In Anti & Politica, Economia

ospedaleDI MATTEO CORSINI

“Arrivati all’ospedale ci potrebbero essere gli strumenti giusti per operare il paziente: quelli di una politica fiscale che stimoli la domanda interna via minori tasse e soprattutto maggiori investimenti pubblici. Ma c’è un altro problema: le porte del pronto soccorso sono sbarrate, dall’ottuso Fiscal Compact che impedisce dal 2011 ad imprese e famiglie di sperare nella ripresa e tornare a scommettere sul futuro investendo. E questo perché bisogna fare austerità nefasta. Il referendum contro la legge 243 che importa il Fiscal Compact in Italia è la nostra unica possibilità per far sentire la voce dell’Italia in Europa, una voce che potrà salvare non solo noi, ma tutta la costruzione europea”. (G. Piga)

Gustavo Piga, professore keynesiano di economia e presidente del comitato promotore del referendum contro il Fiscal Compact, ritiene che l’ennesima misura espansiva adottata dalla BCE il 4 settembre sia un’ambulanza un po’ tradiva che porta il paziente (Italia) all’ospedale. Peccato che, a causa dell’“ottuso” Fiscal Compact, le porte del pronto soccorso siano sbarrate, impedendo al paziente di accedere alle cure keynesiane, fatte di un aumento del deficit (e del debito) tramite una riduzione delle tasse e un incremento della spesa pubblica (che di solito viene definita dai proponenti “investimenti” pubblici).

Per rendersi conto che un taglio deciso delle tasse è indispensabile basta il buon senso; quello stesso buon senso che è sufficiente per rendersi conto che, a prescindere dal Fiscal Compact, non si uscirebbe dalla crisi facendo nuovo deficit e debito per “investimenti” pubblici. Molto probabilmente si filerebbe dritti verso la bancarotta.

Non è lo Stato che deve investire, e non solo perché il bilancio pubblico è disastrato (anche per via di “investimenti” passati), bensì perché non può avere le stesse conoscenze e informazioni diffuse su milioni di soggetti. Oltre tutto, mentre l’imprenditore non può imporre ad altri di conferirgli risorse ed è motivato dalla ricerca del profitto che, in un libero mercato, può ottenere solo soddisfacendo meglio dei concorrenti le richieste dei consumatori, il politico può imporre ad altri di conferirgli risorse ed è motivato dall’acquisizione del consenso elettorale. Si tratta di due cose ben diverse.

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Il fatto che occorre riconoscere è che i sistemi di stato sociale europei sono ormai da tempo insostenibili, e lo saranno sempre di più in futuro. L’unica via per poter ridurre le tasse e avere una prospettiva di ripresa sostenibile dell’economia passa dal ridimensionamento drastico e strutturale della spesa pubblica.

Altrimenti si possono anche togliere i vincoli del Fiscal Compact e perfino quelli di Maastricht, ma non si risolve nessun problema. Il keynesismo ha avuto molte applicazioni pratiche, e tipicamente quando sono state introdotte misure di spesa spacciate come anticicliche e temporanee, poi sono diventate strutturali e hanno portato a economie asfittiche e debiti insostenibili.

Nessun referendum può rendere il keynesismo una teoria economica degna di tale nome.

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Showing 15 comments
  • Masha
    Rispondi

    Lo hanno capito anche gli Svedesi!
    Com’è possibile che non lo comprendano i professori d’economia?

  • Albert Nextein
    Rispondi

    Sembra che nessuno di questi soloni conosca la scuola economica austriaca.
    Applicano all’infinito una teoria utile solo in situazioni gravissime e per un periodo limitato di tempo.

    Alla fine si sono ridotti a cercare affannosamente palliativi, lenitivi, placebo per tutti i guai che questa teoria keynesiana ha prodotto dopo anni di abuso da parte di tutte le economie determinanti.

    Forse non riescono a mettersi in testa che stanno solo comprando tempo a spese della gente.
    Non riescono a crederci.
    Sono ottusi.

    • FrancescoPD
      Rispondi

      La teoria keynesiana è stata formulata per coprire le nefandezze della classe dirigente,… ecco perchè ancora oggi tra i politici, burocrati e parassiti di vario genere va ancora alla grande. Dalla depressione post ’29 non sono usciti con la teoria keynesiana ma con una bella WW2,… vorrà dire qualcosa.

  • Pedante
    Rispondi

    Venerare gli spiriti spetta al professionista, non al dilettante.
    https://www.youtube.com/watch?v=CRLucEmfNCQ

    • Pedante
      Rispondi

      Grazie del suggerimento. Tempo permettendo…

  • Pedante
    Rispondi

    @FrancescoPD:
    Non alla guerra ma alla liberalizzazione che la seguì si deve la crescita. I dati statistici durante il conflitto sono inaffidabili (razionamenti, sostituzioni, congelamenti, ecc.).

  • CARLO BUTTI
    Rispondi

    Purtroppo se si dovesse svolgere il referendum auspicato dal prof. Piga – ma non credo sia ammissibile secondo il nostro ordinamento costituzionale- con tutta probabilità vincerebbero alla grande i fautori del lassismo keynesiano. Ecco uno dei tanti esempi che dimostra come il principio di maggioranza va usato con la massima cautela, solo quando le decisioni, riguardando necessariamente una collettività nel suo complesso, non possono lasciar spazio a scelte individuali in cui ciascuno decide solo per se stesso, senza con questo danneggiare gli altri; ed è sempre da escludere quando sono in gioco quelle libertà personali che per diritto naturale nessuno può conculcare. La democrazia, ricordiamolo, è la tirannia della maggioranza. Nessuno vuole quella della minoranza, che potrebbe essere peggiore e in ogni caso scontenterebbe un più ampio numero di persone; ma non facciamone un mito, consideriamola soltanto un espediente tecnico senz’altro a migliore di altri, a patto che venga usato in ambiti ben circoscritti. Quel che non capita nel Paradiso svizzero, tanto caro a qualcuno, dove si può decidere a furor di popolo se permettere o no a un imprenditore di assumere manodopera straniera.

    • Pedante
      Rispondi

      Le spese sociali della manodopera straniera vengono esternalizzate, quindi è logico che gli autoctoni brontolino.

  • hilda
    Rispondi

    il referendum contro l’austerità è keynesiano????

    E poi da quando il bilancio pubblico è disastrato?!?!

  • hilda
    Rispondi

    Il debito publico non è l’avanzo primario sa…studi.

    • Pedante
      Rispondi

      @ hilda:
      “Non è lo Stato che deve investire, e non solo perché il bilancio pubblico è disastrato (anche per via di “investimenti” passati)…”

      Non capisco cosa c’entri il disavanzo pubblico con il commento dell’opinionista, il quale si riferisce chiaramente all’ammontare accumulato del debito pubblico. Per quando riguarda il disavanza, invece, aiuta non poco il drammatico calo dei tassi di questi ultimi due anni.
      http://www.bloomberg.com/quote/GBTPGR10:IND/chart

    • Pedante
      Rispondi

      Possiamo semplicemente immaginare uno scenario come quello di due anni fa ma più prolungato.

  • Pedante
    Rispondi

    “disavanzo” ☺

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