In Anti & Politica, Esteri

CASTRODI CARLOS CARRALERO (Libertates)

Intervista ad Armando de Armas, narratore e saggista cubano-americano, giornalista di Radio Martì

Camminando per le strade di Miami – qualcosa di eccezionale perché a Miami non si cammina – abbiamo parlato dell’attualità del tuo libro “Le carte nello specchio”. E proprio da quella conversazione è nata l’idea del progetto ARCA Internazionale (ARCAI), una fondazione che si occupa di promuovere e sostenere la cultura delle libertà. Ne abbiamo discusso così tanto che alla fine ci siamo convinti che ARCAI poteva essere ben più che un sogno, e che il suo avversario principale sarebbero state le ideologie. È stato sicuramente un segno quello che ti ha illuminato nel momento in cui mi hai detto che Umberto Eco, lo scrittore e ricercatore italiano, avrebbe dovuto essere coinvolto in ARCAI, perché tornando a casa abbiamo appreso la notizia della sua scomparsa, a Milano, la città in cui ancora vivo.

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1. CC: Armando, che cosa ti ha spinto prima a scrivere e, quest’anno, ad aggiornare il tuo saggio “Le carte nello specchio”? È qualcosa che ha a che fare con la tua onestà intellettuale e con il rifiuto dell’ingiustizia –
presente nella disinformazione e che io chiamo ‘crimine mediatico’ – oppure ti sembra di intuire un cambiamento nella coscienza della nostra civiltà?
AdA: Ha a che fare con il fatto che non mi piace che si offenda la mia intelligenza e che l’opinione pubblica venga disinformata e manipolata in maniera così palese, e impunemente. Dico spesso che a Cuba hanno impunemente fucilato la stampa per imporre una dittatura comunista, ma ora negli Stati Uniti, e in Occidente in generale, sono i media che stanno fucilando, e lo fanno senza spargimento di sangue e senza cervello, per imporre non la dittatura comunista ma la dittatura gramsciana, più pericolosa ancora. Si tratta infatti di una dittatura più sottile, assolutamente asettica, priva di cadaveri e di campi di concentramento perché non sono necessari. Le persone ubbidiscono con la pancia piena e gli orifizi del corpo occupati e, lontano dalla realtà, si ritengono libere, progressiste, buone e intelligenti, in grado, in futuro, di abbassare il livello dei mari e salvare il mondo.

Possiamo dire che siamo di fronte a uno scenario in cui ha trionfato il sistema rappresentato da Aldous Huxley in “Brave New World” (“Un mondo felice”) e non quello descritto da George Orwell in “1984”. Un mondo felice che corrisponde alle società generate nelle democrazie liberali attuali, con Obama, Hollande e Merkel. “1984” corrisponde invece alle dittature marxiste del passato, con Stalin, Mao e Castro. Gli ultimi sono assassini del corpo, mentre i primi sono assassini dell’anima, sempre nel caso sia possibile assassinare l’anima.
Per quanto riguarda la seconda edizione, l’idea non è stata mia, ma dell’editore Armando Añela, impressionato dall’avvicinarsi delle elezioni presidenziali americane che si preannunciavano inedite e virulente.

Al momento della stesura di questa seconda edizione, molte delle tendenze delineate nella prima, nel 2011, all’interno degli apparati politici sia democratici che repubblicani, e della società americana in generale, non solo si sono mantenute, ma si sono rafforzate. E lo stesso è avvenuto per lo spirito della nuova era, appena abbozzato nella prima edizione e che ora, nella seconda, sembra delinearsi e prendere corpo con l’emergere di alcuni scenari che indicano un cambiamento di paradigma nel mondo e, di conseguenza, fenomeni come Donald Trump, al quale ho dedicato gran parte del nuovo materiale.

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2. CC: Armando, vorrei chiederti di rivelarci, in sintesi, come scoprire la verità su due importanti miti relativi alla storia degli Stati Uniti. Il primo è che il Partito Democratico è il partito dell’immigrazione e che, a questo proposito, ha legiferato in modo equo. Il secondo riguarda il Partito Repubblicano che, sempre secondo il mito, è il partito dei ricchi.
AdA: Il Partito Democratico, è molte cose ma è soprattutto una potente ed efficace macchina di propaganda. Non è pertanto il partito degli immigrati, come proclama, e come crede la maggior parte delle persone, poiché l’unica riforma sull’immigrazione mai condotta negli USA è stata fatta niente meno che dal repubblicano Ronald Reagan. Potrei anche aggiungere che Obama, per esempio, solo nei primi quattro anni del suo mandato ha deportato più persone immigrate illegalmente di Bush nei suoi otto anni di presidenza, al punto che si è guadagnato l’epiteto di “Il deportatore in carica” da parte di alcune organizzazioni ispaniche.

Nel libro cito uno studio condotto da Michael Franc, vice presidente per i rapporti con il Congresso della Heritage Foundation che, sulla base dei dati della Internal Revenue Service (l’Agenzia delle Entrate americana) dimostra che, negli Stati Uniti, i quartieri più ricchi sono feudi dei Democratici. Negli Stati Uniti, oltre la metà dei distretti con i redditi più elevati si trova in 18 Stati in cui sono i Democratici a controllare entrambi gli schieramenti del Senato. Lo studio giunge a questa conclusione calcolando il numero di singoli contribuenti sulla base delle loro dichiarazioni dei redditi. Conteggia coloro che hanno un reddito annuale superiore o uguale a 100.000 $ e le coppie con dichiarazioni dei redditi superiori o uguali a 200.000 $. Possiamo dire che la maggior parte delle famiglie residenti nei distretti in cui predomina il voto democratico guadagna circa 49.000 $ in più rispetto alla media nazionale, che è di circa 40.000 $. E questo senza considerare i miliardari di Hollywood, che sono tutti Democratici, così come molti di coloro che possiedono le più grandi fortune del Paese, quali ad esempio George Soros.

3. CC: Qual è la verità sul razzismo e sulle leggi che hanno combattuto le ingiustizie contro i neri?
AdA: La questione del razzismo e dei diritti civili dimostra la manipolazione della Sinistra americana.
Cifre in mano, analizzo i voti del Congresso e del Senato. Sarebbe più appropriato dire che la legge per i diritti civili del 1964 è stata approvata non dai Democratici ma nonostante i Democratici e che i Repubblicani sono stati i veri fautori di questa legge. Prima che questo avvenisse, durante la Guerra Civile, il Partito Democratico era il partito della schiavitù, e poi è stato fondatore e promotore del Ku Klux Klan (KKK), così come delle leggi razziste che hanno preso il nome di Jim Crow. Il Partito Repubblicano era invece il partito per la libertà dei neri e, ovviamente, quello di Abramo Lincoln.
La legge per i diritti civili fu approvata dal Congresso con 290 voti a favore e 130 contrari. L’80% dei Repubblicani ha votato a favore di questa legge. Dei Democratici, solo il 61% ha fatto lo stesso. Questo significa che solo il 20% dei Repubblicani ha votato contro i neri, mentre i Democratici sono stati il 39%: un punto percentuale meno del doppio. L’ultimo senatore statunitense membro del KKK è stato il Democratico Robert Bryd, del West Virginia. Ancora attivo nel 1964, ha fatto ostruzionismo in Senato per cercare di impedire l’approvazione della legge a favore della libertà per i neri.
4. CC: Nel capitolo “Lo spirito di questa era”, uno dei tuoi approcci può risultare complesso da interpretare. Tu dici che questa nostra era sta cambiando, che il ritorno alle origini è imminente e che, più che un progresso, quello che in realtà si intravede è un ritorno al passato. Può sembrare un paradosso. Come puoi spiegarlo?
AdA: Guarda, ogni pensiero che va alla ricerca della profondità è paradossale. Tutto ciò che è spirituale è essenzialmente paradossale. La vita, che proviene dallo spirito, è altrettanto paradossale. Così, più grande è la luce, più grande sarà l’ombra. L’albero che cresce verso il cielo affonda le sue radici nell’inferno. Ogni santo ha il suo Satana e ogni Cristo il suo Anticristo. Non c’è guerra senza pace né pace senza guerra; quello che va, viene, e quello che cresce, cade. L’8 simboleggia allo stesso tempo eternità e morte. E poi, per vivere veramente, si deve morire. È proprio questo – e nessun altro – il senso di ogni iniziazione religiosa. Kundera ha detto che per essere veramente moderni bisognerebbe diventare anti-moderni.
Penso che ci sarà un ritorno, un nuovo Rinascimento – ricordiamo che il Rinascimento, nel mondo occidentale, non era altro che un ritorno all’antichità greco-romana. O torniamo o scompariremo.
Chissà se è proprio questa la causa dei terremoti che sentiamo percorrere la superficie della società americana. Non sarebbero altro che le feroci manifestazioni di fratture e il radicale riadattamento tellurico che avviene in profondità, negli abissi del sottosuolo nazionale da cui provengono, dove i mostri mitici della notte abitano e aspettano. Da tempi immemori. Queste formazioni fisiche, espressioni del piano spirituale, o dell’inconscio sociale – per usare un termine razionalista – non credono più nei partiti attuali. Sono alla ricerca di un leader diverso, possibilmente un messia, un illuminato o un demagogo. Qualcuno che dica, più o meno sinceramente, ciò che sente e non sa o non può dire. Ecco perché compaiono i tipi come Trump.
Siamo di fronte a un cambiamento di paradigma epocale in tutti gli ambiti umani. Quello che fino a ieri era non sarà più, ciò che sembrava vero sembrerà equivoco o falso. Le cose che prendevamo per buone e intelligenti ci sembreranno cattive e ignoranti, quello che sembrava comodo diventerà scomodo, e questo non solo nella politica ma anche nel pensiero, nella società e nei costumi. E, se sopravvivranno, anche nell’espressione dell’arte e della letteratura.
Con l’arte e la letteratura succederà che da quello che negli ultimi tempi era puerile, intimo, contorto, da quello che aveva un tocco di stravaganza anatomica, a volte anche anale, si tornerà alle fonti primarie, che erano manifestazioni dello spirito sacro in sé, determinanti sul mondo fenomenico. Arte e letteratura hanno un’origine religiosa. Non sarebbero infatti nient’altro che espressioni di alta magia operativa. L’Iliade e l’Odissea sono testi sacri, così come la Sacra Bibbia. Ricordiamoci che le tragedie e le commedie greche emergono come manifestazioni di culto nei misteri dionisiaci della religione. L’arte occidentale deve più al dio Dioniso che a mille dei migliori artisti di tutti i tempi. Diciamo che Dioniso dovrebbe lasciare i musei e le statue per essere quello che era in passato: un dio vivente, di acqua viva, di vino vivo. Non è che sia morto, è stato dimenticato. È per questo che gli artisti sembrano sempre più venditori di polizze assicurative e le loro opere una produzione di massa. È come se gli artisti non dicessero più nulla a nessuno. Non trasmettono emozioni. Manca loro la linfa vitale, che è un dono di Dioniso.
Ci dovrà essere un ritorno, oppure arte, letteratura, pensiero, politica, strutture della società e governi spariranno per molti secoli, come è già accaduto in Occidente.
Nel libro ho sottolineato come, nel passato, l’orda abbia preceduto il clan, il clan la tribù, la tribù le città-stato, le città-stato i regni, e i regni l’impero o l’idea imperiale; oggi insieme alla frammentazione nazionalista e regionalista persiste l’impulso imperiale. È quello che vediamo nella Russia di Putin, nella Cina di Xi Jinping o, in modo degradato, nella Cuba di Raul e Fidel Castro. L’idea imperiale si materializza oggi con oneri raccapriccianti, con l’Isis o lo Stato Islamico in Iraq. Quindi, se Al-Qaeda nel suo stadio di orda o tribù, era interessata solo ad attaccare e distruggere, l’ISIS nel suo stadio imperiale, è interessato a occupare e controllare i territori vicini, come avveniva nel passato, in quello che chiamano “califfato”. Quindi, ISIS o Stato Islamico, non sarebbero altro che un gruppo terroristico, un’orda, una tribù. Di fatto, stato e spasmo. Un affanno imperiale.
È possibile che il mondo, di fronte alla frammentazione, ritorni agli imperi. Non dimentichiamo che gli imperi del passato, sono venuti a imporre la pace, l’ordine, la prosperità e la libertà in vaste regioni del pianeta dominate da caos, desolazione, miseria e morte, soprattutto a causa delle guerre e dei saccheggi tra le molte tribù. E, a colpi di spada, sono stati un fondamentale elemento di civilizzazione. Non dimentichiamo nemmeno che gli Stati nazionali sono una creazione artificiale del mondo moderno che emerge solo nella metà del XVII secolo, dalla Pace di Westfalia del 1648, dopo la Guerra dei Trent’anni.
Così, questa potrebbe essere un’epoca che fa da cerniera, un punto di svolta nel tempo, dopo il quale lo spirito dell’epoca sarà diverso. Vedremo quindi sciogliersi come neve al sole i sistemi che sembravano dover durare in eterno, i maestri di questi sistemi, le stelle del cinema e dello spettacoli, gli scrittori, gli intellettuali, gli uomini d’affari, i giornalisti, i politici, i preti, i funzionari, i messia del cambiamento climatico e di altre sciocchezze.
Questi rimpiccioliranno e scompariranno nel nulla che sempre sono stati, perché il nume epocale che li sosteneva, gonfiava e sovradimensionava sarà scomparso, lasciando il posto allo spirito di un altro tempo che porterà con sé altre esigenze, e queste richiederanno altri tipi di eroi, nell’arte, nella letteratura, nella religione, nella politica e nella guerra. Perché la guerra ci sarà, e porrà fine al falso senso di sicurezza nel mondo moderno come posto conosciuto, domestico o addomesticato, in cui non vi è alcun interesse per il divino e per i misteri dei cicli esistenziali. Un posto in cui chi è stato fortunato è ingrassato sia nell’ego che nel sedere soddisfacendo alcuni desideri e perversioni, e quindi a legiferando in quei desideri e in quelle perversioni, in cui le libertà e i mezzi di sussistenza sono dati per scontati. Dove la morte, la malattia, la vecchiaia e la povertà sono eliminate per decreto.
Abbiamo così maratone o mesi dedicati alla lotta contro il cancro, la distrofia muscolare, l’autismo, la corsa agli armamento, la fame, la frigidità o la violenza di genere; un mondo in cui si cammina mostrando la bellezza, la salute, i muscoli e dove il solo fatto di scollegarci da internet ci terrorizza.
5. CC: Antonio Gramsci è stato un filosofo comunista italiano nato in un’isola, la Sardegna, e che nei suoi “Quaderni dal carcere” ha sviluppato la dottrina dell’egemonia culturale, l’egemonia nei media. È impossibile pensare che Gramsci credesse che la sua dottrina sarebbe giunta così lontano nella mentalità delle persone e così lontano dalla Sardegna e dall’Italia. Non so se corrisponde a realtà il fatto che sia stato ispirato all’egemonia del comunismo predicata da Lenin. L’Italia, per quanto riguarda le istituzioni e i media è invasa dal gramscianismo, un’apparente vittoria post mortem – per ora – per Gramsci che morì molto giovane. Il gramscianismo è presente in tutta Europa, molto più che il marxismo, che l’umanità ha conosciuto. Ritieni anche tu che gli Stati Uniti si siano fatti invadere dal gramscismo?
AdA: Ovviamente, il gramscianismo domina la società americana a un punto tale che la democrazia è diventata quasi uno scherzo. Il gramscianismo ha penetrato la burocrazia statale, la CIA, l’FBI, la Giustizia. Ricordati che pochi giorni fa il direttore dell’FBI, James Comey, raccomandava di non formulare alcuna accusa penale contro Hillary Clinton relativamente allo scandalo sulla gestione delle informazioni riservate, all’utilizzo di un server personale per lavoro, quando era Segretario di Stato. Il giorno prima di questa dichiarazione, suo marito, l’ex presidente Bill Clinton, aveva incontrato in aereo il procuratore generale Loretta Lynch, provocando un’ondata di critiche da tutti gli schieramenti politici e suscitando forti dubbi circa l’indipendenza del Dipartimento di Giustizia. Per non parlare dell’antico dominio nei media, nell’istruzione, nel mondo accademico, nell’intellighenzia e nella cultura in generale.
Nel saggio “Le carte nello specchio” cito uno studio condotto da Robert Lichter, professore presso la George Mason University, Stanley Rothman, professore presso lo Smith College, e Neil Nevitte, professore presso l’Università di Toronto, pubblicato dal Washington Post nel marzo 2005. Lo studio analizza il fatto che il 72% dei docenti delle università e delle scuole americane si dichiari di sinistra e sostenitore dei Democratici, rispetto al 15% che si dichiara di destra e sostenitore dei Repubblicani.
La differenza è ancora maggiore tra gli insegnanti delle scuole più prestigiose e quindi tra coloro che hanno un reddito maggiore. In questo caso l’87% dichiara di essere di sinistra, contro solo il 13% che confessa di essere di destra.
Contrariamente al marxismo, il gramscianismo non ha nulla dell’operaismo rivoluzionario, ma ha invece molto dell’intellettualismo rivoluzionario. Proprio quello che sta attualmente accadendo nel mondo occidentale, a cominciare dagli Stati Uniti. E se gli Stati Uniti hanno incarnato la libertà per almeno due secoli, è invece probabile che ora, grazie al gramscianismo, questo inizi a smettere di essere vero.
Barack Obama e Hillary Clinton sarebbero più un risultato del gramscianismo che del marxismo. Sanders, invece, data la sua età, è più che altro un prodotto del marxismo.
Guarda, siamo arrivati a un punto tale, nella democrazia americana, che la possiamo paragonare a un tavolo da poker, dove i giocatori di destra si rendono conto che le carte sono state truccate ma continuano a seguire il gioco, sorridendo scioccamente e fingendo di non sapere che il gioco è truccato. Ma, credimi, verrà il momento in cui saranno costretti a interrompere il gioco e a rovesciare il tavolo, se non vogliono trasformarsi in eterni perdenti. Alcuni apprezzano la possibilità di Trump di chiudere il gioco e rovesciare il tavolo.

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Un movimento internazionale come ARCAI potrebbe essere un primo passo per delimitare e preparare il terreno per l’avvento e l’apoteosi dello spirito di questa nuova era.

 

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Showing 2 comments
  • Giorgio
    Rispondi

    un novello de maistre! qualcuno dovrebbe spiegargli però che il partito democratico del 1860 non ha nulla a che fare con quello del 2016, e che gli attuali partiti democratico e repubblicano sono essenzialmente l’espressione di una stessa classe politica e sociale. e ancora, se nel mondo antico le tragedie e l’arte in generale era ispirata dalla religione, forse perché essa era l’unico universo simbolico di riferimento condiviso? mah, magari leggerei berger e luckmann prima di dire certe corbellerie. chissà poi se questo tizio ha mai veramente letto gramsci.

  • Giovanopoulos
    Rispondi

    Robe da matti: del trionfo del gramscianismo se ne accorge un cubano e non i milioni di connazionali del più grande “martire” della religione comunista.
    Il gramsciainismo trasforma un’ideologia di parte in “senso comune” e consente l’adesione alle idee comuniste senza che la gente se ne renda conto.
    Mi sa che Gramsci ha già vinto.

    Ps. Cosa centra U. Eco con “la cultura delle libertà”??!!

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