In Saggi

BASTIATLETTI PER VOI

 “…per altri, l’uomo viene posto come una fonte originaria di autorità dinanzi alla autorità subordinata dello Stato, onde per premunirsi contro lo Stato totalitario, potrebbe finire per menomare e danneggiare lo Stato democratico. Muovendo dal principio dell’autonomia della persona umana (preferirei alla parola «autonomia» la parola «libertà») si potrebbe passare all’autonomia della famiglia, all’autonomia della regione e così via via smobilitare o quasi menomare l’autorità dello Stato e trasferirla in altre mani”.

PRESIDENTE (TUPINI – DC): Ricordo che nella precedente riunione, a conclusione della lunga discussione avvenuta, fu dato incarico ai colleghi La Pira e Basso di concretare in due articoli il risultato acquisito nella discussione. I relatori hanno così formulati i due articoli:

« Art. 1 — La presente Costituzione, al fine di assicurare l’autonomia e la dignità della persona umana e di promuovere ad un tempo la necessaria solidarietà sociale, economica e spirituale, in cui le persone debbono completarsi a vicenda, riconosce e garantisce i diritti inalienabili e sacri all’uomo, sia come singolo sia come appartenente alle forme sociali, nelle quali esso organicamente e progressivamente si integra e si perfeziona».

« Art. 2 — Gli uomini, a prescindere dalla diversità di attitudini, di sesso, di razza, di classe, di opinione politica e di religione, sono uguali di fronte alla legge ed hanno diritto ad uguale trattamento sociale. È compito della società e dello stato, eliminare gli ostacoli di ordine economico-sociale che, limitando la libertà e l’uguaglianza di fatto degli individui, impediscono il raggiungimento della piena dignità della persona umana ed il completo sviluppo fisico, economico e spirituale di essa».

Pongo in discussione l’articolo 1°, pregando i colleghi di non preoccuparsi troppo di questioni formali, e di limitare le loro osservazioni alla sostanza.

[…]

DOSSETTI (DC): Ritengo che con l’espressione proposta si voglia sottolineare in maniera energica l’obbligo della solidarietà sociale e il parallelismo, ai fini della Costituzione, tra il fine di garantire l’autonomia e la dignità della persona umana e quello di promuovere la necessaria solidarietà sociale. Sono questi due obbiettivi ai quali va attribuita una pari importanza. […] […]

MERLIN UMBERTO (DC): Non trovo molto appropriata la parola «inalienabili», riferita ai diritti. A prescinderò dal sapore mercantile della parola, sarebbe opportuno usare l’aggettivo adoperato in altre Costituzioni e, se non erro, in quella dell’89, cioè dire «diritti naturali e sacri dell’uomo». Quando si adopera la parola «naturali» si dice di più, e vi è poi nel termine «sacro» il concetto della inalienabilità.

MARCHESI (PCI): Faccio una breve dichiarazione che potrà considerarsi anche come dichiarazione di voto.
Ricordo che nella precedente seduta si parlò dell’uomo come di qualche cosa di assoluto e di perfetto, cui si deve conformare lo Stato. Quest’uomo così concepito è un mito, oppure è il prodotto di una grazia divina. Ma l’uomo, cioè l’uomo politico, l’uomo civile, è un essere sociale il quale va acquistando, di fronte all’instabilità delle leggi scritte, una certa coscienza del diritto naturale, universale e nello stesso tempo, l’idea di una suprema giustizia primitiva, sacra ed eterna. Per lui tale coscienza si forma nell’ambito della stessa vita sociale, si forma nella realtà empirica degli organismi storici; per altri, l’uomo viene posto come una fonte originaria di autorità dinanzi alla autorità subordinata dello Stato, onde per premunirsi contro lo Stato totalitario, potrebbe finire per menomare e danneggiare lo Stato democratico. Muovendo dal principio dell’autonomia della persona umana (preferirei alla parola «autonomia» la parola «libertà») si potrebbe passare all’autonomia della famiglia, all’autonomia della regione e così via via smobilitare o quasi menomare l’autorità dello Stato e trasferirla in altre mani.
[…].
[…]

LOMBARDI GIOVANNI (PSI): Non sono d’accordo né sulla sostanza né sulla forma del proposto articolo, perché gli sembra che in esso si affermi cosa contraria alla storia. Non posso sottoscrivere l’affermazione che la legge debba promuovere la solidarietà sociale. Una simile locuzione non è ammissibile, salvo che tutto il mondo non diventi una classe sola; finché vi saranno varie classi sociali la solidarietà resterà un nome vago.
È vero che nel 1700, in un’epoca cioè anteriore alla Rivoluzione francese, fu scritto da Federico Bastiat un libro sulle armonie economiche, ma io non posso sottoscrivere un errore storico o sociologico di tale importanza. Rilevo che se si dovessero fare affermazioni di principi sociali, si dovrebbe consentire alla minoranza di specificare quello che intende per solidarietà sociale. Nella legge non è possibile togliere i contrasti che sono nella storia stessa e ne sono quasi il motore essenziale. Tutti ricordano che senza la lotta tra patrizi e plebei il diritto romano non sarebbe mai nato. Quindi una lotta tra quelli che detengono, male o bene, la ricchezza e gli altri che lavorano ci sarà sempre finché il mondo esisterà. Attenuare questa lotta, rendere possibile alle vittime di vivere, sarà grande conquista ed è quello cui i socialisti tendono; ma parlare di solidarietà sociale in un mondo quale quello di oggi, mi sembra inopportuno.
Desidererei pertanto, per gli articoli in esame, una dizione che eliminasse tutte le insinuazioni cui potrebbe dar esca la formula proposta.
Avrei preferito quindi che fosse formulato un articolo solo, fondendo il primo ed il secondo, con la seguente dizione: « La presente Costituzione è dettata al fine di assicurare l’autonomia, la libertà, e la dignità della persona umana sia come singola, sia in tutte le sue manifestazioni sociali, morali e politiche, senza distinzione di sesso, di razza, di classe, di opinione politica, di religione ».
In questa unica dizione si colgono – a suo avviso – i vari concetti giuridici senza fare affermazioni di principio.

BASSO (PSI), Relatore: I due articoli studiati non mi soddisfano completamente, ma sono frutto di sforzi per realizzare un massimo possibile di intesa. Voglio difendere la formulazione proposta avendo con essa superato anche le mie obiezioni. Ma se qualche modificazione dovesse esservi introdotta, mi prenderei la libertà di tornare su altre proposte.
[…] Per quel che riguarda la proposta dello onorevole Marchesi dì sostituire la parola «libertà» a quella di «autonomia», mi rimette a quanto vorranno decidere i colleghi. Se l’onorevole La Pira è d’accordo, sono disposto ad accettare tale emendamento.
Sono nettamente contrario alle proposte degli onorevoli Merlin e Lombardi. La proposta dell’onorevole Merlin riporta a discussioni già fatte: essa richiama la dizione che fu inserita nella Costituzione francese del 1789. Ma c’è da osservare che, a distanza di un secolo e mezzo, dopo un così grande progresso culturale, giuridico e sociale, questi concetti debbono ormai considerarsi superati.
La parola « inalienabili » è quella del progetto della Costituzione francese, concordato tra i rappresentanti comunisti, socialisti e del movimento repubblicano popolare. Per lui è la sola espressione accettabile. Mi opporrò se sarà introdotta la parola «naturali».
Sono poi in posizione antitetica a quella del collega Lombardi, che vuol sopprimere il concetto di solidarietà sociale nel capoverso del secondo articolo. L’onorevole Lombardi ha fatto riferimento a Bastiat, ma errò nel collocarlo prima della Rivoluzione francese, essendo questo autore vissuto nei primi dell’ottocento. Le sue espressioni provengono da un liberismo che negava questo concetto, mentre poi Proudhon riaffermò il principio della solidarietà.
Ritengo che parlando di «solidarietà sociale» non si dica un’ingenuità. Non intendo affermare che, in concreto, non ci saranno lotte di classe, ma il dovere della Costituzione è quello di mirare ad un massimo sforzo di solidarietà sociale. Vi sono dei diritti che derivano dal principio della libertà ed altri che derivano dal principio della uguaglianza e della solidarietà sociale. Si tratta di uno sforzo verso la solidarietà sociale, in senso anti-individualista. Se si toglie questo, si rompe l’equilibrio che deve esservi tra l’esercizio degli antichi diritti della persona e l’esercizio di questi diritti in senso sociale, accompagnati cioè dallo sforzo di creare una solidarietà sociale.
[…].

LA PIRA (DC), Relatore: Sono del parere che debba essere conservata la parola «autonomia». È vero che questa parola si identifica con quella di «libertà», ma nel concetto di «autonomia» affiora anche, un certo contenuto di spiritualità che si ricollega alla posizione kantiana, che ha pure un riflesso spirituale.
Per quanto riguarda l’osservazione dell’onorevole Marchesi, circa il pericolo di esautorare lo Stato, risponde che non è davvero questo che si vuole. Lo Stato deve avere la funzione altissima di integrare l’autonomia delle persone e dei gruppi sociali; tale funzione è sua specifica. Quindi si deve rafforzare l’autorità statale, ma col contemporaneo rispetto dell’autonomia dei singoli.

MARCHESI (PCI): mantengo la mia proposta. «Autonomia» sta bene; è l’uomo che dà leggi a se stesso. Ma vi sono due libertà: la libertà interiore che non ci può essere data e tolta da nessun governo, massimo dono che l’uomo possa fare a se stesso attraverso una lunga e spesso travagliata esperienza, approdo supremo del proprio personale destino, che non può essere regolata né minacciata dalla legge. C’è poi una libertà politica, che va distinta. Usando la parola «autonomia», si pone l’individuo, fonte originaria d’autorità, di fronte alla autorità subordinata dello Stato. Gli sviluppi di questo concetto non avverranno praticamente, ma possono essere pericolosi. Occorre astenersi dallo stabilire ed accettare posizioni che possono portare a conseguenze di inevitabile disaccordo.

TOGLIATTI (PCI): Appoggio la proposta dell’onorevole Marchesi di sostituire la parola «libertà» alla parola «autonomia». E ciò per una ragione molto semplice: tutti capiscono la parola «libertà». La parola « autonomia » è invece un termine difficile a spiegarsi. Cosa vuol dire «autonomia»? Vuol dire facoltà di darsi leggi da sé. Ora, l’autonomia, intesa in questo senso esiste sempre. Esiste anche sotto la dittatura. Nel concetto di autonomia è implicito il concetto dell’interiorità della coscienza che è sempre libera in qualsiasi condizione, anche se l’uomo è in carcere. La libertà è invece un’altra cosa. Inserendo qui il termine e il concetto di autonomia ci si allontana da quanto era stato deciso: di lasciare, cioè, da parte affermazioni ideologiche e rimanere sul terreno della politica, ossia dei rapporti fra gli uomini.

PRESIDENTE: Ricordo che questo concetto di «autonomia» fu acquisito nella discussione della precedente seduta.

TOGLIATTI: Faccio osservare che sostanzialmente i due concetti si equivalgono, ma la formulazione viene a guadagnare usando il termine «libertà».

DE VITA (PRI): faccio presente che il compito del legislatore è quello di disciplinare e non quello di definire. Nell’articolo 1° si trova qualche definizione laddove, ad esempio, si dice: «…riconosce e garantisce i diritti inalienabili e sacri all’uomo, sia come singolo, sia nelle forme sociali, nelle quali esso organicamente e progressivamente si perfeziona ». Questa è una vera e propria definizione. Propongo pertanto di sopprimere l’articolo 1°. L’articolo 2° diverrebbe così articolo 1°. Ricordo che le definizioni sono sempre pericolosissime e possono dar luogo a preoccupazioni continue. Queste osservazioni valgono per l’insieme del progetto: a mio avviso, tutte le definizioni dovrebbero essere eliminate.

LUCIFERO (Blocco Nazionale della Libertà): Non ho partecipato alla discussione perché ha avuto l’impressione che questi articoli, così come sono stati compilati, non risolvano nessuno dei problemi posti, anzi, trasportino nella coscienza di chi dovrà interpretare la Costituzione il dibattito che già si è svolto dinanzi alla Sottocommissione. Non credo che così come sono, mantenendoli o modificandoli in senso non sostanziale, possano risolvere i problemi dibattuti. Mi asterrò quindi dalla votazione.

[…]

PRESIDENTE: Dopo, aver riassunto la discussione, pongo ai voti la proposta De Vita per la soppressione pura e semplice dell’articolo 1.
(Non è approvata).
Avverto, pertanto, che l’articolo rimane, salvo le modificazioni che saranno votate.
A tale proposito, faccio presente che l’onorevole Mancini ha proposto di togliere l’inciso «in cui le persone debbono completarsi a vicenda». I relatori hanno dichiarato di non insistere a che questo inciso sia mantenuto.
(La proposta di togliere l’inciso, messa ai voti, è approvata).
L’onorevole Merlin ha proposto di sostituire alla parola « inalienabili » la parola «naturali».

MERLIN UMBERTO: Dichiaro di voler ritirare la mia proposta.

PRESIDENTE: Gli onorevoli Marchesi e Togliatti hanno proposto di sostituire alla parola «autonomia» la parola «libertà».
(La proposta, messa ai voti, non è approvata).

TOGLIATTI: Propongo, in linea subordinata, di aggiungere alla parola «autonomia» la parola «libertà».
(La proposta, messa ai voti, è approvata).

[…]

PRESIDENTE. […] Do lettura dell’articolo 1° come risulta con le modificazioni approvate: «La presente Costituzione, al fine di assicurare l’autonomia, la libertà e la dignità della persona umana, e di promuovere ad un tempo la necessaria solidarietà sociale, economica e spirituale, riconosce e garantisce i diritti inalienabili e sacri dell’uomo sia come singolo, sia nelle forme sociali nelle quali esso organicamente e progressivamente si integra e si perfeziona ».
Mette ai voti l’articolo nel suo complesso.
(È approvato).

Estratto dal resoconto sommario della seduta di mercoledì 11 settembre 1946 della prima sottocommissione per la Costituzione.

TRATTO DA http://www.libreriasangiorgio.com

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Comments
  • Pedante
    Rispondi

    Un solo Lucifero in aula. Altri tempi.

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