In Esteri, Libertarismo

LEO INTERLIB-2012ALTRE FONTI

Quale democrazia? È la domanda alla qua­le si propone di dare risposte nuove e pro­vocatorie il convegno 2013 dell’associazio­ne politica Interlibertarians (l’Internazio­nale dei libertari). Promotore della tavola rotonda è Rivo Cortonesi, segretario dei Liberisti ticinesi. L’appuntamento è per questo sabato, 30 novembre, nella sala multiuso di Paradiso (dalle 14:00 alle 19:00). Numerosi i relatori suddivisi in tre gruppi (democrazia ieri, oggi e domani). Tra di essi l’olandese Frank Karsten, autore del saggio Oltre la democrazia , l’economi­sta ticinese Paolo Pamini («Vogliamo un futuro democratico?»), l’editore italiano Leonardo Facco («Non voglio la democra­zia nel mio futuro»), lo stesso Rivo Corto­nesi* («La risposta è nella nostra storia»), Daniel Martinez, responsabile finanziario del Partito spagnolo della libertà indivi­duale («Le vie per la libertà dalle attuali democrazie»). Entrata libera. Programma dettagliato su www.interlibertarians.org.

Il convegno pone la questione di fon­do: quale democrazia? Tra i relatori di punta c’è Frank Karsten, autore, con Karel Beckman, del pamphlet provoca­torio Oltre la democrazia. Come si pon­gono i libertari? Dentro o oltre la demo­crazia?

CORTONESI«L’universo libertario ha molte sfaccetta­ture in merito. Secondo me dobbiamo ri­manere “dentro” questa democrazia, ma solo fino a quando non faremo parte di una maggioranza, che possa varare nuo­ve regole del gioco per andare “oltre” questa democrazia, verso quella che gli storici, rifacendosi ad alcune esperienze del passato medioevale, usano chiamare con il nome di “democrazia pura”. È una forma di democrazia di tipo partecipati­vo, esercitata in dimensioni territoriali minime, come ad esempio i Comuni, at­traverso amministrazioni di tipo condo­miniale, alle quali si accede con l’elezione a sorte, non più di una volta in un deter­minato periodo di tempo, in rapida rota­zione e senza compenso».

Decentramento, piccole unità ammini­strative: resta comunque il problema di come esercitare il potere, di come sce­gliere le persone a cui delegare il compi­to di governare. Quale via auspicate?

«Auspico che “governare” voglia dire sol­tanto: difendere nel più efficace dei modi la proprietà privata dei cittadini, intesa, non mi stancherò mai di ripeterlo, come il proprio corpo, il proprio spirito, i frutti del proprio lavoro e la libertà di scam­biarli liberamente con chiunque lo si de­sideri. Nella società libertaria esiste una regola semplice per tutti: ognuno può fa­re ciò che vuole, purché, così facendo, non violi la proprietà privata altrui, come sopra definita. Quindi non c’è niente da governare se non garantire a tutti i cittadi­ni, attraverso l’esercito, la polizia e la ma­gistratura, questo diritto giusnaturale e punire chi lo offende. Tutto il resto, inclu­sa quella che i laici chiamano “socialità” e che i cristiani come me chiamano “amore per il prossimo”, dovrebbe essere delegato alla società civile nei modi e nelle forme che essa vorrà liberamente darsi, ma ad una condizione: in nessun caso e qualun­que ne sia la motivazione la proprietà privata, definita come sopra, potrà essere violata con un voto a maggioranza».
Il convegno avrà un seguito pratico? Ci saranno proposte di riforme istituzio­nali?

«Ci sarà, da parte mia, la proposta di una riforma costituzionale, le cui linee guida, come liberisti ticinesi, cercheremo di proporre all’attenzione dei cittadini in occasione delle elezioni federali 2015. Vedremo, se da soli, o, come auspico, in compagnia. Il modello di democrazia pu­ra, che ne seguirebbe, sarebbe orfano dei partiti e dei loro “principi illuminati”, ma sfido chiunque a dire che una costituzio­ne siffatta, legittimata dal voto popolare, potrebbe essere definita non democrati­ca solo perché la curiosa avidità del pub­blico sarebbe privata dello spettacolo dei loro dibattiti appassionati e delle loro lot­te drammatiche». 
*segretario dei Liberisti ticinesi 

TRATTO DAL Corriere del Ticino

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Mostrati 2 commenti
  • CARLO BUTTI
    Rispondi

    Contro la democrazia o per una democrazia diversa? Puri o spuri, accettate il principio democratico per cui una maggioranza può imporre il suo volere a una minoranza? Conoscete le critiche, molto forti, che il pensiero dei Sofisti rivolgeva a una democrazia “pura”, con massiccio ricorso al sorteggio, come quella ateniese, assai simile al modello da voi propugnato?

  • Claudio Romiti
    Rispondi

    La democrazia è come l’amore o la religione: ognuno la vede a modo suo. A mio avviso, vi sono due elementi che possono renderla ragionevolmente accettabile: a) una sostanziale omogeneità culturale, intesa in senso molto ampio, tra i propri membri; b) paletti molto rigidi nell’azione del governo, il quale si limiti alla tutela della libertà privata. Tertium non datur. Cordialità.

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