In Anti & Politica, Economia

elogio_fiscaleDI MATTEO CORSINI

“E’ necessario stimolare nei bambini la riflessione sulla legalità fiscale per aiutarli a prendere coscienza dell’importanza sociale delle tasse.” (L. Gaslini)

Questo ha detto Lodovico Gaslini, presidente dell’Associazione italiana dottori commercialisti, presentando un’iniziativa della sua associazione con il patrocinio dell’ufficio scolastico regionale, volta a insegnare ai bambini delle quarte e quinte elementari di Milano le ragioni della “legalità fiscale”. A me queste iniziative fanno venire i brividi, non solo perché si tratta di indottrinamento puro nei confronti di bambini ai quali saranno raccontate come verità rivelate quelle scritte nella costituzione della Rapubblica italiana. Bensì, soprattutto, perché a indottrinare queste giovani persone non saranno, come di consueto, gli insegnanti (che sono pur sempre dipendenti dell’ente tassatore e sono pagati con il bottino della tassazione), ma professionisti che pure di tanto in tanto si lamentano, peraltro molto timidamente, nei confronti dello Stato per come rende complicata la vita ai cosiddetti contribuenti e anche a chi fornisce loro consulenza in materia fiscale.

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Professionisti che, si badi bene, sono pagati da quelle stesse persone che sono obbligate a pagare le tasse. Se a quei bambini fosse raccontata la semplice dinamica dei fatti, molto probabilmente sarebbero i primi a rendersi conto della profonda ingiustizia implicita nella tassazione e nella solidarietà coattiva che essa comporta. Basterebbe fare il confronto tra due situazioni: il furto e la tassazione. In entrambi i casi il legittimo proprietario è privato di una parte dei suoi beni, dietro la minaccia dell’uso della violenza oppure a sua insaputa. Con alcune differenze: nel caso del furto l’atto è illegittimo e illegale, mentre nel caso della tassazione l’atto è illegittimo ma legale.

Nel caso del furto, quindi, viene riconosciuta la violazione del diritto di proprietà della persona derubata. Nel caso della tassazione, al contrario, viene utilizzata la legislazione per imporre la violazione del diritto di proprietà della persona tassata. La quale si trova anche costretta, data la complessità delle norme, a pagare un professionista per quantificare il bottino da consegnare allo Stato. Oltre al danno la beffa. E beffa ancor maggiore è trovarsi poi quello stesso professionista, magari, a raccontare al figlio di quarta elementare le ragioni della “legalità fiscale”.

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  • Dino
    Rispondi

    Speravo in un articolo che spiegasse le ragioni dell’illegittimità delle tasse Italiane dal punto di vista giuridico, e non delle tasse in genere dal punto di vista etico/morale.

    Peccato.

    ps. è una richiesta mascherata

  • Stefano G.
    Rispondi

    I commercialisti sono diventati il front office dell’ Agenzia delle Entrate: cautela.
    A loro interessa solo essere considerati “affidabili” dall’ A.E.
    Non si pongono minimamente il problema se la legge sia giusta o sbagliata, corretta o vessatoria: loro la applicano punto e basta. Non vogliono rogne e non si fanno domande scomode. Eseguono. Ricorda qualcuno?
    Lo stato è il loro datore di lavoro, noi dobbiamo solo pagarli.
    Fossimo un paese del Nord, forse, potremmo sperare in qualche “giudice a Berlino”; iniziare una qualche causa per abuso, vessazione o altro, ma oggi anche quel giudice vorrebbe che pagassimo i “nostri” debiti.
    Sulla scuola: più lo stato è totalitario, più si interessa della scuola…

  • Guglielmo Piombini
    Rispondi

    Ecco come è andata la prima lezione scolastica sulle tasse.

    Maestro: Bambini, lo sapete che non pagare le tasse è come rubare?

    Pierino: Maestro, non ho capito bene una cosa. Mi può spiegare meglio cosa vuol dire rubare?

    Maestro: E’ semplice, basta guardare nel vocabolario. Ecco qui: rubare significa sottrarre la proprietà di un altra persona senza il suo consenso, cioè impossessarsi delle cose altrui anche quando il proprietario non è d’accordo.

    Pierino: Ah, ho capito. E’ successo ieri a mio padre. Sono entrate due persone molto serie nella sua officina e gli hanno chiesto parecchi soldi. Mio padre però non voleva darglieli.

    Maestro: Questo è un fatto molto grave. Ma chi erano quelle due persone?

    Pierino: Non so, hanno detto di essere della guardia di finanza.

    Maestro: Ah, ma in questo caso tuo padre doveva pagare!

    Pierino: Maestro, ma lei prima mi ha detto che prendere i soldi degli altri senza il loro consenso significa rubare!

    Maestro: No, questo caso è diverso, perché tuo padre usa i servizi pubblici forniti dallo Stato, e quindi deve pagarli.

    Pierino: No, mio padre mi ha detto che non usa mai i servizi pubblici, che non li vuole, e che non è d’accordo con nessuna delle leggi di spesa decise dal governo.

    Maestro: Non importa! Se non paga….

    Pierino: Che gli succede?

    Maestro: Gli sequestrano la macchina, l’officina e la casa, e lo possono anche mettere in galera.

    Pierino: Quindi se il nostro vicino di casa non vuole acquistare i prodotti e i servizi di mio padre succede la stessa cosa? Mio padre può portarsi via la sua macchina e la sua casa?

    Maestro: No, perché … ehm … ecco…

    Pierino: Grazie maestro, ora ho capito benissimo chi sono i veri ladri e rapinatori.

    • leonardofaccoeditore
      Rispondi

      Grande! Ma è tua Guglielmo?

      • Guglielmo Piombini
        Rispondi

        Sì Leo. L’avevo già postata altrove qualche tempo fa, ma forse avevo usato un nick diverso.

  • Giulio (ex Dexter)
    Rispondi

    Il problema, ancora una volta è la scuola. Il monopolio statale che ci viene imposto, finanziare degli istituti di correzione ed indottrinamento per trasformare gli individui in pecore buone solo a pagare ed obbedire.
    Secondo me questa è la base di tutti i problemi italiani, parte tutto da un fattore culturale.
    Se ci venisse permesso di finanziare la scuola che si sceglie, allora nascerebbero centinaia di scuole libere dallo stato, nella mia città ad esempio non ne esiste neanche una.

    • leonardofaccoeditore
      Rispondi

      Concordo!

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