In Anti & Politica

anarcocapitalistaverdeDI PIER PAOLO CECCHI*

Questo è forse l’intervento più difficile fra le tante riflessioni politiche che ho condiviso in questi anni, si tratta di quella svolta che ho annunciato negli ultimi tempi.
Sicuramente non riuscirò ad esser breve, le parole che selezionerei sono migliaia o nessuna. Già da diversi mesi ho silenziosamente e gradualmente abbracciato il libertarismo e l’anarco-capitalismo verde.

Ho definitivamente abbandonato non solo il comunismo (pur non avendo mai aderito completamente al marxismo, né tantomeno ai vari regimi comunisti realizzatisi nella storia), ma anche qualsiasi tipo di socialismo o di socialdemocrazia.

Questa svolta non mi colloca affatto a destra, anzi continuo a ritenermi di sinistra, sia perchè il libertarismo verde (quello vero) comporta una particolare attenzione ai diritti civili, all’ambiente e al diritto di immigrazione/emigrazione molto distanti dalla tradizione della destra, sia perchè non penso ad un passaggio immediato ad una società anarco-capitalista ma ad un percorso graduale, con una sensibilità sociale che permetta agli strati più svantaggiati della popolazione di non rimanere indietro.
I pochi che mi stanno leggendo si chiederanno da dove è iniziato questo ripensamento.
Ho militato attivamente per dieci anni nella sinistra e nella sinistra radicale, cercando di informarmi e di studiare per cercare una via alternativa al capitalismo, pensando che si potesse costruire una nuova società su basi socialiste senza cadere nei fallimenti del passato.
Anche alla luce degli studi che ho svolto sull’economia, sono giunto alla conclusione che tutto questo è una chimera.
Le forze del mercato sono un fiume che non si può arrestare e prima o poi scavalca barriere come dazi, tasse, regolamentazioni o altro, distruggendo chi aveva tentato di governarlo.
Se vuoi vendere/prestare una cosa (merce, servizio, capitale, prestazione lavorativa) ad un prezzo superiore a quello di mercato non riuscirai a piazzarla tutta, se invece vuoi praticare un prezzo inferiore a quello di mercato non ce ne sarà abbastanza.

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Non puoi impedire alla gente di risparmiare qualcosa e poi volerlo investire, anche se glielo vieti troveranno il modo di farlo di nascosto o di portare i loro capitali all’estero.
Ma allora si metteranno alla ricerca del rendimento maggiore possibile, che è il nocciolo del capitalismo, e anche se li carichi di tasse e regolamentazioni questi per compensare chiederanno rendimenti ancora maggiori.
Così come è del tutto controproducente pensare a dei livellamenti imposti ex lege ai redditi e ai salari, che spingono soltanto le professionalità migliori a fuggire all’estero e soprattutto non spronano gli individui a darsi da fare per fare meglio nel proprio lavoro.
E’ inutile, non si sfugge da questo.

Deve farci riflettere il fatto che TUTTI gli Stati comunisti siano tragicamente falliti o siano passati armi e bagagli al capitalismo, anche quelli che non erano o non sono sotto il giogo sovietico e avevano intrapreso modelli economici differenti da quello russo (pensiamo a Yugoslavia, Albania, Cuba, la Cina, in certi momenti anche il Vietnam), così come deve farci riflettere il fatto che tutti i modelli socialdemocratici tradizionali (quello Scandinavo e non solo) abbiano subito negli ultimi anni drastici ridimensionamenti.
E’ inutile dare sempre la colpa di tutto alle congiure politico-mediatiche che avrebbero traviato gli elettori occidentali in favore dei capitalisti, o a qualche serpe in seno del blocco orientale che sarebbe stata al soldo degli americani.

ROTHBARDQuesto è un modo ridicolo e complottardo di dare agli altri la colpa dei propri fallimenti, se in occidente gli elettori si sono distaccati sempre di più dalle visioni socialiste è perchè ne hanno constatato il fallimento, non è possibile che negli anni ’60-’70 gli elettori fossero liberi di esprimersi e poi improvvisamente dagli anni ’80 in poi siano manovrati dai poteri occulti.
Le lotte operaie degli anni ’60-’70 hanno prodotto grandi avanzamenti sociali, ma anche tutta una serie di istituti non sostenibili.
Oggi la sinistra di stampo socialista sta prendendo una piega sempre più populista o di nostalgia per il passato ed è anche questo che negli ultimi tempi ha facilitato il mio distacco.
Svanita l’idea di un’economia completamente in mano alla collettività e centralmente pianificata, ci si limita a voler nazionalizzare alcuni settori come quello bancario (ma questo lo dicono anche i fascisti) e a riciclare teorie keynesiane già abbondantemente superate e sconfessate da decenni.
Le nazionalizzazioni sono il vecchio del vecchio e le politiche keynesiane sono valide solo nel breve periodo, bisogna mettersi il cuore in pace.
Per giustificare un impianto teorico estremamente debole si ricorre spesso a bufale e dati distorti, si vanno a pescare strampalati economisti isolati in tutta la comunità accademica che però dicono quello che certa gente vuol sentirsi dire e così possono vendere a buon prezzo i loro libri e le loro conferenze.

La vera ideologia di fondo di tutte queste teorie è l’irresponsabilità, fare continuamente le proprie cavolate e i propri comodi e poi quando i nodi vengono al pettine non voler pagare e dare la colpa di tutto sempre agli altri, a qualche entità esterna:
Che siano i politici in generale (e chissà chi li ha votati…), il complotto delle banche, le massonerie di turno, gli americani o gli immigrati.
Molti non si rendono conto che ad alimentare questa mentalità si alimenta anche il razzismo.
Gli effetti di anni di questa retorica, di questi “core beliefs” li vediamo tutti nel grillismo e nel populismo di oggi, che in parte trae origine dalla quella sinistra radicale di cui ho fatto parte e ne raccoglie molti orfani dopo la fallimentare esperienza dell’ultimo Governo Prodi, dove si è vista l’incapacità della sinistra tradizionale di esprimere un valido e coerente progetto di governo.
Un populismo grillino che però sta andando sempre più a destra, raccogliendo le rabbie e le frustrazioni di una parte della popolazione, con gli immancabili complotti a dare la spiegazione e la soluzione semplice per tutti i problemi del mondo.
Lungi da me l’adesione a qualsiasi partito, ma non c’è dubbio che il primo avversario e il primo pericolo oggi sia proprio questo populismo, non gli scandaletti e le prediche su questo o quel partito tradizionale, come se questi moralizzatori della domenica fossero tutti senza macchia nella loro vita privata e politica.
Ma ahimè vedo nella mia vecchia casa politica una retorica sempre più simile a quella populista.
Tuttavia va fatta anche una critica che va molto oltre i settori più demagogici, perchè la mentalità prevalente in questi anni, quella dell’uomo medio italiano, non è stata quella di tornare a crescere e di rendere tutti più ricchi, ma quella di distribuire sacrifici e bastonate agli altri e non a se stessi.

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La retorica sui costi della politica o sui privilegi (veri o inventati) di alcune categorie la dice lunga.
I privilegi vanno colpiti nella misura in cui questo serve a far ripartire l’economia, non per la logica del “siccome sto male io, adesso stai male anche tu”.
Io invece ho desiderato un’idea politica positiva, che cerchi di promuovere il progresso della società e non dei bersagli da colpire.
Penso di averla finalmente trovata.
L’anarco-capitalismo pensa che si debba eliminare completamente lo Stato e sostituirlo con privati che eroghino i medesimi servizi e svolgano le stesse funzioni, anche in ambito di legislazione.
E’ una fusione tra l’anarchismo individualista ed il liberalismo classico, la massima espressione politica del concetto di LIBERTA’.
Come diceva Murray N. Rothbard, uno dei principali ideologhi dell’anarco-capitalismo, l’unico vero sbocco dell’anarchismo è il capitalismo, e viceversa.
In assenza di un’autorità coercitiva che impone il proprio volere sugli individui, l’unico ordine possibile per non sfociare nel caos è il libero mercato e l’impresa capitalistica.
Alcuni anarchici di tendenze tradizionali hanno obbiettato che anche l’impresa capitalistica è un sistema autoritario, ma in realtà se i dipendenti hanno un forte potere contrattuale possono relazionarsi con l’imprenditore o il manager in un rapporto di reciproca autonomia e soddisfazione, come può essere (giusto a titolo di esempio) l’idraulico esterno che viene chiamato per svolgere un lavoro, che compie una mansione operaia ma da una posizione di libero professionista.
Ma perchè arrivare ad un così radicale abbattimento dello Stato?
Qui forse viene la parte più scandalosa del mio ragionamento, dato che oltre al socialismo credo vada messa in discussione anche la “democrazia”, intesa come maggioranza che decide per tutti.
Sono arrivato a questa riflessione dopo aver visto che la ricerca di un buon sistema elettorale è una chimera alla pari della ricerca di un sistema socialista che funzioni, dopo aver visto le storture e le derive demagogiche dei referendum, dopo aver visto le assurdità in seno a partiti e gruppi parlamentari dove i militanti e gli eletti vengono costretti ad adottare linee che non condividono per far rimanere in piedi governi e strutture politiche.

democraziaLa democrazia in realtà consiste nel privare la minoranza di una parte della propria libertà, dovendo questa subire le decisioni della maggioranza su una vastissima gamma di ambiti.
Invece in un sistema dove la vecchia nazione viene spezzettata in territori medio-piccoli gestiti da privati per tutte le funzioni che prima erano in capo allo Stato, si realizza una concorrenza virtuosa fra questi territori nell’attirare residenti ed investimenti, cercando tutti di offrire le migliori condizioni possibili.
Chi non è d’accordo con la gestione attuata in un territorio potrà tranquillamente trasferirsi altrove dove troverà la politica che più gli aggrada.
Non si tratta quindi di eliminare le regole o i servizi, ma di affidarne la gestione a privati che competeranno fra di loro in un mercato delle regole e dei servizi.
Anche uno Stato federale può realizzare questo meccanismo, ma la classe politica che governerebbe questi territori oltre all’esigenza di attirare residenti ed investimenti avrebbe anche la necessità di vincere le elezioni, quindi raccogliere consensi anche in modo torbido e clientelare, introducendo così una distorsione all’interno del sistema.
Il privato invece non deve farsi eleggere da nessuno, deve solo far profitti e per riuscirci deve esclusivamente gestire il proprio territorio nella massima efficienza.
Ora si dirà che un sistema del genere non libera nessuno ma renderebbe tutti prigionieri di una elite ricca che potrebbe comprarsi i territori in questione e farci quello che vuole.
In realtà le cose non stanno proprio così, anche qui dipende tutto dal potere contrattuale che hanno gli individui:
Se anche le categorie relativamente più povere sono altamente produttive e affrontano bassa disoccupazione, hanno un elevato potere contrattuale e possono facilmente trasferirsi altrove, trovando lavoro.

Quindi se il privato che gestisce il territorio in cui vivono pratica condizioni inaccettabili per ricavare dei profitti eccessivi, questi individui possono andarsene altrove.
Non è necessario che lo facciano tutti realmente, basta che ci sia la minaccia credibile che lo facciano e il privato è costretto a cambiar registro.
Come realizzare questo potere contrattuale degli individui?
La ricetta è quella di ridurre le tasse e le regolamentazioni per aumentare la libertà economica, soprattutto diminuire fino a zero le redistribuzioni del reddito operate dallo Stato contro il naturale ordine emergente dal mercato, che per dirla con Henry Hazlitt significa tassare individui e business di successo per sovvenzionare individui e business fallimentari.
Solo così si può andare verso una maggiore efficienza nell’allocazione delle risorse produttive, quindi verso la piena occupazione e la massimizzazione degli investimenti, perché si riducono tutte le storture prodotte della Stato e dalle varie corporazioni e mafie che ammorbano il Paese.
A quel punto vige solo il meccanismo di mercato, che ha come tendenza quella di portare al pieno impiego delle risorse e alla massima efficienza, senza interferenze di sorta.
L’esito negativo delle privatizzazioni in Italia non è dovuto alle privatizzazioni in sé, ma al fatto che non si sono fatte allo stesso tempo riforme di libertà economica che garantissero potere contrattuale agli individui per costringere le imprese dei settori privatizzati ad operare meglio.
Il problema, diranno altri, è che in una società del genere i soggetti più deboli sono a rischio di sopravvivenza, non potendosi pagare da soli beni e servizi di prima necessità.
Tuttavia va considerato un ulteriore aspetto:
Le società più liberiste hanno sì maggiori divergenze sociali ma anche una maggiore tendenza alla crescita del reddito pro-capite.
Questo avviene perchè essendo meno tassati e vincolati i frutti degli investimenti nello studio, nella tecnologia e nelle infrastrutture, individui e imprese sono più stimolati ad effettuare questi investimenti e questi sforzi, che si traducono poi in maggior reddito per persona.
Tutto ciò va anche a vantaggio dei ceti meno abbienti, che in una società più dinamica hanno più opportunità di uscire dalla povertà (che diventerebbe sempre meno un fatto cronico e sempre più un evento temporaneo) e che beneficerebbero dell’aumento del PIL pro-capite:
Invece di un decimo di torta ne avranno un dodicesimo, ma la torta questa volta è molto più grande.

Serve allora un processo graduale, dove ci si avvicina ad una società anarco-capitalista a piccoli passi in modo che gli individui più svantaggiati possano mettersi in moto e sfruttare le opportunità che man mano crescono, in modo da reggere i cambiamenti che avvengono e i tagli a tutte le forme di assistenzialismo e regolamentazione protettiva dello Stato.
E’ pur vero che comunque ci saranno dei soggetti comunque bisognosi di assistenza in ogni momento della loro vita (pensiamo ai portatori di handicap) ma dato che si tratta di fenomeni marginali qui entra in campo la solidarietà volontaria, quella svolta di propria iniziativa dagli individui senza essere obbligati dallo Stato.
Persone più benestanti e meno tassate hanno sicuramente più risorse da destinare alla solidarietà e una volta che saremo ricchi abbastanza per aiutare queste persone soltanto con le nostre donazioni ed il nostro volontariato lo Stato si potrà ritirare anche da questo ambito.
Questo gradualismo distingue la mia collocazione ideale dalle destre, le quali hanno spesso propugnato “rivoluzioni liberali” con terapie shock dalla scarsa sensibilità sociale.
Però la direzione è questa, se vogliamo davvero aiutare chi sta peggio dobbiamo puntare sulla libertà e non sull’uguaglianza, come diceva Milton Friedman: “Una società che mette l’eguaglianza davanti alla libertà non avrà né l’una né l’altra. Una società che mette la libertà davanti all’uguaglianza avrà un buon livello di entrambe”.
Devo dire che alcune letture sulle filosofie orientali (il tao, il wu wei, cioè il sintonizzarsi col libero scorrere del mondo e non cercare inutilmente di combatterlo) e altre letture di economisti contemporanei (come Vernon Smith) che riprendono gli illuministi scozzesi sul concetto di “razionalità ecologica”, sono state di grande aiuto.
Il concetto è che tantissime nostre scelte sono guidate da una razionalità sotterranea e spesso inconscia che porta a districarci nel mondo e rispetto alla quale la razionalità cosciente, cioè la “razionalità costruttivista” è solo la punta dell’iceberg, se dovessimo usare la sola razionalità cosciente e calcolatrice soltanto per decidere cosa comprare al supermercato impiegheremmo ore.
L’insieme delle razionalità ecologiche degli individui nella società crea quello stato di cose che le filosofie orientali definivano appunto come il Tao, cioè la naturale disposizione del mondo.
Allora lasciare gli individui il più possibile liberi di agire, tramite l’anarco-capitalismo ed il libertarismo, significa sprigionare le energie della razionalità ecologica e mettere da parte tutte le vecchie ideologie costruttiviste che invece vogliono progettare e pianificare a tavolino interi sistemi economici e sociali oppure fermare il mondo per tornare ad un passato mitizzato.
Da questo discende, sempre in dissenso rispetto alle destre populiste, una forte attenzione verso i diritti civili in senso lato e una posizione nettamente a favore dei movimenti migratori, intesi non come assistenzialismo verso popoli più sfortunati ma come libertà per tutti di andare a vivere dove meglio si crede, con l’opportunità di un’esistenza migliore.
mercatoDel resto i movimenti migratori sono fondamentali in una società anarco-capitalista, altrimenti non ci sarebbe alcun mercato delle regole e nessun potere contrattuale degli individui nei confronti delle imprese che ne gestiscono i territori dove vivono, non potendo i primi minacciare di trasferirsi altrove.
Il libertarismo prevede anche un rifiuto di massima nei confronti della guerra, che è lo strumento statalista, violento e coercitivo per eccellenza, che come la Storia ha dimostrato è efficace solo come difesa estrema da una minaccia esterna ai propri diritti.
Tuttavia, c’è un’eccezione a tutti i ragionamenti svolti sopra, che è costituita dall’ambiente.
Se tutti gli aspetti di cui abbiamo parlato prima sono costituiti da dinamiche fra individui, risolvibili con meccanismi di mercato, con la natura i termini del discorso sono completamente diversi.

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Non c’è alcuno spazio per negoziazioni, comanda lei è basta.
Allora in questo caso diventa ammissibile, se il mercato fallisce, introdurre limitazioni alla libertà degli individui per preservare l’ecosistema e, aggiungerei, anche il patrimonio storico-artistico che è assimilabile al patrimonio ambientale.
Altrimenti sarà la natura a fermare la nostra libertà, non sempre in modo piacevole.
Tolkien, uno scrittore ingiustamente assimilato all’estrema destra quando invece era un ambientalista piuttosto anarchico, affermava di non credere ad un governo degli uomini sugli uomini, perchè questa facoltà è concessa solo a Dio.
Io sono ateo e sono portato a dire che al posto di Dio ci sia la natura.
Ecco perchè parlo di anarco-capitalismo e libertarismo verde.

Queste sono le lunghe motivazioni della mia scelta, mi farebbe piacere se stimolassero qualche riflessione nei pochissimi coraggiosi che sono arrivati fin qui senza saltar nulla e senza addormentarsi.
Mi sia concesso un ultimo pensiero per i compagni di ieri, i comunisti e le persone di sinistra con cui ho condiviso tante battaglie.
E’ un’esperienza ormai conclusa ma di cui ho conservato alcune posizioni e di cui porterò con me tanti ricordi bellissimi di questi anni di passione e di impegno, di tante cose buone che abbiamo fatto anche per Cervia.
Ricordo con molto affetto l’impegno e le attenzioni, anche verso di me, di persone che hanno deciso di dedicare una parte importante della loro vita agli altri, credendo davvero in qualcosa.
Sono fiero di aver lottato insieme a loro con l’intento di aiutare i più deboli e questa mia scelta non è un modo per rigettare quei valori, ma una via più efficace per portarli avanti.
Sono sicuro che col tempo avranno modo di apprezzarla.

*Da Facebook

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  • Guglielmo Piombini
    Rispondi

    Ah, se tutti avessero il gusto per la ricerca indipendente e l’onestà intellettuale di Pier Paolo Cecchi! Purtroppo le idee politiche della stragrande maggioranza delle persone riflettono acriticamente quello che hanno ricevuto dalla scuola pubblica e dalla televisione di stato.

    Cecchi avrà comunque modo di continuare il suo percorso di approfondendo alcuni temi, come quello ecologico, che anche gli autori libertari hanno trattato in maniera originale. Mi permetto quindi di segnalargli questa bibliografia commentata sull’ecologia di mercato:

    https://www.movimentolibertario.com/2014/06/ambiente-e-mercato-contro-lo-stato-inquinatore/

  • eridanio
    Rispondi

    Nostalgico e rassegnato? Hai scoperto “l’america e sei triste?”
    Ci arriveremo prima se pianificheremo il viaggio nostro e non quello degli altri.
    Se il nostro esempio non illumina la strada agli altri il nostro sforzo non è comunque tempo perso.
    Se si accetta la parte che ci si da in commedia non c’è bisogno d’altro. Son le idee che cambiano il mondo, non le guerre.
    Ognun per se e la bussola per tutti. :-)

  • andrea
    Rispondi

    Bellissimo articolo. Mi sono riconosciuto perché anch’io ho fatto lo stesso percorso politico. Prima a sinistra, molto a sinistra, poi quando mi sono reso conto che mi stavano fregando ho iniziato a sviluppare altre idee a leggere libri blog siti internet vicini alla scuola austriaca. L’unica cosa che mi pento è di non averlo fatto prima. Ma come si dice: non è mai troppo tardi.
    Ma la cosa più bella è ancora un’altra. Parlando costantemente con altri compagni li sto pure convincendo e ogni tanto mi chiedono se conosco siti o blog nuovi dove poter approfondire.

  • jimmy
    Rispondi

    Non so quanto tempo abbia impiegato Pier Paolo Cecchi per compiere la sua metamorfosi, ma certamente le idee giuste le ha trovate tutte.

    Sono contento per lui e per le idee anarco-capitaliste che hanno trovato un nuovo estimatore, peraltro di notevole energia intellettuale.

    Purtroppo, Pier Paolo è solo un caso eccezionale (ed infatti, come tale viene giustamente presentato su queste pagine).

    I più, la massa, compiono invece il cammino opposto.

    C’è un qualcosa di genetico, di predestinato, che spinge la generalità degli individui (non solo in italia-europa, ma ovunque) ad annullare se stessi e le proprie vite in favore dello stato.

    Nel giro di 100-50-25 anni (fate voi), un’intera nazione-universo (gli usa) si sono tramutati da terra promessa delle libertà ad impero del male stato-dirigista, e stanno trascinando-coercitando tutte le altre nazioni in questa follia neosovietica.

  • Pedante
    Rispondi

    Il gradualismo è sempre a senso unico: la libertà si sacrifica un po’ alla volta e ma a riprenderla ci vogliono lacrime e sangue.
    http://www.theate.org/wp-content/uploads/2012/06/rana-bollita.png

  • Pedante
    Rispondi

    Non so quanto Rothbard abbia letto l’ex compagno, ma sicuramente non il Rothbard paleolibertario il quale non mancava mai l’occasione di ridicolizzare il concetto randiano dell’uomo senza identità etnica, cittadino del mondo.

  • Roberto Zambrini
    Rispondi

    Secondo me la transizione non e’ ancora completa: il signore si definisce “ancora di sinistra”.
    L’AnarcoCapitalismo, almeno come lo intendo io, o come io mi sento, e’ l’esatto opposto della mentalita’ di sinistra.
    Ho sviluppato meglio questa mia convinzione in una mia nota:

    https://www.facebook.com/notes/roberto-zambrini/un-anarchico-non-puo-essere-di-sinistra/592831967426895

    Comunque, complimenti per avere saputo iniziare questo lungo cammino.
    :-)
    .

    • Pedante
      Rispondi

      Non ho un conto Facebook, ma sono d’accordo. L’articolo è redolente dell’egualitarismo che tanto caratterizza la sinistra, difficilmente compatibile con il libertarismo.

  • Giorgio Fidenato
    Rispondi

    Per me l’anarco-capitalismo è il sistema giusto per le persone meno abbienti, per la povera gente. Questa ideologia insegna a pescare il pesce e non a ricevere il pesce gratuitamente. Solo rendendo le persone forti, autonome e responsabili non ci sarà più spazio per i demagoghi e i populisti!!!

  • spago
    Rispondi

    Chi proviene da una storia di sinistra ci tiene a dirsi ancora in continuità coi suoi valori e chi proviene da una storia di destra idem..

    • eridanio
      Rispondi

      aahh!!….le famose convergenze parallele…… :-)

  • Pierpaolo Cecchi
    Rispondi

    Sono l’autore dell’articolo citato e innanzitutto voglio ringraziare chi mi ha espresso stima e apprezzamento.
    Riguardo alle critiche per l’aderenza o meno al pensiero di Rothbard, devo dire che il paleolibertarismo non mi piace per niente.
    Non voglio affatto annullare le identità etniche, sostengo soltanto la libertà di spostamento e residenza nel mondo.
    Se pensare ad un passaggio graduale all’anarco-capitalismo è indice di egualitarismo di sinistra, diciamolo pure…
    Io ho fatto questa scelta per andare a favore di chi sta peggio, non contro.
    Voglio un modo migliore rispetto al socialismo per emancipare queste persone.

    • leonardofaccoeditore
      Rispondi

      Grazie per la tua bellissima testimonianza. le critiche siano solo costruttive. e ne vorrebbero a migliaia come te

    • Pedante
      Rispondi

      I tibetani quindi non avrebbero nulla da temere con l’arrivo (massiccio e pianificato) di cinesi han. Col tempo i cinese si trasformeranno in buoni tibetani. Richard Gere può scegliersi un’altra nobile causa, ah ah.

      Grazie comunque dell’articolo.

  • spago
    Rispondi

    @Pierpaolo cecchi: assolutamente con te e con giorgio nel dire che un motivo molto forte per sostenere l’anarco-capitalismo è che andrebbe a favore di chi sta peggio.

    Chi viene da una storia di sinistra probabilmente sente questa motivazione molto forte e ci sta. http://libertarianation.org/2014/08/14/aiuta-i-poveri/

    E penso sia giusto dire che la possibilità di andare dove si pensa di poter stare meglio o almeno di poter scappare da dove si sta male sia fondamentale in un’ottica libertaria: è quello che fanno anche tutti quegli imprenditori e quelle persone che scappano ogni giorno dall’Italia ed è quello che darebbe senso alla strategia secessionista, stabilendo una concorrenza fra i vari stati.

    Inoltre c’è la risoluta opposizione alla guerra e al’imperialismo: anche qui chi viene da sinistra può probabilmente riconoscersi.

    Anche per una persona che magari viene da una storia di destra però l’anarco-capitalismo con la sua lotta contro le tasse, la burocrazia, il dirigismo, la discriminazione positiva, e la sua risoluta difesa della proprietà privata e del libero mercato può risultare attraente.

    Il punto è che si tratta di un sistema che basandosi essenzialmente sul principio di non aggressione, limita al minimo la libertà e quindi può consentire tanti tipi di comunità diverse e tanti stili di vita opposti. Può essere compatibile con visioni del mondo più tardizionaliste-conservatrici così come con altre opposte.E questo credo sia uno dei suoi aspetti migliori, o almeno è uno degli aspetti che a me piace di più: che vi possono confluire persone diversissime provenienti da storie opposte e che magari nelle scelte concrete di vita farebbero in modo molto diverso. https://www.movimentolibertario.com/2014/06/rockwell-definizione-concetto-libertarianism/

    “Il libertarianism è interessato all’uso della violenza nella società. Questo è tutto. Non è niente altro. Non è femminismo. Non è egualitarismo (tranne che in senso funzionale: a tutti manca ugualmente il potere di aggredire chiunque altro). Non ha nulla da dire sull’estetica. Non ha nulla da dire sulla religione o sulla razza o sulla nazionalità o sull’orientamento sessuale. Non ha nulla a che fare con le campagne di sinistra contro il “privilegio dei bianchi”, a meno che tale privilegio non sia stato fornito dallo Stato. […]

    Comincia logicamente basandosi sul principio di auto-proprietà. Nella società si chiede che nessuno possa avviare l’uso della forza fisica contro chiunque altro. Che cosa comporti questo, a proposito del parere dei libertari su enormità morali che vanno dalla schiavitù alla guerra, dovrebbe essere ovvio; ma l’impegno libertario per la libertà si estende ben oltre i flagelli chiari ed evidenti del genere umano.

    La nostra posizione non è semplicemente che lo Stato è un male morale, ma che la libertà umana è un bene morale enorme. Gli esseri umani dovrebbero interagire tra loro sulla base della ragione, la loro caratteristica distintiva, piuttosto che con i boia e le pistole. E quando lo fanno, i risultati, casuali e benvenuti, sono un aumento del tenore di vita, un’esplosione di creatività e del progresso tecnologico, e la pace.”

    • Pedante
      Rispondi

      Il cosiddetto privilegio bianco consiste nel pagare le tasse, stare buoni e zitti e credersi “il cancro della storia umana” (Susan Sontag).

  • eridanio
    Rispondi

    la piu grande conversione è la comprensione, l’accettazione, e non meno la tenerezza verso i propri limiti. Capire che ciò che si desidera è la musica che ispira il nostro agire necessariamente malfermo ed incerto. Ciò aiuta a comprendere quanto gli altri magicamente ci somiglino oltre ogni cogente differenza. Apparteniamo alla stessa famiglia di esseri unici in contesti unici di spazio, tempo ed esperienze.
    Una conversione è un atto di scienza, non è un atto naturale. Non è naturale capire che una azione porta conseguenze e che queste possono si naturalmente sfuggire al nostro controllo, ed assumere il titolo di una nostra lata responsabilità. Una responsabilità per cui una azione con le migliori intenzioni diventa un rammarico. Volere un mondo migliore non accredita meriti in assoluto. (hitler, stalin e napoleone, nella loro paranoia, non desideravano altro). A volte per andare verso chi sta peggio basta ricordarsi che tra le possibilità di fare qualcosa è sempre compresa l’opzione contraria e cioè di astenersi da questa o quell’azione soffocando la pulsione a somministrare un bene presente affinchè abbia modo di crescere e prendere forma un bene futuro con modalità che oggi non possiamo nemmeno immaginare. Non siamo i crocerossini del prossimo siamo solo fratelli. I politici, che sono quelle persone che operano nel mercato del consenso, sanno benissimo come procurarsi la crocetta semplicemente facendo perno su una legge economica universalmente valida. Cioè quella legge che dice che: a parità di condizioni, l’uomo preferisce un bene presente ad un bene futuro. Solo un atto di perspicacia non indifferente ci consente di essere protagonisti del nostro miglior futuro. Quest’atto consiste nell’astenersi oggi a consumarci in azioni immediate per risparmiare energie e risorse per il nostro ed altrui futuro. I miglioristi politici e tutti coloro che vendono soluzioni, spesso ahime’ gradualiste (senza generalizzare), come strumento di propria promozione contendendosi gli stracci del Cristo in croce mentre somministrano la giustizia o in altro mercato o per fini incompatibili, insomma, troppi geniacci qui cascan come pere.
    Per il resto grazie dello spunto. Qui si leggono sempre cose interessanti.

  • Francesco
    Rispondi

    i punti che non mi convincono

    – <> I privilegi ai politici vengono colpiti perchè sono esagerati e non per la ragione citata. Si è visto che molti governi non cadono finchè i parlamentari non prendono il vitalizio. Oppure i rimborsi elettorali…. sono una marea di soldi a cui molti politici cedono e cercano di imboscarsi ovunque

    – Il problema principale dell’attuale democrazia per me non è che alle minoranze viene obbligata la ragione della maggioranza, ma il fatto che viene data la possibilità di votare a tutti. Anche ai totali ignoranti che non sanno niente di politica e non si sono mai informati. Creando gran disastri.
    Ciò non toglie che le minoranze siano importanti. Potrebbero essere utilizzate meglio come partiti di controllo dell’operato della maggioranza.
    p.s. devo dire che comunque il problema sollevato dal tizio mi fa riflettere

    – dare tutto in pasto ai privati … con massima efficienza, senza interferenze di sorta… devo dire che mi fa paura. Si è visto che spesso a capo delle aziende private finiscono assetati di potere/soldi… dei malati mentali.
    L’EGO al potere. La malattia principale dell’essere umano. Si potrebbero creare logiche devastanti di sfruttamento senza più tutele dallo stato. Utilizzare come unico rimedio l’emigrazione… mmm… sai quanta gente è inchiodata da altre questioni… attaccamento al territorio, famiglia, ecc….

  • Gianluca
    Rispondi

    Ma……mi sento particolarmente lontano da questo pensiero. Dare tutto in mano ai privati e essere convinti che questo possa portare ad una massima efficienza ho dei seri dubbi. Purtroppo non si tiene conto dell’avidità che è presente nell’uomo. Questa finisce spesso per portare ad uno sfruttamento dell’uomo. Preferisco tenere la mia clava keynesiana, certe metamorfosi che in natura ci sono non mi hanno mai convinto.

    • leonardofaccoeditore
      Rispondi

      Caro Gianluca, comprendo appieno il tuo punto di vista, che era anche il mio 2o anni fa. oi, però, mi sono dedicato allo studio approfondito di certi autori e ad analizzare ben bene quel che fa lo Stato (che, mi permetto di dirti, non è composto di alieni, ma di uomini). Oggi, quel “brutto” pensiero che avevo se ne è andato e sono convinto del fatto che la libertà (che è in antitesi con lo Stato) è quanto di meglio possa esistere
      Cordialmente

  • christian
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    Infatti il pubblico è composto di santi che vogliono solo il bene del prossimo o da divinità onniscenti che sanno sempre qual’è la strada migliore.
    La clava keynesiana va bene in mano agli uomini delle caverne, che si davano sonore legnate in testa tra loro. Vince chi ha la verga più grossa in questo caso, quindi stai attento.
    Rileggersi dopo più di un anno l’articolo è stato bello, in quanto mi accorgo che oramai anche un simile pensiero per me e troppo di sinistra.
    Il gradualismo non esiste, per ogni passo avanti se ne fanno due indietro e l’obiettivo non viene mai raggiunto. Il buonismo fa solo del male a se stessi e sul lungo periodo anche a chi si crede di voler aiutare (stranamente quasi sempre con i soldi degli atri).
    Come si far ad avere paura di dare tutto in mano ai privati e non averne a lasciarle in mano alle pubbliche amministrazioni. Ci vivi in questo paese o vieni solo per le vacanze estive, le notizie le leggi. Se la risposta è che sono solo casi isolati ed eccezioni, ti posso chiedere quanti casi isolati ci vogliono per fare la regolare, la normalità o forse sarebbe meglio dire la patologia. Chi ha paura di dare qualcosa in mano ai privati ha paura e non ha fiducia in se stesso, in quanto noi siamo i privati, ha paura e non si fida del prossimo ed in ultima analisi, con tutto il rispetto, non ha raggiunto la maturità sufficiente per essere autonomo ma necessita di un tutore. Da quello che ricordo i minorenni non possono votare, quindi chi vuole e vota per lo stato/pubblico non potrebbe votare in quanto mentalmente minorenne (non minorato), gli altri potrebbero ma non lo fanno in quanto si sono affrancati da mamma stato. Per dirla in un altro modo, lo stato è un paradosso, viene supportato da persone che mentalmente non sono sufficiente mature per poter supportare chi che sia.

  • Alessandro Colla
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    La paura, per qualcuno, è che il concetto di “tutto” in mano ai privati sia il monopolio. E’ vero il contrario. Se tutti sono soggetti privati e non schiavi, si ha la libera concorrenza e non il monopolio forzato. E quindi maggiore efficienza. Se la clava e il diritto a portarla ce l’hanno tutti, può essere uno strumento deterrente. Se può portarla solo la polizia di stato, ecco creato il monopolio. Proprio da quella mano pubblica creata dallo spavento per il “tutto in mano ai privati”. Così come ritenere le questioni ambientali estranee al pensiero liberale. Bisognerebbe affermare chiaro e tondo che filosoficamente parlando, la destra coincide con l’individualismo e la sinistra con il collettivismo. Una maggiore diffusione dei diritti di proprietà contribuisce notevolmente al miglioramento ambientale. Al contrario delle mode ambientaliste degli interventisti.

  • christian
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    Sono d’accordo con te Colla.
    Solo una, credo che oramai parla di destra e sinistra sia forviante.
    Oramai i collettivisti si sono appropriati di entrambi.
    L’unica distinzione chiara è ormai tra libertari e socialisti (di destre o sinistra).
    Il problema, appunto, è che la clava keynesiana risulta appannaggio di pochi che si randellano a vicenda, chi si trova in mezzo subisce sonore vergate senza poter reagire se non tentare di scappare.

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