In Anti & Politica, Economia

jkj14DI MASSIMO TESTA

E’ un dato di fatto che a fronte di un debito pubblico completamente fuori controllo (è di questi giorni il suo nuovo record), e di una spesa da parte dello stato ingente, caotica e inconcludente, corrisponda una sempre peggiore qualità dei servizi che lo stato “offre” (in realtà impone, in quanto se ne è preso il monopolio) alle persone.

Detto ciò, e vista una pressione fiscale sempre più belluina, pare ovvio che quella parte della popolazione chiamata a finanziare tutto ciò attraverso la tassazione sia scontenta e rumoreggi. Ma tutto questo non esaurisce affatto il discorso.

Infatti, il governo insiste per fare ulteriore spesa in deficit (e quindi aumentare ulteriormente debito e spesa) nella convinzione che il denaro (che non ha e non c’è), nonchè una serie di opere da finanziare, producano la ormai mitica “ripresa”. Questa è una pia illusione già vista migliaia di volte, che può dare l’impressione di un certo benessere riconquistato. Ma è in realtà non affrontare la vera natura del problema, e di fatto crea ulteriori “buchi” finanziari il cui onere viene bellamente scaricato sulle generazioni a venire. Come del resto si è sempre fatto (ve la ricordate la Milano da Bere, vero?).

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Il vero problema sta nella marea di cose di cui lo stato si occupa, e da cui invece dovrebbe essere tenuto lontano.

In questo paese si sono avuti solo due casi di (parziale, oltretutto) liberalizzazione: telefonia e trasporto aereo.
In entrambi i casi il risultato è stato il medesimo: calo vorticoso dei prezzi per il consumatore dovuto alla concorrenza, possibilità per tutti di scegliere fra più offerte.

A dimostrazione che beni e servizi, se “offerti” da un monopolista, costeranno sempre di più, basandosi il loro costo su tariffe stabilite a tavolino piuttosto che su prezzi di mercato. Senza concorrenza e pluralità di offerta, un servizio pubblico (anche se si può essere convinti che funzioni “bene”) comporterà sempre e comunque distorsioni economiche, e risponderà sempre a scelte politiche, ovvero a cose che con il calcolo economico non hanno nulla a che vedere.
Ora io vorrei solo sapere: cosa impedisce di seguire questa strada per quanto riguarda i servizi attualmente in mano pubblica?
Lo chiedo a voi, lettori di questo sito, non certo ai politicanti: perché che loro non ci pensino proprio penso sia fin troppo evidente.

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Mostrati 8 commenti
  • eridanio
    Rispondi

    Lo impedisce quel che non assume un contenuto reale. Manca l’azione volontaria e responsabile di chi ci crede.
    Oramai la palude in cui sguazziamo la conosciamo sotto ogni punto di vista. Onore al merito di chi si è impegnato a farla conoscere e che ancora continua generosamente.
    Nextein, ad esempio, ha scelto la sua modalità di battaglia, in assenza di meglio io credo. Fa quel che può per se e i suoi cari. Lo ammiro.
    Altre cose da fare ce ne sono? Mi sembra che ci sia un mondo da ribaltare. Mi sembra che ci sia tutto da reinventare. Le esigue energie di un individuo possono forse bastare per la sussistenza. Per cose più impegnative scarseggiano gli imprenditori. Chi cioè assume responsabilmente un impegno in concerto con altri entro un perimetro di regole utili (il risultato non è mai scontato). Lo stato e le condizioni date, una volta acquisita la consapevolezza della situazione, vanno solo tenute in conto come la tara in una pesata. Quel che ho smesso di fare è il gne gne. Mi guardo attorno. Provo ad agire e quando si prova a farlo si comprende che lo stato come ostacolo è un falso problema. La reale “cotica” dello stato dura da masticare è fatta di tutta quella gente per bene di cui parla spesso Birindelli.

  • Faber
    Rispondi

    Proprio oggi ho ricevuto una informativa dal consorzio idrico, una lettera edificante che tra l’altro afferma :

    «la lungimiranza nel mantenere il Servizio idrico in mano pubblica, volendo evitare anche il lievitare di costi in funzione del profitto più che del servizio erogato ai cittadini».

    A questa favoletta non ci crede più nessuno, anche perché le bollette sono lievitate eccome. Però qualche tempo addietro avevo sentito di privatizzazioni dell’acqua in alcune zone che avevano portato disagi ai cittadini. E’ vero?

  • Marcello
    Rispondi

    Per curiosità: quali sarebbero secondo te i servizi in mano allo Stato che potrebbero/dovrebbero essere privatizzati?

    • leonardofaccoeditore
      Rispondi

      Da libertario ti dico subito: nessuno! Ma in un processo di de-statalizzazione, sarei disposto a lasciare allo Stato la difesa e parte della pubblica sicurezza e della giustizia solo parte però ed in competizione con agenzie private.

      • christian
        Rispondi

        Penso che Leonardo abbia risposto alla domanda contraria “quali sarebbero secondo te i servizi da lasciare in mano allo Stato ….”. Almeno da quanto si evince nella frase successiva.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Io, alla domanda di Marcello, avrei risposto TUTTI. Moralmente parlando, il primo dovrebbe essere l’istruzione. Tecnicamente parlando il primo dovrebbe essere la raccolta dei rifiuti. Sui presunti disagi ai cittadini nelle privatizzazioni, acqua o meno, è evidente che se si regala a un monopolista la possibilità di erogare servizi vi siano dei problemi. Se ogni cittadino residente fosse proprietario di una quota azionaria cedibile del sottosuolo, il problema non si porrebbe. Non sarei così ottimista, invece, nel pensare che lo stato sia un falso problema. E’ proprio quella citata cotica che impedisce un sano andamento dell’economia e un giusto esercizio della libertà personale. Uno schiavo incatenato non può essere colpevolizzato perché non riesce a spezzare le catene con i denti. Mancano gli imprenditori? Per forza! Chi ha voglia di intraprendere per dare quasi tutto il proprio guadagno al fisco? E’ come accusare gli imprenditori di non attivarsi per creare ricchezza in medio oriente; o anche semplicemente nel sud dell’Italia. La cotica di cosa nostra, degli integralisti religiosi e dei signori della guerra esiste o no? Dovrei buttare un capitale (ammesso che trovi un credito finanziario) per essere in pace con la coscienza imprenditoriale? C’è un signore di Arcore che si era miracolosamente e fortuitamente trovato in mano la chiave della catena con la quale poteva liberare sé stesso e un intero popolo. Ha prefertito gettarla via, dopo averla utilizzata per aprire le stanze delle sue alcove, in nome della ricerca del consenso dei “moderati”. Certo, lui è “moderatamente” antischiavista. A sinistra sono “diversamente” antischiavisti. Come io sono diversamente astemio.

    • eridanio
      Rispondi

      “Non sarei così ottimista, invece, nel pensare che lo stato sia un falso problema.”

      Se puoi metti le ruote ai piedi, che il tempo è scarso, e sentirai nel radiale chi più che cosa ti frena realmente la corsa :-)

      “Mancano gli imprenditori? Per forza! Chi ha voglia di intraprendere per dare quasi tutto il proprio guadagno al fisco?”

      Fai, se vuoi, quel che si può quando conviene e quel che non si può (secondo lo stato) quando si deve fare. Nessun gne gne. Quando non rubi e scambi volontariamente con altri… “non è peccato …figliolo”. Non prenderai lo stato ancora sul serio? La tua attuale configurazione operativa, professione, mestiere ti limitano ?… Cambia. Non è possibile? Che vale lamentarsi. Il limite della sopportazione è individuale. La soglia del dolore pure, così come gli incentivi a trovare una soluzione.

      “C’è un signore di Arcore che si era miracolosamente e fortuitamente trovato in mano la chiave della catena con la quale poteva liberare sé stesso e un intero popolo.”

      Ecco appunto, brava gente (dalle buone intenzioni) per bene, come altri del resto, che non ha capito quel che tu mi sembra che tu abbia compreso. Quanto tempo è stato fatto perdere a così tante persone che hanno abboccato e ora vivono il lutto di un supposto tradimento. Più che altro un autoinganno direi.

      Non bisogna liberarsi da…..
      bisogna esercitare la propria libertà a prescindere …come umanamente possibile, nei tempi e nei luoghi ai quali si può, oggi meglio di sempre, accedere.

      Non è che non esistono opzioni. Altrimenti si dovrebbe trarne le conseguenze.

      L’innovazione ha dei detrattori anche tra coloro che pensano di essere liberi, liberati, liberali e libertari. Non si può essere smart sempre in tutto. Le persone hanno dei limiti a prescindere da come la pensano. Perdoniamo i nostri limiti ed andiamo oltre.

      L’innovazione sconvolge, crea, scopre, cambia la realtà mentre si attende che la bella gente pronta a ridicolizzare il pelo nell’uovo altrui si convinca che la trave sporgente dal proprio culo sia un problema da questionare con priorità.

      Non c’è nulla di scritto, non esiste un modello da seguire, non esiste un certificato di libertario di qualità. C’è solo quel che si può dimostrare (prioritariamente a se stessi) di aver fatto, da solo o in compagnia, con persone che volontariamente hanno intrapreso una scelta di mutuo intendimento per un fine concreto.

      “E’ come accusare gli imprenditori di non attivarsi per creare ricchezza in medio oriente; ”

      Con la Siria, confermo, si lavora “benissimo” nel senso che si continua a commerciare senza sostanziali blocchi. Le spedizioni di merci ed i pagamenti ed incassi di merci, beni e servizi della vita e del mondo reale ed ordinario con scambi pacifici funzionano quasi perfettamente attraverso i canali legali ed ufficiali.
      La gente rimasta in Siria, sotto i rischi pendenti e le violenze degli stati di ogni risma, continua a produrre, mangiare, dormire….., trarre vantaggio dalla propria intraprendenza. Non potrebbe essere diversamente. Certamente li non è una passeggiata. Fuggono solo i più deboli, proprio quelli che l’ente statale generalmente secondo la leggenda dovrebbe proteggere. Questi ultimi beneficiano solo di più pubblicità perché disgrazie e politici si mettono i giornalisti, (per bene e meno) nel taschino per una fetta di polenta pagata dalla curiosità di altra gente per bene.

      Altrettanto funziona con normalità accettabile con Libano, Iran e tutte le realtà dello scacchiere. “Vedere soldi… vedere cammello!” tra persone oneste funziona in ogni cultura e latitudine a prescindere dall’ente territorialmente superposto.

      Con il sud e la cotica mafiosa è ancor più facile. Se li conosci li eviti. E non è nemmeno il caso di limitare analogo focus al sud o alla amata penisola. Ciò a dispetto di tutta quella brava gente per bene che ho conosciuto e stimato, che si ostina a non prendere atto che la sfortuna, il fato, e le condizioni date non siano un limite invalicabile. Non sono Salvatore ne di nome ne di fatto.

      In ultimo, siccome non posso separarmi dal fatto che io stesso sono stato un besugo per molto..troppo tempo, non ho nulla da insegnare ed ognuno la può serenamente pensare come gli pare; così mi eclisso.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Appunto: se li conosci li eviti. E quindi eviti di svolgere attività. Non perché sei abituato a lagnarti ma perché ti portano via tutto, al di là dei tuoi ottimismi. Può darsi che con la Siria e il Libano siano possibili transazioni. Non andrei mai a intraprendere attività in Sudan, Ciad, Kurdistan o nell’attuale Libia. Né nelle zone controllate dall’Autorità Nazionale Palestinese, poco importa se vince Hamas o Al Fatah. Se puoi metti le ruote ai piedi ma se non puoi perché l’aggressore ti ha già bloccato le mani? Quando non te le ha immobilizzate, paralizzate o tagliate? Prova a fare il cuoco senza mani. Lo so che quando scambio volontariamente non commetto peccato. Ma a chi vuole e riesce a impedirmelo non gliene importa nulla. Se ci ho rimesso una volta, smetto. Forse la resistenza passiva può produrre più frutti della lotta contro i mulini a vento. Era più imprenditore Sancho o il suo padrone? Posso anche non avere paura dei cani selvatici ma se vengo da loro aggredito e azzannato, muoio lo stesso. E non ho colpa né se muoio, né se faccio in tempo a ucciderli prima io, né se riesco a scappare e né se appunto li evito.

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