In Anti & Politica, Economia

pilDI MAURO GARGAGLIONE

La politica e l’imprenditoria collusa, unitamente alla finanza, al sistema bancario, il tutto sotto la regia delle banche centrali e degli Stati che ne hanno fissato la sovranità su moneta e tassi di interesse, hanno violentato per decenni le regole dell’economia. E va bene.

Ma hanno potuto farlo perchè hanno invitato al banchetto intere generazioni di cittadini che ci hanno ricavato sicurezza economica, privilegi sotto forma di diritti acquisiti, pensioni generose caricate sui non ancora nati e welfare a gogo. “Segni sul conto, grazie poi passo a pagare e se non posso io passerà mio figlio”.
La violentatrice delle regole dell’economia ha un nome e un cognome, si chiama Madame SOCIAL-DEMOCRAZIA. Ora però l’economia, quella vera, quella austriaca, si prende la rivincita e presto … tutti col culo per terra.

I populisti di destra e di sinistra che spuntano come i funghi di qua e di là dell’Atlantico sono gli ultimi conati di una civiltà boccheggiante che non riesce più torcere oltre le leggi economiche dell’azione umana. I vertici sui piani di rilancio da parte delle istituzioni nazionali e sovrannazionali sono solo stucchevoli e grottesche commedie.

Faccio sempre più fatica a leggere persino i blog dei miei amici, quelli che mi hanno insegnato l’economia vera.

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  • Albert Nextein
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    Concordo.
    I piani di rilancio, le ripartenze, i G7, i G x,y,z, sono pietosi riti del nulla.
    Le riunioni ministeriali, interministeriali, i Dpef, i meetings economici, etc.
    Servono solo a rassicurare i sudditi con annunci seguiti o meno da provvedimenti sempre inefficaci o controproducenti.
    Le radici di questo fallimento sono insiti nella politica e nei politici, attenti ai propri vantaggi personali e privati e privi di scrupoli, “tanto ce n’è”.
    Buona parte della responsabilità ce l’ha la gente comune che si fa infinocchiare regolarmente senza trovare il coraggio per reagire.

  • Giovanopoulos
    Rispondi

    Dall’articolo dell’ottimo Gargaglione traspare il godimento per l’imminente “tutti col culo per terra”.
    Capisco la soddisfazione di vedere le proprie idee confermate dai fatti; peccato però che questi “fatti” siano il caos e la povertà prossima ventura.
    Mi sembra un prezzo tantino alto per vedere confermate le proprie idee.
    Ovviamente non è colpa di Gargaglione se siamo ridotti ad inneggiare al disastro; ce la dobbiamo prendere con il socialismo e con chi non l’ha contrastato.
    In più, ho la sgradevole sensazione che il culo degli artefici del disastro socialista neanche si avvicinerà al suolo mentre quello dei poveracci ci si schianterà con forza.

    • Albert Nextein
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      La miseria è una grande maestra di vita.

      • Ari
        Rispondi

        Grazie, ma io non ho nulla da imparare; non so te, ma io dalla miseria avrò solo da perdere.
        Inoltre, non mi farei illusioni sulla “Storia maestra di vita”, visto che le panzane socialiste stanno seminando miseria da almeno un secolo ed hanno tuttora grandissimo seguito.

  • Dino
    Rispondi

    La miseria grande maestra di vita me lo aspetterei di leggere sul blog di Massimo Fini o Maurizio Blondet, non certo su questo sito LIBERTARIO…. noi siamo per il risparmio, la prosperità, quella vera!!! Scusami Nextein
    Cmqe più leggo sui blog dei due suddetti Signori, più leggo commenti vari sul web o ascolto discorsi tra la gente, tipo quelli di due conoscenti in palestra, su benito mussolini, su quanto fosse giusto e più temo per il futuro, tempi tristi ci attendono!

    • Albert Nextein
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      La vita è lunga, e i casi tanti.
      Tutto può succedere, anche se noi apprezziamo la ricchezza, il capitale, il risparmio, l’impresa, la proprietà, la libertà, ed anche se le nostre esistenze sono instradate e spese per questi obbiettivi.
      La ruota gira.
      Esiste l’imprevisto.
      Sempre giusto e razionale cautelarsi.
      Ma può capitare.
      Volevo dire che non tutti i mali vengono per nuocere nel bilancio di una vita vissuta.
      Posso modificare il termine da miseria a ristrettezze.
      Ma il significato rimane.

  • Dino
    Rispondi

    Buon viaggio Dottor Caprotti!!

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    “Buona parte della responsabilità ce l’ha la gente comune che si fa infinocchiare regolarmente senza trovare il coraggio di reagire”. No. Mi sento in dovere di spendere una parola in difesa della gente comune, vittima e non responsabile delle situazioni. Chi non trova non è perché non cerchi. Magari il coraggio qualcuno l’ha cercato e non l’ha trovato. Perché se non ce l’ha non se lo può dare. In passato, tanti schiavi non si sono liberati. Ma non perché mancasse loro il coraggio, non perché ribellarsi fosse inutile. Era semplicemente impossibile. Non saprei dire se oggi la situazione sia la stessa. Ma come riuscire a non lasciarsi imbrogliare, quando a difesa del tiranno ci sono i testi scolastici e soprattutto i docenti?. Le solfe che la gente è abituata ad ascoltare sone dei veri e propri mantra. Si insegna alle persone che il compito del capitalismo non sia quello di diffondere ricchezza e benessere ma di massimizzare il profitto. Peccato ci si dimentichi di dire che senza clienti non si massimizzi alcun profitto e che quindi per ottenere vantaggi si debbano necessariamente diffondere ricchezza e benessere. E che si finga di ignorare che dove c’è meno capitalismo ci sia anche minore ricchezza e di conseguenza minore benessere; senza parlare della minore libertà. Molti si convincono che se i capitalisti avessero il potere di lasciar morire di fatica la gente, lo farebbero senza problemi. E poi quei morti dove spenderebbero? Che capitalismo è mai quello del mancato guadagno? Perfino lo schiavista può non avere interesse a far morire di fatica la sua mano d’opera, altrimenti non ha più mano d’opera. La differenza è che lo schiavista, oltre a essere inumano è anche scemo. L’imprenditore, se autentico, scemo non è. Si inducono le persone a illudersi che le cose migliorino grazie alle “politiche sociali” degli stati. Infatti, grazie a queste politiche non ci sono più i soldi per le pensioni. Si crede che il problema sia legato al personale politico e non al sistema. Che le tasse servano per costruire infrastrutture per aiutare i cittadini. Ma quando mai il despota è interessato al benessere dei cittadini? Chi ha detto che i privati non siano interessati o capaci a costruire infrastrutture? Quelle create dagli stati sono pessime, nella migliore delle ipotesi. Si instilla la paura del privato con paragoni improponibili come le guerre dell’oppio. Come se i guasti di quelle guerre non siano creati dallle legislazioni proibizioniste degli stati. Si sostiene che le multinazionali siano la rovina delle popolazioni povere. E si cita magari l’area geografica che invece un miglioramento lo ha avuto; ma i citanti lo negano. Come negano che se i passi avanti compiuti non sono sufficienti, spesso è perché le disposizioni di leggi basate su fedi religiose integraliste nella loro sostanza e non nella loro interpretazione, non consentono uno sviluppo adeguato. Si lascia passare il messaggio che l’imprenditore in quanto tale avrebbe il cervello bacato perché per lui i soldi sono più importanti delle persone. Ma che c’entra la professione con gli aspetti etici? Anche il cliente, quando chiede lo sconto, può avere in maggiore considerazione il danaro piuttosto che la persona. Anche il lavoratore può ricattare un piccolo impresario chiedendo una paga che in altezza non è stata mai chiesta prima da qualcun altro. Un bacato anche lui? Certo, certi imprenditori siciliani sono proprio bacati quando rifiutano di pagare le estorsioni. Ma come? Ancora non sanno che i soldi estorti dalla criminalità organizzata servono per le infrastrutture, per le politiche sociali e per aiutare chi ha bisogno? Se uno studente, durante un’interrogazione in filosofia, in diritto, in economia o anche semplicemente nelle discipline storiche, osasse smentire le banalità ufficiali, rischierebbe la bocciatura. I veri responsabili sono coloro che pur potendo, non hanno messo a disposizione gli strumenti di chi ha cercato il coraggio. C’è un neoottuagenario che tra le tante promesse mancate, annovera anche l’università liberale di Cologno Monzese. La stiamo ancora aspettando. In compenso ha lasciato che aprisse quella di Castellanza. Che una vecchia macchietta del personaggio Mario Pio, avrebbe definito un “dolore de panza”. Perché il citato ottuagenario non ne ha compresa l’importanza.

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