In Economia, Libertarismo

monete_oroDI GERARDO COCO

L’oro è il bene fisicamente meno scarso della terra. Ma non lo è economicamente, cioè in rapporto agli altri beni. Per ottenerlo bisogna cedere ricchezza in altra forma. Per produrlo, occorre capitale, lavoro e tecnologia che i proprietari di miniere sono disposti ad impiegare solo in cambio di altri beni e servizi.

Non accade così per la moneta creditizia: il costo di produzione di uno, cento o un miliardo di euro o dollari è sempre lo stesso perché è una semplice registrazione contabile nel computer di una banca. Ma produrre una, cento, o migliaia di once richiede, al pari di ogni altra ricchezza, l’impiego proporzionale di fattori produttivi.

L’oro è la ricchezza che va prodotta per essere permutata contro ogni altra ricchezza. Inoltre, è una merce il cui valore intrinseco non può mai essere a lungo né superiore né inferiore a quello del suo uso monetario. Se non lo fosse e ad esempio il valore del metallo risultasse superiore a quello della moneta coniata converrebbe fonderla per ricavarne il metallo di maggior valore. Se avvenisse il contrario, converrebbe vendere il metallo e coniare monete. Ma questi arbitraggi ristabilirebbero immediatamente l’equilibrio perché facendo l’una cosa o l’altra, per la legge della domanda e offerta, si ritornerebbe all’eguaglianza di valore fra i due beni.

L’oro, pertanto, non può essere oggetto di bolle inflazionistiche che sono, per definizione la conseguenza di una quotazione esagerata di beni al di sopra del loro valore intrinseco.

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Il gold standard

Il principio fondamentale del sistema a base aurea è che l’unità monetaria è uno specifico peso d’oro e le valute circolanti sono la denominazione di questo peso certificato dai governi. L’oro non garantisce la moneta: è la moneta stessa, il mezzo di pagamento universale e di conservazione di tutti i valori. Il cambio tra due valute è il rapporto fra le quantità d’oro che contengono e questo cambio si dice “alla pari”.

Nei primi anni del secolo XX, ad esempio, la pari tra sterlina e dollaro era 4.86 perché la prima conteneva 113 grani d’oro fino e il secondo 23,22. Tuttavia ai fini del sistema aureo non occorre la circolazione effettiva di monete d’oro, potendo queste essere surrogate dalle valute come titoli di credito convertibili a prima richiesta nelle prime e purché il valore della loro emissione sia equivalente a quello dell’oro coniato. L’assenza di questa condizione spingerebbe a contraffare la circolazione che, per funzionare, richiede solo quella quantità d’oro necessaria a saldare i debiti. Questa quantità è la riserva aurea e il compito e l’abilità di una banca centrale sta nel tenerne una proporzione minima rispetto al circolante economizzando così l’oro.

Per cui è inesatta la dottrina che propone il 100% di riserva aurea. L’essenziale è che quest’ultima e il medio circolante realizzino sempre l’equilibrio finanziario, cioè l’equivalenza tra debito (credito) creato e debito (credito) estinto.

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Mostrati 18 commenti
  • lorenzo s.
    Rispondi

    Io non ho capito il ragionamento secondo il quale sarebbe sbagliata la riserva la 100%, si può spiegarlo con un esempio concreto?

    • lorenzo s.
      Rispondi

      Se nessuno spiega ciò allora resto dell’idea che la riserva di un deposito debba essere pari al 100%, altrimenti non si tratta di deposito ma di una sorta di mutuo e il depositante deve accettare il rischio di fallimento della banca.
      Huerta De Soto docet.

      Poi come si fa a dire che l’oro è il bene fisicamente meno scarso sulla terra?

  • Giovanni Birindelli
    Rispondi

    “la circolazione …, per funzionare, richiede solo quella quantità d’oro necessaria a saldare i debiti”

    La quantità d’oro necessaria a saldare i debiti è il 100% di riserva aurea in quanto in caso di corsa agli sportelli una riserva inferiore al 100% sarebbe sufficiente a creare la bancarotta. Come dice Rothbard ne “Il Mistero dell’Attività Bancaria” (http://www.usemlab.com/index.php?option=com_content&view=article&id=1031:il-mistero-dellattivita-bancaria&catid=35:libri&Itemid=62), una banca che operi in regime di riserva frazionaria è “sempre intrinsecamente in bancarotta” e questo fatto di per sé rende possibili le corse agli sportelli.

    Inoltre, una riserva inferiore al 100% implicherebbe la stampa di denaro dal nulla e questo, principalmente attraverso il tasso d’interesse e i prezzi relativi, produrrebbe effetti distorsivi sull’intera struttura produttiva i quali necessariamente nel lungo periodo creerebbero crisi cicliche con annesse corse agli sportelli: queste non sarebbero quindi solo una possibilità ma, in assenza di interventismo, una certezza (e l’interventismo è un palliativo di breve periodo che, essendo la causa del problema, non fa che peggiorare le cose nel lungo periodo).

    Quindi la dottrina che propone il 100% di riserva aurea è economicamente corretta, oltre che essere l’unica sostenibile dal punto di vista della legittimità (la riserva frazionaria è appropriazione indebita, la stampa di moneta è contraffazione).

  • Pedante
    Rispondi

    “L’oro, pertanto, non può essere oggetto di bolle inflazionistiche che sono, per definizione la conseguenza di una quotazione esagerata di beni al di sopra del loro valore intrinseco.”

    Non esiste un valore intrinseco, è sempre soggettivo.

  • Pedante
    Rispondi

    Questo articolo è profondamente sbagliato. L’autore sembra partire dal presupposto che i governi abbiano un legittimo diritto al monopolio della moneta. Da questo punto di partenza errato è naturale che altri errori teorici emergano (esiste un ruolo per le banche centrali, tassi di cambio devono essere stabiliti dai governi, e così via).

  • eridanio
    Rispondi

    Vero Pedante,
    nella disciplina dell’individualismo metodologico l’oro non ha valore intrinseco come nulla del resto.
    L’oro ha però un valore oggettivo di scambio che si forma concretamente ogni volta che passa di mano che manda il segnale di esistere attraverso la formazione di un prezzo o ragione di scambio contro altri beni. Il prezzo non è il valore ma è l’eco di una passata transazione. Non necessariamente il prezzo costituisce informazione circa le future transazioni che saranno oggetto di nuove ed originali soggettive valutazioni.

  • Pedante
    Rispondi

    Aggiungerei che in molte parti del mondo (il Perù, il Messico, ecc.) sarà probabilmente l’argento a fare da moneta (così come in passato). Decida la gente quale mezzo di scambio usare e quale il produttore.

  • Pedante
    Rispondi

    @ eridanio:
    Sì, è un tema troppo importante per tollerare errori concettuali. Io preferisco parlare di valore monetario e non monetario.

  • Pedante
    Rispondi

    “il cui valore intrinseco non può mai essere a lungo né superiore né inferiore a quello del suo uso monetario. Se non lo fosse e ad esempio il valore del metallo risultasse superiore a quello della moneta coniata converrebbe fonderla per ricavarne il metallo di maggior valore. Se avvenisse il contrario, converrebbe vendere il metallo e coniare monete”

    Fondere e coniare delle monete restano la prerogativa esclusiva dello Stato, bloccando il meccanismo descritto sopra.

  • Lara O. Wilder
    Rispondi

    L’oro non era diffuso solo nelle famiglie benestanti, anche nelle famiglie più povere si cercava con i risparmi che si avevano a disposizione di acquistare per le figlie un po’ d’oro. Le figlie entravano così in possesso di una vera e propria dote che era necessaria per riuscire a fare un bel matrimonio che avesse anche un valore economico e potevano così disporre di un fondo di emergenza in caso di problemi. Si parla appunto di molti anni fa, il mondo in tutti questi anni è cambiato davvero molto e anche l’oro ha perso lentamente il proprio valore. Se è vero infatti che ancora fino a qualche anno fa era viva la tradizione di regalare dell’oro ai bambini appena nati e alle giovani fanciulle in età da matrimonio, è vero anche che oggi invece queste usanze sembrano essere finite del tutto. Molte persone affermano che si è trattato di un cambiamento negli stili di vita e nelle mode, ma invece si tratta di un cambiamento a livello economico. L’oro ha perso il suo valore e non viene più considerato come un bene su cui fare affidamento. Ma è vero questo?

  • Matteo C.
    Rispondi

    Il gold standard ha senso se non si ammette la riserva frazionaria, altrimenti diventa un sistema quasi-fiat. Emettere più mezzi fiduciari rispetto alla riserva aurea è sempre e comunque contraffazione, a prescindere dal fatto che si verifichi o meno un episodio di incolvenza di una banca o una crisi dell’intero sistema.

  • Sigismondo di Treviri
    Rispondi

    “L’oro è il bene fisicamente meno scarso della terra”…Ah si? Meno dell’acqua, del rame, del ferro, ecc? Non è neanche il bene più scarso della terra. Osmio, Iridio, Lantanio, ecc, sono più scarsi di lui. Premessa sbagliata.

  • Heinrich
    Rispondi

    Anche le vostre premesse sono sbagliate.
    Il valore dell’oro è una questione culturale, è stato il prezioso di riferimento prima che nascesse la moneta, ed ancora oggi è sinonimo di “stabilità”.
    Ma tutto questo non significa gran che perché tutte queste discussioni si basano su una “sacralizzazione” della moneta.
    Bisogna tornare a rendersi conto che la moneta NON è un bene, bensì un mero mezzo.
    La moneta non è che uno strumento concreto di misura del valore di un bene o di un servizio, non il suo valore stesso.
    Prima della moneta esisteva il baratto, e nel baratto beni e servizi vengono scambiati con altrettanti beni e servizi di valore analogo senza passare attraverso la moneta.
    La moneta è stata creata solamente per semplificare queste transazioni (ed il primo beneficiario dell’introduzione della moneta è sempre stato lo Stato, sin dal giorno in cui per la prima volta su un blocchetto d’oro dal peso stabilito fu impresso un sigillo rappresentante il potere politico che si faceva garante del nuovo strumento).
    La moneta è stata creata d’oro proprio per via del suo valore, perché una data quantità d’oro comunque valeva la controparte in beni o servizi che veniva scambiata. La moneta aurea non era che un baratto semplificato.
    Quello che noi oggi fatichiamo a ricordare è appunto questo.
    Le monete che abbiamo oggi in tasca non sono d’oro o d’argento, e con il valore dei metalli con cui sono coniate a stento ci pagheremmo un caffé, anzi, valgono di più gli spicci in rame dei patacconi da 1&2 euro. Le banconote poi, non varrebbero che la carta da stracci con cui sono stampate.
    Il loro valore è dato da un altro fattore quindi, che non è più il loro valore intrinseco in metallo prezioso, bensì da un bene ancor più importante e prezioso: la fiducia.
    Paradossalmente, la fine della conversione aurea ha portato la moneta a tornare ad essere un puro mezzo senza però che, al contrario, nessuno abbia capito.
    La moneta attuale non si regge più sul valore intrinseco, ma rappresenta una specie di “contratto” attraverso il quale stabiliamo il rapporto di cambio tra tutti i vari beni e servizi.
    Qui il problema passa quindi agli Stati. Non è un problema dunque di moneta, che non è altro che un simbolo, un mero mezzo, quanto dei governi e del loro operato.
    Uno Stato governato da incompetenti senza prospettive avrà una moneta di basso valore, ma non perché la moneta vale poco o per problemi nei cambi, semplicemente perché questo Stato è inaffidabile e la cui economia, prospetticamente, si profila verso il fallimento.
    Viceversa uno Stato che funziona e con una economia stabile, avrà una moneta solida, perché questa rappresenta la fiducia che si può riporre in questo sistema.
    Non importa quindi quale mezzo (moneta) si usa per le transazioni, importa dare credibilità e stabilità al proprio sistema.
    Se nell’ultimo secolo il problema era concordare i tassi di cambio, ora la situazione si è rovesciata: a parità di moneta dal valore intrinseco nullo (tutte sono carta straccia senza conversione aurea), il valore sul quale concordare il tasso di cambio è quello di uno Stato e della sua economia; ovvero siamo tornati a barattare beni e servizi sulla base del loro vero valore senza passare attraverso una moneta a valore intrinseco.
    Il problema è capirlo e comportarsi di conseguenza (in primis i politici), perché continuare a credere che la moneta sia il fine e che abbia un valore (con tutto il bagaglio di follia che questa convinzione comporta, come la teoria della “stampatrice keynesiana” e conseguente “svalutazione competitiva”) ci trascinerà nel baratro.

    • lorenzo s.
      Rispondi

      Heinrich, se credi che i libertari venerino la moneta perché ha un valore intrinseco allora non hai capito nulla, ma veramente nulla del pensiero libertario e della scuola austriaca.
      Per questo è inutile replicare; leggiti “Cosa è il denaro” di Gary North e poi ne riparliamo.

  • Pedante
    Rispondi

    Heinrich: “Bisogna tornare a rendersi conto che la moneta NON è un bene, bensì un mero mezzo.”

    È un bene che serve da mezzo di scambio senza però perdere il valore non monetario. Perché diventasse moneta, doveva essere diffusamente apprezzato per le sue qualità non monetarie.

  • Gelore
    Rispondi

    La moneta è (oltre che misura), riserva di valore. Significa che se la metti in un baule e la dimentichi per un secolo, i tuoi discendenti beneficeranno del valore che hai loro trasmesso.

    Quale altra moneta, al di fuori di oro e (parzialmente) argento, svolge la stessa funzione?

    100 dollari? del 1900? Quanto valgono ora (ammesso che siano in corso)?

    Le questioni sono semplici, basta andare alla base delle cose.

  • Heinrich
    Rispondi

    lorenzo s. se rileggi con attenzione noterai che la mia critica è rivolta quasi esclusivamente alla dottrina keynesiana che, proprio da sostenitore della Scuola Austriaca e del pensiero libertario, trovo in posizione diametralmente opposta alla mia.

    Pedante, stiamo dicendo la stessa cosa…la moneta aveva un valore non monetario quando era in metallo prezioso, nel senso che era comunemente riconosciuto che un dato bene/servizio potesse essere compensato da una data quantità di metallo prezioso, ben prima che si istituisse il valore legale della moneta.
    Oggi che la moneta non ha più un valore intrinseco in quanto non composta da elementi preziosi che ne garantiscano un valore “hic et nunc” al di la del valore legale, una banconota da 100€ non vale 100€ in elementi preziosi, né è più convertibile con l’equivalente aureo di 100€, dunque non è più un bene né un valore non monetario, ma diventa unicamente una specie di “valore fiduciario” che puoi scambiare per altri beni/servizi.
    E se la moneta ha quindi unicamente un “valore fiduciario” allora diventa indispensabile che l’ente che garantisce quel valore (Stato) sia altrettanto degno di fiducia.

  • gastone
    Rispondi

    se il denaro potesse parlare il suo primo suono sarebbe un urlo di dolore.
    il denaro per la sterminata schiera di economisti che si azzuffano sulla sua definizione è di volta in volta una cosa e il contrario di quella.

    studiosi più diligenti ma soprattutto meno litigiosi del passato hanno concordato che il denaro per essere definito tale, deve avere tre requisiti fondamentali:

    1) essere un mezzo di cambio portabile e perfettamente divisibile.

    2) essere una riserva di valore

    3) essere una merce, nella fattispecie la più rara.

    l’oro che è il denaro per definizione non ha bisogno di principi per disciplinare un sistema monetario, la banca centrale e il suo reserv system ne hanno bisogno per coprirne le lacune, e nascondere le pretese di manipolarlo attraverso la produzione di denaro dal nulla.

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