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bomba_atomica-hiroshimaDI PAOLO CARDENA’

Dall’inizio dell’anno, nel mondo, almeno una quarantina di banche centrali hanno annunciato manovre espansive. Ad eccezione del Brasile, le più grandi banche centrali mondiali sono in piena manovra espansiva: praticamente tutte stanno agendo sui tassi; altre, invece, oltre ad aver agito sui tassi, hanno messo in campo manovre di quantitative easing, come nel caso della BCE.

Non credo che un simile attivismo, da parte delle banche centrali, abbia mai avuto precedenti storici. Soprattutto in condizioni di tassi di interesse eccezionalmente bassi. Ciò significa che molte di loro hanno esaurito o quasi esaurito le cartucce da sparare, la pallottola d’argento da far esplodere se qualcosa dovesse andare storto. Nessuno può dire, senza ragionevole approssimazione, cosa faranno i mercati nelle prossime settimane o nei prossimi mesi. Ma, in uno scenario del genere, la cosa da tenere in considerazione è che, se dovessero precipitare (ho detto “precipitare”, no “scendere”), la cosa non avrebbe lo stesso significato di un crollo che potrebbe verificarsi o che si è verificato in epoca di alti tassi di interesse.

Sarebbe molto di più, perché minerebbe la fiducia risposta nelle banche centrali quali custodi del valore della moneta e della stabilità finanziaria. Per dirla in altre parole, si rischierebbe un’escalation di sfiducia che potrebbe avere pesanti ricadute sulla tenuta sistema monetario per come lo conosciamo oggi. Fiducia che, nell’attuale connotazione del sistema monetario, è fattore di fondamentale importanza, in assenza della quale regnerebbe il caos.
Credete ad un’ipotesi del genere? Personalmente no. Poi, tutto può essere, ma ci credo poco.

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Se vogliamo dircela tutta, in un sistema monetario come quello attuale, la vera riserva di valore è espressa da quella moneta emessa dallo stato più equipaggiato e più forte sul piano militare. Per il semplice motivo che, proprio grazie al fattore deterrenza determinato dalla potenza militare espressa, riesce ad imporre la propria valuta alle altre economie e a farla accettare come riserva di valore. Ma quanto appena espresso può essere valido in una condizione di egemonia militare per la quale una nazione riesce a primeggiare su tutte le altre.

Per cui, è un ragionamento che incorpora evidenti limiti di sostenibilità in un contesto nel quale anche altre nazioni cercano di svilupparsi e progredire sul piano militare, mettendo in discussione la leadership militare di un determinato paese e, quindi, indirettamente, anche la leadership globale di quella moneta come riserva di valore. Alla luce di quanto appena detto, non devono affatto sorprendere le varie crisi geopolitiche che si stanno manifestando in giro per il mondo e che, a vario titolo e per diverse ragioni, si esprimono proprio nella cornice pocanzi delineata.

Paolo Cardenà è animatore del Blog VINCITORI E VINTI

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Comments
  • andre
    Rispondi

    Il crollo come austriaci lo auspichiamo, perchè per noi è correzione, e prima avviene e meglio è, e più tardi avviene e peggio è. Se non ci fosse più supremazia militare di una nazione sola sarebbe meglio, poteri più limitati, concorrenti tra loro, più libertà. Meno centralismo, più decentramento.

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