informazioni con altri individui, ergo il concetto di “scienza sociale” non è né assurdo né ridicolo in quanto descrittivo di tali azioni.
          L’economia serve a descrivere azioni individuali le quali seguono una morale individuale data da una preferenza utilitaria (compro perchè lo ritengo utile, non perchè è morale).
          La Morale in quanto tale non esiste al di là del dato economico dello scambio per sopperire a un bisogno individuale, ergo tutte le pippe bibliche e cristiane di North e dei paleolib sono sovrastrutturali a tale prassi.
          Non a caso il libero mercato è presente a varie latitudini ed è esistito in varie epoche storiche.
          Hayek non intende moralizzare, egli si dedica ad altre problematiche epistemologiche, a mio avviso non reputa che la morale sia un fattore preconcettualmente determinante per lo scambio.
          Lo scambio può essere morale anche se due persone sono blockianamente immorali.
          Per il tomismo paleolib solo chi è morale rende morale lo scambio e la società, ma questo implica una normativa della morale, che Rothbard e poi North pongono come tomismo, quale catechesi del libertario.
          Questo però è un aspetto divulgativo-settario tipico dei paleollib, non di tutti i libertari, e poco c’entra con i fondamenti economici austriaci.
          Mises era un liberale utilitarista nonostante la sua prasseologia.
          Rothbard riteneva l’utilitarismo (per lui sempre e solo come benthamiano) come il male assoluto, e questo perchè auspicava che ogni libertario introiettasse in sè i valori morali, manco fosse una religione.
          Il che potrà aver funzionato su parte dei libertari americani (alla North) ma non su tutti.
          Molti libertari sono pragmatici, utilitaristi e realisti.
          David Friedman è un ancap utilitarista e con L’ingranaggio della libertà ha persuaso molte persone alle idee libertarie di un mondo senza Stato, senza far la morale, ma sulla base delle preferenze e delle teorie dei giochi.
          Non è un caso se Rothbard lo attaccò caricaturizzandolo nei suoi scritti al pari di un Nozick o di suo padre Milton.
          Il predicare un’idea morale al prossimo al fine di farne un libertario è una missione tesa alla conversione dei cuori e delle menti, ed è una prospettiva lenta nei tempi e senza concreti risultati per varie ragioni
          Un mondo senza Stato non potrà mai realizzarsi con tale approccio paleolib (al di là che i paleolib non sono dei ancap ma dei libertari social-conservatori al quanto incoerenti quanto ad antistatalismo) dato che non vi saranno mai miliardi di libertari sulla Terra in contemporanea, nè tutti avranno le stesse preferenze morali
          David Friedman non guarda a quale motivazione spinge gli individui ad essere libertari, questo implica una maggior massa critica negli intenti e nella definizione di privatopie e società complesse libertarie e polivalenti.
          Anche Hayek pur essendo un liberale classico si rende conto che un individuo libero non necessita di norme morali che vadano al di là di quelle costituzional-lockeiane, in quanto il suo interesse non è dire all’individuo come agire da persona libera, quanto semmai limitare l’agire dello Stato.
          Volutamente non è un costruttivista di personali società immaginarie e/o futuribili, egli cerca realisticamente di riformare lo Stato con gli imperfetti strumenti del liberalismo classico.
          Hayek reputa maggiormente realizzabile un miniarchismo che ponga dei limiti allo Stato, in questo è al pari di un Ron Paul o un Andrew Napolitano quando parlano di Costituzione e Padri Fondatori.
          Non c’è alcun collegamento diretto tra la sua fumosità logica e il suo miniarchismo.
          Un liberale classico non nega il ruolo dello Stato in determinati ambiti (i quali variano come loro descrizione da Jefferson, Nozick, Rand o Hayek).
          Che il miniarchismo non sia un modello finale conclusivo è evidente, ma polemizzare per tal motivo con Hayek è assurdo dato che egli non viveva in una realtà già miniarchica o tesa all’ancap.
          Usando tale metro di giudizio pure Rothbard fattualmente ha agito fuori dai libri da miniarchico e non da ancap.
          Pur sostenendo le sue tesi antistataliste radicali sui libri, Rothbard ha forse realizzato una società ancap hic et nunc? Ha conseguito a un risultato di rilievo concreto superiore ad Hayek?
          No, egli si è limitato a divulgare filosoficamente idee teoriche di un mondo senza Stato (e non è mia intenzione minare la plausibilità di tale scenario, quanto riconoscerne la sua dimensione formale.
          Un filosofo non è solo/ non si limita ad essere/ non è necessariamente un sognatore nè un mero fondatore di mondi immaginari.
          Locke è riconosciuto come un filosofo fondatore del liberalismo classico, era giusnaturale ma statalista, nel Secondo trattato egli descrive come in teoria dovrebbe funzionare un governo parlamentare di una monarchia.
          Tutto molto realistico e legato ai suoi tempi.
          Hayek nei suoi scritti ripropone filosoficamente in chiave liberale classica tesi finalizzate a limitare il potere del governo del XX° secolo.
          Un pensatore che da risposte certe è o un costruttivista, o un demagogo o un presuntuoso affetto da delirio d’onnipotenza.
          Hayek ha dato un approccio epistemologico ed interpretativo della realtà (la quale è in sè complessa) ad opera dell’uomo, non era un oroscopista o un cartomante nè un imbonitore.
          Rothbard in quanto fondatore di un’ideologia politica, al pari della Rand o di Marx ha descritto e posto le basi identitarie e concettuali di una sua visione del mondo e del futuro.
          Che il mondo futuro senza Stato sia come lo ha descritto Rothbard, questo è tutto da vedere….
          Sul premio Nobel, la questione del nome e dei finanziatori è qua un dettaglio irrilevante, esso c’è come premio reale, i perchè e i per come contano zero a fronte del titolo assegnato ad Hayek.
          Hayek potrà essere andato in Cile non per turismo ma questo non lo rende complice dei crimini politici di Pinochet.
          Anche Mises fu finanziato da Rockefeller, e allora pure lui complice del sistema?
          Rothbard insegnò in università pubbliche, percependo soldi a corso forzoso derivanti da tasse, e allora pure lui era al soldo degli Usa?
          Il fatto che si occupasse di economia è rilevante dato che ha realizzato riforme di libero mercato, ergo non coercitive.
          Il paragone con i “consulenti economici” di Hitler e Stalin non regge, quei consulenti erano ideologicamente e politicamente statalisti e miravano alla coercizione, Hayek era invece liberale e puntava a ridurre lo statalismo in economia.
          Guarda che il ML supporta l’introduzione e la bontà della riforma pensionistica di Pinera (Pinochet non c’entra un tubo)
          http://www.ebooksitalia.com/ita/detail_ebook.lasso?codice_prodotto=20071028175257756554
          Paragonare una riforma a capitalizzazione con l’Inps fascista dimostri che ne capisci poco di storia e sul tema pensioni.
          Balle?.
          Rothbard da una risposta precisa “un mondo senza Stato” descrivendo poi come funzionerebbero la giustizia dei tribunali, la polizia, e altri servizi privatizzati sul mercato.
          E’ ovvio che lui non lo sa dato che allora (e in parte pure oggi) tali servizi sono monopolio dello Stato, è chiaro che immagina una realtà possibile ma non certa, dunque ideale.
          Questo implica un costruttivismo mentale assente in Hayek in quanto quest’ultimo sa che il futuro può riservare altro (anche di non gradito), qualcosa che può andar oltre l’immaginazione del singolo.
          Dunque a differenza di Rothbard, evita di fare tale esercizio di futurologia, evitando di fornire dettagli su quel mondo proprio perché dipenderà non da lui ma dalle singole scelte dei singoli individui.
          E’ vero, Rothbard lo scrive anche lui, ma poi in quanto fondatore di un movimento politico-ideologico radicalmente liberale in quanto antistatalista, sa che deve offrire un’immaginario finalistico, uno scenaio-mondo a fronte del dato reale vigente, affinchè sia chiaro per cosa lotta un libertario.
          Hayek non è interessato a tal genere di narrazioni, egli si limita a proporre proposte tese a riformare lo Stato al fine di ridurne la sua estensione.
          Poi possiamo anche legittimamente discutere se tale approccio realista di Hayek sia più o meno politico o più o meno utopista di quello di Rothbard, o se esso sia perseguibile o meno; ad ogni modo parliamo di due apprrocci filosofici differenti per metodo ed obbiettivi, e come tali non paragonabili tra loro in uno schematico gioco della torre.
          Il fatto che Rothbard abbia posto un confronto panarchico tra comunità, deriva dalla sua polemica con David Friedman.
          Rothbard amava sparare a zero sui suoi possibili contendenti-rivali libertari, ma non era uno stupido e sapeva anche come appropriarsi di spunti presi da questi laddove usabili per le sue argomentazioni.
          Non a caso, se “tutti hanno diritto di vivere in uno Stato socialista se lo scelgono liberamente per farsi una vacanza”, anche se poi dura poco, è una affermazione utilitarista.
          Non formula spiegazioni morali a tale scelta, quanto semmai descrive un dato di preferenza utilitaria delle persone.
          Rothbard nega il concetto di Stato, ma al contempo presuppone un mondo immaginario o detto in termini differenti un ordine alternativo (sennò non sarebbe ancap ma il caos).
          Appunto, Rothbard si rifà alla Rand, e cerca di definire un proprio sistema di valori teorici politici in chiave antistatalista (al netto del miniarchismo teorico e politicodella scrittrice) soprattutto tra gli anni ’80-’90.
          Egli nella fase paleolib ne riprende ideologicamente il tomismo settario al fine di definire e circoscrivere il suo movimento (chiaramente Rothbard punta su una visione di sintesi cristiano-cattolica, in antitesi con quella atea randiana).
          Appunto, North a volte esagera ed esce al naturale, con questo non metto in dubbio che molti dei suoi articoli siano apprezzabili e condivisibili (anche laddove attacca la destra religiosa per le sue idee economiche keynesiane), ma a mio personale giudizio tale articolo non lo è.
          North ignora o nega volutamente aspetti essenziali di Hayek solo per asserire che da lui c’è poco da apprendere di libertario (e di austriaco); peccato che egli sia divenuto un libertario post-mortem per via della sua divulgazione ad opera di Ron Paul, del LVMI e di riviste e siti libertari d’oltreoceano.
          Il botta e risposta con De Soto sull’Euro è interessante, ma anche lì North fa un pò il processo alle intenzioni.
          De Soto fa un ragionamento “stile Bundesbank” su un ipotetico euro rigido, magari ancorato all’oro, tipo gold standard, il che oltreoceano sarebbe molto pauliano.
          North lo attacca manco avesse proposto gli eurobond o la stampa di moneta dal nulla!.
          Ma è una incomprensione utile a North per il suo esercizio polemico di stile nell’articolo al fine di buttarlo giù dalla torre, un pò come Hayek in quanto liberale riformatore, per poter proporre l’end ECB.
          Il problema è che a dire ciò che idealmente andrebbe fatto è differente da dire cosa poter fare concretamente.
          De Soto ipotizza uno scenario al netto di cosa poter fare concretamente oggi (sapendo pure lui che un gold standard a riserva integrale sarebbe la cosa migliore), tale sua ipotesi è evidente come non sia quello vigente o promosso da Bruxelles-Francoforte, lui stesso se ne rende perfettamente conto.
          L’euro offre poche vie di scampo indolore, a meno che non si torni a una lira aurea.
          Ma dubito che se si uscisse dall’Ue sarebbe questa la tesi dominante .
          Concordo che la scuola austriaca non ha una linea unica e che forse nessuna scuola di economia ce l’ha in senso stretto.
          Ogni autore va giudicato a sè, d’altronde parliamo di autori i quali hanno proprie metodologie, personali concetti ed approcci filosofici, d’indagine, descrittivi e culturali.
          Chiaramente dal punto di vista individualistico metodologico, il loro raggruppamento in gruppi o scuole porta a riduzionismi o ai seguenti errori di generalizzazione, o addirittura a critiche per mancata emulazione rispetto ad altri autori più noti o ritenuti modelli di paragone per gli altri..
          Ovviamente il loro raggruppamento in diverse scuole è convenzionale per identificare tratti comuni di differenti pensatori un filone di pensiero (laissez-faire, interventismo) o una forma organizzata (libero mercato, Stato) o varie sfumature intermedie (capitalismo di Stato, fascismo, socialdemocrazia, comunismo) oppure luoghi geografici d’origine dell’idea cardine o di provenienza degli autori (scuola Chicago, scuola austriaca).
          Dubito che siano gli economisti a comandare il mondo.
          Il mondo è complesso e a differenza dei complottisti teorici della cospirazione chi comanda non possiede l’onniscienza in grado di poter avere tutte le informazioni e definire un piano d’interesse condiviso.
          I potenti non riescono a mettersi d’accordo all’interno dello stesso gruppo, in quanto l’informazione è dispersa e sovente questo implica concorrenzialità d’interessi ed opinioni possedute.

          • firmato winston diaz

            @lucaf
            Bell’articolo.
            Riassumendo, Rothbard critica in Hayek il “postmodernismo”, cioe’ il fatto che l’epistemologia Hayekiana e’ relativista, ovvero ammette entro se stessa la sua stessa negazione. Rothbard, da censore logico spietato quale e’, attacca questa posizione, pur cadendo anche lui nel paradosso: l’imposizione della liberta’ come fine, assumendo il fatto che tale tendenza sia iscritta in ogni uomo, non e’ libertaria.

    • firmato winston diaz
      Rispondi

      “un mondo senza Stato”

      Temo che l’unico modo per ottenerlo sia cambiargli nome.
      Cosa di cui i filosofi sono maestri.

      • LucaF.
        Rispondi

        @firmato winston diaz
        Esatto, concordo in pieno con quanto hai scritto.
        Rothbard critica l’epistemologia hayekiana in quanto aprirebbe ad un certo relativismo di fondo in sé poco sistematico; e questo implica una poco rigorosa definizione della libertà e del suo valore fondante, in quanto assiomatico.
        Questo per Rothbard è incoerente ed illogico per il suo sistema tomistico della libertà.
        Ovviamente questo è evidente soprattutto nel periodo paleolib in chiave filosofico-politica, anche se moralmente è già in lui presente quale linea ideale nei suoi scritti (ad esempio ne L’etica della libertà)
        Rothbard, cade anche lui nel paradosso dell’intolleranza per la tolleranza: al fine di descrivere (anche in funzione della costruzione della sua ideologia e in funzione politica) norme definenti lo scopo e l’agire del libertario, egli presuppone la liberta’ come fine.
        Di fatto tale tendenza lo induce a ritenere che l’aspetto morale sia il fondamento etico per la libertà, dunque che esso debba essere acquisito se non iscritto in ogni individuo al fine di essere un vero libertario.

        • firmato winston diaz
          Rispondi

          @lucaf:
          Approvo, e devo dire che tutto sommato, anche se piu’ nichilista o forse proprio per questo, preferisco lo scetticismo hayekiano all’invasamento rothbardiano, per quanto di rothbard apprezzi la scoppiettante censura logica, di cui pero’ sono ben noti, dopo nietzsche, tutti i limiti.
          “L’epistemologia hayekiana” finisce indubbiamente in un nulla di fatto, che puo’ essere superato solo con una imposizione etica: ma una imposizione etica, se riferita alla liberta’, e’ altrettanto sterilmente circolare.
          Alla fine, zero a zero, direi.
          Pero’ e’ stata una bella partita.
          L’unica cosa che ci resta e’ lottare per un qualche prosaico seppur minimo abbassamento delle aliquote, temo.
          Cercando di limitare il danno di chi, volendo rovesciare il mondo, rischia di vederselo rovesciare addosso.

  • Pedante
    Rispondi

    @ M.Tizzi:

    OT: Non so se abbia mai letto la correspondenza tra Mises e Hoiles sulla pubblica istruzione.
    http://www.wendymcelroy.com/news.php?extend.2492
    http://www.wendymcelroy.com/print.php?news.2493

    • Marco Tizzi
      Rispondi

      Leggerò, grazie mille

    • Marco Tizzi
      Rispondi

      Letto: interessante dibattito molto simile a quello che stiamo discutendo: Hoiles pone una questione filosofica e Mises risponde utilitaristicamente.
      Penso che il dibattito avrebbe potuto andare avanti per secoli :-)

  • Pedante
    Rispondi

    Fusari:
    “i paleolib non sono dei ancap”

    Non è detto.

    • LucaF.
      Rispondi

      @Pedante
      Al di là del buchanarismo economico criticato nel 1996 da Hoppe e poi da Rockwell, l’apertura da parte dei paleolibertari ai valori culturali conservatori, sociali e religiosi, anche estremi per radicalità etica e morale nella società, ha portato il paleolibertarismo paradossalmente a perdere i connotati politici che caratterizzano sul piano pratico le altre fazioni libertarie specie quella anarco-capitalista nel loro obbiettivo di eliminazione dello Stato in economia e nei servizi.
      Sul piano morale, i paleolib tendono più ad essere prescrittivi e paternalisti sulle condotte dei singoli, che per una critica allo Stato.
      Taluni paleolib (come North) hanno atteggiamenti restrittivi e per certi versi omologanti anche ad un certo fondamentalismo religioso,
      l paleolib pur considerando lo Stato responsabile dei comportamenti sociali più riprovevoli rifiutano latentemente al contempo anche qualsiasi differente etica-morale sul piano individuale al singolo individuo, anche qualora tali opzioni non fossero indirizzate o derivanti da un’entità pubblica, solamente in quanto divergenti dalla piattaforma valoriale paleolib, ponendosi in contrapposizione anche con gli altri libertarian.
      I paleolib americani tenderebbe a riconoscere alcune posizioni di gradualismo politico “miniarchico” o decentrato delle funzioni allo Stato locale sul piano della fornitura dei servizi, criticando solo il governo federale o ciò che a loro interessa di esso.
      Sullo Stato federale non disdegnano infatti una sua funzione di controllo e pattugliamento delle frontiere per contrastare l’immigrazione clandestina o per garantire la funzione di sicurezza urbana da parte delle forze dell’ordine, ciò nonostante affermano di non riconoscerne ad esso la legittimità e il monopolio d’operato in molti altri servizi (ad esempio nell’educazione, sanità, ricerca scientifica).

  • Pedante
    Rispondi

    Fusari: “Il mondo è complesso e a differenza dei complottisti teorici della cospirazione chi comanda non possiede l’onniscienza in grado di poter avere tutte le informazioni e definire un piano d’interesse condiviso.”

    Eppure questo è caricaturale. Ci possono essere vincoli molti forti tra persone di orientamento ideologico opposto, all’interno della famiglia, per esempio. Non ci vuole nessun piano perché familiari si aiutino a vicenda se incombe una minaccia. In assenza di una minaccia, il fenomeno si chiama nepotismo.

    • firmato winston diaz
      Rispondi

      E’ ben per questo che a fondamento di ogni societa’ umana che si rispetti, di qualunque dimensione, c’e’ il “capro espiatorio”, dal cane di famiglia al complotto giudo-pluto-massonico: una volta che si riconosca che incombe una minaccia, ci si aiuta a vicenda.
      Resta da scoprire questo aiuto alla fine a cosa porti di buono.

    • LucaF.
      Rispondi

      @Pedante
      No, non è caricaturale, dal rinascimento sino alla 1° guerra mondiale, le signorie e in seguito le monarchie europee pur essendo tutte imparentate tra loro si son fatte la guerra tra loro per alleanze e successioni, ergo per interessi contrapposti benchè analoghi.
      Con questo non nego l’esistenza di nepotismi o consociativismi , dico solo che i potenti non riescono a mettersi d’accordo all’interno dello stesso gruppo, in quanto l’informazione è dispersa e sovente questo implica concorrenzialità d’interessi (si pensi a Francia e Germania o Uk e Ue) e d’opinioni possedute (si pensi ad Usa e Russia in Siria) sulla realtà.

      • firmato winston diaz
        Rispondi

        “i potenti non riescono a mettersi d’accordo all’interno dello stesso gruppo, in quanto l’informazione è dispersa e sovente questo implica concorrenzialità d’interessi”

        Secondo me il fatto che non si mettano d’accordo “perche’ l’informazione e’ dispersa” e’ un mito, e’ una costruzione intellettualistica a posteriori che fa anche un po’ ridere, perche’ e’ essa stessa una costruzione che serve a stimolare la competitivita’: la concorrenzialita’ nei gruppi umani di qualsiasi dimensione, intra ed extra gruppo, e’ data da una pulsione interna che la cosiddetta “civilta’” cerca di incanalare, e il massimo che riesce a fare e’ di incanalarla altrove. Altrove dove, resta da definire, e non e’ nemmeno troppo importante, basta che sia un altrove qualsiasi.
        Senza aggressivita’ non c’e’ vita, se non in forma di atarassia.
        E’ evidente anche in questo blog, in qualsiasi blog, anche in un blog dedicato alla pace e all’amore universale.

  • Marco Tizzi
    Rispondi

    @ Luca

    Nel concetto di “scienza sociale” si può mettere qualunque cosa. Per me (e non sono proprio il solo al mondo) scienza è solo ciò che può essere studiato con metodo scientifico, induttivo o deduttivo che sia.
    Nel momento in cui esiste un’azione umana, proprio perché questa è assolutamente e intrinsecamente imprevedibile, il metodo scientifico va a farsi benedire.
    Quindi per me l’economia non ha più alcun valore scientifico. Come non l’hanno, per dirne due, sociologia e – tanto peggio! – psicologia.

    “compro perchè lo ritengo utile”

    Compro perché lo VOGLIO, non perché lo ritengo utile. Anzi, l’essenza stessa del marketing è proprio quella di farti comprare dei prodotti inutili (e al di fuori della legge domanda/offerta). E VOGLIO secondo la mia morale, non secondo la mia utilità.
    Altrimenti nessuno comprerebbe mai più automobili di quelle che può guidare, più case di quelle che può visitare, più maglioni o scarpe di quelle che posso indossare.

    Inoltre l’economia non si occupa solo del come, del quanto e del quando i singoli scambiano beni e servizi, si occupa anzi, oggi soprattutto, del mezzo utilizzato e di come tale mezzo finisca in tasca del compratore: quale moneta si utilizza per questi scambi? Chi la emette? Si può inventare dal nulla o meno?
    E soprattutto: il compratore ha GUADAGNATO Quella moneta oppure l’ha inventata dal nulla?
    Queste sono questioni MORALI, non utilitaristiche. Qui sta la grande questione e la grande differenza.
    Per questo io ogni volta dico: a me delle conseguenze dell’inflazione monetaria sui prezzi me ne frega il giusto e mi annoiano mortalmente le pippe accademiche in merito. Quello che mi interessa è sapere se è GIUSTO o meno che qualcuno abbia il potere di creare i soldi dal nulla!!!

    “Rothbard riteneva l’utilitarismo (per lui sempre e solo come benthamiano) come il male assoluto, e questo perchè auspicava che ogni libertario introiettasse in sè i valori morali, manco fosse una religione.”

    Cosa diavolo c’entra la religione? Avere una morale è tipico della religione CRISTIANA, non della religione in se. Il libertarismo è una FILOSOFIA POLITICA e la filosofia politica è parte della filosofia morale. Per questo Rothbard rifugge l’utilitarismo all’interno del libertarismo.

    “Un mondo senza Stato non potrà mai realizzarsi con tale approccio paleolib”

    Questa è ovviamente una tua personalissima opinione.
    Per quanto mi riguarda in un mondo in cui lo Stato mantiene direttamente o indirettamente la stragrande maggioranza di persone un approccio utilitaristico è ovviamente fallimentare: lo Stato conviene alla stragrande maggioranza della gente.

    “Hayek reputa maggiormente realizzabile un miniarchismo che ponga dei limiti allo Stato”

    Esatto, la questione sta lì: per quale assurdo motivo lo Stato dovrebbe farsi limitare? E poi quali sarebbero esattamente questi limiti? E perché una volta limitato non dovrebbe ricominciare ad espandersi?
    Lo Stato è un cancro, siamo sicuri che sia più semplice ridurre un cancro che estirparlo?
    E soprattutto: siamo sicuri che sia MEGLIO ridurlo che estirparlo?

    “Non c’è alcun collegamento diretto tra la sua fumosità logica e il suo miniarchismo.”

    Certo che c’è: proprio perché il limitare lo Stato pone subito le questioni su quali siano questi limiti e come e perché mantenerli.
    Rothbard agisce da miniarchico avendo come obiettivo l’anarchia. Hayek sostiene che la miniarchia è l’obiettivo finale, qui sta la differenza.

    “Un pensatore che da risposte certe è o un costruttivista, o un demagogo o un presuntuoso affetto da delirio d’onnipotenza.”

    Un filosofo deve dare la sua risposta e argomentarla logicamente. Altrimenti è un artista. Qualcuno diceva che l’arte è una risposta sotto forma di domanda alla domanda qual è il senso del mondo. La filosofia è la stessa risposta, ma sotto forma di affermazione.

    “Pur sostenendo le sue tesi antistataliste radicali sui libri, Rothbard ha forse realizzato una società ancap hic et nunc? Ha conseguito a un risultato di rilievo concreto superiore ad Hayek?”

    Questo è un punto interessante.
    Leggendo i testi di Rothbard degli anni ’70 si percepisce una sua qualche speranza sul fatto che gli anni siano maturi per avere una parte di mondo libertaria. Nella realtà oggi siamo forse ancora più lontani.
    A mio parere il motivo è anche storico: gli USA sono troppo grandi e se mai esisterà un “esperimento” libertario sarà molto piccolo. Quindi i libertari, se vogliono avere una speranza, devono essere in qualche modo indipendentisti, per crearsi una loro “oasi felice”.
    Quindi ti dico che Rothbard ha fallito.
    Ma Hayek ha avuto successo, invece?
    Ho molti dubbi.
    Locke è un pioniere, difficile aspettarsi da un pioniere una filosofia completamente coerente (anche se alla fine Platone lo era).

    “Sul premio Nobel, la questione del nome e dei finanziatori è qua un dettaglio irrilevante, esso c’è come premio reale, i perchè e i per come contano zero a fronte del titolo assegnato ad Hayek.”

    Per me se un premio è una truffa chi lo accetta non fa altro che perpetrare la truffa. E il premio “in memoria di Nobel” della banca di Svezia per me è una truffa.

    “Hayek potrà essere andato in Cile non per turismo ma questo non lo rende complice dei crimini politici di Pinochet.”

    Ripeto: la rete è piena di documenti sul rapporto tra Pinochet e Hayek e non stiamo parlando di banali consulenze. Questo non rende Hayek un assassino, ma lascia molti dubbi in merito alla sua coerenza.
    Poi, per carità, magari “teneva famiglia”…

    “Anche Mises fu finanziato da Rockefeller, e allora pure lui complice del sistema?”

    Stesso discorso di cui sopra.

    “Rothbard insegnò in università pubbliche, percependo soldi a corso forzoso derivanti da tasse, e allora pure lui era al soldo degli Usa?”

    Stesso discorso di cui sopra.

    “Guarda che il ML supporta l’introduzione e la bontà della riforma pensionistica di Pinera”

    Quale ML?!?!?!?!? Chi lo ha deciso?!?!?!?!?!?
    Non penso che il movimento libertario abbia una struttura dirigistica tale da poter “supportare l’introduzione” di una riforma pensionistica.

    “Paragonare una riforma a capitalizzazione con l’Inps fascista dimostri che ne capisci poco di storia e sul tema pensioni.”

    Chi ha mai citato l’INPS?

    “Rothbard da una risposta precisa “un mondo senza Stato” descrivendo poi come funzionerebbero la giustizia dei tribunali, la polizia, e altri servizi privatizzati sul mercato.”

    L’hai già detto, ma non è vero, non è così nei testi. Ripeto: Rothbard da un’ipotesi di funzionamento. Risponde ai dubbi più comuni sull’assenza dello Stato.
    Ma lo fa sempre dicendo “queste sono ipotesi, saranno liberamente i cittadini a regolarsi”. Lo dice e lo ripete continuamente nei suoi scritti.
    La certezza filosofica di Rothbard sta nell’assenza dello Stato e nella salvaguardia della proprietà privata.
    Alla domanda “che mondo vorresti?” risponde “un mondo senza Stato dove viene salvaguardata la proprietà privata”.
    Che è una risposta pulita, chiara e abbastanza semplice per essere compresa da tutti.
    Il resto è un esercizio per chi non accetta l’assenza dello Stato. Serve per fondare un movimento politico? Può darsi. Più che altro serve per dimostrare che un mondo senza Stato è almeno teoricamente possibile e coerente, anche se poi magari il mondo non sarà esattamente come si pensa in teoria.
    Del resto questo discorso vale per qualsiasi teoria filosofica.

    “Poi possiamo anche legittimamente discutere se tale approccio realista di Hayek sia più o meno politico o più o meno utopista di quello di Rothbard, o se esso sia perseguibile o meno; ad ogni modo parliamo di due apprrocci filosofici differenti per metodo ed obbiettivi, e come tali non paragonabili tra loro in uno schematico gioco della torre.”

    Bravissimo, sono completamente d’accordo.
    Qui si tratta di interessi specifici e particolari: tu probabilmente sei più interessato allo studio dell’economia e giustamente vieni più affascinato da Hayek, dalla teoria ciclo economico, dal free banking e dal free money.
    Per me sono discorsi fini a se stessi, che per quanto interessanti non mi danno nessuna risposta ad una banalissima domanda: se potessi cambiare il mondo ad uno schioccare di dita, cosa farei?

    “Rothbard amava sparare a zero sui suoi possibili contendenti-rivali libertari, ma non era uno stupido e sapeva anche come appropriarsi di spunti presi da questi laddove usabili per le sue argomentazioni.
    Non a caso, se “tutti hanno diritto di vivere in uno Stato socialista se lo scelgono liberamente per farsi una vacanza”, anche se poi dura poco, è una affermazione utilitarista.
    Non formula spiegazioni morali a tale scelta, quanto semmai descrive un dato di preferenza utilitaria delle persone.”

    Non sono d’accordo: Rothbard sostiene banalmente che se alcune persone decidono liberamente di vivere in una comunità socialista è liberissimo di farlo. È una scelta utilitaristica? No, è una scelta morale. Sappiamo che lo Stato è inefficiente – lo sanno anche i socialisti – quindi chi deciderebbe liberamente di vivere in una comunità socialista? Se la scelta fosse utilitaristica, solo chi non fa un cazzo, perché per chi lavora non è conveniente. Ma se nessuno lavorasse la comunità socialista non potrebbe esistere.
    Invece chi lavora e sceglie di farlo in una comunità socialista lo fa solo per una scelta morale, non utilitaristica.

    Riguardo al botta-risposta North-De Soto non ho nulla da aggiungere perché sottoscrivo ogni parola di North.

    Riguardo alle scuole di economia… ma che te devo dì, per me è una questione interna tra economisti per fare “squadre” l’una contro l’altra. Al pubblico causa solo una grandissima confusione.
    E una noia infinita.

    Gli economisti non comandano forse il mondo, almeno non da soli, ma hanno un’influenza politica totalmente fuori luogo e senza senso.
    Soprattutto se si pensa che sono l’ennesimo gruppo di persone che vuole governare, regolamentare o addirittura pianificare il lavoro senza aver mai lavorato un secondo nella vita.
    Ovviamente questo non vale per gli austriaci, ma – diciamocela tutta – agli occhi della gente comune sembrano semplicemente una squadra tra le tante.
    Il messaggio di rottura fa fatica ad arrivare.

    • firmato winston diaz
      Rispondi

      Secondo me la questione e’ molto piu’ semplice: Rothbard vede che la posizione utilitaristica, alla fine, porta, o puo’ portare, allo Stato, sebbene _forse_ non lo Stato totalmente socialista-pianificato, ma dipende appunto dai personali giudizi. Quindi, ipotizza che solo un imperativo morale possa portare nella direzione, contraria, da lui auspicata, un imperativo morale che secondo lui pero’ e’ universale e deducibile, agostinianamente appunto, dall’uso della ragione! Una stronzata, probabilmente, sebbene utile a fornire le armi ideologiche ad un esercito con qualche speranza di vittoria. Infatti resta sempre il paradosso di fondo che descrivi: l’uomo vede come utile cio’ che valuta positivamente (e tale valutazione ha sempre una forte componente, come dici sopra, di preferenza “etica”, attinente al libero arbitrio, alla “libera” scelta – “voglio” e “ritengo utile” sono inestricabilmente intrecciati, mi pare fosse mises a dire che l’azione umana e’ SEMPRE razionale, cioe’ per l’uomo e’ razionale seguire le sue preferenze anche quando sono solo emotive e lo sa).
      Non per niente il testo sulla morale di Kant, era intitolato alla “ragion _pratica_” ;)

      Comunque, tornando appunto alla situazione pratica, cio’ che ha senso e’ agire in pratica (politicamente) per cercare di portare a casa qualcosa secondo le proprie convinzioni, la democrazia parlamentare offre uno spazio per farlo, necessariamente accordandosi con qualcuno (la politica dovrebbe servire a mettere d’accordo… senza partire in guerra l’un contro l’altro armati), incaponirsi sulla abolizione dello Stato, quando forse nella sua espressione democratica attuale e’ l’unica cosa che possa servire ad ottenere qualcosa (bestemmia!!!), serve solo a evitare di doversi confrontare con la ritenuta amara realta’. (e secondo me ha pure l’effetto contrario, ha l’effetto di Casarini da Vespa, e se non dovesse averlo, vuol dire solo che ci si sta avvicinando alla bastiglia e alle ghigliottine: non molto libertario, in pratica)

  • Marco Tizzi
    Rispondi

    @ Winston

    “un mondo senza Stato”

    Temo che l’unico modo per ottenerlo sia cambiargli nome.
    Cosa di cui i filosofi sono maestri.”

    Allora chiediamoci: cos’è lo Stato? Secondo me aveva ragione Weber: lo Stato è il monopolio della violenza.
    Purtroppo il nazistello ante litteram tanto amato dal nostro ex premier lo diceva in ottica positiva.

    Quindi possiamo cominciare a dire che se non esiste il monopolio della violenza non c’è lo Stato. Attenzione però: non c’è una sola anarchia. Tra l’anarchia di Emma Goldman e quella di Rothbard c’è un abisso e quell’abisso si chiama “proprietà privata”.

    Certo, il rischio che la violenza passi dal monopolio di uno al monopolio di un altro c’è. Nessuno ha mai detto che una comunità anarchica sia una cosa semplice da creare e che sia semplice viverci.
    Per contro, chiediamocelo sinceramente: che alternative abbiamo?
    L’unica alternativa che vedo oggi, sinceramente, è abbassare la testa e subire.

    • firmato winston diaz
      Rispondi

      “Certo, il rischio che la violenza passi dal monopolio di uno al monopolio di un altro c’è.”

      Non e’ nemmeno detto che senza tale monopolio (cioe’ in un luogo dove la violenza sia esercitata policentricamente e in modo quindi prevedibilmente ancora piu’ arbitrario, dove c’e’ la guerra per bande, per dire) si stia meglio, non mi risulta in pratica.
      Alla fine, dove c’e’ diversita’ (incolmabile) di opinioni, e la natura umana, come la natura tout court, cerca in tutti i modi la diversita’ di opinione, cerca la la differenziazione, la cosa migliore sarebbe piantare in asso tutti e potersene andare da un’altra parte. Ma quando ci si e’ costruita una vita, per quanto precaria, in un posto, non e’ cosi’ semplice ne’ gratuito.

  • Pedante
    Rispondi

    winston diaz:
    “Non e’ nemmeno detto che senza tale monopolio (cioe’ in un luogo dove la violenza sia esercitata policentricamente e in modo quindi prevedibilmente ancora piu’ arbitrario, dove c’e’ la guerra per bande, per dire) si stia meglio, non mi risulta in pratica.”

    Che l’arbitrarietà della violenza sia minore in un regime di monopolio di protezione non è scontato. La criminalità o perfino le guerra tra cosche continua a esistere nonostante lo Stato, ma i mezzi per l’autodifesa sono fortemente circoscritti e perciò meno efficaci.

    • firmato winston diaz
      Rispondi

      @pedante
      “Che l’arbitrarietà della violenza sia minore in un regime di monopolio di protezione non è scontato.”

      Direi di si’, dove non c’e’ un predominio chiaro e netto, c’e’ lotta per ottenerlo, e la violenza in quel caso e’ di un tipo che risponde a piu’ sistemi di legge diversi. La pace si ha quando una forza (che di norma nelle nostre strutture statuali e’ impersonata da un sistema di Leggi) e’ preponderante al punto da essere indiscutibile e impossibile da affrontare senza sconfitta sicura, ad esempio in uno Stato come il nostro.

      “La criminalità o perfino le guerra tra cosche continua a esistere nonostante lo Stato”

      Coesistono, ma sono inversamente proporzionali: Stato e cosche sono poteri in concorrenza.

      “ma i mezzi per l’autodifesa sono fortemente circoscritti e perciò meno efficaci.”

      Trova qualcuno, persona od organizzazione mafiosa o Stato come sistema di Leggi, che affermi che la sua non e’ solo autodifesa. Ogni sistema si autodifende. Dire che i mezzi per l’autodifesa sono circoscritti equivale a dire che esiste un potere preponderante che nella autodifesa ha avuto piu’ successo dei suoi concorrenti. Tutti si autodifendono, ma ognuno secondo il suo sistema di valori e/o leggi.

  • Pedante
    Rispondi

    Fusari:
    “No, non è caricaturale, dal rinascimento sino alla 1° guerra mondiale, le signorie e in seguito le monarchie europee pur essendo tutte imparentate tra loro si son fatte la guerra tra loro per alleanze e successioni, ergo per interessi contrapposti benchè analoghi.”

    Non intendevo riferirmi solo al caso dell’aristocrazia. La situazione della classe regnante è ulteriormente complicata dal fatto che spesso non è neanche della stessia etnia dei governati. Nonostante questa complicazione, la storia millenaria della monarchia come istituzione è una testimonianza del potere dei vincoli di sangue.

  • Pedante
    Rispondi

    @Winston Diaz:
    “Stato e cosche sono poteri in concorrenza.”

    Oppure lavorano in combutta contro il resto della società. Per quel che vale, credo nella libera concorrenza anche tra sistemi legali alternativi.

    • firmato winston diaz
      Rispondi

      @pedante:
      “Credo nella libera concorrenza anche tra sistemi legali alternativi”

      Vai a Palermo,e la trovi: peraltro, forse in effetti hai ragione, e’ meglio che nel resto dell’italia ;)

  • Guido Cacciari
    Rispondi

    Ecco un articolo fondamentale di filosofia del diritto.
    Viene quivi considerato “diritto” solo il diritto negativo, e per tale ragione si escluderebbe da tale definizione l’assistenza sanitaria.
    Non viene però giustificato sufficientemente l’origine della premessa.
    Si ritiene che i diritti negativi sarebbero gli unici a venire “condivisi da tutti”, ma al contempo si premette che escludere l’assistenza sanitaria non sarebbe condivisibile. Rispetto alle conclusioni, ne risulta un paradosso.

    Tale paradosso è superabile se riparte dal criterio di condivisibilità universale, ed accettando quindi che la solidarietà sia un istinto sociale naturale, e che quindi la società possa organizzarsi per poterlo soddisfare. Il problema conseguente che si pongono i filosofi giusnaturalisti è come tale organizzazione possa escludere l’arbitrio politico ed i conseguenti rischi per l’isonomia del diritto. Oltre al sistema di autosorveglianza mediante separazione dei poteri partorito da John Locke, oltre alla sorveglianza mediante i meccanismi democratici diretti che si associano spontaneamente al giusnaturalismo, Hayek propose la forma negativa della norma. Il che non sarebbe poi così difficile da attuare, anche in caso di assistenza sanitaria.

    L’importante è rifarsi, come detto al principio di condivisibilità. E per poterlo perseguire, basta rifarsi al caso semplice, ovvero al comportamento di un “gruppo di amici”. Immaginiamo un gruppo di amici, riuniti per una situazione qualunque, ad esempio per una gita. E’ naturalmente istituita una cassa per le spese comuni. La sorveglianza reciproca, la separazione dei poteri, la democrazia diretta e la negatività della norma istintuale sono immediatamente riconoscibili in questo modello in scala di organizzazione sociale. Cosa succede se uno degli amici si storce una caviglia? Bè, nulla di grave se può far fronte alle cure relative. Ma se non si potesse curare per insufficienza economica? Semplice. Gli amici gli prestano il necessario per quello scopo.

    Ora, l’approccio per “buoni”, ovvero elargizioni solidaristiche in denaro anziché prestazioni pubbliche dirette, fu proposto anni fa da Friedman. Ciò che nessuna ha mai pensato invece è la forma del prestito d’onore pubblico ai fini sanitari. Esiste ai fini accademici, non si capisce perché non esista per quelli inerenti la salute, ben più importanti.

    Ecco espresso in modo coerente l’istinto naturale solidaristico in diritto negativo. Mi chiedo solo perché nessuno non l’abbia mai teorizzato in una logica coerente.

Lascia un commento

Inizia a digitare e premi Enter per effettuare una ricerca