In Anti & Politica

SPERANZADI VALENTINA CAVINATO

E’ stata una giornata molto pesante, libertariamente parlando. Ho letto cose che mi hanno lasciato l’amaro in bocca e, come faccio sempre, dico la mia. La mia homepage mi ha fatto sapere che alcuni “liberali” (non libertari, in quanto un libertario non si candiderebbe, come insegna Ricossa) sono candidati in diversi partiti. Rispetto ovviamente le idee di tutti, ci mancherebbe, alcuni sono amici che conosco personalmente, ma mi si conceda di esprimere la mia opinione. Chi si candida, poco importa se si tratta delle Amministrative, o è INGENUO, in buona fede, e crede quindi di poter davvero apportare un suo contributo in questa repubblica delle banane o è un AFFARISTA.

*L’AFFARISTA*

– Può candidarsi per INTERESSI PERSONALI.

– Può candidarsi per INTERESSI ECONOMICI. Ricordo ai distratti, che la somma percepita per ricoprire un ruolo istituzionale, proviene sempre dalla rapina fiscale, perpetrata ai danni del contribuente. Non parlo volutamente della trappola della corruzione, perché quello è un argomento a parte.

– Può candidarsi per acquisire VISIBILITA’. Può essere una semplice voglia di protagonismo, una voglia di diventare “famoso”. Visto che un’Amica si è candidata con Marchini, sono andata a leggermi su Google la storia del candidato alla carica di Sindaco di Roma. Ho strabuzzato gli occhi e vi spiego il perché. [Alfio MARCHINI, nato a Roma da una famiglia di costruttori vicina al PCI. Assume la guida della società di famiglia nel 1989, dopo la morte del nonno, ancor prima di terminare gli studi di ingegneria civile, presso la Sapienza di Roma. Dal 1998 guida le attività imprenditoriali della famiglia, soprattutto fuori dall’Italia. * Nel giugno del 1994 viene nominato, dai Presidenti di Camera e Senato, membro del CdA della RAI e dal luglio dello stesso anno diviene Presidente del CdA di SIPRA, la concessionaria di pubblicità della RAI. * A dicembre 1994 si dimette dall’incarico a causa del disaccordo sulla strategia aziendale e sulle nomine realizzate dall’allora governo Berlusconi. * Dal 1995 al 1998 è Amministratore Delegato di Roma Duemila S.p.A., società di proprietà del gruppo Ferrovie dello Stato. * Alla fine degli anni ’90 ricopre l’incarico di membro del CdA della Banca di Roma (una delle tre banche italiane controllate dall’IRI).] Un imprenditore ha già le sue giornate stracariche di impegni, deve mandare avanti la propria azienda, ma le nomine, chissà perchè, fanno gola a tutti. E questo imprenditore ha una collezione di nomine stataliste di tutto rispetto. Oggi il Marchini avrebbe addirittura il tempo per fare il Sindaco di Roma, con conseguente frequentazione dei vari programmi televisivi, ça va sans dire. Chapeau!

*L’INGENUO* – Si candida perché crede che la situazione fallimentare in cui versa il paese, sia ancora modificabile. Quello che molti non hanno ancora capito, o forse non vogliono capire, è che il cancro ha ormai sviluppato metastasi in tutto il paese, dalle Alpi alla Sicilia. E’ il sistema che trasforma tutto in merda e questo sistema nessun candidato eletto potrà mai modificarlo.

– Può il Sindaco di Roma licenziare la metà dell’esercito di dipendenti comunali, quelle zecche maledette che timbrano il cartellino in mutande, o che vanno nelle ore di “lavoro” a fare la spesa? Certo che no!

– Può il Sindaco di Roma cambiare quelle procedure demenziali, partorite dai burocrati, che vessano il cittadino con mille leggi e regolamenti, creati apposta per “giustificare” lo stipendio dei parassiti? Certo che no!

– Può il Sindaco di Roma decidere di abbassare una pressione fiscale che ci sta stritolando e che porta sempre più persone al suicidio? Certo che no!

Il SISTEMA, con la complicità della COSTITUZIONE più bella del mondo, è stato concepito e costruito ad hoc, proprio per essere irriformabile. Fino agli anni ’90 potevamo ancora credere alle favole, oggi no. Infatti nel ‘92, con l’arrivo di tangentopoli, gli italiani si erano illusi, credevano che questo scandalo avrebbe permesso al paese di ripulirsi e di ripartire. Il seguito ci ha invece dimostrato l’esatto contrario, le cose sono addirittura peggiorate. Ormai gli arresti sono all’ordine del giorno. Come dico da molto tempo, non c’è soluzione, non c’è speranza. La soluzione è solo individuale. E non perché sia una disfattista per vocazione, ma semplicemente perché ho conosciuto quegli ambienti dall’interno, perché ho aperto gli occhi sull’intero scenario e ho potuto così incastrare tutti i pezzi del puzzle.

Auguro a tutti di vincere e ne riparleremo quando avrete toccato con mano il marciume, diffuso in ogni ufficio pubblico. L’altro argomento di oggi che mi ha fatto sorridere, è l’elogio dell’autovelox da parte del Sindaco di Cantù. Non mi soffermo, ma voglio dire che ci sono delle contraddizioni che mi saltano facilmente all’occhio. Come si fa a urlare “IL PRIMO LADRO E’ LO STATO: BASTA RAPINA FISCALE” e al tempo stesso riempire di autovelox il proprio territorio comunale, facendone l’elogio?

La LIBERTA’ per molti è a intermittenza, come le lucine dell’albero di Natale. Anche chi si definisce “libertario” è sempre pronto ad infilare qualche deroga, chi su un argomento, chi su un altro, a seconda della propria convenienza.

Noi libertari pensiamo di essere quattro gatti, ma di quei quattro, almeno due e mezzo sono solo lib(qualcosa). Oggi andrò a letto con la parola di sempre scritta nella mia mente, però stasera la parola è scritta in neretto: HOPELESS.

Recent Posts
Showing 16 comments
  • Albert Nextein
    Rispondi

    Eppure qualche libertario che si turi il naso e tenti di farsi eleggere per me non è sbagliato.
    I soldi che prende li devolve alla diffusione delle idee libertarie, gli interventi che fa in parlamento idem, le proposte anche poche che siano idem, i comportamenti tutti libertari.
    Non per il potere, ma per diffondere idee e comportamenti libertari.
    Una volta c’erano i radicali, oggi potrebbero esserci due o tre libertari.
    Gente che viene eletta e poi dà l’esempio di un’esistenza alternativa.
    Se poi le cose non funzionano davvero ci si dimette.
    Perché Ron Paul ,che mi pare sia libertario, ha partecipato ad elezioni?

    • Vincenzo
      Rispondi

      Il libertarismo ha una posizione così estrema che non potrebbe mai ricevere tanti voti a tal punto da cambiare radicalmente le istituzioni. Al più, potrebbe averne tanti da avere voce in capitolo nella composizione di una maggioranza, molto probabilmente di destra moderata, e ottenere delle riforme.

    • Valentina CAVINATO
      Rispondi

      Qui dobbiamo turarci qualcos’altro…non il naso…

  • malgaponte
    Rispondi

    Facciamo cinque gatti !. Ci sono anch’io (per quanto può contare) !

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Può anche verificarsi una situazione particolare in cui lo strumento elettorale sia utile per scardinare il sistema. Scardinare, ovviamente, non riformarlo. Attualmente non sembra vi siano le condizioni. Nelle prossime votazioni, salvo errore, non ci sono liste libertarie né singoli candidati libertari presenti nelle liste depositate. I radicali, con Pannella malato, hanno sposato la linea Bonino. Non più liberali, liberisti e libertari ma candidati con gli statalsti ufficiali e maggioritari che rispondono al nome di democratici. Con la linea Pannella, almeno, si candidavano un po’di qua e un po’ di là per portare istanze similari a quelle libertarie all’interno degli altri partiti. Come si possa pensare di inserire elementi liberali in un partito statalista, non è dato di sapere. E’ come ritenere di innestare dosi di liberalismo in un partito comunista, candidandovi Antonio Martino. Forse i radicali agivano come la chiesa cattolica dopo la scomparsa della Democrazia Cristiana. Alcuni candidati a sinistra, altri a destra purché testimoniassero le istanze dei credenti in questioni come famiglia, morale ed altro. Oggi sarebbe il caso di attuare il non expedit. Ma se vi sono situazioni locali con candidati libertari è bene segnalare le liste in questione. E se si ritiene opportuno, votarle a scopo di testimonianza.

  • Liberalista
    Rispondi

    Ha ragione Valentina.
    Anche io ho vissuto dall’interno la politica (e le istituzioni), illudendomi di potervi portare un approccio libertario. Inutile spreco di tempo, vi garantisco.
    La politica ha dei meccanismi che sono basati sull’idea stessa di “intervento politico” che è l’assoluto contrario dell’idea libertaria. Per dirla in altri termini, si tratta della dicotomia nota tra i mezzi economici e i mezzi politici di Oppenheimer. O della distinzione tra la Legge come principio (Birindelli docet) e la legge fiat.
    Chi non crede nel primo approccio, quello politico e legalitario, non ha alcun senso che “scenda” in politica. La politica attiva, istituzionale, da eletti, è socialista, statalista, democratica, per definizione. Non si scappa.
    La bestia stato non la si ammazza dall’interno. Deve crollare sotto le proprie contraddizioni. Non sarà un partito o un candidato libertario a modificare le cose.
    La testimonianza libertaria… o è intransigente (e quindi senza alcun compromesso col sistema, coi partiti e con le prebende) o diventa perfino controproducente, come la storia dei movimenti liberali insegna.

    Approfitto, però, di questo commento per chiedere ai commentatori più attivi (e perchè no, allo stesso Leo e all’articolista), cosa ne pensino di spostare lievemente il “mirino”, per provare a rendere più efficace la battaglia per la vera libertà.
    Mi spiego meglio: il libertarianismo (lo chiamiamo ormai così per non fare confusione lessicale con termini similari e spesso usati a sproposito in Italia) è un’ideologia coerente, ma ha il grosso limite di voler cambiare tutto anche per chi invece le cose non le vorrebbe affatto cambiare. Per capirci, non riusciremmo mai a cambiare la testa di un comunista, o di un socialdemocratico, o di un fascista, che vuole la mamma-stato come paracadute delle insoddisfazioni della propria vita.
    Non solo: rischiamo di risultare incoerenti quando diciamo che ognuno deve essere libero di pensarla come crede (giustamente!) e di vivere come preferisce, senza che nessuno gli imponga un sistema di valori a lui estraneo, e poi però proponiamo un modello in cui non vi è spazio per un’idea differente.
    Non fraintendetemi: non è in discussione il principio di non aggressione, che deve essere alla base di ogni discussione, proprio perchè regola di base della convivenza tra esseri umani, dal numero di 2 in su.
    Ciò che io provo a mettere in discussione è che il libertarianismo debba essere messo in “antagonismo” e competizione con gli altri sistemi politici, finendo per combattere la stessa guerra per il dominio assoluto.

    Non sarebbe invece più corretto far capire che i libertarians non vogliono imporre nulla a nessuno, ma che vogliono invece fare in modo che ognuno possa vivere appieno il proprio sistema di valori, usufruendo appieno dei pro e dei contro che ogni sistema politico porta con sè?
    Quindi, completando il ragionamento, non sarebbe più produttiva una proposta politica che miri a dare lìopportunità di esistenza ad una miriade di organizzazioni sociali e politiche (chi vorrà potrà continuare a masturbarsi con la parola stato) che convivono nello stesso territorio, un po’ come fanno già le religioni e le associazioni, in un quadro di non aggressione reciproca?

    In questo senso perfino il discorso elettorale avrebbe un senso diverso, perchè si tratterebbe di avere come obiettivo l’approvazione di un insieme di poche leggi mirate a dare libertà di adesione e di cancellazione ai residenti, senza dover cambiare tutto il resto. Restando così fedeli alla non imposizione di alcun modello predefinito a nessun’altra persona.

    Che ne pensate?

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Mi sembra che la linea sia già quella proposta da Liberalista. Il problema non è immaginare se sia “più corretto far capire” che non ci si vuole imporre, ma quali siano gli strumenti più adatti a farlo capire.

  • Spago
    Rispondi

    non credo che gli statalesi accetterebbero di coesistere coi libertari, in una qualche panarchia.. cioè restando loro sotto l’ordinamento che vogliono, ma permettendo a noi di uscirne.. anche se forse potrebbe essere un modo per loro di “espellerci” visto che ci considerano pazzi, antisociali, probabilmente pericolosi..

    • Spago
      Rispondi

      però pensando che vanno in giro per il mondo ad attaccare tutti, mi sa che non riuscirebbero a lasciarci in pace per più di cinque minuti.. anche perchè un qualsiasi tipo di comunità libertaria sarebbe un paradiso fiscale di quelli a cui fanno quotidianamente la guerra..

  • Albert Nextein
    Rispondi

    Certo che due o tre libertari non possono molto, se eletti.
    Ma possono fungere da esempio alternativo di vita e di impegno politico.
    E avrebbero qualche occasione aggiuntiva, e di buona visibilità , se eletti, per diffondere la alternativa libertaria.
    Alternativa è quello che manca, anche perchè la gente non la conosce.
    Come spieghi il successo di 5stelle, se non inteso come alternativa al vecchio marciume?
    Grillo ha diffuso il messaggio.
    E se Grillo fosse stato un libertario?

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Non abbiamo la sfera di cristallo. Non sappiamo se la posizione estrema di una lista libertaria sia destinata per decreto trascendente a non poter ricevere i voti sufficienti a cambiare radicalmente le istituzioni. Il problema posto sembra di diverso approccio: può un sistema essere sostituito da un altro attraverso il voto?

  • Ari
    Rispondi

    Questo interessante dibattito considera solo gli aspetti politici ed economici del problema.
    Se parlate dei sistemi in astratto OK; ma se vi riferite, come credo, all’Italia, allora non potete non considerare anche gli aspetti culturali e psicologici della questione.
    Stiamo parlando di un popolo caratterizzato da tre difetti principali:
    INVIDIA, IPOCRISIA e PAVIDITA’.
    Tre caratteristiche che sono l’ideale terreno di coltura delle ideologie le più lontane possibili dall’idea libertaria che infatti spadroneggiano in questo povero Paese.
    Ergo, ha ragione la Cavinato: non c’è speranza di cambiamento e la soluzione è solo individuale, perché i sistemi politici e i regimi puoi teoricamente pensare di abbatterli o riformarli; mentre le caratteristiche psicologiche di un popolo sono immodificabili in tempi non biblici.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Ma questi tre difetti ce li ha la maggioranza degli italiani?

  • spago
    Rispondi

    Comunque è vero i mezzi politici non si addicono ai libertari, il modo più coerente per i libertari sarebbe cercare di ottenere degli spazi di libertà comprandoli, piuttosto che tramite l’ambaradan democratico, istituzionale. Una realtà privata dove nullificare (ignorare col consenso di tutti) le leggi dello Stato italiano.

  • Ari
    Rispondi

    @ Alessandro Colla
    Mah, la maggioranza oppure una minoranza molto agguerrita il risultato non cambia.
    Attraverso questi tre nefasti difetti, che peraltro ritrovo anche nella mia quotidianità, credo si possa spiegare tutta, ma proprio tutta, la Storia di questo Paese.
    Anche da ciò deriva il mio consenso a questo e agli altri articoli della Cavinato.
    Quindi ribadisco che se siamo messi come siamo, lo dobbiamo certamente a questo “sistema” antitetico alle idee libertarie,ma anche al carattere delle persone.
    Infatti, ci sono Paesi messi anche peggio dell’Italia sotto il profilo della pervasività dello Stato e tuttavia se la cavano meglio di noi.
    Allora, o lo Stato non è il vero problema, oppure, al di là dei sistemi, la differenza la fa il carattere delle persone. Io propendo per la seconda ipotesi.

  • Liberalista
    Rispondi

    Il problema posto sembra di diverso approccio: può un sistema essere sostituito da un altro attraverso il voto? (cit. Alessandro Colla).
    Mi pare che sia proprio questo il punto, ribadito anche da Spago, quando conferma che i mezzi politici non si addicono ai libertari.

    E se invece una delle strade fosse quella dell’obiezione di coscienza, in misura simile a quella prevista nel passato per chi era contrario al servizio militare?
    Mi spiego meglio: se ogni residente in Italia potesse optare per quali “servizi statali” pagare e quindi quali poter ricevere? Si potrebbe pensare, ad esempio, ad una suddivisione percentuale della spesa pubblica totale per ogni tipologia di servizio, e poi chi fosse contrario a finanziare lo stato in quel settore, potrebbe non pagare quella % di imposta. Esempio classico: le spese per le missioni militari; o quelle per il sistema sanitario (inutile dire che chi dovesse rinunciarvi pagherebbe un “prezzo” di mercato in casi di bisogno); o quelle per la pensione, per il costo delle istituzioni, e così via.
    In quel caso, lo stato non verrebbe smantellato per decisione politica, ma quasi certamente sarebbero le singole scelte individuali (in altri termini, il meccanismo di libero mercato) a determinarne la morte, per inutilità ed asfissia economica.

    Ecco, secondo voi, una battaglia per l’obiezione di coscienza sulle voci di spesa dello stato, può essere fatta? E se sì, in quale forma e con quali strumenti?

Leave a Comment

Start typing and press Enter to search