In Economia

CHIUSOLETTI PER VOI

La crisi economica non allenta la stretta sulle imprese italiane.  Prosegue senza sosta l’emorragia dei fallimenti che ha visto nel nostro Paese, nei primi 9 mesi del 2013 portare i libri in Tribunale più di 2 imprese all’ora, oltre 50 al giorno, per un totale di 10.012 fallimenti.

Il dato è preoccupante e le cause sono da attribuire alla chiusura delle erogazioni di credito da parte delle banche, in aggiunta al crollo degli investimenti e al cronico ritardo nei pagamenti delle Pubbliche amministrazioni verso i fornitori di beni e servizi.
La fotografia della condizione delle nostre imprese è stata rilevata dall’Analisi dei fallimenti in Italia, aggiornata al 30 settembre 2013, realizzata da CRIBIS D&B, la società del Gruppo CRIF specializzata nelle business information.

I dati sui fallimenti  presentano, , nel il terzo trimestre 2013 un aumento del 10% di imprese fallite rispetto ad un anno fa, +53% in 4 anni.
Nello specifico – spiega l’analisi –  dopo i 3.637 casi rilevati nel primo trimestre e i 3.728 del secondo, nel terzo trimestre dell’anno in corso (per altro caratterizzato dalla presenza del mese di agosto, che tradizionalmente ne comprime la dinamica) sono fallite altre 2.647 imprese, contro le 2.397 del corrispondente trimestre 2012.

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Considerando il trend a partire dal 1 gennaio 2009, quando la crisi economica aveva appena iniziato a far sentire i suoi pesanti effetti sul tessuto economico nazionale, complessivamente sono state 55.313 le imprese ad aver dichiarato fallimento, con una dinamica in costante peggioramento. Il numero di fallimenti registrato in Italia nel terzo trimestre 2013 risulta infatti ulteriormente cresciuto rispetto al terzo trimestre degli anni precedenti: +20% rispetto al 2011, +28% rispetto al 2010 e +53% rispetto al 2009.

La regione di gran lunga più colpita risulta essere ancora una volta la Lombardia (quella che, del resto, presenta anche il maggior numero di imprese attive), dove dall’inizio del 2013 hanno dichiarato fallimento ben 2.223 imprese, con una quota superiore al 22%. Al secondo posto il Lazio seguito da Veneto, Campania e d Emilia Romagna. La regione meno colpita è la Valle d’Aosta con solo 8 fallimenti.

TRATTO DA: http://www.oipamagazine.eu A CURA DI Maurizio Pezzuco

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Showing 2 comments
  • Sigismondo di Treviri
    Rispondi

    Un mio amico ha aperto un bar due anni fa. L’ho incontrato ieri. Ha chiuso. Alla mia ovvia domanda: “Perchè?” la risposta è stata: “Mi alzavo alle cinque di mattina, andavo a dormire a mezzanotte, lavoravo come uno schiavo, lo stato pretendeva che seguissi delle normative burocratiche assurde. Venivo continuamente controllato, dentro il bar e sulle mie entrate, molti del paese hanno cominciato a non salutarmi più perchè ero un ‘ricco’. Più della metà dei miei guadagni se li fregava lo stato. Tu avresti continuato a lavorare così?” Risposta: “No, anzi, non lo avrei neanche aperto”. Ora lui sta cercando di entrare al comune e probabilmente ci riuscirà perchè è bene ‘ammanicato’. Quelli del paese torneranno a salutarlo e lo stato sarà contento perchè c’è un ‘padrone’ in meno. Quanto dura una cosiddetta Nazione così?

  • Pedante
    Rispondi

    Nel frattempo, il FTSEMIB sfiora 20 000. C’è chi vince e chi perde.

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