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ospedaleDI VALENTINA CAVINATO

Chi mi conosce, sa bene quanto mi stia a cuore l’argomento S A N I T A’. Purtroppo, fin da giovane, troppo giovane, ho dovuto lottare con le mie forze, contro questo sistema marcio.

Nel 1986 dovevo sottopormi con URGENZA ad una serie di esami:TAC, risonanza magnetica ed elettromiografia. Per gli appuntamenti, con la MUTUA,avrei dovuto aspettare 8 MESI !!! Ma io, a 22 anni, stavo rischiando una paralisi. Al CENTRO DIAGNOSTICO di Milano, ho fatto tutto in due giorni. Ricordo ancora, che mi era costato 1.400.000 lire. Vi assicuro che all’epoca si trattava di una bella somma e ho pagato di tasca mia, senza gravare sui miei genitori.

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La sofferenza fisica è già di per sé terribile e non c’è posto per lo stress e la paura, che il sistema marcio, ci butta addosso. La sanità pubblica la paghiamo a CARO PREZZO, solo gli imbecilli possono pensare che sia GRATIS, e la qualità è mediocre, spesso pessima.

Vi basti pensare che negli anni ’80, una giornata di degenza in un ospedale pubblico di Milano, costava il doppio, rispetto alla megagalattica clinica Madonnina. In questi giorni sto seguendo da vicino la disavventura di una mia carissima amica. Ha rischiato di rimetterci le penne, per colpa di questo “SISTEMA”.

DOMENICA  si presenta al pronto soccorso, in preda a forti dolori, localizzati nella zona lombare. La visitano e le diagnosticano una calcolosi renale. Le fissano una visita urologica per MARTEDI’ mattina alle ore 9:00. E’ stata visitata solo alle 14:30. Il dottore c’era, ma lo vedeva al telefono, alla macchinetta del caffè e a cazzeggiare lì intorno.

La diagnosi del pronto soccorso è stata confermata: calcolosi renale. Decidono di ricoverarla, e finalmente, alle16:00, raggiunge il reparto. Per fortuna, il medico che l’aveva visitata, decide di intervenire chirurgicamente in serata, in quanto i dolori non diminuivano. L’operazione è iniziata all’1:30 di notte ed è durata circa mezz’ora.

Hanno riscontrato una violentissima infezione e le hanno applicato uno stent ureterale (un tubicino che viene inserito nell’uretere). Lo deve tenere per circa un mese e poi potranno provvedere alla rimozione del calcolo. Ieri il medico ha detto, che se fossero intervenuti solo due ore dopo, la mia amica non sarebbe più qui a raccontarla. La setticemia in questi casi non perdona…MAI.

Quasi ogni giorno leggiamo casi di malasanità e i decessi, parecchie volte, sono proprio causati da interventi avvenuti in ritardo. QUANDO CI TROVIAMO IN QUESTE SITUAZIONI, BISOGNA FARSI SENTIRE, ROMPERE I COGLIONI, NON RIMANERE INERMI E NON SUBIRE! NE VA DELLA NOSTRA VITA!

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Ho capito molto presto, che è fondamentale avere un minimo di preparazione, per poter far fronte ai dottori. Personalmente, molti anni fa, sono riuscita ad evitare una setticemia, avevo poche ore di vita, e nel 1994 ho salvato la vita a mio padre, con un blitz da film, da me organizzato, alle 7:00 di mattina.

Era stato ricoverato al San Paolo di Milano, con un leggero attacco di angina e dopo una settimana di degenza in cardiologia, era arrivato l’infarto.
I medici, rigorosamente sessantottini, camminavano in reparto con la Repubblica sotto al braccio e, quando ho chiesto udienza al primario, sentendolo parlare, lo avrei preso a calci nel culo.
Con un’ambulanza attrezzata, con tanto di cardiologo a bordo, l’ho letteralmente portato via dall’ospedale San Paolo e l’ho fatto ricoverare, tramite conoscenze, nell’unità coronarica del San Raffaele.
L’unità coronarica del San Paolo era una cosa allucinante: una stanza con una finestra rotta e si gelava.
Al San Raffaele mi sembrava invece di essere a New York.
Il primario del San Paolo, incazzatissimo con la sottoscritta, mi aveva imposto, durante il percorso in ambulanza, anche la presenza di un loro cardiologo, oltre al mio. Il cardiologo del San Paolo, dopo aver scoperto la struttura del San Raffaele, rimase a bocca aperta. Si avvicinò e mi disse a voce bassa: “Non sembra nemmeno di essere in Italia”.
Non so come sarebbe andata a finire, se non fossi una rompicoglioni, una testona che non si ferma davanti a nulla e a nessuno.

Siamo nelle mani di questo sistema marcio, ma dobbiamo svegliarci e reagire, non dobbiamo permettere a questi  “professionisti” di giocare con la nostra vita.

P.S.: i pronto soccorso sono affollati da codici “bianchi”. EVITATE!

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Showing 11 comments
  • Albert Nextein
    Rispondi

    Hai ragione da vendere.
    Mezzi scarsi, scarsa coscienza del personale, politicizzazione.
    A parte eccezioni di livello elevatissimo, la sanità italiana è infame.
    Costosa e infame.

  • William
    Rispondi

    Ma non sarà che la sanità in Italia spreca troppo tempo aiutando la folla di ipocondriaci invece di coloro che sono veramente malati — leggete il seguente articolo.

    http://www.bbc.com/news/magazine-15987082

    P.S. Valentina, sarei curioso di sapere cosa pensi del sistema sanitario Francese (ovviamente vis-a-vis quello italiano)

    • Valentina Cavinato
      Rispondi

      Ho scritto infatti dell’affollamento dei codici “bianchi”.
      Vanno al ps per un’unghia incarnita………..

  • Valentina Cavinato
    Rispondi

    Ho 15 anni di vita in FRANCIA al mio attivo.

    1 – Dovete sapere che la “mutua” copre sempre e solo il 75% di tutte le spese sanitarie (ricoveri ospedalieri con o senza intervento chirurgico, visite mediche, analisi e esami diagnostici, farmaci, etc…), per il restante 25% e, credetemi, non è poco, dovete stipulare una polizza assicurativa privata (si chiama Mutuelle) o PAGARE DI TASCA VOSTRA. Per darvi un’idea, per me è mia figlia questa assicurazione costava 1.600 €/anno.

    Se non avete stipulato una polizza PRIVATA, lo stato verrà a prendere, direttamente dal vostro stipendio, quel 25% (per una banale appendicite, calcolate circa 2.000 € a vostro carico). Se non mi credete, verificate nei blog.

    La qualità degli ospedali pubblici, anche in FRANCIA, è mediocre quando va bene, pessima quando va male. Il solo lato positivo del loro sistema, è che con la MUTUA + assicurazione PRIVATA, potete “scegliere” di accedere alle strutture private.

  • liberalista
    Rispondi

    Storie come quelle di Valentina sono frequentissime in tutti i sistemi sanitari basati sulla pianificazione centrale, che non consente ai pazienti (non a caso “pazienti”, non clienti…) la scelta nè del medico nè della struttura. Così, nè i medici nè le strutture sono sottoposte al meccanismo dei prezzi di mercato o, più semplicemente, al meccanismo della soddisfazione del cliente, pena la perdita del cliente stesso.

    Faccio un esempio che ho vissuto nei giorni scorsi personalmente: la mia compagna è incinta e, su suggerimento della famiglia, si fa seguire da una ginecologa della Asl (anche per non pagare due volte, sebbene spesso sia un errore, come in questo caso). Ebbene, questa idiota di ginecologa non si ricorda mai di lei (ogni volta le chiede “ma questa visita chi gliel’ha prescritta?), le urla contro spesso e volentieri e, alla fine, quando la mia compagna “osa” risponderle, le dice “allora vada da un’altra ginecologa”.
    Ecco, questa frase “vada da un’altra ginecologa” (che sarebbe perfetta in un sistema di mercato e quindi di libera scelta) racchiude in sè tutta la follia del sistema statalizzato.
    In pratica alla ginecologa non frega nulla del fatto che la sua paziente se ne vada, perchè la sua retribuzione non dipende in alcun modo da questo. Anzi, il sistema incentiva questo genere di comportamenti: se lei prende lo stipendio ogni mese a prescindere da quante pazienti segua, sarà “invitata” a seguirne sempre meno, perchè l’essere umano tende a fare “economia”, ovvero tende a ottenere il massimo risultato col minimo sforzo.
    Se invece la ginecologa della mia compagna operasse in un sistema libero, rimarrebbe senza una cliente e senza il relativo compenso. Se lo facesse con tutte (abbiamo scoperto che è un suo comportamento abituale…) rimarrebbe senza clienti nell’arco di poco tempo e sarebbe costretta a cambiare mestiere.
    Invece cosa accade nel sistema statalizzato attuale?
    Alla ginecologa idiota assolutamente nulla: rimane al suo posto, continua a prendere il suo stipendio e anzi, si riposa mezzora in più alla settimana perchè ha una pazienterompina in meno.
    Ma alla cliente/paziente, cosa accade? Lei sarà costretta a cercarsi un’altra ginecologa, quasi certamente a pagamento e quindi, oltre alla perdita di tempo, si aggiunge la perdita di risorse monetarie e la beffa di pagare due volte: la prima tramite l’estorsione statale chiamata “imposta sul reddito” e la seconda quando dovrà pagare il servizio vero, cioè quello di una ginecologa che lavora in un suo studio professionale privato.
    A questo punto chi sostiene il sistema statale, dovrebbe chiedersi: ma non era meglio che direttamente la mia compagna potesse scegliere una ginecologa di suo gradimento in un mercato libero?

    • Fabio
      Rispondi

      e questo è proprio il ragionamento di tutti i medici di pronto soccorso: cercare o di evitare i casi affibbiandogli un codice bianco; o di rimandarli al medico del turno successivo in modo che qualsiasi cosa accada la colpa sia di qualcun altro.
      E, sapendo che anche gli altri lavorano così, quando entrano in servizio all’inizio del turno si guardano bene dal fare qualcosa, aspettando che la situazione si stabilizzi e capire quali colpe poter scaricare ad altri.
      Oltretutto ‘lavorare’ per loro vuol dire emettere dei giudizi che potrebbero inchiodarli a pesanti responsabilità. Azzecchi 100 volte va tutto bene, ne sbagli unasei un incapace da portarein tribunale. Quindi meglio fare il finto tonto e non decidere mai.
      Questa è la mia esperienza in due occasioni recenti con gli ospedali romani (PS del pertini ed umberto primo) , confermata da persone che ci lavorano da anni.
      Chi prova a lavorare lo fa per scelta personale o tornaconto, comunque è sempre una sorta di volontariato (lo faccio solo perché mi va, non perché devo !! costretto a dare il meglio altrimenti mi cacciano).

      Si può sopportare una sanità, come qualsiasi servizio strapagato ma ostaggio della mafia pubblica, basato solo sul volontariato?

  • Albert Nextein
    Rispondi

    Una puttana romena è più professionale di quella ginecologa.

  • jimmy
    Rispondi

    Ho postato il seguente intervento a seguito di un articolo sanitario si Valerio Franceschini su ScenariEconomici di 2-3 giorni fa. Lo riporto qui come contributo, spero utile.

    “La sintesi mi sembra chiara ed accurata. Ma la conclusione è carente ed erronea.

    Infatti trovo curioso e gravemente fuorviante che, in un documento di siffatta compendiosità, manchi il pur minimo accenno al fondamentale elemento di innovazione dei sistemi sanitari, che consiste nella efficace partecipazione dei cittadini-utenti-finanziatori del sistema medesimo.

    Attualmente la partecipazione dei cittadini, almeno in italia, è limitata a quella di pagare il ticket (che si chiama appunto: partecipazione alla spesa). Il SSN non valuta (cioè né premia né castiga) la differenza fra un cittadino virtuoso-partecipante ed un cittadino sciatto-irresponsabile: entrambi pagano le stesse tasse e ricevono gli stessi servizi. Questa è una colossale stortura.

    Ed invece, un sistema sanitario efficiente in una popolazione che invecchia sempre più, è quello in cui la fiscalità paga al SSN una quota capitaria non per tutti i cittadini, ma solo per due fasce sensibili: quella dal concepimento ai 15 anni di età, e quella dai 65 anni di età al decesso.

    La fascia dai 15 ai 65 anni, dovrebbe invece auto-tutelare la propria salute in due modi: con i corretti comportamenti (no al fumo, no ai superalcolici, no alle droghe, no al sovrappeso-obesità, no alla sedentarietà, sesso protetto, corretta idratazione-alimentazione-integrazione, programma individuale di controlli periodici, etc) e con una buona polizza a copertura degli eventuali accidenti sanitari (ce ne sono a partire da 1 euro al giorno).

    Grazie a questa fondamentale innovazione, si otterrebbero due preziosi obiettivi, attualmente irraggiungibili:

    – le principali epidemiologie (cardio-vascolare, diabetica, tumorale, demenziale, osteo-articolare, tutte attualmente in stabile e costoso incremento) inizierebbero a decrementare grazie ai comportamenti più corretti e responsabili di ciascuna persona 15-65enne, che altrimenti sarebbe costretta a pagarsi cure costosissime e/o polizze penalizzate dai suoi aggravati indici di rischio;

    – l’attuale fornitore unico (il SSN compreso il privato accreditato) sarebbe costretto a competere sul piano della qualità e dell’efficienza con una quantità di nuove mutue alle quali tutti i cittadini potrebbero/dovrebbero iscriversi (sia quelli assistiti dallo stato che quelli 15-65 acquirenti delle polizze.

    Probabilmente, l’attuale elefantiaco SSN scomparirebbe. L’onore sanitario per lo stato si ridurrebbe dagli attuali 130 miliardi annui (più i debiti regionali, sempre incerti), a non più di 60-65 miliardi annui (alla quota capitaria odierna di 2500 euro ad assistito).

    Questa è solo una proposta-ipotesi, ma ce ne possono essere altre, magari più efficienti.

    Ma non si può continuare a pensare che il SSN di uno stato ultra-indebitato debba/possa curare ancora la gente che fuma, che stramangia, che non mette un passo a piedi, che non usa il profilattico, con il contributo di tutti.”

    • liberalista
      Rispondi

      Ciò che dice l’articolo ha una sua coerenza logica. Chi “usa” o è propenso ad usare maggiormente un servizio, lo dovrebbe pagare di più di chi non lo utilizza.
      Ma in questo ragionamento c’è una falla molto pericolosa, per chi crede nella libertà e nella connessa responsabilità: lo stato deve stare fuori dalle scelte individuali, come la cura della propria salute, e quindi non deve mettere becco neppure nelle scelte di vita, come fumare, bere, drogarsi o mangiare fino a scoppiare. Se lo stesso ragionamento fosse stato avvicinato ad un sistema di fornitura in concorrenza da parte di aziende assicurative, tale che ognuno possa scegliere quella più consona alle proprie inclinazioni e alle proprie possibilità economiche, sarebbe stato perfetto. Sarà il contratto che io liberamente sottoscriverò a contenere le clausole per pagare meno e per poter usufruire delle cure.
      Ma provare a “far funzionare meglio lo stato” (dandogli anche il potere di sanzionare quanto e come mangi) è l’errore più grande che un amante della libertà non dovrebbe mai avallare.

      • jimmy
        Rispondi

        @ Liberalista:
        se per “articolo” ti riferisci al mio intervento postato qui sopra, ebbene sono perfettamente d’accordo con te: le persone adulte-autonome (ad esempio: 15-65enni) devono adottare gli stili di vita che più gli aggradano, senza che lo stato ci possa mettere il suo becco.

        E sono completamente d’accordo con te (e mi sembrava di averlo anche accennato nell’intervento) che le persone adulte-autonome (ad esempio: 15-65enni) devono e/o possono avere un rapporto sanitario esclusivamente su base volontaria, con mutue/assicurazioni operanti in regime di libero mercato, attraverso formule di tipo: più rischio = più premio.

        Sono lieto di dirti che, per quanto mi riguarda, lo stato che “funziona meglio” è quello che non esiste. Tollererei, molto di malavoglia, solo uno stato simile a quello svizzero (che comunque mi fa schifo uguale).

        E sono almeno tre anni che, su questo come su altri siti, vado predicando (inascoltato e spesso deriso) che noi liberal-qualcosa dovremmo mettere insieme un programma scritto, non perfetto ma almeno largamente condiviso, di riforma liberale della odierna organizzazione sociale (scuola-sanità-giustizia-fisco-polizia-difesa-impresa-lavoro-credito-monopoli-etc).

        Sono più convinto di te che tale programma liberale, se anche lo scrivessimo, non lo adotterebbe mai nessuno. Ma almeno, quando avverrà la catastrofe del debito facile e della moneta fantasma, noi liberal-qualcosa potremmo dire di non essere stati con le mani in mano (come invece fa da 70 anni l’intellighenzia statalista).

        Personalmente ritengo che la vita della popolazione italiana possa essere ottimamente “regolata” spendendo solo 375 miliardi annui (compresi i servizi degli enormi debito pubblico e previdenziale) e senza l’intervento di alcun ente-soggetto pubblico, solo ricorrendo alle banali leggi di mercato.

        Per confronto, la grande GpG Imperatrice di SE nel suo comunque ottimo Programma Politico ritiene invece che ne occorrano almeno 600 di miliardi di euro annui, ma Lei si riferisce alla organizzazione sociale attuale, che non è propriamente liberale né di mercato.

        P.S.: secondo te, a quante migliaia di miliardi di euro ammonta il patrimonio dello stato italiano (compresi tutti gli enti ed ogni cespite, anche il Quirinale ed il Vesuvio. Io credo siano attorno ad ottomila miliardi di euro, che ad oggi non rendono nulla, ed anzi costano un fottio di soldi.

  • spago
    Rispondi

    @Liberalista a proposito di far funzionare meglio lo stato mi hai ricordato questo articolo..

    http://mises.org/library/freedom-not-public-policy

    “Among the greatest failures of the free-market intellectual movement has been to allow its ideas to be categorized as a “public policy” option. The formulation implies a concession that it is up to the state–its managers and kept intellectuals–to decide how, when, and where freedom is to be permitted. It further implies that the purpose of freedom, private ownership, and market incentives is the superior management of society, that is, to allow the current regime to operate more efficiently.

    This kind of thinking has been around a while. Murray Rothbard had noted back in the 1950s that economists, even those favoring markets, had become “efficiency experts for the state.” There is a small step from that unfortunate stance to providing a free-market rhetorical cover for the state to do what it wants to do anyway, which is surely the ultimate compromise.

    Such was at the heart of the Reagan Revolution, when tax cuts were first proposed as a tool to bring in more revenue. Who said that the purpose of freedom was to ensure more lavish funding for the state? And what if the funding didn’t materialize? Does that mean that the tax cuts failed? Twenty years later, of course, we see that the strategy was a disaster because it turned out that there is a far surer way to collect more revenue: to collect more revenue.

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