In Anti & Politica, Economia

paperone-tasseDI GUGLIELMO PIOMBINI

Sfogliando il libro di Bruno Vespa sulla storia del costume italiano, mi sono imbattuto in un capitolo intitolato “Quando le tasse erano basse”.

Si legge: “Fra il 1951 e il 1961 l’inflazione tornò a scendere: 2,9 per cento di media. Il debito dello Stato era al 30 per cento del pil, contro il 135 di oggi. La riforma fiscale di Ezio Vanoni arginò parzialmente un’evasione spaventosa con aliquote modestissime: grazie alla soglia d’esenzione di 240.000 lire, un operaio non pagava nulla, un impiegato il 2 per cento. Per arrivare all’8 bisognava guadagnare 10 milioni all’anno, che valevano molto di più degli equivalenti 150.000 euro di oggi. Chi denunciava 100 milioni pagava il 23 per cento. L’aliquota del 50 per cento colpiva i redditi da mezzo miliardo di lire, ma nemmeno i grandi industriali si avvicinavano a questa soglia. Vista sui numeri, nonostante il grave vulnus dell’evasione, un’Italia da sogno. Al punto che nel 1959 il governatore della Banca d’Italia, Donato Menichella, riceveva l’Oscar della Lira e il 25 maggio di quell’anno un giornalista del quotidiano britannico Daily Mail coniava la magica definizione di “miracolo economico italiano”. (C’eravamo tanto amati, p. 146-147).

Tra il 1951 e il 1963 il prodotto interno lordo (PIL) aumentò in media del 5,9% annuo (con un picco dell’8,3% nel 1961). Nel medesimo periodo il reddito nazionale lordo italiano passò da 14.900 miliardi di lire a 31.261. La crescita media della produttività fu dell’84%, accompagnata da un incremento dei salari del 49 per cento.

A dispetto degli idioti che oggi chiedono più inflazione, in questo periodo l’inflazione fu in discesa, e nel 1959 ci fu addirittura una crescita negativa dei prezzi. Il miracolo economico italiano si esaurì in concomitanza con l’accelerazione dei prezzi, durante gli anni Settanta.

Le cause principali del miracolo economico furono dunque le tasse basse, la possibilità di evadere il fisco e una moneta relativamente stabile: tutto l’opposto di quello che chiedono all’unanimità i partiti e i commentatori di oggi, secondo cui non è eccessiva l’attuale tassazione al 70% del settore privato, la priorità va data alla lotta all’evasione fiscale, e la soluzione ad ogni problema è la stampa di maggior denaro, attraverso il QE di Draghi o il recupero della mitica “sovranità monetaria”.

Il miracolo economico fu una conseguenza inintenzionale del fatto che, dopo la catastrofe della seconda guerra mondiale, lo Stato italiano ripartiva quasi da zero. Gli apparati di controllo fiscale, le burocrazie, i titolari di interessi acquisiti non avevano ancora avuto il tempo di organizzarsi e di svilupparsi.

Nessuno si aspettava il miracolo economico, nessuno lo previde, nessuno lo pianificò. Avvenne solo grazie alla debolezza dello Stato fiscalista, burocratico e inflazionista.

Riportare l’Italia in quella situazione però è impossibile perché la tendenza dello Stato è sempre quella di espandersi, mai di ridursi.

Il ciclo di vita delle istituzioni politiche è sempre lo stesso: dal laissez-faire al totalitarismo, e infine al crollo catastrofico. Poi si ricomincia da capo.

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  • Giovanopoulos
    Rispondi

    Impeccabile, tragico articolo.; soprattutto per chi ha la sfiga di vivere tra la fine del Laissez-faire e il Totalitarismo.
    In base a quanto sopra, mi è intollerabile sare che proprio la prima generazione fortunata che non conobbe gli orrori della Guerra e beneficiò dalla nascita del famoso “Miracolo” , si è messa a protestare e non ha più finito,in questo eterno Sessantotto italiano.

  • winston diaz
    Rispondi

    Articolo interessante per quanto riguarda la rievocazione di quel passato, ma troppo dilettantisticamente ideologico, la causa del miracolo non fu una sola come non fu una sola la causa del declino che segui’ a quella che fu anche una grossa bolla di sviluppo, avvenuto troppo in fretta e in troppo poco tempo.

    Quella velocita’ di crescita dell’economia, simile o anche maggiore di quella della Cina di oggi (la cina di allora eravamo noi anche perche’ eravamo i piu’ poveri e “pronti a tutto” del cosiddetto mondo libero, in grecia e spagna c’erano ancora regimi autoritari), non avrebbe comunque potuto durare, mentre e’ durata e dura ancora oggi la crescita della spesa in welfare, che fin dalla fine di quel periodo non e’ piu’ sostenibile.

    Il miracolo economico fu un concorso di tanti fenomeni irripetibili: la sconfitta dell’autoritarismo pianificatore e corporativo fascista in guerra, il passare alla sfera di influenza liberal-occidentale, un paese l’italia ancora prevalentemente agricolo e economicamente dedito all’autoconsumo, che fu l’ultimo o quasi d’occidente ad avere la sua rivoluzione industriale concentrando in meno di due decenni uno sviluppo che nei paesi piu’ maturi duro’ secoli, l’avvento della motorizzazione universale e dell’energia abbondante a basso prezzo, lo sviluppo verticale della tecnologia meccanica e chimica, una demografia con tanti giovani e pochi vecchi anche perche’ l’eta’ media di allora era di ben vent’anni inferiore a quella di oggi…

    L’espetto monetaristicamente interessante e’ che in tutti quei vent’anni la lira resto’ saldamente ancorata al dollaro a circa 650 lire per dollaro, come potete facilmente verificare nel sito della banca d’italia (csa che vi raccomando di fare), e i prezzi delle costruzioni restarono stabili (c’era ancora lo jus edificandi, il diritto di edificare sul proprio terreno, mentre il rovesciamento nel divieto assoluto tranne eccezione di costruire se non con concessione pubblica a titolo oneroso arriva nel 1970)…

    Un altro mondo, irripetibile purtroppo. Certo chi ha vissuto quegli anni deve aver vissuto uno dei migliori periodi di questo paese, se non il migliore, in 2000 anni. I piu’ fortunati sono i nati nei 5 anni intorno alla fine della guerra, hanno avuto tutti i privilegi compreso quello di evitare la guerra, vivendo poi probabilmente gli anni di maggiore sviluppo, ricchezza e liberta’ degli ultimi 1500 anni, e senza esagerare!

    Peccato che poi quando hanno cominciato ad arrivare loro al potere, hanno cominciato anche a proibire, regolamentare e tassare tutto.

    Un periodo eroico rapidamente vissuto e bruciato nel breve spazio di quel ventennio, irripetibile.

    Ecco il link alla banca d’italia, che vi raccomando, e’ altamente istruttivo alla luce di quanto molti economisti dicono oggi:

    cambi.bancaditalia.it

    • leonardofaccoeditore
      Rispondi

      dare del dilettante a Piombini non lo permetto proprio. Lei non sa quel che dice. Questo è un semplice post e non un saggio, un post così corretto ideologicamente da mostrare le tasse e lo Stato per quel che sono: MERDA ASSOLUTA!

  • Stefano Nobile
    Rispondi

    1) “crescita negativa dei prezzi” – non era più semplice e chiaro dire “diminuzione” ?

    2) siamo nella EU, le tasse ce le chiede l’europa. Ovvero anche se non dovesse decidere Berlino, comunque la scusa sarebbe quella. Pertanto se non usciamo dalla gabbia UErss, e dall’euro (che è uno strumento ad uso e consumo dei Tedeschi, spiace ma è così) non potremo fare nulla. La Merkel sa perfettamenbte che se dovessimo abbassare le tasse ripartiremmo, mica è cretina. Pertanto ci impedirà ad ogni costo di farlo, anzi.
    Oltretutto abbiamo un debito da ripagare, e i Tedeschi quando si tratta di debiti sono inflessibili. A meno che non siano loro a doverli ripagare, qui la musica cambia.
    Se restiamo nella UE il problema dell’invasività statalista potrà solo peggiorare, molto più che con l’Italia da sola.

    3) Il recupero della sovranità monetaria:
    ebbene, siamo d’accordo sul fatto che la moneta in mano a politici e banchieri sarà sempre manipolata. Peraltro più è grosso l’ente gestore, maggiore ne sarà la manipolazione. Il problema fondamentale, finché le valute fiat non salteranno, è che viviamo in un mondo in cui le regole sono keynesiane.
    Sono sbagliate, ma la manipolazione si basa su quelle, e pertanto non possiamo ignorarle: se giochi a poker con un baro devi sapere come bara, e non puoi fare a finta che giochi pulito.
    Sarebbe come dire che, essendo i soldi che abbiamo in tasca semplici pezzi di carta stampati di valore intrinseco nullo, li usassimo tutti per accendere il fuoco: quanti di noi lo fanno? Su le mani per favore…
    Abbiamo un debito pubblico mostruoso, e sospetto che Francia e Germania non siano messe meglio, ma piuttosto sappiano semplicemente nasconderlo meglio.
    In pratica ci stanno prendendo soavemente per il culo. E’ giusto ora di fare altrettanto.
    Sappiamo bene che se tornassimo alla Lira partirebbe una fiammata inflazionistica, cosa già vista nel 1992 o giù di lì, dove però a fronte del 30% di svalutazione non ci trovammo al 30% di inflazione, e l’economia ripartì di botta, con grande disperazione teutonica.
    E’ una medicina cattiva e dannosa, ma è l’unica che abbiamo. Diluirà il valore (se ce n’è) dei soldi che abbiamo in tasca.
    L’alternativa sarebbe non avere più nulla, in tasca. Perché lì stiamo andando.
    Se non ve ne siete accorti ci stanno depredando allegramente, e senza nemmeno scomodare la Wermacht ***.
    Per il resto è vero, troppe tasse, troppi parassiti, e via dicendo.
    Tutte cose che, malgrado l’€, nessuno ha toccato e nessuno toccherà.
    Né il neuro ne la EUrss sono la soluzione, anzi sono le gabbie che ci impediranno ogni soluzione perdendo anche le mutande.

    *** le FFAA tedesche, in caso di scontro con le nostre, avrebbero delle bruttissime sorprese. Ho avuto modo di testarne le capacità, e v’assicuro che erano più ridicoli del peggior fante del nostro esercito.
    Le Grandi Armi Tedesche prodotte dalla Grande Industria Bellica di Germania (eh loro sono fighi mica come noi terroni) sono in via di sostituzione: il caro fucile d’assalto standard HK G36 fa cagare, spara storto anche se gli monti ottiche da 6’000 euri al pezzo. Entrato in servizio nel 1997 hanno deciso di sostituirlo, ma senza strombazzare troppo la cosa.
    Sappiate, poi, che vogliono dotarsi di armamenti nucleari, che spero siano funzionanti quanto il G36. E se le tirino sui piedi.
    Buona giornata

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Non è l’unica medicina che abbiamo quella del ritorno alla lira. E non è solo cattiva e dannosa ma anche inutile. Perché il problema è il monopolio forzato dell’emissione monetaria, solo il suo superamento risolve la situazione. L’alternativa non sarebbe il non avere più nulla in tasca perché finché l’euro gode di uin sistema fiduciario, tutti continuano a utilizzarlo e nessuno brucia le banconote o fonde le monete. E comunque ognuno effettua bonifici con questa unità di conto, non esercita la pratica in dollari o in yen. E per ora nemmeno in criptovalute. Non ricordo, poi, una ripartenza di botta dell’economia italiana nel 1992. Il voto a Forza Italia, Lega e Alleanza Nazionale di un anno e mezzo dopo era di protesta, non di convinzione su rivoluzioni liberali, federalismi o rinascite patriottiche. Vinse una coalizione apparentemente antifiscale, la gente già da allora non arrivava alla fine del mese. Altro che inchieste della procura di Milano! (Ho scritto “procura” con la “pi” minuscola? Sì! Per la stessa ragione che mi guida a scrivere con la minuscola il participio passato del verbo “essere”).

  • Pedante
    Rispondi

    “Non è l’unica medicina che abbiamo quella del ritorno alla lira. E non è solo cattiva e dannosa ma anche inutile.”

    Certamente non è una panacea, ma il ritorno alla moneta nazionale sarebbe un passo nella giusta direzione. Meglio tanti socialismi l’uno in concorrenza con l’altro che un’enorme amalgama.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Secondo me i socialismi non sono mai in concorrenza l’uno con l’altro. Tendono a fare cartello. Oppure a scontrarsi con armi da fuoco. Ovviamente mandando in prima linea i coscritti. Alla fine l’amalgama c’è comunque. Se tecnicamente una fase transitoria secessionista si rivela un passo nella giusta direzione (in questo caso ci credo poco), la si adotti pure. Ma un corso forzoso territorialmente italico o padano o ausonio o pontificio non mi garantiscono libertà. Né monetaria né di altro tipo. E non mi garantiscono potere d’acquisto autentico.

    • Pedante
      Rispondi

      Sì che lo sono! Pensi al numero degli italiani all’estero. Gli Stati si contendono i cittadini più talentuosi.

      In quanto alla riforma monetaria, se si tornasse alla lira e una politica monetaria espansionista il crollo dei Sistema verrebbe anticipato. La fuga dei capitali all’estero accelerebbe il collasso spianando la strada alla secessione e all’eventuale adozione di un sistema monetario sostenibile.

  • Stefano Nobile
    Rispondi

    @Alessandro Colla
    infatti la EU è il cartello dei socialismi europei.
    Il fatto è che l’€ è il cemento che tiene insieme ‘sta dittatura.
    Togli l’€ e va tutto in pezzi.
    E intanto questo.
    Se poi non ricordi che nel 1992, toh, rinfrescati la memoria:

    http://intermarketandmore.finanza.com/un-tuffo-nella-storia-la-svalutazione-della-lira-del-1992-34023.html

    Poi c’è questo:

    https://www.rischiocalcolato.it/2012/05/a-chi-conviene-leuro-solo-alla-germania-e-non-e-un-piagnisteo.html

    oppure possiamo continuare a sperare che l’EU imponga al nostro governo di fare le cose per bene.
    Da parte mia, ripeto, non guarderò l’ideologia di chi sta al mio fianco in battaglia.
    Perché non è vero che se i fatti non seguono le teorie tanto peggio per i fatti.

  • spago
    Rispondi

    Meglio mettere fine all’integrazione europea e tornare a tante nazioni diverse, in attesa di poter spezzettare anche quelle. Ma d’altra parte esenziale anche non finire nelle mani di chi moltiplicherebbe per dieci tutte le politiche monetarie dannose che conosciamo. L’euro oggettivamente ha svolto una funzione di contenimento rispetto ai danni che avrebbero fatto molti politici nazionali. Probabilmente dipende dal fatto che l’Europa è un’istituzione meno democratica. Sarebbe bello poter avere una forza antieuropeista, ma liberale.. gli antieuropei odierni rimproverano all’Europa un eccesso di liberismo e austerità! E vogliono riaffermare cose tipo il “primato della politica sull’economia”! roba da spararsi!

    • Pedante
      Rispondi

      “L’euro oggettivamente ha svolto una funzione di contenimento rispetto ai danni che avrebbero fatto molti politici nazionali.”

      In altre parole i politici nazionali grazie ai contribuenti di altri paesi europei hanno potuto rinviare dolorose riforme fiscali.

      • Spago
        Rispondi

        Beh qui avrebbero puntato sulle politiche monetarie non sulle riforme fiscali.. in Italia l’euro ha sottratto ai politici nazionali la lira, e con essa il potere di manipolare direttamente la moneta. L’alternativa non era tornare alla spesa pubblica degli anni cinquanta, ma fallire meritatamente.

  • Stefano Nobile
    Rispondi

    @spago
    oggettivamente l’€ ha fatto meno danni?
    Ha salvato il culo alla Germania, a spese degli altri.
    Che poi anche la Lira venisse usata a favore di pochi è vero, ma l’€ è una pompa micidiale di ricchezza verso le elite tedesche (che i poveracci stanno dimmerda, vedi Hartz IV)

    • Pedante
      Rispondi

      Condivido in pieno.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    L’articolo di gaolin@finanza non fa che confermare i miei ricordi, anzi non fa che rafforzarli. Quando si scrive che “… per effettodella svalutazione… la ricchezza VERA degli italiani aumentò… [e ci fu] una forte ripresa dell’economia reale…”, si presenta un’analisi truffaldina e in linea con le pseudoteorie keynesiane. Non fu ricchezza vera: aumentarono solo i capitali nominali. Chi guadagnava un milone e mezzo di lire, si trovò a guadagnarne un milone e settecentomila. Prima metteva da parte cinquantamila lire al mese. Dopo, per effetto della svalutazione, non metteva da parte nulla e si indebitava. Quella ricchezza era finta, danaro senza valore reale perché appunto svalutato. Se non si vuole affermare che debba essere tanto peggio per i fatti, bisogna essere coerenti. E per essere coerenti non si può essere keynesiani. I politici nazionali rinviano comunque le riforme fiscali, indipendentemente che la banca centrale si trovi a Strasburgo o a Roma. I contribuenti delle altre nazioni europee non hanno inciso minimamente sui bilanci né dell’Italia né della Grecia. Comunque sono le imprese greche e quelle italiane ad avere il peso fiscale più alto, così come i redditi da lavoro dipendente maggiormente erosi dall’imposta sul reddito. Se le riforme fiscali fossero veramente riforme, sarebbero tutt’altro che dolorose; tranne che per i parassiti, ovviamente. Ha poco senso pretendere di stabilire se sia stata più dannosa la lira o l’euro. E’ come voler stabilire se sia stato più dannoso Francisco Franco o Antonio Salazar, Pol Pot o Mao Tse Tung, Benito Mussolini o Romano MussoProdi. O come pensare di studiare se per la recitazione italiana abbia compiuto più danni Alvaro Vitali o il capo del Movimento Cinque Sgorbi. Quanto ai cittadini più talentuosi, non sono gli stati a contenderseli ma i privati. I giovani ingegneri italiani che disgustano tanto i nostri ministri inutili, non sono assunti dalle agenzie governative statunitensi o australiane ma da Microsoft, Apple e roba varia. L’unico assunto all’estero dagli stati, finora è Mario Draghi. Se lo tengano.

    • Stefano Nobile
      Rispondi

      quanto a Keynes, no, non sono keynesiano.
      Sto semplicemente dicendo che le regole del gioco le dettano loro, i keynesiani, e piacciao o meno ti ci devi confrontare.
      E’ bello scoprire c he siamo d’accordo sul fatto che sono le tasse a deprimere il Paese, ma pare che tu non voglia afferrare un paio di cosette che mi pareva d’aver chiarito già in un post precedente.
      1) il livello di tassazione in Italia non è semplicemente troppo elevato, ma è addirittura assassino. E questo da decenni.
      2) Angelona Merkel lo sa perfettamente, ed è per questo che non ci lascerà abbassarle.
      Non che i nostri politici abbiano una qualche intenzione di farlo, piuttosto si tagliano le palle, sia chiaro. Però l’ingurgitatrice di birra & wurstel comanda lei e in ogni caso non ci lascerà fare come ci pare a casa nostra. Abbiamo più probabilità di farlo se torniamo alla nostra indipendenza da Berlino.
      3) i nostri politici sono cialtroni. Verissimo. Gli alcolizzati che abbiamo a Bruxelles invece? Hai una mezza idea di cosa ci sia nella capitale belga? Gli hanno creato un ambientino perfetto per vivere come debosciati. I Tedeschi hanno piazzato negli uffici importanti i loro uomini chiave che fanno quello che comanda Angela. Sospetto che la BND tenga sotto controllo anche Leo Facco, per dire.
      4) Pensare che è meglio stare nella EU piuttosto che nella repvbblichetta de noantri assomiglia molto a quel marito che se li è tagliati per far dispetto alla moglie. Stai tranquillo che la EU si lascerà migliorare da dentro, come se i prigionieri di un lager avessero diritto di deciderne la conduzione: non auro sed ferro recuperanda est Patria.
      5) “I contribuenti delle altre nazioni europee non hanno inciso minimamente sui bilanci né dell’Italia né della Grecia” : a parte che mi pare OT, dove avrei sostenuto il contrario?
      6) non ha senso dire se è stata più dannosa la lira o l’euro, oppure Mussolini o Pol Pot: se non ricordo male Mussolini, diversamente da Pol Pot, non ha trucidato 1/4 dei suoi concittadini. Aveva la pessima abitudine di mandare al confino gli oppositori. E così ci siamo ritrovati uno Spinelli postbellico vivo e vegeto a far danni (non credo avesse commissionato l’omicidio di Matteotti, anche se poi se n’è presa la responsabilità).
      Con tutti i suoi difetti direi che Benito era un pochino meglio di Pol Pot.
      7) l’EU è un sistema che sta mettendo i c.d. “red tape” ovunque, per impedire alle piccole imprese di vivere. Di questo passo i giovani ingegneri se li contenderanno McDonald’s Burger King.
      Insomma, dobbiamo rimpicciolire il problema, non aumentarlo: l’€, ripeto, è l’unica cosa che tiene in piedi l’EUrss. Lì sono le fondamenta e il punto debole della costruzione.

  • Stefano Nobile
    Rispondi

    forse io mi spiego male, visto che commento di sfuggita può essere.
    O forse sei tu che non vuoi capire: è meglio avere in tasca 1000 lire che hanno perso il 20% di valore (e me ne dolgo) o 0 (leggasi “zero”) euri fortissimi?
    Vedi tu.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Troppo semplicistico e da bambini. E’ chiaro che zero è zero. Ma non si può essere zero e fortissimi nello stesso tempo. Se mille lire hanno perso il venti per cento di valore, significa che è come se ne avessi ottocento. Se un euro perde il venti per cento di valore, è come se avessi ottanta centesimi. Che al cambio del 2002 erano millecinquecento lire. Ora non voglio dire che ci abbiamo guadagnato, perché in fondo anche l’euro è una moneta falsa come lo era la lira. Ci abbiamo forse anche rimesso ma con il ritorno alla lira continueremmo a rimetterci. Non in forma catastrofica come sostiene Mario Monti ma comunque in modo percettibile. E il motivo è sempre lo stesso: il monopolio forzato dell’emissione monetaria non consentirà mai voli pindarici. Con l’euro non ci ha guadagnato nessuno, neanche la popolazione tedesca ma solo qualche banchiere tedesco. Che ha guadagnato di più dei banchieri delle altre nazioni ma anche questi ultimi non sono rimasti a guardare. Il loro ruolo di vassalli lo hanno coperto e come. Non so nulla di come funzionino le armi da fuoco tedesche o non tedesche, non so se i particolari relativi ai loro fucili d’assalto siano una rivelazione di un pulcinellesco segreto militare della repubblica di Germania. So che ogni volta che intraprendono una guerra, la perdono perché sono i soliti crucchi prussiani. O se si preferisce, dei panzerdivisionen ai crauti se non degli sturm und drang alle kartoffen (non so neanche se quest’ultimo termine si scriva proprio così). Per avere speranze di vittoria sul campo dovrebbero allearsi con la Russia ma Angela Merkel attacca verbalmente Putin un giorno sì e l’altro pure. O sta meditando un colpo di stato per sostituire l’attuale reggente dello Czar con qualcuno di suo gradimento (difficile che “Democrazia Ortodossa” si allei con luterani e cattolici) o vuole imitare Hitler al contrario. Invece del patto di non aggressione prima e guerra dopo, guerra prima e patto di reciproca alleanza dopo. In ogni caso, perde. Da brava crucca.

    • Stefano Nobile
      Rispondi

      Zero noi, fortissimi i Tedeschi.
      Semplicistico, da bambini, facile da capire.
      Basta volerlo.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Nella fretta non avevo letto il commento precedente e me ne scuso. Vedo di tentare di rimediare. Le regole del gioco le può dettare chiunque, non è detto che io sia obbligato a confrontarmi con il dittatore delle regole. Confrontarmi, comunque, non significa conformarmi. Nel confronto posso decidere che tutto ciò che dice Keynes in economia è sbagliato e così personalmente ho deciso. Il “paio di cosette” che non avrei afferrato è in realtà composto da sette cosette. La prima l’ho afferrata benissimo e la condivido in pieno. Troppo elevato o assassino per me non fa differenza se non nella forma espressiva. Io, da buon vanesio, mi atteggio ad edulcorare il linguaggio per mostrarmi apparentemente pronto al dialogo con i keynesiani e con i marxisti. Ma quando scrivo che tutto quanto sostenuto da loro è sbagliato, sono in realtà sempre più consapevolmente e volutamente intollerante. Se non raggiungo la loro di intolleranza, è perché la pratica liberale non consente ciò al mio carattere. Non credo basti ottenere più indipendenza da Berlino per migliorare la situazione, occorre affrancarsi da tutto ciò che è forzatamente monopolistico. Se Draghi viene trasferito a Roma, in via Nazionale, la mia vita non cambierà. Se Si forma la repubblica romana, con triunviri Raggi, Alemanno e Veltroni (il grande chirurgo lo ignoro proprio), Draghi o chi per lui rimarrebbe sempre l’emettitore monopolistico. Certo, piccolo è meglio ma l’Italia è comunque troppo grande. Più che l’indipendenza da Berlino, dal momento che le leggi nazionali non vengono ancora approvate al bundestag, occorrerebbe quella da Bruxelles e Strasburgo. Almeno non saremmo vincolati alle misure dei gambi di carciofi. Ma a volte il legislatore nazionale è peggiore di quello internazionale, in questo caso continentale. Il Vaticano è piccolo. Ma è giusto che lì ci si possa sposare a dodici anni? Il tanto popolare Pampo Argentino perché non interviene in materia? Non ho la minima idea di cosa avvenga nella capitale belga, non ci sono mai stato. Non so se riuscirò ad andarci per vedere i capolavori dell’arte fiamminga rimasti in loco. Alcolizzati? Non mi meraviglio. Ma anche qui il coprifuoco in nome dell’antiterrorismo è misura peggiore di quanto deliberato dal parlamento europeo. Il problema non è se rimanere nell’Unione o nella repubblia o nell’ONU. Il problema è non rimanere in nessuna delle tre. Mi sfugge il senso del paragone del marito autoevirante perché potrebbe essere proposto anche da chi sostiene che tornare alla repubblichetta per dispetto all’Unione sia comportarsi come quel marito. Non ho mai sostenuto che l’Unione si lascerà migliorare da dentro, sostengo che non lo farà neanche la repubblica italiana. Mi pare di ricordare che dopo il “recuperanda”, Furio Camillo sia stato condannato all’ esilio. L’argomento dei contribuenti europei non è fuori tema, era un’osservazione a un commento di Pedante. La fretta può essere il motivo della confusione. Mussolini l’ho paragonato a Prodi non a Pol Pot. Quest’ultimo l’ho paragonato a Mao perché ambedue comunisti, i primi due perché tutti e due fa… facinorosi nel difendere l’IRI. Per i nostri ingegneri, meglio Burger King che lo stato o il superstato. Se rimpicciolendo il problema si ottiene qualcosa di concreto, sono il primo a proporre il rimpicciolimento. In questo caso non sono affatto sicuro di ottenere vantaggi. L’Unione, con un nome diverso, esisteva anche prima della moneta unica. La Norvegia non ne vuole far parte perché “metterebbe in pericolo lo stato sociale”. Ecco, se fosse vero sarebbe allora meglio farne parte. La Gran Bretagna ne ha fatto parte con una moneta diversa. L’ONU non ha una moneta unica, la NATO nemmeno, l’Organizzazione degli stati americani neanche. Sono altre le motivazioni che tengono in piedi certe organizzazioni e molto spesso sfuggono alla nostra possibilità di conoscerle appieno.

  • Albert Nextein
    Rispondi

    Era tutto più semplice.
    Meno leggi e meno regolamenti.
    Minore disgusto per il sistema statale.
    Più speranza per il futuro.
    Più libertà economica di oggi, nonostante i progressi “sociali” introdotti dal 1968.
    Molto meno burocrazia.
    Ricordo che la gente riusciva a risparmiare e si impegnava nell’acquisto della casa.

    Si era come i popoli delle nazioni in via di sviluppo.
    Bisogni molto ridotti, ideologia forte, voglia di fare.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Nel breve commento sullo zero c’era scritto: “Meglio mille lire che hanno perso il venti per cento di valore o zero euri fortissimi?” Messo così, l’attributo superlativo era riferibile all moneta, non ai tedeschi. Non era quindi semplicistico e facile da capire anche dai bambini. Non bastava certo volerlo. Più che fortissimi, i tedeschi, solo messi meno male degli altri. L’euro è moneta falsa, quindi lo è anche per loro. Meno solida della sterlina, per esempio. Se poi, prussiane macchine da guerra, non sono in grado neanche di realizzare una canna di fucile dritta, come è stato scritto, in cosa sarebbero fortissimi? A perdere le guerre? Ma lo sapevamo già! I crucchi sono crucchi e smetteranno di essere tali solo in presenza di una rivoluzione culturale autentica. Che dovrà essere un misto di giurisprudenza britannica, cultura latina creatività artistica slava. Tutte cose che i loro esponenti culturali avevano e avrebbero ancora. Ma loro li mandano in esilio.

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