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L’Italia e’ tra i Paesi con le piu’ accentuate disuguaglianze sul fronte del reddito e dove la mobilita’ intergenerazionale e’ piu’ bassa. Lo sostiene il Fondo Monetario Internazionale nello Staff Report denominato “Fiscal Policy and Income Inequality”.

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“La mobilita’ intergenerazionale dal punto di vista del reddito, (calcolata in base alla differenza tra i guadagni di un genitore e quelli di un discendente) e’ bassa in Paesi come l’Italia, il Regno Unito e gli Stati Uniti”, affermano gli economisti di Washington, sottolineando come, “al contrario, questa mobilita’ sia piu’ alta in Paesi piu’ egalitari come quelli nordici”. Anche sul fronte delle ricadute sulle politiche redistributive delle manovre di consolidamento fiscale, secondo le analisi Fondo Monetario, l’Italia non brilla particolarmente insieme al Regno Unito. “L’impatto di queste manovre sui redditi disponibili – si legge nel documento – mostra come cinque Paesi (Grecia, Lettonia, Portogallo, Romania e Spagna) abbiano implementato misure progressive tra il 2008 e il 2012, con le famiglie nelle fasce di reddito piu’ alte che hanno dovuto sopportare il maggior costo degli aggiustamenti”. In altri Paesi , come l’Italia e il Regno Unito, evidenzia l’Fmi, “l’impatto dell’aggiustamento tende ed essere meno redistributivo e di portata minore”.

Gli economisti di Washington definiscono “moderatamente progressivi” i tagli agli stipendi e alle pensioni dei dipendenti pubblici italiani “che hanno guidato l’altrettanto tenuamente progressivo effetto di consolidamento in Italia”. In media, secondo il Fondo, l’entita’ della perdita nel reddito delle famiglie e’ stata molto limitata perche’ “ha riguardato solo una piccola parte della popolazione” italiana. L’Fmi evidenzia dunque come le retribuzioni pubbliche sopra i 90.000 euro e quelle sopra i 150.000 abbiano subito un taglio del 5% e del 10% rispettivamente.
Eppure negli ultimi 40 anni le famiglie italiane sono state prime in classifica per la crescita del loro patrimonio netto, almeno fino al 2010. “Nelle economie avanzate la ricchezza netta delle famiglie (asset finanziari e immobiliari al netto dei debiti) – si precisa nel documento – e’ aumentata significativamente”.

E se in media il rapporto tra la ricchezza delle famiglie e il reddito nazionale tra il 1970 e il 2010 risulta in crescita dell’80%, in Italia l’incremento e’ del 180%. “Le spiegazioni di questa rapida crescita della ricchezza – dice l’Fmi – risiedono nel boom dei prezzi degli asset e in un significativo aumento dei risparmi privati”. All’ultimo posto di questa classifica figurano gli Stati Uniti dove il rapporto tra il patrimonio delle famiglie e il reddito nazionale e’ aumentato del 21% nel periodo considerato. La ricchezza delle famiglie consiste in primo luogo di asset non finanziari “come l’abitazione principali o altri beni immobiliari che costituiscono tra il 70% e il 90% della ricchezza lorda nelle economie avanzate” e questa quota, evidenzia l’Fmi, e’ ancora piu’ alta nei Paesi emergenti.

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La distribuzione del patrimonio finanziario risulta meno equa. Nel rapporto degli economisti di Washington si segnala poi che c’e’ piu’ disparita’ nella distribuzione della ricchezza che del reddito. La quota di ricchezza detenuta dal 10% dei piu’ ricchi varia da poco meno della meta’ del totale in Italia, Cile, Cina, Giappone, Spagna e Regno Unito a oltre i due terzi negli Stati Uniti, in Indonesia, in Norvegia, in Svizzera e in Svezia. In Svizzera e negli Usa, dove la disparita’ di ricchezza e’ piu’ accentuata, l’1% dei piu’ ricchi possiede oltre un terzo della ricchezza totale delle famiglie.

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Comments
  • FrancescoL
    Rispondi

    La soluzione è togliere a chi ha per dare a chi non ha… Per fortuna che abbiamo il FMI a blaterare cazzate marxiste, altrimenti chi costruirebbe le strade.. :-)

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