In Anti & Politica

elisabetta-scarpelliDI ELISABETTA SCARPELLI

SCORRETTAMENTE PARLANDO

Oggi, vi presento le 10 ragioni per cui, stando al web, ma anche secondo me, non bisogna votare:

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1- Il voto serve al sistema per perpetuare se stesso. Se sei stanco di questo sistema e ancora voti stai vivendo nel pieno di una dissonanza cognitiva. Secondo Einstein la definizione di follia è “fare sempre la stessa cosa aspettandosi un risultato diverso”. Votare è fare la stessa cosa aspettandosi un risultato diverso. Rivolgiti a un medico.

2- Il voto dà potere alle stesse persone che hanno creato i problemi per i quali, attraverso il voto, cerchi la soluzione. Ancora Einstein ha detto: “Non si possono risolvere i problemi con lo stesso livello di pensiero che li ha creati”. Se pensi che i politici risolvono problemi, senza però averne mai avuto una prova rivolgiti a un medico.

3- Il voto equivale a consegnare la propria sovranità individuale nelle mani dei propri oppressori. Votare equivale a chiedere di non essere liberati dalla propria schiavitù. Se voti sei come un animale nato in gabbia: anche se libero, resti in gabbia. Forse dovresti rivolgerti a un medico.

4- Il voto non ha mai cambiato nulla e mai lo cambierà: non hai mai votato per dare i soldi alle banche, alla mafia, alla TAV, per la finanziaria, per aumentare le tasse, per le leggi truffa eppure queste cose sono ugualmente successe e promosse dagli stessi politici che dicevano “meno tasse”, “posti di lavoro” ecc. Se pensi di votare nonostante questo rivolgiti a un medico.

5- Il voto è il meccanismo per il quale ci vogliono far credere che viviamo in una democrazia. Entrare in un’urna elettorale per mettere la croce su un simbolo non è democrazia. Specialmente in un paese vassallo senza sovranità come l’Italia, che ha avuto una legge elettorale che si chiamava porcellum! Se senti ancora l’urgenza di votare, rivolgiti a un medico.

6- Democrazia e diritto al voto non sono la stessa cosa. Democrazia sono due lupi e un agnello che decidono cosa mangiare per cena. Ciò che vuole la maggioranza non è né la cosa giusta né quella migliore, la maggioranza vota sempre per Barabba. Se pensi che Barabba in fondo non era una persona cattiva forse il tuo medico ha bisogno di te.

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7- Se non vedi alternative, allora manchi patologicamente di immaginazione, la scuola è riuscita nel suo vero intento: trasformarti da persona in una risorsa umana. Per il medico è troppo tardi.

8- I politici non fanno mai quello che dicono in campagna elettorale. Una volta ottenuto il consenso necessario se ne fottono delle promesse elettorali. Credere ciò che dice un politico è come credere a Babbo Natale o a Renzi. Se credi ai politici allora rivolgiti a un medico, possibilmente uno psichiatra.

9- Votare tra due partiti o coalizioni o destra e sinistra è una scelta in meno che non avere alcuna scelta. Se non ti è chiaro, non importa, il nono punto è superfluo.

10- Per comprendere che questa classe politica non è più corrotta di quella di prima basta aprire qualunque decente libro di storia, e scoprire che c’è sempre stato chi voleva stare sopra e chi accettava di stare di sotto. In questo senso l’1% è sempre esistito. Il voto non cambia nulla, l’unico voto è quello che non si dà. L’unico modo di smettere di foraggiare una classe di inutili faccendieri, politici, ladri e mignotte, è quella di delegittimarla, metterla a nudo.

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Showing 30 comments
  • Fidenato Giorgio
    Rispondi

    Articolo conciso e bello. L’ho già girato su un altro sito di amici che sbavano per andare a votare. Ovviamente citandoti.

    E’ bello vedere come piano piano il liberalismo si stia diffondendo. Grazie Elisabetta di esistere. Questo significa che ci sono ancora persone che hanno la testa sulle spalle e sono curiosi di conoscere.

    Avanti così. Mai mollare!!!

  • Daniele Marchettini
    Rispondi

    Bene, 10 motivi per non votare sono chiari e condivisibili, essere libertari però non esime da porsi una domanda cruciale ; e dopo ? Varie strade sono possibili, alcune bruciate dalla storia altre recuperabili e adattabili ma temo che come già successo, anche in Italia, sia sempre attuale quella metafora che dice : è bello e purificante fare le barricate a patto che siano fatte con i mobili degli altri.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Forse potrebbero anche verificarsi situazioni nelle quali esercitare il voto finirebbe per essere utile. Dovrebbe, però, presentarsi una lista che contenesse nel suo programma l’abolizione del 99, 99% delle leggi attuali, il 100% dell’attuale costituzione, il 100% più uno delle scuole statali (vedi punto 7 dell’articolo). Non solo: questa lista dovrebbe assicurarsi più dei due terzi dei seggi per poter attuare un programma articolato in tre punti. Punto 1°: Pacta servanda sunt. Punto 2°: E’ vietata ogni forma di proibizionismo legislativo. Punto 3°: E’ obbligatoria l’osservanza dei due punti precedenti. Ritengo possa essere una costituzione avanzata. Magari con un’unica disposizione transitoria e finale che preveda tempi e modi per eventuali confini territoriali e per stabilire che la stessa debba andare in vigore dal primo gennaio successivo alla sua data di approvazione da parte di un’assemblea costituente formata da persone mai ricandidabili in qualsiasi assemblea successiva. E mai inserita nell’ordine giudiziario. Certo, l’accostamento di Babbo Natale a Renzi è offensivo per Santa Klaus ma le renne ci perdoneranno.

    • Roberto Bolzan
      Rispondi

      Ma questa lista è già pronta. Fatta. La presento io.
      Il fatto è che quando arrivo poi lì, dove si mangia gratis, col cavolo che poi mi voglio schiodare dalla poltrona!
      Mi conosco e so che non potrei resistere alla tentazione. E nessuno lo farebbe.
      Ergo, la soluzione non è non votare. E’ tagliare loro i viveri.

  • Dino
    Rispondi

    Bell’articolo. Oggi c’è un pezzo di Saviano su repubblica, che blatera di primarie, camorra, scandali partenopei e candidati…. quanto talento sprecato quel ragazzo. Come sempre non centra mai il problema.
    P.s.: vi chiedo nuovamente come ci si iscrive al movimento libertario? grazie.

  • Fidenato Giorgio
    Rispondi

    Dino: Pay pal e 25,00€ per un anno. Vai sullo shop dl ML

    • Roberto Bolzan
      Rispondi

      Ah si? ci si può iscrivere? e perché io non l’ho fatto?

  • Vincenzo
    Rispondi

    Siete contro il voto e, a quanto ho capito da altri post, per il sorteggio e una sorta di partecipazione attiva dei cittadini alla gestione della vita comunale. Sul piano teorico, è molto allettante. Solamente, mi chiedo come si possa fare in città estese. Si chiama la popolazione a votare, ogni volta che, per esempio, ci sia da modificare un senso unico (l’esempio è volutamente parossistico)?

    • Fabrizio Fv
      Rispondi

      Per rispondere all’esempio ……. il senso unico lo modificherebbero soltanto i residenti (abitanti e attività commerciali) della via.
      Del resto che glie ne frega ai residenti della Falchera di un senso unico a Santa Rita ( esempio torinese)

      • Vincenzo
        Rispondi

        Non è possibile che ognuno decida per la propria strada. Al limite può essere l’intero quartiere, sempre che non si tratti di una strada principale. E, comunque, dovrebbero votare la decisione, quindi: seggio, schede, o app dedicate, ecc.
        La cittadinanza, a mio avviso, può essere chiamata a votare per le leggi comunali o per decidere in merito a delle opere pubbliche, non certo per l’ordinaria amministrazione. Per questa, ci dovrà pensare chi sarà votato o, come a voi piace, sorteggiato. Al limite, il cittadino, da solo o in gruppo, potrà muoversi secondo le leggi, qualora ritenesse le decisioni del consiglio lesive dei propri diritti. A questo punto, si evince che l’ordinaria amministrazione non può che essere delegata dalla massa a un gruppo scelto. O a una agenzia privata che si occupi di viabilità.
        Ora, veniamo al consiglio. Lo scegliete per sorteggio? Bene. Il criterio? Escludiamo quello integrale, visto che sarebbe chiaro il rischio di trovarsi con per es. 30 consiglieri ignoranti o incompetenti. O con una sola categoria rappresentata. Ecco, quindi, che saranno posti dei paletti, per esempio almeno X dovranno avere una laurea, massimo Y essere di uno stesso genere, ecc.
        Tale criterio andrà comunque scelto. Con il voto. Siamo lì.

        • Roberto Bolzan
          Rispondi

          Non ricordo da chi ma l’elezione per sorteggio è stata proposta. D’altronde, quando lo scarto di voti tra due persone è piccolo, non vedo quale sia, in ogni caso, la differenza.
          Detto questo, una volta che qualcuno finisce lì dove si mangia gratis e senza fatica, non se ne vorrà andare, fosse anche arrivato per sorteggio.
          Tagliare i viveri, unica soluzione.

    • Fidenato Giorgio
      Rispondi

      Chi deve decidere?? Il condominio. Qual’è il problema???

      • Vincenzo
        Rispondi

        In certi casi, si tratterebbe di un condominio di un milione di abitanti.

  • Albert Nextein
    Rispondi

    Ho letto una bellissima definizione di voto.
    Il voto politico è una preventiva spartizione del bottino fiscale.
    Non ricordo dove l’ho letto.
    E’ una definizione folgorante.

  • charlybrown
    Rispondi

    6- e la libertà è un agnello ben armato che contesta l’esito del voto.

    Il senso unico dovrebbe deciderlo il proprietario della strada.
    Non c’è alcuna decisione che non possa essere presa attraverso le normali regole dei diritti di proprietà, sempre che venissero rispettate.
    Per questo la politica può essere solo due cose: costosamente superflua o costosamente immorale.

    • Vincenzo
      Rispondi

      In base al codice dei liberi comuni, al quale fate riferimento, non c’è proprietario al di sopra dei cittadini. In una strada, quindi, i proprietari sono più di uno, per cui debbono mettersi d’accordo, in un modo o nell’altro! Visto che, secondo lo stesso codice, l’uso della proprietà è libero, ma non deve violare la proprietà degli altri, si comprende che ci si deve mettere d’accordo anche con i cittadini-proprietari delle strade adiacenti.
      A questo punto, il Comune libertario dovrà dotarsi di un piano del traffico che dovrà essere votato dai cittadino o deciso da altri, esperti o un’agenzia apposita, che dovrà essere scelta.

  • Vincenzo
    Rispondi

    I politici non fanno mai quello che dicono in campagna elettorale. Una volta ottenuto il consenso necessario se ne fottono delle promesse elettorali.
    **************
    Non tutti. C’è chi mantiene quello che ha detto, ovviamente non in tv o ai comizi, ma ai propri clientes.
    E qui veniamo al punto. Stento a credere, e non ci crede nessuno, che tutto il popolo sia vittima della mala politica. C’è chi ci ha goduto e, nonostante si lamenti, continua a goderci.
    Si lamentano dello Stato, del Comune, del Sindaco. Lungi da loro pagare le tasse, a meno che non siano costretti. E, sia chiaro, non se ne faccia un discorso di categoria: si violano le regole e si evade dovunque e tra tutti. Ribellione al potere? Macché! Sono i primi a sfruttare la disonestà di chi hanno portato al potere e a raccattare le briciole delle loro ruberie.
    Voi pensate, ora, di fare decidere direttamente a queste persone, con questa immoralità? Un modo per corrompere e farsi corrompere lo troveranno lo stesso.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Ho l’impressione che il punto 7 abbia colpito ancora. Si continua a confondere la natura del problema con le sue possibili soluzioni, l’analisi con la sintesi. Non è questione di sorteggio o di votazione ma di autentica possibilità di scelta. La possibilità di scelta è sinonimo di libertà e la libertà è possibile solo all’interno di un contratto tra persone consenzienti. Sull’isola deserta decido per me e solamente per me. La famiglia è il primo nucleo societario, anch’esso disciplinabile attraverso un contratto di matrimonio (o se qualche bizantino preferisce l’inutile distinzione semantica, il negozio giuridico matrimoniale). Si deve scegliere la marca di un elettrodomestico nuovo? Lo sceglie chi può permettersi di acquistarlo. A parità di condizioni si vota. Ma è un referendum, non una scelta di delegati all’acquisto dell’elettrodomestico. Siamo in presenza di una giovane coppia senza altri familiari e quindi non si crea mai una maggioranza? Problemi loro. Esiste la “secessione”, in questo caso lo scioglimento del contratto. Non poniamoci il problema se divorziare sia stupido per un elettrodomestico, non è argomento all’ordine del giorno. Le grandi comunità, per evitare problemi, possono liberamente optare per una sano decentramento. Quello, cioè, che non hanno capito i fautori dell’accorpamento dei comuni sotto un certo numero di abitanti (tra questi fautori, hainoi, anche il sedicente liberale Antonio Martino). In un condominio si creano gli stessi presupposti della scelta dei sensi unici stradali. La scelta dell’amministratore del condominio è demandata ai residenti del condominio stesso. Saranno loro a stabilire le regole della scelta le modalità relative ai compiti dell’amministratore e la durata del suo mandato. L’essenziale, se non mi trovassi d’accordo con gli altri inquilini, è che io abbia la possibilità di scegliere se trasferirmi o subire una da me ritenuta cattiva amministrazione. Non devo essere un suddito al quale sia vietato trasferire il proprio capitale umano e finanziario in un altro condominio o in un altro consorzio. Sta a me valutare i costi economici e psicologici di un eventuale trasferimento, la preferenza tra un portafoglio pieno o un complesso residenziale più illuminato. Il mondo migliore non è un mondo perfetto. Ruberie e corruzioni ci possono essere comunque. Intanto diminuirebbero in quanto verrebbero meno gli oggetti del contendere. Se alcuni sfruttano la disonestà di chi hanno votato è perché le attuali condizioni istituzionali portano questi alcuni ad agire così. A volte non hanno scelta per ragioni di sopravvivenza. Penso al sud italiano ma anche alle periferie urbane del resto d’Italia dove, con i verdi presenti nelle giunte locali sempre pronti a sciacquare le loro analfabete bocche con la parola “ambiente”, si sono create condizioni urbanistiche infernali dove la commistione con il potere finisce per essere la sola possibilità per alimentarsi. Soprattutto se si ha una mente poco elastica a causa di un’istruzione squallida alimentata dalle scuole di stato. Riecco, dunque, il punto sette. Il fine è abolire lo stato ma la priorità è abolire la scuola di stato. In ogni caso, anche se dovessero mantenersi i paventati fenomeni di corruzione, non è un buon motivo perché si decida con il voto la vita di altri. Non rinuncio a cercare la libertà solo perché esistono i ladri. Almeno, da libero, posso scegliere di difendermi personalmente o di scegliere altrettanto liberamente quella che ritengo la migliore tra le agenzie di protezione. Non cadiamo nell’errore di un noto vescovo emerito di Bologna che era preoccupato, con la caduta del comunismo, che al suo posto si instaurasse una società edonista. Al di là del significato eccessivamente negativo che abbiamo purtroppo dato a quell’aggettivo, bisogna all’occorrenza saper scegliere il male minore. Sta a me, poi, evitare il solipsismo. Ma è giusto, se non voglio evitarlo, che non ci sia chi abbia il potere di impormi di evitarlo.

    • Vincenzo
      Rispondi

      Il fine è abolire lo stato ma la priorità è abolire la scuola di stato (A. Colla)
      Una qualsiasi comunità, che la si voglia chiamare Stato o altro, si regge su principi comunemente accettati. E tali principi vanno insegnati già nelle scuole che, statali o meno, a questi debbono attenersi.
      Questo, a meno che non si accetti che si insegnino principi diversi, cosa che, in nome della libertà, si può anche ritenere giusto.
      In nome della libertà, una comunità che avesse abolito lo Stato si dovrebbe sentire, appunto, libera di ripristinare lo Stato, di darsi una scuola statale, una sanità statale, ecc., anche dei telefoni o dei treni statali, qualora lo ritenesse giusto.
      Fatta questa premessa, si può lasciare che le scuole insegnino l’opposto dei principi comuni.

  • Roberto Bolzan
    Rispondi

    Bell’articolo ma insufficiente. Chi ci governa non è stato eletto, per esempio, e nemmeno parecchi di quelli di prima. Non per questo si trattiene, anzi.
    Le ultime elezioni regionali in Emilia-Romagna sono state condotte con il proposito esplicito di evitare che i cittadini si esprimessero con il voto: campagna elettorale? zero. Candidato? scelto tra gli anonimi. affluenza al voto? miserrima. Il sistema? funziona benissimo, anzi meglio di prima visto che ai cittadini è stato tolto anche questo disturbo.
    Ma prova a toglierli la biada. Vedrai che questo li mette in crisi.
    La soluzione non è non votare, tantomeno votare. E’ tagliargli i viveri.

    • Vincenzo
      Rispondi

      “Chi ci governa non è stato eletto”
      Frase vera, ma che non andrebbe riferita tanto al Presidente del Consiglio, come fanno im molti, quanto al Parlamento, da anni deciso dalle liste bloccate o dai sindaci imposti con primarie che mi sembrano per lo più cerimonie di investitura.

  • Spago
    Rispondi
  • Ari
    Rispondi

    …”Sei stato un grande costretto a vivere in un’epoca dominata da tetri buffoni che non avevano neanche l’unica virtù della buffoneria, l’allegria.
    Pagliacci cupi e feroci padroneggiano il mondo…. costretta a partecipare a un’oscena mascherata e a dover parteggiare per l’uno o per l’altro indegno che si contendeva lo scettro del dominio (da “Vivere non Basta” di Marcello Veneziani).

    PS. CHI VOTA DANNEGGIA ANCHE TE, DIGLI DI SMETTERE!”

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Stento a comprendere come “una comunità che avesse abolito lo stato si dovrebbe sentire libera di ripristinare lo stato”. Se lo ripristina non è più libera. Non lo ha abolito ma solo temporaneamente sospeso. Chi si pente della libertà può rinunciarvi senza dover coinvolgere gli altri. perché se vuole forzare gli altri alla rinuncia commette un atto di aggressione. Se una comunità ritiene opportuno dotarsi di scuole dove ogni membro della comunità stessa sia azionista degli istituti di istruzione, è libera di creare una simile soluzione. Idem per eventuali scelte in campo ospedaliero, infrastrutturale o diffusionale. Ma se obbliga chi non ci vuol stare a partecipare, allora ha ripristinato lo stato. Cosa c’era scritto sul contratto costitutivo di quella libera società? Che ogni socio avrebbe versato un contributo per l’istruzione? Chi non lo versa non appartiene più a quella comunità. A meno che gli altri membri non decidano di conservargli l’appartenenza malgrado il suo debito. La sanzione per il mancato versamento sarebbe prevista nel contratto stesso. Oggi, invece, sono obbligato a pagare senza il mio preventivo consenso. Se non pago non c’è l’esclusione dalla cittadinanza ma il sequestro dei beni personali, il rinvio a giudizio e a volte persino la detenzione. Se a qualcuno la libertà non piace gli si possono segnalare tanti conventi. Si sono formati liberamente, anche se al loro interno non vigono regole particolarmente libertarie. Schiavitù volontaria? Non so, problemi loro. A me basta che non ci siano leggi che mi obblighino a finanziare i conventi. Non c’è bisogno di chiuderli a forza come fecero i sedicenti liberali dell’ottocento al soldo della famiglia Savoia in nome di un’ostentata quanto fasulla laicità. Basta chiedere ai loro membri di rispettare le libere scelte altrui. Scuole monacali? Si accomodino. Ma non tutti monaci per forza.

  • Vincenzo
    Rispondi

    Non è nemmeno comprensibile che una comunità si riconosca in determinati principi e poi non si organizzi per insegnarli alle generazioni future. E’ illogico.

  • christian
    Rispondi

    questo è il punto Vincenzo, come ha cercato inutilmente di spiegarti Alessandro Colla.
    Una comunità che organizza l’istruzione per i propri membri è diverso da uno stato che impone la propria istruzione a tutti.
    Come se fosse obbligatorio andare a catechismo per tutti, indipendentemente da loro credo.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Avrò anche compreso male ma mi sembrava di aver letto che una comunità potesse essere libera di ripristinare lo stato dopo averlo abolito, il che mi pare un paradosso. Come paradossale sarebbe creare un sistema forzato di istruzione e di assistenza sanitaria o previdenziale. E’ giusto organizzarsi per preparare le generazioni future ma se tra queste un giorno dovesse nascere una scuola marxista o corporativista, non si possono frapporre ostacoli diversi dai tentativi di dissuasione verbale. Christian ha colto nel segno: l’istruzione non va imposta; altrimenti diventa catechismo obbligatorio. E’ questo il motivo per cui in Italia (e non solo) l’istruzione in realtà non c’è. E’ molto più istruttivo questo sito di tutte le scuole ufficiali del territorio.

  • Fabrizio de Paoli
    Rispondi

    Manifesto da stampare e da affiggere ovunque!

    Fa riflettere ogni punto, in particolare per un libertario i punti 2 e 3 sono molto importanti. È la coerenza che ci permette di autodeterminarci come uomini liberi nel momento in cui non legittimiamo un sistema. Se non lo legittimiamo possiamo benissimo non riconoscerlo.
    Complimenti!

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Condivido l’elogio della coerenza ma non sarei così ottimista sull’automatica autodeterminazione di persone libere. Il sistema se ne infischia di non essere legittimato da noi. Pertanto continua a vessarci, tassarci e trattarci da sudditi. Anche senza il nostro consenso.

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