In Anti & Politica

IOSPARODI MAURO GARGAGLIONE

Fervono discussioni accanite su chi deve tutelare l’ordine e la sicurezza pubblica, se deve farlo lo Stato e solo esso, se devono farlo i privati, se pubblico e privato devono coesistere, se si può trovare una risposta nel mercato o se, al contrario, bisogna tener fuori le logiche economiche da queste questioni.

Ogni posizione è argomentata, si portano esempi storici (e ce ne sono in abbondanza tali che ognuno può trovare conforto alla sua tesi) e ciascuno è a caccia di trappole logiche per stanare le contraddizioni della controparte.

Ci può essere una sintesi che metta d’accordo le varie posizioni? No, se non si è d’accordo sul problema di partenza che bisogna indirizzare, sì se lo si condivide, e allora si può argomentare e contro argomentare sulle modalità più opportune per raggiungere l’obiettivo che abbiamo individuato.

Cosa fa una guardia privata in cambio dei quattrini che riceve dal committente? Lo protegge dalle aggressioni. Fine del palo. Questo deve fare una guardia, e vale anche per le guardie pubbliche. Ti pago e tu mi proteggi dalle aggressioni.

Smettiamo di farci i pipponi sul monopolio dell’ordine pubblico, sulla polizia privata, statale, sullo stato minimo, medio o massimo e su tutte le fregnacce su cui ci si incarta in discussioni senza fine.

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Se siamo d’accordo che la legittimità all’uso della violenza esiste solo per impedire che qualcuno faccia del male a qualcun altro, vedrete che la discussione diventa logica, cristallina e lineare.

Se non siamo d’accordo su questo perché, ad esempio, riteniamo che la polizia debba intervenire anche su altri aspetti, chessò, sull’illibatezza delle pulzelle, sulla dannosità della nostra dieta, delle nostre abitudini, dei nostri gusti sessuali etc etc, allora capite bene che ci si può solo parlare addosso.

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  • Gran Pollo
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    Benché molte idee libertarie siano condivisibili, purtroppo c’è un muro oltre il quale è difficile e/o pericoloso andare: una di queste è una polizia non pubblica.
    A parte il fatto che chi non si trovasse in condizioni di poter pagare sarebbe alla mercé di ladri, rapinatori, stupratori e assassini senza poter denunciare a nessuno i crimini subìti, nell’articolo si parte da un presupposto non corretto, evidenziato da questa frase:

    “Cosa fa una guardia privata in cambio dei quattrini che riceve dal committente? Lo protegge dalle aggressioni. Fine del palo. Questo deve fare una guardia, e vale anche per le guardie pubbliche. Ti pago e tu mi proteggi dalle aggressioni.”

    Questo NON è un poliziotto, è un vigilante. Si equipara, quindi, la polizia a un corpo di guardia.
    Una guardia può proteggere dalle aggressioni la persona o la proprietà. Quello che non può fare (ma il poliziotto sì), è indagare e compiere arresti al di fuori delle proprietà dei protetti. Semplificando, un ladro o un assassino che dopo il “colpo” si rintana in casa, non potrebbe mai essere arrestato, e la refurtiva mai recuperata, proprio perché la guardia violerebbe la proprietà del ladro se cercasse di arrestarlo (per rinchiuderlo dove, poi?).
    Qualcuno potrebbe pensare “se il furto o l’omicidio è avvenuto, la guardia ha fallito nel compito per la quale è pagata, quindi risarcisca il danneggiato o la sua famiglia… il vigilante ce l’avrà pure un’assicurazione, dico io!” Beh può darsi (in un contesto “libertario” non sarebbe obbligatoria, e il guardiano nullatenente… che cavolo risarcisce?), ma questo darebbe di fatto carta bianca ai malfattori: se il colpo riesce paga l’assicurazione della guardia, mica lui!

    Inoltre, alto passaggio che secondo me dovrebbe essere rettificato: “Se non siamo d’accordo su questo perché, ad esempio, riteniamo che la polizia debba intervenire anche su altri aspetti, chessò, sull’illibatezza delle pulzelle, sulla dannosità della nostra dieta, delle nostre abitudini, dei nostri gusti sessuali etc etc, allora capite bene che ci si può solo parlare addosso”: ma questo non dipende dalla polizia, ma dalla legge: è la politica manipolata da gruppi di potere che impone certe scelte e certa morale, non la polizia.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Il problema è semplice. Ti pago e mi proteggi dalle aggressioni, se non ti pago smetti di proteggermi, se smetti di proteggermi non ti pago. Il guaio è che la guardia pubblica continua ad essere pagata anche se non mi protegge e io continuo forzatamente a pagare. Ecco perché la preferenza, al di là di aspetti etico – ideologici, va istintivamente (parlo del mio istinto, ovviamente) al privato. I problemi relativi alle indagini non si pongono, sono gli stessi legati alle estradizioni tra stati; queste ultime possono essere negate. Se il ladro ha firmato il contratto con la libera associazione territoriale dove si trova, è possibile entrare nel suo domicilio per recuperare la refurtiva. Se non ha firmato nessun contratto, il suo domicilio è extraterritoriale. Si può decidere di riprendere il maltollto con una sorta di “dichiarazione di guerra” ma mi piacerebbe sapere quante sarebbero queste extraterritorialità così autosufficienti da riuscire a sopravvivere circondate dagli onesti. Che ovviamente gli precluderebbero l’accesso al loro territorio e così, senza dichiarazione di guerra, “il nemico” è sconfitto per fame. Il guardiano non è obbligato ad assicurarsi ma la libera terrritorialità è mutualmente assicurata dal contributo dei contraenti. Il problema di chi si trovi in condizione di non poter pagare è lo stesso di chi non può pagarsi l’istruzione, la sanità, l’abitazione, la pensione o il cibo. Il motivo per cui ci si trova in condizioni di non poter pagare un’assicurazione privata è determinato dalla rapina fiscale che il potenziale assicurando subisce. Oggi, quindi, si pagano le tasse per pagare gli stipendi di chi viene a rapinare parte (buona parte) di quello che si è guadagnato. Senza questa rapina, quasi tutti potrebbero permettersi un’assicurazione contro furti e aggressioni e le società assicuratrici saprebbero svolgere i compiti di difesa, prevenzione, indagine e recupero molto meglio di quanto presumano gli apparati statali di ogni ordine e luogo.

  • Mauro Gargaglione
    Rispondi

    Lasciatemi brevemente puntualizzare un concetto e ringraziarvi per i vostri contributi.

    Qualunque monopolio, chiama in causa la sua gestione arbitraria. Se è monopolio, deve essere gestito arbitrariamente. Il problema perciò, segnatamente nel monopolio della forza, si sposta sulla qualità dell’arbitro.

    Se l’arbitro è di buona qualità la convivenza scorre senza grossi problemi. A questo punto domandiamoci: ha senso affidarsi alla buona stella e augurarsi che chi ha facoltà di puntare una pistola a me, disarmato e impossibilitato a reagire, sia gestito da un arbitro di qualità?

    Guardate che è facilissimo diventare un Enzo Tortora, e di lui sappiamo la vicenda perchè era un personaggio pubblico, ma ce ne sono migliaia di casi Tortora su cui pochi si mettono a indagare per non “spazientire” gli arbitri e le persone armate sotto il loro comando.

    In questo senso ha ragionissima Hoppe che, non solo incoraggia la formazione di agenzie private di sicurezza in concorrenza fra loro, ma anche di amministratori di giustizia. Non vi riassumo la questione dei magistrati non statali e vi invito a leggere il filosofo tedesco.

    Quel che voglio dire è che il ricorso a una pluralità di offerta anche in queste materie non garantisce l’eliminazione di errori e problemi, ma ci garantisce che possiamo ridurne la portata obbligando i concorrenti a servirci meglio in quanto cittadini liberi di scegliere il fornitore.

    Per questo ho concluso la mia riflessione invitando a concordare sul fatto che l’unica violenza legittima è quella che si esercita (direttamente o tramite delega contrattuale) per difendersi dalle aggressioni.

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