In Anti & Politica

vit-leo-rivo-giorgioDI MAURO GARGAGLIONE

Il visionario libertario, fondatore di Liberland, Vít Jedlička, alla domanda sullo stato dei rapporti della sua comunità con gli altri movimenti indipendentisti ha detto: – Non tutti i movimenti indipendentisti vanno verso l’aumento della libertà degli individui, pensiamo a quelli di ispirazione marxista per esempio -.

Questa frase per me è la discriminante tra l’appoggiare un movimento indipendentista oppure no. L’aspetto delle tradizioni, della lingua madre, della storia passata, delle radici comuni è certamente importante e forse necessario ma, attenzione, non è sufficiente.

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Se a guidare il desiderio di indipendenza non c’è l’aumento della libertà dell’individuo, a prescindere dal suo dialetto o dal suo gonfalone, l’idea di sostituire un tricolore con un’altra bandiera o scrivere la Costituzione in lingua Veneta o Friulana non mi scalda per nulla.

In questa fase di storia dell’umanità, ma è stato sempre così in realtà come ci insegna Charles Adams, non ci sono altri ideali di libertà che precedono quelli legati alla difesa della proprietà privata e del reddito, frutto del proprio lavoro o di quello che qualcuno ha voluto lasciarti in eredità, dagli attacchi del fisco centrale, romano, veneziano o pordenonese che sia.

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  • Antonino Trunfio
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    qualcuno sa dove si trova la registrazione video dell’evento?

    • leonardofaccoeditore
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      le stiamo preparando…

  • Giulio
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    NON TUTTI GLI INDIPENDENTISTI HANNO A CUORE LA LIBERTA’
    Infatti in Sardegna è proprio così, i partitini indipendentisti sono comunisti.

  • Giorgio
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    come se la libertà avesse una sola declinazione! al popolo cubano molto probabilmente le libertà concesse da batista non erano qualitativamente necessarie né tanto meno desiderate. la libertà è un concetto relativo. se non credete a me almeno credete a isahia berlin che ha messo in luce questo aspetto relativistico nel suo saggio libertà.

    • spago
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      Quando si tratta di politica, si tratta sempre di una teoria sull’uso legittimo della forza. Lo Stato è per definizione uso della forza. Senza la forza lo Stato non esiste, le leggi sarebbero richieste rifiutabili e non obblighi. Quindi per prima cosa ci vuole una teoria sull’uso legittimo della forza. Lo Stato è fatto di persone, e queste persone, sono come le altre, non acquisiscono un qualche tipo di status divino che le rende diverse. La stessa teoria sull’uso legittimo della forza si deve applicare tanto alla relazione che c’è fra me e il mio vicino di casa, quanto a quella che c’è fra me e qualunque statale, dal più sfigato al più importante. Il libertarismo ha una teoria sull’uso legittimo della forza molto chiara, si chiama principio di non aggressione, e ci dice che va bandito l’uso aggressivo della forza verso gli altri e le loro proprietà (legittimamente acqusite, cioè acquisite nel rispetto del NAP). D’altro canto permette l’uso difensivo della forza, logicamente, contro gli aggressori. Quando una persona non è soggetta ad alcuna aggressione allora è libera, almeno sul piano politico e legale. Questa libertà è una libertà negativa. Ma il semplcie fatto che lo Stato o un qualunque altro aggressore non mi impedisca di fare qualcosa, non significa che avrò materialmente la possibilità di farla. Se lo Stato non mi vieta di avere una Ferrari non per questo la Ferrari mi comparirà in garage. Sta a me guadagnarmela se la voglio. Ma non per questo la libertà dalla coercizione è poca cosa. Anche se poi in senso più lato la libertà è tante cose. Il punto è solo questo: c’è chi come Giorgio giustifica l’aggressione e si auspica ce ne sia sempre di più, perchè vede positivamente una società fondata sul furto, la rapina, e l’omicidio (le attività in cui consiste lo Stato), e c’è chi non la giustifica, la rifiuta e cerca di difendersi da essa. I libertari ritengono che innanzitutto si debba rifiutare l’aggressione, e che poi all’interno di questa cornice venga il resto. I Giorgi vogliono imporsi sul mondo con la violenza e la forza, prevaricando e aggredendo.

  • Antonino Trunfio
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    Isahia Berlin ha messo in evidenza appunto la libertà positiva e quella negativa. E’ il significato attribuito da Berlin alla libertà negativa, che consente di distiungere nettamente chi cerca la libertà per se stesso, positiva o negativa che sia, e chi invece proclamando la propria libertà, cerca di affermare il proprio punto di vista come migliore per l’universo mondo.

  • Mauro Gargaglione
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    Caro Giorgio,

    è proprio perchè la libertà ha milioni, anzi miliardi di declinazioni, una per ogni individuo, che è necessario attribuire ad ognuna di queste adeguata protezione. Siccome sceglierne una mette necessariamente le altre in posizione subalterna, l’unico modo ragionevole di procedere non è decidere quale concezione di libertà deve prevalere, ma impedire a uno o più individui di prevalere sugli altri contro la loro volontà.

    Il principio di non aggressione risponde esattamente a questo scopo. Ci penseranno gli uomini e le donne ad aggregarsi liberamente coi loro simili che condividono gli stessi valori, o valori compatibili fra loro. E’ così che si sono formate le società nella storia umana ed è così che si sono affermati valori comuni che hanno permesso loro di non disintergrarsi appena nate.

    Pur nei più arcaici sistemi sociali, nessun agglomerato di persone sarebbe potuto esistere se, almeno fra i componenti, non fosse stata valida la regola che non si può impunemente entrare nella capanna del vicino, sgozzargli i figli, violentargli e uccidere la moglie, derubare tutto quello che c’è all’interno e appiccare il fuoco. Altrimenti non sarebbero potuti nascere neanche i clan e le tribù.

    Persino in questa fase tribale l’unico principio che tiene insieme un gruppo di persone è il principio di non aggressione. Il libertario lo pone quindi a principio primo, regolatore e garante della convivenza di miliardi di individualità diverse.

    Noi siamo qui proprio a causa del principio di non aggressione, e del suo corrispondente principio di autodifesa naturalmente, senza i quali l’umanità sarebbe, assai probabilmente nata e morta e morta subito dopo.

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