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suicidiDI MAURO GARGAGLIONE

– Capo, ce li hai cinque minuti?

– Certo, che c’è?

– Non ci sto più dentro.

– Eh?

– Voglio dire che non ce la posso fare. Ascolta bene. Tre assicurazioni per due auto e una moto, tre bolli, i telefonini alle figlie, una crocierina low cost all’anno che è l’unico modo per star tranquillo con la moglie – roba da meno di duemila euro, non credere – scarpe e vestiti firmati ma comprati all’outlet, poi ci scappa un tablet o quelche schiocchezza simile, insomma, solita vita, ma non ci sto più dentro.

– Embè?

– Come embe! Embè che mi devi aumentare lo stipendio. Un paio di cento, anzi tre cento in più al mese perchè io non ci sto più dentro.

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– Come sarebbe ti “devo”? Diminuisci le uscite se non ti bastano le entrate!

– Eh già, la fai facile te. Che faccio, smetto di pagare oggi per domani bolli e assicurazioni? Non si può. Coi telefonini abbiam fatto la promozione valida 36 mesi, mica posso smettere di pagare di botto. La crocierina l’ho già prenotata e se l’annullo mi zanzano 700 euro, se mi vendo la motoretta mi gioco l’unico hobby che ho, mica si può passar la vita solo a lavorare.

– Scusa, ma saranno bene cavoli tuoi?

– Niente affatto! Sono cavoli anche tuoi. Io mi sono fatto il culo e non puoi dire che ho lavorato male, sii sincero. Col mio lavoro, te ne vai in giro col Jaguar e c’hai la barca.

– Guarda che hai capito male, col ” mio ” lavoro tu e altre decine di persone come te, possono regalare i telefonini alle figlie, comprarsi un tablet e pagarsi una crocierina con la moglie. Tu contribuisci a un pezzetto della mia Jaguar e io in cambio pago crociere e telefonini a cinquanta famiglie.

– Guarda tu quei soldi me li devi dare perchè mi servono punto e basta. Quindi adesso dài immediate disposizioni all’ufficio amministrazione, ok? Perchè li vedi quei miei amici in cortile? Affàcciati, quelli vestiti in grigioverde con la mitraglietta. Quelli sono amici miei. Quindi fai il bravo altrimenti li faccio salire.
——

A ciascuno la libertà di immaginare che tipo di controparte è quella del datore di lavoro. [Liberamente ispirato da alcune riflessioni del Prof. Mascioni]

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Showing 4 comments
  • Albert Nextein
    Rispondi

    Nei primi anni 80, dopo il secondo shock petrolifero, fummo costretti a chiudere la nostra azienda di 22 dipendenti.
    Una liquidazione volontaria durata alcuni anni per realizzare macchinari e cespiti al fine di chiudere debiti.
    Allora licenziare anche 22 dipendenti era quasi un affronto a dio, e si formavano scioperi, proteste , petizioni e roba del genere.
    Per noi tutto andò molto liscio.
    Per la semplice ragione che eravamo concorrenti di una cooperativa rossa.
    Tutti zitti.

  • Roberto Fedeli
    Rispondi

    Mi ricorda il dialogo che ho avuto con il mio datore di lavoro….
    dopo i sintomi di sofferenza dell’azienda.
    io:sono disponibile a farmi tagliare parte dello stipendio pur di continuare a lavorare
    lui:Ti ringrazio Roberto di fatto per il momento è la sola via per continuare la collaborazione non solo tua ma di gran parte dei dipendenti (quel periodo abbiamo perso una commessa big)
    Fine dialogo. di fatto nel tempo sono riuscito a recuperare in parte quel taglio.
    C’è poco da fare per la maggior parte delle persone con questa crisi non hai alternative o ti adegui e cambi il tenore di vita in base alle entrate oppure crepi.
    Di dipendenti come questo ce ne sono ancora troppi come sono ancora troppi i sindacati che vanno palesemente contro il lavoro.
    @Albert fino a quando è uno su 50 il datore “manda giù” se iniziano ad essere tanti quella è la sola soluzione ma mettiti nei panni di qualsiasi imprenditore che ha un cuore (e sono tanti) ci pensa 100 volte prima di chiudere o mandare a casa qualche dipendente, lo stress psicologico è enorme. Fosse per me farei un monumento a tutti gli imprenditori che riescono a tirare la carretta con uno stato ENORME come quello itaGliano, oltretutto devono essere particolarmente bravi per andare avanti nonostante lo stato fa di tutto per distruggere sto parlando della burocrazia e della tassazione. La cosa brutta è che non c’è speranza…..lo vediamo anche dalle ultime manovre fatte da questo governo chiacchiere proclami ma nei fatti si vede l’aumento della tassazione distribuzione a minchia del maltolto prossimo aumento della spesa pubblica fino alla distruzione totale.

  • Luigi Bandiera
    Rispondi

    Non è facile….
    Quando sarò a casa scriverò sul tema.
    PSM
    WSM

  • luigi bandiera
    Rispondi

    L’uomo e’ egoista anche quando predica la solidarieta’, l’amicizia e il volemose bene.

    Tuttavia non e’ facile fare un ragionamento sul tema, troppe variabili ci sono e poco e spesso non conosciute.

    Beh, certo che la nostra ignoranza ci porta a fare degli sbandamenti nel pensiero, e di qua e di la’…

    Io fui costretto a fare il sindacalista, una rogna assoluta: non accontenti mai nessuno.
    Tutti si sentono eredi di DIRITTI.
    Gli imprenditori da una parte e i lavoratori (non capisco la divisione tra operai e impiegati. Che sia un sistema romano il dividere?) da un’altra.

    Lo ho detto in tante salse, inutilmente: fin che gli ATTORI del sistema produttivo, lavoratori dipendenti (ma di chi?) e imprenditori (di che cosa?) non si considereranno una UNICA FAMIGLIA si avranno sempre le contrapposizioni tra i membri. E pare che tutti abbiano ragione perche’, proprio tutti, hanno la verita’ in tasca mentre NESSUNO (Ulisse non c’entra) la ha.

    Con questa situazione la ricchezza frutto del lavoro di tutti e’ e sara’ sempre MAL DISTRIBUITA e ad oggi NON c’e’ RIMEDIO.

    Un altro punto ignorato da quasi tutti e’ che l’italia e’ uno stato KOMUNISTA per cui tutto e’ orientato secondo il “VANGELO di MATTEO”… (dal detto: secondo Matteo…).
    Ovv9iamente non il Matteo Renzi… (E’ di moda sto Matteo… un tempo passato era Roberto…)

    Detto cio’ non e’ possibile vedere certi imprenditori che fanno gli schiavisti…
    Non e’ nemmeno giusto vedere certi dipendenti oziare o cercare di non produrre NULLA. E, il brutto del brutto sta nel fatto che spesso i non produttivi e si ritengono filo padronali, sono proprio in TESTA.

    Poi quando va male questi bei tomi scaricano la colpa sui produttivi che si trovano nei gradini piu’ bassi ella trafila produttiva: e’ l’aroganza del potere. Infatti, chi si trova in alto ha questo vantaggio oltre che mascherasi bene nel suo NON PRODURRE.
    Un esempio di quel che vado a starnazzare o sproloquiare lo si trova nell’azienda stato italia.

    Oggi il tutto e’ aggravato dalla CADUTA DEI VALORI MORALI E CIVILI: non ci sono piu’ EDUCATORI e quindi sara’, come dicevo, molto difficile recuperare il senso civico e morale della CONVIVENZA.
    Avremo imprenditori stra ricchi; lavoratori al limite della sopravvivenza. Appunto: IL PALAZZO POGGIA DA SEMPRE VERSO IL BASSO. Scrivevo.

    Si evincera’ che il problema della distribuzione della ricchezza e’ un vecchio problema. Sara’ di difficile soluzione.
    Una volta, pero’, capita l’antifona direi che certi schieramenti stridono e non portano acqua a nessun mulino.

    Scrivevo: l’intellighenzia e’ MALATA, specie al dì d’oggi..!

    Solo con una certa dose di BUONA VOLONTA’ e GRONO SALIS da parte di tutti ci si puo’ avvicinare, avvicinamento piuttosto lento, alla soluzione.

    Aggiungere altro svia (l’ignavia sempre presente e cinica e’) il nostro intento: la giustizia sociale.

    Preghiamo…

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