In Economia

italydefaultDI SANTO SCARFONE

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«Di troppo rigore si muore». Da Letta a Tajani, da Saccomanni alla Camusso: cambiano gli interpreti, ma la musica non cambia. Il partito dell’austerity ma non troppa rimpingua giornalmente i propri ranghi. Ma quali sono le verità e quali i rischi dietro questo approccio?
Anzitutto, è necessario chiarire un concetto. Rigore finanziario significa soltanto che i conti pubblici debbano essere in ordine. È questo è quanto ci chiede l’Europa. I governi nazionali hanno la più ampia libertà possibile di decidere comeraggiungere tale obiettivo. Possono decidere di mantenere un elevato livello di spesa pubblica aumentando la pressione fiscale oppure di ridurre le proprie voci di spesa e le proprie pretese tributarie. La scelta dei principali governi europei, con quello italiano in testa, è ricaduta sempre sulla prima opzione. Più tasse e nessun taglio alla spesa. Non c’è dubbio che il rigore, attuato secondo questa ricetta, può portare solo al tracollo economico di un Paese.
Tuttavia, le dichiarazioni di opposizione al rigore non vanno nella direzione di meno spesa e meno tasse. Anzi, la spinta è nella direzione opposta. Si chiede di attenuare il rigore solamente per consentire al potere politico un maggior margine di spesa e di intervento. È il fascino senza tempo della spesa pubblica, grazie alla quale le classi dirigenti di generazioni diverse hanno pensato di poter risolvere qualunque tipo di problema. Da questo punto di vista, le richieste di minor rigore nascondono più di un rischio.
Ogni aumento di spesa deve essere finanziato tramite un prelievo forzoso. Può essere immediato (tasso e spendo oggi), posticipato (spendo oggi e tasso domani) o nascosto (riduco il potere d’acquisto dei cittadini tramite la svalutazione monetaria). Quando la spesa pubblica aumenta, si assiste perciò a un mero trasferimento di potere d’acquisto, che passa dal privato cittadino al potere politico. Non si genera nuova ricchezza. Finanziare questo ampliamento dell’intervento pubblico ha come unico effetto reale quello di contrarre la spesa e gli investimenti privati. Il denaro dei contribuenti non genera maggiore ricchezza se speso dal governo anziché dai contribuenti stessi. Al contrario, ne produce una quantità inferiore. Questo perchè la classe politica non ha alcun incentivo a ottimizzare i propri flussi di spesa e, come spesso siamo costretti a registrare, sperpera le risorse prelevate con la leva fiscale. L’aumento di spesa pubblica conduce dunque a risultati opposti rispetto a quelli previsti: riduce i posti di lavoro e impoverisce il tessuto economico del Paese.
Altra conseguenza da non sottovalutare della ricetta tassa e spendi è l’aumento della corruzione. L’aumento della spesa pubblica permette alla classe politica di concedere favori e privilegi a determinati gruppi. Di fatto, la politica crea due categorie: coloro che producono ricchezza e coloro che la consumano. In un contesto di questo genere possono soltanto aumentare le occasioni d contatto tra i grandi gruppi di pressione e il potere pubblico, disposto a concedere compiacenze e protezioni a spese dei contribuenti. La redistribuzione della ricchezza, per quanto possa essere occasionalmente benintenzionata, non conduce mai alla prosperità, ma solo all’impoverimento e al clientelismo.
Il Parlamento e il Governo dovrebbero avere il coraggio di cambiare il modello di austerità. Di abbandonare quello fatto solo di più tasse e di intraprendere una seria riduzione delle voci di spesa. Non c’è feticismo né fede incondizionata in questa richiesta. La riduzione della spesa da sola non basta. L’obiettivo primario deve essere quello di riportare il potere d’acquisto nelle mani di chi produce la ricchezza. Che significa soprattutto che la riduzione dello stock del debito e la contrazione dei flussi di spesa devono servire a finanziare una consistente riduzione degli oneri tributari.
Per il momento la classe politica non sembra di questo avviso. Solo pochi giorni fa il ministro Saccomanni ha detto che è ancora presto per tagliare il cuneo fiscale sul lavoro attraverso una riduzione della spesa pubblica. È vietato conoscere le cause di questa attesa. Forse aspettano un’altra bocciatura europea. O forse che la spesa pubblica risolva tutti i problemi. Forse il Governo non ha compreso che di troppa attesa (per la riduzione delle tasse) si muore.
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Mostrati 2 commenti
  • Fabio
    Rispondi

    stanno solo aspettando che passo l’Onda Famigerata, la cresta cioè dei vecchi pensionati che stanno morendo e che stanno assorbendo risorse smisurate.
    Dicono che passata l’onda si riequilibra l’assetto tra forze produttive e costi sociali (cioè la somma tra parassiti pubblici e pensionati). Non è così perché nel frattempo gli stipendi dei parassiti sono saliti alle stelle perché il ‘pubblico’ ruba e ruberà sempre il massimo possibile.
    In realtà, purtroppo, non c’è alcuna speranza di venirne fuori.

  • Car
    Rispondi

    articolo molto fuorviante, la spesa pubblica italiana al netto degli interessi pagati sul debito pubblico è minore delle entrate, quindi l’Italia è in surplus di bilancio da diversi anni. Come al solito si distrae il popolo dal vero problema.

    Se gli americani permetteranno alle banche, l’emissione della moneta da essi usata, sia con l’inflazione che con la deflazione, le banche e le corporations che prosperano intorno ad esse, esproprieranno la gente a tal punto che in nostri figli si sveglieranno un giorno nullatenenti sul continente occupato dai nostri padri.
    Il potere di emettere moneta dovrebbe essere tolto alle banche e restituito alla gente a cui appartiene.
    Sinceramente credo che le istituzioni bancarie che hanno il potere sulla moneta siano più pericolose per la libertà, degli eserciti permanenti.
    ( Thomas Jefferson 3° Presidente USA),

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