In Anti & Politica, Economia

giuliano-amato-151861di ROBERTO BOLZAN

Vorrei, se questa rivista continuerà ad ospitarmi, scrivere una recensione su un libro, La volontà di sapere, di Foucault, primo tomo di una trilogia dedicata alla storia della sessualità. Già il titolo del primo capitolo “Noialtri vittoriani” spiega e riassume tutto, al punto che non servirebbe altro, avendolo letto ovvio, cosa che io ho fatto tanti anni fa e da allora mi frulla sempre in testa. “Noialtri vittoriani”, allora pensavo uscendo dalla Sala Borsa dove ero appena andato a prenderlo in prestito e uscivo su una Piazza Maggiore presidiata e transennata in attesa del Grande Comizio, e riflettevo appunto su come scrivere questa cosa, quando incontro il mio amico Beppe.

Il mio amico Beppe non si sa mai cosa pensi di preciso, ma un paio di cose mi ripete sempre, e non ha mancato di farlo anche stavolta, guardando la piazza: la prima è “bisogna votare il meno peggio”, la seconda “bisogna tagliare le pensioni d’oro” intendendo che poi siamo a posto.

Io non sono d’accordo con nessuna di queste due affermazioni e cercherò quindi di spiegare di seguito il perché.

La tabella sottostante mostra la distribuzione della spesa pensionistica nell’anno 2012 per scaglioni di reddito.

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Scorriamo i dati fino in fondo fino ad incontrare la riga delle pensioni veramente d’oro, quelle oltre 24.000 Euro mensili, quelle di Amato e di pochi altri fortunati (o delinquenti, se si vuole).

Andiamo al totale della spesa per queste pensioni e leggiamo che costano all’anno circa 114 milioni. Bene, dice Beppe, tagliamoli subito, iniziamo da qui.

Il fatto è che la spesa totale per pensioni, per tutte le pensioni corrisposte in Italia, è di oltre 270 MILIARDI, più di 2000 volte tanto.

Nel grafico si vede appena appena il microscopico filino che  rappresenta queste pensioni, scandalose almeno quelle che derivano da redditi parassitari di politici e grandi impiegati dello stato, ma d’importo complessivamente limitato.

Andiamo a vedere dove stanno i numeri, the beef come direbbe un americano: la polpa, il grosso della spesa pensionistica è costituito da pensioni inferiori a 1500 Euro/mese, cioè delle pensioni che vanno dalla minima a quella dell’impiegato senza particolari scatti di carriera. Queste costituiscono più della metà del totale, mentre se aggiungiamo anche quelle un po’ più sostanziose, fino a 3.000 Euro/mese, raggiungiamo quasi l’80% della spesa pensionistica totale.

E’ evidente a chiunque guardi i dati che non si va da nessuna parte tagliando le pensioni d’oro, anche pensando di azzerarle del tutto. Se pensiamo al lavoro necessario per pagare queste pensioni, rapportato alla giornata lavorativa di 8 ore, vediamo che ci servono 14 secondi di lavoro per pagare tutte le pensioni d’oro, compresa quella di Amato, mentre occorrono quasi 7 ore per pagare tutte quelle ordinarie.

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“Ma – dice a questo punto Beppe – almeno diamo un segnale, è un primo passo”

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Io sono d’accordo, figuriamoci. “Ma qual’è il secondo”, gli chiedo sempre; e pensate che mi abbia mai risposto?

Non può rispondermi perché la risposta non gli garba e, di fatto e dal suo punto di vista, non c’è. Lui è convinto che il popolo sia fondamentalmente buono e che sia truffato da cattivi politici e che basterebbe avere dei politici buoni per sistemare le cose, eliminare gli sprechi ed avere i conti in ordine. Dei grillini onesti, un limite alle pensioni più alte ed a morte la Fornero!

Io, antico lettore di Foucault – di cui scriverò – sono convinto invece che è l’istituzione stessa, in questo caso lo stato previdenziale, che ha creato l’episteme, la rete concettuale che oggi ne è alla base. E’ qualcosa che forma il nostro modo di pensare e del quale è impossibile liberarsi parzialmente. Ben lungi dall’essere spoliazione del reddito dei molti a vantaggio dei pochi, l’istituzione pensionistica nutre tutti, a cominciare dai più poveri, ed a tutti dà qualcosa che non può più permettersi. Noialtri pensionati, si potrebbe dire.

Non se ne può venire fuori, è evidente, se non incidendo dolorosamente nella carne viva di pensionati al minimo o con pensioni appena dignitose e da qui recuperando le risorse necessarie per mantenere in piedi il sistema, che altrimenti crollerebbe.

Non che io lo auspichi, s’intende: il sistema non sarebbe dovuto nemmeno nascere in questo modo, ed a ciascuno forse darebbe convenuto che fossero lasciati l’onere e la cura di provvedere alla vecchiaia con il risparmio, e con l’assicurazione ovviamente, ma privata e contributiva in modo che venga restituito quello che ciascuno ha accumulato nel corso della vita lavorativa. Ciascuno con la sua responsabilità individuale.

Ma oggi è così e non si cura tagliando gli eccessi. Questo lo dice chi aspira a sostituirsi all’attuale gestione per goderne lui i vantaggi, all’aspirante parassita che vuole prender dil posto di quello attuale. Non è una questione di eccessi. Il sistema pensionistico, come tutta la società del welfare come oggi, è composta di milioni di individui che si autocannibalizzano mangiandosi giorno dopo giorno il futuro finché non restare che il presente da mangiare, e questo esercito di termiti non si fermerà finché non avrà divorato tutto.

Non c’è un capo a godere dei vantaggi: c’è semplicemente chi mangia di più; ma nessuno è immune, nessuno è innocente. Ssolo distruggendo il sistema alla radice, e prima di tutto prendendo coscienza individualmente della propria responsabilità, c’è  un qualche modo per venirne fuori prima della catastrofe.

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Showing 6 comments
  • myself
    Rispondi

    Per chi conosce l’inglese

    https://www.youtube.com/watch?v=S3wCvPt0YGk

    Chi ha seguito il telefilm sa che in verità quel discorso è solo una mossa di Frank Underwood per farsi rieleggere (contrariamente a ciò che va dicendo).

    Ma la sostanza è corretta: il futuro dei giovani è bloccato dal pagare le pensioni delle generazioni passate.
    È incredibile ne parlino negli States, dove non c’è un welfare gigantesco come il nostro.

  • charlybrown
    Rispondi

    La catastrofe non è più evitabile. Non lo è da quando non c’è più modo di fermare la crescita del debito.
    Non abbiamo frenato in tempo e stiamo precipitando nel burrone, ma come wil coyote non ce ne siamo ancora accorti.
    Lo schianto non è avvenuto perchè le BC stanno lavorando alacremente per allontanare il fondo del burrone, finchè possono.

  • Marco Dal Pra'
    Rispondi

    Carissimo Roberto, interessante riflessione.
    Sulle pensioni avrei qualcosina da aggiungere.
    In primo luogo ritengo che lo stato dovrebbe “limitarsi” a pagare le pensioni fino a garantire una vita dignitosa.
    Di che stipendio mensile stiamo parlando ? Basta andare a vedere le rilevazioni dell’Istat. Quanti sono ? 1200-1500€ ? (un pensionato non ha bambini da mantenere).
    Il pensionato che vuole avere di più ha due strade : ha accantonato con il sistema Contributivo, oppure privatamente.
    Qualunque altro sistema è un furto nei confronti delle generazioni future.
    Il taglio pensionistico dovrebbe seguire questa strada (mi sembra che l’abbia recentemente tracciata Tito Boeri).
    Manca comunque il taglio vitalizi/pensioni dei parlamentari (nazionali e regionali, e dei parenti che li hanno ereditati…), e a tutti i funzionari pubblici dei Ministeri, che pesano in modo importante.
    Ma mi risulta che queste spese pensionistiche non passano per l’INPS… valle a trovare !!

    • Massimiliano
      Rispondi

      Eccome se passano . . . l’Inps si fa garante dei Fondi preposti a tale compito, come per il Fondo di Solidarietà per gli Istituti di Credito. E quando crollerà . . . gli Enti a suo tempo inglobati (come l’Inpdap) risorgeranno dalle loro ceneri, sani e intonsi, permettendo ai soliti noti di continuare a percepire pensioni INGIUSTE. Mentre per gli altri si aprirà la strada della Caritas o di raccogliere le verdure lasciate nei mercati . . . e comunque le pensioni d’oro partono da prima che 24000 euro: non scriviamo assurdità per favore. E teniamo conto anche dei contributi versati: anche una pensione di 1000 euro può essere un furto . . . se per ottenerla sono stati versati effettivi sì e no 10 anni di contributi (vedi insegnanti, sindacalisti e affini)

      • Roberto Bolzan
        Rispondi

        E’ esattamente quel che ho scritto io.

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