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PROSTITUZIONEDI REDAZIONE

Se la prostituzione in Italia non è reato è giusto che anche le escort paghino le tasse: «E così sia!», ha detto poche ore fa la Cassazione con una sentenza appena pubblicata [1] che sancisce definitivamente l’obbligo, per le «libere professioniste» di emettere scontrino o fattura dopo ogni prestazione. Non importa che, da un punto di vista del diritto civile, il contratto con la prostituta sia un contratto nullo, per cui, in caso di inadempimento o di prestazione di qualità inferiore rispetto alle aspettative non sia possibile fare causa per ottenere una riduzione del prezzo! «I soldi sono soldi», almeno per l’Agenzia delle Entrate, che quindi pretende il pagamento delle imposte. E ha ragione, ribattono i giudici della suprema Corte, parafrasando le parole di Vespasiano: «Pecunia non olet», il denaro non puzza. La frase viene attribuita a una risposta data dall’imperatore romano al proprio figlio che lo accusava di aver messo una tassa sull’urina raccolta nelle latrine gestite dai privati (appunto chiamati “vespasiani”), tassazione dalla quale provenivano cospicue entrate per l’erario.

Andare a prostitute è reato? Certo che no. Non è neanche causa di multe o di altri rischi, se non dal punto di vista fisico almeno. Così, tutto ciò che è lecito entra, direttamente, dalle stanze del fisco. In tal modo, la Cassazione conferma un orientamento già espresso qualche mese fa dalla Commissione Tributaria Provinciale di Savona secondo cui la fonte primaria dell’obbligo al pagamento delle tasse è la normativa dell’Unione Europa che inquadra i servizi delle prostitute come «prestazione di servizi retribuita» e, pertanto, anche le escort sono tenute agli obblighi tributari così come tutti gli altri lavoratori. Emettere la fattura dopo una prestazione sessuale? Sicuramente sì, a detta dei giudici, e applicare l’Iva ovviamente. Che resta a carico del cliente (il quale dovrà fare molta attenzione però a conservare il documento fiscale nel taschino se non vuole essere scoperto).

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È anche questa, del resto, l’interpretazione già fornita dalla Corte di giustizia UE. Risultato: le escort devono pagare, come tutti i contribuenti, le tasse e, segnatamente, l’Iva e l’Irpef che, per forza di cosa, dovranno addebitare al cliente al momento del pagamento.

Così, l’Agenzia delle Entrate può andare a frugare nel conto corrente bancario della prostituta e chiederle come si è procurata i soldi. In mancanza di risposta, scatterà l’avviso di accertamento e la sanzione.

La prostituta paga sempre l’Irpef a prescindere dal fatto che l’attività sia abituale o saltuaria. Non solo: in assenza di dichiarazione i versamenti in banca sono comunque imputabili all’attività di meretricio.

Secondo la Corte suprema, i proventi dell’esercizio dell’attività di prostituzione non vanno qualificati come «redditi di impresa» ma quali «redditi diversi derivanti dall’attività di lavoro autonomo non esercitata abitualmente o dalla assunzione di obblighi di fare» [2].

E per chi si fa scoprire dalla polizia a consumare un rapporto in auto? Niente paura: gli atti osceni in luogo pubblico sono stati ormai depenalizzati. Ma occhio, perché ora scatta una multa assai più pesante: da 5.000 a 50.000 euro.

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NOTE

[1] Cass. sent. n. 22413 del 4.11.2016.

[2] Ai sensi degli artt.6 e 67 del d.P.R. 29 settembre 1973 n.602.

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Showing 12 comments
  • Antonino Trunfio
    Rispondi

    Non c’era bisogno di questa trovata estorsiva per convincere i libertari che il sistema e’ andato a puttane perche’ non ha altro fine che questo. Dal 1946, grazie ai cosiddetti padrini costituenti che non si costituirono mai, sapendo che avrebbero preso un cappio al collo per la porcata che avevo scritto in combricolla ex partigiani e non.

  • Albert Nextein
    Rispondi

    Nutro forti dubbi sulla complianza delle prostitute.
    Non penso siano contente di pagare allo stato una percentuale elevata fino ad oltre il 60%.
    Potranno detrarre i costi dei ruffiani?

    Le spese di albergo, trasferta e ristorante?
    Le spese per vestiario, parrucchiera e trucco ?
    Spese di rappresentanza e pubblicità?
    Bollette luce, acqua, gas e telefono ?
    Benzina, condominio?
    Spese di sexy-shop?
    Mance e regalie?
    Come saranno classificati catastalmente gli appartamenti ove lavorano, uffici od abitazioni?
    E l’acquisto di auto o moto per lavoro?
    E l’acquisto o l’affitto di un immobile ?
    Come sarà conteggiato l’ammortamento vaginale, anale, orale?
    C’è da pensarci.
    E’ facile dire, se vendi il culo allora paghi.
    E i costi?
    Mi viene da ridere.

  • winston diaz
    Rispondi

    Sono gia’ anni che alle battone vengono sequestrati i beni per “tenore di vita al di sopra dei guadagni dichiarati”, e conseguenti “accertamenti presuntivi” da parte dell’agenzia delle entrate.

    Le leggi fiscali in italia funzionano cosi’ ormai da decenni.
    Sarebbe molto interessante avere uno specchietto storico di quando e soprattutto da chi e da che partito sono state introdotte le varie vessazioni: ad esempio quando e da chi fu introdotta la bolla di accompagnamento (poi trasformata in ddt solo perche’ incompatibile con le norme di libero scambio europee), il registratore di cassa e lo scontrino fiscale obbligatorio, le astronomiche more e sanzioni per tasse non pagate o pagate in ritardo ben al di sopra di qualsiasi interesse usurario, il “solve et repete”, i vari aumenti di imposta e introduzione di nuove imposte, eccetera eccetera…

    Di norma tutti i governi che si succedono dicono che calano le imposte, ma tutti le aumentano, o le sostituiscono con altre di nome diverso ma piu’ onerose.

    Avete visto il vantaggio di avere un governo che “cala le tasse” e che “decide”: in una notte ci si ritrova il canone rai in bolletta e a dover fare i salti mortali per dimostrare di non doverlo pagare quando non dovuto.

    Ma sono tutti cosi’… il problema e’ che per essere eletti promettono regalie di ogni genere ognuno al suo target elettorale, e poi qualcuno deve pur pagare.

    L’ultimo governo e’ il piu’ spudorato che abbiamo mai avuto in proposito, ma si tratta solo appunto dell’ultimo di una lunga serie.

  • Giovanopoulos
    Rispondi

    Non scorderò mai il mio primo rapporto sessuale… ho ancora la fattura!
    (Groucho Marx)

    Ps: come diceva Flaiano: “La situazione in italia è grave ma non è seria”.

  • winston diaz
    Rispondi

    Una chicca: la legge che erogava le baby pensioni fu fatta con “cassandra” ministro del tesoro, quell’ugo la malfa che finche’ e’ stato vivo ha lamentato che si caricavano debiti insostebili sulle spalle delle future generazioni…
    Figuratevi gli altri.
    https://it.wikipedia.org/wiki/Baby_pensioni
    https://it.wikipedia.org/wiki/Governo_Rumor_IV#Tesoro

  • winston diaz
    Rispondi

    “Ma occhio, perché ora scatta una multa assai più pesante: da 5.000 a 50.000 euro.”

    Suggerisco all’ordine degli avvocati di pretendere che il 60 per cento della multa sia girata alla loro cassa di previdenza, in fin dei conti, poiche’ depenalizza, e’ una legge che li danneggia pesantemente e quindi hanno diritto ad un “equo compenso”!

  • christian
    Rispondi

    Non capite cosa c’è veramente dietro questa sentenza.
    Da oggi qualsiasi versamento in banca se non dichiarato verrà attribuito ad attività di meretricio.
    Se prima per l’Agenzia delle Entrate (futura Agenzia della Entrate e Riscossione) eravamo tutti ladri fino a prova contraria, adesso siamo tutti puttane e ladri (contemporaneamente) sino a prova contraria. A questo punto dovremmo fare fattura direttamente allo Stato Italiano. Visto che ce lo mette in quel posto almeno che paghi la prestazione.

    • winston diaz
      Rispondi

      Non c’e’ assolutamente nulla di nuovo, e gia’ da anni che vale il principio per cui se hai dei soldi di cui non puoi dimostrare di aver gia’ pagato le tasse ti verranno fatte pagare di nuovo con tanto di multe more sanzioni e interessi.
      Sono allo sbando, sono alla fine.

      • christian
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        Ovviamente winston, il mio era sarcasmo.
        Cercare di ridere per non piangere.

  • Igor Gigolo
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    “Prima si garantiscono i diritti, poi si raccolgono le tasse!”

    • leonardofaccoeditore
      Rispondi

      Prima si lasciano i soldi in tasca a chi li produce, di conseguenza i diritti saranno garantiti

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