In Anti & Politica, Economia

ZINGALESDI MATTEO CORSINI

“Milton Friedman, che di teoria monetaria se ne intendeva, ha sempre
sostenuto che una banca centrale può sempre sconfiggere la deflazione:
basta che «lasci cadere il denaro da un elicottero». Ovviamente si tratta
di una di quelle provocazioni di cui Friedman era maestro. Nessuno, neppure
Milton, pensava di riempire gli elicotteri di banconote e di andarle a
spargere al vento. Ma è una provocazione efficace per farci capire che i
metodi per combattere la deflazione esistono, basta finanziare la spesa
pubblica con moneta. Quello che manca è la volontà politica”. (L. Zingales)

Continua ad aumentare la richiesta di interventi ancora più espansivi da
parte della BCE per sconfiggere lo “spettro della deflazione”, come viene
comunemente definito da coloro che lanciano l’allarme su un’inflazione dei
prezzi al consumo troppo bassa, magari al tempo stesso lamentandosi del
calo del potere d’acquisto dei redditi, incuranti del fatto che le due
affermazioni presentano una qualche incongruenza tra loro. In effetti il
potere d’acquisto dei redditi potrebbe aumentare se il loro andamento
nominale fosse superiore a quello dei prezzi al consumo, ma in un Paese in
crisi di competitività si tratta di uno scenario abbastanza irrealizzabile,
se non nella mente di redistributori assatanati, che peraltro abbondano in
Italia. Luigi Zingales non è comunque considerato uno di essi.

Tenendo presente che la monetizzazione del debito ha diverse
controindicazioni se il livello dei debiti è già elevato e deve essere
ridotto come prevede il Fiscal Compact per i Paesi europei, Zingales
ritiene non efficace l’idea di un quantitative easing simile a quello delle
altre principali banche centrali.

Tuttavia ripesca l’idea della monetizzazione diretta ricorrendo
all’elicottero provocatoriamente ipotizzato da Milton Friedman. Un
elicottero che, però, non lancerebbe soldi a tutti, bensì ai ministri
dell’Economia per monetizzare la spesa pubblica.

Zingales si rende conto che la cosa potrebbe far storcere più di un naso. E
in effetti aggiunge:

“Molti saranno inorriditi da questa immagine. Non è forse per evitare
follie di questo tipo che abbiamo creato una Banca centrale indipendente?
Certo. Una Banca centrale non indipendente rischia di essere usata da
governi senza scrupoli come un bancomat. Questa era la situazione
dell’Italia prima del divorzio tra Tesoro e Banca d’Italia. A quell’epoca
l’inflazione raggiunse il 21% annuo. Dobbiamo rischiare qualcosa di
simile?”

C’è un dettaglio non trascurabile, che rende l’idea del bancomat inadeguata
a descrivere correttamente la situazione: se una persona non ha soldi sul
suo conto corrente, il bancomat non eroga banconote. Quindi non è tanto una
questione di bancomat, ma di riempire il conto dal quale il bancomat dello
Stato attinge. Questo sarebbe il ruolo effettivo della banca centrale non
indipendente. Occorre comunque considerare che anche le banche centrali
cosiddette indipendenti usano praticare politiche monetarie prevalentemente
espansive, per cui il rischio di una degenerazione sarebbe praticamente una
certezza, a mio parere. Ma Zingales ci tiene a rassicurare i lettori:

“In mani profane il curaro è un veleno pericolosissimo. Nelle mani sapienti
di un medico, però, è un valido anestetico. La soluzione non è di proibirne
l’uso, ma di disciplinarlo opportunamente. Lo stesso vale per i «lanci di
moneta dall’elicottero». Sono pericolosi, ma non vanno proibiti, solo
disciplinati rigidamente.”

Cosa fare dunque?

“Per permettere alla Bce di combattere la deflazione c’è bisogno di una
revisione del suo mandato, revisione che può essere decisa solo a livello
politico. Basterebbe stabilire che quando l’inflazione europea scende al di
sotto dell’1%, la Bce è autorizzata a finanziare delle spese dell’Unione.”

Il tutto a fin di bene, o quanto meno di male minore.

“Non tutta la spesa pubblica è fonte di corruzione e – in presenza di
deflazione – il finanziamento monetario del deficit può essere il male
minore. Minore di una spirale deflazione-debito che metterebbe in ginocchio
il Sud Europa e porterebbe alla fine dell’euro.”

Ora, nell’invocare “le mani sapienti di un medico”, Zingales appare quanto
mai platonico e, per restare all’economia, keynesiano, che è poi lo stesso
che si può dire del Friedman fautore del libero mercato su tutto il resto,
ma dell’interventismo monetario. Non è un mistero che Keynes ritenesse che
l’intervento dello Stato dovesse essere operato per mezzo di esperti, così
come non è un mistero che egli considerasse se stesso il massimo esperto in
circolazione.

Ciò detto, i banchieri centrali sono sempre stati ritenuti dal mainstream
“medici sapienti”, quanto meno durante il loro mandato. Eventuali critiche
sono avvenute per lo più ex post, e comunque non hanno mai riguardato una
presunta incompetenza. Questo non ha impedito che combinassero disastri.

Parimenti mi sembra illusoria l’idea che basti disciplinare
“opportunamente” o “rigidamente” la monetizzazione della spesa pubblica per
evitarne una degenerazione come spesso è avvenuto in passato.

Quanto al fatto che non tutta la spesa pubblica sia fonte di corruzione,
preferirei dire che non tutta la spesa pubblica è connessa a corruzione,
mentre potenzialmente (quasi) tutta ne è fonte.

Zingales, comunque, sostiene che la monetizzazione della spesa pubblica
“rigidamente” disciplinata sarebbe un male minore rispetto alla deflazione
e alla fine dell’euro. Anche in questo il suo atteggiamento è tipicamente
keynesiano, nel voler ostacolare aggiustamenti di mercato che pure sono
dovuti a distorsioni ai meccanismi di mercato precedentemente effettuate a
opera di quegli stessi medici le cui “sapienti mani” adesso si vorrebbero
ad agire con più impegno sulla stampante di denaro.

Se la spesa pubblica fosse la soluzione, le cose non dovrebbero andare poi
così male in Europa, considerando che (dove più, dove meno) essa
rappresenta da diverso tempo circa la metà del Pil. Ma la proliferazione
della spesa pubblica, oltre (dove più, dove meno) alla corruzione, ha
portato a una esasperazione della suddivisione tra pagatori di tasse e
consumatori di tasse. Questa circostanza non cambierebbe se la spesa fosse
finanziata non solo tramite la tassazione, bensì anche mediante la
monetizzazione. Si tratterebbe pur sempre di effettuare una redistribuzione
della ricchezza esistente, perché aumentare la quantità di moneta non
corrisponde ad aumentare la ricchezza di un sistema economico.

Nel caso specifico i beneficiari sarebbero i fruitori della spesa pubblica
e i debitori, mentre a pagare il conto sarebbero i pagatori di tasse e i
creditori. Se si vuole guardare cosa c’è dietro la retorica, lo “spettro
della deflazione” è considerato tale perché, in un’economia che è venuta
basandosi via via in misura crescente sul debito e su monete fiat, è
diffuso un pregiudizio favorevole ai debitori e sfavorevole ai creditori.
Anche in questo caso si torna a Keynes, che fu uno dei massimi fautori
della penalizzazione dei creditori a beneficio dei debitori.

Resta un fatto, che Zingales non affronta: svalutare il debito mediante la
monetizzazione potrebbe far guadagnare altro tempo, ma non risolverebbe i
problemi, bensì li aggraverebbe in un futuro non si sa quanto lontano. A
maggior ragione se ciò fosse accompagnato dall’idea che, quando le cose si
mettono male, si può fare spesa pubblica monetizzandola.

Io dubito che sarebbe il male minore, e penso che lasciar maneggiare ancora
il curaro ai medici in questione finirebbe davvero con l’essere letale.

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  • CARLO BUTTI
    Rispondi

    A proposito di medici… Si dice che, parecchi anni fa, quando nel Regno Unito scioperarono i medici del Servizio sanitario nazionale, si rilevò una diminuzione dei decessi. Anche se è vero che la contiguità di due eventi non implica un rapporto di causalità, chi può affermare con certezza che, nel caso puramente ipotetico in cui incrociassero le braccia gli “esperti” dell’economia di regime, non si rileverebbero sorprendenti segnali di ripresa?

  • Pedante
    Rispondi

    “In effetti il potere d’acquisto dei redditi potrebbe aumentare se il loro andamento
    nominale fosse superiore a quello dei prezzi al consumo, ma in un Paese in
    crisi di competitività si tratta di uno scenario abbastanza irrealizzabile,…”

    Obietto all’uso di “abbastanza”, dà troppo spazio alla speranza.

  • Pedante
    Rispondi

    “Occorre comunque considerare che anche le banche centrali
    cosiddette indipendenti usano praticare politiche monetarie prevalentemente
    espansive, per cui il rischio di una degenerazione sarebbe praticamente una
    certezza, a mio parere”

    Una certezza assoluta, invece. La mera esistenza di una banca centrale implica la degenerazione economica.

  • Pedante
    Rispondi

    Non considero Friedman e gli altri della Scuola di Chicago veri difensori della libertà. Falsi amici, semmai.

    • Fabio Colasanti
      Rispondi

      io invece sono più buono nei suoi confronti, forse perché è stata la mia prima lettura fuori dal coro, la prima di una lunga serie che mi ha portato ad aprire gli occhi.

      Secondo me ha fatto quel che poteva: esagero, ma non è che si può contestare a chi ha inventato la ruota di non aver pensato al turbo o al tergicristallo. Questo per dire che i suoi studi ed opere hanno il merito di aver fatto un passo avanti , ma non si possono considerare l’ultimo passo da fase e basta come se quelle opere siano esenti da errori o manchevolezze.
      Milton Friedman ha grandi meriti, secondo me, ed errori o pareri che oggi si condannano con troppa facilità furono all’epoca già un grosso progresso per il contesto in cui si muoveva.

      Mettiamoci poi, a margine, che alcune critiche sono malevole ed intenzionate a buttare alle ortiche anche le cose buone, ci sono detrattori che non vedono l’ora di trovare un neo, o pseudo tale, per cercare di far fare un passo indietro a tutti gli studiosi che lavorano ed ispirano il libero mercato.

    • eridanio
      Rispondi

      “mismos perros con distintos collares”
      diceva un saggio :-)

  • Pedante
    Rispondi

    http://library.mises.org/books/Andrew%20Dickson%20White/Fiat%20Money%20Inflation%20in%20France.pdf

    La stampa del denaro va a pari passo con la ghigliottina (per chi sa l’inglese il libro di Dickson White è da leggere assolutamente).

  • Pedante
    Rispondi

    Friedman era responsabile in parte dell’adozione della trattenuta d’imposta alla fonte, quindi il suo interventismo non si limitava alla sfera monetaria.

  • Pedante
    Rispondi

    @ Fabio Colasanti:
    Apprezzo la sua equanimità, ma bisogna anche pesare i pro e i contro del suo operato. Per le cose più importanti, Friedman era un dirigista.
    “Permettetemi di emettere e controllare la moneta di una nazione e non mi importa chi fa le sue leggi.” Non è di Friedman, naturalmente, ma pure lui ha fatto la sua parte.

    • Fabio Colasanti
      Rispondi

      secondo me è come uno caduto in un tratto di sabbie mobili (uno stato dove la casta mafiosa riesce a prevalere tassando e legiferando contro la società cibvile) che lotta per uscirne: dei movimenti tendono a farlo affondare, altri a farlo emergere.

      Quello che per me vale è la tendenza generale degli sforzi: tra una persona che cerca di tirarmi fuori, magari sbagliando un passo, ed uno che con ogni suo sforzo cerca di ricacciarmi nel fango tagliandomi ogni via di fuga (salvo favorendomi accidentalmente ed involontariamente), preferisco di sicuro la prima, con tutti gli errori che potrebbe fare.

  • Pedante
    Rispondi

    Che Friedman avesse ragione nel contestare l’equo canone e nel suo approccio microeconomico non lo metto in dubbio (ma l’ortodossia economica che si insegna all’università non sbaglia tanto nella microeconomia, ma nella macroeconomia, quella monetaria innanzitutto). È proprio lui le sabbie mobili, di apparenza solido, ma ingannevole e insidioso.☺

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