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NEPALDI MATTEO CORSINI

Di ritorno dal (consueto) periodo in Nepal, non ho frasi particolari da commentare, benché potrei sceglierne una delle tante pronunciate da persone probabilmente note da quelle parti ma del tutto sconosciute altrove. Mi limito a riportare gli effetti nefasti dello Stato e dello statalismo sulla vita delle persone.

Come se non fosse bastato il tremendo terremoto dello scorso aprile, da oltre un mese il Nepal è a corto di carburante, per via di una disputa fomentata dalla parte “indiana” della popolazione contro la costituzione approvata di recente dopo anni di stallo. Il problema è che l’India, pur adducendo questioni di sicurezza, ha chiuso i rubinetti al Nepal per motivi politici. Ed essendo l’India, di fatto, l’unico fornitore di carburanti del Nepal, la conseguenza è una carenza ormai insostenibile di derivati del petrolio nel piccolo Paese himalayano.

Ho personalmente assistito a lunghe code ai distributori, costantemente presidiati dalla polizia per evitare risse tra persone che, dopo decine di ore, possono rifornirsi con il contagocce. In caso di black out, eventi praticamente quotidiani a Kathmandu durante le ore in cui manca la luce del sole, chi poteva (per lo meno ristoranti e alberghi) utilizzava generatori a gasolio. Adesso neppure quelli funzionano. Molte attività sono costrette alla chiusura o soggette a forti limitazioni operative. Diversi voli (soprattutto interni) sono cancellati, mentre quelli internazionali sono spesso costretti a scali temporanei in India al solo scopo di rifornirsi (esperienza che ho vissuto direttamente un paio di giorni fa).

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I nepalesi sono persone particolarmente miti, con una forte capacità di sopportazione e, direi, di rassegnazione. Difficilmente altrove si assisterebbe a code di diverse centinaia di metri ai distributori di benzina senza che si scatenassero risse. Non so come evolverà la situazione, ma non posso fare a meno di riflettere sulle cause di tutto quello che sta succedendo. Innanzi tutto alla base della disputa vi sono questioni legate a una costituzione della quale, con ogni probabilità, la gran parte dei nepalesi non conosce il contenuto, né sente la necessità di averla.

Quanto alla questione dei carburanti, in Nepal la materia è monopolizzata dalla Nepal Oil Corporation, società statale. E l’unico fornitore è la società statale indiana. L’alternativa sarebbe rifornirsi dai cinesi, ma il trasporto via terra è molto meno agevole, per via della catena himalayana che rappresenta il confine naturale tra Nepal e Cina.

Se lo Stato non avesse istituito un monopolio, è ragionevole supporre che diverse società private, sia nepalesi, sia indiane, avrebbero operato per soddisfare la domanda di carburanti della popolazione nepalese. Ma, ahimè, la transizione dalla monarchia alla repubblica ha portato il Nepal sempre più verso il socialismo, nonostante la gran parte della popolazione sia, di fatto, indifferente alla politica e, fondamentalmente, vorrebbe solo essere lasciata in pace dallo Stato.

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Showing 4 comments
  • Alessandro Colla
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    Mi sembra l’Italia degli anni 1973 e 1974: la crisi petrolifera e le domeniche vietate alle automobili private. Con i cinematografi obbligati ad anticipare l’ultimo spettacolo dalle 23.00 alle 22.30 e la RAI a portare il telegiornale dalle 21.00 alle 20.30. L’articolo mi sembra, però, incompleto. Mi appare “la transizione dalla monarchia alla repubblica ha”… e poi non compare più niente. E’ colpa del mio schermo o c’è stato un errore di trasmissione?

  • Matteo C.
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    In effetti non è stata copiata per intero l’ultima frase, che completa è così:

    “Ma, ahimè, la transizione dalla monarchia alla repubblica ha portato il Nepal sempre più verso il socialismo, nonostante la gran parte della popolazione sia, di fatto, indifferente alla politica e, fondamentalmente, vorrebbe solo essere lasciata in pace dallo Stato.”

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Purtroppo, se non vado errato, la famiglia reale ha preferito ammazzarsi tra i suoi componenti come nelle faide mafiose o in quelle della guerra tra le due rose di Lancaster e di York. In Italia, per evitare risse ai distributori, si creano a tavolino vittorie sportive come i mondiali di calcio del 1982. Oppure si agisce al contrario come nel 1966 e nel 1974. Il tifoso, arrabbiato per un’imprevista eliminazione, sfoga il suo “dolore” contro atleti e allenatori evitando di occuparsi di quello stato che non lo lascia in pace.

    • Vincenzo
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      Tesi interessante. Invece, nel 1970 che cosa fecero? Lì furono geniali! L’Italia superò la Germania Ovest dopo una gare epica, salvo perdere apposta contro il Brasile di Pelé. Perché questo? Ma è facile! Non sapevano se fare imbestialire o esultare gli italiani, così hanno fatto entrambe le cose: ci fu chi accolse la Nazionale a pomodorate e chi era tutto contento per il 4 a 3 sui tedeschi. Certo, che di fantasia si lavora molto.

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