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GUIDO ROSSI BISDI MATTEO CORSINI

“Alla base dell’organizzazione del capitalismo finanziario globale e della libertà dei mercati è posto il contratto intriso da quelle naturali ineliminabili asimmetrie che alimentano sempre più la forbice fra ricchi e poveri”. (G. Rossi)

Periodicamente Guido Rossi dedica uno dei suoi sermoni domenicali pubblicati sul giornale di Confindustria a lanciare strali contro il contratto. Ovviamente ogni editore è libero di pubblicare ciò che ritiene opportuno, ma un minimo di contraddittorio forse sarebbe utile. Secondo il predicatore (rosso) Rossi, la forbice tra ricchi e poveri si sarebbe ampliata perché “alla base dell’organizzazione del capitalismo finanziario globale e della libertà dei mercati è posto il contratto”.

E il contratto è “intriso” da “ineliminabili asimmetrie”. Ovviamente per Rossi e per chi la pensa come lui questo è un buon motivo per giustificare l’intervento dello Stato, che dovrebbe eliminare o quanto meno limitare le asimmetrie. Il tutto, evidentemente, in base alla presunzione che il legislatore sia onnisciente (o qualcosa di simile), riesca a individuare in anticipo e costantemente ciò che è meglio per tutti e, in particolare, a tutelare i deboli. Oltre a essere scevro da ogni conflitto di interessi. Ognuno è libero di credere a questa visione idilliaca del legislatore e dello Stato, ma si tratta di una pericolosa illusione (quando non di una posizione intrisa di malafede).

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Il mondo descritto da Rossi è piuttosto diverso da quello reale, nel quale i mercati considerati liberi sono invece farciti di regolamentazione. La quale, come sempre, ha conseguenze intenzionali e altre inintenzionali. A mio parere la presenza di queste ultime non autorizza gli interventisti ad attribuire al contratto responsabilità che non ha. L’aumento della forbice tra ricchi e poveri sarebbe stato molto probabilmente minore se le banche centrali non avessero inondato il mercato di denaro creato dal nulla, favorendo i primi percettori di quei flussi e redistribuendo a beneficio di costoro la ricchezza reale. Ora, tutto si può dire, tranne che i banchieri centrali operino in base a contratti e ai principi del libero mercato. Assomigliano, piuttosto, a quei decisori centrali che tanto piacciono a Rossi. E il fatto che non siano eletti democraticamente è una differenza più di forma che di sostanza. In alcuni casi, nel corso della storia (anche recente), è stata sperimentata la sostanziale soppressione del contratto. Basterebbe guardare a quegli esempi per rendersi conto, al di là di ogni considerazione etica, dei disastri che si sono verificati.

Dubito che Rossi lo farà.

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Mostrati 3 commenti
  • ivan
    Rispondi

    …perchè è chiaro che gli individui, lasciati a se stessi, tendano ad essere brutti, sporchi e cattivi, ma se diventano ministri o parlamentari, saranno tuttogiorno a salvare i deboli dalle ingiustizie e dalle inquità contrattuali, amen.

  • Sigismondo di Treviri
    Rispondi

    Ammesso che quello che dice costui sia vero, preferisco sempre un mondo di ricchi e poveri liberi piuttosto che un mondo di tutti poveri per giunta schiavi dello stato.

  • William
    Rispondi

    Le assimetrie ci sono, ma non sarà che sono create dallo stato?

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