In Anti & Politica

stataleDI MAURO GARGAGLIONE

Io ho sempre lavorato in aziende private e in tanti anni ne ho cambiate diverse, con alcune mi sono trovato meglio che con altre e infatti le ho lasciate per andare altrove, ma una cosa non mi è mai successa, vergognarmi dell’azienda per cui lavoravo.

Io penso che lavorare alle Poste, alle Ferrovie, in un qualsiasi ufficio della amministrazione pubblica senza vergognarmi profondamente, per me sarebbe impossibile. Il fatto è che una persona appena normale non può non vergognarsi di appartenere alla pubblica amministrazione e per resistere a lavorare in un posto degenerato come un ufficio pubblico attua una strategia difensiva, magari a livello inconscio, diventa aggressiva e arrogante con coloro che sono forzati a utilizzare i servizi dei pubblici uffici.

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Ma voi potete immaginare il cameriere maleducato di una pizzeria che fa pizze immangiabili? Non è possibile direte, perchè se una pizzeria serve cibo schifoso non può stare sul mercato e non avrà nessun cameriere, educato o maleducato che sia.

Ecco, un ufficio pubblico è un posto che siete obbligati a frequentare servito da camerieri maleducati, incompetenti, arroganti e indisponenti. Gente che non merita neanche un minimo di humana pietas, come non ne meritavano gli aguzzini dei lager. Sono una razza degenerata. Sì, sono razzista, ma non c’entra il colore della pelle.

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  • Alessandro Colla
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    Infatti il problema non è razziale e Gargaglione non è razzista. Gli accidiosi non sono “razza degenerata” ma persone la cui professione li ha portati a diventare dei degenerati sul piano comportamentale. Anche perché in tutte le pubbliche amministrazioni del mondo, con tutte le razze assunte, la situazione è più o meno quella descritta; magari le burocrazie mediterranee sono peggiori delle altre. A dire la verità, qualcuno non si è limitato a diventare così; lo era già prima dell’assunzione e la sua collocazione lo ha soddisfatto in anticipo, specialmente se indossa galloni o divise varie. Certo, non bisogna generalizzare ma le mosche bianche non cambiano il risultato. Purtroppo non sarei così fiducioso sui camerieri delle pizzerie, dal momento che il socialismo di fatto delle nostre istituzioni ha contagiato anche esercenti e dipendenti preivati. In un locale romano del quartiere San Lorenzo, alla mia domanda sulla provenienza del vino sfuso, la giovane inserviente mi risponde “che ti importa?” Certo, molto professionale. Come tutti sanno, infatti, i vini sono tutti uguali. Probabilmente, terminati gli studi universitari pagati con il lavoro serale, quella giovane aspirerà a un posto pubblico. Il socialismo reale ha abbassato anche le difese immunitarie e i gusti del pubblico, dal momento che troppi di questi locali non chiudono.

  • Evaristo
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    Ma adesso è niente, almeno un po’ di inchieste sugli assenteisti e le false mutue sembrano farle.
    Anche se poi, se uno timbra ed esce, difficilmente è una persona indispensabile all’ingranaggio. Spesso è perchè non funzionano le cose a monte, si è in sovrannumero e quel dipendente non ha proprio nulla da fare; quindi se va a pescare non fa più danno di chi entra, resta e comunque non lavora.
    Quando – non dico gli ottusi sbirri con la microcamera nascosta vendicatrice della nuova razza mutante di cittadini giustizialisti, ma almeno quelli che li mandano – lo capiranno, allora-forse-chissà si potrà parlare di vera pulizia.

    Un paio di cose sugli anni 70.
    *
    Al liceo statale ho avuto per tre anni una prof di biologia e non ho mai – dico MAI in tre anni – avuto il dispiacere di essere stato interrogato da lei,
    (anche perchè io cercavo di evitarla, preferendo la meno esigente supplente eh-eh-eh!!! ) l’avrò vista 40-60gg ogni anno, poi regolarmente andava in mutua.
    *
    Entrare in un ufficio pubblico e trovare un impiegato allo sportello che faceva parole crociate in bella vista e alzava gli occhi per darti retta solo quando voleva lui, era la norma. Mai visto nessun responsabile con cui protestare che – se c’era – li copriva.
    Superprotetti e intoccabili gli strafottenti culi di pietra ammorbavano la vita
    di tutti i giorni. Io, benchè ragazzo, provavo un senso di schifo e vergogna per loro, mentre notavo che la gente sembrava piuttosto invidiarli.
    Ora i loro figli sono diventati le nouvelles tricoteuses di cui dicevo sopra.

  • Albert Nextein
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    In gran parte remore o sanguisughe.
    Di certo non producono ricchezza, ma la limitano.

  • Giovanni
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    Io lavoro nel pubblico e condivido in parte il fatto che negli uffici pubblici ci lavorino persone che non dovrebbero starci. Vi invito però a non generalizzare e a evitare inutili cacce alle streghe

  • PIETRO
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    La causa del nostro immenso deficit , che non accenna a diminuire, sono proprio i dipendenti statali. La legge dà a loro un potere immenso (vedi qualsiasi tipo di sanzione) in caso di infrazione alla stessa. E loro si sentono forti, con la scusa di farla rispettare e “bastonano”. Ma dovrebbero pensare anche che li manteniamo noi con le nostre tasse.
    Per non parlare dei loro stipendi e degli orari che fanno: quindi a casa almeno il 50% di loro, abbassare lo stipendio di quelli che restano del 30% per portarlo alla media degli altri lavoratori a parità di orario. Chi non ci sta, va a casa di sua spontanea volontà. Ci vuole una rivoluzione, e penso che ormai la gente non ce la fa più a sopportare questa situazione.

  • Alessandro Colla
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    Il problema non è legato alle persone che negli uffici pubblici non dovrebbero starci. Sono gli uffici pubblici che non dovrebbero starci. Finché esistono non si può abbassare il loro stipendio perché sarebbe una violazione contrattuale. Ma si può dire “non ci sono soldi per aumenti di stipendio o incremento di personale”. Se le mansioni che svolgono fossero affidate al mercato, “a casa” (o meglio trasferiti nel settore privato”) ci andrebbe il novanta per cento. A voler essere pessimisti. Giusto il non generalizzare chiesto da Giovanni ma l’affidamento di servizi, oggi gestiti monopolisticamente dal settore pubblico, alla libera iniziativa sarebbe meno mortificante per coloro che lavorano nella pubblica amministrazione in modo onesto. Oggi sono guardati a vista da colleghi e sindacati, a volte anche da dirigenti. Se Copernico entra nell’economia, nessuno deve più rammaricarsi di appartenere a una categoria di schiavi di lusso. E nel caso dell’usciere, neanche tanto di lusso.

  • Gianluca
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    che marea di stupidaggini ho lette! cosa vuol dire poi facciamo diventare il pubblico privato? privatizziamo le forze dell’ordine? la scuola? la sanità? nemmeno gli oggettivisti americani, la feccia dell’america, si spingono a tanto. che il pubblico vada riformato non ci piove, che vada eliminato è una corbelleria degno di un epigono cognitivamente ipodotato della rand. i fannulloni sono ovunque, solo che nel pubblico si notano di più perché lo stato è il più grande datore di lavoro del paese. i liberisti decerebrati dovrebbero forse porsi qualche domanda alla luce dell’imminente cambio di paradigma dettato dall’automazione: il mercato del lavoro si sta contraendo perché l’automazione sta facendo meglio e più in fretta il lavoro dell’uomo. bene, come li impieghiamo gli uomini tagliati fuori dal mercato del lavoro (che saranno sempre di più e con posizioni sempre più importanti)?

  • Alessandro Colla
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    Sulla marea di stupidaggini occorrerebbe sapersi guardare dentro. Infatti, ritenere che la causa della contrazione del mercato del lavoro sia l’automazione e non la pressione fiscale è cosa proprio degna della marea di cui sopra. L’automazione può creare e in parte ha creato opportunità di lavoro, contrariamente a quanto ne pensano i neoluddisti. Curioso, poi, che i tagliati fuori dal mercato del lavoro avranno posizioni più importanti. Beati loro! Se ci fosse un autentico mercato, ed è autentico solo quando è libero, non ci sarebbero persone tagliate fuori. A parte che America e Rand si scrivono con la maiuscola; a parte anche la punteggiatura, la vera feccia è chi si ostina a difendere un sistema, quello statale, evidentemente parassitario. La feccia è quella totalitaria, altro che gli oggettivisti. I cognitivamente ipodotati sono quelli che gli autori come Ayn Rand o altri non li hanno mai letti, ne hanno solo sentito parlare da qualcuno che gli racconta idiozie e allora ne parlano male anche loro. E comunque non hanno la preparazione sufficiente per approvarli o disapprovarli. Altrimenti saprebbero che “liberista decerebrato” è un ossimoro. Decerebrato è colui che pensa che per risolvere i problemi sia sufficente stampare denaro, l’esatto contrario del pensiero liberista. Al di là della solita intolleranza fascista tipica di chi designa nel modo in cui abbiamo letto quelli che la pensano diversamente da lui, la risposta da offrire a cosa vorrebbe dire far diventare il pubblico privato è semplice: privatizzare tutto. Forze dell’ordine, scuola, sanità? Sì! La scuola per prima, così le idiozie sarebbero più rare perché quando si conosce ci si vergogna ad affermare l’assurdo. I fannulloni possono essere ovunque ma se sono un cliente posso scegliermi un altro negozio, se sono un suddito non posso cambiare servizio se non espatriando. Si ammette che lo stato sia il più grande datore di lavoro e poi ci si lamenta perché le cose vanno male, la crisi impera e il lavoro non c’è. Si riconosce involontariamente la causa di tutto questo e si vuole risolvere il problema aumentandone le cause o quanto meno non eliminandole. E non è vero che non ci sia in America chi non si spinge a tanto. Rothbard era americano, lo sono Nozick e Hoppe, lo era la stessa citata Rand che pur minarchica non voleva certo scuola e sanità pubbliche. Anche perché questi pensatori ritengono, giustamente, che riformare il settore pubblico sia utopistico. La vera corbelleria non è eliminarlo ma pensare di mantenerlo. E’ pieno il mondo di teorizzatori di società senza stato ma ancora qualcuno non se ne è accorto. Sarebbe sufficiente informarsi ma poi come ammettere la propria ignoranza? Meglio continuare a dire che la peste la provocano gli untori (o l’automazione, il liberismo, il capitalismo) che doversi scontrare con il conformismo imperante e con le direttive di partito. Meglio ancora è rifiutarsi di guardare nel telescopio galileiano per non ammettere che è la terra a girare intorno al sole, non il contrario. Il confessionalismo non muore mai. Ma quanda si spaccia per laico è ancora più ridicolo. Quando non più pericoloso.

  • Gianluca
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    parlare con voi è tempo perso. ma bisogna farlo poiché siete particolarmente pericolosi, perché, voglio sperare, fondamentalmente ignoranti. sul cosiddetto fenomeno del “technological unemployment” ci sono così tanti studi che francamente starne qui a discutere mi sembra ridicolo. l’automatismo ha creato posti di lavoro per i programmatori in genere, ma ne ha tolti molti di più alle persone che non sono cognitivamente in grado di frequentare certe lauree e capire certi concetti. l’ignoranza poi della storia dell’europa vi porta ad ignorare che una società come la vorreste voi c’è già stata, vale a dire quella feudale. un grande storico francese marc bloch ha scritto una pietra miliare della storiografia medioevale chiamata la société féodale, una società in cui tutto era privatizzato, proprietà del feudatario il quale aveva ampi diritti sui propri vassalli. mi si torcono le budella quando sento poi la volontà di privatizzare la scuola: e chi deciderebbe i programmi di una scuola privatizzata? anche in questo caso, abbiamo l’esempio di secoli di scuole private, ovvero cristiane, che hanno diffuso solamente oscurantismo e ignoranza tra la popolazione e hanno impedito la conoscenza e il progresso scientifici. mi viene solamente da vomitare quando leggo certe prese di posizioni. voi non fareste altri che far sprofondare l’intere umanità nelle tenebre dell’alto medioevo. l’unico fine della rand (scritto volutamente minuscolo, poiché non ho rispetto di certa feccia) come scrisse in atlas shrugged è quello di fare soldi. beh, questo fine non contempla certo la libertà di fare ricerca e di conoscere, l’onestà intellettuale, e non fa altro che monetizzare la libertà degli esseri umani: se vuoi essere libero, devi fare soldi. ma i soldi si possono fare in mille maniere, e chi decide nella vostra società di criminali qual è la maniera lecita di fare soldi? avrei tante altre cose da scrivere, ma mi fermo qui perché interagire con voi è veramente rivoltante. siete contro la vita, contro il progresso, contro la società.

    • spago
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      – “parlare con voi è tempo perso. ma bisogna farlo poiché siete particolarmente pericolosi, perché, voglio sperare, fondamentalmente ignoranti.” Sei un presuntuoso e discutere con qualcuno dai presupposti che enunci è più che altro un atto di autoerotismo.

      – “l’ignoranza poi della storia dell’europa vi porta ad ignorare che una società come la vorreste voi c’è già stata, vale a dire quella feudale. un grande storico francese marc bloch ha scritto una pietra miliare della storiografia medioevale chiamata la société féodale, una società in cui tutto era privatizzato, proprietà del feudatario il quale aveva ampi diritti sui propri vassalli.” L’ignorante sei tu. Lasciando stare di discutere come fosse la società feudale, i libertari non vogliono una società feudale, in cui tutto è proprietà “”””privata”””” del feudatario. Scrivendo queste cose mostri di non conoscere il pensiero libertario e la società che i libertari vorrebbero. Ma soprattutto mostri di non capire i termini “proprietà privata” e “privatizzato”. La proprietà è privata quando appartiene a chi se la guadagna onestamente e a chi la ottiene senza aggredire il prossimo, non è privata quando appartiene a un potere politico che se la prende coercitivamente, si presenti esso nelaforma di uno stato democratico, di una dittatura, di una repubblica, di una monarchia o di una società feudale. La prima proprietà privata è l’autoproprietà. Io sono proprietario di me stesso e dunque non posso essere proprietà del feudatario, come non posso esserlo del monarca, del dittatore o della maggioranza democratica. Quando un potere politico controlla un territorio e le persone che ci vivono, non esercita alcun diritto di proprietà, ma al contrario calpesta i legittimi diritti di proprietà di tutte quelle persone. Se ritieni l’ignoranza un male, renditi conto che tu per primo sei ignorante e stai parlando di cose di cui non sai niente e non hai capito nulla.

      – “e chi deciderebbe i programmi di una scuola privatizzata? anche in questo caso, abbiamo l’esempio di secoli di scuole private, ovvero cristiane, che hanno diffuso solamente oscurantismo e ignoranza tra la popolazione e hanno impedito la conoscenza e il progresso scientifici.” Ovviamente li deciderebbero i privati, facendo scelte diverse, che avrebbero poi più o meno successo sul mercato. Vale a dire che sarebbero dirette dai clienti paganti. Situazione assai più desiderabile di quella odierna. Se lei crede nell’omologazione, nel centralismo, nel dirigismo e nella burocrazia come fonti ideali per ottimi programmi scolastici mi dispiace per lei. Fatto sta che pur essendo io ateo e tutto sommato abbastanza anticlericale, ance sulle scuole cristiane ti sbagli: 1 non mi risulta che operassero in un regime di libero mercato, 2 con tutti i progressi fatti nel frattempo, il benessere diffuso, le nuove tecnologie, etc.. si verrebbe a creare una situazione molto diversa, 3 non hanno affatto diffuso solo oscurantismo e ignoranza. Questa affermazione è storicamete assurda.

      – i soldi: hai una visione talmente assurda, irrazionale e falsa dei soldi che non sto neanche a provare a contestarla.

      – “chi decide nella vostra società di criminali qual è la maniera lecita di fare soldi?” fare i soldi in maniera lecita significa farli nel rispetto del principio di non aggressione. Puoi ottenere la legittima proprietà di qualcosa tramite un atto di appropriazione originaria, tramite libero scambio, tramite il dono. Se invece prendi qualcosa con la forza, come fa lo Stato che tu invochi, sei un criminale. La società criminale è perciò la tua: la società statalista è basata sul furto e l’aggressione.

      – “siete contro la vita, contro il progresso, contro la società”. Affatto. Gli Stati sono i peggiori criminali. Nessuna altra organizzazione umana ha mai fatto tanti morti. La vita prospera dove gli Stati deperiscono. Il progresso è frutto del mercato e del libero scambio, che lo Stato distrugge sistematicamente. Esattamente come nel caso dell’istruzione. La società vera è quella che si forma e si mantiene senza coercizione. Gli Stati sono nati da guerre e conquiste e sono mantenuti con la forza. Solo riconoscendo alle persone la possibilità di associarsi o separarsi liberamente, di formare cioè comunità volontarie o nazioni per consenso, si rispetta la società. Solo liberandosi della coercizione e quindi dello Stato possono esistere una vera cooperazione, una vera solidarietà e in definitiva una vera società.

      – hai scritto un concentrato di luoghi comuni, dogmi irrazionali statalisti, insulti, cantonate, e palle assortite. C’è una sterminata letteratura libertaria.. ma tu vieni su un sito che si chiama Movimento libertario e fai un commento che vorrebbe andare contro l’intera filosofia libertaria.. dimostrando di non conscerne nulla. Si vede che nella tua scuola ti hanno insegnato onestà intellettuale, libertà intellettuale, passione per la conoscenza, abitudine al pensiero critico, e capacità di confronto con chi la pensa diversamente!

      P.S. Sulla scuola, alcuni pezzi che mi vengono in mente:

      ISTRUZIONE E SCUOLA NON PER FORZA SONO ASSOCIABILI TRA LORO – Enrico Dell’olio
      https://www.movimentolibertario.com/2016/03/istruzione-e-scuola-non-per-forza-sono-associabili-tra-loro/

      Wendy Mcelroy – Demystifying the State
      http://voluntaryist.com/nbnb/demystify_state.html#.Vt6hjdDAGUk

      Homeschooling Is a Threat to Public Education – BKMarcus
      https://fee.org/articles/homeschooling-is-a-threat-to-public-education/

      The Education Calculation Problem – Mr. Underhill
      http://www.altarandthrone.com/the-education-calculation-problem/

      What If Public Schools Were Abolished? – Lew Rockwell
      https://mises.org/library/what-if-public-schools-were-abolished

      Freedom Is Not “Public Policy” – Lew Rockwell
      https://mises.org/library/freedom-not-public-policy

  • Alessandro Colla
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    Verrebbe voglia di dire “senti chi parla”. Contro la vita è chi vorrebbe che l’individuo non fosse libero di agire e di pensare, chi non vuole la libertà. Contro il progresso è chi non vuole l’automazione, non certo chi la desidera. Se inventare la ruota è sbagliato perché poi serve una sola persona per il trasporto invece che quattro, mi si dica chi è per il progresso e chi contro. Contro la società? Lo stato è l’annullamento di ogni società, intesa come spontanea forma di cooperazione e collaborazione. Il non volersene accorgere è chiudere gli occhi di fronte alla realtà quotidiana. Ma il “senti chi parla” è ancora più intenso quando si parla di pericolosità e ignoranza. I tanti studi che si citano, evidentemente non sono stati minimamente affrontati da chi sostiene che “l’automatismo” si sia limitato a creare lavori per i programmatori “togliendone molti di più agli altri”. E’ come sostenere che i posti persi nel bracciantato agricolo non siano stati riassorbiti nella produzione di trattori, motozappe, mietitrebbie o altro; senza parlare dell’indotto. Neanche la vanga bisognava inventare. Altrimenti un contadino solo muove più terra di quattro. Se poi il problema è quello dei “cognitivamente in grado”, allora possiamo essere bonariamente d’accordo. E’ proprio perché sono in troppi a non capire certi concetti, o forse nessun concetto, che stiamo indietro. E’ proprio perché le scuole di stato sono create appositamente per evitare che i concetti siano comprensibili che l’arretratezza culturale dilaga. E con essa la stupidità spicciola. La stessa che porta a vari equivoci di fondo. In primis sul medio evo. Privatizzare tutto non significa che tutto sia di un unico feudatario. E’ oggi che il feudatario di stato rende tutti, nella migliore delle ipotesi, servi della gleba. In realtà schiavi. Una società come vorremmo noi, se c’è stata, non è quella dell’epoca feudale. Per lo meno non in tutta Europa. Abbiamo solo sostenuto che nel contratto del foedus c’erano maggiori margini di libertà di quanti ce ne siano adesso. E che in quel periodo si gettano le basi delle libere società comunali, delle repubbliche marinare, della lex mercatoria. Per poterlo affermare, la storia dell’Europa occorre conoscerla bene e non superficialmente citando qua e là autori che in realtà non si conoscono o dei quali non si è capito il contenuto. Una preparazione culturale autentica e compiuta citerebbe anche Jacques Le Goff. Nel suo libro “Mercanti e Banchieri del Medio Evo”, pur utilizzando giustamente il metodo comparativo di Marc Bloch, l’autore compie un’oprea di profonda revisionel storiografica rispetto al suo predecessore. Non è un autore libertario ma il fatto di essere stato pubblicato da Mondadori avrà provocato il rifiuto prevenuto di qualcuno. Interessante la richiesta su chi dovrebbe decidere i programmi di una scuola privatizzata, classico esempio di chi non ama la libertà di insegnamento e di apprendimento. Quelli che vogliono una scuola unica per tutti. I programmi, in una società libera li decidono le suole stesse o i loro clienti. Come avveniva, appunto, nelle università medioevali dove gli studenti assumevano o licenziavano i docenti. Privato non significa automaticamente cristiano. E comunque Tommaso d’Aquino e la scuola di talamanca non sono un esempio negativo E’ vero che alcune di loro avevano lo stesso atteggiamento di chi attacca i libertari: non guardate nel telescopio altrimenti scoprite la verità. Però almeno alfabetizzavano, le scuole statali attuali analfabetizzano e lobotomizzano. Nelle tenebre ci sono gli statalisti e se ci sprofonda l’intera società è proprio a causa loro che non vogliono che la conoscenza sia continuo approfondimento. Preferiscono la superficialità. Se la tengano. Ayn Rand non ha mai scritto che l’unico fine sia quello di far soldi. Anche qui bisogna leggere e saper leggere. Sul minuscolo si nota come lo si usi a sproposito anche a inizio di ogni capoverso. L’autrice affermava che è giusto avere la libertà di voler cercare la ricchezza. Che non significa monetizzare la libertà degli esseri umani, comunque meglio monetizzata che assente. Non è vero che questo non contempli la ricerca e la conoscenza. Sono anzi, e Ayn Rand lo scrive ma c’è chi non se ne è accorto, i presupposti indispensabili per una società autenticamente libera. Chi decide la maniera lecita di far soldi? Semplicemente un principio: lavorare e cercare di arricchirsi senza aggredire il prossimo. E’ la massima della nostra feccia di criminali. Ogni fascista tratta così chi non la pensa come lui. Ma dobbiamo esserne orgogliosi. Perché quando l’analfabeta ci stima dovremmo chiederci dove abbiamo sbagliato. Specialmente quando l’analfabeta dà dell’ignorante agli altri.

  • Gianluca
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    ancora con il giochino chi non la pensa come noi è contro di noi. Ma chi vieta di avere la libertà di espressione e pensiero alle persone? viceversa, più di qualche ultraliberista crede che il libero mercato sia un valore più importante da salvaguardare rispetto alla democrazia, tant’è che molti sedicenti liberisti hanno visto di buon occhio le dittature europee tra le due guerre. non ho detto che l’automazione è un male. ho solo detto che l’automazione ha distrutto più posti di lavoro rispetto a quelli che ha creato, ma questo non lo dico di certo solo io. e la disoccupazione credo sia un problema di cui sia lo stato a doversi fare carico, in virtù del principio di giustizia sociale secondo cui tutti gli esseri umani hanno pari dignità e importanza, a prescindere dal reddito. lo stato finora è stata l’unica struttura in grado di eliminare tutte le disuguaglianze sociali, che la sua mancanza invece ha promosso. sia nei feudi, sia nelle monarchie, sia nei comuni, sia negli imperi le persone erano variamente divise per censo, e più una persona era ricca, più contava all’interno della società. lo stato ha finalmente liberato l’uomo del fardello delle classi, seppur non completamente. la sparizione dello stato riproporrebbe ipso facto la distinzione delle persone per censo. e ovviamente la giustizia sociale verrebbe sostituita con la carità. ma della carità non ce ne facciamo proprio nulla.
    libere società comunali, repubbliche marinare etc sono solo appellativi che nulla o poco hanno a che fare con le moderne accezioni del termine. la repubblica di venezia era rigidamente esclusivista per quanto riguarda le più alte cariche. l’ascrizione alla sua nobiltà avveniva solamente previo un pagamento di centinaia di migliaia di denari, almeno quando la repubblica era florida. tutte quelle società non permettevano al figlio del contadino di diventare podestà o doge. questo è invece stata una conquista delle moderne democrazie che hanno trovato la loro realizzazione nello stato.
    privatizzare la scuola significa poi introdurre ancora maggiori distinzioni tra le persone (ma questo si sa, pare essere il vostro scopo). una scuola pubblica almeno assicura un’educazione a tutte le classi sociali, anche alle persone indigenti che di certo non potrebbero pagarsi la retta di una scuola privata. l’assenza di una scuola pubblica lascerebbe nell’ignoranza tutte quelle persone che non possono accedere all’insegnamento privato. è o non è una conquista di civiltà assicurare a tutti la possibilità di studiare? non ho letto quel libro di le goff, ma per quanto ne so, poiché ho comunque letto le goff, nel suo paradigma di riferimento che è poi quello del suo maestro bloch, introduce l’analisi del fatto religioso, mettendolo tra l’altro il relazione con l’ascesa della classe borghese. ma non capisco il senso del tuo intervento, se ce n’ha uno. sulla frase “lavorare e cercare di arricchirsi senza aggredire il prossimo” mi piacerebbe solamente stendere un velo pietoso, ma purtroppo ahimè si tratta molte volte di un gioco a somma zero. vale a dire che se mi arricchisco io diventi povero tu. del resto, se il denaro in circolazione è limitato non potrebbe essere altrimenti. e basta guardare un qualsiasi telegiornale degli ultimi dieci anni per capire come la massima di cui sopra non venga rispettata. anzi, la deregolazione ha aumentato il numero degli speculatori, sempre attenti ad arricchirsi ma non ad arrecare danno agli altri… sì come no! e del resto, con una giustizia privata, chi potrebbe e con quali garanzie punire una persona che si arricchisce a danno degli altri? sono sempre più convinto che il tipo liberista sia completamente ignorante nei confronti della psicologia degli esseri umani.
    poi non ho capito nella vostra utopia chi dovrebbe amministrare la giustizia, fare le leggi, punire i trasgressori, ecc. un giudice dovrebbe essere a libro paga di chi? e un poliziotto? non si capisce bene a chi queste figure dovrebbero fare riferimento.
    ayn rand ha scritto eccome quella frase in atlas shrugged, la versione originale suona così “l’essenza della morale delle persone si basa sul fare soldi”. vale a dire che chi non li fa è una persona immorale. contenti voi!

  • Evaristo
    Rispondi

    Solo poche parole, senza pretesa di essere esaustivo.
    Notiziona: la giustizia privata esite già, si chiama arbitrato o lodo e funziona bene e celermente. Idem per la sanità, anche se notoriamente tutti fanno a pugni per andare dai dentisti della mutua, così simpatici, professionali e gentili.
    Il mattone Bloch mi riporta al mio liceo negli anni 70, perchè ci era stato imposto da studiare in fotocopie (parti scelte) da una prof di filosofia comunista (ça va sans dire) infischiandosene di tutti i programmi.
    La stessa prof ci impose “Il sistema feudale” di Antonio Carile.
    Altre passioni di questa fanatica e libri imposti (che ricordo):
    – il sistema copernicano
    – la resistenza partigiana (Battaglia Garritano – Breve storia della r.)
    – la rivoluzione culturale cinese
    – il pensiero economico (Napoleoni – Smith Ricardo Marx)
    – lettura e commento quotidiani in classe.
    Da notare che tutte queste non erano cose previste dal programma scolastico, come non lo erano i suoi concioni marxisti, ma nei “formidabili quegli anni” si poteva fare.
    Questo a proposito di chi decide i programmi a scuola.
    *
    Considerando poi che la scuola pubblica è relativamente giovane e che nell’antichità tutto l’insegnamento era privato, come avranno mai fatto a istruirsi Pitagora, Leonardo, Dante senza un’amorevole scuola pubblica?

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    I liberisti considerano più importante il libero mercato della democrazia? Sì! E con orgoglio. Perché pensano che a essere più importante della democrazia sia la lbertà. Anzi, pensano proprio che la democrazia sia incompatibile con la libertà autentica. E naturalmente nell’intervento si confondono democrazia e libertà di parola. Quelli che hanno visto di buon occhio le dittature tra le due guerre non erano liberisti. Sedicenti tali, forse; ma autentici no. Perché in quelle dittature non è stata applicata nessuna politica liberista. Non è vero che l’automazione abbia distrutto più posti di lavoro di quanti ne abbia creato. I posti di lavoro non si creano, perché l’imprenditore deve scegliere tra assumere o pagare il fisco. Lo stato, se veramente volesse preoccuparsi del problema della disoccupazione, dovrebbe rinunciare ai suoi alti introiti ottenuti con la forza. Gli stati non hanno mai eliminato alcuna disuguaglianza sociale. Ne hanno piuttosto create altre con i privilegi che sono sotto gli occhi di tutti. Nell’Italia unita con la forza, il voro era per censo. E riservato ai maschi sopra ai venticinque anni. Il problema non è se il contadino può diventare doge o podestà ma quello di eliminare l’esistenza di dogi e podestà. Tra l’altro si cita solo Venezia e non Genova, Pisa o Amalfi. E ce ne sarebbero altre. Comunque un contadino della Serenissima aveva un reddito più soddisfacente di un bracciante agricolo odierno della stessa area geografica. Per non parlare di un suo collega del sud Italia. Le iscrizioni alla nobiltà costino pure quanto vogliono. Libertà e ricchezza avanzano quando il ceto borghese non ha impedimenti a produrre. Se c’erano cose che non andavano a Venezia, il motivo va ricercato nel monopolio della forza. Quindi anche alcune di quelle realtà somigliavano troppo a quello che oggi chiamiamo stato. La scuola pubblica non assicura istruzione a nessuno, l’ignoranza attuale è evidente tranne a coloro che non vogliono vedere. Gli studenti più fortunati si pagano le lezioni private, i più poveri che si vorrebbero tutelare a chiacchiere si attaccano a un tram che neanche passa perché è pubblico pure quello. Si continua a non capire che l’indigenza in una società libera sarebbe un fenomeno residuale e si continua a non sapere che anche la beneficenza privata funziona meglio di quella pubblica. Con pochissimi indigenti funzionerebbe probabilmente alla perfezione. Più di sette milioni di italiani praticano attività di volontariato. E’ facilmente immaginabile quanto di più potrebbero fare con maggior danaro in tasca per un numero più limitato di persone. Comprensibile che chi scriva banalità e luoghi comuni si chieda se un senso ce l’ha quello che viene scritto da altri. Le Goff, nei suoi testi, smentisce la favola che il medio evo fosse tutto miseria stracciona sia in campo economico che culturale. La sciocchezza del gioco a somma zero è stata smentita dai fatti ma già nella teoria diversi autori, tra cui un liberale incompiuto come Adam Smith, hanno dimostrato che quel gioco non esiste. Robinson non si è arricchito ai danni di Venerdì. Altra sciocchezza è quella di legare la povertà alla scarsezza del denaro in circolazione. Nella repubblica di Weimar ne circolava tanto, troppo. Non mi risulta che i tedeschi fossero ricchi. E la ricchezza non è solo denaro. Dire che siccome il denaro è poco, qualcuno deve arricchirsi a spese di un altro è involontariamente ammettere di non conoscere i più elementari contenuti di economia domestica e di non capire il valore dello scambio. Leggendo diversi autori, in particolar modo Mises, si scopre che il dirigismo è condannato proprio perché non tiene conto della psicologia umana. Si poteva evitare la brutta figura di associare il liberismo alla scarsa conoscenza della psicologia visto che ne è un elemento fondamentale. La nostra non è un’utopia ma qualcosa di estremamente concreto. Per questo impaurisce chi è votato alla servitù. Chi dovrebbe amministrare la giustizia è stato più volte spiegato da secoli. Uno degli autori più affascinanti in merito è stato Lysander Spooner, evidentemente anche lui feccia criminale. Le società libere sono legate a vincoli contrattuali. Chi non rispetta il contratto viene sanzionato, anche quando si arricchisce violando il diritto di un altro. I giudici sarebbero sul libro – paga dei soci volontari e a essi risponderebbero. Se si comportassero male verrebbero licenziati, stesso discorso per la polizia. Oggi il sospetto che siano su libri – paga occulti è più che fondato e se c’è un abuso non viene perseguito, soprattutto se a perpetrarlo è un magistrato Non si deve confondere la giustizia privata con il possedimento dei tribunali da parte di un unico soggetto. E’ con lo stato ad esserci il monopolio non naturale dell’apparato giudiziario. E quindi a non esserci giustizia. E’ strano che quando si cita la frase “la religione è l’oppio dei popoli”, ci siano tanti che pretendono varie interpretazioni e che chiedono di non decontestualizzare la frase dal resto del testo. Con Ayn Rand, però, si può decontestualizzare. A parte che dire “l’essenza della morale delle persone si basa sul fare soldi” può anche essere una frase critica. Ma nel testo, oltre a un interessante monologo di uno dei protagonisti che critica chi disprezza il denaro, c’è anche una constatazione di come a causa dell’interventismo si sia ridotta la solidarietà all’interno della comunità umana. La morale sta nel diritto alla libertà. Ma questo è un argomento che i superficiali di professione rifiutano a priori. Il “chi non la pensa come noi è contro di noi”, non è un “giochino”. E’ una realtà, sia pur dura e cruda. Chi non ama la libertà è contro la libertà. Chi la pensa diversamente è necessariamente contro di me. Ha diritto ad esserlo e a manifestarlo, anche pubblicamente. Anche se scrive Europa e Venezia con la minuscola. Ma stranamente, forse non troppo stranamente, vorrebbe impedire a me lo stesso diritto.

  • charlybrown
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    Un plauso e sincera ammirazione a chi ha la pazienza di rispondere, tanto più sapendo, come sappiamo, che è tutto tempo sprecato.

  • Gianluca
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    La vostra è follia. Voi siete come i marxisti leninisti della rivoluzione d’ottobre. Pensavano che quanto marx ha scritto fosse di facile applicazione e che in maniera quasi naturali si sarebbe passati da una società dell’ancien regime a quella comunista bruciando le tappe intermedie. Alla realtà dei fatti, quell’intenzione si è rivelata una catastrofe. Come del resto si rivelerebbe la vostra. Sarebbe un’altra catastrofe, che non è certo difficile prevedere. Siete degli utopisti come lo sono i comunisti. Entrambi volete creare una società che nelle intenzioni potrebbe anche pure essere interessante, ma che solo un briciolo di buonsenso dovrebbe farvi capire che è irrealizzabile. Per quanto riguarda la psicologia ovviamente non intendevo limitare la possibilità di scelta, i cui criteri tra l’altro sono tutt’altro che oggettivi, ma la possibilità di causare danni con comportamenti irrazionali. E che le persone si comportino in maniera irrazionale (soggettiva) in ambito economico è così un dato di fatto che kahnemann ci ha preso pure un nobel. Affermare poi che l’italia repubblicana non abbia cancellato, magari non del tutto, le differenze è palesemente falso. Basterebbe leggere la nostra costituzione per esempio. Certo le differenze purtroppo ancora ci sono, ma rispetto a 60 anni fa molto è cambiato. La lettera a una maestra di don giussani se la prendeva con una scuola classista che allora era diffusa, ora per fortuna quella scuola non c’è più, e questo se permetti è un traguardo conquistato dalla democrazia e dalla volontà delle persone. L’italia unita a cui ti riferisci è l’italia monarchica. Sono già 3 commenti che sto parlando di democrazia. Abbiamo pure problemi di comprensione del testo scritto? Evidentemente sì, perché ho scritto “si tratta molte volte di un gioco a somma zero” e non che è sempre così. Del resto, parlando per esempio della banca popolare di vicenza cosa è successo se non questo? Non è stata creata ricchezza, questa è solo stata spostata, tant’è che chi aveva titoli e azioni di quella banca ora non ha più nulla. Banca tra l’altro guidata da persone che si sono sempre definite liberali… il discorso sulla polizia e giustizia privata è folle. Un giudice e un poliziotto sarebbe quindi sulla busta paga dei soci volontari. Qualora un socio volontario particolarmente facoltoso credesse (magari per convenienza) di aver subito un torto, o semplicemente che la risoluzione doveva essere altrimenti, toglierebbe la sovvenzione al giudice di turno per darla per esempio a un altro. Cosa mi vieta di fare ciò? Praticamente, il vostro sistema mi permetterebbe in linea teorica di comprarmi un giudice o un legislatore che legifera solamente per me. Perché è ovvio che per quanto perfetta sia una società come la volete voi, è impossibile che ci siano 7 mld di individui con le stesse risorse, e allora i più facoltosi potrebbero contare sui propri emolumenti alla giustizia per così dire personalizzarla alla spese della grande massa che, seppure fosse “socia”, sarebbe in minoranza e non potrebbe sicuramente contare sull’oggettività di un giudice che prende la paghetta dai più ricchi. Non si capisce poi chi dovrebbe comminare le sanzioni tra società. Anzi, la mancanza di un potere centrale riconosciuto è quasi sempre la causa di arbitrati senza fine, poiché nessuno riconosce la giurisdizione dell’altro. Vivendo poi in un’epoca in cui la produzione di materie prime, merci, ecc deve essere rigorosamente regolamentata per via degli ingenti danni ambientali che potrebbe provocare, mi chiedo proprio chi sarebbe intenzionato a rispettare certe limitazioni se non venissero imposte da un potere riconosciuto che detiene il monopolio della forza. La frase della rand non è assolutamente decontestualizzata, poiché tutta quella schifezza che è di fatto atlas shrugged parla di ciò: dell’importanza di essere liberi di fare denaro e di liberarsi di ogni forma di potere imposto. Ovviamente, il libro della rand è solo una ridicola parodia di uno stato socialista. Come del resto è ridicolo il pensiero della rand e dei suoi epigoni. La moneta tedesca poi è stata deprezzata perché per pagare l’immenso debito di guerra è stata tolta la convertibilità con l’oro. La povertà dei tedeschi dipendeva da questi due fattori, non dalla quantità di denaro circolante.

  • VITO PETRUZZELLI
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    gianluca con la popolare di vicenza se mi permetti non e’ sta spostata ricchezza ma e’ stata derubata e’ diversa la cosa le persone azionisti ed obbligazionisti sono stati truffati da un sistema che e’ all’ opposto di qualcosa liberale o libertaria , e’ un consorzio di truffaldini legalizzato da questo stato da questa banca d italia dai suoi massimi dirigenti tra cui figurava anche un certo signor draghi, che ha consentito ad un gruppo dirigente che era li’ da oltre venti anni grazie al sitema cooperativo dove tutti contano ma alla fine la politica prevale di dissipare e rubare miliardi di euro e lo stesso discorso vale per quasi tutte le banche italiane vedi MPS.

  • Alessandro Colla
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    Quando si parla di follia occorrebbe sapere cose essa veramente sia. E capire il pensiero di Erasmo da Rotterdam. In mancanza di questi due presupposti si creano le notevoli confusioni alle quali occorre replicare in modo schematico:
    1) Essere liberisti e libertari significa essere l’esatto contrario dei marxisti leninisti. La loro era autentica follia non soltanto perché il sistema non poteva funzionare già nelle sue basi teoriche, ma anche perché propugnava senza mezzi termini la tirannia. E la tirannia è oggtettivamentre folle, piaccia o non piaccia. Il contrario della tirannia è pertanto il contrario della follia.
    2) Il buon senso ci permette di capire due cose fondamentali. La prima è che sul piano tecnico questa società non sarebbe affatto difficile da realizzare. Sarebbe, anzi, burocraticamente più snella. La seconda è che non sarà facile convincere un numero troppo alto di bigotti statalisti a rinunciare all’inutile e al dannoso.
    3) C’è chi agisce irrazionalmente in economia, certo. Intanto non tutti. E poi molti hanno informazioni distorte proprio a causa dell’interventismo delle banche centrali e dei legislatori. In una società libertaria ci sarebbe la tendenza a un agire più razionale. Non tutti seguirebbero questa tendenza. Ma i fallimenti all’interno di un mercato autenticamemnte libero sarebbero fisiologici, non artificiali. E non causerebbero crisi irrimediabili.
    4) E’ proprio la nostra costituzione che non cancella ma anzi aumenta le differenze. In teoria potrebbe essere positivo perché essere differenti è un diritto, non qualcosa di negativo. La negatività del nostro ordinamento si manifesta nel privilegio sfacciato di alcune categorie. Un articolo, il sette, che inserisce un trattato internazionale nel proprio statuto fondamentale! Articolo, tra l’altro, che privilegia una e una sola tra le organizzazioni confessionali. Inserito, poi, tra i principi fondamentali e che conseguenzialmente non può essere abrogato né modificato se non con una nuova costituzione. Come giustamente rilevato dall’Alta Corte. Con ovvio ricorso, nel caso, all’elezione di un’assemblea costituente. Per non parlare poi della differenza che c’è tra noi e un legislatore. Quest’ultimo può decidere come, dove, quanto, quando e se tassare. A noi è vietato il referendum su questioni fiscali. La differenza tra un magistrato e altre categorie di persone? Un chirurgo che sbagllia, paga, un magistrato no. La differenza di trattamento e altri privilegi dei dipendenti statali? La discriminazione verso chi è monarchico nell’articolo 139? I reati di opinione delle disposizioni finali? L’esilio per chi porta un cognome sgradito? Occorre fermarsi perché ci sarebbero 140 motivi per demolire moralmente il nostro statuto albertino mascherato da costituzione repubblicana.
    5) In una società libertaria i soci particolarmente facoltosi sarebbero pochi e non sarebbero sovvenzionati. Quindi poco interessati a comprarsi giudice e poliziotto. Gli altri soci avrebbero la possibilità di unirsi contro il socio fedifrago, di allontanarlo e di licenziare il giudice corrotto. Oggi i cittadini non hanno questa possibilità, i facoltosi sono i sovvenzionati e se si crede alla favola degli incorruttibili all’interno del nostro ordine giudiziario lo si dica chiaramente: sarà l’occasione per offrire materiale per una commedia brillante dove il termine esilarante risulterà eufemistico. Chi invece, ritenendo di subire un torto, ritiene di togliere il proprio contributo, in realtà non lo toglierà al singolo giudice ma all’intera società. E’ un suo diritto alla secessione. Non è escluso che nel contratto possa esserci una clausola che impegni il rescissore al versamento di una quota d’uscita. Il giudice non prenderebbe la paga dai più ricchi ma da tutti i soci e sarebbe meno interessato a lasciarsi corrompere. Se uno vuole comprarsi un giudice che decide solo per lui, questo giudice non deciderà per gli altri. L’aspirante Robinson rimarrà solo. Diverso il discorso del legislatore perché sarebbe una figura assente nell’ordinamento libertario.
    6) Quella della massa che sarebbe in minoranza è un altro aspetto della comicità involontaria. Una massa in minoranza! Se tutti i soci hanno diritto di espressione come diventano “minoranza” contro uno solo? Il problema non è “se anche la massa fosse socia”, perché ognuno sarebbe volontariamente socio. La massa è un’altra cosa. E tutto ciò esulerebbe dalle risorse possedute perché comunque ogni individuo ne avrebbe a sufficienza per contrastare le voglie insane di qualcuno. Tra queste, ad esempio, potrebbero esserci quelle di pretendere una tassa per servizi non richiesti. Questo qualcuno, quindi, sarebbe uno statalista. Nessuno di noi, in ogni caso, ha immaginato una società costituita da sette miliardi di persone.
    7) Gli arbitrati non sarebbero senza fine perché i soci non ne avrebbero interesse. Ne è prova la disponibilità di molte persone al ricorso ai giudici di pace o ai già esistenti arbitrati privati. Non è vero che nessuno riconoscerebbe la giurisdizione dell’altro. In primis perché all’atto della firma contrattuale la si è già riconosciuta. E poi perché perfino gli stati, con i loro trattati internazionali, hanno raggiunto un riconoscimento giurisdizionale reciproco che consente loro anche l’estradizione. Curioso, poi: quella della difficoltà di riconoscimento giurisdizionale dell’altro, era una preoccupazione di Ayn Rand! Preoccupazione che noi libertari non condividiamo.
    8) E’ l’idea del potere centrale a essere vera follia Chi stabilisce i suoi poteri e i suoi confini? Quanto dovrebbe essere grande? Se nazioni e continenti non si mettono d’accordo, dovrebbe forse esserci un potere centrale unico? E anche un governo mondiale unico? Magari autopro – clamatosi tale con la forza delle armi? I soci possono tranquillamente prevedere, nel loro ordinamento, diversi gradi di giudizio. Uno anche di ultima istanza. Ma devono poterlo scegliere, non essere obbligati da qualcuno a sceglierlo. Lo stesso qualcuno che gli impone l’anagrafe, il codice fiscale, la scuola obbligatoria, il servizio di leva, l’obbligo “sacro” di difendere la patria in armi e via dicendo.
    9) Se si afferma che la scuola non sia più classista (e non è vero) per merito dell’iniziativa privata di Lorenzo Milani, si ammette che gli eventuali miglioramenti non sono merito dello stato né dei padri costituenti. Il problema di oggi è che la scuola, intesa come luogo di istruzione, non c’è proprio. Il limite dell’esperienza di Barbiana è stato quello di non osare di più. E cioè di sostenere che cercare di istruirsi è un diritto e non un dovere giuridico, che l’istruzione non deve essere impartita in modo monolitico, che occorrerebbe seguire le tendenze di ciascun individuo invece di proporgli (ma più spesso imporgli) ciò che gli è naturalmente indigesto, che vanno abolite promozioni e bocciature unitamente al valore legale del titolo di studio, che lo stato non deve occuparsi di istruzione perché crea solo soldati e soldatesse obbedienti e farneticanti. E osannanti al despota di turno. Anche qui, altra stranezza come per Ayn Rand. In un precedente intervento si definiva la scuola privata come sinonimo di cristiana e per tanto oscurantista. Come mai, oggi, si evoca un sacerdote cattolico?
    10) L’Italia forzatamente unita non è soilo quella monarchica. Il parlamento bicamerale esisteva anche allora. Con la democrazia repubblicana si è allargato il suffragio, non si è data la possibilità di non far parte di un territorio unito con la forza delle armi sabaude. Le vicende del Movimento Indipendentista Siciliano di Finocchiaro Aprile negli anni quaranto (altro che l’attuale Lega Nord) ne sono testimonianza. Né con la democrazia le persone hanno acquistato un potere decisionale autentico. E se anche fosse, chi perde viene ingiustamente penalizzato.
    11) Sulla comprensione del testo scritto occorre lasciare la parola agli altri commentatori su chi sa scrivere e chi no. Certo, la punteggiatura “sperimentale” (vecchia in realtà quanto l’Ulisse di Joyce), le frequenti ripetizioni, l’assenza delle maiuscole, gli anacoluti involontari, le carenze conseguenziali (nell’ultimo intervento, in verità, va un po’ meglio) non sempre rendono agevoli lettura e comprensione. Ma deve essere un aspetto reciproco perché nessuno contestava il “sempre” in luogo di “molte volte”; si sosteneva solamente che il giuoco a somma zero non esiste mai. Almeno nel quadro delle regole di un autenticamente libero mercato.
    12) Liberarsi di ogni forma di potere imposto. Se si ammette che Ayn Rand parla di questo, ci si contraddice quando si afferma che parli solo di denaro. Ecco la morale: andare contro il potere imposto. Un’amore per la libertà più di ogni altra cosa. In un ordinamento libero è giusto anche perseguire la ricchezza. Mai l’autrice ha sostenuto che sia lecito arricchirsi aggredendo gli altri. Il libro è una “schifezza” solo agli occhi degli intolleranti e dei non amanti la libertà. Cesare Zavattini, Gianni Rodari, Alberto Moravia e tanti altri erano di sinsitra. Un pensiero per me indigeribile ma non mi sognerei mai di definire schifezze i loro lavori. Lo stile, ci insegna Croce, non è imprescindibile da dati oggettivi.
    13) Le attuali regolamentazioni della produzione di materie prime hanno aumentato, invece di limitarli, i danni ambentali. Semplicemente perché queste regole vengono emanate da legislatori ignoranti e mercantilisti. Il mercato non c’entra con il mercantilismo e in un società dove tutti fossero proprietari il problema si risolverebbe più efficacemente, più rapidamente e definitivamente. Mi auguro che il libro di Novello Pappafava “Proprietari di sé e della natura” venga ristampato in cinquantasette milioni di copie più traduzioni in tutte le lingue e i dialetti del mondo.
    14) E’ proprio il debito, di guerra o non di guerra (causata peraltro dalla Germania stessa), che dovrebbe ragionevolmente evitare di stampare denaro che non vale nulla. La politicadi Weimar non ha fatto altro che aggravare la situazione di povertà esistente, come avviene in larga parte dell’America del sud. E come sta avvenendo in Europa e negli Stati Uniti. Non volerlo ammettere è infilare la testa sotto la sabbia. E se a infilarcela invece di uno struzzo è un …Drago, la situazione è peggiore.
    15) Sulla banca vicentina la risposta di Vito Petruzzelli è estremamente efficace, beato lui che ha una capacità di sintesi che il sottoscritto non possiede. Occorrerebbe aggiungere un po’ di scetticismo sulla presunta autodefinizione di liberali dei dirigenti dell citata banca. Mai sentiti affermare una cosa del genere ma se anche fosse non sarebbero stati sinceri. Proviamo a chiedergli se si sentono liberisti. La loro imbarazzata risposta sarebbe più interessante di questo infinito ping pong con chi si ostina a vedere nella libertà un pericolo. Forse, come afferma l’amico charlybrown, è tutto tempo sprecato. Potrebbe, però, essere utile a qualcun altro. In età giovanile, chi scrive aveva già idee libertarie in testa. Ma non aveva una letteratura sufficiente a corroborarne le basi e quindi a replicare efficacemente ai totemisti dello statalismo. I programmi scolastici erano e sono quelli che erano. Le letture successive hanno contribuito a rendere più robuste le dette idee, grazie a un impianto teorico più vasto. Certo, non ci si può paragonare agli autori che hanno fornito le basi necessarie per un percorso più coerente ed autonomo. Ma una scintilla di curiosità in più speriamo si accenda in qualcuno. Magari, ci si perdoni la ripetizione, partendo dal già citato testo di Pappafava: Edito, salvo scherzi di memoria, dalla Liberilibri di Macerata.

  • Gianluca
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    Tanto per iniziare, il comunismo era lo stadio finale della rivoluzione russa che si è fermata invece al suo stadio iniziale, per poi essere corrotta dalla visione stalinista del potere, che essendo essenzialmente particolarista era destinata a fallire. La tirannia propugnata da lenin doveva essere solo temporanea e preparare la società alla fase comunista, in cui i mezzi di produzione venivano assegnati all’unica classe di persone esistente, quella dei lavoratori. Il libertarismo che propugna persone come lei e murray rothbard è un mondo che è fondamentalmente pervaso di odio. Come disse pure chomski, si tratta di un mondo in cui non ci sono neppure le strade perché nessuna trova ragionevole contribuire a costruirle, a meno di non usarle personalmente. Se il capitale è esclusivamente sottoposto al controllo privato, la gente è costretta a vendere il proprio lavoro per sopravvivere. E il fatto che si dica che questa non è altro che la condizione per un libero contratto tra le parti è una pura e semplice sciocchezza, che palesa solamente le cattive intenzioni di chi propugna un certo tipo di visione del mondo: l’alternativa sarebbe infatti “fai quello che ti dico o muori di fame”. Dove sta qui la scelta? È una forma di schiavitù salariata, ma sempre di schiavitù si tratta. Le frasi propaganda del tipo “tolto l’interventismo delle banche centrali e dei legislatori tutto andrebbe meglio” hanno lo stesso valore delle frasi “se tutti pagano le tasse, le tasse diminuiscono”. Se escludiamo l’implicazione logica if then delle frasi suddette tutte da dimostrare tra l’altro, restiamo con l’esempio delle banche italiane fallite o quasi di recente proprio perché chi doveva controllare non l’ha fatto o lo ha fatto in modo superficiale. Se le banche private si permettono di fare quello che vogliono nonostante la presenza di un controllore, cosa succederebbe se questo controllore non esistesse? Non occorre certo scomodare l’implicazione logica per capire cosa succederebbe. E allora, se in uno stato perfettamente libertario senza controlli centrali una banca truffa tutti i suoi correntisti, chi sarà in grado di risarcirli e di punire gli eventuali trasgressori? Il libero mercato, mi si dirà, punirà la gestione fallimentare di quella banca, ma nel frattempo i correntisti saranno stati truffati e ridotti sul lastrico. Ok allora, creiamo un fondo salva correntisti. Ma in un mondo libertario pervaso di egoismo, voglio proprio trovare il correntista disposto a pagare per una gestione truffaldina di una banca. Senza contare poi che la crisi americana dei subprime è avvenuta proprio in seguito alle politiche libertario di alan greenspan, altro seguace della rand. In una società del genere, tutti farebbero il loro tornaconto. Che poi mi si venga a citare l’articolo 7 della costituzione per dimostrare l’illiberalità della nostra costituzione è poco sensato, vista l’epoca storica in cui è stata scritta. Che poi quell’articolo vada eliminato sono pure io d’accordo. Ed è ovvio che la costituzione possieda gli anticorpi per proteggere lo stato che l’ha emanata. L’art. 139 afferma questo ancora più chiaramente di quelli che hai citato tu. Ma visto che tu sei più affezionato al libero mercato rispetto alla democrazia, permetteresti agli eventuali abitanti del tuo stato liberticida di passare dal libertarismo anarchico alla democrazia perdendo magari il libero mercato? È come se chi avesse scritto la costituzione avesse previsto che questa potesse essere superata da un’altra forma di governo che potesse dare più garanzie. Ma già allora sapevano bene che nulla può dare più garanzie che una forma democratica dell’esercizio del potere, e che questa è più importante del libero scambio. Del resto, ritenendo tu il libero scambio più importante della democrazia logicamente dovresti ritenere di conseguenza migliore una dittatura che permetta il libero mercato a una democrazia dirigista.
    Sulla giustizia privata sarebbe opportuno tacere, ma dato che insisti… chiaramente, ogni cittadino che perdesse una causa aprirebbe un contenzioso contro la giustizia perché convinto di aver subito un torto. Toglierebbe la sua sovvenzione a un giudice, il quale unico scopo sarebbe quello di tenersi stretti i contribuenti più facoltosi, per darla a un altro il quale sarebbe chiamato a giudicare sull’operato del giudice precedente. Quanti gradi di giudizio sono previsti nella vostra legislazione? Io giudice che devo decidere su una vertenza che vede contrapposti due miei finanziatori, ovviamente scontenterò quello che mi paga di più rispetto a quello che mi paga meno, certo… una società del genere sarebbe fortemente squilibrata dal punto di vista economico, dato che quasi tutto il capitale sarebbe detenuto da una ristretta minoranza di persone, che a loro volta in virtù della loro disponibilità economica controllerebbe la giustizia e tutti i gangli principali del paese. Se anche la nostra economia che si è sviluppata nel mondo occidentale è distribuita in maniere non uniforme, poiché il capitale è sempre più concentrato in mani di pochi, è ovvio che in un’economia senza regole il capitale sarebbe soggetto ad accumulazioni spaventose. Già è così ora in questo momento, con multinazionali che fanno shopping come meglio credono. Figuriamoci in un mercato che non ha regole cosa succederebbe. Senza contare il discorso dei brevetti, che, in assenza di un organo garante riconosciuto, sarebbero inutili.
    Gli arbitrati sarebbero senza fine perché chi può sostenerli economicamente fa comodo che siano così. Ai giudici di pace si ricorre se c’è sostanzialmente un pre-accordo o le parti sono equipollenti, nel caso di una parte che può sostenere spese processuali praticamente illimitate considererà gli arbitrati inutili, potendo contare su giudici nel proprio libro paga e in somme di denaro che dilatano i tempi delle sentenze.
    Ma chi ha detto che milani è stato il salvatore della scuola pubblica??? In tutte le altre nazioni europee non c’è stato un milani a salvare la scuola, cosa che non ha fatto tra l’altro nemmeno in italia. Se ora chi non ha soldi può arrivare alla laurea, per tale motivo dovremmo ringraziare le rivolte studentesche degli anni ’60 e le lotte sindacali degli stessi anni. Prima del ’60 o eri un privilegiato, oppure te ne andavi a lavorare dopo le scuole medie (sempre che non avessi sfruttato il seminario per prenderti il diploma liceale). Per fortuna il ’68 ha aperto l’università a tutti, e questo è stato un grande traguardo di civiltà.
    La libertà propagandata da certi cattivi maestri è una libertà che trova la sua massima espressione nel possesso di denaro. Questo intendeva la rand quando scriveva che un uomo è tanto più se stesso quanto accumula denaro. Perché il denaro lo rende libero di fare ciò che vuole. Francamente, una società che misura la statura m0rale di una persona dal suo portafoglio è una società intrinsecamente malvagia, in cui la ratio di ogni azione è determinata dalla possibilità di avere un guadagno. Va da sé, che la ricerca scientifica non finalizzata a produrre beni di consumo verrebbe bloccata. Le case farmaceutiche avrebbero tutto l’interesse per esempio a non trovare farmaci in grado di curare malattie, ma piuttosto di produrne allo scopo di cronicizzare una patologia in corso. Ed è così per ogni altra attività che non sarebbe legata al soddisfacimento immediato del più alto numero di persone, ma all’arricchimento di pochi. Un vero e proprio incubo.

  • spago
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    La società più squilibrata è quella che prevede lo Stato e più pesa lo Stato più è squilibrata. Non c’è squilibrio peggiore tra politici/pubblici ufficiali/dipendenti statali e privati (siano essi lavoratori, imprenditori o altro).

    Quello che è furto, omicidio, rapimento, schiavitù fra privati è consentito se si tira in ballo lo Stato. Il principale omicida è lo Stato, basta leggere Rummel che non è neppure un libertario (https://it.wikipedia.org/wiki/Rudolph_Joseph_Rummel). Lo Stato permette monopoli che altrimenti non esisterebbero, finanzia imprese che sul mercato fallirebbero, distorce la struttura produttiva e gli investimenti, creando bolle e ponendo le basi per le crisi.

    Il libero scambio, che è semplicemente una relazione far le persone libera da coercizione, farebbe piazza pulita dei problemi legati a burocrazia, dirigismo e pianifcazione centrale. Continuerebbero a fallire imprese? certo. Potrebbero fallire le banche? certo. Ma non avremmo un potere centrale che dirige un’economia intera al fallimento. Non fallirebbero contemporaneamente tutte le imprese e tutte le banche e quindi non scoppierebbero le bolle e le crisi odierne. Gli investimenti, basati sul risparmio e su un credito concesso a condizioni non rese artificialmente troppo facili sarebbero sostenibili. E in assenza di incentivi e disncentivi statali vi sarebbe maggiore diversificazione, e quindi maggiore capacità di assorbire le crisi.

    Le persone non diventerebbero più egoiste, incapaci di solidarietà, di mutuo soccorso e di aiuto verso chi è in difficotà: caso mai il contrario dal momento che non si limiterebbero a dire “deve pensarci lo Stato”. Anzichè uan cultura basata sulla giustificazione della coercizione sempre e comunque, si avrebbe una cultura fondata sulla libertà.

    Lenin, così come Trotsky, Marx e Stalin, avevano l’onestà di dire chiaramente che lo Stato è violenza e oppressione, che la democrazia è una farsa – deridendo i socialdemocratici – che i mezzi politici servono a una classe per tenerne in pugno un altra. Avevano ben in mente che finchè esiste lo Stato la società è divisa, in conflitto, e preda della violenza, che è in primis la violenza dello Stato stesso.

    Si proponevano di usare lo Stato contro la borghesia e i capitalisti? sì. Ma meglio la loro cristallina sincerità dell’ipocrisia democratica. La democrazia è un sistema istituzionale, un modo di regolare la vita di una comunità, e di darsi regole comuni: è sostanzialmente un metodo o una procedura. Idolatrarla non ha senso. Ciò che dovremmo giudicare sono gli esiti di un sistema di governo: in questo senso può tranquillamente esistere più libertà sotto un governo monarchico, o persino dittatoriale, che sotto un governo democratico. La libertà non sta nel fatto che vi sia una democrazia o una dittatura, ma nella coercizione esercitata dallo Stato sulla libertà dei cittadini.

    Uno Stato che ti porta via più di metà del tuo guadagnao, che legifera su ogni aspetto della tua vita, che è continuamente impegnato a fare guerre a destra e a manca, che adotta pesanti misure protezioniste e proibizioniste, che attua politiche keynesiane distorcendo e distruggendo l’economia, è liberticida al massimo grado, anche se “democratico”.

    Tra l’altro “democratico” fra virgolette: forse che farne parte è una scelta volontaria? no. E allora le regole “democratiche” sono un’imposizione come un’altra. Gli Stati si sono formati con guerre e invasioni, dunque la “democrazia” è quella di chi invade casa tua, stabilisce che da quel momento fai parte di una realtà più grande e si mete a votare su cosa fare delle tue cose.

    Una banda di criminali mi sfonda la porta di casa, mi ammazza la moglie, mi racconta che ora siamo uan democrazia, vota per portarmi via il televisore, o per lasciarmelo al modico pizzo di metà del mio stipendio e dovrei pensare che sono più liebro di prima?

    I libertari non fanno altro che cercare una società basata su diritti universali e rapporti volontari, che metta al bando l’uso aggressivo della forza. Gli statalisti invece difendono qualsiasi violenza, purchè sia sotto l’ombrello dello Stato.

    E sottolineo che essere statalisti significa difendere una violenza generalizzata e sempre più estesa, su sempre più persone e sempre più vasti ambiti delle loro esistenze. Una volta che si sposa una idea filosofica di legge positivista – come forse direbbe Birindelli – non c’è limite al peggio: è naturale avere norme sulla misura delle vongole e delle banane, sulle porzioni al ristorante, sulla distanza fra un negozio e l’altro, sull’altezza dei campanili, su come edove mangiare il gelato. Ed è naturale essere continaumente impegnati a fare guerre e guerriglie, cambi di regime, colpi di Stato, assasinii, e così via.. Una volta poste le basi e creato il meccanismo che permette tutto ciò è solo questione di temo, dal momento che inun sistema statalista esistono tutti gli incentivi e le possibilità del caso..

    La distorsione nella cultura e nella mentalità comuni creata dallo Stato, tramite i suoi interventi eni campi dell’educazione, della cultura, dell’informazione, della religionde, etc.. è tale per cui le persone rincoglioniscono fino al punto da non saper più distinguere stato e privato, capitalismo e socialismo, liberismo e dirigismo.. tanto che mentre tutto va a puttane per eccesso di Stato le persone protestano conro il liberismo e chiedono che lo Stato le salvi..

  • Alessandro Colla
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    L’incubo, il vero incubo, lo vive chi è in grado di ragionare, di effettuare i dovuti collegamenti e chi ha conoscenze diverse dall’imparaticcio quando legge certi sproloqui. Ai quali, purtroppo, è doveroso rispondere punto per punto:
    1) La rivoluzione russa non si è fermata al suo stadio iniziale. Si è compiuta e come, perché tutto fu nazionalizzato. La bufala che sia stato Stalin a farla fallire, ricorre sempre nelle menti di chi non vuole vedere nel telescopio per continuare a illudersi del suo geocentrismo. La visione tirannica, particolarista o no, del potere ce l’aveva già Lenin, come ce l’avevano Trockij che non ha governato, Kruscev, Breznev, Andropov, Cernenko e tutti i capi e non capi comunisti di tutto il mondo e di tutte le epoche: anche fuori della Russia. Anzi, in Cina, Viet Nam, Cambogia e Corea del Nord è andata ancora peggio. Non esistono “tirannie temporanee”, il comunismo è tirannia in sé già nella sua fase teorica, tirannico lo era ideologicamente Marx. L’assegnazione dei mezzi di produzione calata dall’alto era ed è un’assegnazione della fatica agli schiavi di stato, con il partito nella parte dello schiavista. E questo lo si è avuto dalla fase iniziale a quella finale.
    2) Dove sarebbe l’odio nel mondo libertario? E perché? Il mercato ha bisogno di assenza di guerra, di assenza o quanto meno di contenimento dell’invidia, quindi di assenza di odio. L’odio di classe non è un’invenzione libertaria. Propugnare una società dove la gente è libera significa odiare? Allora dar da mangiare significa affamare.
    3) Quelle dell’assenza di strade in un mondo libertario è una cretinata assai grossa. Le costruirebbe solo chi le usa per sé? Quindi se io produco vino, vendemmio solo per berlo e non anche per venderlo! E allora non solo le strade, ma la produzione di tutto. E’ la prima volta che leggo che in un sistema di libero mercato nessuno cercherebbe il profitto. Che l’abbia scritto un personaggio che odia la libertà autentica come Chomski non mi meraviglia.
    4) La gente è costretta a vendere il proprio lavoro in ogni caso, indipendentemente da chi controlla il capitale.
    5) L’alternativa non sarebbe “fai quello che ti dico o muori di fame” perché ognuno sceglierebbe come impostare il proprio lavoro. L’imprenditore di oggi sarebbe un cliente dell’operaio che fisserebbe il prezzo della propria opera. Avremmo un operaio con un potere contrattuale autentico e non fittizio come oggi. Non è la libertà tra le parti ad essere una sciocchezza ma l’idea della negazione di questa libertà. Se non altro, visti i risultati. E’ vecchio il paternalismo degli amanti della tirannia quando sostengono che le catttive intenzioni sarebbero di chi la libertà la propugna, in luogo del dittatore che vuole impedirla.
    6) Le frasi che auspicano l’abolizione delle banche centrali non sono mera propaganda ma constatazione del ruolo negativo che hanno avuto da sempre. Non hanno lo stesso valore delle cialtronate relative al possibile abbassamento delle tasse se tutti le pagassero. Perché queste ultime sono imposte e quindi ingiuste a prescindere. Le banche centrali sono inutili a cominciare dal loro mancato ruolo di vigilanza che si sono autoattribuito. E’ proprio per questo, anche se non solo per questo, che vanno abolite. Senza di loro le truffe sarebbero state più difficili. Il mercato è in grado di svolgere anche eventualmente necessarie operazioni di controllo e di sanzione. Non è un prestatore di ultima istanza e nessuno sostiene che il libertarismo sia libera truffa, perché le attività aggressive non sono azioni libere. Il mondo libertario non è un mondo senza tribunali e i truffati riceverebbero i giusti indennizzi. Sul lastrico ci vanno oggi, dove i soldi per gli indennizzi vanno alle stesse banche truffaldine “per non lasciare che falliscano”. Ecco: senza interventi di salvataggio, sul lastrico ci andrebbero i truffatori.
    7) Se la politica interventista di Greespan deve essere definita libertaria o anche semplicemente liberista, allora Einaudi era marxista, Madre Teresa atea, io alto e Berlusconi sessualmente casto.
    8) Involontariamente si dà ragione al libertarismo quando si afferma che in una società del genere tutti “farebbero” (verbo orrendo) il loro tornaconto. Esatto, tutti, nessuno escluso. Sarebbe un loro diritto e non ci sarebbero le ridicole “somme zero” che i manigoldi ci raccontano e alle quali gli allocchi credono.
    9) Che c’entrano le epoche storiche? Le costituzioni antecedenti alla nostra non inseriscono al proprio interno trattati internazionali, né disposizioni confessionali. Non ho citato solo l’articoilo sette. Gli articoli illiberali della nostra carta sono 140 su 139. Più le disposizioni transitorie e finali.
    10) Quale sarebbe il “mio stato liberticida”? Il libertario puoi accusarlo di eccedere in libertà non di liberticidio. Quale sarebbe, poi, il “mio stato”? Il libertario non vuole nessuno stato. Io agli altri né vieto né permetto alcunché. Se un gruppo desidera rinunciare alla libertà, al mercato per abbracciare la democrazia o la dittatura sfacciata, che si suicidi pure. Ma non pretenda che io mi tolga la vita con loro.
    11) Le cretinate abbondano e aumentano di intensità: non esiste una “dittatura” che permetta il libero mercato. Se il mercato è libero, la dittatura non c’è perché non ve ne è bisogno. Concessioni al mercato dei dittatori ne abbiamo viste ma “quando serve”, il dittatore è pronto a rimangiarsi gli impegni. Le democrazie dirigiste sono dittature mascherate.
    12) I gradi di giudizio in un mondo libertario potrebbero essere tranquillamente tre. Non sarebbero infiniti itempi come oggi perché quel “tre” sarebbe previsto dal contratto liberamente sottoscritto sia dai potenziali invocatori di giustizia che dai giudici chiamati ad operare.
    13) Il perdente causa non è uno che sovvenziona il giudice ad personam. Questo è quello che può succedere dove sono le procure a decidere giunte locali e governi nazionali. Al massimo può smettere di pagare la sua quota di socio. Se è l’unico insoddisfatto potrebbe essere oggettivamente nel torto. Se sono in tanti gli insoddisfatti, sarebbe tanti i secessionisti. A una società del genere non converrebbe perdere tanti soci.
    14) Chi l’ha detto che in una società del genere, il capitale sarebbe detenuto da una ristretta minoranza di persone? Questo è l’eterno pregiudizio ipocrita degli statalisti. E’ con lo stato che alcuni accumulano più del dovuto grazie a legislazioni di favore. In base a che cosa in “un’economia senza regole” ci sarebbero accumulazioni “spaventose”? Se anche ci fossero, chi ha detto che sarebbero in mano a pochissimi? Chi ha detto che in assenza di stato, il mercato e l’economia sarebbero senza regole? E’ con lo stato che vengono violate le regole basilari dell’economia stessa. Tante finte “teorie generali” costituiscono una palese violazione delle regole economiche. Con il regolamentismo di stato abbiamo avuto capitale sempre più concentrato in mani di pochi. Non è affatto ovvio che senza quelle regole sarebbe peggio. Se un farmaco mi peggiora la salute smetto di prenderlo, non insisto con dosi più massicce. Le grandi fortune in un sistema libertario, verrebbero fuori solo con un intuito particolare del tipo Disneyland o Facebook; oppure con eventuali supervincite alle lotterie. Perfino la Coca Cola guadagnerebbe di meno a vantaggio della Pepsi.
    15) Per i motivi suddetti, riguardanti l’interesse ad appartenere a una società o meno, gli arbitrati non sarebbero infiniti. E’ adesso, con lo stato, che le sentenze sono infinite.
    16) Non ho mai scritto che Lorenzo Milani abbia salvato la scuola pubblica. Ed è, tutto sommato, un bene che non lo abbia fatto. Avevo soltanto chiesto come mai, dopo aver accusato il cristianesimo di tenebre nell’istruzione, si “canonizzasse” un sacerdote cattolico.
    17) Altra bufala a uso e consumo degli allocchi di turno: le lotte sindacali e studentesche che avrebbero consentito chi non ha soldi di arrivare alla laurea. L’Italia è piena di persone di umili estrazioni che è arrivata alla laurea con i sacrifici personali di studente lavoratore e con quelli della famiglia di origine. Tralasciamo l’omissione delle contrapposizioni tra studenti sessantottini e sindacalti unitari dell’autunno caldo del 1969. Contrapposizioni che anni dopo portarono qualche commentatore di sinistra ad affermare che il 1968 era antimarxista. Se lo era, lo era involontariamente. Oppure perché a quel gioco si prestavano anche i neofascisti del fronte della gioventù. Ma mentre non è vero che se non eri un privilegiato te ne andavi a lavorare dopo la secondaria inferiore, è vero che le università sono state aperte a tutti. Esatto: anche agli analfabeti, magari ricchi annoiati. Ed è altrettanto vero che scuola e università non istruiscono ma rendono le persone più ignoranti. Che questo venga considerato un grande traguardo di civiltà da chi odia la libertà, non mi meraviglia. Anche le avventure coloniali in Africa centrale erano spacciate da Mussolini come portatrici di civiltà. Basta chiamare le cose con il loro nome contrario. E’ obbligatorio citare Orwell?
    18) Una ricerca scientifica bloccata se non finalizzata ai beni di consumo non “va da sé”. Anche il farmaco è un bene di consumo. Se la ricerca scientifica è libera, si trova anche il farmaco risolutore. E’ adesso, con la legislazione di favore, con il mercantilismo, con quei brevetti che il nostro interlocutore tanto difende che le case farmaceutiche hanno l’interesse a sedersi e a non produrre ricerca. Manca la concorrenza ma si preferisce non accorgersene e dare la colpa a un mercato che non c’è. E non c’è non perché non voglia esserci ma perché gli è impedito di esserci.
    19) Mi vedo costretto, senza l’autorizzazione dell’editore, a riportare brani de “La Rivolta di Atlante” di Ayn Rand: “Lei per tutta la vita si è sentito condannare non per le Sue colpe ma per i Suoi meriti, odiato non per i Suoi sbagli ma per le Sue conquiste. Chiamare egoista solo perché ha voluto agire secondo il Suo criterio e assumersi le responsabilità della Sua vita, arrogante perché ha una mente indipendente, crudele per la Sua integrità, antisociale per la visione che L’ha spinta su strade inesplorate, avido per la Sua capacità di creare ricchezza, ladro perché ha creato abbondanza dove c’era miseria.” “Un prigioniero sotto processo può difendersi solo se esiste un principio di giustizia obiettivo riconosciuto dai giudici, un principio che stabilisca dei diritti che essi non possono violare e che il prigioniero sia in grado di invocare.” “Quando il denaro finirà di essere il mezzo di scambio fra la gente, allora le persone diverranno schiave delle persone. Fucili e sangue o dollari. Effettuate la vostra scelta, non ce n’è altra.” Questi sono i valori dell’autrice. Merito, capacità di creare ricchezza e di eliminare la miseria, responsabilità, indipendenza, integrità, esplorazione, giustizia, pace, libertà. Se il mezzo per ottenete tutto questo è il denaro, la scrittrice non esita ad esaltarne l’utilizzazione. Bisognerebbe citarla dopo avere veramente letto ciò che scrive, non per sentito dire. Oppure cercando di riuscire a capire ciò che scrive realmente. I poveri sono tali perché il denaro non ce l’hanno. Chi odia il denaro non vuole che i poveri lo posseggano. E’ strano che a odiare il denaro sia gente ricca.
    20) Oscurantismo e Presunzione, quando si accoppiano generano sempre i gemelli Ignoranza e Luogo Comune. Invece di affermare che i libertari siano ignoranti, odiatori e sfruttatori, si dovrebbe andare a cercare chi veramente svolge il ruolo del cattivo maestro. Non mi risulta che i libertari abbiano mai invitato qualcuno a sparare all’avversario politico. Tutta questa difesa del ruolo dello stato per una presunta economia che non sarebbe in grado di muoversi autonomamente, mi ricorda alcuni esponenti di “famiglie” di una parte d’Italia; i quali sostengono che senza di loro in Sicilia non ci sarebbero reddito, lavoro e abitazioni. E infatti, con loro, lì abbiamo piena occupazione. Come tutti sanno. Noam Chomski? Per me ha lo stesso valore dei cantanti sanremesi dal 1968 in poi. Ho l’impressione che soccomberò presto a questo dibattito che stiamo un po’ monopolizzando. O duopolizzando. Soccomberò non per mancanza di argomenti, mi si perdoni la reiterazione della mia ben nota immodestia, ma per ragioni fisiche. Che non reggono più di fronte alla ormai evidente cronica mancanza di controargomentazioni serie.
    Puff!

  • Gianluca
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    Sarei anch’io stufo al posto suo di scrivere corbellerie. Mi consolo pensando che le sue parole deliranti sono di fatto ascoltate da poche persone e che mai i progetti folli di società che le propaganda verranno da nessuno applicati. Propaganda proprio, perché non mi stupirei che lei da giovane fosse stato un comunista convinto. Le armi della persuasione e della propaganda le ha imparate benissimo, ma di fatto non nascondo il vuoto dietro a sterili parole usate per pubblicizzare un enorme bugia. Si legga il primo libro del capitale, specialmente le sezioni in cui marx riporta le inchieste giornalistiche delle giornate lavorative degli operai della filiera del tessile in inghilterra e poi ne riparliamo di tirannia se vuole. La rivoluzione e la dittatura della classe operaia era solo un primo passo verso la società comunista. Se questo non le riesce facile da capire, eviti di parlarne per cortesia. Lei continua pure a fare confusione con le rivoluzioni di febbraio e di ottobre tanto per iniziare. Ma non voglio dilungarmi, si legga un buon libro come quello di Cinnella sull’argomento.
    Lei ignora l’abc del marxismo. Le differenze di classe sono un fenomeno strutturale che determina vari meccanismi di controllo e legittimazione a livello sovrastrutturale. L’odio di classe è la normale e spontanea conseguenza dell’avvenuta coscienza di classe. Ancora la invito a leggere le cronache otto e novecentesche sulla vita degli operai nelle fabbriche tessili inglesi e poi di quelle europee. Gli operai erano considerati merce, come giustamente aveva fatto notare marx.
    Lei proprio non ha capito l’osservazione di chomsky sulle strade. Queste vengono costruite solo se si prevede un guadagno per farlo. Viceversa, non verrebbero costruite se a utilizzarle fossero poche persone, che magari vivono isolate. Ergo, o sono abbastanza ricche da costruirsele, o sono tagliate fuori dalle altre arterie di comunicazione.
    Lei si dovrebbe semplicemente VERGOGNARE quando ha scritto che chomsky odia la libertà autentica. Mi dica lei allora un nome di un libertario che si è fatto arrestare molte volte dal governo americano per aver reso pubbliche tutte le porcate che le varie amministrazioni americane, siano esse state democratiche o repubblicane, hanno commesso in particolar modo nel centro e sud america, ma non solo. Chomsky è stato uno dei più grandi divulgatori delle atrocità commesse dall’imperialismo americano a danno dei diritti delle persone che vivevano nei paesi le cui dittature erano finanziate da washington. Chomsky ha combattuto affinché i diritti di chi viveva sotto queste dittature instaurate con il beneplacito dell’america fosse garantiti, o per lo meno che fosse reso noto come i governi fantoccio filoamericani negassero sistematicamente i più elementari diritti ai propri cittadini. Chomsky c’ha messo la faccia ed è andato in galera per questo. Mi dica il nome di un libertario che ha denunciato l’imperialismo americano come ha fatto chomsky, che ha denunciato come le multinazionali americano sistematicamente negavano i più elementari diritti dei lavoratori nel terzo mondo. Mi dica un libertario che ha fatto quello che ha fatto chomsky nei confronti della tutela dei diritti delle persone. Le si deve solo VERGOGNARE!
    E basta raccontare balle con questa società perfetta in cui l’operaio avrebbe un potere contrattuale autentico. Ma non ci crede nessuno, o al massimo solo qualche mentecatto o chi ne trarrebbe vantaggio. Se torniamo sempre indietro di 200 anni in inghilterra, un paese con dazi inesistenti e tasse al minimo, dovremmo trovare in virtù della politica economica adottata dal governo con l’abolizione delle corn laws un retroterra ideale per la classe operaia. E invece cosa troviamo? Fabbriche in cui le persone venivano sfruttate fino a morirci dentro. L’operaio non ha nessun potere contrattuale se è costretto a lavorare per mangiare, tanto più in situazioni di alti tassi di disoccupazione o in cui non esistono tutele per i lavoratori. Certo, queste cose sono facili da ignorare, bisogna però essere in malafede come lei per continuare a ribadire la bugia che l’operaio in assenza di tutele derivategli da una posizione di inferiorità di classe sia in grado di trattare con il datore di lavoro. Ma lei c’è o ci fa?
    Francamente, le sue argomentazione mi hanno stancato. Il suo stato utopico di cui continua a descrivere gli aspetti positivi esiste solo nella sua testa e in quella di qualche altro criminale. Conversare con lei è un po’ come conversare di fisica con una persona che crede nell’esistenza della mano invisibile. Le premesse non sono condivisile. Le sue, e di quelle come lei, crede che la mano invisibile sia in grado di correggere tutte le imperfezioni di un mercato libero, a patto che questo sia veramente libero. Ma economisti un po’ più quotati di lei come stiglitz ha stigmatizzato questa mano invisibile, che è per i libertari come lei quello che è dio per i cristiani.
    Io credo che lei è una persona senza un briciolo di buon senso, con la quale non interagirò più.

  • Sency
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    Vorrei che Gianluca mi spiegasse questo: http://www.heritage.org/index/ magari analizzando la correlazione con reddito medio, reddito mediano e distribuzione della ricchezza. Per non perdere tempo, l’Italia è in posizione 86. La Norvegia, ultimo dei paesi Scandinavi, in posizione 33. Non risultano in classifica paesi con morti di fame per eccesso di libertà, anzi, sembra vero il contrario.

  • Pedante
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    https://einsamerkrieger.wordpress.com/2013/05/01/drawings-from-the-gulag/
    Il paradiso degli operai. Immagino che scene simili si ripeteranno nei prossimi anni dalle nostre parti.

  • Pedante
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  • Alessandro Colla
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    Finalmente qualcuno ha gettato la maschera che copriva la sua intolleranza. Per questo qualcuno chi è libertario è automaticamente scrittore di corbellerie deliranti, folle, propagandista, vuoto, sterile, bugiardo, disinformato, privo di buon senso, mentecatto e criminale. I nemici della società libertaria, invece, sono generose anime pie. Dove vanno al potere, infatti, mangia anche chi non lavora. I gulag sono propaganda occidentale, sionista e massonica. L’unica involontaria esattezza che si riesce a leggere in certe farneticazioni è quella relativa alle poche persone che condividono il pensiero libertario. Troppo poche, certo, grazie all’ignoranza generata dagli stati. Per il resto, l’aggettivo penoso non rende bene l’idea. Se tra i lettori c’è qualcuno che mi ha conosciuto da giovane, però, si sarà sganasciato dalle risate leggendo che in gioventù potrei essere stato un comunista convinto. Peccato che non una delle argomentazioni abbia avuto risposta ma ci sia solo un miscuglio di tutto senza connessioni logiche. Quegli inviti a leggere Il Capitale mi ricordano gli zelanti esponenti di gruppi religiosi che mi invitano a leggere la Bibbia ignorando che l’ho letta tutta. Posso non averla compresa ma l’ho letta. E questo tipo di invirti va rispedito al mittente. Ed è proprio sull’analisi della situazione operaia, nella rivoluzione industriale inglese ma anche oggi, che si continua a non capire che si acquisisce potere contrattuale solo se si è liberi e possibilmente proprietari. Non con le paternalistiche “tutele” dei dirigisti, che non tutelano nulla. Se gli ex contadini inglesi non fossero stati privati dei loro appezzamenti, avrebbero potuto avere maggiori margini di trattativa e non sarebbero diventati merce. Se posso fissare il prezzo della mia prestazione, non sono merce. I “tutelisti” me lo impediscono, quindi sono loro a volermi considerare merce. Si finge di non capire che TUTTI sono costretti a lavorare per mangiare, tranne i parassiti tutelati dagli stati. Questo non significa che siano tutti sfruttabili perché per mangiare siano costretti a lavorare. A meno che per tutela non si intenda che bisogna pagare anche chi non lavora. Noto che il grande inquisitore ha nostalgia dei dazi doganali inglesi e delle Corn Laws. Quindi nostalgia per un periodo in cui il pane costava di più a quell’operaio che dice di voler difendere e che era sfruttato proprio perché gli mancava, sul piano del diritto, lo strumento che gli avrebbe consentito di fissare il prezzo del proprio lavoro. Con quello strumento non ci sarebbe inferiorità di classe ed è abbastanza evidente. Quindi la frase “c’è o ci fa?” può anch’essa tornare al mittente. Gli alti tassi di disoccupazione esistono dove non c’è un mercato libero. Non dove la smithiana mano invisibile, che si continua a non capire cosa realmente sia, è priva di soffocamenti legislativi. Joseph Stiglitz, nelle sue contraddizioni, propugna solo un interventismo diverso da quello di Angela Merkel o del Fondo Monetario Internazionale. E un interventismo peggiore, basato sull’inflazionismo perché secondo lui la riduzione delle spese non si adatterebbe alle economie in crisi. L’errore della Germania e degli Stati Uniti è di voler pretendere dagli altri la politica virtuosa senza attuarla coerentemente al proprio interno. Non è un caso che lepenisti, salvinisti e melonisti abbiano adottato Stiglitz pur non essendone del tutto ricambiati. E’ lo stesso economista che sostiene si abbiano concezioni erronee su quanto sia realmente libero il mercato nel sistema capitalista – liberista. La vera concezione erronea sta nelle parole. Oggi il mercato non è libero ma il sistema non è affatto capitalista né liberista. Il chiamare maiale il calabrone non produce salsicce. Tra le citazioni a sproposito, che finiscono per torcersi contro le proprie stesse “tesi”, c’è quella di Ettore Cinnella. In libri come “Marx e le prospettive della rivoluzione russa” o come “L’altro Marx”, si cimenta nei ripensamenti senili del filosofo di Treviri. Cosa precedentemente trattata da Isaiah Berlin. Ma per l’autore lucano, la vera rivoluzione russa fu quella del 1905 con il decisivo supporto dei liberali. E secondo lui la rivoluzione bolscevica termina con la repressione governativa di Kronstadt nel 1921. Quando c’era ancora Lenin, altro che i presunti tradimenti di Stalin. Se mai fu Lenin a tradire temporaneamente il marxismo con la breve esperienza della Nuova Politica Economica. Stalin fu solo più coerente. A proposito: io non posso aver fatto confusione con le rivoluzioni di febbraio e ottobre perché non ne ho mai parlato nei precedenti interventi. Quindi siamo in presenza o di ricostruzioni fantasiose in perfetto stile bolscevico o di incapacità di leggere e comprendere un semplice testo. E anche qui: gli inviti a evitare di parlare di ciò che non si comprende sono evidenti caratteristiche di chi li manifesta. Soprattutto quando crede che siano gli altri a non capire o a non conoscere. L’ABC del marxismo ce lo siamo ingoiati amaramente da decenni, proprio per rispondere alle astrusità che venivano propagandate. Come la retorica sui “fenomeni strutturali e le legittimazioni sovrastrutturali” che nascondono solamente la volontà di giustificare il tiranno. Peggio ancora l’assurdità dell’odio come conseguenza della coscienza. L’odio è stato alimentato da chi voleva salire al potere. La coscienza delle propria condizione, molti non ce l’hanno mai avuta e continuano a non averla. La rivoluzione menscevica di febbraio, pur con le contraddizioni di Kerenskij e del principe L’vov, sarebbe stata sicuramente meno dannosa di quella bolscevica. L’unica obiezione che mi viene mossa a quanto veramente ho affermato è quella relativa a Noam Chomski. Prima si dice che avrebbe affermato che in un mondo libertario non ci sarebbero state strade. Ora si cambia versione e si sostiene che non verrebbero costruite dove ci sono poche persone. Perché, le amministrazioni pubbliche costruiscono strade per poche persone? In genere no, perché non è conveniente. A volte sì, se sono persone ricche. Vedi strade per Capalbio o la Cassia bis alla località Le Rughe di Roma. In compenso non riescono a terminare la Salerno – Reggio Calabria, percorso un po’ più popolato. Oltre a non chiedersi se alcune persone che vivono isolate non lo siano magari per scelta, si continua ad ignorare la realtà di tante situazioni dove ci sarebbe chi vorrebbe costruire strade a spese proprie e gli viene impedito dalle autorità. E non tutti vorrebbero il pedaggio, comunque non illeggittimo in sé. Rothbard e Ron Paul, solo due esempi per ragioni di spazio, si sono spesso prodigati contro gli interventi arbitrari degli Stati Uniti all’estero. Senza per questo preferire che le multinazionali evitassero di investire in zone dove l’alternativa alla paga bassa era la morte per fame. Non sono stati arrestati, non mi sembra una colpa grave. Non so quando sia avvenuto l’arresto di Chomski. Non mi meraviglierei se fosse successo sotto Roosvelt, un presidente che non tollerava molto le critiche. In ogni caso Chomski è stato colui che, oltre a definirsi con un offensivo ossimoro “socialista libertario”, riteneva frutto di propaganda i resoconti sulle stragi di Pol Pot. Salvo poi fare brutta figura davanti ai documenti. In Italia, con le nostre leggi fasciste, sarebbe stato processato per negazionismo. Lui che nega il diritto di Israele a difendersi dagli attacchi terroristici. Ma il negazionismo attecchisce più tra gli ignoranti. Conosco poche cose ma vedo che c’è chi mi batte in quanto a scarsità cognitiva. Lingua italiana compresa. Quando leggo “economisti più quotati HA stigmatizzato…” con il soggetto al plurale e il verbo al singolare mi consolo. Così come quando vedo la difficoltà nell’uso dei congiuntivi (“Io credo che lei E’ una persona…). Mi vengono in mente le prestigiose università di Castellanza e Montenero di Bisaccia. Molti hanno sicuramente “studiato” lì. In ogni caso gli attacchi degli analfabeti mi gratificano profondamente. Un sentito grazie a Charlybrown, Vito Petruzzelli, Spago, Sency e Pedante per l’aiuto argomentativo e per il supporto psicologico. Di quest’ultimo, vista la situazione culturale italiana e non solo, avrò sempre serio e forte bisogno per evitare che lo sconforto non mi porti alla scellerata scelta dell’inazione.

  • Gianluca
    Rispondi

    Sency
    i paesi scandinavi sono pure i paesi in europa con la pressione fiscale più alta https://en.wikipedia.org/wiki/Tax_rates_in_Europe. In ogni caso, nessuno qui difende le lobby e le politiche coercitive da parte dello stato in termini di economia, qui si parla di abolizione dello stato per adottare una forma di anarchia senza regole, determinata da pseudo-contratti. Roba da mentecatti appunto. Finché certe idee trovano posto in romanzi di serie b, ciò potrebbe pure andarmi bene, è quando qualcuno le prende sul serio che cominciano i problemi.

    • Pedante
      Rispondi

      La Svezia è sulla via giusta per diventare un paese del Terzo mondo.

  • spago
    Rispondi

    Sulla rivoluzione industriale bisogna considerare le condizioni di vita degli operai, delle donne e dei bambini, nella giusta prospettiva.

    In Economic policy: thoughts for today and tomorrow Mises nel primo capitolo si occupa di descrivere la nascita del capitalismo, ed evidenzia come nacque proprio contro il vecchio ordine feudale (alla faccia di chi dice che capitalismo e feudalesimo coincidono), poi passa a considerare la rivoluzione industriale e le condizioni di vita dei lavoratori e vale la pena leggerlo perché pone le cose nel giusto quadro d’insieme dando loro una corretta prospettiva, senza negare che tali condizioni di vita fossero basse.

    La prima storiografia sulla rivoluzione industriale era tutta socialista marxista e ha tramandato una serie di falsità, legate anche solo al fatto che non avevano alcuna corretta comprensione dell’economia, dell’impresa e del mercato. Per un racconto diverso delle cose si può leggere un’antologia di saggi curata da Hayek, Il capitalismo e gli storici. http://www.libreriadelponte.com/det-libro.asp?ID=28

    Riguardo in particolare ai bambini lavoratori poi Wendy Mc Elroy fa giustamente notare che bisogna distinguere fra quelli liberi e quelli affidati agli ospizi parrocchiali in combutta con lo Stato. Erano questi che vivevano peggio che mai, affidati alle istituzioni statali che Gianluca difende. https://pulgarias.wordpress.com/2013/12/06/la-rivoluzione-industriale-che-non-avete-conosciuto/

  • Gianluca
    Rispondi

    non ho riletto quello che ho scritto, e quindi emendato gli errori di battitura, perché con lei ho già perso troppo tempo. continui comunque a leggere wikipedia. e si consoli pensando che le folli idee che propaganda rimarranno lettera morta, dimenticate come deliranti parole di un folle, ottimisticamente parlando.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Non so cosa abbondi nella bocca degli stolti. Quando ho letto la maggior parte dei testi che ho citato, wikipedia non esisteva. Mi avvalevo, certo, anche delle enciclopedie cartacee ma non mi limitavo a quelle. Mi resta difficile immaginare, invece, letture approfondite da chi cita qua e là senza un ordine logico. E mi sembra puerile mettersi a giocare all’indovino ritenendo di sapere come e dove gli altri si informino. O meglio, non si informino, perché se lo facessero saprebbero che le idee di cui si parla non sono mie. Dopo tutto non ho la presunzione di essere un teorico originale. Sono le idee di tanti filosofi da tutti accreditati e non sono dimenticate. Gli studiosi seri e intelligenti sanno che non sono deliranti anche quando non le condividono. E soprattutto che non sono attribuibili a un folle, per di più a un solo folle. Comprendo il fastidio che si possa provare quando, dopo essersi illusi di essere i soli depositari della verità e i soli a conoscere testi e documenti storici, ci si imbatte con qualcuno che potrebbe avere forse non molte conoscenze ma comunque una in più di chi si installa da solo sul podio. Sempre senza argomenti, poi. Come quando si definiscono i contratti come pseudo tali senza spiegare il perché di quel prefisso greco, forse perché il greco non lo si conosce. O solo per pregiudizio. I contratti sono tali e vanno osservati, tranne che tra gli incivili. E fra questi ci sono gli statalisti. Infatti nessuna assicurazione mi dice che devo versare più anni di quelli contrattati per ottenere un vitalizio. Mentre l’INPS, dopo avermi obbligato a effettuare versamenti, mi dice che ci ripensa perché non ha più soldi e devo andare in pernsione versando di più e quando vogliono i dirigenti dell’istituto. Eccola l’incivilità. Quella che dovrebbe “tutelare”, quella che non rispetta i contratti e li fa diventare pseudo – contratti. L’inciviltà di un ente statale, non la società libertaria. Da Locke in poi, ma anche da prima, direi da Gorgia in poi, sono in buona compagnia di folli. Comunque sempre preferibili ai villani. Visti i risultati delle entità statali non dovrebbe essere difficile stabilire quale sia la vera roba da mentecatti.

  • Gianluca
    Rispondi

    concludo smentendo la frase “riteneva frutto di propaganda i resoconti sulle stragi di Pol Pot.”, frase palesemente falsa. chomsky nel secondo volume di dopo il cataclisma e in capire il potere non ha mai sostenuto una posizione del genere. viceversa, ha scritto e detto che la cambogia è stata bombardata dal 1969 dagli stati uniti e questi appoggiarono le forze antiparlamentari di destra nella guerra civile durata fino al 1975. dopo il ’75, quindi con l’arrivo al potere di pol pot, la situazione economica e sanitaria del cambogia era considerata tragica da tutte le organizzazioni internazionali, le quali dissero in più occasioni che la ripresa in seguito alla guerra civile sarebbe dovuta durare anni. chomsky scrisse che se da un lato pol pot è responsabile del genocidio il ’75, è altrettanto vero che i morti attestati dall’invasione americana e dalla seguente guerra civile sono sull’ordine di grandezza delle centinaia di migliaia di persone, e che l’america stessa ha contribuito a creare l’humus adatto alle efferatezze di pol pot (che chomsky mai ha negato). studi di più.
    su cinnella mi mostri dove l’autore parla di vera rivoluzione in uno dei suoi libri. al massimo può aver parlato di una rivoluzione liberale, intendo quella del 1905. ma non credo sia stato così sciocco da affermare che una fosse più vera dell’altra. solo uno sciocco appunto potrebbe affermare ciò. cosa vuol dire la vera rivoluzione russa? nulla, ovvio. anche perché cinnella loda, se non ricordo male, la rivoluzione di febbraio, che considera tradita con quella di ottobre. ma anche in questo caso, i libri bisogna leggerli, non affidarsi a wikpedia.

  • Gianluca
    Rispondi

    si israele dovrebbe tacere un’altra volta. le ricordo una sola cosa: la cisgiordania, la striscia di gaza e le alture del golan sono state strappate alla giordania, egitto e siria con la guerra dei sei giorni. la striscia di gaza è attualmente sotto un’occupazione militare. occupazione che viola la spartizione del territorio della risoluzione onu 181. per la cronaca, esattamente questo ha scritto chomsky “deve esserci un accordo che riconosca il diritto all’autodeterminazione degli ebrei in un’entità come lo stato di Israele, e il diritto all’autodeterminazione dei palestinesi in un’entità come uno stato palestinese. E tutti sanno dove si troverebbe questo stato palestinese: in Cisgiordania e nella striscia di Gaza, più o meno lungo i confini precedenti alla guerra dei Sei giorni del 1967.”. la invito di nuovo a studiare di più.

  • Alessandro Colla
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    Appunto, quindi i libri Lei li legga e non si affidi al sentito dire. E non pretenda di sapere su cosa gli altri si informano, dal momento che non è capace di riconoscere le fonti di informazione. Quand’anche ci si avvalga di uno strumento elettronico in luogo del cartaceo, non vedo la differenza. Sono il primo a non fidarmi di wikipedia perché può essere scritta da chiunque, perfino da Lei. Le fonti, perciò, le vado a cercare nelle pubblicazioni delle case editrici bistrattate. E la casa editrice Della Porta fornisce un inequivocabile titolo di Cinnella: 1905, la VERA rivoluzione russa. Il problema non è la fonte cartacea o elettronica ma l’incapacità di leggere anche i titoli dei libri per poi atteggiarsi a cattedratici che ne sanno più di tutti gli altri. O l’incapacità di capire che le Corn Laws difendevano gli interessi dell’aristocrazia terriera, non certo quelli dei poveri. La frase di Chomski può essere smentita, così come confermata. Posso e voglio non fidarmi di chi la riporta ma altrettanto di chi la smentisce. Le dichiarazioni antiisraeliane dell’autore sono cosa più recente e difficilmente smentibili. Quanto allo “studi di più”, Le consiglio invece di iniziare a studiare. La prima lettera del nostro alfabeto è “A”, ma quella più facile da riconoscere e da scrivere in stampatello è la “I”. Miliardi di persone possono darmi lezioni, Lei sicuramente no. Se non altro per la Sua palese nonché manifesta intolleranza. Ha esordito insultandoci (“stupidi, decerebrati, ipodotati, corbellatori…) quando noi ci siamo limitati a ribattere civilmente con controargomentazioni analitiche e supportate da citazioni. A parte un’iniziale accusa di presunzione che a questo punto mi sento di condividere. Ha continuato insultando (“feccia, decerebrati, criminali…”) senza controbattere nel contenuto ma mettendo nuova carne al fuoco che ben presto si è rivelata adulterata. Malgrado i controlli delle ASL che essendo pubbliche Le piaceranno senz’altro tanto. Ha “concluso” sostenendo che perdere tempo con noi e con il sottoscritto in particolare è inutile ma in realtà non conclude mai. Ha pensato, offrendosi al ridicolo, che interi brani di Atlas di Ayn Rand potessero essere presi da wikipedia invece che dal testo originale. Dimostrando così che è proprio Lei a non leggere i testi. E a non saperli leggere. Credo che perfino alcune persone del Suo stesso pensiero criticherebbero i Suoi poco urbani modi. Un grazie a Spago per i documenti riportati. Il libro “Il capitalismo e gli storici” non lo conoscevo. Ero troppo impegnanto a leggere Marx, Sartre, Marcuse, Althusser, Keynes ed altri per poter confutare le loro idee. Altri soggetti, ammesso che abbiano veramente letto qualcosa, si sono limitati agli autori della loro area di riferimento. Non conoscono il pensiero liberale né la sua storia. Ecco perché lo definiscono delirante, folle e per mentecatti. Dagli autori citati in quel libro, mi accorgo di essere in buona compagnia di folli e mentecatti. Aggiungiamoci Hume, Spooner, Leopardi, Mises, Rothbard e tanti altri. Aggiungiamoci pure i tanti che frequentano questo sito scrivendo a favore del libertarismo. Sarò folle sì, ma meno solo.

  • eugenio
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    Ho letto tutta sta cosa qua..davvero..vi ho letto tutti..parola per parola.
    A me sta cosa del pensiero libertario piace..e perché no..
    Però più ci penso e più mi sembra non dissimile dalla utopia anarchica.
    O meglio..un sistema che funzionerebbe solo se tutto il mondo funzionasse alla stessa maniera…che poi allora qualsiasi cosa funzionerebbe visto che tutto il mondo la usa..ma questo è un anello…vabbe’..
    Siccome non sono così noto per la mia intelligenza volete spiegarmi in cosa differisce il pensiero libertario dall’anarchismo?

    • leonardofaccoeditore
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      Non esiste il mondo perfetto, esiste solo la possibilità di avere un mondo meno aggressivo e società più libere. Il libertarismo non è un’utopia, è una soluzione

  • Gianluca
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    spero che lei sia a conoscenza del fatto che i titoli dei libri vengono quasi sempre decisi dagli editori e non dagli autori. detto questo, poiché lei chiaramente non ha letto il libro di cinnella, non sa cosa significa l’aggettivo vera nel titolo. un dato di fatto è che la rivoluzione del 1905 è stata una rivoluzione caldeggiata e sostenuta dal partito socialista russo, tant’è che il leader stesso della rivoluzione fu chernov, fondatore del partito socialista rivoluzionario. ci saranno stati anche dei liberali all’interno delle fazioni rivoluzionari, ma di certo non dei libertari che volevano la dissoluzione di ogni forma di governo. tra chi vuole meno stato, i liberali, e chi invece lo vorrebbe eliminare, libertari, c’è di mezzo un TSO.

  • VITO PETRUZZELLI
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    certo che poi vedendo quello che e’ successo in unione sovietica e nei paesi paradisi socialisti c’e da dire che la rivoluzione e’ stata una grande farsa come sempre come la rivoluzione francese come il risorgimento italiano dove pochi furbi hanno fatto credere alla moltitudine di allocchi che la felicita l ‘uguaglianza e la liberta’ avrebbero adornato i popoli in questione invece ci siamo ritrovati coi regimi comunisti che hanno devastato mezzo mondo regalando miseria corruzione e stato di polizia con milioni di morti innocenti , la rivoluzione francese che ha favorito un ristretto gruppo di furbacchioni anche li’ con innumerevoli vittime innocenti e dulcis in fundo il risorgimento italiano che ha consentito al fallito piemonte di depredare le ricchezze delle regioni meridionali uccidendo anche in questo caso centinaia di migliaia di innocenti per poi scrivere sui libri di storia che il regno del piemonte coi suoi eroi aveva unificato la bella italia.

  • Alessandro Colla
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    Il problema che pone Eugenio è di tipo nominalistico. Potrebbe non esserci differenza tra libertarismo e anarchismo. Se per anarchia si intende caos, allora il discorso è diverso. Il libertarismo non è caos perché si basa sul principio di non aggressione e sul rispetto dei contratti sottoscritti volontariamente. Gli autori libertari lo hanno spiegato nei loro scritti. Scritti che è stato un piacere leggere. Alla faccia di chi pretende di sapere “chiaramente” quale libro gli altri hanno o non hanno letto. Senza contare che può capitare che un interlocutore non abbia letto un libro che l’altro conosce. Ma magari il secondo conosce solo quello o poco altro, mentre il primo ne ha letti molti di più. E fondamentali. Alla faccia anche di chi pretende di stabilire chi debba vergognarsi o meno. Si vergognino gli intolleranti, sempre e conunque. Non so se per TSO si intenda Trattamento Sanitario Obbligatorio. E’ probabile che i nostalgici dell’Unione Sovietica vogliano continuare con quei metodi lì. Ma comunque non è vero che vi sia un abisso tra liberale e libertario: il primo ritiene lo stato minimo un male necessario, il secondo non lo ritiene necessario. Per tutti e due è un male. La differenza, quindi, che c’era tra Ayn Rand e Murray Newton Rothbard. Questi commenti erano partiti con i guasti della pubblica amministrazione. Si sono involontariamente avviati sul binario filosofico a causa di un deragliamento di un treno non libertario. Dopo la tragedia pugliese potrebbe essere di cattivo gusto parlare in questo modo ma c’è chi fa di peggio: un quotidiano ha titolato “binario morto”. Ogni commento è superfluo.

  • VITO PETRUZZELLI
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    buongiorno alessandro sai se esiste un gruppo whatsapp dove possiamo interagire io poi abitando in puglia credo di essere abbstanza lontano anche dai vari incontri che sono quasi sempre al nord. grazie saluti.

  • Alessandro Colla
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    @Vito Petruzzelli. Purtroppo non so se esista un gruppo whatsapp per interagire. Giro la domanda a Giorgio Fidenato e Leonardo Facco. Prima o poi speriamo che si possano organizzare incontri anche nel sud Italia. Io sto a Roma ma i miei nonni materni erano della provincia di Brindisi, Ostuni per l’esattezza. Il tuo cognome è lo stesso del teatro lirico di Bari. C’è un nesso parentale con i fondatori del teatro?

  • Gianluca
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    la tragedia ferroviaria richiama tristemente proprio il libro di cui abbiamo parlato in questi giorni, vale a dire atlas shrugged di ayn rand, dove vi è descritta un’immensa tragedia ferroviaria che l’autrice addebita alla svogliatezza e neghittosità dei dipendenti pubblici che gestivano la linea. questo purtroppo non è un romanzo di serie b della rand. la tragedia c’è stata e sono morte persone. chissà cosa direbbe la rand di quanto è successo da noi, visto che la tratta ferroviaria è gestita unicamente da una società privata.

  • Alessandro Colla
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    Gestita da una società privata su ferrovie di proprietà dello stato e sovvenzionata con fondi pubblici. La verità diciamola tutta. Come sui titoli dei libri. A parte che le decisioni sui titoli in difformità dalla volontà degli autori riguardano più i quotidiani dei libri; in questi casi si concorda con l’autore. Ma se scrivo un testo dove esalto il collettivismo, difficilmente l’editore vorrà titolarlo “Apologia del Liberismo”. Ayn Rand non ha mai scritto nulla di serie B. Né saggi, né romanzi, né testi teatrali. Non so se abbia scritto poesie e se le ha scritte quanto valgano. Il resto è alta letteratura, indipendentemente dalle idee dell’autrice. Non condividevo le idee politiche di Umberto Eco ma non mi permetterei mai di definire di serie B anche un suo solo scritto. Anche se Marguerite Yourcenar, a mio avviso ingenerosamente, definì superficiale Il Nome della Rosa in un’intervista televisiva condotta non ricordo se da Gianni Minoli o da qualcun altro. A proposito: questa non l’ho letta su Wikipedia, all’intervista ho assistito direttamente nei rari casi in cui accendo il televisore.

  • Gianluca
    Rispondi

    per quanto riguarda la tragedia, cito queste parole “Secondo gli standard imposti dall’Agenzia Nazionale per la Sicurezza delle Ferrovie, i treni sul tratto Andria-Corato non potevano circolare. Lo facevano solo in base ad una deroga, che durava da anni”. Michele Formisano è macchinista di treni ad alta velocità, e segretario nazionale aggiunto del sindacato Orsa. Al Tg Zero di Radio Capital spiega che sul tratto del disastro non ci sono controlli di sicurezza automatici, ma solo il controllo telefonico tra capostazione e macchinista. Una situazione che va contro gli standard di sicurezza previsti dalla legge. Ma alla società delle Ferrovie Nord Barese era stata concessa da anni una deroga per fare i lavori di ammodernamento tecnologico. Lavori che però non sono mai iniziati”.
    stolte sì le persone o gli enti che hanno concesso questa deroga (o magari compiacenti con l’azienda privata), ma colpevole l’azienda per non aver fatto i lavori di cui era responsabile.

  • VITO PETRUZZELLI
    Rispondi

    gianluca i lavori sul tratto ferroviario non li poteva mai fare l’azienda che gestisce il traffico perche non e proprietaria della tratta in questione ha una concessione per utilizzare il proprio traffico ferroviario in ogni caso se c’erano dei divieti a circolare la colpa e’ dell’ente preposto che non e’ intervenuto in tal senso.per alessandro io vivo ad altamura non ho nessun nesso con il famoso teatro a a parte ovviamente il cognome tu vieni in piglia ogni tanto?

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    @Vito. Ogni tanto, purtroppo no. Mia madre vorrebbe rivedere il paese dei genitori. Chissà? Spero di farcela il prima possibile.

  • VITO PETRUZZELLI
    Rispondi

    ok se passi da queste parti fammelo sapere un abbraccio.

  • Dino
    Rispondi

    @Alessandro Colla e Vito Petruzzelli io sono di Ostuni :)

  • VITO PETRUZZELLI
    Rispondi

    ok siamo vicini potremmo sicuramente vederci potremmo scambiarci i numeri telefonici.

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