In Anti & Politica, Economia

pinocchio4DI MATTEO CORSINI

“Mettiamo che in un mercato libero il salario che si verrebbe a creare spontaneamente, per l’incontro fra domanda e offerta di lavoro, sia di 6 euro l’ora. Ma nella realtà – sempre una realtà lasciata a se stessa – si riscontrano salari di 5 euro l’ora. Perché? Perché ci sono degli “attriti” nel mercato del lavoro. Se un lavoratore vuole lasciare un posto che rende poco e cercarne un altro, ci sono costi legati a questa ricerca: deve darsi da fare, chiedere a destra e a sinistra… Allora, data l’esistenza di questi costi, rimane dov’è e al datore di lavoro rimane il vantaggio di pagare 5 euro per un’ora di lavoro che, in un mercato privo di “attriti”, costerebbe 6. Ecco che in quel caso lo Stato sarebbe giustificato a introdurre un salario minimo di 6. Ci possono poi essere altre ragioni: per esempio, con un salario minimo più alto ci sono maggiori costi per l’impresa ma anche più vantaggi. Se il lavoratore è più contento, ci sarà meno andirivieni nella forza lavoro: dover frequentemente assumere e formare lavoratori è un costo e una noia per l’impresa. Insomma, il salario minimo, purché fissato a livelli adeguati… può far più bene che male”. (F. Galimberti)

In una delle puntate domenicali del Sole Junior, Fabrizio Galimberti affronta il tema del salario minimo fissato per legge (attività nella quale si è ultimamente esercitato anche il socialista Obama). Dopo aver messo in evidenza le controindicazioni che una parte di economisti rilevano riguardo a leggi che fissano limiti minimi (o massimi) ai prezzi, Galimberti cerca di trovare argomenti per concludere che il salario minimo per legge “può far più bene che male”. Argomenti tutt’altro che convincenti. In primo luogo, credo non abbia senso parlare di mercato libero e considerare “attriti” che non siano dovuti a interventi legislativi come qualcosa che impedisce a un prezzo di raggiungere un determinato livello. Posto che sarebbe arbitraria la quantificazione di tali attriti, quello citato da Galimberti a me pare assurdo. Va da sé che se una persona vuole cambiare lavoro “deve darsi da fare, chiedere a destra e a sinistra”; ma non fa così chiunque intenda offrire un bene o servizio sul mercato?

Qualora un individuo abbia competenze particolarmente richieste, poi, può anche darsi che riceva offerte di lavoro senza dover “chiedere a destra e a sinistra”. Mi sembra, pertanto, che il primo motivo indicato da Galimberti per giustificare la fissazione per legge di un salario minimo sarebbe debole perfino se si accettasse la logica interventista. Non meglio va per il secondo motivo, ossia la felicità del lavoratore e il minore turnover nella forza lavoro. Secondo Galimberti, se un imprenditore è costretto a pagare salari più elevati non solo fa più contento chi li percepisce, ma evita anche “un costo e una noia” per assumere e formare altre persone. Qui mi pare che Galimberti consideri i datori di lavoro come degli autentici deficienti, incapaci di fare i propri interessi. Purtroppo per lui non vi è alcuna evidenza che ciò sia vero. In ogni modo, mi pare appena il caso di sottolineare che non tutti i lavoratori sono uguali (non hanno, cioè, le stesse competenze, la stessa voglia di lavorare e, di conseguenza, la stessa produttività), né sono identiche tutte le mansioni. Alcune attività richiedono anni di formazione e specializzazione, altre possono essere svolte più o meno da chiunque sia capace di intendere e di volere, senza che sia necessaria una lunga formazione. Generalmente un datore di lavoro è in grado di riconoscere le persone che conviene trattenere con aumenti di retribuzione e benefit, così come sa bene chi sarebbe meglio uscisse dall’azienda immediatamente per essere sostituito senza che ciò provochi alcun “costo e noia”. Non a caso, da un punto di vista pratico è per quest’ultimo tipo di attività che spesso si discute per introdurre salari minimi per legge, ed è proprio in questo contesto che tali norme fanno più danni, rendendo inoccupabili le persone per le quali un’impresa non avrebbe convenienza a pagare quel salario minimo.

Galimberti conclude sostenendo che “il salario minimo, purché fissato a livelli adeguati… può far più bene che male”. Ma chi stabilisce qual è il livello “adeguato”? In un mercato libero sono la domanda e l’offerta di soggetti che volontariamente stipulano contratti. La pretesa che sia una norma di legge a fissare un livello minimo (o massimo), tipica di ogni interventismo, è basata sulla presunzione che il legislatore sappia cosa è meglio per tutti, sostituendo il proprio volere a quello delle parti del contratto. Purtroppo questa presunzione, oltre a ledere la libertà delle parti contrattuali, è priva di fondamento e produce danni tanto maggiori quanto più alto è il grado di apertura di un sistema economico. Ma gli interventisti continuano a non volerlo capire.

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Mostrati 3 commenti
  • Fabio
    Rispondi

    la cosa più terribile è che più si èin basso nella scala gerarchica e più ci si rimette.
    i lavoratori meno specializzati perché vecchi e già scavalcati dalle nuove tecnologie, o troppo giovani che non si sono affannati a studiare o addestrarsi sulle nuove, sono i più interessati al problema dei salari bassi ed i più danneggiati da queste norme.
    una persona NON preparata offrendosi a basso costo compensa, proprio con tale basso costo, quanto dev’essere speso dal suo datore di lavoro per formarlo. A quel punto ha un mestiere in mano e potrà guardare a nuovi posti con migliori salari.

    Di sicuro tali norme bloccano il naturale andirivieni, perché l’azienda a quel punto non potrà più formare perché non sarà più ricompensata dal basso prezzo iniziale. E la manovalanza è la più penalizzata.

    Come al solito poi i bravi e migliori non avranno alcun vantaggio da queste leggi, fatte solo per proteggere e migliorare le condizioni di chi non meriterebbe altrimenti simili trattamenti, incapaci, illicenziabili, fannulloni, gente che dopoil primo mese ha tirato i remi in barca fregandosene del contratto di lavoro perché la legge gli permette di inadempiere in modo assolutamente impunibile.

  • ivan
    Rispondi

    Ammiro la forza di volontà di Matteo Corsini, io dopo aver letto le prime due frasi avevo già il voltastomaco…
    “Mettiamo che in un mercato libero il salario (…) sia di 6 euro l’ora. Ma nella realtà – sempre una realtà lasciata a se stessa – si riscontrano salari di 5 euro l’ora”
    Che cavolo significa?!?!?!
    Se ipotizziamo che in un mercato libero il salario sia di 6 € come fai a riscontrare salari di 5 in una “realtà lasciata a se stessa”?!
    E cosa ne può sapere galimberti di attriti?! Ha un solo neurone che girovaga nel vuoto, senza attrito!

  • Al Cos
    Rispondi

    “E cosa ne può sapere galimberti di attriti?! Ha un solo neurone che girovaga nel vuoto, senza attrito!”

    Quoto!!!

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