In Anti & Politica, Economia

CHIUSODI PAOLO CARDENA’

L’Italia che affoga nella merda (come giusto che sia) funziona più o meno così.

Poniamo il caso che hai (avevi) una piccola azienda che va bene. L’azienda è affidata con il sistema bancario perché il business è buono e tu hai ipotecato la tua casa per garantire le line di credito necessarie alla tua impresa per poter lavorare.

Sei stato anche sempre diligente e preciso con il pagamento delle tasse e dei contributi dei tuoi dipendenti. Insomma, tutto in regola. Ad un certo punto della storia arriva la crisi e la tua azienda va in difficoltà. Ma siccome tu sei stato diligente, magari hai messo via qualche risparmio. Quindi, sostieni l’azienda come giusto che sia, anche perché pensi che la crisi sia passeggera e destinata a risolversi in breve tempo.

C’è un problema, però. Ossia che la crisi, anziché durare solo qualche trimestre, si protrae per diversi anni, peraltro aggravandosi. Ma tu non molli, perché ne fai una questione di orgoglio e di buon nome. Magari quel buon nome di tuo nonno o di tuo padre che, con tanto sacrificio, avevano creato quell’azienda pensando che un giorno saresti stato tu a gestirla e a fare da timoniere.

Proprio per questo, in questi anni di crisi, ti dissangui e finanzi l’impresa prosciugando tutti i tuoi risparmi. Ma non basta. I tuoi clienti ritardano sempre più i pagamenti. Alcuni di loro falliscono e i tuoi crediti diventano carta straccia. Sono crediti che tu avevi anticipato nel tuo castelletto di sconto. Quindi, onde evitare la segnalazione alla centrale rischi bancari, devi coprirli.

Chiedi altri affidamenti, in altre banche. Ma anche loro navigano in cattive acque e poi, quando vedono che il tuo business non è più profittevole come negli anni addietro, non se la sentano di accollarsi i crediti di altre banche, che sarebbero i tuoi debiti. Quindi, legittimamente, si rifiutano di finanziarti.

Per sistemare i buchi che si stanno aprendo, avendo esaurito i risparmi, non hai altra via d’uscita che finanziarti non pagando le tasse. Quindi non versi l’IVA, l’irpef dei tuoi dipendenti e neanche i contributi.

Cerchi di tappare i buchi come puoi. Ma la crisi si aggrava e i buchi diventano voragini. La tua banca storica con la quale sei affidato e hai linee di credito, si fa sempre più insofferente nei confronti della tua posizione. Si sentono a rischio e chiedono anche le firme di garanzia di tua moglie o dei tuoi famigliari. Le concedono, accompagnate anche dalla garanzia di un confidi al quale tu, pur non potendotelo permettere, paghi laute commissioni.

I debiti tributari aumentano. Ti arrivano pacchi di avvisi bonari da parte degli enti impositori. Li rateizzi, con annesse sanzioni e interessi. Ma non riesci a pagarli e quindi decadi dai benefici. Lo stato ha i conti allo sfascio e deve incassare.

Arriva Equitalia con aggi, interessi e con il 30% di sanzioni. Ormai sei con l’acqua alla gola e decidi che se non vuoi mandare a casa i tuoi dipendenti e vuoi continuare la tua impresa pagando i fornitori, te ne freghi di Equitalia. Ma questi, dopo pochi mesi, aggrediscono il tuo capannone e ti iscrivono ipoteca. La banca si accorge dell’ipoteca iscritta da parte di Equitalia e capiscono che sei più spacciato rispetto da quanto emerge dai tuoi bilanci. Ti chiedono il rientro dei fidi. Ormai sei fallito e la tu azienda è andata a puttane.

Non hai più lavoro, i fornitori non ti consegnano più le merci e tu non puoi fare nulla di più che annegare nella tua tua disperazione in un mare di merda chiamata ItaGlia. Hai terminato le tue riserve, la tua famiglia scricchiola e anziché avere sussidi di disoccupazione, ti arrivano le cartelle di Equitalia. Fine della storia. E non è un happy end.

Ps: questa è una storia comune a milioni di imprese e famiglie presenti in Italia. Soggetti che non hanno alcun futuro e che questo stato fa finta di non vedere condannandoli a morte certa.

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Mostrati 5 commenti
  • William
    Rispondi

    E intanto fanno finta di regalare 80 euro per vincere le elezioni.

  • Fabio Colasanti
    Rispondi

    basterebbe vedere quegli imprenditori che s’impiccano o danno fuoco per comprendere quanto grave è la situazione.

    E, aggiungo io, chi non frequenta i ministeri romani non può neanche immaginare quanto più grave sia la realtà, quanto capriccioso sia chi decide di spendere montagne di quattrini, di impegnarsi in quel o quel’altro pogetto, di sottoscrvere future che garantiscono briciole contanti mettendo però le catene ai nostri figli e nipoti….

    Vi preoccupate delle tasse? Pensate che bastano malapena a fronteggiare gli interessi sul debito.

    Mettici il debito stesso.

    Mettici il debito pensionistico, altrettanto pesante e che continua ad aggravarsi con fiumi di ministeriali che si precipitano prima che la barca affondi del tutto.

    Mettici i contratti sui derivati, che nessuno è in grado di stimare ma che è tamente grave che in inghilterra è intevenuto il governo ad annullarli, in italia non si è mai mosso nessuno.

    Mettici le garanzie in bianco con l’europa, con cui ci siamo obbligati a pagare in una settimana _qualsiasi_ cifra che chi chiedono senza obiezioni.

    Sufficiente?
    è chiaro quant’è grave il disastro combinato dalla casta a nostre spese?
    è chiara la fatica con cui cerciamo di andare avanti nonostante loro e non grazie a quei disgraziati?

    Vanno licenziati (in tronco, non scivoli o menate varie) i ministeriali a cominciare dalle forze armate (i primi veri responsabili dello sfacelo) per passare al para-pubblico (tipo municipalizzate) ed ad ogni società il cui controllo è riconducibile al pubblico.
    Ed a chi rimane, dev’essere tagliato lo stipendio del 50%.

  • Albert Nextein
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    E’ una descrizione efficace, precisa.
    E’ la descrizione del default italiano , delle sue cause, della sua inevitabilità.

    Dà la misura di quanto siano lontane, inadeguate e inefficaci i provvedimenti che anche questo governo sbandiera a forza.

    Questa è la sostanza.
    In sede governativa innanzitutto non se ne vogliono riconoscere le cause vere e quindi non le si elencano. Ed è una questione di pura malafede e di vigliaccheria pubblica.
    Di conseguenza strillano, si agitano, parlano di massimi sistemi farlocchi per poi incidere su fatti assolutamente marginali e privi di valenza per la gente comune.

    Gente comune che è , in gran parte, nelle condizioni su descritte.

    Evidentemente i massacratori e le vittime ritengono che si possa continuare così, per il bene dello stato e del popolo.

  • Mirko
    Rispondi

    E’ assolutamente vero che in questo paese fare impresa è diventato impossibile, se non sei dalla parte dei prenditori. Però c’è anche un’osservazione da fare. Negli anni prima della crisi, in piena espansione monetaria, molti imprenditori si sono pesantemente indebitati anche per sviluppare attività che oggi non sono così redditizie. Si sa che la manipolazione dei tassi e l’attività di stampa della carta moneta dal nulla spinge molti imprenditori a valutazioni errate riguardo a certi tipi di investimenti, che poi in tempo di crisi non si rivelano così produttivi come sembrava. Però il debito rimane e la sofferenza aumenta, proprio quando si stringono le cinghie del credito e scoppia la bolla che si era creata nel settore in cui ti eri lanciato (con crollo dei prezzi e dei volumi di vendita). Purtroppo i conti prima o poi si pagano sempre e le risorse impegnate in attività non redditizie devono andare a ricollocarsi altrove. Basta guardare il mercato immobiliare. Tutte le imprese edili si erano messe a fare gli immobiliaristi perchè sembrava che la domanda ed i prezzi fossero soggetti a crescita infinita. Ma tutto era distorto da iniezioni di denaro senza controllo. Quando è scoppiata la bolla del mercato immobiliare moltissime imprese edili sono inesorabilmente fallite.

  • triario
    Rispondi

    Egregi, per sintetizzare:

    l’Africa ci invade, la Cina ci compra ed i tedeschi ci comandano.
    Il ns. destino è quello di diventare l’Ellis island d’Europa ed il paese delle vacanze “pizza e mandolino”, sempre dell’Europa.
    Attendo con curiosità la nomina del “gauleiter”, Sieg Heil .

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