In Anti & Politica

assenteismoDI GIUSEPPE SANDRO MELA*

«per motivi diversi, il 18,6 per cento dei dipendenti non si presenta a lavoro».

«Superminimi annui in busta paga dai circa 4.000 euro pagati ad … a quelli da 10-20 mila euro, fino al massimo di 40-45 mila euro per …».

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18.6% di assenteismo giornaliero.

A carico del Contribuente.

E poi devono fare i decreti “Salva Roma“?

  BlitzQuotidiano. 2014-02-12. I segreti di Ama Roma, gli stipendi di Parentopoli.

ROMA – Un elenco “segreto” degli stipendi di Ama Roma, ovvero la controllata del Comune di Roma che si occupa della gestione dei rifiuti nella Capitale. L’azienda, per ricordare la cronaca più recente, al centro dell’inchiesta Parentopoli, ovvero parenti e amici che sarebbero stati assunti (si parla di almeno 800 casi) appena dopo l’elezione di Gianni Alemanno a sindaco nel 2008.

Qualche giorno fa era stata pubblicata la lista degli stipendi dei manager  su impulso del nuovo direttore generale Daniele Fortini, una sorta di operazione trasparenza. Ma poco dopo tra i dipendenti Ama ha iniziato a circolare un’altra lista, quella “segreta”, sugli stipendi davvero notevoli di persone con qualifiche medio-basse. I nomi presenti nella lista sono stati assunti dopo il 2008, anni in cui Gianni Alemanno venne eletto sindaco di Roma e ebbe inizio l’inchiesta Parentopoli.

  Superminimi annui in busta paga dai circa 4.000 euro pagati ad Armando Appetito (genero di Franco Panzironi, ex ad Ama ai tempi di Gianni Alemanno), a quelli da 10-20 mila euro, fino al massimo di 40-45 mila euro per Luca Panariello, Fabrizio Mericone e l’ex estremista di destra Stefano Andrini. Tutti diplomati, perlopiù impiegati o segretarie, con il diritto a quella voce in busta paga che garantisce una cifra in più rispetto allo stipendio base concordata direttamente con il datore di lavoro. Altro esempio: la collaboratrice storica di Panzironi, Patrizia Caracuzzi, segretaria con qualifica di quadro e retribuzione che si avvicina ai centomila euro.

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BlitzQuotidiano. 2014-02-25. Ama, mille impiegati assenti al giorno a Roma. Record di assenteismo.

Mille dipendenti restano a casa, in media, ogni giorno. «Con un’incidenza delle assenze per malattia superiore alla media nazionale», come fa notare il nuovo manager Daniele Fortini. Tra i problemi dell’Ama – azienda al centro di mille tensioni tra decoro urbano e smaltimento dei rifiuti – ci sarebbe anche quello dell’assenteismo. A lanciare l’allarme è lo stesso presidente dell’azienda di via Calderon de la Barca, che si è trovato di fronte una situazione in cui «per motivi diversi, il 18,6 per cento dei dipendenti non si presenta a lavoro».

Il dato è allarmante. Anche se, va chiarito, nella percentuale rientrano anche gli assenti per ferie o permessi di altro tipo. «Quello che ci preoccupa maggiormente è il numero delle malattie – spiega Fortini – in media ogni giorno l’8 per cento dei nostri dipendenti non viene al lavoro per questo motivo, superando la media nazionale». Oltre i livelli abituali, secondo il vertice dell’Ama è anche il numero delle assenze dovute alla legge 104, quella che riguarda persone con disabilità e i loro parenti: «Qui la percentuale è oltre il 4 per cento, anche in questo caso superiore al dato nazionale». Il resto delle assenze è invece diviso tra ferie, infortuni sul lavoro e permessi straordinari. «Siamo pronti a un confronto con i sindacati – annuncia il manager – per studiare eventuali correttivi, nell’organizzazione del lavoro, che ci permettano di superare questo problema».

  IL PRECEDENTE 

Il problema dell’assenteismo aveva creato una feroce polemica tra Campidoglio e Ama già a Capodanno, quando l’assessore all’ambiente Estella Marino aveva puntato il dito contro le forze, a suo dire troppo esigue, messe in campo durante le feste dall’azienda di via Calderon de la Barca: «Metà del personale Ama è in ferie – aveva detto l’assessore – Questo per colpa di una mancata organizzazione degli operatori, soprattutto nel periodo delle festività. Il personale c’è, ma se male organizzato crea solo disagi».

  I DEBITI 

Tutto ciò mentre l’azienda municipalizzata per l’ambiente è ancora immersa in una situazione finanziaria tutt’altro che idilliaca. «Ama è un’azienda sofferente, in affanno: abbiamo un indebitamento di 650 milioni di euro e le esposizioni con i fornitori sono di una cifra superiore a 150 milioni di euro», ha spiegato il presidente e amministratore delegato durante la recente audizione di fronte alla commissione capitolina ambiente. Riguardo l’indebitamento di Ama «lo stress è fortissimo con gli istituti di credito, un pool di sette banche – ha aggiunto Fortini – Ogni anno destiniamo 30 milioni di oneri finanziari per restituire il credito, risorse che sottraiamo agli investimenti». Situazione difficile, ma sotto controllo per l’esposizione con i fornitori: «Li paghiamo dopo 250-260 giorni dalla scadenza della fattura, contro i 450 della pubblica amministrazione – ha spiegato il manager – Non è poco, ma almeno entro l’anno i fornitori sono pagati».

  LE CIFRE 

Va ricordato che l’azienda, con circa 7.800 dipendenti, serve un bacino di utenza di quasi 3.300.000 persone. La lunghezza totale delle strade raggiunte è di 3.370 chilometri, mentre l’area di operatività si estende su una superficie di 1.285 chilometri quadrati, da cui annualmente si raccolgono circa 1.780.000 tonnellate di rifiuti. L’importo del contratto di servizio stipulato con il Campidoglio è di 674 milioni.

 

 

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*Link alla fonte: http://www.senzanubi.it/home/ama-ogni-giorno-18-6-dei-dipendenti-non-si-presenta/

 

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Mostrati 3 commenti
  • Fabio
    Rispondi

    è che proprio non servono! purtroppoè passata l’idea ‘Troppo grande per fallire’ unitamente alle sentenze di tribunale che hanno equiparato le municipalizzate a posti pubblici comuniali di fatto blindandoli.
    Non se ne uscirà mai.

  • Fabio
    Rispondi

    dove abito io poi, in quinta circoscrizione (rossa e piena zeppa di edifici di edilizia popolare iacp), sono in tanti così: appartamento popolare a cento euro al mese e posto all’ama.
    prevengo subitola solita obiezione:’sei invidioso?’
    NO, non me ne frega un cazzo di questa gente, ma non voglio essere io a pagarne il conto. Facessero il loro porco comodo ma se lo pagassero di tasca loro!

    Ho sempre considerato l’immondizia una sortadi oro moderno, e la conseguenza èche dovrei poter vendere ilmio oro a chi voglio o in alternativa gestirmelo da me. Questi non solo pretendono il monopolio nella gestione di una cosa tanto preziosa quanto i rifiuti, ma mi devono far addirittura pagare!!
    Gli amici miei (non scherzo quando dico di vivere immerso in questa feccia) che stanno all’isola ecologica mi raccontano di alzare almenoun 200euro al giorno solo a mettere da parte i metalli per quelli che passano poi a ritirarglieli extra ama. Sono solo parole raccontate per far vedere quanto sono furbi, ma per me ci sarebbe davvero da guadagnare a lavorare bene con l’immondizia urbana e senza creare i disastri ecologici tipo malagrotta. E’ che bisognerebbe, come al solito, far fuori lo Stato e lasciare spazio ad imprenditori capaci, fermo restando che chi non riesce DEVE fallire.

  • gastone
    Rispondi

    altri tempi quelli in cui la “monnezza” intesa come business era ancora in embrione, nelle città superpopolose, in procinto di essere travolte da un mare di credito (soldi falsi),che le avrebbero emancipate dai bisogni più barbari come lo smaltimento dei rifiuti.
    quello stesso bisogno cui i contadini di una volta, non più tardi di 40 anni fà, erano avvezzi “sbrigare” in casa, tra scarti alimentari destinati alle bestie, taluni avanzi indirizzati all’orto, e il restante buono per la produzione di sapone e altri preparati, quando non andavano ad alimentare il focolare domestico.
    sembra impossibile oggi immaginare come lo smaltimento di cotanta “ricchezza” avrebbe potuto facilmente costituire una fonte di guadagno per entrambe le parti che liberamente l’avessero voluta scambiare, quasi che l’imperativo della salute dell’igiene e della pulizia fossero d’imperio divenute necessità collettive imprescindibili e indivisibili (servizi indivisibili) quanto non soddisfacibili se non in maniera coatta ma benevolente dello stato mammona.
    ed accoci qua puntualmente e sempre più ferocemente lo stato farsi carico dei bisogni individuali, trasportarli nella sfera collettiva e poi coattamente imporli come indispensabili dopo aver alzato una fitta rete di divieti acche’ il singolo individuo non possa trovare il modo di poterseli soddisfare, magari anche con profitto.
    lo stato nel tentativo di aumentare il suo consenso e crescere la sua taglia e le sue competenze fa’, non farà, fà esattamente questo: trasforma ogni singolo bisogno individuale, ogni singola necessità in un categorico e inalienabile bisogno collettivo, cui lui e lui solo, può essere in grado di soddisfare.
    attenzione..i costi sono sempre più alti ed aumentano man mano che l’individuo vede diminuire la sua capacità di attendere personalmente i suoi bisogni, o, il che è lo stesso man mano che i suoi bisogni da attendere diminuiscono.

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