In Anti & Politica, Economia

Logo_EquitaliaDI FABIO CINTOLESI

In un memorabile film, I Soliti Sospetti, un grande Kevin Spacey spiega che “La beffa più grande che il diavolo abbia mai fatto è stato convincere il mondo che lui non esiste”. In Italia sta succedendo un po’ la stessa cosa con lo Stato italiano. Me ne sono convinto quando ho spiegato che Equitalia (il braccio armato dello Stato per la riscossione delle imposte) è un ente pubblico e mi sono sentito rispondere che Equitalia è privata perché è una spa.

Un società per azioni è, in effetti, un ente di diritto privato, nel senso che il suo funzionamento è regolato in buona parte dal Codice Civile e dalle altre norme di diritto societario. Non è un comune, un ministero o un agenzia pubblica, per capirsi, tutti enti regolati dal diritto amministrativo o da altre norme ad hoc.

E’ però l’assetto societario che spiega realmente cosa sia quella società per azioni. Per capirsi, se un comune (o un gruppo di comuni) crea una spa per la pulizia delle strade e ne controlla interamente il capitale, siamo di fronte ad una società privata? Neanche per idea. La detta spa nient’altro è che un braccio operativo di quell’ente pubblico (e della politica che lo governa) con una diversa veste giuridica.

Equitalia, controllata interamente da INPS e Agenzia delle Entrate, rientra pienamente in questa categoria e fa parte di quella pletora di società a capitale pubblico che sono create in Italia negli ultimi 20 anni. Il perché di questa proliferazione di queste aberrazioni lo spiega molto bene Sergio Rizzo (quello de “La Casta”) nel suo “Rapaci – Il disastroso ritorno dello Stato nell’economia italiana”, di cui consiglio caldamente la lettura. Ma perchè molti continuano a credere Equitalia (e un’altra miriade di enti/spa) sia privata? Semplice, perché i politici (e i loro tirapiedi nel mondo accademico e dell’informazione) hanno tutto l’interesse a non assumersi le responsabilità delle porcherie che questi enti commettono. C’è tutto l’interesse da parte di politici, giornalisti, professori e sindacalisti a dire che questi son enti privati, così nessuno li chiamerà a rispondere dei disastri da loro stessi causati o facilitati.

Cosa c’è di meglio che fare le peggio cose e dire che siccome quell’ente è stato “privatizzato” io sindaco o io ministro non c’entro nulla con quello che questo ente fa? Balle spaziali per chi se le beve; i vertici di quelle società li nominano sempre i partiti e i sindacati.

Per capire se una spa è un ente pubblico travestito e “travisato”, non dobbiamo fermarci alla superficie, cioè alla veste giuridica, ma dobbiamo guardare sotto quella veste e capire da chi è composto il suo capitale azionario. Questo per non cadere nella trappola di credere che vi siano “forze oscure” a manovrare contro di noi, mentre in realtà a manovrare dietro le quinte sono i nostri governanti.

Iniziamo a guardare (uno dei mille esempi) il capitale azionario della BCE: sono le banche centrali europee, certo. Tra queste c’è la Banca d’Italia che è un istituto di diritto pubblico, anche se nessuno lo sa (sulla struttura di Bankitalia si potrebbero scrivere libri).

Ma se qualcuno volesse dire che le quote di proprietà della banca sono possedute da banche private, invito a vedersi l’azionariato di queste banche, a partire da Intesa San Paolo. I pacchetti di controllo delle banche spesso sono controllate da fondazioni. I dirigenti delle banche sono indicati da queste fondazioni, i cui membri sono spesso nominati da comuni, province, regioni ed altri enti pubblici.

E’ per questo che sentir parlare di nazionalizzare le banche provoca in me profonda tenerezza.

Un altro, tra mille, esempio è Publiacqua spa, la società che gestisce il servizio idrico nella Toscana tra Firenze e Pistoia. Al centro di mille polemiche per le tariffe tra le più alte d’Italia e per i tanti disservizi, è una spa controllata, direttamente o indirettamente, dai sindaci dell’area (Firenze, Prato, Pistoia, Scandicci, Sesto eccetera) e per un 40%, indirettamente, di fatto dal Comune di Roma (non chiedetemi perché).

Capita spesso da queste parti di vedere sindaci che protestano a fianco dei cittadini contro Publiacqua, mentre come rappresentanti dei comuni azionisti, gli stessi sindaci prendono parte alle decisioni contro cui protestano, dando la colpa al “socio privato” che non c’è. Ma chi glielo spiega ai comitati per l’acqua pubblica, che l’acqua pubblica c’è già e costa un occhio della testa?

Gli esempi potrebbero continuare all’infinito, ma stoppo qua, ringraziando il paziente lettore per avermi seguito fino a qui.

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Showing 4 comments
  • Alessandro Colla
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    Senza nulla togliere a Kevin Spacey (o a Christopher Mc Quarrie, soggettista e sceneggiatore de I Soliti Sospetti), come la frase sul pensar male ci si indovina attribuita ad Andreotti ( e che invece Corsini giustamente corregge con la citazione di Henry Louis Mencken), anche quella sul diavolo che ci convince che non esista è stata pronunciata originalmente da Charles Baudeleire. Il controllo del comune di Roma su Publiacqua è causato dal fatto che l’A.C.E.A., società pubblica dello stesso comune, è azionista di Publiacqua. Quando sindaci apparentemente di destra (per me la destra è i liberalismo e l’individualismo, non il corporativismo o il nazionalismo) come Alemanno, si mettono in mostra per non privatizzare la gestione delle forniture idriche attraverso l’arma referendaria, abbiamo risultati di questo tipo. All’epoca della privatizzazione della Centrale del Latte, i veteromarxisti ci preannunciarono la salita alle stelle del prezzo del prodotto. Adesso che questa profezia si è rivelata fallace non riesco più a incontrare gli allora raccoglitori di firme contro la privatizzazione. Volatilizzati?

  • Ari
    Rispondi

    Grazie mille Fabio, per me ignorante di finanza anche spicciola, questo è un articolo illuminante!
    Mi permetto solo di aggiungere che la “beffa del diavolo” oltre che attraverso le finte privatizzazioni, si manifesta anche con la manfrina del comunismo che non c’è più e del neo liberismo, sempre selvaggio, che impera.
    La vittoria del socialcomunismo è tanto più schiacciante, in quanto non viene percepita e non ci si può difendere da una malattia non diagnosticata.

    • Fabio Cintolesi
      Rispondi

      Grazie a te degli elogi, troppo buono.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Errata corrige: si scrive Baudelaire e non Baudeleire. Più che di una malattia non diagnosticata siamo in presenza di pazienti affetti anche da sordità e cecità che quindi non riescono a sentire né a leggere il risultato della diagnosi. Poi, certo, ci sono anche i medici disonesti che falsificano la diagnosi e che chiamano osteoporosi la pellagra (o viceversa). Il paziente ignorante ci crede, si sorbisce ulteriori pillole di socialismo e l’organismo si aggrava.

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