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KrugmanDI MATTEO CORSINI

“Il punto è che il dilemma che spiega, teoricamente, perché la Fed stia cercando di dare con una mano quello che toglie con l’altra, non ha niente a che fare con la forma della politica monetaria, e tutto a che fare con l’evidenza incontestabile che il tasso di interesse naturale è negativo”. (P. Krugman)

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Nel fornire una sua spiegazione sul perché la Federal Reserve abbia recentemente annunciato che ridurrà gradualmente l’ammontare mensile di acquisti di titoli di stato e garantiti da ipoteche, al tempo stesso assicurando che il tasso sui Fed Funds resterà a zero ancora a lungo, Paul Krugman si è spinto fino a sostenere che il tasso di interesse naturale è negativo. Premesso che finché gli acquisti saranno solo ridotti e non azzerati al lato pratico la base monetaria continuerà ad aumentare di qualche decina di miliardi di dollari al mese, il ragionamento di Krugman è distorto almeno quanto lo è il mercato monetario attuale. Il concetto di tasso di interesse naturale fu elaborato da Knut Wicksell in un contesto (quello di fine 800) radicalmente diverso da quello attuale.

Gli economisti della scuola austriaca presero spunto dal lavoro di Wicksell ed elaborarono la loro teoria del ciclo economico sviluppando e ampliando la distinzione tra tasso di interesse naturale e tasso monetario. Semplificando, mentre il primo non è altro che la sintesi delle preferenze temporali dei soggetti che operano in un sistema economico, il secondo è influenzato dalla quantità di moneta, la quale può essere aumentata dall’espansione del credito. Quando Ludwig von Mises scrisse la Teoria della moneta e dei mezzi di circolazione (la prima edizione risale al 1912) i sistemi monetari erano ancora in gran parte ancorati all’oro, ma ciò nondimeno l’espansione del credito mediante emissione di mezzi fiduciari (in misura eccedente le riserve auree) influenzava il tasso di interesse monetario, rendendolo più basso rispetto al tasso di interesse naturale. Tale distorsione incentivava l’indebitamento e l’allungamento dell’orizzonte temporale degli investimenti, senza però che il calo del tasso di interesse risultasse da un aumento del risparmio reale, ossia da una modifica delle preferenze temporali dei consumatori. Ciò rendeva ex ante il valore attuale netto di quegli investimenti artificialmente positivo, mentre la successiva interruzione dell’inflazione monetaria avrebbe reso necessaria la loro liquidazione (Mises li definiva “malinvestimenti”).

Per inciso, l’interruzione dell’inflazione monetaria (ossia la cessazione dell’espansione creditizia, magari condizionata da una politica monetaria restrittiva da parte della banca centrale) avrebbe avuto luogo come conseguenza dell’accelerazione dei prezzi dei beni reali e successivamente di quelli al consumo determinati dalla precedente espansione dell’offerta di moneta. L’alternativa, ossia la perpetuazione dell’espansione monetaria, avrebbe portato prima o poi all’iperinflazione e all’implosione del sistema monetario. Se si fa un salto in avanti di un secolo, negli attuali sistemi monetari fiat dominati dalla distorsione monetaria prodotta dalle banche centrali e da sistemi bancari a riserva frazionaria, non si può che osservare quanto lo scollamento tra tasso di interesse naturale e tasso monetario sia evidente. La ricerca di rendimenti a cui sono “costretti” gli investitori dalle politiche monetarie di allentamento quantitativo (l’eufemismo coniato per definire diversamente la creazione di denaro dal nulla), determina un allungamento delle scadenze (duration), oltre alla compressione dei premi per il rischio di credito e di liquidità. In buona sostanza, l’abbondanza di denaro (inflazione monetaria) ha già creato e continua a creare inflazione sui prezzi delle attività finanziarie. Per chi considera inflazione solo l’aumento di indici dei prezzi al consumo, però, il mondo sembra addirittura a rischio di deflazione, il che renderebbe non solo innocue, ma perfino necessarie le politiche monetarie espansive. E chi fa notare che si tratta di un copione simile a quello che ha condotto alla crisi iniziata nel 2007 (tanto per restare alla storia recente) viene considerato paranoico o deficiente da gente come Krugman.

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Ora, io credo che dovrebbe essere evidente quanto Krugman sia fuori strada nell’ipotizzare che la politica monetaria della Fed sia giustificata da un tasso di interesse naturale negativo. Un concetto che non ha alcuna giustificazione razionale, dato che significherebbe che in via generale a un bene consumato in futuro viene attribuito un valore superiore a quello di un bene consumato oggi, ossia che si è disposti a pagare una certa somma di denaro pur di rinviare un consumo. Ciò che è negativo, in termini reali e talvolta anche in termini nominali, è il tasso di interesse monetario (o di mercato), e questo è dovuto non già a un eccesso di risparmio reale, bensì a un’offerta di base monetaria del tutto distorta dalle politiche monetarie espansive. La grande incertezza provocata in una parte degli operatori circa le conseguenze delle politiche monetarie poste in essere dalla Fed (che ritengono del tutto inadeguati gli attuali premi per il rischio di duration, credito e liquidità di molte attività finanziarie), unita talvolta a precisi vincoli statutari nel tipo di impiego che possono effettuare, spinge tali operatori a parcheggiare la liquidità in investimenti a breve termine pur nella consapevolezza di ottenere un rendimento reale (e talvolta persino nominale) negativo. Ma si tratta, appunto, del tasso monetario (o di mercato), non certo di quello naturale. In altri termini, non vi è nulla di naturale nei tassi che osserva Krugman e l’unica “evidenza incontestabile” mi sembra la confusione (forse voluta) che fa tra tasso naturale e tasso monetario.

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Showing 4 comments
  • Marco Tizzi
    Rispondi

    Spiegatemi: l’inflazione è una cosa buona e il tasso di interesse dovrebbe essere negativo?
    Cioé: non solo i risparmi che per sbaglio ho fatto l’errore di accumulare già di loro perdono valore, ma se per caso decido di prestarli devo pure smenarci?

    • lorenzo s.
      Rispondi

      Avrei due domande, scusatemi se possono essere sciocche ma non sono un esperto di tematiche monetarie.

      1. In regime fiat money nei periodi di boom si hanno tassi di interesse alti mentre in periodi di recessione i tassi di interesse diventano negativi perché gli investitori preferiscono investire a breve per non acquistare attività altamente rischiose?

      2. Se la moneta è privata il tasso di interesse monetario e quello naturale tendono a coincidere?

      Vorrei chiedervi poi se potete consigliarmi delle letture per approfondire gli argomenti trattati in questo post.

      • eridanio
        Rispondi

        l’interesse o costo del credito o costo delle preferenze temporali si forma in teoria su tre valutazioni:
        1) il tasso della preferenza temporale puro o naturale (la terminologia decidetela voi)
        2) +- premio per il rischio
        3) +- premio per l’inflazione attesa o per variazione del potere d’acquisto

        Insieme queste componenti possono anche esprimere un tasso negativo.
        La cosa importante e che cambia ogni significato alla discussione è che
        a fissare questo importantissimo prezzo sia un mercato artefatto dalla primazia della banca centrale. La Banca centrale, e non tu, può decidere i livelli “appropriati” dei tassi che poi il mercato è obbligato ad elaborare e tu a subire impotente.
        Puoi decidere di non acquistare Bund tedeschi a tassi prossimi allo zero e negativi in termini reali, vista per lo meno l’inflazione attesa. Puoi decidere di impiegare parte del tuo stock di risparmio in azioni attendendoti un dividendo o una variazione del prezzo del titolo che non è per definizione una certezza di rendimento. Non puoi decidere a quanto prestare alla banca il residuo stock di risparmi che lasci sul conto. Perché quando sono sul conto i soldi non sono già tuoi e quindi non puoi fissare il prezzo di un bene che per legge non è più di tua proprietà. Certo, se non si va in molti a ritiralo il nostro credito potremo ritirarlo, ma se solo un 10% dei depositanti a vista dovessero reclamare in bigliettoni si avrebbe la chiusura ed il collasso del sistema.
        Trovandosi nelle arche sociali un gruzzolo che non hanno dovuto sudare con scambi contro altri beni o servizi nel libero mercato e soprattutto trovandosene legalmente proprietari, il banchiere presta quel che ha ricevuto in deposito molte volte allo stesso tempo senza essersi dovuta confrontare con il prezzo delle preferenze temporali del depositante a vista che si deve sempre accontentare di una pseudo remunerazione dello 0,01%.
        Come fa a prestare molte volte? Con una semplice scrittura contabile consentendoti di trarre a debito di fatto utilizzando il denaro sia preso legalmente a prestito vendendo obbligazioni, ma anche a valere sui contanti della vecchina, dell’operaio e anche dell’impresa che li detengono in depositi a vista perché li devono usare per i propri scopi.

        Quando puoi di fatto prestare multipli della stessa somma grazie agli artifici contabili legalizzati dalle norme solo per chi fa banca, (gli altri operatori no, ma proprio tutti gli altri nessuno escluso, che facessero la stessa scrittura contabile sarebbero passibili di condanne che vanno dall’appropriazione indebita alle false comunicazioni sociali alla bancarotta fraudolenta) quando puoi farlo è una comprensibile legge di mercato il fatto che tu tenda ad abbassare il tasso d’interesse potendolo guadagnare n volte.
        Se presti 10 volte 100.000.=reali al 5%, l’interesse del 5% su 1.000.000= farebbe 50.000.= Avendo in cassa solo 100.000= il 50% di rendimento mi sembra sufficientemente allettante per poter abbassare anche il tasso al 4% se qualcuno mi facesse concorrenza. E così via.
        Quindi in presenza di riserva frazionaria (prestare molte volte i “vs”. depositi a vista) il tasso d’interesse tende già ad essere stato ridotto e di parecchio. Se non altro per la competizione che si animerebbe attorno al credito abbondante e facile.
        Quando arriva la crisi Il Gosplan, alias la banca centrale, deprime “manu militari”, cioè direttorialmente, i tasso a livelli che nessuno in costanza di moneta libera e di proprietà e visto il rischio emergente farebbe.
        Questa necessità è lampante perché se così non si facesse il sistema bancario dovrebbe manifestare pubblicamente la propria insolvenza. L’insolvenza è una situazione costante per le banche, anzi, se gli istituti non fossero strutturalmente insolventi non si potrebbero sperare di farsi rilasciare o mantenere attiva una licenza per l’attività bancaria. Quel che non devono mai fare gli istituti per la vigilanza e per il mantenimento della vergognosa grande menzogna è di manifestare sintomi di illiquidità. Quindi se un istituto perdesse il 10% dei crediti per denaro prestato ai clienti, di fatto, e se solo avessero prestato un multiplo di 10 volte il denaro a vista, (di solito è di più) il 10% di dieci volte è 1. Questo sarebbe uguale all”importo è pari ai depositi a vista.
        Cioè sempre i “vostri” soldi. E’ per sostenere queste evenienze che entra in azione il denaro prestato ad un piffero per cento. L’inondazione di liquidità da parte della banca centrale serve a nascondere quello che il mercato non deve scoprire tenendo tutti calmi e schisci, sotto la verga del diluvio universale che il presidente della banca, col direttorio, potrebbe aver libera facoltà di scatenare scientemente con un click.

        segue…

      • eridanio
        Rispondi

        …continua
        Quindi tassi bassi per la moltiplicazione del credito a valere molte volte sul depositato a vista, quindi bolla, conseguentemente una cacata di piccione (evento qualsiasi) ne determina lo scoppio, e dulcis in fundo, salvataggio del sistema finanziario, come si può, tamponando con denaro stampato ad hoc mettendo una stampella agli attivi finanziari delle banche svaniti proprio alla stessa maniera di come son sorti. DAL NULLA.

        Se la moneta fosse privata ma più che privata se fosse tua (come ora non è) chi la volesse usare dovrebbe chiederti prima il permesso. Il permesso glielo potresti anche accordare, ma solo al tasso che si negozia partendo dalle tue richieste. Se non ci fosse accordo, come tu sei libero di non acquistare le obbligazioni della banca per remunerazione scarsa, loro sarebbero liberi di rifiutare l’uso del tuo danaro per tasso eccessivo rispetto ad altre opportunità che avessero a portata di mano.
        In ogni caso il denaro depositato a vista non lo potrebbero mettere nel loro attivo patrimoniale, ma solo nei conti d’ordine, tra i beni di terzi in deposito.

        Sarebbe proprio un altro mondo.

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