In Anti & Politica, Economia, Istruzione, Libertarismo, Saggi

ROTHBARDDI GARY NORTH

Reality Check

La Scuola Austriaca di economia del XX secolo fu dominata dalla figura di Ludwig von Mises. Morì nel 1973 ed i suoi seguaci si divisero in due campi principali: i Rothbardiani ed i Lachmanniti. Adottarono filosofie e strategie rivali.

La strategia principale dei Lachmanniti è quella di passare di ruolo in un’università. La strategia principale dei Rothbardiani è quella di convincere l’opinione pubblica sulla verità della libertà economica.

Un insegnante di ruolo non ha bisogno di pubblicare più nulla, verrà pagato solo per presentarsi in classe. Il numero di classi in cui insegnerà diminuirà e sarà immune dal licenziamento. Questo è il sogno del burocrate che si avvera.

La ricerca del ruolo evira le persone, le trasforma in castroni intellettuali. Devono accontentare i burocrati di ruolo che distribuiscono Il Premio. L’obiettivo di ogni dipartimento accademico è la mediocrità al suo interno; gli scrutinatori non vogliono assumere nessuno che li possa far fare una brutta figura, facendoli apparire scadenti nella migliore delle ipotesi. Inoltre non vogliono assumere nessuno di talmente incompetente su cui l’amministrazione dell’università possa intervenire per indagare. Il requisito per il ruolo è chiaro: non agitare le acque. Colui che riesce a conformarsi a questo motto abbastanza a lungo è probabile che diventerà di ruolo, anche se in questi giorni quasi nessuno lo è. I bei vecchi tempi stanno svanendo.

Coloro interessati a divenire di ruolo sono alla ricerca di una carriera senza rischi, in cui riceveranno salari molto al di sopra del mercato, ma saranno immuni alle forze di mercato. Divenire di ruolo è il sogno di ogni burocrate e le persone intelligenti vengono attirate in una vita di irrilevanza ben stipendiata. Scrivono documenti corti ed inutili affinché vengano pubblicati su riviste che nessuno legge, se non in delle note a piè pagina.

Inoltre, crea invidia su larga scala diretta contro coloro che hanno raggiunto una certa rilevanza al di fuori del bozzolo delle sale universitarie.

L’INFLUENZA DI MURRAY ROTHBARD

All’interno del gruppo di economisti della Scuola Austriaca in possesso di dottorato, c’è la figura centrale di Rothbard. Il gruppo è diviso in due campi: un campo basa fortemente il suo pensiero sugli scritti di Murray Rothbard; l’altro campo è consapevolmente contrario a quasi tutto quello che scrisse, e fa tutto il possibile per dimostrare che egli non è il “loro” uomo. Questa divisione ebbe inizio 40 anni fa, e si è radicata sin da allora.

Non era così 50 anni fa. Nell’estate del 1963, iniziai uno stage estivo presso il think tank libertario William Volker Fund. Aveva da poco cambiato il suo nome in Center for American Studies. Venivo pagato $3800 dollari al mese (in denaro di oggi) per sedermi e leggere libri, in un tempo in cui non c’erano imposte sul reddito per le persone in quella fascia di reddito. Fu il miglior lavoro che abbia mai avuto.

Quell’estate lessi tutti e tre i libri di Rothbard, che erano stati stampati da meno di un anno. Il primo era la sua tesi di dottorato, The Panic of 1819. Il secondo era il suo opus magnum, Man, Economy, and State. Il terzo era La Grande Depressione, che si concentrava sulla gestione di Herbert Hoover e non su quella di Franklin Roosevelt. Probabilmente fui il primo, in quella che può essere definita la terza ondata di Misesiani, a leggere tutti e tre i libri di Rothbard.

Il primo gruppo di seguaci di Mises era formato da quelli che negli anni ’20 vennero convertiti dal socialismo. Tra questi c’erano F.A. Hayek, Wilhelm Roepke e Lionel Robbins. La seconda ondata – più come una corrente ondulata – fu la generazione di Rothbard, che ebbe inizio nei primi anni ’50 e includeva Hans Sennholz e Israel Kirzner; infine, la terza era la mia generazione. Ci riunimmo tutti in un meeting tenutosi a South Royalton, Vermont, nel 1974.

LACHMANN vs. ROTHBARD

Nel corso della riunione nel Vermont, la divisione è diventata visibile. Fu una divisione tra Rothbard, che partecipava alla riunione, ed un membro della prima generazione, Ludwig Lachmann, un professore d’economia un po’ oscuro proveniente dal Sud Africa. Aveva scritto un paio di articoli negli anni ’30 e ’40, ma non aveva mai scritto un libro di rilevanza significativa. Credeva che il caos economico quasi totale fosse la base della teoria economica. Non sto esagerando, la chiamò percezione caleidoscopica. Il suo esempio di imprenditorialità economica si basava su un caleidoscopio: i bambini ci guardavano dentro, ruotavano la base e vedevano modelli in continua evoluzione, ma senza senso. Credeva davvero che questa fosse la base dell’imprenditorialità. Era anche il peggior oratore che abbia mai sentito, e ne ho sentiti molti.

Rothbard riteneva che la teoria economica dovesse basarsi su una serie di assiomi e corollari, questo era il punto di vista originale di Mises e Rothbard vi rimase fedele. Credeva nella razionalità economica come base della comprensione del mondo delle azioni. Applicò poi la teoria dell’azione umana di Mises all’economia ed alla politica. Non credeva che si potessero usare i fatti economici per confutare la teoria, ma sicuramente credeva che si potessero usare i fatti economici per illustrare la teoria. Questo lo rese unico nel campo dei seguaci di Mises, perché applicò implacabilmente le categorie dell’azione umana di Mises alla politica, al mondo accademico, alla politica estera, alle guerre e alle cospirazioni volte ad ottenere il controllo del potere politico. Pertanto, credeva nelle cospirazioni.

Per il mondo accademico moderno, una teoria della cospirazione ha più o meno lo stesso effetto che aveva un crocifisso su Dracula di Bela Lugosi.

Grazie a questa applicazione della teoria di Mises a tutte le aree della politica moderna, Rothbard si guadagnò il rispetto di persone intelligenti al di fuori del mondo accademico le quali vedevano oltre le illusioni di grandezza e indipendenza che tendono a colpire coloro che sono invece al suo interno. Al contrario, quei seguaci Lachmanniani di Mises che si trovano all’interno del mondo accademico, tronfi di importanza mutuata dai loro coetanei di quello stesso mondo, consideravano Rothbard come lo stronzo nella ciotola del punch. Se Rothbard aveva ragione, allora quasi tutto quello che stavano facendo o era irrilevante o peggio.

Rothbard si ritrovò anche in facoltà di scuole finanziate con le tasse, ma non ne ricavò mai alcun supporto ideologico. Non ottenne mai credito all’interno della comunità accademica. Beh, forse non tanto. Il suo libro, The Panic of 1819, che si tratteneva retoricamente a differenza di tutto il resto che scrisse, ricevette recensioni favorevoli perché si trattava di una tesi di dottorato. Fu la prima e l’ultima volta che ricevette recensioni favorevoli in pubblicazioni accademiche. Nel 1963 i recensori non sapevano chi fosse, e non sapevano che cosa rappresentasse. Una volta pubblicata La Grande Depressione, arrivò la fine della sua carriera accademica.

Rothbard era apertamente un sostenitore delle cospirazioni nella storia. Credeva che i ricchi ed i potenti si riunissero in segreto e tracciassero deliberatamente modi di catturare il potere politico, al fine di perseguire i loro scopi. Usano il potere politico proprio perché non sono in grado di competere efficacemente nel mercato libero. Hanno bisogno dello stato affinché interferisca con la libera concorrenza di mercato e protegga le loro posizioni.

Rothbard era anche ostile ad ogni forma di riserva frazionaria. Credeva che si trattasse di una forma di furto. Introducendo questo elemento morale nella discussione sulle banche centrali, e sul sistema bancario a riserva frazionaria, Rothbard fece inorridire gli accademici. Per loro era inconcepibile che qualcuno potesse sollevare una questione morale per quanto riguardava il funzionamento di un’istituzione tecnocratica, apparentemente neutrale, come la banca centrale. A loro parere, la sua tesi secondo cui la Federal Reserve era il prodotto di una cospirazione politica elitaria il cui obiettivo era quello di derubare la popolazione, equivaleva ad incolpare di questa cospirazione dei banchieri internazionali ebrei. Non avrebbero sopportato una cosa del genere.

Nella misura in cui Rothbard veniva considerato un portavoce della Scuola Austriaca, alcuni economisti di questa scuola (che erano a libro paga dell’establishment accademico americano) volevano disperatamente allontanarlo dalla loro figura. Se la comunità accademica avesse sospettato che qualcuno come Rothbard rappresentava la Scuola Austriaca, non avrebbero più potuto pubblicare i loro articoli su riviste accademiche di terza qualità.

Nessuno di loro ha mai ricoperto un posto universitario di alto livello, il che significa nella Ivy League scuola o istituto analogo. Per entrare in una di queste scuole, è necessario rinunciare a sostenere le idee di Mises e questo era un requisito non ufficiale nei dipartimenti di economia alla fine degli anni ’40 e ’50. Le due figure principali che riuscirono ad ottenere posizioni di alto livello, Fritz Machlup e Gottfried Haberler, avevano abbandonato il loro sostegno iniziale alla Scuola Austriaca. Questo era il quid pro quo e veniva pagato. Nel Regno Unito, Lionel Robbins entrò nella London School Economics negli anni ’30, così come Hayek, ma dopo la rivoluzione di Keynes dovette rinunciare pubblicamente al suo libro, The Great Depression, il quale era esplicitamente scritto seguendo i principi economici Austriaci. Hayek venne bandito dal dipartimento di economia a Chicago. Non soddisfaceva i loro standard accademici sempre più neutri e rigorosi. Insegnò gratuitamente alla Committee on Social Thought. Il suo stipendio venne pagato dal Volker Fund.

Questo è il gioco accademico che si svolge alle alte sfere, ed i Lachmanniani lo sanno. Devono cercare assunzioni in scuole di livello inferiore, ma il denaro è buono e quindi si adeguano. Occasionalmente possono parlare di Mises nelle loro note a piè pagina, ma raramente invocano i suoi scritti originali per difendere le loro posizioni. Non lo citano come autore autorevole, preferiscono i nuovi approcci – approcci che sono metodologicamente più accettabili, o almeno esteticamente accettabili, per i redattori di riviste accademiche Keynesiane di terza qualità. Ignorano Rothbard o lo respingono. Non citano i suoi scritti.

Hanno in comune una cosa: quasi nessuno ha mai sentito parlare di uno di loro. All’interno del mondo accademico Keynesiano, sono poco conosciuti. All’interno del mondo accademico dell’economia di libero mercato, dominato da economisti della Scuola di Chicago, possono essere accarezzati sulla testa e venire invitati a far parte di un gruppo in una conferenza accademica. Possono essere autorizzati a dire qualche parola in risposta all’oratore principale in una delle sessioni meno significative. Ma rimangono per lo più invisibili ai loro coetanei.

Questo li infastidisce. Ma quello che li infastidisce ancora di più è che il Mises Institute e LewRockwell.com siano Rothbardiani. Questi due siti ricoprono posizioni molto alte nei vari siti di ranking. Infatti il loro traffico è enorme. La Scuola Austriaca è nota al grande pubblico solo attraverso i siti influenzati da Rothbard.

I professori di ruolo della Scuola Austriaca in scuole di terza qualità non hanno alcuna influenza all’interno della gilda accademica, e sono sconosciuti al di fuori del mondo accademico. Essi ritengono che Lachmann fosse un vero misesiano, eppure quasi nessuno ha mai sentito parlare di Lachmann. Se non fosse per alcuni libri non caleidoscopici di Lachmann disponibili gratuitamente nella sezione “Literature” del Mises Institute, nessuno avrebbe mai sentito parlare di lui al di fuori del mondo accademico. Questi professori hanno lavorato nell’ombra – nella misura in cui lavorano i professori universitari – per tutta la loro vita accademica, e hanno poco da mostrare. Rothbard ha avuto il grande merito di aver tramandato i pensieri di Mises alla terza generazione, e da questa a quelle che seguiranno.

MISES SU ROTHBARD

Mises disprezzava il gioco accademico. Anche lui lavorò per quasi un quarto di secolo in un’università di terza qualità come professore “in visita” non retribuito. Era considerato un folle dai suoi colleghi. Il Volker Fund e altri donatori pagarono il suo stipendio. Nessuno nel mondo accademico o tra il grande pubblico sapeva chi fossero i suoi colleghi di dipartimento. Non lasciarono alcuna traccia, lui invece sì.

Nel 1962 Mises consigliò Man, Economy and State, mentre sdoganava (come esercizio di futilità intellettuale) il gioco accademico degli economisti.

La maggior parte dei Lachmanniti è troppo giovane per aver letto il New Individualist Review, che è stata una pubblicazione studentesca dell’Università di Chicago dal 1961 al 1968. La comprai fin dalla sua prima pubblicazione e il Liberty Fund finanziò un’edizione rilegata di tutte le uscite. I suoi articoli sono online.

Nell’uscita dell’autunno 1962, Mises buttò giù una recensione del libro Man, Economy and State. Ecco ciò che scrisse:

Gli scritti economici degli ultimi decenni forniscono un triste resoconto del loro continuo deterioramento e degrado. Anche un confronto tra le recenti pubblicazioni di molti autori più anziani con i loro scritti precedenti, mostra un declino in stadio avanzato. I pochi, pochissimi, contributi buoni che sono venuti fuori nella nostra epoca sono stati etichettati come antiquati e reazionari dagli economisti del governo, boicottati dalle università, dalle riviste accademiche e dei giornali, e ignorati dal pubblico.

Speriamo che il destino del libro di Murray N. Rothbard, Man, Economy and State (Princeton: D. Van Nostrand, 1962), sarà diverso.
Per tutti gli anti-Rothbard questa è una pillola amara. In realtà è stata molto più amara.

In ogni capitolo del suo trattato il Dr. Rothbard, adottando il meglio degli insegnamenti dei suoi predecessori ed aggiungendoci osservazioni molto importanti, non solo sviluppa una teoria corretta, ma non è meno ansioso di confutare tutte le obiezioni sollevate contro queste dottrine. Egli espone le fallacie e le contraddizioni dell’interpretazione popolare degli affari economici. . . .
Poi Mises commise l’imperdonabile: definì gli economisti accademici come una rbanda di ciarlatani — ciarlatani che è meglio ignorare. “Il principale problema politico del nostro tempo è che la maggior parte dei nostri contemporanei, masse di semi-barbari guidate da sedicenti intellettuali, ignora del tutto quello che l’economia ha portato avanti.” Allora qual è la strategia migliore? Fare quello che si rifiutano di fare: portare queste idee alla gente.

Se vogliamo evitare la distruzione della civiltà occidentale e la ricaduta nella miseria primitiva, dobbiamo cambiare la mentalità dei nostri concittadini. Dobbiamo far capire loro quello che devono alla tanto denigrata “libertà economica,” al sistema della libera impresa ed al capitalismo. Gli intellettuali e coloro che si definiscono istruiti devono utilizzare le loro facoltà cognitive ed il ragionamento per confutare le varie concezioni erronee riguardo i problemi sociali, politici ed economici e per diffondere una corretta comprensione del funzionamento dell’economia di mercato. Devono iniziare a familiarizzare con tutte le problematiche inerenti affinché possano insegnare anche a coloro che ancora sono accecati dall’ignoranza e dalle emozioni. Devono imparare ad acquisire la capacità di illuminare le menti ancora fuorviate.

I nostri contemporanei più importanti sbagliano se credono che l’economia possa essere lasciata in mano a degli specialisti così come i diversi settori della tecnologia possono essere tranquillamente lasciati nelle mani di coloro che hanno fatto di tale materia la loro vocazione. Le questioni relative all’organizzazione economica della società sono affari che riguardano ogni cittadino. Padroneggiarle al meglio delle proprie possibilità è un dovere di tutti.

Un libro come Man, Economy and State offre ad ogni uomo intelligente la possibilità di ottenere informazioni affidabili riguardo le grandi controversie e conflitti della nostra epoca. Non è certo di facile lettura e richiede uno sforzo massimo della propria attenzione. Ma non ci sono scorciatoie per la saggezza.

http://mises.org/efandi/ch36.asp

Mises suggerì chiaramente che i suoi discepoli evitassero la strategia dei discepoli di Lachmann: considerare importante il mondo accademico nella lotta per la libertà. Rothbard fece suo questo consiglio e non pubblicò più nulla in una rivista accademica dopo il 1962. Invece scrisse bollettini informativi e libri leggibili. Grazie al Web, questa strategia ha dato i suoi frutti in modo spettacolare.

Invece i discepoli di Lachmann sono sconosciuti ai navigatori del Web che hanno esplorato il Mises.org e LewRockwell.com. Il Mises Institute ha come minimo sei volte il traffico del sito web American Economic Review, uno dei magazine accademici più prestigiosi nel campo. Questi professori possono pretendere di esercitare la loro influenza solo all’interno dei padiglioni universitari. Ma gli economisti che abitano in quelle sale, oggi sono molto più fedeli al settore bancario centrale e ai deficit federali di quanto non lo fossero nel 1962. In breve, i Lachmanniti non hanno alcuna influenza e non ne hanno mai avuta.

L’influenza di Rothbard sta crescendo. Anche all’interno delle frange del mondo accademico, la sua influenza sta crescendo molto più rapidamente della reputazione dei Lachmanniti. Ha scritto in modo chiaro e persuasivo, ha scritto in inglese e ha scritto su una vasta gamma di argomenti che rivestono un’importanza fondamentale. Non ha scritto per coloro che gli avrebbero potuto garantire un posto di ruolo. Ha scritto per quel pubblico suggerito da Mises: gli elettori intelligenti.

Nel frattempo, i Lachmanniti si siedono in silenzio, guardano fisso nei loro caleidoscopi e li ruotano nella speranza di uscirsene con una sola idea importante che possa riformare il mondo accademico. Fin qui, niente.

Ma la paga è buona.

CONCLUSIONE

La battaglia per le menti degli uomini non sarà vinta nelle sale universitarie. I giovani professori in cerca di un posto di ruolo alzeranno il loro dito nel vento accademico e poi decideranno da che parte andare.

Non sarà in direzione di Ludwig Lachmann, il filosofo poco conosciuto del percorso caleidoscpico senza meta e della percezione creativa casuale.

La battaglia sarà vinta o persa fuori dai campus.

[*] traduzione di Francesco Simoncelli

Post suggeriti
Commenti
  • Ciccio Addamurì
    Rispondi

    Mi pare un convegno di psicanalisti con faida annunciata tra freudiani e junghiani.

Lascia un commento

Inizia a digitare e premi Enter per effettuare una ricerca