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  • Pietro Francesco Bayeli
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    L’uguaglianza degli uomini è una pura utopia, verificabile in concreto solo per morfologia (una testa, un busto, quattro arti e una stazione eretta).
    Tutto il resto è disuguaglianza, con varie sfumature, per sesso (etero, omo, trans), per età (generazioni), sensi (vista, udito, tatto, gusto, olfatto), sentimenti (buoni, cattivi, intermedi), razionalità (Intelligenza, ottusità, forme intermedie). Come si fa, con una unica uguaglianza di tipo morfologico, e tante disuguaglianze che abbiamo sopra elencato a dire che siamo tutti uguali? Uguali forse per la stolidità di questa affermazione!
    Siamo così disuguali che nella pratica di tutti i giorni costatiamo come esistano cittadini di serie A e di serie B (ossequienti, intrallazzanti), politici di serie A e di serie B (retti e dedicati, furbi ed egoisti), magistrati ( inflessibili, accomodanti, compiacenti), il tutto reso ancora più disuguale da caleidoscopiche variazioni.

  • Albert Nextein
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    Questo aveva il dono della preveggenza.
    Oggi davvero si vive in una società ove l’apparenza è diventata fondamentale.
    Una verniciata di uguaglianza che può esser solo apparente , e via.

  • Antonino Trunfio
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    E’ sempre attuale il famoso aforisma attribuito ad Ayn Rand: “puoi ignorare la realtà, ma non potrai evitarne le sue conseguenze”

  • myself
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    “La maggiore età si abbasserà”

    Che la maggiore età venga abbassata (cosa che non sta succedendo) non mi sembra negativo.
    Infatti, più è alta la maggiore età più sono le limitate le libertà degli individui (niente lavoro minorile, scuola obbligatoria) e le loro responsabilità (pene minori o inesistenti per i reati).

  • Francesco
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    Myself, in realtà la maggiore età ai tempi dell’autore era fissata in linea di massima intorno ai 25 anni, qualcosa in più e non in meno, a seconda dello stato. In Grecia neanche esisteva e a Roma scattava a 15 anni, ma in epoca moderna con le prime sistematizzazioni del diritto privato era stata innalzata un po’ dappertutto.
    In Italia sino al 1975 era 21 anni, oggi è 18.
    Vorrei farti osservare, comunque, che, perlomeno negli ordinamenti evoluti, la maggiore età è semplicemente l’età in cui il soggetto acquisisce la capacità di agire, cioè di compiere in autonomia atti, o per meglio dire negozi, giuridicamente validi. La capacità giuridica si acquisisce invece con la nascita (il nascituro è invece titolare di una certa soggettività giuridica ma non di capacità giuridica). Questo significa che il soggetto minorenne:
    – è titolare degli stessi e identici diritti del soggetto maggiorenne;
    – è titolare dei diritti di cui sopra in astratto, in quanto per il loro svolgimento in concreto necessita di un rappresentante (che di norma è un genitore o chi ne fa le veci negli atti di ordinaria amministrazione ed entrambi i genitori negli atti di straordinaria amministrazione);
    – può stipulare in autonomia solo gli atti da mero nuncius (cioè su mandato dei propri genitori e per conto degli stessi) oppure gli atti concernenti l’esercizio dei cosiddetti diritti esistenziali, qualora il suo modus operandi evidenzi la maturità necessaria a compierli. Tali atti comprendono essenzialmente quelli riguardanti la sfera di condivisione dell’intimità e le manifestazioni in cui si costruiscono la personalità la posizione sociale, dunque l’iscrizione a gruppi religiosi e a partiti politici, la scelta del percorso scolastico o lavorativo, l’intrattenimento di relazioni (anche sessuali) etc..
    Ovviamente se non mi credi puoi consultare qualsiasi manuale di diritto privato.
    La maggiore età non limita, dunque, né i diritti né le libertà degli individui.
    Va precisato, altresì, che non esiste alcuna correlazione tra la maggiore età e l’età di avviamento al lavoro. La costituzione italiana (art. 37) asserisce che il lavoro minorile è tutelato con speciali norme (ultimo comma), mentre il codice civile attribuisce una certa emancipazione al minore lavoratore, non in linea generale (come avviene con il minore coniugato o con il minore titolare/amministratore di impresa familiare) ma limitatamente agli atti connessi con il proprio lavoro e ai proventi derivanti. Ciò significa che il contratto di lavoro può essere sottoscritto direttamente dal minore (anche se i datori di lavoro tendono a richiedere la firma anche dei genitori per evitare contestazioni che porterebbero a lunghi contenziosi: in caso di rifiuto sarebbe il minore a dover intentare un’azione giudiziaria contro i genitori e/o il datore di lavoro perché impediscono lui di lavorare, ma questa ipotesi è ‘socialmente’ improbabile) e il minore può incassare direttamente gli stipendi (anzi, se li incassassero i genitori sarebbe una forma di sfruttamento, perseguibile finanche penalmente). Attualmente la legge italiana fissa a 15 anni l’età di avviamento al lavoro, ma l’ordinamento scolastico fissa a 8 anni l’obbligo scolastico + ulteriori 2 anni di scuola oppure istruzione e formazione, rendendo così di fatto impossibile stipulare contratti di lavoro prima dei 16 anni, dato che in linea di principio vige il prerequisito di assolvimento dell’obbligo scolastico e del diritto-dovere di istruzione e formazione. Alcune tipologie di lavoro possono essere svolte, comunque, anche da minori di anni 15, come le prestazioni artistiche (al di sotto dei 14 anni però le retribuzioni dovrebbero essere vincolate e accessibili dai genitori solo in casi eccezionali nell’esclusivo interesse dei minori stessi).
    Non c’è correlazione neanche tra la maggiore età e il matrimonio: in Italia è possibile contrarre matrimonio a 16 anni, sia con un altro minore sia con un maggiorenne. È possibile invece riconoscere un figlio a 14 anni.
    Non esiste correlazione tra la maggiore età e il diritto di voto: in Italia l’elettorato è fissato a 18 anni per le elezioni amministrative, a 18 per l’elettorato attivo e 25 per quello passivo per le elezioni della Camera dei deputati, a 25 per l’elettorato attivo e 40 per quello passivo per le elezioni del Senato, a 50 anni per l’elettorato passivo alla carica di presidente della Repubblica. In Grecia il voto a qualsiasi tipologia di elezione scatta a 17 anni, mentre la maggiore età, se non l’hanno abbassata a 18, è 21 (quando sono stato in Grecia l’ultima volta era ancora 21). In Austria era stato proposto di abbassare l’età del voto amministrativo a 16 anni; non so come sia andata a finire. Negli Stati uniti d’America in molti stati la maggiore età a 17 anni, ma negli stessi stati si può conseguire la patente di guida delle autovetture limitata a 14 anni e completa a 16 e si vota per qualsiasi elezione a 18. Del resto anche in Italia quando la maggiore età era 21 anni la patente B si conseguiva a 18 (quella A a 16; adesso ci sono le sottocategorie A1 e A2), mentre l’età di accesso al lavoro nella pubblica amministrazione è sempre stata 18 (i limiti di cui sopra valgono per il privato).
    L’età del consenso sessuale in Italia è fissata in 13 anni qualora il rapporto avvenga con soggetti non maggiori di 3 anni, 16 anni qualora il rapporto avvenga con genitori o tutori e 14 anni in tutti gli altri casi.
    La cosiddetta maggiore età penale in Italia è fissata in 14 anni. Certo, tra i 14 e i 18 si ha diritto a sconti di pena e sino a 21 anni si viene detenuti in speciali penitenziari minorili. Ma sostanzialmente l’età inferiore agli anni 18 (e comunque pari ad almeno 14) è considerata una mera attenuante, come tante altre.

  • Pedante
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    Nessun accenno all’avanguardia (disuguale per definizione) del movimento per l’uguaglianza.

  • Pedante
    Rispondi

    La negazione della disuguaglianza inter-gruppi è dannosa quanto quella intra-gruppo.

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