In Anti & Politica, Economia

j2di DANIEL FERNÁNDEZ MÉNDEZ*

Nel corso del tempo, l’affermazione che vi sia un aumento delle disparità di reddito a livello globale assomiglia sempre più ad una favola. Le affermazioni sulla disuguaglianza consistono nella nozione popolare che la diffusione del capitalismo porti ad un enorme aumento della disparità di reddito.

Le differenze tra ricchi e poveri, ci viene detto, sono così in rapido aumento che la situazione non è più sostenibile. La narrazione afferma inoltre che vi è una tendenza intrinseca nel capitalismo verso la disuguaglianza. Questa storia è così spesso ripetuta che nessuno la mette in discussione.

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Questo quadro è preciso? I “nudi” dati sembrerebbero essere concordi con la versione marxista del processo di mercato, in cui un piccolo numero di capitalisti si arricchiscono a scapito delle altre persone che diventano in generale più povere nel corso del tempo. In effetti, sembrerebbe che la disuguaglianza a partire dalla Rivoluzione Industriale sia esplosa….

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Mostrati 15 commenti
  • Pedante
    Rispondi

    https://fr.wikipedia.org/wiki/IQ_and_the_Wealth_of_Nations

    In un’ottica non marxista la disuguglianza è perfettamente normale e non deve essere scusata.

    • LucaF.
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      @Pedante
      Il QI c’entra poco quando i primi ignoranti in economia a favore del socialismo sono i nativi occidentali.
      La disuguaglianza economica è un mantra dei marxisti, spiegare a loro che conviene essere capitalisti non è affatto marxismo culturale ma semplice buon senso.

      • Pedante
        Rispondi

        La variazione intergruppo di QI spiega in parte i diversi tenori di vita delle nazioni ed è perfettamente normale. Non è detto che un Botswana capitalista avrà mai il tenore di vita di una Svezia fortemente statalizzata.

        Prima di giustificare il capitalismo occorre confutare la tesi fondamentale del marxismo, ovvero che non esistano differenze innate e immutabili tra gli esseri umani e i gruppi di esseri umani.

        In quanto all’indottrinamento socialista, i nativi occidentali hanno imparato bene ciò che è stato loro insegnato. La lunga marcia gramsciana ha dato i suoi frutti.

        • LucaF.
          Rispondi

          @Pedante
          Ogni individuo ha un QI differente dovuto all’ambiente e alla capacità logica individuale di elaborazione delle informazioni provenienti dall’esterno.
          In tal senso siamo tutti differenti, ma da qui a fare del determinismo razziale eugenetico sulla base del QI (ricordo che i nazisti sopprimevano le persone aventi un QI inferiore a una determinata soglia, anche se questo non li rendeva necessariamente più intelligenti come intergruppo) ce ne passa senza essere in tal senso marxisti culturali o gramsciani.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Il buon senso è capire che il capitalismo conviene. Spiegarlo ai marxisti potrebbe essere una perdita di tempo. Loro preferiscono continuare a rimanere i primi ignoranti in economia. Per poi vantarsi di essere i soli depositari della cultura. Era più facile convincere i vescovi a guardare nel telescopio in epoca galileiana.

  • Pedante
    Rispondi

    “The crucial point is that, in both Rwanda and Burundi, Hutus and Tutsis have coexisted for centuries; the Tutsi are about 15 percent ofthe total population, the Hutu about 85 percent. And yet consistently, over the centuries, the Tutsi have totally dominated, and even enserfed, the Hutu.How are we to explain this consistent pattern of domination by a small minority? Could it be-dare I say it-that along with being taller, slimmer,more graceful and noble-looking, the Tutsi are far more i-n-t-e-I-I-i-g-e-n-t than the Hutu?”

    “Il punto cruciale è che sia in Rwanda sia in Burundi, i hutu e i tutsi hanno coesistito per secoli; i tutsi rappresentano circa il 15 percento del totale della popolazione, i hutu circa l’85 percento. Eppure lungo i secoli i tutsi hanno totalmente e costantemente dominato e perfino schiavizzato i hutu. Come dobbiamo spiegare questa continua tendenza a dominare da parte di una piccola minoranza? È possibile che – oso dirlo – oltre all’essere più alti, magri, aggraziati, e dall’aspetto più nobile, i tutsi siano molto più intelligenti dei hutu?”

    The Irrepressible Rothbard, p. 252

    • LucaF.
      Rispondi

      @Pedante
      Nelle sue newsletter Rothbard scriveva (ammesso che taluni articoli li scrivesse veramente lui, vedi caso delle newsletter di Ron Paul sempre di quel periodo) anche parecchie provocazioni per il mero gusto di provocare senza badare troppo alle varie implicazioni delle sue asserzioni.
      Ad esempio l’affermazione che l’aver schiavizzato e dominato gli hutu renda i tutsi molto più intelligenti significa attribuire al comportamento e al modello sociale dei primi basato sulla convivenza pacifica un QI inferiore a quello di violenti dominatori, e questo se rifletti è controproducente per chi propugna il libertarianism, la pace, il libero mercato e il NAP anziché l’aggressione e la sopraffazione.
      Siamo veramente sicuri che dominare e assoggettare altre etnie sia segno di intelligenza anziché di arretratezza?.

      • Pedante
        Rispondi

        Nell’articolo di Rothbard (quasi sicuramente l’autore delle newsletter di RP) non vedo nessun giudizio morale, solo una costatazione dei fatti osservati e un’ipotesi sulla causa, difficilmente spiegabile in asenza di differenze fisiologiche tra i due gruppi etnici.
        Rothbard non dice affatto che la schiavizzazione renda gli hutu più intelligenti, ma che la loro superiore intelligenza innata sia una spiegazione plausibile della capacità di dominare un gruppo più numeroso. Chi propugna il libertarismo non interviene nelle dispute etniche altrui ma ne trae la dovuta lezione.

        • Pedante
          Rispondi

          Il QI non ha salvato gli hutu dalla pulizia etnica del 1994.

        • LucaF.
          Rispondi

          @Pedante
          Rothbard non fu l’autore delle newsletter di Ron Paul dato che è emerso fosse Jeffrey Tucker (si, proprio colui che poi è uscito dal LVMI accusando tutti di “brutalismo” per rifarsi l’mmagine di persona “gentile”).
          Sicché proprio come Ron Paul non fu l’autore di quegli scritti a suo nome, è del tutto possibile che quell’articolo di Rothbard non fosse tutta farina del suo sacco, ma che fosse stato elaborato da altri.
          I gruppi etnici c’entrano poco e perfino l’innatismo, c’entrano i singoli individui al vertice di quei gruppi etnici, se tali governanti sono criminali sociopatici e hanno tendenze aggressive ed egemoniche, è del tutto probabile che muoveranno l’intera tribù ad aggredire i loro vicini sulla base del loro potere e influenza (che non necessariamente si basa su un QI superiore da parte di chi prende ordini e neppure da parte di chi comanda).
          Questo accade sia in Africa che tra imperatori, re, politici e dittatori in Occidente.
          O dobbiamo credere che i tedeschi siano cattivi per natura a causa del loro QI o del loro genoma?.

          • Pedante

            Vikkala solo ipotizza che sia Tucker l’autore delle newsletter. Ma è molto più probabile che le abbia scritte Rothbard con la sua intolleranza per il politicamente corretto (http://chelm.freeyellow.com/rothbard.html). Credo che Rockwell tace perché svelare il vero autore sarebbe un atto di vigliaccheria nei confronti di un vecchio amico e mentore non più in grado di difendersi.

          • Pedante

            Nell’esaminare il Rwanda, Rothbard non fa che descrivere la realtà. Non condona il lungo dominio della maggioranza tutsi da parte della minoranza hutu, nemmeno dice che i tutsi siano più buoni o miti o che gli hutu siano più aggressivi o cattivi. La sua tesi è che gli hutu siano mediamente più intelligenti, il che spiegherebbe uno stato di cose altrimenti inspiegabile. Il libertarismo non c’entra.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    No, siamo sicuri dell’esatto contrario. I sopraffattori, proprio in quanto tali sono arretrati. Se hanno bisogno della sopraffazione è perché non sanno fare altro. I risultati economici della loro sopraffazione sono sempre negativi. Ogni volta che c’è un miglioramento, ciò è dovuto a un allentamento della sopraffazione. Appena Pinochet giunse al potere in Cile, dopo pochi giorni i quotidiani di Santiago titolarono: “Nacionalisacion de el crédito par la junta militar”. Mi si corregga lo spagnolo perché vado a memoria su testi di canti folkloristici dell’America latina. Sta di fatto che Pinochet nazionalizzò le banche ottenendo gli stessi risultati negativi dei governi Frei e Allende; il primo, nazionalizzatore democristiano delle miniere di rame; il secondo, nazionalizzatore socialista forzato dall’alleato comunista Corvalan. Il miglioramento del tenore di vita dei cileni avvenne quando ci fu una parziale rinuncia dello stato a occuparsi di economia. Ci sono tutte le premesse perché una realtà come il Bostwana eventualmente capitalista possa superare un’ipotetica Svezia fortemente socialista. Dico ipotetica perché non va dimenticata la loro supremazia delle scuole private su quelle pubbliche: 93% contro 7%. In questo basta vedere la differenza tra le due Coree (o si scrive “due Corea”?). Un conto sono le differenze, un conto sono le presunte superiorità. Se una società supera un’altra, vuol dire che si sono create delle condizioni di vario tipo; comprese quelle ambientali, di tipo climatico e culturale. Solgenitzin non era inferiore, malgrado il regime politico. Ma nei sistemi dispotici, l’essere migliori si paga con l’esilio, la detenzione o la morte. Ecco perché alcune realtà ci sembrano inferiori, in tanti rinunciano per salvarsi la vita. Come nell’attuale Italia. Un orfano di pochi giorni adottatto da Mises e cresciuto a Salisburgo può diventare un pensatore o un imprenditore di successo; anche se è nato in Bostwana. Se un bostwanese si convince che il capitalismo è migliore, è lui a essere intellettualmente e culturalmente superiore di uno svedese fissato con il “dalla culla alla tomba”. E superiore anche a Marx o a un Keynes qualunque che è stato seguito in tutte le sue sciocchezze dagli occidentali “superiori”. L’unica volta che non gli diedero retta fu quando affermò la sua altrettanto unica posizione di buon senso: quella di non penalizzare troppo la Germania sconfitta nella prima guerra mondiale. Ma il non essere ascoltato in quell’occasione determinò la sua fortuna. Infatti la Germania, per reazione, si riarmò e le sue politiche vennero adottate sia all’interno della Germania stessa che all’interno degli stati avversari della Germania. La sua era ed è un’economia di guerra e senza la guerra non ha sbocchi pratici. E’ il motivo per cui Obama vorrebbe che ottomila giovani italiani andassero ad immolarsi in Libia. Se poi si vuole affermare che le lotte tribali in Bostwana siano maggiori di quelle dei vecchi clan vichinghi, allora è tutt’altro problema. Oggi la Scandinavia è di fatto una confederazione, così come in Benelux non c’è più lotta armata tra valloni e fiamminghi. Potrebbe forse essere solo una questione di tempo. E di endovene capitalistiche in territorio bostwanese. E magari italiano, dove l’inferiorità è generata non dal “gene mediterraneo” ma da una completa mancanza di conoscenza delle dinamiche giuridico – economiche di base. L’ignoranza crea imbecillità, indipendentemente dalla potenza cerebrale iniziale. Se uno mangia cibo adulterato, non si ammala perché è debole ma perché è indebolito.

  • Spago
    Rispondi

    Il capitalismo non ha appeal! Manca quel senso di nobiltà o di para-religiosità che invece aleggia intorno alle varie forme di interventismo statale! Tutto vero il discorso di DANIEL FERNÁNDEZ MÉNDEZ, ma alla fine le disuguaglianze sono un pretesto, le motivazioni del 95% degli statalisti non sono veramente quelle che enunciano, ma una sorta di appagamento personale..

    Alla gente – specie a quelli che vogliono darsi un impegno intellettuale, politico, sociale, religioso – piace immaginare come dovrebbe essere la società.

    Non c’è nulla di male, anzi c’è molto di bene, nel chiedersi cosa è giusto e cosa non lo è, come ci si dovrebbe comportare, come sarebbe meglio per gli uomini si relazionarsi fra loro, in quale società vorremmo vivere, e così via.

    Ma ciascuno è dotato di una propria individualità (storia, esperienza, carattere, capacità, coscienza, educazione, biologia, etc..) e ciascuno partorisce domande e risposte più o meno diverse. Si riconosce in valori differenti, ordina i propri valori in modo personale, immagina a modo suo la propria vita e la vita sociale intorno a sé.

    Ciascuno di noi cerca di vivere seguendo le sue convinzioni, i suoi desideri, i suoi valori, i suoi sentimenti. Ciascuno di noi cerca di vivere seguendo le proprie domande e le proprie risposte. E ciascuno a noi deve scendere a patti con il modo in cui sono e si comportano gli altri. Tra concorrenza e cooperazione.

    Il problema è quando qualcuno spingendo la propria fantasia al limite immagina nei dettagli come dovrebbe essere la società ideale, come dovrebbero svolgersi le vite di tutti i suoi membri, quale sarebbe il modo migliore di organizzare la vita in tutti i suoi ambiti: il lavoro, la famiglia, la religione, il tempo libero, la scuola, la sessualità, etc.. e poi contemplando la grandiosità e la bellezza di quanto ha immaginato si convince che le cose dovrebbero essere proprio così e che è una grande ingiustizia siano altrimenti. E riflettendo su questa ingiustizia, sulla malvagità di questa ingiustizia – che nega agli uomini il migliore dei mondi possibili – inizia a credere che si dovrebbe fare di tutto per cancellare questa terribile ingiustizia e migliorare il mondo, portandolo a coincidere con il modo in cui lui ha immaginato dovrebbe essere.

    Per esempio, bisognerebbe che le famiglie fossero unite, che le persone si vestissero in modo confortevole e decoroso, ma senza badare al lusso, alle mode, alle marche, che tutti mangiassero in modo sano.. e soprattutto per quanto riguarda il lavoro: che tutti lo avessero, e fossero ben pagati, e in condizioni di sicurezza, e senza inquinamento, etc.. e che poi restasse tempo libero, per sè stessi, per l’arte, la cultura, la religione, etc..

    A questo punto questa persona è arrivata a pensare che non le resta altro da fare che battersi perché tutto ciò si realizzi. E si sente nobile in questo suo proposito.

    Ma in concreto a cosa aspira? Aspira a realizzare uno “stato finale”, a mettere insieme le persone come mattoncini del lego, per costruire un modello. Aspira a usare le persone come materiali da costruzione per edificare una sorta di società solida, che abbia una forma precisa e non la cambi, che obbedisca al progetto, e non si muova per conto proprio, che elimini ogni traccia di anarchia e disordine.

    Tutto sta nell’ottenere il potere che permette di costruire la società ideale e poi nell’impiegarlo. La volontà individuale, così diversa e contraddittoria tra individuo e individuo e persino nello stesso individuo, è una forza disgregante, che non obbedisce sufficientemente a un progetto comune. Per realizzare il “bene comune”, cioè il progetto di società migliore per tutti, essa va dunque ignorata ed anzi contrastata. I mattoncini del lego non hanno una volontà propria, vanno dove li mette la mano che ha il potere di disporne. Solo così si può costruire con essi un castello, un’automobile, una navicella spaziale, o un grattacielo.

    Le persone sono mosse invece da una propria coscienza, che le porta ad aggregarsi e disgregarsi continuamente in infinite forme, senza che nessuna si compia perfettamente e senza che nessuna permanga indefinitamente. Questa coscienza è contro il bene collettivo: va disciplinata. O si autodisciplina o deve essere disciplinata con un potere esterno e coercitivo. Perché la società ideale si realizzi le persone non possono fare come pare a loro, devono muoversi secondo un piano, così da portare a compimento il progetto. Questo è l’unico modo perché un progetto sia compiuto e mantenuto.

    Quindi le persone non potranno abitare dove credono e nella casa che più gli piace, né lavorare dove e come vogliono secondo gusti, possibilità e capacità, né potranno usare i guadagni del proprio lavoro autonomamente, o scambiarsi beni o prestazioni liberamente. Esse dovranno muoversi secondo le linee del programma. Dovranno costruire la società ideale e poi viverci secondo la vita che, in essa, è stata progetta per loro.

    Ciò che ne deriva sarà un controllo costante del potere su ogni singola persona. La soppressione di tutte le autonomie tranne quella del potere stesso. L’impossibilità di qualsiasi controllo democratico (la democrazia è una presa per i fondelli) e l’assenza di quei presupposti di libertà e autonomia che qualcuno ritiene dovrebbero fondare la convivenza civile.

    Per realizzare l’immaginazione di qualcuno è necessario ridurre in schiavitù tutti gli altri, è necessario spegnere l’immaginazione di tutti gli altri. Questo è il sogno di chi si batte contro il libero scambio. Nella convinzione che la libertà e l’anarchia generino ingiustizie di cui potremmo fare ameno. E / O nella convinzione che la vera libertà sia solo aderire alle loro idee, perché solo dalla realizzazione di queste può conseguire una condizione di libertà concreta. Se tutto ciò vi sembra insensato.. è perché lo è, nel modo più totale!

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