In Anti & Politica, Economia

lavoroDI FAUSTO DEMETRIO

John e Mohammed sono due immigrati che vivono in italia.

John ha comprato un casale in toscana, lo ha ristrutturato a sue spese, acquista vini che beve con i suoi amici inglesi che lo vengono a trovare.

Mohammed è ospitato in un hotel e si annoia da morire, solo che finché non gli passerà lo stato acuto della tubercolosi non avrà le forze per girare in paese, dove gli hanno detto, che è pieno di ragazze bionde.

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John odia la burocrazia, per far riverniciare le veneziane ha dovuto spendere oltre 2.000 euro in pezzi di carta, odia la TASI per servizi imposti e mal gestiti, compra il vino in nero direttamente in cantina per evadere un po’ di tasse, ogni volta che incontra il tecnico comunale lo saluta con un “fuck you bastard”.

Mohammed odia gli evasori, perché se tutti pagassero le tasse ci sarebbero molte più navi e più alberghi per aiutare i suoi fratelli.

Gli immigrati non sono tutti uguali.
Sii come John.

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Showing 55 comments
  • GIG
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    gli unici nei in questo pezzo sono le parole ‘nero’ e ‘evadere’
    ci hanno addestrato ad usare queste parole che danno un senso ‘negativo’.
    le sostituisco con LIBERO e DIFENDERSI.
    percio’ John compra il vino nel LIBERO mercato,cioè scambia direttemente senza intermediari,e si DIFENDE dalle tasse.
    per l’altro immigrato tutte le parole son giuste.

  • Spago
    Rispondi

    Bisogna però che chi viene qui, ma anche chi nasce qui, possa cercare un lavoro, possa essere assunto, possa aprire un’attività. Con i suoi soldi, con i soldi di chi glieli presta o regala, non con quelli dei contribuenti. La mancanza di libero mercato, le tasse, la burocrazia e la politica, contribuiscono a rendere un problema l’immigrazione, anche quando si tratta di norme e leggi fatte senza pensare in alcun modo che centrassero qualcosa con l’immigrazione. Da un lato occore decentralizzare, come scriveva in un bel saggio Fusari tempo fa, e dall’altro affidarsi al mercato e non alla politica. Ma ho una domanda: dove è il movimento per la pace italiano? mentre monta una risposta violenta esasperata e incattivita a tutti i problemi, dove è una risposta pacifica all’insegna della pace, del libero scambio, del libero commercio, e del libero mercato? Bisogna ribadire che chi cerca un lavoro, italiano autoctono o meno, non ruba niente a nessuno, non ruba il lavoro agli altri, non è un nemico o un aggressore e non va affrontato con violenza. La storia ci insegna che gli statalismi di destra e di sinistra crescono insieme e tendono a rovesciarsi uno nell’altro. Come diceva Mises la teoria sociale del liberalismo è la pace.

    • Pedante
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      Mogli e buoi dei paesi tuoi. Mises sposò un’attrice ebrea e dopo la fuga dalla Germania nazista si stabilì a New York e non a Milwaukee. L’azione umana – l’immigrazione compresa – non si riduce a considerazioni esclusivamente economiche.

      • andrea
        Rispondi

        hai perfettanmente ragione infatti Mises andò a NYC per lavorare, non per stare in un albergo

  • Dino
    Rispondi

    Ho un amico, uno dei miei migliori amici, si chiama Mahmood, è di Baghdad, fuggito nel 2007, dal paese che era sotto occupazione illegale americana, suo padre ex alto ufficiale dell’allora esercito saddamista insieme a suo fratello maggiore erano dovuti fuggire per minacce e tentativi di uccisione da parte dei nuovi arrivati al potere con la “democrazia”; suo padre e suo fratello vivono in Inghilterra perché nel trasferimento al seguito della fuga hanno bypassato l’Italia, a differenza sua che a causa dell’accordo di Dublino, ha dovuto ricevere, a malincuore, l’asilo dall’Italia. In questi anni, ha lavorato, pagato gli studi, laureato a pieni voti e si è pure fidanzato con un italiana, è un laico. Ad una persona del genere va tutta la mia stima ed apprezzamento! Non tutti sono uguali, per fortuna, ma mi rendo conto che in una situazione di immigrazione di massa, anche una persona ammirevole come lui non avrebbe possibilità, alcuna, d’integrazione. Ed allora che fare??

    • Pedante
      Rispondi

      Se invece di un solo Mahmood ne arrivassero 2 milioni? Non cambierebbe drammaticamente la società?

      • Dino
        Rispondi

        Pedante, appunto è quello che più o meno intendevo io, ma il problema è che non arriva sempre gente come lui, come spesso mi racconta egli stesso; io vedo sempre più spesso africani e nord africani specializzati in bighellonaggio presso vie del centro cittadino e stazioni ferroviarie. Io non so veramente spiegarmi come possano integrarsi dei Nigeriani, con bassissima scolarizzazione da noi, per non parlare dei maghrebini che oltre tutto sono molto violenti e rissosi. Queste politiche di pianificazione demografica ed immigrazione di massa porteranno a drammi sociali negli anni a venire, qualora non si dovesse mettere freno, porteranno per eterogenesi dei fini, a maggiore intolleranza, razzismo ed emarginazione e violenza, come ha scritto su questo sito un commentatore in passato, le sinistre stanno inseguendo un loro vecchio sogno, quello di proletarizzare l’europa e trovare serbatoi di voti freschi affinché questi pagliacci e le loro clientele possano restare in piedi. Il terrorismo che viene da Saint Denis e dalle periferie di Bruxelles, di fatti, non c’entra nulla con l’isis, in quelle zone l’islamismo ha un richiamo tale e persino più forte di quello che ebbe il marxismo negli anni ’70 con gli emarginati autoctoni.

        • Pedante
          Rispondi

          Ordo ab chao!

      • Dino
        Rispondi

        Ma torniamo al punto di partenza, perché è dovuto fuggire Mahmood??

        • Pedante
          Rispondi

          Le guerre scatenate dai neocon di Washington e Londra giustificano il ricambio demografico di tutti paesi d’Europa?

        • andrea
          Rispondi

          si chiama piano Kalergi…. sostituzione dei popoli con un una serie di subpersone ignoranti che un domani lavoreranno per 2 euro l’ora. Non possono più permettersi di avere una popolazione pensante, non sono più i tempi in cui un togliatti conquistava il consenso popolare facendo credere che i comunisti erano dalla parte dei lavoratori

  • Roberto Bolzan
    Rispondi

    In realtà John è un professore universitario (liberal, va da sé) che si è trasferito in Toscana a spese della collettività. Gli immigrati non lo toccano se non che ha la donna che gli pulisce la casa. La sua coscienza immacolata, comunque, ritiene che questa gente vada aiutata, con i soldi degli altri possibilmente.
    Mohammed fa in Italia i lavori che i nostri figli viziati non vogliono più fare, compreso quello di fare figli, e detesta gli immigrati clandestini perché mangiano a sbafo e creano casino. Manda i soldi a casa ed alla pensione italiana non pensa proprio, perché non la vedrà mai.

  • Evaristo
    Rispondi

    Io di “John” ne ho conosciuti quattro o cinque da ragazzo, ma nessuno che calzasse col profilo descritto.
    Erano tutti “rolling stones” che la sfangavano con le solite lezioni di inglese. Sentendosi inadeguati al thatcherismo o alla reaganomics, trovavano qui un paese più rilassato, un’atmosfera alla “stop and smell the roses”, nonchè vino buon mercato.
    Chi viene qui da quei paesi, di solito è sotto la media standard e da noi automaticamente guadagna punti.
    Nel paese dei somari il mulo fa da re.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Chi sarebbero i nostri figli viziati che non vogliono più esercitare i lavori accettati da Mohammed né generare figli? Forse coloro che possono permetterselo, non certo i giovani che rinunciano a tutto e che espatriano per guadagnare qualcosa. Molti giovani rifiutano di lavorare gratis, è vero. Voglio ascoltare qualcuno che critichi questa loro pretesa. Quando affermo che rinunciano a tutto, includo nel tutto anche gli affetti, la famiglia di origine, i luoghi dove sono cresciuti, la madrepatria. Non diventano genitori per evitare di veder morire di fame i propri figli o per vederseli sottratti da sedicenti servizi sociali. Se alcuni nostri emigranti sposano una persona del luogo dove vanno, abbandonando l’Italia, contribuiscono alla natalità del luogo dove sono espatriati. Ovviamente contribuendo, non certo per colpa loro, all’aumento del nostro indice di denatalità. Se non diventano imprenditori nel suolo italiano è perché vogliono evitare di vedersi sottrarre dal fisco la maggior parte del loro guadagno. Che viziati, vero? Non sono forse più viziati i fruitori dei proventi del fisco? Guarda caso, io non riesco mai a conoscere uno di questi presunti viziati che non vorrebbero svolgere alcuni lavori. Invece conosco giovani che vorrebbero ritornare a coltivare la terra ma sono impossibilitati a trovare chi è disponibile ad assumere braccianti agricoli perché o paghi le tasse o assumi operai. Eccolo il vero plusvalore dove va: non nella rendita aziendale, non nel profitto ma allo stato che in cambio ti dà o il nulla o qualche incombenza in più. Liberalizziamo il mercato dei rifiuti. Vedremo quanti saranno i giovani disponibili a sporcarsi le mani. E quanti minori problemi ambientali a minor costo, se non addirittura maggior guadagno, per i consumatori.

    • spago
      Rispondi

      Un mio amico italianissimo ha tentato di aprire una ricicleria.. beh non ti dico le difficoltà, il settore dei rifiuti e del riciclaggio è straregolato (e strangolato). E inoltre c’è una certa mafiosità che lascia poco campo a chi non è affiliato e da cui lo stato non protegge. Questo per dire che in Italia non si integrano più neanche gli italiani. Neanche quelli che non pretendono di fare gli architetti, ma sono disponibilissimi a fare lavori umili.

      • winston diaz
        Rispondi

        Se avesse chiesto a me l’avrei stra-dissuaso…
        Il settore non solo e’ straregolato (e strasussidiato), ma proprio perche’ straregolato e strasussidiato e’ terreno di delinquenza.
        Per conquistare un posto al sole al suo interno la lotta e’ all’ultimo sangue, e mantenere la posizione non e’ facile. Inoltre si e’ bersagliati dai controlli e dalle multe, per muovere qualsiasi cosa serve una montagna di carte.

        “Questo per dire che in Italia non si integrano più neanche gli italiani.”

        Beh anche per riconoscere questo non e’ che ci voglia molto acume… non e’ certo di oggi la notizia che l’italia e’ diventata un inferno (di perfettismo) per il suo stesso popolo. Il processo comincia gia’ negli anni ’60 (e non c’entra piu’ di tanto il ’68, che aveva anche istanze libertarie al suo interno, finite male). Ma c’e’ da dire che e’ un fenomeno del tutto endogeno, le sbarre ce le siamo forgiate da soli, e anzi non le troviamo ancora abbastanza solide e ben fatte. Ma provate a leggere i commenti anonimi del “popolo” alle notizie sui quotidiani on line, tutti sanno tutto, e c’e’ espressa una rabbia bestiale, cieca e con voglia di colpire e abbattere tutto, dato che non si vuole riconoscere in se stessi e nel proprio perfettismo il problema, che dovrebbe allarmare. Se si coglie questo spirito, non e’ difficile immaginare cosa debba essere successo quando esso si concretizzo’ e mobilito’ durante il “terrore” della rivoluzione francese (rivoluzione che e’ partita per questione di tasse: l'”equifrance” dell’epoca, con mandato di fare cassa dell’indebitatissima monarchia, esaspero’ di patrimoniali i moltissimi piccoli proprietari che fomentarono la rivolta come ben sappiamo – cosa poco pubblicizzata perche’ gli storici specializzati nell’argomento, tranne eccezioni, erano piu’ o meno tutti collettivisti e consideravano le tasse una cosa bellissima).

        Il fondatore della chimica, Lavoisier, fu ghigliottinato durante il terrore perche’ aveva fatto l’esattore delle tasse,

      • winston diaz
        Rispondi

        “in Italia non si integrano più neanche gli italiani”

        Guarda, dico sempre che l’unica grande fortuna dell’italia nell’intera sua storia unitaria e’ stata di entrare in una guerra contro gli americani che poi ha perso, per cui durante il ventennio del dopoguerra la classe dirigente e’ stata scompaginata (e non si tratta solo dei politici: i tecnici, i professionisti e gli imprenditori spesso sono molto peggio).
        Quando tutta quella gente ha cominciato a rialzare la testa (si comincia gia’ all’inizio degli anni ’60, ma ci vuole tempo prima che cio’ produca i primi effetti) siamo riprecipitati nella decadenza, oltretutto rabbiosa come solo una societa’ formalmente iperregolata ma di fatto hobbesiana puo’ riuscire a fare.

    • winston diaz
      Rispondi

      “Liberalizziamo il mercato dei rifiuti.”

      Quello dei rifiuti e del riciclo e’ un settore che meriterebbe serissima indagine, e’ un business immane messo in moto da regolatori che hanno una concezione del tutto superstiziosa e mitologica dell’argomento, e nessuno sa bene dove vada a finire la roba, e come venga distribuito il fiume di denaro raccolto attraverso le tasse (ve lo ricordate grillo che diceva che i rifiuti sono la materia prima, il guadagno, l’oro del futuro? gli anni passano, e al comando oggi spesso c’e’ gente educata a quella retorica li’ – ma in realta’ i paesi piu’ ricchi e civili d’europa, quelli che grillo prendeva ad esempio, buttano tutto quello che e’ combustibile negli inceneritori).
      Avete fatto caso che pian pianino tutto sta diventando “rifiuto speciale”, anche i mattoni di quando si demolisce una casa?
      Perche’?
      Forse che il “rifiuto speciale” richiede piu’ soldi ed “esperti” per essere gestito?
      :)

  • Roberto Bolzan
    Rispondi

    “Questo per dire che in Italia non si integrano più neanche gli italiani.”

    Bella.

  • Giorgio
    Rispondi

    post infame. magari poi si scopre che john è uno che lavora alla city di londra, che aiuta a lavare i soldi provenienti dal mercato della droga, perché anche questo è diventata la city (http://www.independent.co.uk/news/uk/crime/london-is-now-the-global-money-laundering-centre-for-the-drug-trade-says-crime-expert-10366262.html), che uccide migliaia di italiani ogni anno e/o rende la loro vita miserabile, e contribuisce a tenere vivo un mercato che in nigeria è strettamente legato con la criminalità organizzata, la cui violenza costringe molte persone ad andarsene per trovare un posto migliore in cui vivere. magari tra queste si trova pure mohamad.
    poi continuo a ripeterlo ma voi non sembrate capire: la vostra libertà è finta come il vostro pensiero (e già chiamarlo così ci vorrebbe coraggio). la vostra è libertà economica, voi volete solo eventualmente ospitare non persone che potrebbero essere libere, ma che lo sono già perché si sono comprate la loro libertà. che una persona senza soldi venga in italia per cercare fortuna è per voi inaccettabile, viceversa una persona che ha già avuto fortuna è benaccetta. più che anarchici secondo me voi siete criptofascisti, che ancora non hanno scoperto di esserlo.

    • spago
      Rispondi

      Ciao Giorgio mi mancavano i tuoi interventi senza senso.. l’economia comunque è qualcosa che è presente in ogni relazione umana, se vogliamo un mondo libero dove uomini e troll possono vivere in pace, noi nelle nostre case, voi nelle vostre foreste e montagne, la libertà economica è essenziale!

    • Edwin
      Rispondi

      Ciao Giorgio, io non ho titolo per parlare a nome dei “libertari”, peró credo che il punto filosofico che ispira questa corrente di pensiero sia molto semplice. Non puoi garantirti opportunitá procurando un danno “attivo” a chi ti circonda. Se tu non riconosci questo principio, entri in un ambito molto pericoloso, e cioé nell´idea che alcuni privilegi debbano essere garantiti alle persone punendone altre. Il punto é che non c´é un criterio razionale che ti dice dove fermarti: il rapporto privilegio/danno é completamente nelle mani dei politici. Non so che cosa c´entri il criptofascismo o la libertá comprata con tutto questo…

    • spago
      Rispondi

      @Giorgio i facsisti erano socialisti e, come te, erano contrari al capitalismo e al libero mercato. Il fascismo soppresse la libertà economica istituendo un controllo statale sull’economia che rimase solo formalmente privata. Proprio nel fascismo si può vedere come la libertà economica sia tutt’uno con la libertà tout court. E come il liberalismo e il libertarismo siano indicutibilmente anti-fascisti. Il fascismo promuoveva il protezionismo, l’autarchia e l’economia pianificata, cioè la soppressione del libero mercato, che invece invocano liberali e libertari. Tutti i più grandi liberali e libertari hanno preso di mira il nazionalismo e il protezionismo, mettendo in luce il loro legame con la guerra. Come può uno stato mantenere il controllo sull’economia quando resti la libertà di importare ed esportare? In simili condizioni lo stato pianifica l’economia nazionale, ma al di fuori dei suoi confini non si seguono i suoi piani, e chi è dentro subisce la concorrenza di chi è fuori. Ecco che per mantenere il controllo sull’economia la nazione deve essere isolata, deve essere chiusa il più possibile alle influenze esterne. Ma come può una nazione essere autarchica e non perdere del tutto il suo benessere? Quando invece le altre nazioni approfittano invece della divisione del lavoro e dei vantaggi comparati? La risposta è con la guerra: anzichè commerciare per avere ciò di cui ha necessità, se lo va a prendere con la violenza. Ecco perchè il libero commercio è una delle condizioni per evitare la guerra. Ecco perchè il nazionalismo, il protezionismo e il socialismo conducono alla guerra. Ora se c’è una teoria radicalmente opposta a queste è il liberalismo, e in particolare il liberalismo coerente fino all’anarcocapitalismo: il liberale odia lo stato, lo ammette al massimo come male necessario nella forma dello stato minimo, riconosce il principio di autodeterminazione e quindi è favorevole a ogni movimento di secessione e di indipendenza, desidera l’abolizione di ogni forma di controllo statale sull’economia, e si oppone in tutto e per tutto al socialismo. Là dove fascismo, nazismo, e socialismo credono nella politica, nella gestione centralizzata, burocratica, pianificata dell’economia, il liberalismo crede nell’ordine spontaneo, e gli anarco capitalisti sono in tutto e per tutto anarchici. Là dove Mussolini, come un perfetto Stalin, diceva “nulla al di fuori dello Stato” i libertari sostengono “tutto al di fuori dello Stato”. Là dove vedi un’economia pianificata gestita dalle burocrazie e dai politici, vedi persone gestite come se si trattasse di cose. I nazisti gestirono lo sterminio degli ebrei e di tutti gli altri che finirono nei campi, con un complesso sistema burocratico, in cui ciascuno aveva il suo ruolo, ma allo stesso tempo non era che un grigio ingranaggio, e personaggi banali poterono dare contributi importanti a compiere crimini mostruosi. Un’economia pianificata ha nella libertà dell’uomo il suo antagonista, il fattore che la scompagina: ogni pianificatore è insofferente alla libertà e pensa “se solo facessero come dico io”. Infatti sotto ogni tipo di socialismo, da quello di Mussolini a quello di Hitler da quello di Stalin, a quello di Pol Pot, l’economia veniva condotta con la violenza, un po’ più un po’ meno, ma alle persone veniva indicato dove dovevano lavorare, che lavoro dovevano fare, quanto dovevano essere pagate, dove dovevano abitare, come si dovevano vestire, cosa dovevano mangiare, ecc.. ecc.. Questo è ciò che significa mancanza di libertà economica: totalitarismo, distruzione del benessere, guerra. E intanto si rincoglionivano le persone parlando loro di valori più alti: la patria, la grandezza, il destino, Dio, l’uguaglianza, la fine dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, la rivoluzione, il mondo nuovo.. Il più radicale e intransigente rifiuto di tutto ciò si chiama libertarismo e anarcocapitalismo. Il fascismo concentra il potere al centro, il libertarismo lo disperde, il fascismo si costruisce sul monopolio statale della violenza, il libertarismo ammette che ogni persona può usare la forza per difendersi e nessuna la può usare per aggredire, il fascismo subordina gli individui alla collettività vista come un’entità superiore, il libertarismo ragiona a partire dagli individui e dalla loro libertà. Perciò quando scrivi “criptofascisti” i miei occhi leggono “Giorgio è un troll, e ciò che scrive è un delirio senza capo nè coda”.

      • winston diaz
        Rispondi

        “i fascisti erano socialisti e, come te, erano contrari al capitalismo e al libero mercato.”

        Non del tutto errato, ma da puntualizzare, diciamo che il “fascismo reale” (per assonanza col comunismo reale) fu una “terza via” fra il comunismo e il liberismo (era l’epoca delle rivoluzioni sovietiche). Al di la’ della retorica, e contestualizzando i tempi (il politicamente corretto allora non esisteva proprio, anzi, erano di moda le bastonate e gli stupri, da ambo le parti), Mussolini fu un Berlinguer ante-litteram.
        I primissimi anni del regime non furono poi cosi’ di regime, e:
        it.wikipedia.org/wiki/Alberto_De_Stefani
        La politica economica fascista, che era un’econima mista, fu poi quasi copiata in toto da Roosevelt, cosa che per ovvi motivi entrambe le parti soprassederono nel pubblicizzare, anche nel dopoguerra.

  • christian
    Rispondi

    Per i libertari qualsiasi norma proibizionista è illegittima, compreso quelle contro la droga (leggi più avanti la Cassazione ha già sdoganato la prostituzione ed il mercato della droga, prostituzione e contrabbando sono già nel PIL). Ovviamente tu sei un TR..L e non sai nulla di libertarismo.
    In termini di morti e miseria il fumo fa più danni di alcol, droga ed incidenti messi insieme; indovina chi ha il monopolio del fumo! La criminalità ha in mano il mercato della droga proprio in conseguenza delle leggi proibizioniste. Ovviamente tu sei un TR..L e non sai nulla di libertarismo.
    Non c’è vera libertà senza libertà economica, questa è una cosa che tutti i libertari sanno, quindi hai detto un’ovvietà pensando fosse un attacco al pensiero libertario.
    Ovviamente tu sei un TR..L e non sai nulla di libertarismo.
    Nell’antica Roma gli schiavi riuscivano anche a comprarsi la loro libertà (liberti) diventando anche persone influenti; non mi sembra sputassero in facci a questa possibilità. Ovviamente tu sei un TR..L e non sai nulla … neanche di storia.
    A casa tua chi ospiteresti più volentieri, un ricco imprenditorie che potrebbe darti un lavoro ben retribuito od un povero che devi sfamare ed aiutare per chissà quanto tempo ed in fondo potrebbe anche disprezzarti perché ha una cultura intollerante e valori completamente diversi de tuoi. Ovviamente tu sei un TR..L e … sei anche ipocrita.
    Continui a ripetere cose che non vogliamo “capire” perché, ovviamente, sono contrarie alle idee libertarie. Ovviamente le ripeti perché sei un TR..L (oltre al fatto che ovviamente non sai nulla di libertarismo).
    Chi sono i “criptofascisti”? Persone che vorrebbero imporre le criptomonete e rendere illegali le monete fiat. In questo caso ci sono dentro molto volentieri.
    Scusami Giogio TR..L se ti ho letto, ma era così tanto tempo che non Trollegg… ehm… scrivevi su questo sito che non ho fatto caso al nick.
    Per scusarmi ti lascio il link a questo bel pezzo filosofico sui Troll e tornerò a non leggerti.
    http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2016-10-14/trolleggiare-aristotele-125446.shtml?uuid=AD8NzaZB
    Distinti Saluti

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Nessuno di noi ha mai sostenuto inaccettabile che una persona senza soldi venga in Italia a cercar fortuna. Come al solito i fascisti autentici, cripto- od altro, usano l’arma della menzogna per poter attaccare un’idea che loro non accettano. E definiscono fascisti gli altri quando la definizione si adatta benissimo alla loro natura. Gli fa schifo la libertà, padronissimi. Ma padronissimi anche gli altri di tentare, spesso inutilmente, di farglielo notare. Il sistema della menzogna è antico ma ha trovato sbocco nella modernità grazie al verbo marx – leninista: “calunniate, calunniate; qualcosa resterà”. E’ il sistema che serve a far apparire vera una qualsiasi stupidaggine a forza di ripeterla, come le “previsioni sismiche”. E’ il sistema che adottò l’ex socialista massimalista Benito Mussolini, criptofascista che scoprì di esserlo quando attaccava il pensiero liberale non solo sul piano dialettico ma anche attraverso la repressione diretta. Giovanni Amendola ne è un esempio e non è il solo.

    • Pedante
      Rispondi

      È possibilissimo che una comunità non trovi accettabile l’arrivo di uno o più stranieri senza soldi ma con tanta volontà di lavorare. La cittadinanza del mondo non esiste.

  • Giorgio
    Rispondi

    siamo sempre alle solite. Quando dico che alcuni libertari invece hanno appoggiato franco durante la guerra civile spagnola, mi si risponde che se lo hanno fatto allora non erano libertari. Forse vi sfugge una cosa che a me pare lapalissiana: un libertario che ha un’attività economica sposa quell’ideologia nella misura in cui gli permette di accrescere il proprio capitale. Il fine suo ultimo non è quello di dirsi libertario insomma, ma di massimizzare il proprio profitto. Se ciò avviene senza che lo stato si intrometta, allora la sua attività corre parallelamente alle sue convinzioni politiche, ma se la sua attività economica invece riuscirebbe agevolata da dazi o da una certa protezione fiscale da parte dello stato, allora anche il libertarismo andrebbe a farsi benedire. Il libertarismo non poggia su nessuna convinzione o dottrina filosofica, ma solo ed esclusivamente sulla possibilità di fare più soldi se applicato (questo per quelle persone che hanno attività economiche). Ma poiché viviamo in un mondo con tante economie diverse, uno stato libertario sarebbe una sconfitta totale sotto ogni punto di vista, come lo è stato il socialismo applicato a un numero limitato di stati.
    Il libertarismo in definitiva non esiste, o al massimo è un’esotica prospettiva da cui si possono osservare i fatti, ma che non ha e non avrà mai un reale impatto nella vita quotidiana. Ci si può dichiarare libertari per cercare di ottenere una diminuzione delle tasse, salvo poi chiedere allo stato di controllare politiche in grado si fermare la concorrenza sleale. Sono i soldi che contano, non le idee. Per quelle c’è tempo.

    • spago
      Rispondi

      Ma questa e una tua illazione delirante. Tu assumi un modello di libertario che ti sei fabbricato in testa da solo. In parole povere te la canti e te la suoni. E ti confermi un troll..

    • spago
      Rispondi

      La scuola austriaca e il libertarismo non assumono affatto che ogni persona viva per massimizzare il profitto, per inseguire la ricchezza, o per i soldi.. questa fesseria viene attribuita ai libertari, ai liberali e agli austriaci, da chi non si prende la briga di conoscerli..

      https://mises.org/blog/homo-economicus-straw-man

      The problem for the anti-market attackers of homo economicus, though, is that homo economicus is not actually necessary to understanding human behavior or how markets work. In fact, understanding of markets would be improved by not resorting to the homo economicus model at all.

      Austrian economists, for example, have never relied on homo economicus, precisely because it fails to provide a useful or accurate metric or model for human behavior.

      Thus, Ludwig von Mises noted that the homo economicus model described behavior for only one small type of human action, and failed to account for the behavior of consumers:

      ”The much talked about homo economicus of the classical theory is the personification of the principles of the businessman. The businessman wants to conduct every business with the highest possible profit: he wants to buy as cheaply as possible and sell as dearly as possible. By means of diligence and attention to business he strives to eliminate all sources of error so that the results of his action are not prejudiced by ignorance, neglectfulness, mistakes, and the like…

      The classical scheme is not at all applicable to consumption or the consumer. It could in no way comprehend the act of consumption or the consumer’s expenditure of money. The principle of buying on the cheapest market comes into question here only in so far as the choice is between several possibilities, otherwise equal, of purchasing goods; but it cannot be understood, from this point of view, why someone buys the better suit even though the cheaper one has the same “objective” usefulness, or why more is generally spent than is necessary for the minimum — taken in the strictest sense of the term — necessary for bare physical subsistence.”

      If an economics model tells us very little about consumer behavior, then its value is limited, to say the least.

      Mises further commented on homo economics in Human Action when he wrote:

      ”It was a fundamental mistake … to interpret economics as the characterization of the behavior of an ideal type, the homo oeconomicus. According to this doctrine traditional or orthodox economics does not deal with the behavior of man as he really is and acts, but with a fictitious or hypothetical image. It pictures a being driven exclusively by “economic” motives, i.e., solely by the intention of making the greatest possible material or monetary profit. Such a being does not have and never did a counterpart in reality; it is a phantom of a spurious armchair philosophy. No man is exclusively motivated by the desire to become as rich as possible; many are not at all influenced by this mean craving. It is vain to refer to such an illusory homunculus in dealing with life and history.”

      As Mises notes, it is not true that all persons seek to become as wealthy as possible in monetary terms, and profit takes many forms other than money. Nor is it true that all persons seek the same goals in life. And, since persons have an uncountable number of diverse goals for themselves, it is also therefore impossible to generalize about what is rational or irrational for them. For some people, a life of aestheticism in a hermitage may be the most desirable, and thus it is rational to pursue that lifestyle. For others, a life spent playing video games and visiting shopping malls be the most desirable. It is thus quite impossible to generalize and certainly impossible to create a model for an ideal of human behavior.

      • Pedante
        Rispondi

        Il mercato esiste all’interno di una comunità.

        • Spago
          Rispondi

          Più tutti vivono in un contesto di libero mercato, più è possibile che si dividano in comunità diverse, ma che mantengono rapporti pacifici e scambi reciproci. Quanto agli immigrati possono venire nel rispetto del nap, in un contesto di mercato nessuna autorità toglie a qualcuno con la forza, per dare a un altro, per cui per abitare in un posto nella misura in cui si necessita di un luogo dove stare, di un lavoro, di servizi, di beni, è necessario il consenso dei membri locali. Questo non significa che possa spostarsi solo chi è ricco, esistono i prestiti e i doni. Basta pensare all’infinità di cose che ogni giorno facciamo non per denaro.

          • Pedante

            D’accordo, ma i membri locali non hanno alcuna voce in capitolo. Peggio ancora, esprimere dissenso può comportare sanzioni penali.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Complimenti per quel “se la sua attività economica riuscirebbe”, condizionale in luogo del congiuntivo che qualifica in pieno (l’ho compreso tardi, Christian , non sapevo che perfino Aristotele…) i “trollatori” di professione ed è degno della prestigiosa Università di Castellanza con succursale a Montenero di Bisaccia più filiale alla Procura della Repubblica di Milano. Evidentemente le cose semplici sono state create dal Grande Architetto dell’Universo per poter essere complicate da qualcuno in vena di presunte facezie che poi non sono nemmeno tali. Eppure:
    1) Se uno si dichiara comunista e poi quando va al governo privatizza le attività pubbliche, vuol dire che comunista non è o ha rinunziato a esserlo.
    2) Se uno si dichiara libertario ma poi spinge la sua azione a favore dei dazi, vuol dire che libertario non è o che comunque non è coerente.
    3) Se un libertario che ha un attività economica non accresce il proprio capitale in un sistema libertario, che per ora non abbiamo, vuol dire che altri sono più bravi di lui.
    4) Se il suddetto non massimizza il proprio profitto “a causa” del sistema libertario e per questo motivo abbandona il libertarismo, vuol dire che ha abbandonato il libertarismo.
    5) Se uno abbandona il libertarismo non può più qualificarsi libertario.
    6) Se uno dice di abbracciare il libertarismo solo perché crede che gli porti vantaggi finanziari, vuol dire che è un opportunista; o nell’ipotesi migliore, un utilitarista. Non quindi un libertario convinto.
    7) Se non ci fosse relazione tra il sistema libertario e la possibilità per ognuno di migliorare il proprio benessere economico, vorrebbe dire che le leggi della fisica sono tutte illusorie, che la forza di gravità porta i corpi dal basso verso l’alto, che la morte non esiste, che il sole gira intorno alla terra e che io possiedo forti capacità atletiche.
    8) Se qualcuno si appoggia alle intromissioni dello stato, non è il libertarismo che va a farsi benedire ma le convinzioni e la coerenza di questo qualcuno.
    9) Sul fatto che il libertarismo non poggerebbe su nessuna convinzione o dottrina filosofiìca, credo sia opportuno rimandare il discorso alla mia introduzione e all’ateneo in essa citato.
    10) Magari vivessimo in un mondo con tante economie diverse. Quelle presenti sono due sole e sono due non economie: quella della dinastia Kim della Corea del Nord, seguita da Cuba, Madagascar, Bielorussia, Grecia e Italia; quella di quasi tutto il resto del mondo che crede che Keynes sia stato un economista.
    11) In ogni caso non è vero che se l’economia libertaria fosse applicata in un’unica sovranità, ciò sarebbe un fallimento. Al contrario è stata una fortuna per le realtà collettivizzate poter imitare una sorta di sistema dei prezzi copiando i prezzi stessi dagli altri tipi di economia.
    12) Il libertarismo come forma di pensiero esiste, basterebbe provare ad informarsi. Il reale impatto nella vita quotidiana lo avrebbe se venisse applicato, non certo se rimane all’opposizione del sistema.
    13) Per qualcuno possono liberamente essere i soldi quelli che contano e non le idee. Ognuno parli per sé. Adesso capisco anche cosa intendesse l’autrice svedese Astrid Lindgren quando, nel suo più noto romanzo, la protagonista pronuncia la frase “Sono ricca come un Troll”.

  • Giorgio
    Rispondi

    Ah ecco, mi mancavano i numeretti messi di lato per dare un senso di coerenza a un discorso che si regge sulla ripetitività noiosa di concetti espressi sotto forma di mantra religioso. Scrivo lavorando, quindi non ho tempo di controllare tutto, di conseguenza gli errori scappano. E a guardare cosa avevo scritto leggo altri errori. Tuttavia, vorrei che usasse la stessa lente d’ingrandimento per trovare anche gli errori degli altri utenti, se c’è un briciolo di onestà in lei. Sull’esistenza del pensiero libertario, intendevo nella pratica, l’esistenza di una conseguente economia libertaria. Esiste anche il satanismo se è per questo, e guarda caso le analogie tra il satanismo contemporaneo e l’anarcocapitalismo sono state individuate da studiosi come introvigne. Come ho detto prima, vi parate dietro lo stesso slogan dei comunisti, vale a dire voi come loro affermate che il vero libertarismo non è mai stato applicato, ma se lo fosse allora… Su queste basi è inutile qualsiasi discussione, poiché il sistema economico vigente ne uscirà sempre sconfitto se messo in competizione con un sistema economico “che non è mai stato applicato, ma se lo fosse allora…”. Però mi sta pure bene che voi continuiate a vivere in un mondo popolato di fatine ed elfi, così non rompete le balle più di tanto nella vita reale. Avete il vostro angolo di paradiso, rimanete qui buoni.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    I numeri messi di lato sono utilizzati per maggiore facilità di chi scrive e di chi legge. La differenza del libertarismo consiste proprio nel rifiutare i mantra e i dogmi. Se qualcuno li confonde con i concetti, peggio per questo qualcuno. Troviamo anche errori di altri utenti, a volte li abbiamo anche segnalati. Se tra noi siamo tendenzialmente più indulgenti, mi pare normale. Non so se in me vi siano briciole di onestà ma mi auguro non vengano riconosciute dai totalitari e dagli intolleranti; altrimenti mi chiederei dove sto sbagliando. Non conosco la presunta tesi di Massimo Introvigne su altrettanto presunte analogie tra libertarismo e satanismo. Se l’autore vuole intendere che i libertari sono contrari alla censura dei testi che inneggiano a satana (questo, sì, unico nome proprio che andrebbe scritto con la minuscola), compresa l’ode di Giosuè Carducci. allora siamo d’accordo. Se Introvigne ritiene che il libertario sia satanista è fuori strada, perché il principio di non aggressione è alla base del pensiero libertario. Senza considerare che i satanisti sono deficienti e incolti, i libertari no. Complimenti, oltre che per la sintassi, anche per la coerenza di pensiero: prima afferma di aver sostenuto che il pensiero libertario non esiste nella pratica (bugiardo matricolato! Aveva scritto che “non poggia su nessuna convinzione o dottrina filosofica”! E poi vuole l’onestà intellettuale dagli altri!); subito dopo sostiene che siamo noi quelli che sostengono che il libertarismo non sia mai stato applicato. Prima di tutto, l’onestà intellettuale dovrebbe riconoscere la verità. Che è quella che illustri filosofi considerano ciò che corrisponde ai fatti. Lo ha sostenuto brillantemente Popper ma prima di lui Tommaso d’Aquino disse: “Questa è una mela; chi non è d’accordo siu può accomodare”. E aveva una mela in mano, non come fanno i comunisti che chiamano mele le zanzare o i Keynesiani che chiamano denaro la ghiaia marina. In questo caso la verità è che la mancata applicazione del libertarismo non sia altro che un dato oggettivo. Il comunismo, invece, è stato applicato e come! Chi lo nega è uno sciocco o un falsario di professione! Il paragone, quindi, è completamente idiota oltre che disonesto. Comunismo significa collettivizzazione forzata della proprietà e dei mezzi di produzione. E questo c’è stato. Se qualche babbeo continua a credere che il comunismo non sia stato applicato perché non ci sono stati interventi favorevoli alla classe operaia, è perché non capisce che il comunismo non è una dottrina che possa avvantaggiare la classe operaia. E’ solo una follia per aristocratici, arrabbiati per lo sviluppo progressivo della borghesia. Le basi inutili per ogni discussione, sono quelle di coloro che non riconoscono la realtà dei fatti e che si rifiutano di guardare nel telescopio per non dover dare ragione a Galileo. Anche lui diceva “non è mai stato osservato…”. Per il sistema economico vigente, non c’è bisogno di essere paragonato a uno mai applicato per uscire sempre sconfitto. Si sconfigge con le proprie mani. C’è chi non se ne avvede, certo. Ma si rende ridicolo quando pensa che siano gli altri a vivere tra fate ed elfi, senza accorgersi che il libertarismo è un sistema molto pratico. Nella vita reale mi sembra che nessuno di noi abbia seccato qualcuno andandolo a cercare. Se mai questo qualcuno si è presentato, non invitato, a seccare chi partecipa ai dibattiti su questo sito. Forse sarebbe opportuno che a “rimanere buono” sia chi finora non si è certo distinto per buona creanza ma per atteggiamento e linguaggio ai limiti dell’insolenza. Continuando, come al solito, a mischiare tutto e il contrario di tutto. Ora anche il satanismo. E’ proprio vero: alle pagliacciate e alle buffonate non c’è mai limite.

    • GIG
      Rispondi

      complimenti Alessandro per il tuo post.
      Verissimo tutto.
      Hai la mia stima e ti leggo sempre volentieri.
      Grazie.

  • Giorgio
    Rispondi

    Le analogie tra l’etica satanista contemporanea e l’etica anarco-capitalista si trovano da una parte nei deliri della Rand e dall’altra nei deliri di Anton Lavey, il quale si è ispirato alla filosofa (sic!) americana per scrivere la sua bibbia di satana. Alla base di quell’etica (?) vi si trova la virtù dell’egoismo, l’individualismo esasperato e l’odio per la società. Ho scritto che il pensiero libertario esiste in quanto tale, nel senso che qualcuno lo ha formulato e qualche sciocco lo prende per possibile, ma che nella pratica non è mai stato applicato, anche se alcune forme storiche di organizzazione della produzione ricordano il vostro ideale libertario. Forme economiche che prevedevano la soppressione della libertà personale e la donazione di se stessi a un altro soggetto. Dopotutto, il libertarismo si vorrebbe sbarazzare della schiavitù, così la chiamate voi, dello stato per sostituirla con quella privata, che a differenza della prima non presenta nessuna forma di tutela. Sulla rivoluzione di febbraio ne possiamo pure parlare, di certo l’esperimento della collettivizzazione dei mezzi di produzione e la costituzione dei soviet erano provvedimenti che facevano presagire un altro esito, più vicino alle istanze comuniste. Lenin, per motivi che ora non sto a elencare, ha ritenuto che il paese non fosse pronto per il comunismo senza passare per la fase socialista.
    La collettivizzazione è una follia? Può essere. Di certo mi chiedo cosa possa allora essere la privatizzazione di tutto, pure della terra che pestiamo e dell’acqua che beviamo (e chissà, dell’aria magari se fosse possibile privatizzarla un giorno!). La privatizzazione selvaggia di non solo qualsiasi mezzo di produzione, ma anche della terra e della materie prime è da paragonare a un crimine contro l’umanità. L’anarco-capitalismo è antiumanistico per definizione, è la quint’essenza dell’alienazione operaia enucleata da marx. È un sistema economico pericoloso e immanentemente malvagio. Basterebbe veramente avere solo qualche briciola di buon senso per riuscire a intravedere che razza di mondo sarebbe quello governato da una simile etica economica. Sarebbe l’inferno in terra.

  • Evaristo
    Rispondi

    Qui ci sono un sacco di spunti interessanti su anarcocapitalismo e cristianesimo, compresa un’ottima spiegazione sulle tasse e il senso del pagamento con la famosa moneta trovata nella pancia del pesce.

    Con buona pace della teoria dei deliri paralleli Rand-Lavey.

    http://www.movimentolibertario.it/index.php?option=com_content&view=article&id=7856:il-vero-cristiano-e-anarco-capitalista&catid=1:latest-news

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Non so chi sia Anton Lavey ma se è sufficiente essere individualisti per subire l’epiteto di satanista, non siamo più alla follia pura ma a qualcosa di più pericoloso. Un cultore di riti demoniaci può anche autodefinirsi individualista ma ha lo stesso senso che avrebbe una mia autodefinizione di induista quando poi consumo carne bovina. Il vero individualista rispetta tutti gli individui, non solo sé stesso. Il satanista è disposto anche a sequestrare e torturare altre persone, quindi non pratica l’individualismo. Ayn Rand ha sempre scritto in forma documentata e rispettando la logica, tutte cose che sono sempre mancate a marxisti, lassalliani e keynesiani. Parlare di deliri quando si incontra la logica vuol dire autodenunciarsi come autentico e involontario produttore di delirio continuato. Quella del presunto odio per la società è l’ennesima idiozia che dobbiamo cibarci. Il vero odiatore della società è colui che odia l’individuo perché la società non è altro che somma di individui, o meglio di persone. L’amore astratto per la società, entità altrettanto astratta se non incarnata dalla somma delle persone che la compongono, rivela disprezzo per la persona in sé. Anche questo potrebbe essere un atteggiamento inconsapevole, quindi più pericoloso. Comunque si continua nella menzogna senza vergogna. Ad esempio quando si afferma di avere scritto che il pensiero libertario è stato illustrato ma mai applicato. Invece, in un precedente intervento, si legge chiaramente la frase “il pensiero libertario non poggia su nessuna convinzione o dottrina filosofica”. Si ammette che nella pratica il sistema libertario non sia mai stato adottato; ma precedentemente erano stati accusati i libertari di lamentarsi di ciò per poter avere frecce al proprio arco dialettico; non è l’unica contraddizione ma è la più evidente. C’è da prendere atto che si considerino sciocchi coloro che credono possibile vivere liberamente. Se si intende che sia possibile, nella situazione attuale, liberarsi dalle catene con la manna dal cielo, allora si può essere d’accordo. Se invece si ritiene che le basi teoriche della libertà non esistano, si consiglia un buon abecedario; non ha importanza se cartaceo o elettronico. Il ridicolo si raggiunge quando si sostiene che la schiavitù statale avrebbe maggiori tutele di quella privata. Assurdo, perché quella statale non sarebbe mai illegale su un piano meramente e forzatamente istituzionale. Il vero crimine contro l’umanità è proprio la collettivizzazione. Se i cittadini fossero proprietari dell’acqua che bevono non avremmo gli acquedotti colabrodo. Criminale è il monopolio delle società pubbliche che disperdono metà del liquido e lasciano a secco intere zone. In sé non ci sarebbe nessuna preoccupazione giuridica per la privatizzazione dell’aria ma sarebbe come privatizzare il sole. Sono beni liberi, non scarsi e nessuno è interessato a possederli. Così come nessuno è interessato a essere proprietario della forza di gravità. Quando si scrive che l’anarcocapitalismo sia antiumanistico per definizione, ci si mostra quanto poco si conosca non tanto dell’anarcocapitalismo ma dell’umanesimo. Per definizione, poi; quale definizione, di chi? Si può essere scettici sulle possibilità di funzionamento di un sistema ma l’anarcocapitalismo appartiene per logica semantica al filone umanistico. Io sono scettico sulla positività dei risultati delle collettivizzazioni ma non definisco il marxismo come una dottrina liberale, individualista e capitalista. Sono scettico sui risultati di alcuni trapianti, viste le crisi di rigetto, ma non definisco antimedica o antiscientifica la pratica dei trapianti. L’alienazione è quella attuale, altro che quella “enucleata” da Marx. Gli operai più alienati sono proprio quelli che lavorano nelle aziende di stato. Il briciolo di buon senso manca a chi non si avvede di ciò che è sotto gli occhi di tutti. La libertà è per qualcuno l’inferno in terra: reo confesso di apologia della schiavitù. Sulla presunta malvagità dei sistemi liberi ha risposto esaurientemente Spago, anche se in inglese. Occorrerebbe informarsi prima di costruirsi a propria misura e a proprio comodo un’idea fallace delle dottrine libertarie. Ma si prefersice la grossolanità e la stupidaggine reiterata. Come quando si afferma che il libertario vuole sostituire la schiavitù statale con quella privata. Un libertario che vuole la schiavitù non è un libertario, così come uno schiavista che vuole liberare le persone non è uno schiavista. E’ difficile un concetto simile? Il libertario, se autentico, vuole abolire la schiavitù e basta. Non sostituirla con un’altra forma di schiavitù. La lucertola non è un insetto e la farfalla non è un rettile. I bambini riescono a capirlo, certi presunti adulti no. Ed è inutile anche farglielo notare. E’ come voler spiegare a me la regola del fuori gioco in una nota e popolare disciplina agonistica, pretendendo che io sia in grado di capirla. E’ appunto inutile, sono sportivamente ottuso. Altri preferiscono l’ottusità politica e culturale.
    Grazie, GIG, per gi attestati di stima. Confortano notevolmente quando ancora si leggono e ascoltano certe melensaggini. Come quelle di chi in televisione pontifica, sostenendo che i poveri sono più poveri perché i ricchi sono più ricchi. I ricchi più ricchi spendono di pù e quindi contribuiscono, loro malgrado, ad alleviare la povertà. Se c’è chi si è arricchito rubando, sarebbe opportuno andare a vedere quali favori lo stato gli abbia usato.

    • spago
      Rispondi

      Giorgio è utile perchè ci spinge a riflettere, a scrivere, ad argomentare, a spiegare o a provarci.. tuttavia pensare di fargli cambiare idea è come pensare di poter convincere un anoressico che non è magro usando una bilancia, uno specchio, una tabella sul peso ideale, etc..

  • Giorgio
    Rispondi

    Mi chiedo chi me lo fa fare di parlare sempre con lei, quando dimostra di non essere nemmeno in grado di capire la differenza aristotelica tra essere in atto e in potenza, in riferimento al libertarismo. Del resto, ciò dev’essere una tara di voi libertari, poiché anche la rand scrisse che aristotele era uno dei pochi filosofi dai quali avesse imparato qualcosa di significativo, salvo poi leggere nelle opere della sedicente filosofa quanto poco avesse capito lo stagirita. Le analogie poi non le ho trovate io, ma introvigne, e in ogni caso anton lavey ha detto più volte di nutrire una smisurata ammirazione nei confronti della rand. Logica? Quale logica? Modale, simbolica, fuzzy, quale logica precisamente avrebbe rispettato la rand? Certo, la sua opera è coerente, nel senso che elevando l’egoismo sfrenato a virtù suprema ha di conseguenza modellato la sua etica attorno a questa premessa. Nella sua perversità il pensiero della rand, e dell’anarco-capitalismo in generale, è coerente. Questo ve lo riconosco, nel male siete sempre voi stessi.
    Continuare a citare l’esempio della rete idrica nazionale, molte volte appaltate a partecipate, per dimostrare quanto poco efficiente sia lo stato è patetico. A parte il fatto che l’italia è piena di borghi dove economicamente non è vantaggioso portare servizi quali l’elettricità, acqua, gas, mezzi pubblici, scuole, ecc. secondo la vostra logica individualista, poiché non c’è nessun vantaggio economico a investire in certe zone, costringiamo i loro abitanti ad abbandonare i luoghi dove sono nati e vissuti per spostarsi verso gli agglomerati urbani. Per fortuna invece che lo stato se ne fotte di guadagnare là dove il guadagno dovrebbe essere l’ultima cosa a cui guardare. Tralasciamo poi tutte le attività culturali, che se non potessero contare su fondi pubblici non potrebbero proprio sopravvivere. Ma il libertarismo della cultura se ne fotte, a meno che non sia cultura che riesca a produrre attivi.
    Ogni definizione di umanesimo non può prescindere dalla dignità dell’uomo. L’etica anarco-capitalista calpesta la dignità delle persone, non la considera perché non monetizzabile, l’uomo è identificato in toto con la sua forza lavoro. Del resto, la formuletta vostra trita e ritrita dei contratti cos’altro nasconde se non la vendita del proprio corpo per procurare un utile a qualcun altro? L’”umanesimo” anarco-capitalista consiste nel far credere a chi vende se stesso per campare di essere effettivamente libero di poter decidere di se stesso. Dove sta poi la libertà di scelta se questa dev’essere poi limitata all’alternativa tra il crepare di fame e all’accettare condizioni di lavoro umilianti, nella migliore delle ipotesi?
    Il libertario autentico vuole abolire la schiavitù? Eh certo, il libertario che scrive corbellerie in un sito internet forse. Viceversa, chi invece offre lavoro guarda caso di solito cerca mercati in cui i diritti dei lavoratori sono inesistenti e gli stipendi bassi. Mi chiedo come la schiavitù salariale possa andare d’accordo con qualsivoglia concetto di libertà. Ma tant’è, le contraddizioni tra gli anarco-capitalisti mi sembra siano di casa

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Invece le contraddizioni degli avversari degli anarco – capitalisti non sono solo di casa ma di tutto: casa, lavoro, tempo libero e altro. Quanto alle differenze filosofiche tra essere in atto e in potenza, non so con quale ardimento cattedratico possa pensare di insegnarle chi ha ampiamente dimostrato di non distinguere tra utilitarismo e umanesimo, di non riconoscere l’appartenenza alle scienze umane della storia del pensiero, di confondere le applicazioni delle scienze umane con quelle delle scienze naturali e soprattutto di non conoscere le logiche di mercato: non esistono zone dove non sia vantaggioso portare i servizi se il mercato è autenicamente libero. Definire patetica la dimostrazione dell’inefficienza statale quando si portano esempi evidenti, è un esercizio di vuota retorica che dimostra quanto di realmente patetico vi sia in chi non vuole ammettere che è la terra a girare intorno al sole e non il contrario. Se si svuotano i paesi la colpa è proprio dello stato che ha impedito i liberi investimenti per svolgere la sua inutile ingerenza. Le scuole dei piccoli centri è lo stato a chiuderle, non i privati. Negare l’evidenza per qualcuno non è forse patetico. Quella delle attività culturali che non sopravviverebbero senza fondi pubblici è una panzana stomachevole. La cultura libera avrebbe uno sviluppo maggiore di quanto lo ha adesso, con la mano pubblica che ha ridotto la popolazione a una larva analfabeta. Ritenere che il tiranno sia interessato alla cultura quando ha tutte le motivazioni per tenere la gente ignorante, dovrebbe essere quanto meno imbarazzante. Dire che il libertarismo non sia interessato alla cultura, non solo dimostra ignoranza palese di secoli di storia del pensiero libertario, ma evidenzia quanta intolleranza ci sia sul fronte opposto; il vero razzismo pseudoculturale degli apologeti della tirannia. Affermare “siamo colti solo noi perché siamo noi”, non è differente da dire “siamo colti solo noi dell’ovest o del nord”; oppure “solo noi dell’urbe e non quelli delle campagne”; o anche “solo noi ariani e non i semiti”. Prima o poi il vero volto degli antilibertari viene fuori. Così come viene fuori, peraltro, la loro scarsa dimestichezza con la cultura. Proprio loro che si atteggiano a essere i soli possessori del sapere. L’etica ancarco – capitalista è nata proprio per restituire dignità alle persone, quellla dignità che collettivismo, socialismo, statalismo e societarismo forzato negano loro. Se riteniamo non monetizzabile la dignità, vuol dire che le diamo un alto valore morale! Altra contraddizione che ci si ostina a non voler vedere. Dire che ogni contratto significhi vendere il proprio corpo è un’altra evidente ignoranza della cultura giuridica. Per vivere siamo costretti a lavorare e questo non è colpa delle filosofie che servono se mai ad alleviare questa condizione umana. Nel contratto ho margini di trattativa, nella schiavitù questi margini non ce li ho. Si continua a mentire spudoratamente quando si afferma che se si firma un contratto si vende se stessi. E’ quando un contratto me lo firma un altro, vedi la contrattazione collettiva obbligatoria, che sono venduto e comprato da altri. Se potessi firmare individualmente, potrei fissare il mio prezzo. Invece chi firma per me, sposta a suo piacimento l’età della mia pensione. Quella è la vera schiavitù salariale, proprio quella che il libertario combatte e chi non vuole ammetterlo finisce per contraddirsi senza scampo. Ognuno di noi chiede lo sconto al commerciante. Quindi è logico che chi offre lavoro sia interessato a risparmiare. Ma se il prestatore d’opera fosse nelle stesse condizioni del negoziante, il cliente che offre lavoro sarebbe costretto ad aumentare il costo. I diritti dei lavoratori sono possibili solo in un sistema libero, non certo su un sistema coercitivo. La schiavitù la vogliono i fautori delle contrattazioni collettive obbligatorie, non davvero chi propugna la libertà contrattuale. Sul termine “corbelleria” abbiamo già scritto di quanto intolleranti siano gli adoratori del tiranno. Ma che la tirannia sia la peggiore delle corbellerie è convinzione non solo libertaria. Del resto di chi scrive corbellerie è facile accorgersi. Un esempio? L’affermazione che vorrebe i libertari identificare le persone in toto con la loro forza lavoro. Che stupidaggine! Libertarismo, marginalismo ed economia austriaca fondano il loro pensiero proprio sulla contrapposizione al cosiddetto valore – lavoro. Che invece appartiene agli hegeliani, Marx in particolare, e purtroppo anche nel passato a pensatori vicini al liberalismo come Adam Smith e il primo John Stuart Mill. E per questo motivo i citati pensieri sono stati attaccati dai difensori del valore – lavoro. Ma per qualcuno i libertari sono labouristi o addirittura marxisti! A questo punto non c’è speranza. Pensavo che il riferimento all’anoressia politica e culturale fosse solo una cattiveria, una perfidia dialettica di Spago. Che invece ha come al solito colpito nel segno. Si può essere in disaccordo con noi ritenendoci perversi, come è stata definita Ayn Rand; anche questa definizione è alto esempio di quanta tolleranza alligni in certe menti. Ma definirci socialisti non è né patetico né ridicolo. E’ qualcosa di molto più preoccupante, se non altro perché indefinibile.

  • charlybrown
    Rispondi

    Come tutti i satanisti moderni, Anton Lavey era un seguace di Aleister Crowley, la cui filosofia è tutta racchiusa nel celebre motto do as thou wilt, cioè fai quel cazzo che ti pare e fotti il prossimo senza ritegno, possibilmente non solo in senso figurato. Per usare una traduzione elegante.
    Crowley è quello che ha scritto libri in cui ad esempio spiega come condurre in modo appropriato cerimonie di sacrifici umani, meglio se bambini.
    Cosa abbia tutto questo a che vedere con il liberismo è un esercizio di ginnastica mentale che dovrebbe mettere a dura prova perfino il più incallito dei troll.
    Peraltro alcuni sostengono, probabilmente non a torto, che il satanismo moderno sia stato un fenomeno in gran parte pilotato dai soliti poteri occulti, leggi intelligence, allo scopo di promuovere nella società nichilismo e relativismo morale. In breve, confondere le idee alla gente su cosa sia bene e male, ad esempio la differenza tra schiavitù e libertà.
    A giudicare da certi commenti si direbbe che ci sono riusciti piuttosto bene.

  • Giorgio
    Rispondi

    Non confondo le scienze sociali con quelle naturali, di certo non mi oppongo all’ingresso di queste in quelle, perché tutte le volte che ciò è avvenuto, l’intromissione ha portato chiarezza e un livello nuovo di comprensione (la datazione con il carbonio-14 in archeologia, l’incrocio del dna in antropologia, la statistica in sociologia e via dicendo). Ovvio che i partigiani della scuola austriaca non sappiano cogliere tutti gli aiuti che la matematica per esempio ha portato all’economia, di fatto non credo che capiscano poi molto di matematica. “non esistono zone dove non sia vantaggioso portare i servizi se il mercato è autenticamente libero” queste sono le frasi che non hanno senso. Dato che, presumo, non esista un mercato autenticamente libero, allora tutto diventa possibile se questo esistesse per davvero. Si potrebbero raccogliere persino bottiglie di amarone dalle viti o mungere costate di chianina dalle mucche. Se ci fosse un autentico mercato libero sarebbe come portare il paradiso in terra. Formula che ho già letto e sentito da qualche altra parte…
    Beh certo, perché negli stati attualmente dove lo stato non c’è o è pressoché assente da anni, se non da decenni, la cultura gongola nella sua fase di maggior espansione e successo. Basti pensare a un paese come la Somalia che ha i tassi di alfabetizzazione più bassi di tutta l’africa ed è praticamente un’anarchia da almeno vent’anni. Del resto, se non fosse lo stato a obbligare le persone ad andare a scuola fino a una certa età, chi lo potrebbe fare? Non è lo stato italiano che ha creato degli analfabeti, ma il libero mercato che ha trovato espressione nelle tv commerciali, che di fatto hanno e continuano a proporre modelli di comportamento basati per lo più sull’ignoranza (lei che è più vecchio di me dovrebbe ricordare con nostalgia i programmi culturalmente più densi degli anni’70 e precedenti). Lo disse pure berlusconi un paio di volte, che il suo pubblico sono come bambini e bisogna trattarli in quanto tali. Beh, le sue televisioni commerciali questo hanno fatto. Lui e le sue reti televisivi sono in parte responsabili di questa analfabetizzazione di ritorno. E purtroppo, questo gioco al ribasso ha colpito pure la tv pubblica, che per seguire il profitto a tutti i costi si è messa a giocare lo stesso gioco del rivale, convinta di incrementare così i propri profitti a discapito della qualità. Un mondo autenticamente libertario, vale a dire una forma degradata di inferno dantesco, sarebbe un mondo in cui i tassi di alfabetizzazione sarebbero elevatissimi, per il semplice fatto che tale mondo scoraggia il senso critico delle persone, per paura di essere travolto dalla sua reale conoscenza. I consumatori, perché le persone verrebbero chiamate semplicemente così, devono consumare e non pensare. Che schifo!
    E la smetta con l’accusa che se non si è libertari si è statalisti! Probabilmente, anche nella vita reale lei è abituato a mentire, ma sappia che pur non essendo libertario non mi definisco certo uno statalista. Sono a favore della libera impresa, ma non dell’assenza dello stato per i motivi che ho già elencato. Siete i figlioletti di berlusconi voi, tutti quelli che non erano con lui erano di sinistra o comunisti.
    Ovvio che per vivere siamo costretti a lavorare, però il pensiero comunista e il movimento sindacale ha fatto in modo che questa costrizione non diventi una condanna a morte. Ho già incollato diversi articoli di giornale dei secoli passati quando non esisteva nessuna legislazione sul lavoro e le persone non avevano diritti, che dimostravano in maniera incontrovertibile come i datori di lavoro trattassero i propri operai come merce da acquistare. Per fortuna decenni di lotta sindacale, di rivoluzioni e di diritti acquisiti con il sangue hanno portato questa costrizione a essere un po’ più tollerabile, sebbene siano ancora troppe le persone che muoiono sul lavoro. Non parliamo poi di quella parte del mondo in cui i lavoratori sono ancora sfruttati fino alla loro morte molte volte da imprenditori occidentali. Voi altro non siete che degli schiavisti mascherati da difensori della libertà.

    • Pedante
      Rispondi

      La Somalia è così perché vi abitano i somali. Idem per il Minnesota.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Alle accuse cretine verrebbe voglia di rispondere con frasi dello stesso tenore ma occorrerebbe una predisposizione che non possediamo. “Schiavisti mascherati da difensori della libertà”. Il perché non si capisce ma vediamo se è vero. Possediamo schiavi? Non ci risulta. Riduciamo qualcuno in schiavitù? Non ci risulta neanche questo. Propagandiamo di nascosto la schiavitu? Emerita sciocchezza e se non lo è lo si dimostri. Sciocchezza comunque ancora più grave di quella che vorrebbe comunisti e sindacalisti come soggetti impedenti che il lavoro non diventi una condanna a morte. I primi, dovunque hanno preso il potere, collezionano una storia di condanne a morte alle spalle nonché di riduzione in schiavitù con processi sommari e conseguenti gulag. I secondi, essendo riusciti a convincere il legislatore all’obbligo della contrattazione collettiva, condannano anche alla morte spirituale dal momento che i soggetti più capaci devono sosttostare a regimi salariali uguali per tutti. Così di padroni ne hanno due, uno dei quali il sindacato che a chiacchere sostiene di difenderli. Se continuiamo a confondere i diritti con la legislazione sul lavoro, vuol dire che non abbiamo capacità e sensibilità di affrontare le cose con realismo. Dove non esistono diritti, il motivo non è per mancanza di legislazione ma proprio per la sua presenza. La schiavitù non esiste per mancanza di legislazione ma perché ci sono leggi che la prevedono, la consentono e la disciplinano. Per abolire la schiavitù non occorrono nuove leggi ma l’abolizione di quelle esistenti. Chi lo vuole capire lo capisce, chi ama le costrizioni si definisce da sé. Ci si può definire non statalisti ma esserlo de facto; a dire la verità non ci sembra di aver formulato direttamente l’accusa ma negli scritti precedenti abbiamo comunque notato frasi favorevoli al ruolo politico dello stato e delle sue presunte tutele. E’ più facile, dunque, che siano gli statalisti a mascherarsi da difensori della libertà. Anche perché non sanno realmente cosa la libertà sia. Chi scriva rifiuta di difendersi dalle accuse di essere un “probabile mentitore nella vita reale” ma sarebbe interessante che si fornissero prove. Quel termine “anche”, presuppone che la menzogna sia stata utilizzata in qualche intervento su questo sito; pure nel merito sarebbero opportune precise delucidazioni. Sulla menzogna evidente, abbiamo invece già segnalato chi si è distitno per aver prima affermato che il pensiero libertario poggerebbe “su nessuna convinzione o dottrina filosofica” e negarlo palesemente nell’intervento successivo. Un po’ il “sono stato frainteso” di un signore domiciliato ad Arcore. A proposito di quest’ultimo. Quando la RAI mandava in onda trasmissioni meno peggiori di quelle attuali, veniva accusata di essere la longa manus della Democrazia Cristiana attraverso Ettore Bernabei (accusa, per altro, non del tutto infondata); veniva derisa perché censurava il corpo tersicoreo delle gemelle Kessler; denigrata perché la cultura dei telequesiti era nozionistica. Erano forse considerazioni eccessive ma non del tutto campate in aria Ma che i critici di allora vogliano recitare il ruolo di nostalgici, risulta francamente sconsolante. La verità, però, è ben altra. Le trasmissioni migliori erano negli anni cinquanta e sessanta, non negli anni settanta. Dopo il 1968, anno dell’idiozia al potere, la RAI ha inseguito le mode dell’epoca e ha continuato senza problemi concorrenziali. Quando nel 1974 da azienda privata concessionaria è diventata azienda di stato, le porcate anticulturali sono aumentate notevolmente. Innescando, con ciò, un fenomeno di consumo al quale le televisioni private non sono riuscite a sottrarsi perché avrebbero rischiato la chiusura. Ma la frasetta idiota “siete i figlioletti di Berlusconi”, rivela la completa cecità poltica di chi la scrive. Abbiamo sempre rimproverato il fondatore di Forza Italia di non essere stato capace di investire i n cultura; di non aver approfittato delle sue ricchezze e della sua potenza economico – mediatica in campo editoriale per divulgare le opere che avrebbero corroborato la sua promessa rivoluzione liberale; di aver disatteso questa promessa; di non dedicare, con tre e adesso più canali in chiaro, uno spazio adeguato alle tematiche culturali; di limitare gli spazi culturali a documentari improvvisati e con colonne sonore inascoltabili; di non aver aperto l’università liberale a Cologno Monzese mentre qualcun altro apriva quella di Castellanza; di aver tradito l’ipotesi di rivouzione liberale attraverso le alleanze con movimenti alla tradizione liberale profondamente estranei (confessionalisti, corporativisti, centristi, corporativisti e quant’altro); di rivolgersi a un elettoratocomposto dai cosiddetti “moderati”, che non ha a cuore l’idea liberale; di contraddirsi quando ipotizza contemporaneamente la rivoluzione liberale e al tempo stesso guardare ai “moderati”, dal momento che non si può essere rivoluzionari e moderati al tempo stesso; di scegliersi le persone peggiori, sia qualitativamente che sul piano dell’onestà personale, nella selezione dei collaboratori e dei candidati; di tenere una condotta personale eccessivamente disinvolta per chi svolge un ruolo politico, condotta libera e forse non attaccabile moralisticamente ma comunque imbarazzante per un suo eventuale e potenziale sostenitore. Come “figlioletti”, quindi siamo un po’come Bruto. Ammesso che Berlusconi sia Cesare, dal momento che quest’ultimo era un esponente dei populares, mentre il primo dovrebbe essere teoricamente rappresentante degli optimates. Chi vuole che le persone non pensino, sono proprio coloro che vogliono fargli credere che lo stato sia indispensabile, la libertà brutta e la proprietà un furto; mentre il vero furto è la sottrazione della proprietà. Ne consegue che, lungi da essere un inferno dantesco (realtà che invece stiamo vivendo adesso), un mondo libertario avrebbe bisogno di un alfabetizzazione altissima prima ancora di formarsi e poi per mantenesri tale. Sono le scuole e le università statali a nascondere o vietare i testi dei pensatori liberali, liberisti e libertari. E’ da lì che nasce l’analfabetismo. Da lì si spiega che si possano scrivere frasi come “il suo pubblico sono come bambini”, utilizzando un soggetto singolare seguito da una forma verbale plurale. E come al solito ci si dimostra rei confessi quando si pronuncia la frase “se non fosse lo stato a OBBLIGARE le persone ad andare a scuola fino a una certa età, chi lo potrebbe fare?” Ecco: per qualcuno ci vuole sempre un altro qualcuno che deve obbligare. Come se andare a scuola fosse sufficiente per apprendere, come se la costrizione abbia mai migliorato qualcuno. Del resto, non aspettiamoci alcunché da chi “ragiona” in questo modo in quanto ci ha abituato a ben altre perle. Qualche esempio? “Gli aiuti che la matematica ha apportato all’economia”. Nessuno li ha disconosciuti, la scuola austriaca si limita a rifiutarsi di matematizzare l’intera scienza economica. “Gli austriaci non capiscono di matematica”. Basterebbe leggere Schumpeter (ma anche Walras) per smentire questa frase. “Non hanno senso le frasi sul mercato autenticamente libero”. Perché? Ha senso definirlo libero quando invece non lo è? Nessuno ha mai affermato che con la libertà sarebbe tutto possibile, compresa la vinifcazione diretta dalle viti. Il mercato è un sistema organizzato con le sue regole; nessun libertario ha mai sostenuto che sia magia o contravvenzione alle leggi della fisica. Sono i marxisti e i keynesiani a ritenere che nazionalizzare o stampare moneta ad libitum sia un modo per aumentare la ricchezza, queste sì che sono baggianate in conrtasto con le leggi fisiche e con la logica. Dire che in Somalia non esista lo stato e ci sia l’anarchia è una fesseria. Sono proprio le entità che vogliono farsi stato a guerreggiare tra di loro. E lo fanno perché vogliono prevalere su tutti, non certo per creare un modello libertario o una società senza stato. Le realtà con bassa alfabetizzazione sono le più ostili a un progetto libertario. Abbiamo già detto e ripetuto che il fenomeno dello sfruttamento, anche di quello neocoloniale degli imprenditori occidentali, è causato dall’impossibilità per il lavoratore di avere singolarmente potere contrattuale. Impossibilità causata proprio dalle legislazioni, non dalla loro presunta mancanza. Ma c’è chi preferisce non avvedersene. E pontificare da cattedratico dimostrando di non possedere nemmeno le conoscenze minime anche per affrontare un semplice dibattito. Sostenendo che siano gli altri a non capire le differenze tra essere in atto e in potenza, quando di Aristotele si conoscono al massimo nome e luogo di nascita. Gli oscurantisti vorrebbero lasciarci credere di essere portatori di luce. Auguriamoci che finiscano coerentemente come Lucifero.

  • spago
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    Ma basta cazzate. Il libero mercato libera l’uomo, è autonomia, è emancipazione, è autodeterminazione, è progresso tecnologico e scientifico, è convivenza pacifica. Quando immaginiamo una società senza Stato, non immaginiamo una società selvaggia e barbarica, dove spadroneggiano forza e violenza, ma l’esatto opposto. Immaginiamo una società dove la proprietà privata sia perfettamente difesa, e quando critichiamo lo Stato lo facciamo, perchè ci rendiamo conto che lo Stato è una forma di violazione della proprietà privata, di coercizione e di aggressione reciproca. Quello di azzerare l’aggressione può essere un’ideale lontanissimo, ma più ci si avvicina, meglio si sta. Accusare chi ha questo ideale sostenere fascismo, schiavitù, colonialismo, guerra e non si sa che altro è contrario ad ogni logica. Siamo apertamente e radicalmente contrari a tutto ciò. Tanto da non fermarci di fronte all’aura di sacralità e misticcismo, che avvolge Stato, democrazia, costituzione, elezioni, unità nazionale, bene comune, e via dicendo.

  • charlybrown
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    Caro Giorgio, hai citato gli articoli che descrivono le durissime condizioni di lavoro nell’ottocento ma hai dimenticato di dire che li hai tratti dal magnum opus del nostro amato Mordechai Levi alias Carlo Marx. Quando tanti anni fa mi sono voluto autoinfliggere la tortura di leggere il Capitale mi sono chiesto perchè uno che si spaccia per scienziato (perchè l’economia è una scienza checchè se ne pensi, o almeno sarebbe se non fosse arrivato Keynes), dovrebbe dare spazio a descrizioni di tenore giornal-scandalistico, più o meno veritiere ma non è questo il punto.
    Perchè, avrei chiesto volentieri all’autore se ne avessi avuto l’occasione, dedicare pagine ad argomenti mondani, per quanto drammatici, quando ancora non sei riuscito a dare una definizione scientifica, o almeno comprensibile, del plusvalore, cioè il perno su cui si regge interamente la teoria dello sfruttamento? Un economista ti aspetti che parli di economia, non di quanto è duro sgobbare in miniera o nei campi di cotone, cose che peraltro Marx, nipote della dinastia Philips, sposato alla baronessa Von Westphalen, figlio di Henriette Pressburg, seconda cugina di Mayer Amschel Rothschild, certo non ha mai dovuto fare (a proposito, se credi che queste parentele siano coincidenze posso venderti il ponte di Brooklyn a un prezzo speciale). Quel birbone di Marx i proletari veri non li avrebbe toccati neppure con una scopa.
    Più tardi, un po’ più attempato e un po’ meno ingenuo, ho capito che le opere di Marx non sono state concepite per arrivare al cervello, ma al cuore e alla pancia. In sostanza sono propaganda. Tant’è che, come ha osservato giustamente Mises, i comunisti non sono diventati comunisti leggendo il Capitale, (che altrimenti potrebbero riunirsi in una cabina telefonica, come si diceva una volta dei liberali), forse alcuni semmai leggendo il Manifesto, in cui la scienza economica abbandona completamente la scena e lascia campo libero alla retorica, alla demagogia e all’invettiva. Ma la stragrande maggioranza lo è diventata obtorto collo, visto che, a differenza di quanto si racconta, il comunismo non si è mai affermato come ci fanno credere, a furor di popolo, tutt’altro. Il comunismo è nato, cresciuto e prosperato grazie all’appoggio e soprattuto ai lauti assegni elargiti dalla grande finanza e dalle grandi dinastie del capitale occidentale.
    Perchè vedi, caro Giorgio, devi sapere che i Rotschild, i Philips, i Rockefeller, i Morgan, il libero mercato lo odiano più di te. Ciò cui loro anelano con tutto il cuore è una società in cui finalmente non devono temere nessuna concorrenza e soprattutto in cui la libertà è ridotta al minimo, tranne la loro naturalmente. Ma per fare questo serve uno stato forte, molto forte, diciamo totalitario, ti dice qualcosa? E serve propaganda, tanta propaganda, per convincere il popolaccio che il comunismo sta dalla sua parte, mica da quella dei capitalisti sfruttatori.
    Rockefeller aveva messo gli occhi sui giacimenti di petrolio del Caspio fin dall’ottocento, la Ford ha costruito la prima fabbrica in russia nel 1929, poi arrivò la Fiat, ecc, ecc.
    Per loro le frontiere non esistono, quelle sono per noi, it’s a big Club, come diceva George Carlin, e noi di sicuro non saremo mai ammessi.
    La rivoluzione d’ottobre l’hanno finanziata loro, l’URSS è stato un esperimento sociale ed economico, non ha funzionato perchè hanno esagerato.
    La socialdemocrazia all’italiana funziona molto meglio, per questo ce la cuccheremo per molto più tempo.

    • Edwin
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      Ciao Charliebrown, bel post. Concordo, tutto il pistolotto é basato su una intuizione morale, e cioé che ci sono alcuni aspetti del rapporto tra lavoratore e padrone che sono intrinsecamente immorali. Non si sa realmente perché ma é cosí. Esistono cioé diritti positivi che sono in pratica giustificati da dogmi (é cosí perché é cosí). E secondo me molti di questi sono rimasti anche nei derivati contemporanei del socialismo (tipo Rawls). Il rischio che io pavento é che questa stessa impostazione dogmatica esista anche nel libertarismo, ma la strada verso la giustificazione razionale del diritto per i libertari mi sembra certamente piú semplice che per i socialisti.

  • Pedante
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    Marx paladino del proletariato oppresso che fa firmare a Engels l’atto di nascita di suo figlio illegitimo con “Lenchen” Demuth.

    • Pedante
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      “illegittimo”

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    @Edwin. Quale potrebbe essere l’eventuale impostazione dogmatica presente anche nel libertarismo? Il libertarismo è tale perché privo di dogmi. Usando un ossimoro, si potrebbe affermare che l’unico dogma del libertarismo consista nel non avere dogmi. Forse un singolo libertario può utlizzare espressioni dogmatiche ma rischia la palese contraddizione e la vanificazione del proprio eventuale operato divulgativo. Sarebbe quindi un errore umano, diverso dalla presunzione di chi vorrebbe i libertari come aspiranti tiranni. Chi è aspirante tiranno può essere solo un infiltrato all’interno di un gruppo autenticamente libertario. Poi si può parlare in nome della libertà senza crederci, certo. Un gruppo politico è denominato “Futuro e Libertà”, ma non è né libero né futuribile. Non so cosa ci stia a fare Della Vedova con Gianfranco Fini. Il libertario autentico persegue la virtù della coerenza. Se alcuni non sono coerenti non signififca che il libertarismo non sia libertario, come ha scritto quialcuno che evidentemente ritiene che il socialismo non sia socialista. Del resto la contraddizione del linguaggio è ormai una moda postorwelliana, soprattutto negli ultimi quarantotto anni. Non si spiegherebbe altrimenti la confusione concettuale di molti. A voilte, ad esempio, siamo accusati di non conoscere o di non capire il principio della potenza che si trasforma in atto. A parte che, considerate le debite proporzioni, io non mi permetto di insegnare il negativismo metafisico a Massimo Cacciari; cosa c’entri questo aspetto con l’appartenenza o meno a un’area di pensiero, non è dato di sapere. Ovviamente, se ci dilettiamo al giuoco delle analogie ci troviamo in presenza del tutto collegato a tutto. E quindi se dico “mela”, dico per forza Enrico Montesano perché ha abbracciato la pratica del veganesimo. Solo che, a mio modesto avviso, in età adulta le attività ludiche dovrebbero essere diverse. Le analogie forzate possono essere interessanti ma per la stesura grafica e l’allestimento di alcuni generi che vengono chiamati Rivista, Varietà, Cabaret, Farsa e quant’altro. Non per la dialettica politica.

  • Giorgio
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    Come spesso accade, lei non capisce il senso delle cose. Il contratto collettivo non è stato pensato per mettere un freno al rialzo degli stipendi, ma per impedire che essi vadano sotto una soglia critica. Un bravo lavoratore che sa di valere più di quanto il contratto collettivo gli attribuisce, chiederà un aumento o se ne andrà da un’altra parte. Se è bravo, il datore di lavoro lo accontenterà. Al meno bravo invece, per qualsivoglia motivo, va in ogni caso garantito un stipendio minimo che gli permetta di pagarsi un affitto o mutuo e mandare a scuola i propri figli. Se la nostra società non è in grado di garantire queste cose, allora siamo veramente alla frutta. Poi è ovvio che il minimo garantito non equivale a incrociare le braccia e non fare nulla. Fenomeni come l’assenteismo e bassa produttività vanno monitorati e puniti. Voi, da buoni liberisti (immorali) dite semplicemente che chi non produce ricchezza deve essere lasciato ai margini, o al massimo, poiché manca lo stato, aspettarsi di essere oggetto di beneficienza da parte di qualcuno ben disposto, che si badi potrebbe anche non esserci. Una persona con un basso indice di produttività, in un mercato del lavoro saturo, sarebbe destinato a crepare di fame. “ Dove non esistono diritti, il motivo non è per mancanza di legislazione ma proprio per la sua presenza” questa frase rappresenta l’apice dell’irrazionalità di cui lei si fa costantemente portavoce. Se non c’è una carta dei diritti fondamentali, chi li riconosce? E che cosa dovrebbe riconoscere? Mi si dirà che ci sono quelli naturali, ma poiché non sono scritti da nessuna parte posso pure ignorarli (ammesso che ne esista una definizione condivisa). Durante il feudalismo non c’era nessuna legislazione, eccetto i contratti feudali, eppure i diritti degli infeudati o dei vassalli valevano come carta straccia se il feudatario voleva cambiare i termini dell’accordo. Abbiamo l’esempio lampante della feudalità europea come società governata da contratti, bisognerebbe studiarla un po’ per capire come vivevano le persone che appartenevano ad altre persone. Al di là della precarietà della vita dell’epoca, quei contratti hanno contribuito a creare centri di potere regionale che lentamente si sono evoluti in signorie o monarchie. Pensare di riportare indietro le lancette è da sempliciotti. La società si è evoluta in modo tale da riuscire a dare un senso di stabilità e sicurezza ai propri membri, tutte qualità che una società contrattuale non è stata in grado di assicurare.
    La riforma della rai a cui lei fa riferimento è forse quella del 1975? Ed è stata la riforma che ha in poche parole fatto passare l’azienda dal controllo governativo a quello parlamentare. Ed è ovviamene falso che è stata quella riforma a “innescare un fenomeno di consumo”, bensì la volontà di scendere in competizione con le neoformate tv commerciali, scelta maturata negli anni ’80, e di cui per diverso tempo rai3 si è chiamata fuori.
    Alcune frasi poi non le commento neanche, come per esempio “Sono le scuole e le università statali a nascondere o vietare i testi dei pensatori liberali, liberisti e libertari”. Sono stupidaggini. Io max stirner l’ho conosciuto all’università, e credo che qualsiasi esame di filosofia contemporanea lo nomini. Anzi, ho letto di un progetto californiano di privatizzare le biblioteche ora pubbliche. Immagino quanto facile sarà trovare in quelle biblioteche testi contro la privatizzazione dei beni pubblici.
    Vorrei tacere poi sui deliri che cercano di comprendere il neocolonialismo alla luce di una presunta mancanza di potere contrattuale individuale. Che stronzata! Proprio là dove manca il potere contrattale collettivo esiste solo la forma individuale! Le multinazionali che sfruttano territorio e persone in stati del terzo mondo sono ben contente di pagare una persona 100 e di pagare gli altri 1. Proprio perché quella persona per evidenti meriti sa di essere indispensabile e contratta direttamente con il datore di lavoro. La massa invece facilmente sostituibile con altri disperati non ha il minimo potere contrattuale. Da ciò si deduce che in regime di colonialismo, solo i singoli individui possono contrattare le proprie condizioni economiche, mentre collettivamente questo non è possibile. Ma del resto anche questo è un esempio che nel feudalesimo è ben presente: i contratti erano individuali e mai collettivi. Il vassallo e il valvassore invece potevano stipulare contratti collettivi, e anzi molte volte lo facevano, ma poiché non sono stati conservati se ne deduce che erano limitati ad accordi informali. Ciò portava a una logica conclusione: il vassallo poteva far valere il suo contratto notarile in caso di qualsiasi problema con il feudatario, mentre chi viveva all’interno dei feudi ed era agli ordini del vassallo poteva solo sperare che tutto andasse bene, perché altrimenti non avrebbe potuto contare su nessun tipo di assistenza. In questo si ridurrebbe una immorale società liberista, che altro non sarebbe che liberticida.

  • Giorgio
    Rispondi

    charlybrown
    Credere che la teoria del plusvalore sia il cardine su cui si regge la teoria dello sfruttamento è una panzana bella e buona. Casomai, la teoria del plusvalore è un effetto, neanche l’unico, e non di certo la causa. Questa è la divisione delle società in classi: vale a dire il proletariato e chi detiene i mezzi di produzione, concetti entrambi derivabili dalla concezione materialistica della storia. Questa è la pietra angolare di tutto il marxismo. Aver letto il capitale e non aver capito ciò equivale ad avere gettato il proprio tempo.
    Il manifesto altro scopo non aveva che volgarizzare un pensiero di per sé molto articolato. È come leggere un saggio divulgativo di teoria delle stringhe, piuttosto che articoli o testi specifici. Ovvio che le persone disposte a passare giornate se non mesi su un libro come il capitale sono poche, viceversa molte possono avere una comprensione, almeno divulgativa, di che cosa sia il socialismo marxista attraverso la lettura del manifesto.
    Che poi sia io, nient’affatto comunista o socialista, a dover difendere il marxismo è persino ridicolo. Lo faccio solo per un principio di verità storica.
    Lo stato autoritario russo era amico dei grandi industriali occidentali? Va beh, se la mettiamo così corro in bagno adesso.

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