In Anti & Politica, Economia

117_FINANZADI ROBERTO LOCATELLI*

Da qualche giorno la saracinesca del panettiere e pizzaiolo di Casalnuovo, Eduardo Di Falco, è abbassata, l’uomo si è suicidato per disperazione dopo che i funzionari dell’Ispettorato del Lavoro di Napoli avevano riscontrato la presenza a lavorare irregolarmente sia della moglie Lucia che di un’altra commessa. Narrano le cronache che la moglie si sia inginocchiata innanzi a loro implorando pietà, la richiesta di non comminare loro nessuna pena pecuniaria, perché già in difficoltà economiche. Ma invano.

Eduardo era un gran lavoratore, marito e padre di tre figli, lavorava tutto il giorno per mantenere la propria famiglia tra mille difficoltà e ristrettezze economiche, purtroppo comuni a molti altri italiani, in una terra dove coltivare virtù quali l’onestà e l’impegno valorizzano la persona come il due di bastoni a briscola.

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In una terra dove mafia, illegalità ed evasione fiscale raggiungono livelli da brivido, ecco spuntare il perfetto capro espiatorio dei problemi d’Italia, da mettere all’indice, esporre al pubblico ludibrio, colui che fa lavorare la gente “in nero”, senza tutele-ferie-permessi-contributi pensionistici-malattia.

La vicenda è un concentrato, dal finale drammatico, dello scadimento morale di questo Paese, laddove i primi a darne una pessima rappresentazione sono proprio coloro che lavorano alle sue dipendenze in una delle miriadi di inutili articolazioni burocratico-clientelari.

In una provincia come quella di Napoli, con gli irrisolti problemi connessi alla presenza ramificata e invasiva della criminalità organizzata (leggi camorra) che controlla larga parte delle attività produttive del territorio con giri d’affari vertiginosi, i solerti funzionari dell’Ispettorato del Lavoro non trovano niente di più che un fornaio-pizzaiolo che si spacca la schiena di lavoro da mattina a sera e che, come unica “furbata”, fa lavorare la moglie nella propria bottega, avendo anche ulteriori tre bocche da sfamare?!

E che fine ha fatto la pietas cristiana in questo Paese, e in coloro che dovrebbero servirlo per farlo funzionare al meglio, non solo lavorando in maniera professionale ma anche etica?

Non è colpendo gli Eduardo di Falco che l’Italia risolverà i problemi connessi all’evasione fiscale e più in generale all’illegalità diffusa nel mondo del lavoro, non è comportandosi così che si risolleverà dalle proprie miserie economiche; anzi, l’effetto è quello contrario, di perdere in credibilità e autorevolezza, almeno per quel poco che ne rimane.

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Questa vicenda lascia una famiglia distrutta, un senso di rabbia che si aggiunge a quella che quotidianamente la stragrande maggioranza degli italiani accumula per le molteplici difficoltà che incontra, dal lavoro all’economia domestica, dalle tasse alla burocrazia, unite alle informazioni che quotidianamente riceve in merito all’impunità che ammanta affaristi, truffatori, palazzinari, speculatori e gentaglia simile che bazzica nei cosiddetti “salotti buoni” dell’economia, della finanza, degli affari e della politica.

Se provate a paragonare l’azione che lo Stato ha avuto con il povero Eduardo Di falco, con quella riservata alle lobby delle slot machine, prende corpo la certezza che questo Stato “strozzino” sia forte con i deboli e debole con i forti! E sempre più indegno d’essere rispettato.

*http://locatelliroberto.blogspot.it/

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Mostrati 9 commenti
  • @erasmodanarni
    Rispondi

    Onore a Di Falco!

  • Guglielmo Piombini
    Rispondi

    Bravo Roberto. Giustissime considerazioni.

  • Giuseppe
    Rispondi

    Ispettorato del lavoro, guardia di finanza,…
    Gente che vive di stipendi pubblici e che ha scelto come mestiere quello di andare a tormentare la gente che lavora…

  • Albert Nextein
    Rispondi

    Colpiscine uno per educarne cento.
    In perfetta malafede.

  • CARLO BUTTI
    Rispondi

    Peggio dei pubblicani che nella Palestina dei tempi di Gesù erano accomunati ai peccatori e alle prostitute. Almeno fra quelli c’era qualcuno che si pentiva: Matteo evangelista, Zaccheo. Questi invece continuano nelle loro azioni criminose, credendo di servire la patria…

  • virgilio
    Rispondi

    Approvo, condivido e aderisco all’articolo e al suo giudizio finale. Invece prendo distanza da quanto afferma Carlo B. che pare accumunare i “pubblicani” a peccatori e prostitute. I “peccatori” erano e di solito continuano ad essere persone che vogliono esercitare il proprio libero arbitrio senza sottomettersi a fissazioni psicotiche di cultura dominante e masse popolari…e le prostitute se rispettano i propri clienti, senza tentare d’approfittarsi di essi, e compiono bene la rispettiva “attività lavorativa di servizio” sono da elogiare e tutelare… quindi né i primi, né le seconde hanno da pentirsi d’alcunché. Infine il problema vero è che la proprietà privata, pure quella d’uso personale, quella che ti serve per vivere da essere umano civile e libero, non è più fisicamente rispettata da poteri pubblici ed etica comune. Dico fisicamente perché il rispetto non va confuso col divieto di giudizio tramite parola o espressione scritta, quale che sia: non si proteggono libertà e diritti naturali menomando qualcuno di essi, come sembra stia per avvenire in questi giorni. A parola puoi reagire paritariamente con parola, ad offesa morale con offesa morale, invece dinanzi a pistole e corti inquisitorie la risposta è ben più difficile, perciò la loro minaccia è sicuramente sleale e prevaricatrice. Credo che la nostra società occidentale e “democratica” sia preda d’una smania repressiva che la sta avvicinando ai Paesi tirannici attuali d’altri continenti e all’U.R.S.S. d’una volta. Non tanto una repressione contro partiti organizzati pur se d’opposizione, che in fin dei conti funzionano come una sorta di mini-stati, quanto verso gli individui che vogliono restare mentalmente e materialmente non assoggettabili; tale tipo umano è quello che la generale cultura dell’omologazione e della standardizzazione meno riesce a tollerare…

  • Pedante
    Rispondi

    @ virgilio:
    Magari ci fosse la libertà di offendere o di rispondere paritariamente all’offesa. La diffamazione nel caso di singoli e il vilipendio nel caso di gruppi sono armi per i soggetti forti da usare contro i loro nemici più deboli.

    I pubblicani erano forse più riprovevoli degli esattori odierni, i primi essendo concessionari, i secondo semplici esecutori della legge, molti dei quali credendo nella giustezza di ciò che fanno. Il nostro regime, come dice lei, è più pericoloso perché insidioso.

    Bel commento, grazie.

  • SANDRO GIBELLINI
    Rispondi

    IN UN PAESINO DELL’ APPENNINO MODENESE HANNO INSACCATO DUE FINANZIERI E GLI HANNO UNTI: LA PROSSIMA VOLTA CI PENSERANNO, PRIMA DI ANDARE A ROMPERE I COSIDETTI PER DELLE PUTTANATE!

    • Mister Libertarian
      Rispondi

      Si potrebbe avere qualche ragguaglio in più su questa vicenda dei due finanzieri sistemati a dovere? Grazie

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