In Libertarismo, Varie

Guglielmo_PiombiniDI REDAZIONE

“Prima dello Stato, il medioevo della libertà” è il tema che tratterà il prof. Guglielmo Piombini, della Fondazione Hayek Italia, al 6° seminario della Scuola di Liberalismo “Ludwig von Mises” 2015 – VII Edizione di Catanzaro, che si svolgerà il 6 marzo 2015, con inizio alle ore 15, presso l’aula M della Facoltà di Giurisprudenza dell’Ateneo “Magna Graecia” di Catanzaro. È un seminario molto importante, che vuole contribuire a rende giustizia ad un’epoca che, a dispetto dei persistenti pregiudizi, è stata tra le più luminose e ricche d’inventiva della storia europea. Nessuno storico serio oggi accetta l’uso del termine “medievale” come sinonimo di “barbarico”, a meno che non si vogliano considerare barbarici anche Boezio, Giotto, Dante, Petrarca, Chaucer, Sant’Anselmo, San Tommaso, San Francesco, le cattedrali, la Magna Charta, le città libere; quindi l’invenzione delle università, degli ospedali, della stampa; nonché lo sviluppo della scienza, del capitalismo e dell’idea stessa di progresso.

L’Europa medievale è l’esempio più esteso e prolungato di convivenza umana non regolata da princîpi e istituzioni statuali, nella quale sono presenti migliaia di giurisdizioni concorrenti, che hanno dato luogo alla cosiddetta “anarchia feudale”. Ciò ha creato un ambiente particolarmente favorevole alla sperimentazione, alla competizione economica, alla sicurezza della proprietà e del commercio. Non è un caso che il capitalismo sia sorto nei comuni e nelle repubbliche marinare italiane, dove il potere politico era estremamente decentralizzato. Per questi motivi è oggi ampiamente accettata la tesi secondo cui il pluralismo politico che caratterizzò il Medioevo rappresentò la chiave del “miracolo europeo”, l’elemento decisivo che permise agli europei di surclassare tutte le altre civiltà sul piano del progresso culturale e tecnologico. Gli ordinamenti politici medievali non erano statuali perché al potere medievale mancavano i tre requisiti indispensabili della statualità, che si affermeranno solo in epoca moderna: la sovranità, il monopolio legittimo della forza e la territorialità. Il pluralismo giuridico-istituzionale fu una fonte non solo di crescita e sviluppo, ma anche di libertà. Il prof. Guglielmo Piombini si è laureato in giurisprudenza presso la facoltà di Bologna.

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Ha collaborato con saggi e articoli a quotidiani e riviste come Il Foglio, Libero, Il Domenicale, Fondazione Liberal. Cura la rubrica “Controcorrente” per la rivista Liber@mente. Ha pubblicato i seguenti libri: Privatizziamo il chiaro di luna! Le ragioni dell’ecologia di mercato (insieme a Carlo Lottieri, Facco, 1996), Anarchici senza bombe. Il nuovo pensiero libertario (insieme ad Alberto Mingardi, StampAlternativa, 2000), La proprietà è sacra (Il Fenicottero, 2001), Il libro grigio del sindacato. Origini ed anatomia dell’oppressione corporativa (insieme a Giorgio Bianco e Carlo Stagnaro, Il Fenicottero, 2002), Prima dello Stato. Il medioevo della libertà (Facco, 2004). È titolare della Libreria del Ponte a Bologna (www.libreriadelponte.com), specializzata in testi riguardanti il pensiero liberale.

FONTE ORIGINALE QUI

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  • Pedante
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    Una tesi condivisibile, tranne a mio avviso una confusione di causa ed effetto:
    “Per questi motivi è oggi ampiamente accettata la tesi secondo cui il pluralismo politico che caratterizzò il Medioevo rappresentò la chiave del “miracolo europeo”, l’elemento decisivo che permise agli europei di surclassare tutte le altre civiltà sul piano del progresso culturale e tecnologico.”

    Il pluralismo politico deriva innanzittutto da fattori biologici (i quali favoriscono certi assetti istituzionali). La predisposizione all’individualismo o al collettivismo non è uniforme in tutto il mondo. Penso al Giappone e il suo proverbiale conformismo “il chiodo che sporge viene schiacciato dal martello”. Anche se vantano un QI superiore al quello caucasico, gli asiatici settentrionali non sono rinomati per il loro estro o la creatività, come lo sono gli italiani per esempio.
    http://www.voxeu.org/article/culture-can-determine-long-run-growth

    Se l’Occidente si distingue dal resto del mondo per le sue tendenze all’individualismo, nel Medioevo a mio parere queste erano moderate dalle norme della società civile. Oggi l’iperindividualismo dell’Occidente lo porterà al dominio da parte di altre culture più collettiviste.

  • Pedante
    Rispondi

    “innanzitutto”. Dislessia.

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