In Economia, Esteri

zelandaLETTI PER VOI

Da quando è esplosa la crisi finanziaria del 2008, sembra che siano saltati gli schemi politici a cui eravamo abituati, tanto che diventa sempre più difficile distinguere tra politiche economiche di destra e di sinistra, apparendo l’Occidente un blocco indistinto (o quasi) di governi favorevoli a sostenere l’economia con maggiore spesa pubblica, a regolamentare i mercati, ad alzare la pressione fiscale per coprire gli enormi buchi di bilancio, a tenere i tassi di interessi vicini allo zero per pompare liquidità nel circuito economico.

Eppure, c’è un paese che in questi anni ha fatto esattamente il contrario e i cui risultati ottenuti sembrano più che soddisfacenti: è la Nuova Zelanda. Questo piccolo stato di 4,5 milioni di abitanti si trova agli antipodi rispetto all’Italia, vicino all’Australia, e stranamente ha anche la forma di uno stivale rovesciato. Dando uno sguardo alla sua economia, capiamo che ciò esprime la metafora dell’antitesi rispetto al nostro modo di gestire l’economia.

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Già negli anni Settanta, prima ancora che il Regno Unito fosse rivoluzionato dalle ricette economiche di Margaret Thatcher e gli USA da quelle di Ronald Reagan, la Nuova Zelanda trasformava la sua economia fortemente statalista in un modello di libero mercato, coniando il termine di “Rogernomics”, dal nome del ministro delle Finanze del tempo, Roger Douglas, un laburista, che deregolamentò i mercati finanziari e dimagrì il peso del governo in economia.

La scorsa settimana, il National Party del premier John Key ha rivinto le elezioni politiche con il 48% dei voti, sfiorando la maggioranza assoluta dei seggi. L’opposizione laburista aveva proposto un aumento delle tasse e ha raccolto solo il 25%. Non capita spesso di questi tempi che un governo uscente venga premiato, ma leggendo quanto ha fatto in piena crisi Key si capisce il perché.

Nel 2010, quando la recessione era da pochissimi mesi terminata in gran parte dell’Occidente, il governo conservatore neozelandese tagliava l’aliquota più alta sui redditi dal 38% al 33% (al 43% in Italia), mentre alzava l’IVA dal 12,5% al 15%. E nel tempo sono state tagliate tutte le aliquote sui redditi, così come l’imposta sui profitti delle società è stata abbassata di due punti. Per finanziare il taglio delle tasse, il governo di Wellington ha in parte tagliato la spesa pubblica, sperando che l’aumento della ricchezza prodotta dalle misure portasse a un automatico aumento del gettito fiscale. Il risultato è che insieme a Corea del Sud e Svizzera, oggi la Nuova Zelanda è l’unico paese dell’Ocse che si attende di centrare il pareggio di bilancio.

Nel frattempo, i tassi sono stati alzati quattro volte al 3,5%, un’enormità rispetto al nostro 0,05%, a dimostrazione che non è la politica monetaria ultra-espansiva a creare ricchezza. Perché se l’Eurozona stenta a crescere quest’anno e l’Italia vivrà quasi certamente il suo terzo anno consecutivo di recessione (il quinto dallo scoppio della crisi), il pil dello stato oceanico aumenterà quest’anno del 3,9%, mentre la disoccupazione è al 5,6%, 7 punti in meno rispetto all’Italia.

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E che dire della spesa pubblica, al 32% in Nuova Zelanda, quando in Italia siamo a cavallo del 50% del pil? Un altro mondo, come dimostra anche il ranking sulla competitività globale: se noi siamo al 49esimo posto, la patria dei kiwi è al quinto.

TRATTO DA: http://www.investireoggi.it/

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Showing 11 comments
  • Pedante
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    http://it.wikipedia.org/wiki/Once_Were_Warriors_-_Una_volta_erano_guerrieri

    Idillio fiscale con qualche problema di integrazione.

    • Pedante
      Rispondi

      A differenza degli aborigeni australiani, i maori o quelli di discendenza maori sono circa 600 000 su una popolazione di 4 milioni, quindi numerosi. La maggior tendenza alla violenza dei maori rispetto ai cittadini di origine europea si vede nei dati della polizia e del sistema legale. Ovviamente questo non significa che la maggior parte di loro non sia integrata, ma una parte significativa non lo è. Da qui, film come questo.

      Aggiungo che la vecchia Nuova Zelanda sta scomparendo per diventare solo un’altra versione del paradiso americano, tant’è che il primo ministro vuole indire un referendum sulla bandiera (obsoleta perché non rifletterebbe adeguatamente la diversità, il NOM, ah ah).

  • Fabio Colasanti
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    tanti auguri al mio nipotino che qualche mese fa ha iniziato la sua avventura NZ.

    ieri c’era una sorta di fiera-mercato di prodotti italiani ad auckland e hanno comprato un po’ di salumi. Ormai lavorano entrambi, fa palestra,… insomma vive una vita che qui non ha potuto neanche iniziare per via delle tante leggi che bloccano la nascita di opportunità.

    ha lasciato la scuola a metà delle superiori, ed ha cominciato a vedere com’era lavorare e vivere sul serio a 17anni, prima regno unito, poi australia, poi ancora UK ed adesso a 23 anni NZ !

    Un esempio per fratello e cugini, un faro nel buio di questa società italiana impantanata in concorsi pubblici, università, lauree, pseudodiritti, sindacati, tutele, leggi, privilegi, casta, forze armate…..

  • Giuseppe
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    L’idea della Nuova Zelanda non è male, anche se lontanuccia, e io proverei prima con la Zelanda (regione olandese).
    Comunque mio zio è stato parecchi anni a lavorare in Australia. Lì ha conosciuto e sposato mia zia, anche lei italiana. Sono tornati in Italia perchè lei ha insistito, ma lui rimpiange sempre il periodo trascorso in Australia e non è contento di essere tornato in questo paese di statali, statalisti, sindacalisti e parassiti pubblici.
    In questo paese è meglio tornarci solo per fare le vacanze estive.

    • Marco
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      Peccato che in Australia non ti accettano più nemmeno con un permesso di studio/lavoro per un periodo limitato di un anno/sei mesi come qualche anno fa.

  • hilda
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    Ah già….non hanno l’euro…ma hanno il “dollarino neozelandese” poveri…

    http://www.forexinfo.it/Guerra-delle-valute-AUD-e-NZD

    Che brutti cattivi…hanno stampato moneta????!!!

  • Marco
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    In Nuova Zelanda vennero eseguite le riprese più belle e spettacolari della saga del “Signore degli Anelli”. Davvero un gran bel posto ma anche la Patagonia ha un suo fascino per chi volesse trasferirsi: peccato che la maggioranza dei suoi possedimenti appartenga a una tale famiglia Benetton, che Dio li strafulmini fino all’ottava generazione…

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