In Anti & Politica, Economia

IVADI MIRKO SANCISI

Per chi come me fa l’ingegnere è scattato da qualche mese l’obbligo di mantenersi aggiornati ovvero la così detta “formazione continua”, già sperimentata ed attiva per alcune categorie di professionisti. Certo! Siamo tutti scansafatiche vagabondi e conseguita la laurea ce ne freghiamo allegramente di documentarci, aggiornarci e guardare come si trasforma il mondo attorno a noi. Il legislatore ha quindi ben pensato di costringerci a studiare. Ovviamente per il bene della collettività. Il cittadino inerme ora può stare tranquillo perché quando avrà bisogno di un tecnico troverà persone più preparate e non dei balordi antiquati rimasti al palo rispetto alle ultime innovazioni tecnologiche e capaci solo di proporre soluzioni da tempo sorpassate.

Il sistema è in apparenza semplice. Ogni professionista inscritto all’albo della propria categoria deve frequentare corsi che rilasciano dei crediti e deve accumulare un certo numero di crediti all’anno. Tutto normato ovviamente: chi può organizzare corsi, dove, quanti posti a sedere devono avere le aule, quanti computer devono esserci, numero delle segretarie, numero dei bagni, colore delle pareti, ecc. ecc..

Peccato che dietro ad ogni obbligo, soprattutto se assurdo e come sempre non necessario, si nascondano risvolti ed effetti che vanno ben oltre il puerile scopo iniziale e che potrebbero essere facilmente intuibili se chi si preoccupa di queste cose avesse un minimo di sale in zucca (se non se ne preoccupasse affatto sarebbe comunque meglio in ogni caso) .

Primo: la qualità dei corsi di aggiornamento. Ora è partito un grande affanno ad organizzare corsi certificati che possano rilasciare crediti a chi li frequenta. Le Università ci si stanno buttando a capofitto per elemosinare qualche euro qua e là, ma stanno nascendo anche tante società specializzate in formazione. Insomma come sempre qualcuno ne trarrà dei vantaggi e troverà anche il modo di fare del businnes. Il mercato però è altra cosa. Sarà spietato come dicono, ma se non perturbato tende sempre a lungo termine alla massima qualità con il minimo costo. Fino a ieri chi organizzava corsi doveva cercare di renderli più possibile interessanti, efficaci, pertinenti alle esigenze dei professionisti ai quali erano rivolti, pena il fallimento del corso stesso. Oggi siamo tutti obbligati ad acquisire crediti e quindi siamo costretti a frequentare un certo numero di corsi all’anno. I consumatori sono assicurati, per cui i contenuti possono essere ridotti alla miseria più totale. Basta offrire dei crediti e il pesce abbocca. E’ inevitabile un’espansione dell’offerta di formazione accompagnata da un impoverimento progressivo della qualità, fino a quando i corsi stessi diventeranno assolutamente inutili (se non per accumulare crediti ovviamente!).

Secondo: come sempre una legge calata dall’alto rischia di produrre conseguenze aberranti. Tutto è previsto e pianificato, ma guarda caso qualcosa sfugge sempre. Come spiegava Andrea Zucchi in un divertentissimo articolo su questo sito, quel che conta è la procedura! Ci sono tecnici che impegnano tutto il tempo libero per studiare, sperimentare, viaggiare per comprendere come affrontano i suoi problemi negli altri paesi. Ma rischiano di trovarsi declassati per mancanza di crediti. Altri invece hanno la possibilità di iscriversi a tantissimi corsi accreditati (anche inutili, anche di materie che non gli interessano, cosa importa se il fine è solo di accumilare crediti?) e vanno nelle aule per sonnecchiare o giocare con il tablet. Si ritroveranno titolatissimi e primi nelle liste dei super aggiornati.

Terzo: i costi! I maggiori costi che ora ogni professionista deve sobbarcarsi per l’obbligo di aggiornarsi (sia in termini di tempo perso che di contributi per le iscrizioni) chi li paga? La collettività ovviamente. Tutto si traduce in un maggior costo per gli utenti finali, perché qualcuno alla fine deve sempre pagare. O in termini di aumento delle parcelle o come riduzione della qualità della prestazione a parità di compenso.

Effetto finale ottenuto da quei fenomeni che legiferano “da lontano”? Si può così facilmente sintetizzare: peggioramento della qualità dei corsi, distorsione della realtà, inversione del merito, aumento dei costi, peggioramento dei servizi offerti al consumatore finale. Bel risultato!

Ma perché un bel corso non se lo fanno loro prima di sparare fuori leggi assurde su argomenti di cui non hanno la minima cognizione???

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  • CARLO BUTTI
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    Si introduce nel privato il malaffare che finora ha imperversato nel pubblico. Chi come me ha passato la sua vita nella scuola ricorda con raccapriccio decine di corsi di recupero – molti dei quali valevoli ai fini di lucrare punteggio per l’avanzamento della carriera- assolutamente inutili, buoni solo a sperperar denaro a vantaggio di agenzie private ammanicate con la burocrazia scolastica. Colleghi ancora in servizio mi parlano di ore e ore passate al pomeriggio non per aggiornarsi nella loro materia, come sarebbe utile e doveroso (magari sostenendo esami seri a livello universitario per avanzare in carriera), ma per aggiornarsi sul…registro elettronico!!! Cose da pazzi.

  • leonardofaccoeditore
    Rispondi

    Caro Mirko, io sono iscritto all’Ordine “demenziale” dei giornalisti. Non sapevo di questa minchiata e, ora che ne sono al corrente, ti assicuro che ne farò una battaglia libertaria, l’ennesima. Me ne fotterò altamente dei corsi di aggiornamenti e dell’ordine (al quale scriverò una lettera pesantissima). Che mi facciano decadere! Smetterò, così, anche di pagare l’assurdo bollino da 100 euro annuali.
    Grazie per il tuo contributo al sito!

  • Claudio
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    Si tratta dell’elevamento a potenza del valore legale dei titoli di studio.

    • leonardofaccoeditore
      Rispondi

      Statalismo allo stato puro!

  • Liberalista
    Rispondi

    Io ho già smesso di pagare il pizzo all’ODG. Pazienza se non ho più il “titolo”. Se e quando vorrò scrivere, lo farò ugualmente.

    • leonardofaccoeditore
      Rispondi

      Esatto!

  • enrico
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    Motivo per cui (assieme all’assicurazione obbligatoria e al POS) ho deciso di chiudere la partita IVA e cancellare l’iscrizione all’albo.

  • Antonino Trunfio
    Rispondi

    Sono collega dell’autore di questo post, e da anni conosco il meccanismo dei crediti formativi, e di tutte le società nate dal nulla e subito accreditate per rilasciare attestati, bollini e punteggi. Questo è un paese mafioso, degno della peggiore dellle desolazioni che devono ancora avvenire : la distruzione completa del lavoro, della produzione di ricchezza, della responsabilità e della libertà. FANKULO iTAGLIA e FANKULO iTAGLIOTI, gregge elettorale ubbidiente, cittadino modello, contribuente fedele. Farete la fine che meritano i parassiti.

  • Renzo Riva
    Rispondi

    Servono solo per aumentare la pletora dei mangiapane a tradimento.
    Certificano l’inutile.
    Voglio vedere un ingegnere che fa i conti di un ponte che poi casca!

    • leonardofaccoeditore
      Rispondi

      ESATTO!

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