In Economia

TasseDI MAURO MENEGHINI

Londra: le banche avvertono sulle conseguenze della tassa sulle transazioni di borsa. La prevista tassa sulle transazioni di borsa crea più danni che vantaggi, lo conferma anche uno studio della City. Per l’Italia significherebbe un aggravio di costi per 205 miliardi di euro. Lo studio ha chiaramente lo scopo d’evitare l’introduzione della “Tobintax.” Da alcuni anni si discute sull’introduzione della tassa sulle transazioni finanziarie. Nel frattempo ci si contende sulla destinazione del gettito se deve esser destinato ai bilanci nazionali o al bilancio europeo. A seguito della crisi finanziaria è venuta l’idea di introdurre una tassa sulle transazioni borsistiche per far sì che i costi per il salvataggio di banche e stati insolventi, in particolare nell’Euozona, non andasse ad esclusivo carico dei contribuenti europei. Da due anni e mezzo anche la Commissione europea ne vuole accelerare la discussione. La tassa dovrebbe interessare obbligazioni, azioni e derivati.

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La tassa dovrebbe essere di qualche decimo se non centesimo di percentuale. Le transazioni per il mercato azionario dovrebbero aggirarsi intorno allo 0,1% mentre i derivati verrebbero tassati per lo 0,01%. Manuel Barroso sostiene che la tassa avrebbe dovuta essere introdotta già da molto tempo: “anche il mondo della finanza deve rendere qualcosa alla collettività.” In origine il gettito avrebbe dovuto essere di 50 miliardi annui. Circa un anno fa gli undici stati europei si dichiararono disposti ad introdurre la „Financial Transactions Tax“ (FTT), quindi senza gli altri 17 (allora 16) Paesi. Oltre all’Italia hanno aderito Germania, Francia e Spagna. Ora ci si chiede se introdurre la tassa solamente in alcuni Paesi in questo caso si tratterebbe di una tassa “light”. E’ altrettanto irreale pensare d’introdurre una tassa in maniera globale. La Gran Bretagna metterebbe certamente i pali fra le ruote. Anche la Svezia s’è dichiarata contraria in quanto ciò lederebbe il principio di libera concorrenza. Dietro le quinte continuano le trattative, ieri martedì in occasione della riunione dell’Ecofin (riunione dei ministri finanziari dell’eurozona) la Francia sostiene che non intende coinvolgere le sue maggiori banche perlomeno per i derivati essendo quest’ultimi un segmento rilevante d’attività. Intanto da Bruxelles trapela che inizialmente la tassa dovrebbe colpire prima il mercato azionario, successivamente quello obbligazionario “e come estrema ratio quello dei derivati.” Il gettito della tassa sulle transazioni finanziarie negli 11 Paesi dell’unione porterebbe 21 miliardi in meno nel caso venisse escluso il mercato dei derivati.

Ora da Londra arrivano altri conteggi che dimostrano che “l’affare” sarebbe destinato a segnare cifre in rosso. I calcoli sono stati fatti da “City of London Corporation” e da “TheCityUK and London Economics”. A margine della riunione dell’Ecofin gli esperti finanziari inglesi avvisano che l’introduzione della tassa equivarrebbe allo 02% del Pil inglese nonostante il Governo l’abbia categoricamente esclusa. La tassa potrebbe costare 4,4 miliardi di euro, cioè 3,2 miliardi di sterline e questo andrebbe a carico in particolare della cassa dei fondi pensione inglesi, così il Telegraph. Essendo la Gran Bretagna la piazza dove avvengono le maggiori transazioni dell’Unione europea che hanno luogo sulla piazza di Londra significherebbe una chiara sfida alla Corte di Giustizia della Comunità europea. L’analisi della City of London entra nei particolari: “In Paesi in cui s’è prevista l’introduzione della tassa sulle transazioni finanziarie s’avrebbero conseguenze ancora più gravi. In Spagna per 80 miliardi e in Germania per 150 miliardi di euro”. Il motivo è che tale tassa inciderebbe sui prezzi delle azioni e dei titoli di stato che fra l’altro sono posseduti da investitori privati. Questo è scientificamente documentato, così la Reuters.

L’Italia verrebbe danneggiata per 250 miliardi dall’introduzione della tassa. Mark Boleat, presidente di City of London Corporetion e membro della comissione per Politica e risorse sostiene che l’introduzione di una simile tassa: “Indica la difficoltà congiunturale in cui è paludata l’Europa”, e aggiunge: “Non si tratta solamente di una tassa che colpisce i mercati, bensì una tassa che va a colpire i privati risparmiatori che investono in fondi privati. La tassa potrebbe inoltre incidere sul mercato dei cpitali ed accrescere il costo per le imprese come per i Governi sovrani. Insomma la politica europea dovrebbe ripensare.” Che questa ricerca vada a favore del distretto finanziario londinese non c’è dubbio. Probabilmente si tratta di salvaguardare gli inteessi di quanti verrebbero daneggiati dall’introduzione della tassa sulle transazioni finanziarie che sono le grandi banche che operano nella piazza di Londra come i loro beneficiari come Stati, privati investitori e investitori istituzionali.

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Ho capito perché Schulz è venuto in Italia. A noi libertari non resta che mantenere avvisata la gente. Col metodo di Junkers ci riprovano con nuove tasse.

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Mostrati 3 commenti
  • maumen
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    Come noi libertari anticipammo ancora prima della sua introduzione la tassa sulle transazioni finanziarie non poteva che essere un disastro. Il 18 gennaio 2012 sostenevamo che: “E’ indiscutibile il fatto che una simile tassa avrebbe un effetto negativo per i flussi di liquidità verso i mercati finanziari. Che poi i costi ad essa collegati abbiano un effetto positivo ed un’utilità per ridurre le speculazioni degli iper rialzisti – ribassisti, da un punto di vista scientifico non è possibile rispondere. Ma molto probabilmente l’introduzione della tassa sulle transazioni finanziarie in Europa finirà per deprimere il mercato azionario e obbligazionario favorendo i più rapidi derivati. Con ciò si otterrebbe esattamente il contrario di quanto si vuole ottenere. Il mercato dei derivati viene trattato nei mercati secondari e ha maggiori possibilità di sottrarsi ad obblighi fiscali europei. Questo significa: la liquidità verrà dirottata dal mercato azionario – obbligazionario verso il mercato dei derivati. Chi ne soffrirà di più saranno le medie aziende, il segmento che già oggi sta maggiormente soffrendo di carenza di liquidità. Per queste imprese procurarsi del capitale di rischio o di finanziamento tramite le borse diventerà ulteriormente più caro.

    Altro argomento portato a sostegno della tesi a favore dell’introduzione della tassa sulle transazioni finanziarie è l’eliminazione della tassa sugli utili del settore finanziario, ma questa nuova tassa sarebbe lo strumento sbagliato. Questa tassa colpirebbe non solo la diminuzione dei valori del settore finanziario ma qualsiasi genere di transazione finanziaria e non può essere giustificata con l’eliminazione della tassa sugli utili del settore finanziario.”

  • maumen
    Rispondi

    Cos’è successo? CVD Disastro Tobin Tax, buco da 800 mln. La Tobin Tax è stato un clamoroso, quanto previsto, fallimento. Solo 160 milioni incassati a fine ottobre, contro il miliardo stimato dal governo per tutto l’anno. A pochi giorni dalla fine di dicembre è già tempo di bilanci anche per la famosa Tobin Tax, la tassa sulle transazioni finanziarie, introdotta a partire dal mese di marzo in Italia sulle azioni e le obbligazioni (esclusi i titoli di stato) tramite aliquota dello 0,12% e da qualche mese anche sui titoli derivati, ma con importo fisso. Il governo Monti l’aveva propinata come un attacco alla speculazione e un modo per recuperare gettito fiscale dalla finanza, ma dire che la tassa sia stata un flop è persino un complimento. Se era stato preventivato un miliardo di euro per tutto l’esercizio 2013, alla fine di ottobre sono risultati incassati appena 160 milioni. Di questo passo, entro la fine di questo mesi si arriverà a 200 milioni, vale a dire a 800 milioni in meno di quanto preventivato.

    Tutti i disastri della Tobin Tax

    Lo stato è riuscito ad incassare appena il 20% del previsto. E dire che il miliardo era già stata una stima molto prudenziale dell’esecutivo. Non che si tratti di una sorpresa. Tutti, dicasi tutti, i paesi che hanno introdotto forme più o meno estese di Tobin Tax sui prodotti finanziari hanno racimolato briciole, una frazione infima del gettito messo in conto.

    Quel che è peggio è che nel frattempo la tassazione ha fatto fin troppi danni. Piazza Affari ha perso un volume di contrattazioni pari a 17,5 miliardi di euro al mese, mentre vi è stata una fuga di capitali dalle azioni verso i mercati non regolamentati dell’85%. Gli intermediari hanno perso il 30% di contrattazioni in favore della piazza londinese. Per non parlare della perdita di posti di lavoro nel settore privato, specie nell’informatica, visto che le contrattazioni finanziarie si portano dietro lo sviluppo di software e programmi.

    Ce ne sarebbe per chiedere scusa o per ritirare la triste Tobin in gran silenzio. Invece, la politica rilancia. E il solito Francesco Boccia (PD, quello della webtax, ora propone in commissione Bilancio della Camera di estendere la tassazione su tutte le transazioni, ma abbassando l’aliquota. Il ragionamento è questo: la Tobin è stata inefficiente e distorsiva, perché ha esentato il 90% dei volumi di contrattazioni. Meglio estenderla su tutte le transazioni, ma abbassando l’aliquota dallo 0,12% attuale (0,1% prevista dal 2014) allo 0,01%, compresi i derivati, che non pagherebbero più una somma fissa. La proposta sarebbe così in linea anche con l’impostazione di Bruxelles, continuando ad esentare solo i titoli di stato (ma non era contro la speculazione?).

    Poiché le transazioni finanziarie annue in Italia ammontano a 12 mila miliardi di euro, la nuova aliquota porterebbe in teoria un gettito di qualche miliardo di euro, che i partiti firmatari (PD, Sel, Nuovo Centro-Destra e Lega Nord) vorrebbero utilizzare per ridurre il cuneo fiscale. Lo solita solfa, la solita demagogia a buon mercato, smentita dai numeri, che potrebbe produrre un’ulteriore distruzione di 12 mila posti di lavoro. E non parliamo di arcigni speculatori, bensì di impiegati nel settore finanziario, assicurativo, informatico, etc.

    Chicca finale: il primo firmatario della Super-Tobin è stato il deputato del PD, Luigi Bobba, ex vice-presidente di Banca Etica, intermediario esentato dalla versione vecchia e nuova della Tobin. Si tratta di finanza etica!

  • Albert Nextein
    Rispondi

    Arriveremo alla Chobin – tax.
    La tassa sui cartoni animati.

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