In Anti & Politica, Economia

Hans-Hermann-HoppeDI HANS HERMANN HOPPE

A causa del suo fondamentale errore riguardante lo “status morale” del governo, il liberalismo ha realmente contribuito alla distruzione di tutto quanto aveva originariamente valorizzato per preservare e proteggere: libertà e proprietà. Una volta accettato erroneamente il principio del governo, il definitivo trionfo del socialismo sul liberalismo è stato solo una questione di tempo. L’attuale “Fine della storia” dei neoconservatori, esponenti della rafforzata socialdemocrazia globale statunitense, è il risultato di due secoli di confusione liberale. Il liberalismo nella sua forma attuale non ha futuro. O piuttosto, il suo futuro è la socialdemocrazia, e il futuro allora e già arrivato (e sappiamo che non funziona).

Una volta accettata la premessa del governo, i liberali sono rimasti senza argomenti quando i socialisti hanno sviluppato questa premessa fino al suo logico esito. Se il monopolio è giusto, allora anche una maggiore tassazione e giusta. Se la tassazione è giusta, allora, anche la centralizzazione è giusta. E se l’uguaglianza democratica è giusta, allora espropriare diritti personali di proprietà è cosa giusta (mentre non lo è la proprietà privata). Difatti: cosa potrebbe mai dire un liberale in favore di una minore tassazione e contro una politica di redistribuzione? Se ammette che tassazione e monopolio sono giusti,  allora il liberale non ha alcun argomento di principio morale a cui  appellarsi.  Avere tasse più basse non rappresenta un imperativo morale.

Piuttosto, la causa liberale è esclusivamente economica. Ad esempio, tasse più basse produrranno alcuni benefici economici a lungo termine. Comunque, allo stesso tempo, tasse più basse implicano anche costi economici, quantomeno nel breve termine e per alcune persone (coloro che attualmente sono i beneficiari della tassazione). Senza un forte argomento etico a sua disposizione, a un liberale rimangono solo “le analisi costi/ benefici”, ma analisi del genere devono sviluppare una comparazione interpersonale delle utilità, e una tale comparazione è impossibile (scientificamente improponibile). Quindi, il risultato di “analisi costi/benefici” è arbitrario, e ogni proposta giustificata con riferimento ad esse rappresenta una mera opinione. In questa situazione, i socialdemocratici appaiono solamente più avanzati, più solidi e più coerenti, mentre i liberali sono comunemente considerati come sognatori, confusi, senza principi o addirittura opportunisti. Accettano la premessa base dell’Ordine costituito attuale – il governo democratico – ma poi lamentano di continuo i suoi risvolti illiberali.

Se il liberalismo deve avere un futuro, deve allora riparare al suo errore fondamentale. I liberali debbono cioè riconoscere che nessun governo può essere giustificato sul piano contrattualistico, che ogni governo e distruttivo di ciò che essi vogliono preservare, e che la protezione e la “fornitura” di sicurezza possono essere assicurate legittimamente ed efficacemente solo da un sistema di agenzie fornitrici commerciali. Questo e quanto: il liberalismo dovrà essere trasformato nella teoria di “un sistema anarchico di proprietà privata” (per una società fondata sul diritto privato), come per primo sottolineava circa centocinquanta anni fa Gustave de Molinari e come ai nostri tempi e stato pienamente elaborato da Murray N. Rothbard.

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  • Marco Tizzi
    Rispondi

    Mi sembra una visione addirittura troppo positiva questa di Hoppe: secondo me i liberali non sono semplicemente dei socialisti che si definiscono liberali per prendere voti.
    Da noi con Berlusconi (Craxiano fin dalla prima ora) è stato palese, ma anche nel resto del mondo mi sembra abbastanza chiaro: dalla Germania agli USA, passando per UK e Francia il panorama politico è completamente socialista e statalista, anche quando si definisce liberale.

    Con le “eccezioni” di Farage e Paul, che però capiscono la differenza tra liberalismo e libertarismo (cosa già di suo difficile per la media dei politici) e aderiscono più al secondo che al primo.

    Caro Hoppe, purtroppo stiamo messi molto peggio!

    • luca
      Rispondi

      Farage non è proprio libertario. O almeno non quanto Ron Paul (o anche il figlio Rand).
      In tema di immigrazione è più o meno paragonabile ai nostri leghisti. I veri libertari (ad eccezione di Hoppe) sono pro-immigrazione perchè non è possibile essere contemporaneamente a favore del libero scambio ma contrari alla libera migrazione.
      Farage è contrario all’euro, ma favorevole ai nazionalismi monetari. Lui crede che la ricetta per salvare i Pigs sia una bella svalutazione competitiva.
      E anche nel caso inglese egli ha sempre sostenuto la politica monetaria espansiva portata avanti dalla BoE. Anzi la vorrebbe ancora più espansiva (http://www.cityam.com/article/why-i-m-first-leader-support-looser-bank-england-mandate)
      Insomma, ci sono anni luce di distanza tra la visione “pseudo” libertaria di Farage e quella autentica di Ron Paul

      • depaoli.fabrizio@liberi.it
        Rispondi

        Però Tizzi ha solo detto che Farage e Ron Paul conoscono la differenza tra liberalismo e libertarismo, non ha detto che Farage è un libertario.

        • luca
          Rispondi

          Implicitamente sì.

          • depaoli.fabrizio@liberi.it

            Siamo nel campo delle supposizioni, in effetti però dice “aderiscono”, plurale, e son d’accordo con te, Farage non e certo il mio modello lo associo a quel socialista statalista di Barnard.
            Comunque la cosa migliore è che chiarisca lui (Marco Tizzi).
            Un saluto .

      • andrea benetton
        Rispondi

        Sul tema dell’immigrazione vi lancio una provocazione, se lo stato è ladro perchè viola i diritti di proprietà, non ha alcun senso giustificare OGGI che diventi ricettatore, cioè che faccia entrare nuove persone a usufruire della ridistribuzione della ricchezza (che non hanno prodotto).
        Favorire l’immigrazione è solo parte di quella compravendita di voti che è lo stato.
        Non distinguere tra politiche di migrazione in pratica e di quelle teoriche in un mondo autenticamente libertario porta ad un cortocircuito logico quale quello che vediamo e cioè che la posizione di Farage sull’immigrazione è incompatibile con il libertarismo quando invece a mio modo di vedere lo è assolutamente se applicato alla situazione come è oggi.
        Riguardo la questione svalutazione – inflazione ne ho scritto qui da simpatizzante della posizioni dei freebanker. La mia posizione è che in situazione di cambio variabile tra valute -senza creazione di nuova base monetaria- qualunque variazione dei prezzi non è inflazione nel senso austriaco del termine ma raggiungimento di un equilibrio di mercato. Qualcuno che difende l’euro si è dimenticato forse come sono state definite le parità iniziali.
        http://thefielder.net/07/01/2014/uscita-euro-svalutazione-inflazione/

        • leonardofaccoeditore
          Rispondi

          Concordo.

        • luca
          Rispondi

          Ti ricordo che gli austriaci(così come quasi tutti i liberali classici) sono sempre stati contrari ai cambi flessibili. E poi le posizioni di Farage (che non mi sembra favorevole al free-banking) in tema di moneta sono quelle tradizionalmente keynesiane/neoclassiche del nazionalismo monetario(Banca centrale che stampa moneta a go go). Basta leggere l’articolo che ti ho postato.

          Invece sul tema dell’immigrazione, io credo che il punto di incontro tra le posizioni libertarie “aperturiste”(che io condivido) e quelle di ispirazione hoppeiana si possa trovare nella battaglia comune contro lo Stato sociale e l’ideologia redistribuzionista di destra e di sinistra.

      • Marco Tizzi
        Rispondi

        No, Farage non è affatto un libertario. O almeno non completamente.
        Ma sa cosa significa esserlo e sa benissimo la differenza tra un liberal ed un libertarian, il suo buon rapporto con la famiglia Paul non è un caso.

        E’ inoltre quanto di più vicino ad un libertario esista oggi nel panorama politico europeo: non posso farci niente se queste idee in questo cazzo di continente non girano e non fanno presa.

        Riesci però a trovare qualcun altro che cita Rothbard in un parlamento?
        http://tv.ilfattoquotidiano.it/2013/12/13/ue-bloom-a-strasburgo-non-appena-capiranno-vostri-inganni-vi-impicheranno/

        E poi se uno volesse proprio mettere i puntini sulle “i” qualche critica si potrebbe fare anche al libertarismo di Paul a partire dal fatto che è quanto meno dubbio il fatto che un libertario possa coerentemente fare politica attiva.

    • leonardofaccoeditore
      Rispondi

      Concordo con te Marco.

  • Mauro Gargaglione
    Rispondi

    Caro Tizzi, certamente i lib(b)erali odierni rispondono alla descrizione che ne fa lei.

    A me pare però che Hoppe non si riferisca ai liberali a la Bastiat o De Molinari, come bisognosi di correggere l’errore, liberali che oggi definiremmo libertari.

    All’epoca questo termine non era stato ancora coniato. Non è il loro liberalismo antistatalista che deve trovare la retta via.

    E’ pacifico poi che il 98% dei moderni lib(b)erali non hanno idea di chi sia Bastiat o De Molinari.

    Se per gli italioti un esempio di liberalismo sono state le ‘lenzuolate’ di Bersani, facciamoci il conto di cosa si intende per liberalismo in questa landa senza speranza. E mi pare che non ci sia molta speranza anche altrove …

    • leonardofaccoeditore
      Rispondi

      Mi pare che il riferimento di Tizzi sia proprio ai libbberali

    • Marco Tizzi
      Rispondi

      Ma sì, ovviamente mi riferivo ai libberali de noantri, quelli della rivoluzione libberale all’amatriciana, fatta di “stampiamo un po’ di moneta, ma solo un pochino giusto per far ripartire l’economia liberissima di mercato”, quelli che son passati dalla milano da bere alle concessioni a concorrenza limitata.

      Caro Mauro, provi a pensare di fare lo sforzo di fissare gli occhi di colui che secondo la stampa mainstream è un liberale duro e puro, il signor Galan e chiedergli: “hai presente Bastiat e De Molinari”?

      Sarebbe un gran successo se pensasse ad un pittore e all’inventore della sambuca, più probabilmente andrebbe a rovistare nella sua memoria alla ricerca di qualche difensore del Milan degli anni ’60.

  • Albert Nextein
    Rispondi

    Va bene quello che dice Hoppe.
    I principi mi paiono giusti.
    Libertari senza se e senza ma, secondo lui.
    Nessuna inclinazione al compromesso.
    Dritti per la strada della libertà senza limitazioni statali.
    A me va bene.

    Ma dal punto di vista pratico, dato che vorremmo mangiare tre volte al giorno, come si fa?

    Se la storia insegna qualcosa , insegna che le idee liberali si sono perse.
    E’ colpa dei liberali perché non erano libertari?

    Va tutto bene, quel che dice Hoppe.
    Ma io vorrei sapere, dopo queste sagge valutazioni, come si fa?

    Ognun per sé, mi può andare bene.
    Ognuno sceglie, finché può ,di salvarsi il culo come può, di andarsene.
    Ma poi?
    Chi ci assicura che anche i paesi attualmente più liberi non vengano in futuro contagiati dalla socialdemocrazia centralista?

    Si va per tappe.
    Prima demolizione, poi ricostruzione.
    Io non vedo altro.
    E quindi le domande pratiche sono :
    Come si demolisce?
    Poi, come si partecipa alla ricostruzione?

  • Guglielmo Piombini
    Rispondi

    Hoppe non sbaglia quando denuncia i residui di statalismo presenti nel pensiero liberale.

    Tuttavia io vedo il libertarismo come un perfezionamento del pensiero liberale.

    L’anarco-capitalismo vuole infatti portare alle sue estreme e logiche conseguenze i principi già presenti nel liberalismo classico.

    Senza le elaborazioni dei grandi pensatori liberali dei secoli scorsi (Locke, Say, Constant, Bastiat, Spencer, ecc. fino a Mises e Hayek) la teoria libertaria non avrebbe potuto svilupparsi.

    Saluti

  • Raffaele
    Rispondi

    Io sono d’accordo con Hoppe anche sulla questini immigrati. Senza Stato da chi sarebbero invitati? Non entrerebbero a meno che non siano turisti o lavoratori regolari.
    Detto questo, le posizioni di Farage volenti o nolenti sono praticamente Libertarian e seguono le teorie di Hoppe su secessione politica e monetaria.

    Come Piombini (ma anche Hoppe alla fine lo spiega) il Libertarianismo è sicuramente un completamento del Liberalismo, ma sempre di Liberalismo si tratta. Liberalismo è Anarcocapitalismo, diversamente da “Liberal” che sta per Socialismo. Sicuramente i Liberali devono capire una cosa: il nostro nemico è lo Stato.

    Un ultima cosa per chi non sa come mangiare tre volta al giorno: come dice Nock, non è che dobbiamo essere tanto fiduciosi sulla fine dello Stato, tropo difficile distruggere l’enorme piramide statale, le elites son tropo forti e organizzate. Tuttavia, si può vivere onestamente con se stessi e la propria famiglia da Libertarian, almeno nei modi e nei rapporti sociali. Ad esempio sforzandoci il più possibile di fare baratto magari: io ti do un servizio che vale più o meno cento euro (cambiare qualche lampadina alla vicina e un rubinetto al collega) in cambio di un altro servizio che vale più o meno cento euro ( tre tagli di capelli e una mano a riordinare il giardino di casa).

    Essere Libertarian dentro, prima di tutto. Il resto forse verrà, anche se Nock (ma anche Hoppe) non sono fiduciosi.

  • Paolo Marini
    Rispondi

    Non sono d’accordo con Hoppe, anche se nutro rispetto per la sua posizione. Tutto sta nel riportarsi al liberalismo classico – che non è giustamente il ‘libberalismo’, al quale qualcuno precedendomi qui ha fatto riferimento – ma non è neppure l’anarco-capitalismo. Trovo in ogni caso che l’articolo sia una bella “frustata” e come tutte le sollecitazioni importanti aiuta a mettersi in discussione e ad affinare l’elaborazione dei concetti e delle opinioni.

    • leonardofaccoeditore
      Rispondi

      Il problema, però, caro Paolo, è che il liberalismo classico (così mansueto e contiguo allo Stato) abbia fallito.

      • Paolo Marini
        Rispondi

        L’argomento, che qui è possibile trattare per pochissimi cenni, è cruciale: non il liberalismo classico ha fallito, bensì i “liberali”. Essi hanno fallito, senza dichiararlo o forse senza neanche saperlo, nel momento stesso in cui hanno barattato i diritti di libertà, la tutela della proprietà ed il mercato con la sicurezza sociale, il dirigismo e sistemi fiscali del tutto espropriativi. Sono diventati, in poche parole, dei “socialisti”.
        Quanto alla presenza dello Stato, storicamente e fino ad oggi non mi risulta che sia possibile farne a meno. Davvero è questa sia un’opzione spendibile nel mercato della politica che una scelta concretamente realizzabile? Il problema non è “Stato si-Stato no”, ma “Stato-come”. E la risposta, per me, sta tra Nozick e Von Hayek. Naturalmente, ripeto, l’argomento è complesso e il mio atteggiamento popperiano e ‘laico’ mi impedisce di essere certo di non potere – dinanzi a nuove evidenze o a nuove e più persuasive riflessioni su evidenze già date – ricredermi, in tutta buona fede

  • Marco Tizzi
    Rispondi

    @ Luca

    Per quanto concerne la questione degli immigrati, comunque tu commetti un errore: per come la vedo io ognuno dovrebbe essere libero di ospitare chi vuole, per quanto vuole, nella sua proprietà privata e di dare a lui/lei lavoro.
    Questo diritto oggi è negato a tutti noi ed è una vergogna.
    Ma per un libertario ognuno dovrebbe anche essere libero di rifiutare qualcuno all’interno della sua proprietà.

    Fin qui ci siamo.

    Per quanto riguarda la proprietà statale, però, non esiste una “posizione libertaria”, come potrebbe? Se il libertarismo ammettesse di avere una posizione su quali e quanti immigrati possono stare nella proprietà dello Stato significherebbe che in qualche modo avalla la proprietà dello Stato ed entra nel gioco “lo Stato siamo noi” che tanto mi fa girare i coglioni.
    Piuttosto il libertario può ribellarsi alle leggi dello Stato, sbattersene i coglioni e tenere tanti immigrati quanti vuole nella sua proprietà e dar loro lavoro.

  • Pedante
    Rispondi

    Non credo che ogni popolo crei lo stesso tipo di società. Preferenze temporali, QI, apertura mentale, e altri tratti caratteriali possono caratterizzare un gruppo, tenendo pure conto delle divergenze individuali all’interno dello stesso gruppo.

    Da qui il libertarismo avrà a mio parere una forma diversa in Africa rispetto al quella nel Giappone, e provare a trapiantare un modello straniero è destinato a fallire (lasciamo stare la presunzione che un determinato modello sia superiore).

    Il libertarismo implica il diritto di dissociazione nonché quello di associazione. Per il mondo occidentale, il primo è severamente compromesso quando non è esplicitamente vietato, e in molte giurisdizioni l’associazione o è imposta o è scoraggiata a secondo del caso.

    La posizione di Hoppe sull’immigrazione non pecca di incoerenza o di arbitrarietà.

  • Pedante
    Rispondi

    Avrei dovuto dire che il libertarismo darà luogo a un’organizzazione sociale diversa in Africa rispetto al Giappone, dato che il principio di non aggressione è immutabile e universale.

  • Rorschach
    Rispondi

    Premetto che considero l´anarcocapitalismo una tesi molto interessante, ma anche molto da salotto. Credo il suo ruolo per i libertari sia piú quello di ispirazione che quello di agenda politica. Fondamentalmente l´AC vola semplicemente al di sopra di qualunque livello descrittivo. Pone cioé una sorta di costruzione logica puramente razionale e dá per scontato che qualunque persona sana di mente aderisca a quel modello. Detta in maniera piú tecnica, l´AC presuppone che tutti i cittadini, di colpo o gradualmente, acquisiscano una ferrea dottrina deontologica (Rothbard) o diventino dei computer massimizzatori di utilitá in contesti sociali (Friedman).
    Cioé, come il marxismo, presuppone una sorta di rivoluzione mentale. Al contrario del marxismo, dove tutti condividono inspiegabilmente le stesse intuizioni morali, qui tutti arrivano a condividere lo stesso meccanismo di ragionamento.

    Ora, immaginando una societá senza stato nello scenario di Friedman, la domanda é: quanto puó plausibilmente durare tutto ció prima che lo stato riprenda il sopravvento? In pratica puó durare tantissimo solo se tutte le compagnie fornitrici di servizi condividono il ragionamento che sul lungo termine é meglio che nessuno abbia il monopolio della forza. Nel momento in cui uno sceglie di diminuire la propria utilitá di guadagno, massimizzando la propria stabilitá, ecco che piú compagnie si uniscono, si accordano e rifondano lo stato.
    Friedman a quanto ricordo prende in considerazione questo problema e conclude che comunque é meglio affrontare questo processo piuttosto che mantenere il sistema attuale.

    Mi sfugge il pistolotto di Hoppe su costi benefici. Non capisco che cosa c´entri in assoluto con AC, giacché la versione di Friedman dimostra che si puó avere AC senza considerare il concetto di bene e male.

    • jimmy
      Rispondi

      Bentornato Rorschach, è sempre un piacere leggerti.

  • Pedante
    Rispondi

    @ Rorschach:

    Per come lo leggo io, HHH sostiene che spetta ai liberali dare una giustificazione etica per la tassazione, dal momento che non c’è alcuna giustificazione economica (i confronti interpersonali di utilità essendo invalidi).

  • Rorschach
    Rispondi

    Non ho capito in virtú di cosa i confronti interpersonali di utilitá sono scientificamente improponibili. Non capisco cioé perché l´idea che “con piú mezzi si possono raggiungere piú fini” non sia trattabile scientificamente.

  • Pedante
    Rispondi

    @ Rorschach:

    Come valutare scientificamente la disutilità provata dal contribuente in confronto all’utilità provata dal beneficiario delle tasse? I sentimenti sono fenomeni psicologici, soggettivi.

  • Pedante
    Rispondi

    @ Rorschach:

    Non che questo c’entri con il discorso teorico di sopra, ma al livello di psicologia pop, sono convinto che le perdite sono molto più sentite dei guadagni (gli insulti spesso si ricordano per un’intera vita, ma i complimenti si scordano facilmente, e così via).

  • marziano
    Rispondi

    da premesse sbagliate conclusioni sbagliate, direi un articolo inutile.
    un sistema di potere è inevitabile in ogni organizzazione sociale quindi la premessa è sbagliata perché non parte dalla realtà ma da una idea il che è sempre pericoloso.
    pertanto questo articolo è solo una cazzata come le polemiche che si fanno a sinistra e si demolisce il progetto cui si tiene.
    cioè MENO TASSE che è = PIù LIBERTA! e basta. la politica è questo, la filosfia teoretica non non ha mai portato a nulla di buono e la lascio a hoppe.

    • depaoli.fabrizio@liberi.it
      Rispondi

      Nessuno nega la necessità di un’organizzazione, discuto però sul fatto che debba essere lo stato a provvedere quando può farlo benissimo il mercato.

  • Pedante
    Rispondi

    marziano: “MENO TASSE che è = PIù LIBERTA”

    Se è proprio così, l’ideale sarebbe niente tasse, non poche tasse, ed è questo il punto di Hoppe.

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