In Anti & Politica, Economia

debitoDI MATTEO CORSINI

“Immaginate dunque per un attimo se i capi di governo europei convocassero un vertice per rafforzare il progetto europeo. Se producessero annunci per un’accelerazione del processo di integrazione finanziaria, per un’innovazione obbligazionaria europea con emissioni garantite dalla commissione e della Bei per duemila miliardi destinati a investimenti infrastrutturali; se annunciassero che il processo per l’unificazione fiscale è in corso e non rimandato a dopo il 2017 per paura delle elezioni in Germania, se concordassero una sospensione “formale” per 5 anni del tetto del 3% nel rapporto fra disavanzo e Pil e così via. E immaginate che l’annuncio venga direttamente dalla signora Merkel. Questo sarebbe sì un cambiamento di paradigma. E i mercati? Non potrebbero che sottoscrivere con entusiasmo. Ma per fare ciò ci vuole leadership. Che in Europa, anzi in Germania, in questo momento – Schäuble docet – manca”. (M. Platero)

Deluso dall’esito inconcludente dell’incontro primaverile dei potenti del mondo al Fondo Monetario Internazionale, Mario Platero invita il lettore a immaginare una serie di eventi che, a suo parere, farebbero uscire il mondo economico dal torpore.

Credo che il suo “cambio di paradigma”, che sarebbe poi una delle tante varianti del keynesismo salvifico che viene propinato un giorno sì e l’altro pure dalle colonne del Sole24Ore e degli altri principali mezzi di informazione, potrebbe effettivamente essere accolto con favore da chi opera sui mercati finanziari, trattandosi ormai di soggetti del tutto dipendenti da dosi crescenti di stimoli (soprattutto monetari).

Credo anche, però, che l’ennesima dose da cavallo di doping non risolverebbe alcuno dei problemi delle economie mondiali. Semplicemente rimanderebbe nuovamente gli aggiustamenti necessari, rendendoli ancora più dolorosi in futuro.

Ci troviamo di fronte all’ennesima promessa di poter trasformare le pietre in pane, se solo si avesse la volontà di fare qualche passo in più verso il socialismo. Suppongo che Platero non vorrebbe sentir parlare di socialismo, ma non vedo come si potrebbe definire una integrazione finanziaria decisa a livello governativo, un massiccio piano di investimenti infrastrutturali finanziato socializzando il debito, oltre al processo di unificazione fiscale.

Il punto è che, oltre agli effetti deleteri per la libertà individuale e i diritti di proprietà che ogni socializzazione porta con sé, continua a essere propinata l’idea che il debito sia tale solo perché tale lo si considera, e che basterebbe mettersi d’accordo per far finta che non lo sia affinché non lo fosse.

La realtà, ovviamente, è ben diversa. Politicamente si può stabilire che il deficit e il debito non esistano, ma qualcuno, prima o poi, dovrà pagare il conto. Perché, checché ne dicano, non basta la volontà politica per trasformare le pietre in pane. Politicamente si può solo stabilire chi oggi mangia più pane di quanto avrebbe fatto senza l’intervento politico, ma non si tratterebbe di un pasto gratis. Qualcuno dovrebbe pagare il conto.

Questo i fautori del “cambio di paradigma” non lo dicono mai.

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Showing 9 comments
  • Alessandro Colla
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    E’ folle sostenere che i mercati sottoscriverebbero con entusiasmo l’accelerazione della propria fine. Tra l’altro i mercati non sottoscrivono, le sottoscrizioni sono opera delle persone fisiche. Dove mai si trovano miglioramenti con gli inteventi dall’alto? Non ho visto benefici dalla decisione di Draghi di ridurre a quasi zero il tasso di interesse, certificando così che l’euro vale quasi zero. Forse Carneade, pardon Platero, confonde i mercati con i mercantilisti.

  • Massimiliano
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    Eccolo lì, l’errore grave e la conferma che in questo blog si predica bene ma si razzola male: il termine ‘PRIMA O POI’! Il deficit e il debito esistono, eccome . . . e qualcuno sta già pagando. Il problema è che parte di coloro che hanno contribuito al suo crearsi, al suo espandersi, si astengono dal parteciparvi come presa in carico di oneri. E per ulteriore chiarimento, suggerisco di ascoltare attentamente la puntata di Virus del 05/05/2016, di cui metto il link per comodità: certo l’argomento è diverso . . . ma il concetto è il medesimo. E l’ipocrisia che ne trapela è enorme . . . chiamare ‘risparmio’ dove si tratta di mero investimento, peraltro frasi dette da coloro (imprenditori o statali) che hanno contribuito all’ingigantirsi della macchina burocratica con assunzioni clientelari di questo/a o di quello/a. E dulcis in fundo . . . gli stessi in altri frangenti (come su questo blog) richiedono meno Stato (?), meno controlli (?), ma poi loro stessi richiedono più Stato e più controlli PER GLI ALTRI (???). Che ipocrisia e che squallore . . . fate pena . . . se questa è la vostra idea ‘libertaria’.

    • Matteo C.
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      Ho l’impressione che lei abbia letto il titolo, ma non il testo. Men che meno altri pezzi del sottoscritto pubblicati su questo sito.
      Io critico proprio l’idea che si possa fare debito senza che ciò abbia un costo, attuale o futuro. Critico l’idea che si possano risolvere i problemi stampando soldi e spendendoli, ossia che si possano trasformare le pietre in pane.
      Può ovviamente farle pena lo stesso quello che scrivo, ma almeno non attribuisca al sottoscritto colpe e ipocrisie che non ha.

  • Massimiliano
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    Poi certo, per certa gente l’ideale sarebbe che la massa non andasse più a votare così le Corporazioni prenderebbero a pieno titolo il sopravvento, con tutte le conseguenza del caso: individuo singolo, solo, senza più contatto con nessuno . . . facilmente addomesticabile e sottomesso ai gruppi di potere. Altro che debito e deficit . . . prima o poi!

  • Alessandro Colla
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    Io probabilmente sono fortemente limitato e il mio grado di comprensione richiede un aiuto da parte di Matteo Corsini o degli altri commentatori. Può darsi che il titolo “prima o poi” non sia il più felice, ma immagino sia puramente indicativo e non neghi di per sé che qualcuno stia già pagando. Significa voler esortare chi di dovere a non continuare a compiere gli errori di sempre per evitare che in futuro (prima o poi!) qualcuno debba pagare la reiterazione di quegli errori. E comunque un titolo eventualmente impreciso non manda certo sul banco degli imputati un contenuto che si manifesta, invece, come il massimo della precisione. Non so se vedrò Virus, due ore e mezzo potrei non averle a disposizione. Ma mi è oscura quella locuzione “gli stessi… ma poi loro stessi…” Al di là della ripetizione, che c’entra l’eventuale ipocrisia di quegli imprenditori con la presunta incoerenza dei commentatori di questo sito? Dove sarebbe il nesso? I citati commentatori avrebbero una falsa idea libertaria perché gli imprenditori intervistati dalla RAI sono incoerenti? Quindi, poiché Renzi e Berlusconi sono stati incoerenti in materia fiscale, anch’io sono incoerente quando parlo male del fisco. Né vedo l’attinenza del discorso sulla partecipazione al voto. E’ una forma, questa sì coerente, di protesta verso il tradimento della rivoluzione liberale e di indifferenza verso le politiche stataliste. Finché non ci sarà una lista che abbia nel suo programma elettorale l’abolizione del fisco, del proibizionismo e più avanti dello stato stesso, è perfettamente comprensibile che chi crede in quel programma non vada a votare. Le corporazioni hanno già preso il sopravvento, grazie anche a un’immaginaria legittimazione conquistata attraverso il consenso elettorale. La sottomissione ai gruppi di potere è già evidente e lo era anche quando la partecipazione al voto superava il 97%. E’ evidente che votare non conti nulla e altrettanto nulla sposti. L’individuo diventerebbe solo, senza contatto con nessuno perché si astiene dal voto? Anche qui dov’è la connessione? Chi mi impedisce di fondare un’associazione per il non voto? Se gli associati si riuniscono, dove sarebbe la solitudine? A me sembra che i facilmente addomesticabili si trovino tra coloro che continuano a credere nelle attuali liste elettorali.

  • Albert Nextein
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    Platero ha visto un bel mondo.
    Ma non ha il polso della situazione.
    Appartiene alla schiera di coloro che amano decidere disponendo di beni e proprietà altrui.
    Un privilegio che non può continuare per sempre, senza un necessario redde rationem planetario.
    Il primo guadagno è il risparmio, non il debito.
    E non c’è ideologia che possa dimostrare il contrario.
    Nell’economia è normale avere crediti e debiti, cassa e scadenze.
    Ma non si può snaturarla, tramite azioni finanziarie e monetarie, fondandola su debiti pubblici e privati sempre maggiori.

  • christian
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    Bel pezzo.
    Comunque, direi che è evidente che Massimiliano è un Troll (scusate il gergo “internettiano” da frequentatore di forum) ma dato che le risposte agli inutili commenti di quest’ultimo sono molto belle (al pari dei pezzi principali) spero che continui ad affermare che tutti (molti) quelli scrivono su questo sito si professano libertari, ma in realtà sono statali parassiti pagati con le tasse di chi lavora onestamente.
    [mi viene un dubbio; non è che Massimiliano ha comprato qualche libro di Facco, non ne è rimasto soddisfatto, a chiesto indietro i soldi che non gli sono stati ridati ed ha deciso di vendicarsi sul sito del Movimento Libertario?).

    • Albert Nextein
      Rispondi

      Quando si acquistano i libri di Facco sarebbe bene ordinarne almeno 5 copie, e regalarne 4.

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