In Anti & Politica, Economia

8DI ELISABETTA SCARPELLI

C’è una favola che ci hanno sempre inculcato e che di fatto ha impedito alla nostra società di evolversi in senso liberale, ma l’ha inchiodata al tipo collettivista, quella del “bene comune”, che si legge “benecomunismo”. Da recenti sondaggi emerge che la maggioranza della gente sia convinta che paghiamo troppe tasse perché esiste l’evasione. Insomma, l’altra favola del “pagare tutti per pagare meno”.

Da ciò discende il convincimento perverso che almeno una parte del reddito che creiamo è della collettività stessa. Ovviamente lo Stato è un’astrazione e non coincide affatto con la società. Si tratta però di una finzione utile a quanti grazie a essa sono in grado di imporre la propria volontà, ottenendo potere e risorse. In questo senso, lo Stato, rappresentato dal potere politico, si sente legittimato a tassare chiunque e come vuole: sulla base delle leggi che esso impone grazie alle procedure previste. Prima fra tutte la Costituzione più socialista del mondo. E quando parlo di politica, intendo tutti. Non vedo infatti una gran differenza fra una sinistra statalista e una destra altrettanto statalista. La differenza è invece fra chi è tassato e chi tassa. Il contrasto è fra la parte produttrice della società e quella parassitaria. Qualche anno fa, mi sembra nel 2012, l’allora governo in carica fece uno spot pubblicitario (pagato con i nostri soldi) in cui l’evasore veniva etichettato come il parassita, colui che vive sulle spalle degli “onesti cittadini” che pagano le tasse: per lo più i dipendenti pubblici. Che sono, invece, quelli che NON versano un solo centesimo. Per motivi che ormai solo gli stupidi,o presunti tali, dimostrano di non aver ben compreso.

Lo scontro quindi è fra due visioni della società (una liberale e una collettivista) e fra due realtà sociali sempre meno in grado di dialogare e comprendersi. Perché se fino a qualche anno fa, la bestia da soma ha sopportato il carico quasi senza lamentarsi, questo ora non più possibile: e infatti molte imprese licenziano, altre chiudono, altre ancora si trasferiscono al di là dei confini.

In un paese che sprofonda sempre di più a causa del debito pubblico e dell’inefficienza di un conglomerato statale elefantiaco, costosissimo e terribilmente inefficiente, mai come ora i commercianti e gli artigiani, gli operai e i liberi professionisti e tutti quanti con loro devono stare sul mercato e non hanno un reddito “garantito”,avrebbero da guadagnare dall’imporsi di un blocco di interessi basati sui principi della libertà individuale, della protezione della proprietà e della salvaguardia dell’autonomia.

Diffondiamo i 10 comandamenti anti-statali(sti):

1) La libertà inizia dove finisce lo Stato

2) Libertà significa innanzi tutto libertà dallo Stato

3) Lo Stato non crea ricchezza, ma la consuma

4) Lo Stato non è distributore di ricchezza ma ne è il distruttore

5) Lo Stato ostacola la produzione di nuova ricchezza con molteplici vincoli per alimentare ciò di cui ne è l’essenza: la burocrazia

6) Il parassita non è l’evasore ma chi campa con i soldi degli altri

7) La salvaguardia della proprietà non è scindibile dalla quella della libertà

8) Le tasse sono un furto legalizzato, ma illegittimo

9) Pagare meno tutti per spendere (lo Stato) ancora meno

10) Lo Stato sono loro. E noi siamo noi.

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  • Alessandro Colla
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    Ecco, appunto: l’imporsi di un blocco di interessi basato sui princìpi della libertà. Ma come rendere operativo questo imporsi?

  • Stefano G.
    Rispondi

    Ogni volta che mi avventuro in discussioni su tasse-stato-politica, tutti (tutti! Compresi amici imprenditori) finiscono col dire: “Eh, ma ci vuole qualcuno che decide” “Eh, ma chi paga le scuole?” “Chi paga le cure ai malati poveri?” “Chi costruisce le strade?” “Chi decide se fare o no un ospedale, un municipio, un museo un porca miseria qualsiasi nuovo?” “Chi ci difende?”
    E’ quando tu rispondi “libere associazioni volontarie di cittadini”, questi ti guardano con occhi spalancati e attoniti, piegano la bocca in un ironico sorriso di compatimento e ti mandano più o meno educatamente da qualche parte…
    E’ che proprio non ce la fanno, è uno sforzo di immaginazione fuori dalla portata dei più, immaginare una società diversa e più libera.
    Anni di educazione statalista e di bombardamento mediatico, hanno inculcato nella testa dei più che lo Stato è buono, che lo Stato ha a cuore i poveri, la nostra salute, nostra educazione e la nostra sicurezza; che lo Stato ci difende e impedisce il bellum omnium contra omnes, il caos, l’anarchia, il disastro.
    Corruzione politica endemica, furti fiscali, vessazioni burocratiche, inefficienze e inerzie pervicaci e resilienti che producono incazzature quotidiane, tonnellate di menzogne cosmiche vomitate ogni giorno su poveri cervelli disorientati ad arte, svaniscono immediatamente di fronte al riflesso pavloviano dell’horror vacui che produce il pensiero della libertà e della responsabilità che essa comporta.
    Mi sono convinto che le persone non vogliono più libertà, vogliono solo qualcuno che risolva i loro problemi. Vogliono restare bambini.
    Scusate lo sfogo.

    • Albert Nextein
      Rispondi

      E tu rispondi con una domanda.
      ” ma a te non piacerebbe tenerti i tuoi soldi in tasca, tutti, e poi scegliere tra fornitori di servizi in regime di libera concorrenza tra privati e privati e tra privati e pubblico? ”
      ” non vorresti decidere tu sul destino dei tuoi soldi dopo esserti adeguatamente informato sui servizi di cui abbisogni e poi aver scelto colui che te li fornisce al minor prezzo? ”
      Rispondi con queste domande.
      E vedi le cazzate che ti dicono.
      Poi ti diverti e li puoi mandare direttamente affanculo, dato che chi rinuncia volontariamente alla libertà di scegliere, assumendosene ogni responsabilità e onere, non può essere che un emerito babbeo.

    • leonardofaccoeditore
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      Vero, è drammatico il danno fatto dalla scuola pubblica!

  • spago
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    La gente immagina l’assenza di stato come una assenza di organizzazione, come se volesse dire un mondo in cui ciascuno in prima persona deve occuparsi di tutto, e gli appare un mondo impossibile.. ma ovviamente non è così. Ci saranno organizzazioni diverse dallo stato, che non vivendo di coercizione, forniranno i servizi di cui abbiamo bisogno. “Solo” che non vivranno di tasse, saranno in concorrenza, usufruirne o meno sarà una libera scelta sul mercato, e non avranno il potere di aggredirci come fanno oggi gli stati. Dovranno vivere della soddisfazione dei loro clienti-consumatori e non di favor politici, leggine ad hoc, soldi pubblici, etc.. non potranno eliminare i concorrenti mettendoli fuori legge, e dovranno stare al passo con l’innovazione, anzichè fare come oggi fanno i tassisti con Uber. Non sarà un mondo in cui ciascuno è abbandonato a sè stesso e deve occuparsi di ogni cosa da solo, per finire male al primo accidente che gli capita, ma al contrario un mondo di legami volontari e dunque più forti, dove la cooperazione e la solidarietà sono autentiche perchè non estorte, dove le comunità si formano intorno a ciò che le persone sentono di avere in comune e non per la conquista di un esercito o il baratto di territori fra stati, e così via..

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Quindi non c’è alcuna via d’uscita?

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Forse, più che non desiderare libertà, le persone sono prive di conoscenze adeguate per comprendere l’efficacia delle libere associazioni volontarie. Durante i miei studi ufficiali, benché già detestassi lo stato, anch’io ero privo di basi teoriche che potessero confutare lo statalismo dal momento che la scuola ci propinava e tuttora propina idiozie. Il problema è come arrivare a diffondere il pensiero libertario, quanto possa costare in termini finanziari e che tipo di organizzazione sia necessaria. E io dall’alto della mia mal dissimulata saccenteria non sono in grado di offrire una risposta.

  • Ari
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    Secondo me il problema più grande è che tra le file degli statalisti non si trovano solo, come è logico, i parassiti, ma anche molti di quelli che ne ne fanno le spese (la parte produttiva della società, nell’articolo)!
    Ciò è possibile perchè quella che qui viene definita “visione liberale” non la si trova quasi da nessuna parte, mentre quella “benecomunista” è dappertutto (scuola, univesità editoria, tivù ecc).
    Questo monopolio culturale di fatto, fa sì che le tesi “benecomuniste” non vengano più percepite come semplici “tesi” giuste o sbagliate che siano, ma bensì come senso comune, come la realtà stessa che solo un folle o un cieco può negare.
    Da qui gli “occhi spalancati e attoniti” di cui parla Stefano G.
    La gente ti guarda come se negassi che il sole è di giorno e la luna di notte, ovvero come se mettessi in discussione una realtà palese e scontata.
    Laddove la vittima non è consapevole di essere tale ci sono poche speranze.

    • leonardofaccoeditore
      Rispondi

      Esatto, ben nascosti!

  • Stefano G.
    Rispondi

    Ok. Tradotto mi pare di capire Kulturkampf ad oltranza. Spero di avere le energie (e il tempo per prepararmi) necessarie, perché non è facile, non è affatto facile.
    Meno male che il web dà un po’ di ossigeno e di munizioni.
    Grazie.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Il guaio è che è proprio la vittima a negare che il sole sia di giorno e la luna la notte. Le vittime si rifiutano di guardare nel telescopio perché sono state abituate ed educate ad avere paura della verità. Il problema rimane. Come scardinare il monopolio culturale dei geocentrici per convincere le vittime della veridicità del sistema eliocentrico? Come e dove trovare le risorse, anche finanziarie, per contrapporsi efficacemente a tale monopolio?

  • Ari
    Rispondi

    Come e dove trovare le risorse per il cambiamento culturale di un popolo?! beh, non so voi, ma a me sembra una impresa titanica, e poi se i nostri connazionali va bene così, che se la tengano.
    Dedicare tempo ed energie per salvare chi non vuole essere salvato è tempo perso.
    Ciò detto, eroi moderni come Fidenato hanno tutta la mia ammirazione.

    Morale: la soluzione è individuale. O ti immoli per la causa, o “stai nel ventre della balena senza farti digerire” (citazione del compianto grande giornalista Fausto Gianfranceschi), oppure te ne vai.

    • Pedante
      Rispondi

      Il cosiddetto cittadino del mondo non esiste.

  • Pedante
    Rispondi

    Se la società non si costruisce su Blut und Boden la si costruisce su Blut e basta.

  • Pedante
    Rispondi

    «L’amicizia è tutto. L’amicizia è più del talento. È più del governo. È quasi uguale alla famiglia. Non dimenticarlo mai. Se tu ti fossi costruito una cerchia di amicizie non avresti avuto bisogno di rivolgerti a me per aiuto.»

    Don Corleone. Il Padrino. Una lezione del Sud sulla solidarietà intragruppo.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    “Se ai nostri connazionali va bene così, che se la tengano”. Non riesco a condividere la frase. Intanto alcuni che non la pensano così ci sono, altrimenti questo sito non avrebbe ragione di esistere. Questi alcuni potrebbero essere più numerosi di quanto immaginiamo, magari sono troppo silenziosi. Se fossero il quaranta per cento sarebbe ingiusto anche matematicamente non considerarli. Potrebbero essere finanche la maggioranza, solo che magari per malintesa prudenza tendono a non esporsi. E poi, al di là dei numeri, l’Italia è geograficamente bella. Perché dovrei andarmene, perché dovrei rinunciare agli affetti peraltro non solamente geografici? Supponiamo che uno abbia figli statalisti. Perché non dovrebbe cercare di persuaderli, nel loro interesse, di quanto lo statalismo sia ingiusto e fallace? E anche espatriando il problema potrebbe rimanere, anche se in alcune realtà con un inferiore grado di invasività. Qualcuno che vuole essere salvato c’è. E’ per questi qualcuno che si vorrebbe trovare un modo. La solidarietà intragruppo risolve il problema del singolo o del gruppo stesso, non di un intero popolo. Convincere quest’ultimo a praticare tale solidarietà è sicuramente un’impresa titanica. Almeno con le risorse attuali. Torna la domanda: c’è una via d’uscita? possibilmente alternativa all’espatrio?

    • Pedante
      Rispondi

      https://it-it.facebook.com/notes/condividi-la-conoscenza/gianfranco-miglio-ideologo-della-lega-nord-sulla-mafia/467072166601

      È ingenuo e pericoloso immaginare che il liberalismo classico sia appropriato per ogni società umana. L’Europa, e in modo particolare l’Europa settentrionale, si distingue per l’individualismo e i valori universalistici. Questi tratti tendono a essere maladattivi in un contesto di suffragio universale e di multietnicità dove saranno i gruppi più uniti (specie quegli endogamici) e dominare. I meridionali sono sovrarrapresentati nella pubblica amministrazione perché più inclini al nepotismo etnico.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    No, non è una via d’uscita. Forse ho formulato male la domanda. E’ possibile riuscire a convincere un numero elevato di persone che lo stato che tanto idrolatano è il loro peggior nemico? Una trasformazione culturale di questo tipo costa troppo? Come e dove reperire le risorse? Anche le reti di supporto legate al territorio non campano d’aria. Se riteniamo che non vedremo mai una società libertaria vuol dire che abbiamo ceduto alla rassegnazione. Io stesso, dal momento che di anni ne ho cinquantasette e non ventotto, sono vicino alla rassegnazione. E’ una scelta, certo, ma non è la soluzione che probabilmente in modo erroneo ho chiamato via d’uscita.

  • Pedante
    Rispondi

    http://altrimondi.gazzetta.it/2010/11/22/la_mafia_secondo_miglio/?refresh_ce-cp

    “Noi abbiamo nelle vene sangue barbaro, siamo legati al negotium, al lavoro. I meridionali invece vivono per l’otium, il dolce far nulla, i sollazzi, un totale disprezzo per la fatica. Questa è la storia dei due popoli. Una differenza antropologica, inutile star lì.”

    Il corsivo è mio.

  • Giampaolo
    Rispondi

    Allora c’è quella che ti vuol convincere che l’italia avrebbe “la Costituzione più socialista del mondo”.
    Come se, la costituzione avesse impedito la svendita del patrimonio pubblico, delle aziende statali, della banca d’Italia i cui azionisti sono per la maggior parte banche private.
    Come se la costituzione avesse impedito la privatizzazione dell’acqua, dell’energia elettrica, del gas delle reti televisive e quant’altro.
    Quella che ti vuole convincere che lo scontro sia “fra due visioni della società una liberale e una collettivista”.
    Penso si ritenermi piu anti-statalista di lei, ed anche piu collettivista oltreche piu liberale di lei.
    Lei è solo una rappresentante dei poteri forti privati, perfino il voto a suffragio universale è troppo socialista per lei.
    Lei vuole che i soldi e non i valori siano alla base della formazione delle leggi.
    Che i partiti, se ci sono, siano finanziati dai capitali privati, che i rappresentanti siano espressione dei capitali privati, che le sedi di confindustria diventino sezioni del partito unico diviso fittiziamente in due componenti per far semprare vere le elezioni.
    Io invece propongo proposte concrete, certo, difficili da realizzare, ma chiare ed esplicite, senza che siano lesi i diritti conquistati in passato, conquistati con il sangue.
    Che le tasse non vengano buttate tutte le calderone, e ogni tassa abbia uno scopo, che chi paga una tassa sappia a che cosa serve.
    Propongo l’abolizione totale dell’IVA con conseguente sburocratizzazione.
    Propongo il controllo attivo dei cittadini ma capisco che per lei può sembrare troppo collettivista, in effetti lei è abituata a farsi gli affaracci suoi e così dovrebbero far tutti.
    Nessuna tassa e ognuno che si faccia gli affaracci suoi, e gli altri tutti a guardare il superquiz televisivo con il montepremi.

    Come ho già avuto modo di spiegare, per voi il cittadino è il “privato cittadino” non certo il cittadino che si occupa della cosa pubblica.
    Per voi il pubblico è quello che si trova negli studi televisivi e che applaude come fa la foca.

    Per voi un bar è un luogo pubblico, mentre per me è un luogo privato aperto al pubblico.

    Su una cosa ha ragione le distanze sono molte, ma non si dimentichi che oltre al liberalismo borghese(il suo) esistono anche altre forme di liberalismo, ad esempio quello anarchico.

    • spago
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      continui a dire “privato” come fosse una parolaccia. “Privati” sono tutte le persone normali e tutto ciò che hanno e fanno nella loro vita. Fra privati non è tutto un idillio, ma aggredirsi e derubarsi, sequestrarsi è vietato. Lo Stato invece vive di aggressioni e furti.

      Il punto è che alcuni privati operano insieme allo stato, e che lo stato diventa uno strumento improprio nelle mani di queste persone, ma il punto è l’esistenza di un potere statale a cui è permesso tutto ciò che normalmente non è permesso. Mentre fra privati l’uso della forza è giustificato se difensivo, allo stato viene dato il permesso di far quel che vuole dietro il paravento di scuse legate alle favole su democrazia, maggioranza, bene comune, interesse generale, patria, etc…

      Se tu mi rapini (cioè prendi ciò che è mio con la forza e senza il mio consenso) sia pure per dare i miei soldi ai bisognosi sarai considerato al massimo un delinquente di buon cuore, invece se mi rapina lo stato, va tutto bene. Se tu rinchiudessi nello sgabuzzino di casa tua o nel tuo garage una persona per qualche anno, perchè la trovi in posesso di cocaina, saresti considerato un pazzo, pericoloso, se invece lo fa lo stato va tutto bene. Se tu organizzassi il sequestro di giovani per obbligarli a combattere in qualche stato africano, saresti considerato un bestiale ed efferato criminale, invece se lo fa lo stato è normale. Se tu mi buttassi fuori casa, e poi radessi al suolo la mia abitazione, per farci passare un treno, saresti un mafioso, se invece mi espropria lo stato.. e così via.

      Le organizzazioni private che si occupano dei bisognosi chiedono continuamente soldi e i privati che ritengono giusto farlo glieli danno, ma hanno la possibilità di non farlo, o di cambiare organizzazione. Fra privati cioè i legami sono volontari (che non vuol dire liberi da ogni costrizione, che questa condizione non esiste mai nella vita), mentre tra stato e privato i legami sono basati sulla costrizione.

      Liberale è quindi smontare la macchina del potere statale, e togliere così a chiunque la possibilità di servirsene a prescindere dal suo orientamento politico-culturale, e dagli scopi e dai piani che si è messo in testa di perseguire.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Però Giorgio Washington non credeva che il re avrebbe accompagnato l’umanità fino alla fine dei giorni. Almeno per una porzione di territorio ha avuto ragione.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Forse la nostra costituzione non sarà “la più socialista del mondo”. Certo, ci battono Cuba e la Corea del Nord ma ci stiamo avvocinando a piccoli passi. Di quale svendita del patrimonio pubblico si parla se lo stato mantiene la maggioranza delle azioni negli enti solo apparentemente privatizzati? La vendita della Cassa Depoiti e Prestiti si è conclusa con l’acquisto da parte del ministero dell’economia! Quale sarebbe la supremazia del privato, in termini azionari, nell’Enel, nella Terna, nell’ACEA, nell’ENI, nell’Italgas, nelle ferrovie e nei trasporti pubblici degli enti locali?
    Dov’è la privatizzazione dell’acqua se un referendum demenziale impedisce una simile soluzione fino al 2016? Quali sarebbero le reti radio – televisive privatizzate? In RAI i privati hanno lo 0,50% delle quote. Ma forse tutto si spiega con gli ossimori successivi. Si pretende di essere liberali e allo stesso tempo collettivisti. Certo, il mondo è pieno di monarchici repubblicani, di monoteisti politeisti, di traditori fedeli… Se il tutto poi si condisce con l’accusare chi la pensa diversamente di essere un rappresentante dei “poteri forti” privati, allora si sfiora la perfezione. Peccato che quei rappresentanti li abbiamo sempre visti all’opera per propugnare maggiore presenza dello stato che così può sovvenzionare le loro imprese decotte. Peccato che l’unica privatizzazione italiana, quella della Telecom, sia andata a vantaggio di gruppi vicini al mondo politico statalsta. Peccato che un rappresentante di quei poteri che a chiacchiere si attaccano, sia stato in anni non troppo lontani presidente della Fiat e al contempo sindaco di Villar Perosa con la lista del Partito Socialista Unitario, quello dell’accordo tra Nenni e Saragat. Sul voto a suffragio universale si potrebbe parlare a iosa. Se la democrazia, intesa come dittatura della maggioranza, è l’unica alternativa alla tirannia vuol dire che non siamo messi bene. Se proprio si deve votare, nessuno considera disdicevole il suffragio universale; il guaio è che il voto ce lo lasciano perché non conta. Non è il suffragio in sé a essere socialista ma le sue conseguenze a lungo termine nella continua espansione del potere statale. Quella dei soldi al posto dei valori è la solita cantilena sessantottina. I soldi non sono né a favore né contro i valori, somo semplicemente neutrali ma per capirlo bisogna studiare. Quanto al partito unico fittiziamente diviso è evidente che sia la situazione attuale, ma tutte le divisioni convergono con l’interventismo statale nell’economia e nella libertà della persona; che o è individuale o non è autentica libertà. Altro che diritti conquistati in passato, qui stiamo scendendo verso il giustizialismo più bieco, la rinuncia alla vita privata con la tracciabilità di ogni operazione, la conferma del reato di opinione e via dicendo. Ovviamente il linguaggio conformista non sa tirare fuori altro che contrapporre un liberalismo borghese a uno anarchico. Quindi, se un anarchico è di estrazione borghese non è né l’uno né l’altro. In altre parole gli italiani si dividono in fornai, abbruzzesi e cattolici. Quindi un teramano non può aprire una panetteria né professare la religione della chiesa di Roma. E’ evidente che si confonde la teoria degli insiemi con la macedonia (con la emme minuscola, ovviamente). E si continua con il pregiudizio verso una categoria potenzialmente produttiva forse perché si sognano mondi aristocratici, quegli stessi mondi conservatori che ingessano e addormentano l’Europa in ogni occasione. Sul pubblico televisivo che applaude come le foche possiamo convenire: è stato inventato nelle trasmissioni di Santoro ed è in quegli ambiti che si formano i pregiudizi contro l’individuo, il privato, il profitto e il diritto. Anche quest’ultimo quello autentico, non quello strombazzato e adulterato da chi non lo conosce.

  • Antonino Trunfio
    Rispondi

    Alla gente non servono le parole. Alla gente serve l’esempio.
    Le idee libertarie non servono a nulla, se non creano un modello competitivo di società, sotto forma di prototipo in qualche modo e da qualche parte, che la gente possa osservare e comparare con il sistema vigente.
    Nel mercato ci sono pur sempre due possibilità : o competi o fai sparire il concorrente.
    Nel nostro caso il concorrente è armato fino ai denti e sebbene sia un agnello con le altre organizzazioni criminali con cui condivide il territorio, diventa un leone ruggente coi suoi veri nemici. I libertari sono il peggio per lo stato e gli statalisti.
    Pertanto non avendo possibilità, e per la verità di sotterrare nessuno, dobbiamo pragmaticamente scendere dal piano filosofico e del pensiero alla concretezza di un prototipo di comunità libertaria, sicuramente imperfetta, sicuramente non completamente coerente o ortodossa agli enunciati libertari, ma almeno visibile e tangibile per coloro che come avete scritto, ormai hanno rinunciato alla libertà perchè non l’hanno mai conosciuta e neppure immaginata. Invito gli amici libertari a creare con me una comunità libertaria, aperta che possa realizzare gradualmente almeno tra noi, questa straordinaria possibilità di convivenza e comunità che il libertarismo indica e definisce.

  • SEMPLICE
    Rispondi

    Il parassita se viene per tale viene inteso lo statale le tasse le paga e spesso molto piu’ del libero professionista o altro imprenditore. Per chi si è licenziato da dipendente e ora annaspa…la morale della cicala e della formica è sempre attuale!

    • leonardofaccoeditore
      Rispondi

      Il parassita, lo Statale, non paga alcuna tassa, visto che come il suo stipendio, anche i contributi sono solo una partita di giro, figurativi, visto che vengono pagati con le tasse di chi davvero produce.

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