In Anti & Politica, Economia

illusionismoDI MATTEO CORSINI

Secondo Cattaneo i certificati “non sono debito. Lo Stato non li
rimborserà, ma li accetterà per qualsiasi pagamento: è moneta, non debito.
Rispetto al contante tradizionale, però, l’utilizzo è differito di due
anni. Il differimento serve perché al momento dell’utilizzo i certificati
ridurranno gli euro incassati dallo Stato. Finanzio quindi un calo delle
imposte emettendo una “simil-moneta” utilizzabile nei confronti dello Stato
italiano, non in tutta l’area euro. E poiché l’Italia non rimborserà i
certificati in cash, (s’impegna solo ad accettarli in pagamento) ed è sui
debiti da pagare cash che abbiamo vincoli con la Ue, in sede europea non vi
sono valide ragioni per opporsi. Con i certificati non stiamo chiedendo
nulla a nessuno, ci stiamo attrezzando per portare la nostra economia a
regime”.

Ora, a parte il fatto che in ambito UE qualche contrarietà potrebbe pure
emergere (ma non è di questo che mi interessa occuparmi), la spiegazione di
Cattaneo non mi sembra rimuovere i motivi di perplessità. La sua idea pare
essere quella di dare una forte spinta all’economia in stile keynesiano (e
in effetti vedremo oltre che, alla fine, sempre a Keynes si arriva con
questi giochetti a cavallo tra debito e moneta), in modo tale da fare
aumentare il Pil grazie alla maggior spesa di imprese e lavoratori,
riassorbendo poi i certificati a partire da due anni dopo l’emissione,
quando potranno essere usati per effettuare pagamenti verso la pubblica
amministrazione (tipicamente: tasse).

Secondo Cattaneo, “bisogna guarire il malato, i cerotti non servono… In un
paio d’anni il malato sarà rimesso in sesto”. Ed ecco, come era
inevitabile, la citazione del maestro di tutti questi inventori di
soluzioni magiche: “Per citare Keynes ai tempi della Grande Depressione,
l’auto ha solo la batteria scarica. Sostituendola è in grado di funzionare,
esattamente come prima. Con una spesa a deficit del 6,8% nel 2013 in Italia
il Pil reale sarebbe cresciuto del 2% rispetto al 2012”.

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Alla fine, gira e rigira, è nella spesa in deficit che viene individuata la
soluzione ultima. E i certificati di credito fiscale altro non sono se non
uno stratagemma per consentire allo Stato di fare deficit senza definirlo
tale. Secondo Cattaneo il deficit sarebbe temporaneo (per tutti i
keynesiani, dal maestro in giù, il deficit è sempre temporaneo ex ante,
peccato non lo sia mai stato ex post, e peccato anche che il riassorbimento
del debito accumulato sia sempre avvenuto mediante massicce dosi di
inflazione e repressione finanziaria); con l’economia “a regime” lo Stato
otterrebbe un maggior gettito fiscale senza più dover emettere questi
certificati.

Vissero tutti felici e contenti, dunque? A me pare ancora di no. Di questo mi occuperò nella parte conclusiva.

QUI LA PRIMA PARTE

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Showing 6 comments
  • renatodragonetti
    Rispondi

    Lo Stato non è una azienda privata che deve avere un bilancio positivo o al peggio paritario.Lo Stato NON è UNA spa. Lo Stato ha il monopolio della moneta e come tale è il vero motore dell’economia. E’ un dato di fatto.Il deficit dello Stato non è il deficit di una azienda non c’entra un benemerito cazzo. Il deficit statale non solo ci deve essere ma non deve essere temporaneo, DEVE ESSERE PERMANENTE in misura diverse a seconda dei periodi edelle esigenze , ma lo Stato è il principale finanziatore del lavoro, non unico, ma principale. In un regime di deflazione come questo dove sempre piu denaro viene succhiato dai risparmi delle persone per gli assurdi obblighi di parità di bilancio e di pagamento degli interessi sul “”””””debito”””””” verso le banche private, i certificati di credito sono uno strumento per creare di fatto una moneta parallela che non è quella dell’Euro e finanziare l’economia a DEFICIT, si proprio a deficit.E’un modo per uscire dalla autodistruzione liberista dell’euro delle banche e della parità di bilancio.
    Il liberismo è un fallimento totale.

  • eridanio
    Rispondi

    @renatodragonetti
    …se non vuole darsi all’ippica almeno eviti di darsi dell’imbecille da solo che nessuno ci gode.

  • CARLO BUTTI
    Rispondi

    E’ proprio vero che per gli statalisti lo Stato ha preso il posto di Dio: onnipotente, onnisciente e creatore. Quel che a noi poveri libertari sembra follia è infinita sapienza. E il “liberismo selvaggio” è Satana, che per bocca dei libertari -suprema astuzia- dice di non esistere, in realtà agisce nell’ombra tentando di guastare l’opera della creazione. Ma l’arcangelo Keynes metterà tutto a posto, togliendo i sigilli del suo Libro Santo e purificando il mondo in un apocalittico lavacro. Ridiamoci su!

  • Fabio
    Rispondi

    tieni presente che ‘liberal’ in americano è quello che in italiano chiamiamo ‘sinistra’ o socialismo se non addirittura, nei tratti più pesanti, comunismo.

    invece il ‘liberismo’ italiano inteso come libero mercato in libera concorrenza, competizione, meritocrazia, ecc… , lo potremmo tradurre col ‘conseratore’ americano ma forse meglio con libertarian party di Ron Paul.

    questo in riferimento alla condanna del liberismo di moda oltre oceano, che condanna in realtà di quello che qui è detto socialismo e che impera in ogni dove ed ha distrutto italia ed europa, (e che condanno anche io!)

    di libero mercato in libera concorrenza in italia non se ne vede proprio, ma quanto ce ne sarebbe bisogno!!

  • GiorgioM
    Rispondi

    C’è da ammettere che questo Cattaneo è veramente geniale, sebbene la sua soluzione non servirebbe a far star meglio il popolo, nel breve periodo ci consentirebbe di spararci in vena l’ ultima dose di “stimolo mascherato” posticipando di qualche anno la resa finale dei conti.
    Spero per che non lo leggano i politici nostrani che ci scommetterei sarebbero estremamente felici di mettere in pratica il piano Cattaneo, due anni in più di coca e mignotte a loro, ad amici, a parenti e conoscenti per inconsapevole e gentile concessione del popolo italiota.

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