In Anti & Politica, Economia

LANDINIDI VALENTINA CAVINATO

Il 96% dei dipendenti del negozio SEPHORA, situato sugli Champs-Élysées, ha votato “OUI” per l’apertura dalle 21:00 a mezzanotte. I volontari riceveranno:

– un aiuto, per chi dovrà ricorrere ad una baby sitter;

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– il rimborso del taxi per il rientro a casa;

– doppia remunerazione per quelle ore “notturne”.

La sindacalista della CGT (la CGIL francese) intervistata, dice con aria schifata, che hanno riconosciuto il minimo previsto dalla legge e che adesso anche altre aziende faranno la stessa cosa, etc… Ecco alcune riflessioni:

1 – Se i dipendenti (volontariamente) e l’azienda sono contenti, cosa cavolo vuoi tu? Vai a lavorare, parassita che non sei altro!

2 – La rovina del mondo del lavoro, come ho sempre sostenuto fin da giovane (avevo capito subito i giochi sporchi del sindacato), è non solo, ma in gran parte, da attribuire a questi parassiti/statalisti. I sindacati hanno sempre preso per i fondelli i lavoratori, pensando solo a non fare un tubo dalla mattina alla sera, pensando alle proprie tasche e ai loro accordi fatti sottobanco con i padroni, per far carriera. [Nel colosso chimico in cui ho lavorato per quasi un decennio, dopo aver già firmato il rinnovo del contratto, proclamavano comunque due giorni di sciopero per far “bella figura” con i lavoratori, i quali si ritrovavano poi due giorni in meno nella busta paga. Oppure proclamavano scioperi a iosa, per ottenere una riduzione di 12 (DODICI) minuti dell’orario di lavoro.]

3 – Fare azienda in paesi del genere, è un suicidio: o ti fanno chiudere, o ti costringono a delocalizzare, per poter sopravvivere. Praticamente ti succhiano anche il midollo, con un’infernale pressione fiscale e con mille regole, leggi e leggine, da manicomio, create ad hoc per giustificare la massa di burocrati che manteniamo con i nostri quattrini.

4 – Quando leggo le riflessioni di alcuni, contro il lavoro domenicale, mi vengono i brividi. Loro dicono che la domenica è fatta per stare in famiglia, ma poi la domenica sera vanno in pizzeria con gli amici o la famigliola, partono con EasyJet per fare il week end da qualche parte, etc… La domenica dovete starvene a casa per coerenza! Sostengono che i “padroni”, durante l’apertura domenicale, non incassano una cippa. Certo, come no. È ovvio che un imprenditore si diverta a tenere aperto la domenica senza guadagnare, anzi addirittura perdendo i suoi quattrini.

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Mi sembra di aver davanti persone rimaste incollate al paese dei tempi che furono, dove il negozietto chiudeva dalle 12:30 alle 15:30, per la pausa pranzo e per la sacra pennichella (in alcune zone lo fanno ancora). Questi “NO-SUNDAY” sono però connessi ogni giorno sui social, acquistano oggetti su Amazon e prendono voli low cost, soprattutto durante i week end. Peccato che abbiano quella mentalità da “fleur fanée” che proprio non riescono a mollare.

Chi mai dovrebbe fare investimenti in Paesi del genere? Solo un pazzo… Ai Landini & Co., che hanno scelto la “carriera” sindacale, ovvero si sono furbescamente imboscati negli uffici a far finta di passare fogli e cartelline e che vanno in giro a far chiacchiere, non auguro del male, ci mancherebbe. Vorrei solo che aprissero una partita IVA, che assumessero del personale, che facessero tutto quello che fanno gli imprenditori.

Invece la storia ci insegna che loro passano dalla poltrona del sindacato, a quella di Montecitorio. Campano sempre e solo sulle spalle dei contribuenti. Hanno perso moltissime tessere, un po’ di gente si è finalmente svegliata. Ma mi chiedo, come possano esistere ancora degli imbecilli, che gli danno retta e che, tesserandosi, danno addirittura una percentuale del proprio stipendio… È inutile far casino in televisione nei vari talk show e piangere quando un’azienda chiude… COCCODRILLI !

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Mostrati 24 commenti
  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Ecco qual è il punto, quello della chiosa finale. Troppi continuano a tesserarsi. Quindi i sindacalisti diventano parassiti solo quando si candidano e vengono eletti nelle istituzioni ufficiali. Prima sono piazzisti, venditori di fumo, imbonitori. Che trovano, però, qualcuno a pagarli per esercitare. E’ come gli atleti strapagati, finché c’è gente che va allo stadio fanno bene a chiedere compensi stratosferici alle società sportive. A meno che anche in Francia non ci sia il finanziamento pubblico dei sindacati come di fatto, attraverso CAF o patronati e roba varia, avviene in Italia. Stesso discorso per lo sport con il CONI, i campi da gioco finanziati dagli enti locali, il totocalcio a partecipazione statale e altro. In questo caso riescono a essere contemporaneamente imbonitori e parassiti.

    • Valentina Cavinato
      Rispondi

      Ti faccio presente che pur non essendo MAI stata iscritta ad un sindacato, nella mia busta paga figurava sempre e comunque una “trattenuta sindacale”…

    • Massimiliano
      Rispondi

      Le faccio rispettosamente notare, sig. Colla, che grazie agli accordi intrapresi da ‘benemeriti’ imprenditori è pressochè impossibile in aziende in cui sia presente il sindacato non tesserarsi: viceversa si viene esclusi in caso di accordi e contrattazione, specialmente in caso di determinati eventi/situazioni (ristrutturazione o cessata attività, per capirci). Certi imprenditori sono pronti a scagliarsi vs lo Stato e vs le maestranze fancazziste . . . ma appena si gira l’angolo la filosofia CAMBIA repentinamente! Lei potrebbe giustificare tale comportamento con la frase ” La necessità aguzza l’ingegno . . . per sopravvivere l’assetato beve anche la sua pipì”. Ok . . . ma allora diciamolo chiaramente: tutti contribuiscono al disastro! Altrimenti più che di crisi io parlerei di IPO-crisi-A . . .

  • Albert Nextein
    Rispondi

    Il sindacato è una casta di potere, e come tale si comporta.
    Gli assistiti sono il mezzo e non il fine.
    Ne racconto una vissuta personalmente in un’azienda paterna , poi liquidata.
    Molti anni fa, circa una quarantina e oltre, nella nostra azienda i dipendenti, circa una trentina, venivano a lavorare qualche ora anche la mattina del sabato.
    Queste ore venivano pagate fuori busta , in contanti ,mensilmente.
    Tutti contenti , d’amore e d’accordo.
    Anche i sindacati ,che sapevano tutto.
    Poi iniziò una pesante stagione sindacale, condita con inasprimenti fiscali piuttosto incisivi.
    Il tutto condito con crisi petrolifere e recessione.
    L’azienda non girava più come desiderato.
    Misure furono prese, e tra queste anche il metter in busta paga anche le ore lavorate il sabato mattina, dato che il fisco mordeva e il calo degli affari era sensibile.
    I dipendenti non vennero più a lavorare il sabato mattina, ed il sindacato protestò.
    Naturalmente il rapporto consuetudinario e disteso tra proprietà e lavoratori si trasformò.
    E qui il sindacato ci marciò alla grande, con orari rispettati al secondo, ed applicazione ortodossa e rigida dello statuto dei lavoratori.
    Da rapporto quasi amicale ben condito da contanti a freddo rapporto fiscale e burocratico.
    Ovviamente il ciclo produttivo e di vendita che in una certa parte beneficiava delle ore del sabato mattina ebbe delle ripercussioni con dei costi.

    L’azienda poi declinò per tutta una serie di ragioni, non ultima l’introduzione della legge 392/1978 , la crisi del 1981, l’inizio dell’emissione di debito pubblico a dosi massicce con aumento dei tassi bancari, fino alla liquidazione del 1984.

    Gli anni 70, con lo statuto dei lavoratori e la riforma fiscale del 1973 posero le basi per tutto lo sfascio seguente, in cui i sindacati ebbero un ruolo determinante insieme alla vigliaccheria , l’opportunismo filogovernativo e la pochezza degli industriali.

    Cavinato ha ragione da vendere quando afferma che aprire una partita Iva in italia sia una pena .
    Chi vorrebbe mettersi in casa un socio di fatto che si prende una gran parte dei guadagni e non apporta all’attività altro che difficoltà , inciampi, e limitazioni?

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    La trattenuta sindacale senza essere iscritti a un sindacato somiglia alla tassa sul televisore solo presumibilmente posseduto. Quell’introito so che va alla RAI. Mi piacerebbe invece sapere a quale sigla sindacale viene trasmessa la somma indebitamente trattenuta. Forse se la spartiranno più o meno in egual misura tutte le sigle. In questo caso c’è un finanziamento pubblico occulto del sindacato, peggiore di quello italiano, con i sindacalisti che riescono del tutto naturalmente nel doppio ruolo di imbonitori e parassiti. La Francia si presenta, volente o nolente, come la nazione del socialismo storico dell’età moderna antecedente a Marx. Inventato dai giacobini, realizzato da Bonaparte, mantenuto da tutti i suoi successori (compresi De Gaulle e Giscard), in linea con quelli che verranno: Anche quelli della componente nazionalista rappresentati dalla litigiosa famiglia Le Pèn. Emigriamo pure tutti ma non andiamo lì: troveremmo solo un’altra Italia, anche se in versione celtica sul piano glosso – folkloristico. (“Glosso-” o “Glotto-“? Boh?).

  • Matteo Gianola
    Rispondi

    Scusate ma non esiste alcuna “trattenuta sindacale” di default…
    Sicuramente c’è stata un’iscrizione a una qualche OO.SS., magari mascherata tra le carte firmate al momento dell’assunzione… è una tecnica usata da alcune Aziende per supportare il “sindacato giallo” interno.
    Poco male, una volta che uno se ne accorge può annullare l’iscrizione anche solo con una e-mail al servizio del personale aziendale (anche se è sempre meglio una versione cartacea e firmata).
    Dalla ricezione si decade da iscritto a qualsivoglia organizzazione e la trattenuta sarebbe illegittima, tanto che, se fosse ancora presente il mese successivo, l’Azienda stessa dovrebbe risarcire il dipendente.

    • leonardofaccoeditore
      Rispondi

      Prima degli Anni ’90, allorquando si fece un referendum, la trattenuta in busta paga era automatica. Oggi, è solo questione di escamotage, il dipendente deve dichiarare di non voler dare alcun contributo alla triplice criminale.

  • Pedante
    Rispondi

    A meno che non si sveglino presto i galli sembrano destinati a estinguersi ancor prima della repubblica.

  • Fabrizio de Paoli
    Rispondi

    Un dipendente onesto ed un imprenditore onesto non sono nemici, hanno obbiettivi comuni, primo fra tutti quello di sputare in faccia ai vari sindacati ed allo stato.

  • Antonello Barmina
    Rispondi

    A voi padroni ignoranti e prepotenti piacerebbe un mondo del lavoro senza rappresentanza sindacale. Comprendo naturalmente le vostre ragioni.

    • Fabio
      Rispondi

      anche io, appena uscito da scuola alle prime esperienze lavorative, ragionavo come te. Ne potremo riparlare tra un po’ di anni quando finalmente avrai visto coi tuoi occhi, subito sulla tua pelle e chissà se avrai finalmente capito perché Mussolini consegnò il monopolio della rappresentanza della sovranità dei lavoratori ai suoi complici incaricati di Intercettare e Sterilizzare.
      Ma per uno che apre gli occhi quanti ancora sono e continueranno ad essere persi nell’indottrinamento della scuola pubblica che martella e plasma le menti dei giovini nei lunghi, preziosissimi e delicati anni di elementari, medie, superiori e magari università.
      Si esce da quella scuola senza sapere nulla di lavoro e di come mantenere una famiglia, di come difendersi da una perquisizione della polizia e come comportarsi ad un semplice posto di blocco della stradale. L’unica cosa che si conosce (che la casta ha inculcato) è che lo stato saremmo noi, che è giusto pagare le tasse e che siamo liberi perchè ogni quattro anni organizza(va)no lo spettacolino di cosidette elezioni democratiche.

  • Antonello Barmina
    Rispondi

    Triplice criminale?
    Caro Facco non ti sembra di esagerare?Non credi che sia necessario usare un linguaggio più sobrio e rispettoso?

  • g.vigni
    Rispondi

    Ritengo” triplice criminale” un velato complimento.
    Sono peggio, molto peggio, difficile trovare nei dizionari le parole ad hoc.
    Si deve però riconoscere il grande afflato solidaristico dei tesserati, quelli con tessera di qualche euro, che così aiutano a campare i vari segretari con pensioni d’oro.
    D’altronde hanno fatto un gran lavoro, per il loro bene.
    E’ giusto, equo e salutare che le tessere dei lavoratori forniscano il prosecchino e la bottarga ai segretari, vita natural durante ed è altresì giusto, equo e salutare che i lavoratori godano di gazzosa e mortadella, ma con parsimonia.
    Avanti popolo…..zumpapàzumpapà………..

  • Antonello Barmina
    Rispondi

    Comprendo che la classe padronale, così stupendamente rappresentata in questo sito, abbia più di un motivo per voler tenere i sindacati fuori dalle aziende; e comprendo anche che, in assenza di argomenti spendibili, si usi la carta del discredito.

  • g.vigni
    Rispondi

    Le pensioni d’oro dei segretari sindacali sono, intrinsicamente, argomenti spendibili, niente male.
    Forse il suo è un refuso, intendeva “carta di credito”, sempre ben fornita ed egregiamente usata dai dirigenti compagni.
    Ribadisco, naturalmente foraggiate dalle tessere dei lavoratori, ben tutelati, protetti, difesi, dalla culla alla tomba, ecco……ad gloriam.

  • Antonello Barmina
    Rispondi

    I sindacalisti sono pagati dai soldi delle tessere appunto, coi soldi di chi volontariamente si iscrive al sindacato. Io ad esempio sono iscritto alla FLC-CGIL. Qualora decidessi di disdire
    la tessera mi basterebbero cinque minuti: una procedura estremamente semplice.
    Proviamo a pensare a come sarebbe il mondo del lavoro se non ci fossero i sindacati. Il lavoratore sarebbe più o meno tutelato contro gli abusi della parte datoriale?

    • Fabio
      Rispondi

      La qualità del pane quotidiano non è dovuta alla Federazione degli Acquirenti Pane che, contrastandoli, ne garantisce costo adeguato limitando il guadagno del padrone cattivone imprenditore ingordo.
      E’ la concorrenza di altri imprenditori, nell’ambito della quale il cliente può scegliere, a limitarne gli appetiti economici. Come è suo interesse prendere i lavoratori che reputa migliori pagandoli meglio per attirarli, così dovrebbe allontanare quelli meno validi o pagarli di meno.

      Chi è bravo o anche solo volenteroso non ha bisogno di certo di leggi sul salario minimo altre ‘conquiste’ sindacali perché avrà sempre lavoro. Tali sciagurate leggi premiano chi non è capace o (la maggiorparte delle volte) l’indolente e lo svogliato.
      Se può consolarti,sono un lavoratore dipendente con 30anni di lavoro alle spalle in aziende da pilloli negozi a grande spa, con esperienza anche di rsa, penso di sapere di cosa parlo.

      Quando esprimi paura per l’eccessivo potere della parte datoriale, ricorda che quel potere gli deriva dalla porzione di monopolio che gli concede lo stato (perché amici,o parenti o di ‘famiglia’, o semplicemente complici), che corrisponde tanto ad un maggior guadagno del Capitalista statale quanto a corrispondente perdita di stipendio per i lavoratori e di aumento di prezzi peri clienti. E’ ovvio che assumerà i dipendenti indicati dai politici di turno, sprezzante di meritocrazia o altri sani parametri, e cheimporrà prezzi piùalti possibili d’accordo con il coordinamento centrale dello potere pubblico pianificatore, visto che è proprio a quel potere che dovrà dare tutti i soldi di tasse che riuscirà a raccogliere.

      Nemico del Crony Capitalism è il Libero Mercato in Libera Concorrenza, dove non c’è potere politico che tenga per proteggere imprenditori e lavoratori dalle conseguenze della qualità del loro lavoro, dove ognuno farà del suo meglio per il vero unico sovrano, il Cliente.

  • Antonello Barmina
    Rispondi

    Insomma, quale dovrebbe essere il ruolo del sindacato?

  • Fabio
    Rispondi

    Purtroppo in italia non esiste neanche l’istituto del contratto prematrimoniale per i poveri cristi (i ricchi ovviamente sono sopra la legge fatta da loro stessi), figurati lasciare che la gente possa mai essere libera di decidere per se stessa.

    Il ruolo dei sindacati (o di confindustia o di chiunque altro)? Il medesimo delle agenzie di assicurazione odierne, delle agenzie di certificazione, dei consulenti del lavoro: consulenti e basta!, in competizione tra loro, chiedere un’opinione, un mero parere, sul contratto che stai preparando o addirittura potrai incaricare di predisporre il contratto migliore in base alle richieste tue e della controparte.

    Non uscirà un unico contratto uguale per tutti come un sarto non potrà mai fare un abito uguale per tutti.

    Ma d’altronde quando compri una lavatrice, ti serve che un burocrate scelga per te e ti affibbi la sua scelta? Non sei capace te a scegliere prestazioni, consumi, ingombri e giudizi di qualità? Ricordo ancora da ragazzino che i miei genitori si fidavano di un misterioso marchio GS appiccicato dietro (*), non era vincolante né obbligatorio, ma si fidavano.

    Non è una cosa da poco: nelle scuole economiche è riportato come tipico ‘fallimento’ di mercato l’impossibilità del cliente di poter verificare la qualità dell’acqua di una qualsiasi bottiglietta che puoi comprare.
    Ma al contrario io ti dico che al cliente non serve che sia lui (immagina i costi che dovrebbe sorbarcarsi) o lo Stato (immagina le mazzette per aggiustare le analisi) a fare i controlli, ma bensì chi di questi laboratori di analisi ne ha già di adattissimi proprio a questo fine, che fanno già centinaia di analisi al giorno, che sanno benissimo dove cercare le magagne.
    Lascia che siano i concorrenti (lasciati liberi di aprire senza aspettare il potente di turno, espressione di chi ha già aperto e non vuole concorrenti a togliergli lavoro) a far emergere e segnalare i difetti dei prodotti in commercio.

    obiezione: ma se mettono in giro false informazioni?
    lo facciano pure, il cliente imparerà a non fidarsi anche del migliore consulente, che ci possono essere margini di errore in buona o cattiva fede, e che il giudice ultimo e supremo, davvero sovrano, è lui stesso e solo lui stesso.

    E sopratutto imparerà che più un fornitore di beni o servizi è in monopolio legale (diverso dal monopolio naturale sempre benedetto) più fornirà cose scadendi e ci saranno truffe, frodi, corruzioni e prezzi alti.
    Figurati cosa puoi ottenere se lo stato regola modalità e prezzi di merci o servizi (come la consulenza sul lavoro) a che livello di scempio puoi mai arrivare…..ah, si. Non c’è bisogno di tanta immaginazione, basta aprire essere un po’ informati e meno indottrinati.

    Cordiali saluti

    (*)cito da http://www.intertek.it/sicurezza-elettrica/marchio-gs/ :
    “Il marchio GS è un marchio di sicurezza VOLONTARIO, considerato garanzia di qualità e affidabilità in Germania, nei Paesi di lingua tedesca e, più in generale, in tutta Europa.
    Le ricerche dimostrano che i consumatori tedeschi sono disposti a pagare un prezzo superiore per un prodotto contrassegnato da un marchio di certificazione forte e conosciuto.”

    e da http://www.dekra.it/it/content/marchio-gs :
    “Questo marchio è apprezzato è riconosciuto dalle autorità e dai consumatori della Germania ed è applicabile su una vastissima gamma di prodotti, non solo elettrici
    In genere, i prodotti che aspirano al marchio GS, oltre alla conformità alle proprie norme di riferimento nell’ambito delle Direttive Europee applicabili, sono soggetti a verifiche e prove addizionali specifiche del Regolamento per il marchio GS”

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Se un ateo mi accusa di fondamentalismo ha torto ma ci posso quasi stare. Se mi dà dell’integralista uno di Comunione e Liberazione siamo alla farsa. E farsesco sarebbe anche l’ateo di prima se mi accusasse di essere miscredente. E’ ciò che mi viene in mente quando leggo che vengono definiti ignoranti, prepotenti, servi e rappresentanti dei padroni coloro che sfidano uno dei padroni più prepotenti, quello incarnato nel potere sindacale. I fedelissimi del sindacalismo sono coloro che non hanno molta pratica con la lettura della scienza economica, quella autentica ovviamente, non le pagliacciate sul plusvalore senza considerare le spese di investimento e i ricavi che vengono solo dopo. Sulla prepotenza sarebbe facile aprire per un momento gli occhi sui picchetti che impediscono di lavorare chi vorrebbe. Sul servaggio, poi, è ancora più facile ridicolizzare chi pratica il culto della personalità verso quei manovratori di coscienze che per anni hanno illuso la classe operaia con l’assurdità del “salario variabile indipendente”. E che hanno convinto i poco informati che gli abusi possono essere compiuti sia dalla parte datoriale che dallle maestranze più o meno organizzate. E che gli abusi, sia datoriali che sindacali, sono facilitati dalla legislazione che prevede l’insensato obbligo (insensato come quasi tutti gli obblighi) della contrattazione collettiva. Quanto a interrogarsi sul ruolo del sindacato, si potrebbe orientare il proprio pensiero a qualcosa di più ampio. Ci si potrebbe chiedere, ad esempio, quale dovrebbe essere il ruolo del governo. E la risposta potrebbe tranquillamente essere “nessuno”. La stessa risposta la si potrebbe dare per i sindacati, siano essi composti da lavoratori dipendenti che da datori di lavoro o da liberi professionisti. Troppi di essi, anche questo si ignora, non vengono finanziati esclusivamente dai tesserati ma anche da forme surrettizie di finanziamento pubblico attraverso l’istituzione ufficiale di patronati e centri per l’assistenza fiscale. Da quando si seguono le proposte politiche mercantilistiche delle forze sindacali, in termini di gestione generale dell’economia negli stati e di legislazione del lavoro, la condizione dei lavoratori dipendenti è peggiorata. Chi si illude del contrario, ricordando bei tempi mai esistiti, è inconsapevole o in mala fede. Gli anni settanta scorsi, dove si elargivano a piene mani aumenti salariali non compatibili con la produzione reale, erano pervasi da un’inflazione galoppante che vanificava gli aumenti ottenuti. A qualcuno sarà andata anche bene, penso ai metalmeccanici del nord ovest e ad alcuni settori della pubblica amministrazione. Ma a tutti gli altri, in particolare ai braccianti del sud, del centro e del nord est, è andata come è andata. Per non parlare dell’altissimo tasso di disoccupazione che si registrava in quel periodo e che se oggi non riprende con quelle stesse percentuali, ma comunque sta riprendendo, ciò è dovuto al calo delle nascite e alla tendenza di alcuni connazionali a ritornare al vecchio strumento dell’emigrazione. Non si può escludere che in un mondo libero i sindacati potrebbero continuare ad esistere. Di certo esisterebbe il libero associazionismo e in questo potrebbe trovare spazio anche quello legato alle professioni. Il loro ruolo di tutela delle stesse professioni sarebbe esercitato nella vigilanza a possibili attacchi da parte di qualcuno che vorrebbe modificare la libertà altrui per garantire solo la propria. Per svolgere questa mansione occorre la volontà di esercitare il proprio ruolo in termini culturali. E’ ciò che manca al mondo sindacale odierno, grazie anche e soprattutto alla propria base. Altro che padroni ignoranti. L’ignoranza c’è anche nel modo imprenditoriale, certo, vedi il numero degli iscritti a Confindustria o ad altre organizzazioni similari. Ma il rifiuto di guardare nel telescopio, come i cardinali con Galileo, è tipico dei militanti a oltranza nelle associazioni di categoria o nei movimenti politici statalisti e collettivisti. Il contrario del culto dell’avvenire e del progresso tanto sbandierato, il contrario di quello che afferma Santoro nelle sue sceneggiate televisive pseudogiornalistiche dove ancora racconta che il movimento operaio è sempre stato storicamente foriero di avanzamento e di amore per il progresso. Dimenticando Lassalle, i luddisti, gli avversari della rivoluzione industriale, certo, ma tanto gli eternamente iscritti al sindacato (anche da pensionati) cosa ne sanno? Basta dire loro che gli ignoranti sono solo i padroni. E gli stipendi dei veri ingiustamente privilegiati, lievitano.

  • Antonello Barmina
    Rispondi

    Trovo che il commento di Colla sia almeno ragionevole, per quanto non condivisibile.
    Nel mio mondo ideale saremmo tutti uguali, nell’ideale mondo dei liberali coerenti non esistono governi.
    Ritengo che( ma la mia, come la vostra del resto, non può che essere una visione parziale della questione) molti siano i limiti del sindacato italiano e per quanto mi compete, li rilevo in tutte le occasioni che mi sono date. Mi pare indubbio che, nel momento in cui i sindacati svolgano ruoli diversi dalla rappresentanza,vengano meno, in parte, alla funzione per la quale storicamente sono nati. Naturalmente la parte datoriale vorrebbe sindacati sempre più proni, ciò che, mi pare, sia anche la tendenza storica in atto. Se non esistessero per niente sarebbe l’optimium: lavoratore contro imprenditore, senza nessuna mediazione organizzata. Se uno è bravo e volenteroso – dite voi – non ha bisogno di essere difeso dal sindacato. Intendiamoci su cosa voglia dire bravo e volenteroso poi possiamo proseguire il discorso…

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Mi sembra semplice. Bravo significa capace a svolgere le propie mansioni, volenteroso significa disponibile a soddisfare la richiesta del cliente. Ecco il segreto: il cliente, non il padrone. Questo significa che non ci devono essere provvedimenti legislativi di privilegio per alcune categorie ma anche che non debba esistere l’obbligo della contrattazione collettiva. La tendenza storica in atto non è quella dei sindacati sempre più proni ma di rappresentanze parlamentari sempre più prone alle pressioni delle categorie. Se oggi i sindacati scioperano meno è perché i lavoratori non li seguono pù come prima e si iscrivono di meno alle organizzazioni sindacali. In un quadro politico libero non ci sarebbe bisogno del lavoratore contro l’imprenditore o viceversa, né sarebbero necessarie mediazioni che alla fine provocano un costo proprio per chi offre la mano d’opera. Certo, se un cliente rifiuta di pagarmi non onora il contratto. Nel contenzioso posso avere bisogno di un avvocato e per prevenire costi elevati posso decidere di iscrivermi a un’organizzazione di categoria. Ma non ne ho l’obbligo e soprattutto quest’organizzazione è interessata a difendermi, non a mediare provocandomi compromissoriamente un danno. Questo sarebbe il vero optimun (non “optimium” come ho letto, immagino sia stato un errore di battitura). Resta da capire come possa essere un mondo ideale quello costituito da tutti uguali. A me sembrerebbe tremendo. Tutti per forza con lo stesso reddito, anche chi vuole di meno per vivere da selvaggio o da eremita? Atorce. Così si finisce per essere tutti con la stessa pigmentazione cutanea, tutti con lo stesso colore dei capelli, tutti alti uguali, tutti vestiti uguali come nella Cina di Mao o nella Germania di Hitler, tutti in divisa, tutti con le stesse sensazioni, tutti dello stesso sesso, tutti dello stesso peso, tutti adulti, nessun bambino, nessun vecchio, tutti a cui deve o non deve piacere quel cibo o quella bevanda. E siccome non possiamo essere tutti vivi, allora tutti morti. Pericolosa l’égalité giacobina. Si sa dove inizia e purtroppo anche dove va a finire: sulla ghigliottina. Da suicida.

  • Massimiliano
    Rispondi

    Buongiorno a tutti… concordo sul fatto che Landini & co. dovrebbero provare a lavorare SUL SERIO prima di metter bastoni nelle ruote a tutti: il concetto di sindacato com’era alla nascita dello stesso (cioè tutela dei lavoratori e del potere d’acquisto dello stipendio) è ormai morto e sepolto (scala mobile docet . . .) mentre si è irrobustito e si è diffusa la filosofia sindacalista! Tutti, amministratori assessori consiglieri politici e MANAGER, che prendono appuntamento e indicono riunioni e convegni, tutti provenienti o con esperienza sindacale (vedi ex-ad ferrovie, vedi ex- vicesindaco Torino, vedi parlamentari noti . . . una lista enorme destinata solo ad allungarsi), attività tipica dei sindacalisti; senza produrre alcunchè naturalmente e incrementando il debito pubblico oltre che la produzione di anidride carbonica! Tuttavia qui si omette un dettaglio IMPORTANTE: che molti imprenditori hanno preferito scendere a patti con i sindacati (per ammissione degli stessi imprenditori) piuttosto che entrare in simbiosi con i propri collaboratori e/o dipendenti: probabilmente avevano la coscienza sporca altrimenti non si spiega tale comportamento. E per esperienza PERSONALE preciso che quando un imprenditore e un sindacato vengono a patti . . . da qualche parte in quell’azienda un paio di RETRO-GENGIVE (che delicatezza . . . vero?) STRIDONO, come minimo! Eccome se stridono . . .

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Rothbard, al contrario di Ayn Rand, non si fidava degli imprenditori per gli stessi motivi di coscienza sporca ben indicati da Massimiliano. E i due autori si riferivano agli Stati Uniti, figuriamoci qui da noi.

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