In Ambientalismo, Economia

fotovoltaicoDI GIUSEPPE SANDRO MELA*

L’Agenzia delle Entrate ha recentemente pubblicato una simpaticissima circolare, N. 36/E, riguardante gli «Impianti fotovoltaici – Profili catastali e aspetti fiscali».

Terminata la pacchia degli incentivi pagati dal Contribuente, adesso chi ne aveva usufruito inizi pure a battere i denti dalla paura: é arrivata la tassa sul possesso degli impianti fotovoltaici. Dopo aver letto bene la circolare la paura si trasformerà in terrore.

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Tasse che si ripiglieranno in breve tutto l’elargito a titolo di “incentivo“, e con tanto di interessi. Prima ti incentivo e quindi ti stango.

Ma che ci si sarebbe mai potuto aspettare da questo stato?

Timeo Danaos et dona ferentes.

  Sole24Ore. 2014-02-18. Fotovoltaico sul tetto? Per il Fisco vale come una stanza in più e va accatastato.

Non tutti sanno che l’impianto fotovoltaico sul tetto di casa, se ha una potenza superiore a 3 kiloWatt, potrebbe far aumentare la rendita catastale, e quindi l’Imu, la Tasi e le altre imposte che hanno come base il valore catastale (ad esempio, il registro in caso di compravendita). Installati per abbattere i costi in bolletta e per incassare gli incentivi pubblici sull’energia prodotta – secondo la tesi del Fisco – i moduli fotovoltaici vanno considerati come una “appendice” dell’abitazione che aumenta il suo valore. A chiarirlo è una circolare dell’agenzia delle Entrate (n. 36/E del 19 dicembre 2013) che ha esentato dall’obbligo gli impianti “minori” e definito nel dettaglio le circostanze in cui i pannelli vanno registrati al Catasto.

  Gli edifici a rischio

La questione è delicata, perché in genere un impianto di 3 kW è esattamente quello che serve per coprire i consumi di una famiglia-tipo. Fino a qualche anno fa, però, gli incentivi erano così ricchi che molti proprietari hanno scelto di installare impianti un po’ più potenti, così da massimizzare l’incasso delle “tariffe incentivanti”: quando il tetto di casa era abbastanza spazioso, molti hanno scelto moduli da 4, 6 o anche 10 kW di potenza (in media, 1 kW richiede circa 7 metri quadrati di superficie). Sono proprio queste le situazioni in cui bisogna verificare se la rendita catastale dell’unità immobiliare va aggiornata o no. Secondo gli ultimi dati del Gse – aggiornati al 31 gennaio scorso – in Italia ci sono 176mila impianti i cui titolari possono stare tranquilli, perché hanno una potenza inferiore a 3 kW, mentre ce ne sono 312mila a rischio, con una potenza compresa tra 3 a 20 kW.

Il criterio per l’accatastamento

Quando il fotovoltaico è al servizio di un’unità immobiliare già accatastata, la circolare delle Entrate ribadisce che la variazione catastale è obbligatoria solamente quando il valore dell’impianto supera il 15% della rendita catastale. Piccolo problema: per il proprietario è impossibile valutare da solo se il rapporto viene superato o no. Anche perché il risultato finale dipende dalla rendita di partenza, che può essere molto diversa a seconda della categoria catastale: molte villette, ad esempio, non sono iscritte in Catasto come A/7 (villini), ma come A/2 (abitazioni civili), e proprio per questo valgono meno agli occhi del fisco. In questi casi, arrivare all’obbligo di aggiornamento catastale potrebbe essere più facile. Al contrario, sulle abitazioni di recente costruzione (o dove la rendita catastale è stata aggiornata per grandi lavori di ristrutturazione) sarà più difficile che il valore dell’impianto fotovoltaico sul tetto incida per oltre il 15 per cento. La conclusione comunque è una sola: per fare una valutazione corretta bisogna coinvolgere un professionista abilitato, come un geometra, perché valuti se è necessario aggiornare la rendita. Di quanto? Impossibile generalizzare, perché di fatto l’impianto farà salire la rendita di una o più “classi”, ma si può ipotizzare che su una villetta con una rendita di 1.200 euro l’incremento sarà – almeno – di 250 euro.

  La mappa degli impianti interessati

Dei 312mila impianti con una potenza tra i 3 e 20 kW, quasi 46mila si trovano in Veneto. Seguono Lombardia (circa 39mila) ed Emilia Romagna (circa 26mila). Sembra un controsenso, ma non è così: nelle regioni del Sud sono più diffusi i grandi impianti, mentre le strutture di taglia domestica hanno riscosso maggiore popolarità nell’area della pianura Padana. La stessa dove risultano più utilizzate le detrazioni fiscali per il risparmio energetico.

 

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*Link alla fonte: http://www.senzanubi.it/home/ecco-servita-la-nuova-tassa-sul-fotovoltaico/

 

 

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Mostrati 9 commenti
  • Stefano Nobile
    Rispondi

    Caro prof.,
    ci si dimentica spesso che lo Stato non sborsa una lira per alcun incentivo.
    Sono gli utenti privi di impianto a tirare fuori il pecunio per incentivare il fotovoltaico altrui.
    Per cui, semplicemente, lo Stato ti frega due volte.
    Avevo comunque ragione a dire che fidarsi di sconti, detrazioni e incentivi è come fare il bagno in una vasca piena di piranha.
    Mai fidarsi dello Stato, mai.
    Soprattutto se è quello italiano, che ha già dato prova di quanto sia traditore.

    • FrancescoPD
      Rispondi

      …Se vogliamo spaccare il capello in 4
      Lo stato ha guadagnato per Iva incassata, inps e contributi vari per pagare pensioni col sistema retributivo (furto legalizzato), ha fatto beneficiare di bolli, controbolli tasse varie tutto il sistema putrefatto della burocrazia per fare le autorizzazioni etc. etc
      Il sistema bancario si è riempito di mutui e leasing a rischio praticamente zero in quanto il rientro è garantito dalle mensili estorisioni di incentivi a danno degli utenti elettrici.
      L’investirore in generale, ma le mafie politiche ed affaristiche in particolare si sono garantire una rendita per 20 anni,.. e molto spesso come evidenziato dalla magistratura investendo prima soldi di dubbia provenienza (poi si dice che lo stato persegue la mafia…ah ah ah)
      Il conto lo paga il cittadino della strada, lo stato e le banche sono gli unici vincitori di questa storiaccia marcia tutta in stile itagliota.
      Se tutti questi quattrini rubati/estorti al cittadino (7 mld annuali solo di fotovoltaico, senza contare tutte le altre rinnovabili, biogas, eolico, syngas etc.) fossero stati investiti in ricerca con una detrazione fiscale del 100% per chi li tirava fuori, adesso saremmo la nazione con la più alta crescita e all’avanguardia teconologica, con la fila di imprese straniere pronte ad investire in Italia, invece ormai se ne vanno giustamente tutti da questo letamaio.
      Stato infame!

    • Max
      Rispondi

      D´accordo al 100%.
      Questo stato è peggio dei rumeni-albanesi che ti puntano il coltello in un parcheggio…

  • Albert Nextein
    Rispondi

    Ok.
    Ripeto quanto ho già scritto.
    Mi interesserò degli impianti fotovoltaici solo quando forniranno un’efficienza di almeno il 40%.
    Solo quando esisteranno accumulatori adeguati per stoccare l’energia ricavata dal sole e immetterla in rete domestica anche di notte.
    Per il momento partecipo passivamente alla ricerca e all’installazione presso altri degli attuali scadenti impianti tramite il prelievo forzoso che mi vien fatto sulla bolletta elettrica.

    Uso con soddisfazione legna per il riscaldamento , insieme a gas liquido.
    La legna me la preparo io.
    Mediamente ne consumo 70-80 kg al giorno.
    Inquino, e vado benissimo.

    • Stefano Nobile
      Rispondi

      fossi in te un piccolo impiantino me lo farei. Senza dire nulla a nessuno e “per parti”. Non perché sia conveniente, ma perché temo cominceranno i black out.
      E poi, sai, in Grecia hanno messo l’IMU in bolletta: non paghi? Via la corrente!
      Senza ironia né polemica, ti ci vedi a vivere senza elettricità? Magari tu ce la fai, ma il resto della famiglia accetterebbe una situazione simile? Io dico di no. Poi vedi tu.

  • Giuseppe
    Rispondi

    Circa un paio di anni fa stavo discutendo con un amico sul fotovoltaico. Questo mio amico è un vulcano di idee, purtroppo tutte idee alla wile coyote, destinate a farlo precipitare inevitabilmente nel burrone. Mi parlò quindi della opportunità di investire nel fotovoltaico facendomi i conti alla mano. Io stetti ad ascoltarlo; poi gli dissi che stava facendo i conti senza l’oste, e che, non appena il fotovoltaico avesse preso piede, lo stato, che sta a guardare dall’alto come un avvoltoio, sarebbe calato in picchiata.
    Non serve essere economisti per capire come funzionano le cose. Devono trovare ogni mese i soldi per stipendiare i parassiti.
    A proposito, Letta non ha risolto niente in questi mesi, non dovrebbe restituire quello che ha preso (e non sarà poco?)

  • roberto
    Rispondi

    L’Agenzia delle Entrate ha recentemente pubblicatola circolare, N. 36/E, riguardante gli «Impianti fotovoltaici – Profili catastali e aspetti fiscali».
    A suo tempo (4°conto energia ) feci un impianto da 7,9 kw. effettivamente è un po sovradimensionato. Potrei ridurlo ?
    saluti
    Roberto

  • Roberto
    Rispondi

    Concordo in pieno con Albert Nextein, con una differenza.
    Non mi interesserò seriamente al fotovoltaico finchè non raggiungerà un ‘ efficenza del 50 %, fino a quando gli inverter non saranno robusti come un panzer tedesco e fino a quando non ci saranno accumulatori super affidabili per stoccare l’ energia prodotta di giorno. Non ci sono mai cascato (e mai cascherò…) nella trappola impiantata dal banditesco stato Italiano e i suoi compagni di merende. Quando farò il fotovoltaico lo farò esclusivamente con il sistema indipendente ad “isola”.
    Quest’ ultima circolare non fa che incentivare l’ evasione fiscale (dove si può…) e la totale sfiducia nel nostro paese.
    VERGOGNA !!!

  • eschilo
    Rispondi

    vessatori e ladri

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