In Anti & Politica, Economia

ECONOMIAMATEMATICA1984DI MAURO GARGAGLIONE

Penso che le persone non razziste e non xenofobe saranno d’accordo che questi due sentimenti possono attecchire solo se il soggetto che li manifesta sia di fondo un ignorante. Ma ignorante su cosa per l’esattezza? Sulla biologia, sulla paleontologia, sull’etnologia? Niente di tutto questo. Ignorante sull’economia. Ignorante sulla legge dei vantaggi comparati che David Ricardo scoprì e dimostrò oltre 200 anni fa. E che cosa dimostra questa teoria?

Dice in sostanza che una nazione evoluta, proprio perchè è evoluta, ha conoscenze e capacità per produrre beni a basso valore aggiunto ma, visto che è evoluta tanto da saper costruire razzi interplanetari o inventare nuovi farmaci, non ha convenienza a fabbricare da sè sedie di legno come quelle che importa, dico per dire, dal Bangladesh.

Gli conviene importarle perchè le paga molto meno, essendo il Bangladesh una nazione i cui lavoratori possono campare con un ventesimo del reddito della nazione evoluta. Paga meno le sedie e permette ai cittadini del Bangladesh di avere un reddito e un lavoro, invece di ammazzarsi quindici ore al giorno a coltivare sassi e morire a cinquant’anni di vecchiaia.

L’autarchia invece, protegge risorse “locali” a basso valore aggiunto che non possono produrre a quei costi, perchè non si può campare in Olanda con la paga di un falegname del Bangladesh, col risultato che una sedia di legno costa quattro volte quella importata.

Questo impoverisce tutto il sistema e rappresenta un freno al livellamento verso l’alto dei propri cittadini. I produttori locali di sedie di legno, protetti e sussidiati, diverranno una corporazione impermeabile alle esigenze dei loro concittadini. Il che è esattamente quello che succede alle nazioni che votano governi che proteggono il “made in… something”.

Sto per caso dicendo che la Svizzera, fresca di voto sui limiti agli ingressi degli stranieri, ha sbagliato? Certo che ha sbagliato, se il suo intento è proteggere i falegnami ticinesi. Il che non ha nulla a che vedere coi controlli agli ingressi per evitare che entrino persone che il mercato del lavoro, adatto alle loro capacità, non è in grado di assorbire. Come dire che una nazione deve consentire, ad esempio, tante badanti quante sono quelle che vengono richieste dai suoi cittadini.

[Per chi volesse approfondire: Teoria dei vantaggi comparati su Wikipedia]
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  • Albert Nextein
    Rispondi

    Gli svizzeri fanno bene a regolamentare gli accessi al loro territorio.
    Con le regole che preferiscono, visto che si tratta del loro territorio.
    Se ne assumono , anche, ogni responsabilità.
    Se queste nuove norme lasciassero fuori i lavoratori frontalieri che , pare, costano meno di quelli autoctoni, significa che le aziende svizzere dovranno dare la precedenza ai lavoratori svizzeri e spenderanno di più.
    Da che consegue che i loro prodotti costeranno di più.
    Forse non si tratterà di grandi cifre, e sarà tutto assorbito senza difficoltà.
    Ma gli imprenditori avranno ridotta la loro libertà di assumere chi vogliono.
    Le aziende non potranno scegliere a chi offrire il lavoro, a parità di competenza del lavoratore.
    Le aziende subiranno un ulteriore peso che dovranno ammortizzare.
    Ma non si può recriminare troppo.
    E’ stato votato un referendum.
    Non decidono governi, ma direttamente i cittadini.

  • Pedante
    Rispondi

    https://sites.google.com/site/bdguiber/home/missioni/150-anni-pime/guerra-civile-in-pakistan-e-nascita-del-bangladesh-1971

    Tutto il mondo è razzista e xenofobo. È la condizione umana. La nazione non è un costrutto economico.

  • Pedante
    Rispondi

    Ogni riferimento alla teoria dei vantaggi comparati dovrebbe accennare agli effetti distorsivi delle politica monetarie nazionali. Se il Bangladesh adottasse una politica monetaria mirata a deprezzare la valuta nazionale per motivi mercantilistici, la decisione di delocalizzare in o importare da quel paese potrebbe risultare vantaggiosa nel breve termine anche insostenibile nel lungo. Distorsioni monetarie/valutarie possono persistere per lunghi periodi e creare danni enormi per ambidue le parti contraenti (e la più ampia società civile).

    • Mauro Gargaglione
      Rispondi

      David Ricardo scriveva in un’epoca nella quale le banche centrali non erano state ancora inventate. Ciònondimeno la legge dei vantaggi comparati è valida perchè sottindende una migliore allocazione dei fattori produttivi con incremento della produttività per le nazioni evolute e quelle meno evolute.

      • Pedante
        Rispondi

        Non necessariamente. L’allocazione di risorse si basa sul calcolo monetario. Se i prezzi sono falsati da tassi di cambio manipolati, la produttività alla lunga ne soffrirà. Detto questo non sto giustificando contromisure di protezione.

  • Pedante
    Rispondi

    Gli unici a non difendere la territorialità sono i popoli diasporici. Per loro la nazione è proprio il popolo, I confini – rigorosamente controllati – di questa forma di nazione sono sangue, cultura e religione.

  • Alessandro
    Rispondi

    @Gargaglione:

    Non ho capito cosa c’entra il tuo articolo con il razzismo: puoi spiegare meglio ?

  • giorgio
    Rispondi

    in effetti le condizioni di lavoro degli operai del bangladesh sono idilliache ora che è arrivato il capitalismo straniero https://www.theguardian.com/world/2015/apr/22/garment-workers-in-bangladesh-still-suffering-two-years-after-factory-collapse
    che poi la storiella che si racconta sempre che una volta arrivato il capitalismo le cose migliorino di conseguenza non è assolutamente vera. Non è infatti il capitalismo che migliora le cose, ma lo stato con delle politiche sociali che le fa migliorare, e ovviamente perché ciò avvenga bisogna che le multinazionali che operano sul territorio vengano tassate a dovere. Non mi si venga quindi a dire che il capitalismo porta benessere, perché se potessero i capitalisti in questione far morire a forza di lavorare quelle persone lo farebbero senza problemi. Del resto non è loro il compito di diffondere la ricchezza e il benessere, quanto invece quello di massimizzare il loro profitto. E’ lo stato che tassa giustamente le aziende il loco per ricavare denaro per costruire infrastrutture che possono aiutare i suoi cittadini. Quindi il progresso è il benessere è solo un epifenomeno del capitalismo, un suo prodotto non cercato né tanto meno voluto, nella misura che i beni venduti hanno un mercato diverso da quello in cui vengono prodotti, e questo è il caso della moda e del bangladesh.
    Del resto, uno dei padri del mercantilismo europeo aveva le idee chiare quando disse “We can not trade without war, nor can we maintain war without trade”. Fondamentalmente, nulla è cambiato nel cervello bacato di certi imprenditori: i soldi sono molto più importanti delle persone.

    • Pedante
      Rispondi

      Con un QI medio di 82 il Bangladesh sarà sempre un paese relativamente povero e arretrato.

  • VITO PETRUZZELLI
    Rispondi

    alessandro lo stato tutti gli stati rubano i soldi alle aziende ed ai cittadini ed in cambio non danno assolutamente niente servizi pessimi vedi italia gli imprenditori veri non quelli forse che conosci tu hanno sempre cercato di ben pagare i propri dipendenti perche’ anche da loro dipende la fortuna e l’ascesa di una azienda e non c’e bisogno di nessuno stato o sindacato che li tuteli a meno che non siano degli sfaticati o in cerca solo di ottenere uno stipendio senza lavorare…… quindi amico lascia stare le teorie socialiste hanno solo danneggiato il sistema economico mondiale ed hanno prodotto solo poverta e storture avantaggio solo dei demagoghi e dei politicanti di mestiere….

  • Alessandro
    Rispondi

    Continuo a non capire cosa c’entri tutto questo con il razzismo…..???

  • giorgio
    Rispondi

    Alessandro
    secondo me non l’ha capito nemmeno chi ha scritto il post.

  • christian
    Rispondi

    Alessandro
    La sintesi del poste è questa Razzismo = Ignoranza Economica in quanto il razzismo porta degli svantaggi economici quando la persona razzista in questione crede il contrario e tale tesi viene dimostrata tramite la legge dei vantaggi comparati.

  • giorgio
    Rispondi

    in quanto il razzismo porta degli svantaggi economici quando la persona razzista in questione crede il contrario e tale tesi viene dimostrata tramite la legge dei vantaggi comparati cos’è? una supercazzola?

    • spago
      Rispondi

      Il razzismo in genere si traduce sul piano politico in misure protezioniste, e si accompagna a ideologie nazionaliste, anzichè favorire rapporti basati sulla convivenza pacifica e il libero commercio con tutti. Per i motivi spiegati nell’articolo questo comporta un danno economico.

      Il problema – per me almeno – non è tanto che una persona sia razzista nel suo intimo, nel suo privato, o nella sua vita quotidiana, ma in che cosa si traduce il razzismo sul piano concreto e in particolare sul piano politico: si traduce in un’aggressione? nella richiesta di campi di detenzione? di leggi che creano un apartheid? di deportazioni? nella richiesta di misure protezioniste? in atteggiamenti bellicosi e guerrafondai verso altri paesi? in politiche colonialiste o imperialiste? nel non riconoscere i diritti delle persone appartenenti a certi gruppi? in un’esaltazione collettivista e anti-indivdualista?

    • christian
      Rispondi

      No so!? Sicuramente te ne intendi molto di più visto che ce l’hai in testa.
      Occhio che se vai in giro senza cappello ti arrestano per atti osceni in luogo pubblico.
      [Anche questa volta ti ho letto per sbaglio. Ho visto la parola e pensavo che stessi parlando di te stesso. Fai commenti più lunghi altrimenti non riesco a saltarli senza che mi scappi l’occhio su qualche parola e non usare l’italico che fa risaltare le frasi e si finisce per leggerle involontariamente]
      Distinti saluti giorgio T..ll

  • giorgio
    Rispondi

    spago
    in effetti, l’inghilterra dell’800 patria del libero scambio e della detassazione non era un paese razzista…

    • spago
      Rispondi

      giorgio

      ho scritto che il razzismo non favorisce pace e libero commercio, ma si accompagna molto spesso a protezionismo e nazionalismo.. pensi che non sia vero? secondo te il razzismo favorisce la pace e il libero commercio? non ha nulla a che fare con protezionismo e nazionalismo? non ha una traduzione sul piano politico?

  • giorgio
    Rispondi

    spago
    il libero commercio non ha alcuna base evolutiva, come lo potrebbe avere il razzismo secondo illustri evoluzionisti quali dawkins, ma semplicemente si basa sul vantaggio economico. Se leggi il libro di Bernstein Il lauto scambio trovi un sacco di esempi tratti dalla corrispondenza privata dei secoli scorsi, in cui gli europei definivano in termini a dir poco oltraggiosi i popoli con cui poi facevano affari. pecunia non olet si diceva, il denaro è l’unica cosa che interessa al commerciante e al venditore, chi lo possiede è e resta un dettaglio ininfluente.
    il libero commercio poi nel corso dei secoli dal 600 all’800 era tale solo per gli europei. basti pensare alle guerre dell’oppio in cina, tanto per avere una controprova di quanta pace potesse portare il libero scambio fuori dall’europa. Come ho già scritto sopra, i mercanti dell’età dell’ora del libero scambio erano ben consapevoli che questo doveva essere accompagnato da azioni militari e mantenuto con queste.

    • spago
      Rispondi

      “gli europei definivano in termini a dir poco oltraggiosi i popoli con cui poi facevano affari”

      Quindi un razzista può commerciare liberamente con chi pure disprezza o ritiene inferiore, perchè sul suo razzismo vince il vantaggio economico.. di questo sono felice, w il libero commercio! Ma non sempre le cose vanno così, a volte il razzismo ha una traduzione politica, dalle misue protezioniste ai comportamenti agressivi.. sono tanti gli esempi in questo senso di esaltazione dei lavoratori e dei prodotti autoctoni contrapposti a quelli stranieri, a dispetto della convenienza economica, della divisione del lavoro e della legge dei vantaggi comparati, e in combinazione con atteggiamenti e politiche belligeranti.. o no?

      “basti pensare alle guerre dell’oppio in cina, tanto per avere una controprova di quanta pace potesse portare il libero scambio fuori dall’europa”

      Attribuire le guerre dell’oppio al libero scambio è come attribuire la guerra alla pace. La verità è che sono una il contrario dell’altra e dove c’è una, non c’è l’altra.

  • giorgio
    Rispondi

    spago
    adesso non ho tempo, ma appena ce l’ho ti scrivo cosa ne pesa bernstein della guerra dell’oppio, poiché nel suo volume gli dedica molto spazio. ti basti pensare che quando il monopolio della eic (east indian company) cessò nel 1834 e subentrarono i privati, allora iniziarono i problemi che sfociarono nella prima guerra dell’oppio.

    • spago
      Rispondi

      giorgio

      sicuramente la storia delle guerre dell’oppio è interessante, ma esattamente cosa prova? Vuoi dirmi che anche i privati delinquono? Che commettono crimini per fare soldi? certo, chi lo nega? o chi lo approva?

      Ma non devi affidarti al delinquente più grande perchè ti protegga da quello più piccolo. Nessun privato può compiere i crimini che compiono gli stati, perchè non possono fare tutte le cose che può fare uno stato.. raccogliere tasse, imporre la leva, emanare leggi, imporre il corso forzoso di una moneta, etc.. La costruzione della megamacchina statale è la premessa per compiere i peggiori crimini. Infatti gli stati sono le entità più assassine nella storia dell’umanità.

      Un grande studioso di questo campo è Rummel e se hai lo stomaco ti consiglio di leggere “Stati assassini. La violenza omicida dei governi”, dove stima i morti fatti dagli Stati, fra i propri stessi cittadini, escludendo i morti in guerra. Al primo posto l’unione sovietica con 62 milioni di morti, al secondo posto la Cina comunista con oltre 35 milioni, al terzo posto la Germania nazista con 21 milioni, al quarto posto la Cina nazionalista.. Sono cifre che dicono tutto. Sono impossibili da fare se non attraverso uno Stato.

      Come scrive Rummel: “Il potere uccide, il potere assoluto uccide in modo assoluto. Questo nuovo Principio del Potere è il messaggio che emerge dai miei precedenti lavori sulle cause della guerra ed è il tema centrale di questo libro sul genocidio e l’omicidio di massa, che ho definito ‘democidio’. Più il potere è concentrato nelle mani di un governo, più potrà agire arbitrariamente in base ai capricci e ai desideri delle élites dominanti, più questo governo tenderà a fare la guerra agli altri governi e più facilmente ucciderà i propri sudditi e quelli stranieri.”

    • Pedante
      Rispondi

      La British East India Company godeva di un monopolio statale.

    • Pedante
      Rispondi

      Il governo britannico concesse alla famiglia Sassoon un monopolio statale sul commercio dell’oppio (tra altri prodotti) in India, il quale commercio si sarebbe poi esteso fino alla Cina. La guerra dell’oppio scoppiò quando l’accordo tra imprenditore e Stato venne ostacolato dall’imperatore Manchu.

  • Alessandro
    Rispondi

    Inoltre trovo questo articolo sul razzismo un pò furbescamente filo immigrazione incontrollata: vorrei chiedere all’autore ed ai lettori se dobbiamo considerare quello che sta facendo il nostro attuale governo, portare qui ogni anno centinaia di migliaia di africani di cui non abbiamo nessun bisogno, un esempio di libero mercato e di libero scambio ?

    • Pedante
      Rispondi

      Il Piano Kalergi non ha nulla che vedere con l’economia. Mira piuttosto a rimpiazzare i popoli europei e distruggere le loro tradizioni millenarie.

  • christian
    Rispondi

    Alessandro ti stai sbagliando.
    Leggi beni una delle ultime frasi:
    “Il che non ha nulla a che vedere coi controlli agli ingressi per evitare che entrino persone che il mercato del lavoro, adatto alle loro capacità, non è in grado di assorbire. Come dire che una nazione deve consentire, ad esempio, tante badanti quante sono quelle che vengono richieste dai suoi cittadini.”
    Questo che sta facendo il governo e deplorevole ma la questione è più complicata di quanto sembri. Non è questione di portarli ma di non farli partire, una volta che sono nelle acque internazionali ci sono due possibilità; o si fa finta di niente e li fai morire o li accogli.

    • Pedante
      Rispondi

      Controlli sull’immigrazione non devono essere per forza motivati solo da considerazioni economiche. Lasciamo lo homo oeconomicus ai neoclassicisti.

    • Pedante
      Rispondi

      Una badante non è un uccello da gabbia. La sua presenza cambierà la società più ampia nella misura in cui lei è diversa.

  • Alessandro
    Rispondi

    @ christian:

    “” Non è questione di portarli ma di non farli partire, una volta che sono nelle acque internazionali ci sono due possibilità; o si fa finta di niente e li fai morire o li accogli. “”

    Bene, allora facciamo finta di niente: non siamo responsabili di un miliardo di africani che vogliono venire in Italia, se lo fanno che lo facciano a loro rischio e pericolo.
    Inoltre così facendo dopo poche settimane non partirebbe più nessuno.

  • christian
    Rispondi

    Non si può fare od almeno lo stato Italiano non lo può fare. Ma non per motivi etici/morali ma par trattati internazionali e per il diritto della navigazione.
    Una volta affacciarsi in mare era una benedizione oggi comincio a pensare che sia meglio essere circondato dalle montagne.

  • Alessandro
    Rispondi

    Qui si tratta di una invasione, per cui i trattati internazionali non contano niente.
    Non siamo obbligati a farci invadere.

    Chiediti perchè siamo l’unico paese del mediterraneo a portarsi i clandestini in casa.

  • christian
    Rispondi

    Concordo con te ma quello che sto dicendo è che abbiamo le mani legate.
    Mi spiace dirlo ma non c’è speranza: ci hanno puntato una pistola alla tempia e ci hanno detto di scavarci la fossa. Personalmente sarei disposto a rischiare la testa piuttosto che scavare la fossa (nella peggiore delle ipotesi la fossa la scavano loro). Vallo a spiegare ai Cattocomunisti/Perbenisti/Egualitaristi con sedere degli “altristi” che oramai sono la maggioranza degli Italia.
    AMEN

    • Pedante
      Rispondi

      L’importante è rendersi conto che di casuale c’è ben poco. Molti, troppi si illudono che si tratti di incapacità, cecità o stupidità da parte dello Stato. Non riescono a immaginare uno Stato che collabori con chi vuole distruggere l’Europa e i popoli europei.

  • Pedante
    Rispondi

    http://www.theoccidentalobserver.net/2016/10/the-jewish-origins-of-the-open-borders-movement/#comments

    Appoggio quasi unanime anche da parte delle organizzazioni ebraiche.

  • spago
    Rispondi

    Concordo con i pessimisti..

    Personalmente non ho alcuna speranza che il libertarismo possa diventare e restare maggioranza affermandosi con un percorso democratico, in cui lo stato recede gradualmente, sempre più, fino a ridursi al minimo o a scomparire. Men che meno penso che un gruppo di libertari possa imporsi con una rivoluzione violenta.

    E sono sicuro che le cose peggioreranno, perchè di fronta all’aggravarsi della situazione la gente continuerà a esigere con sempre maggiore forza risposte socialiste e nazionaliste, autoritarie e stataliste, da destra e da sinistra.

    L’unica cosa che un libertario può fare è cercare rifugio altrove, in piccole comunità, di persone che condividono le sue idee o si avvicinano ad esse. Ben vangano le secessioni, i moti d’indipendenza e i progetto tipo Liberland, per quanto realisticamente anche questa sia una strada difficile, mi sembra l’unica praticabile.

    Per fortuna il mercato lavora a nostro favore in mille modi, fornendoci sempre più mezzi per sfuggire allo Stato, lavorare e commerciare in nero, aggirare le proibizioni, evadere, etc..

    Non cercare di cambiare gli statalisti, nè di imporgli il libertarismo, ma mettersi in proprio, continuando a sostenere e diffondere le idee libertarie e sperando che l’esempio di realtà libertarie funzionanti possa essere utile a convincere qualcuno.

    Anche se non c’è da confidare troppo che accada, perchè gli statalisti sono per il 99% al di là di qualsiasi possibilità di convincimento.

    • Pedante
      Rispondi

      D’accordo, ma come la mettiamo se i somali per esempio sono ancora più collettivisti degli italiani? E non è plausibile che lo Stato veda di buon occhio le tensioni create dall’influsso massiccio di persone non assimilabili? Ordo ab chao.

      • spago
        Rispondi

        In assenza di welfare e di altre possibilità di avere cose gratis, quando un immigrato deve pagarsi tutto, chi viene è spesso una persona che 1 ha lasciato il suo paese, la sua famiglia, la sua cultura.. non dico che non sia più sè stesso, ma per lo meno è una persona pronta a cambiare la sua vita, abbastanza coraggiosa e intraprendente da mettersi in gioco in un paese straniero 2 è in cerca di una opportunità, è affamata, ha voglia di lavorare, di guadagnare, di costruirsi una nuova e migliore vita 3 sa che sarà guardato con diffidenza e che dovrà fare più degli altri per avere meno all’inizio. E se il solo modo che ha per mantenersi è integrarsi perché tutto ciò di cui ha bisogno lo deve ottenere in uno scambio volontario e non gli è garantito.. Nelle condizioni attuali, certo è tutto diverso, e a me sembra soprattutto che sia fuori controllo.. politici di destra e di sinistra stanno giocando con gli esplosivi mi sembra.. l’accoglienza indiscriminata di sinistra alla fine tira la volata ai partiti della destra più nazionalista, protezionista e xenofoba..

  • spago
    Rispondi

    Anche a sinistra si critica un’immigrazione senza limiti..

    http://vocidallestero.it/2016/10/01/immigrazione-e-capitale/

    • Pedante
      Rispondi

      La sinistra di tutti i paesi occidentali ha abbandonato la classe operaia autoctona (troppo reazionaria) per lottare a favore delle minoranze.

      • Evaristo
        Rispondi

        Come sempre (rigorosamente obbligatorio nel peggio) si seguono gli usa.
        Alinsky aveva già capito tutto negli anni 60.

        • Pedante
          Rispondi

          La sua tesi dl laurea della Clinton era proprio su Alinsky. L’avanguardia è ormai diventata establishment.

          • Pedante

            “La tesi di…”. Scusate.

    • Pedante
      Rispondi

      @ Spago:
      Grazie del articolo. Interessante la situazione in Guyana. La politica etnica esiste dovunque anche se parlarne nei paesi occidentali è verboten.

      • spago
        Rispondi

        prego :) vocidallestero è un sito pieno di cose interessanti..

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