In Anti & Politica, Economia

CESOIEFORBICI

DI MATTEO CORSINI

“L’idea del governo è duplice: semplificare drasticamente il sistema
tributario, semplificando la vita del contribuente onesto, spostare il
carico fiscale che purtroppo c’è, in modo che a parità di gettito, ci sia
più crescita e lavoro. La riforma fiscale, deve essere vista nella sua
strategia complessiva che coerentemente a quanto avviene in altri paesi
tende a spostare il peso dal lavoro e dall’impresa alla ricchezza
finanziaria.” (P. C. Padoan)

Pier Carlo Padoan, ministro dell’Economia, sostiene che il governo
semplificherà presto la vita del “contribuente onesto”. Oltre alla
semplificazione, l’obiettivo è quello di avere un sistema fiscale che
consenta una maggiore crescita del Pil, quindi, a parità di gettito, una
pressione fiscale complessiva inferiore. Padoan aggiunge che il peso del
fisco dovrebbe essere spostato “dal lavoro e dall’impresa alla ricchezza
finanziaria”, come avviene altrove.

Se da un lato può essere apprezzato il fatto che, rispetto al presidente
del Consiglio, Padoan non vada dicendo spudoratamente che il governo sta
abbassando le tasse, dall’altro credo non sia malriposto un certo mix di
scetticismo e avversione nei confronti dei propositi del ministro (e del
governo).

Scetticismo per quanto riguarda la semplificazione, perché finora tutti i
governi ne hanno parlato e le cose si sono sempre più maledettamente
complicate, invece di semplificarsi.

Avversione con riferimento all’idea di fondo di (continuare a) spostare il
carico fiscale, senza pensare di alleggerirlo in modo sostanziale e per
tutti. Emblematico al riguardo credo sia l’oblio nel quale è caduto il tema
della riduzione della spesa pubblica. Si è passati da proclami di tagli
miliardari al silenzio totale, interrotto qualche giorno fa dal commissario
Cottarelli, il quale ha ricordato che spegnendo le luci quando non servono
si potrebbero risparmiare 200 milioni. Tutto lodevole, per carità, ma a
colpi di 200 milioni su oltre 800 miliardi di spesa (di cui circa la metà
ritenuta aggredibile anche dagli statalisti) dubito che si possa andare
molto lontano. Certamente non si avrà mai quella riduzione di spesa che
consenta un reale abbassamento della pressione fiscale senza peggiorare i
già disastrati conti pubblici.

Se poi l’idea deve essere quella di spostare il carico fiscale, come già si
è iniziato a fare, da lavoro e impresa alla ricchezza finanziaria (che in
molti casi altro non è che risparmio faticosamente accumulato con anni di
sacrifici), è bene ricordare che già oggi in Italia il peso del fisco sui
redditi e i patrimoni di natura finanziaria non è affatto lieve, se si
escludono i titoli di Stato. Tra bolli (definizione neolinguistica di
patrimoniale) e imposte su interessi e plusvalenze il fisco può pesare
anche fino al 40 per cento.

Se a qualcuno pare poco…

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Mostrati 5 commenti
  • Sigismondo di Treviri
    Rispondi

    Non capisco. Ma se uno mette su una impresa, lo fa per arricchirsi. Parliamoci chiaro, nessuno si fa il segno della croce per cacciarsi gli occhi, come si dice qui da noi. Quindi, se io metto su una impresa e guadagno, metto i soldi da parte e questi soldi investiti, costituiranno una rendita finanziaria. A quel punto arriva lo stato (ladro) e mi dice: “Siccome tu sei un ricco capitalista, ti tasso per ragioni di equità, di giustizia sociale, di solidarietà, bla bla bla.” Quindi invece di tassarmi per ogni dipendente che lavora da me, mi tassa sui frutti che mi dà l’impresa. Che differenza c’è? In sostanza mi pare di capire che il ragionamento è del tipo: “Poichè ti devo fregare comunque perchè devo vivere sulle tue spalle, devo soltanto decidere come farlo e se lo faccio in modo tale da imbrogliare la gente e fargli credere che la rapina è fatta per il bene di tutti, allora oltre a rapinarti ti ho pure preso per il culo.” Minchia che finezza !!!

  • Albert Nextein
    Rispondi

    Questo continua sulla strada già segnata da altri.
    L’abominio fiscale perpetuo.

  • eridanio
    Rispondi

    “semplificherà la vita, presto, ai contribuenti onesti.”

    Analizzando questa frase ti possono girare a mille e ti potrebbe capitare di capire quanto sei stato preso per i fondelli.

    Un contribuente non è onesto per default quindi è un criminale per default. (questa è più di una percezione o di un sentito dire)
    Un contribuente onesto può quindi affermare di essere tale se prova di esserlo.
    Per provare di esserlo è necessario aver adempiuto alle prescrizioni normative ed aver subito le vessazioni personali e patrimoniali relative.
    A sto punto merito la semplificazione? A che serve se ho dovuto subire ogni presunzione di colpevolezza e prelievo per dimostrarti che sono onesto. Cosa rimane da semplificare?
    Una cosa rimane. Rimane, rileggendo e comprendendo l’assurda struttura del pensiero nazzifascista del coniglio mannaro.
    Non è la semplificazione, ma l’addolcimento della persecuzione del contribuente onesto, giacchè avendo adempiuto ad ogni vessazione bisogna almeno risparmiargli l’energia che serve a replicare l’utile autospremitura.
    Quindi le semplificazioni per i contribuenti onesti promesse sono una mafiosa contropartita del tipo: se sei stato e solo se sei stato onesto pagando tutto il pizzo, ti lascio vivere e non ti brucio il locale.

    Davanti ad uno cosi o sparate voi o vi fa fuori lui
    non potete neppure denunciarlo sto infame
    Non devono chiudere i manicomi criminali!

    • Sigismondo di Treviri
      Rispondi

      Pienamente d’accordo. La lupara caricata con pallettoni di acciaio da 5mm risolverebbe il problema alla radice.

  • Lombardi-Cerri
    Rispondi

    La strada è lunga, ma unica:
    1.-Per almeno 10 anni bloccare tutte le assunzioni nel pubblico impiego.
    Se qualcuno viene assunto , l’assunzione rimane, ma l’assuntore deve essere immediatamente licenziato. Senza se e senza ma.
    2.-Le Leggi vanno redatte solo come Testi Unici.Gli emendamenti devono far parte di variazioni organiche di un Testo Unico.
    3.-I regolamenti attuativi devono essere sottoposti all’approvazione delle Commissioni parlamentari e non devono essere espressi in termini vaghi.
    4.-Le circolari esplicative devono essere sottoposte alle Commissioni parlamentari che , eventualmente, dovranno modificare il corrispondente T.U.

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