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inflazioneDI MATTEO CORSINI

“Nella situazione attuale, in ogni caso, la svalutazione interna è molto dolorosa. Per far calare i salari reali con inflazione zero bisogna ridurre i salari nominali. Con un’inflazione più alta, basterebbe farli salire moderatamente”. (R. Sorrentino)

Negli ultimi mesi sta aumentando il numero degli iscritti al partito degli inflazionisti. Un giorno sì e l’altro pure costoro lanciano grida d’allarme sul pericolo della deflazione e auspicano che la Bce faccia “di più” per riportare la crescita dei prezzi al consumo attorno al 2 per cento, o anche un po’ oltre (quanto po’ dipende dalla “sensibilità” del singolo inflazionista), almeno temporaneamente. La posizione di Riccardo Sorrentino, che scrive articoli per lo più su tematiche monetarie sul Sole 24 Ore, è comprensibile: alla Confindustria l’inflazione non è mai dispiaciuta particolarmente, soprattutto considerando la struttura del passivo di stato patrimoniale della tipica impresa italiana: poco patrimonio e molti debiti. Una struttura, va detto, che probabilmente sarebbe stata meno sbilanciata se lo Stato non avesse tartassato i profitti e se il diritto di proprietà fosse stato un po’ più tutelato.

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Il punto su cui si dibatte più spesso riguarda la necessità di aumentare la competitività da parte dei Paesi della periferia dell’Area Euro: con una bassa inflazione dei prezzi al consumo, la svalutazione interna non può essere fatta surrettiziamente. In altri termini, per ottenere una diminuzione dei salari reali sarebbe necessaria la diminuzione dei salari nominali, cosa complicata da ottenere. Questo punto, in fin dei conti, è uno di quelli che i keynesiani tirano in ballo per sostenere la bontà (entro certi limiti, peraltro arbitrari) dell’inflazione da 80 anni a questa parte. In estrema sintesi, la diminuzione dei salari va ottenuta con l’inganno.

Ogni volta che discuto su questo punto con chi se ne fa sostenitore, non ottengo altro che l’affermazione secondo la quale questo sarebbe l’unico modo per raggiungere il risultato. Si badi bene che per lo più si tratta di persone che si scandalizzano (a parole) se un barista non fa lo scontrino per un caffè, dandogli del disonesto come se avesse rubato (mentre ha solo evitato di essere derubato), ma che non provano il minimo imbarazzo nel farsi sostenitori di un inganno su vasta scala come è l’utilizzo dell’inflazione per abbassare i costi reali e non quelli nominali.

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Showing 4 comments
  • Lorenzo s.
    Rispondi

    Più che una moda l’inflazione è necessaria per tenere in piedi, aalmeno per un po’, la cosiddetta “socità dei diritti”. Difficilmente gli intellettuali “mainstream” metteranno in discussione le proprie teorie, difficilmente capiranno che i “diritti” dipendono dalla capacità di creare ricchezza, e che se nel medioevo non c’erano diritti non era dovuto alla stupidità della gente ma dal fatto che la struttura produttiva non ne consentiva l’esistenza.

  • FrancescoL
    Rispondi

    I diritti: Vita, Libertà, proprietà privata, questo è quello che deve tutelate uno stato il resto sono invenzioni. Si confondono le necessità e gli auspici con i diritti!

  • Car
    Rispondi

    allo stato attuale del debito che è matematicamente impagabile, l’inflazione sarebbe accettabile solo se in cambio otteniamo lo svincolo della moneta privata per tornare alla moneta sovrana, non senza aver attuato le riforme che in questo caso sarebbero oltre che necessarie anche a favore del popolo e non dei banchieri.

  • W la Libertà
    Rispondi

    Gli unici diritti sono Vita Volontà e Proprietà

    E non è lo stato a doverli garantire!

    Ci pensiamo noi individui, lasciateci fare

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